Pesca subacquea professionale

Il coppo pieno di "ricci di mare" raccolti nel mare di Alghero

La pesca subacquea professionale è una delle attività di pesca svolte per la pesca e raccolta di specie acquatiche con l'uso di appropriate tecniche e attrezzature. È regolamentata dal Decreto Ministeriale 20 ottobre 1986, con alcune successive variazioni, ed è gestita dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali attraverso le Regioni con i rispettivi assessorati all'ambiente, con decreti e leggi spesso modificati o adeguati a problematiche ed a particolari esigenze locali. Anche le Capitanerie di Porto possono emanare ordinanze e direttive con eventuali ulteriori limitazioni specifiche per motivi di inquinamento, di sicurezza o di regolamentazione del traffico navale. Nelle aree marine protette è generalmente vietata, ma talvolta è consentita secondo il parere del Ministero e con ulteriori autorizzazioni e relativi vincoli.

ModalitàModifica

Può essere svolta sia in apnea che con gli autorespiratori ad aria o a miscele autonomi, indossati o vincolati dalla superficie attraverso una prolunga definita narghilè. Viene svolta prevalentemente per la raccolta dei molluschi, delle spugne e dei ricci di mare, ma anche per la pesca di pesci e crostacei con uso di relativi attrezzi quali raffi, ganci, coppi e retini. La pesca dei pesci e di molluschi in Italia è consentita solo ed esclusivamente in apnea. Il quantitativo consentito del pescato è in genere teoricamente illimitato, mentre per i ricci di mare è possibile, a seconda dei mezzi di trasporto utilizzati e dal numero di componenti l'equipaggio, pescare soltanto da un minimo di 1000 fino ad una massimo di 3000 per giornata di pesca[1]. Tale pesca può essere effettuata da terra o con mezzo idoneo iscritto come imbarcazione da pesca con speciale omologazione per l'appoggio di pescatore subacqueo.

LicenzaModifica

In Italia l'ottenimento della licenza di pesca subacquea professionale necessario per effettuare l'attività, è rilasciato dalle rispettive Regioni. Generalmente viene rinnovata annualmente a seguito di visita medica specifica per le attività subacquee professionali, il certificato finale viene rilasciato, a seguito di approfondite visite specialistiche, dal medico di porto. Le licenze sono di due tipi: pesca subacquea per tutte le specie ittiche consentite escluso il corallo rosso fino a 20 metri di profondità e pesca del corallo rosso ad elevata profondità[2][3], in questo caso la visita medica deve essere fatta da un medico iperbarico con la prova della camera iperbarica.

NoteModifica

  1. ^ Disciplina della pesca subacquea nel mare territoriale della Sardegna. Modifica art. 7 del Decreto n. 2524/DecA/102 del 07/10/2009 "disciplina della pesca professionale subacquea nel mare territoriale prospiciente la Regione Sardegna". Estensione del numero massimo di autorizzazioni a 189. (PDF), su regione.sardegna.it, 04/02/2010. URL consultato l'08/03/2010.
  2. ^ Legge regionale 5 luglio 1979 n. 59. Regolamentazione della pesca del corallo per l'anno 2010 (PDF) [collegamento interrotto], su regione.sardegna.it, 26/01/2009. URL consultato l'08/03/2010.
  3. ^ Corallo, la Giunta vara le norme di pesca per il 2010, su regione.sardegna.it, 27/01/2010. URL consultato l'08/03/2010.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica