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Personalità del diritto

La personalità del diritto è un principio secondo il quale il diritto da applicare nelle controversie non è determinata per territorio ma sulla base del popolo al quale si appartiene.

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente (476) e la successiva penetrazione delle popolazioni barbariche, su di uno stesso territorio si trovano a vivere popolazioni appartenenti a culture giuridiche totalmente diverse. I romani seguivano un apparato giuridico evoluto ed elastico mentre le popolazioni barbariche non necessitavano di un robusto apparato di norme ma si basavano su provvedimenti di carattere consuetudinario per risolvere le loro controversie.

Inizialmente, a causa della scarsità di rapporti tra vincitori e vinti si continuò a rispettare il principio di personalità del diritto. Iniziarono a sorgere problemi quando, divenendo più intensi i rapporti tra le due popolazioni, iniziarono a sorgere controversie tra parti appartenenti a ordinamenti giuridici differenti; per questo nel VI secolo si decise di rispettare la legge del conquistatore e quindi prevalse l'ordinamento del conquistatore su quello del vinto. In un secondo momento, intorno all'VIII secolo, si cominciò a rispettare la legge del convenuto (colui che è stato chiamato in giudizio), indipendentemente dalla sua origine etnica.

Periodicamente la personalità del diritto tornò ad essere il regime prevalente. L'impero ottomano ad esempio aveva concesso alle comunità dei paesi europei per le vertenze tra persone della stessa nazionalità il diritto di essere giudicati dal proprio console. Tale regime giuridico prese il nome di capitolazioni[1]

NoteModifica

Voci correlateModifica