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Geografia di Pescara

(Reindirizzamento da Pescara centrale)

1leftarrow blue.svgVoce principale: Pescara.

La città di Pescara è situata sulla costa adriatica a 4 metri di altitudine s.l.m., e si sviluppa intorno alla foce dell'omonimo fiume occupandone tutta la parte terminale della sua vallata. Il tessuto urbano si sviluppa su un'area pianeggiante a forma di T, occupando la valle intorno al fiume e la zona del litorale; a nord ovest ed a sud est la città si estende anche sulle colline circostanti, che non superano l'altezza di 150 m dal livello del mare.

Pescara panorama mittel.JPG
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Vista della città da colle Renazzo

Geografia fisicaModifica

PosizioneModifica

Il valore strategico del territorio era dato dalla confluenza dell'attraversamento dell'Appennino centrale verso il Tirreno tramite la Val Pescara, la Conca Peligna e la Marsica, con la dorsale costiera adriatica, e già nel 1600 a.C. il popolo dei Pelasgi fece di Pescara una delle sue basi commerciali. La zona cittadina fu presidiata dal 1500 alla fine del 1800 dalla fortezza di Pescara, ed anche durante la seconda guerra mondiale l'importanza del nodo pescarese attirò sulla città forti distruzioni durante i combattimenti. Situata a 160km da Ancona, 190km da Foggia e 210km da Roma, la città ancora oggi deve la massima parte del suo sviluppo alla posizione centrale nelle principali vie di comunicazione dell'Italia centro-orientale.

CostaModifica

 
Il lungomare Sud: sulla destra l'obelisco del teatro D'Annunzio

La costa è bassa e sabbiosa: la spiaggia si estende senza soluzione di continuità a nord ed a sud del fiume e, nella parte settentrionale (presso la Pineta di Santa Filomena), raggiunge la larghezza di circa 140 metri. Nella parte meridionale la pineta è quasi scomparsa nei pressi della spiaggia, e resiste solamente all'interno della Pineta Dannunziana.

 
Il lungomare Nord visto dal ponte del mare

CollineModifica

 
La spiaggia in prossimità del porto

Le colline intorno alla città hanno una stratigrafia geologica di natura sabbiosa. I principali colli della città sono i colli del Telegrafo, Marino, Innamorati e di Mezzo, che si trovano nella zona nord-ovest della città, mentre i colli Renazzo, Orlando, Pizzuto e Breccia si trovano nella zona sud-est, nei pressi di San Silvestro.

Nome del colle Altezza in m
Colle del Telegrafo 140
Colle Renazzo 136
Colle Innamorati 128
Colle Marino 98
Colle Pizzuto 90
Colle di Mezzo 85
Colle Breccia 68

Geografia antropica e urbanisticaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Pescara.
 
Palazzo di città

Tra il 1510 e 1557 fu eretta a cavallo tra le due sponde del fiume Pescara una fortezza, sui resti delle precedenti fortificazioni bizantine, per volere di Carlo V; il progettista, Erardo Barleduc, progettò un pentagono irregolare con 7 bastioni ai vertici[1]. In età napoleonica Castellammare Adriatico, sulla sponda nord del fiume (che allora contava circa 1500 abitanti), si separò amministrativamente dalla fortezza pescarese diventando comune autonomo, aggregato al distretto di Penne (1807).

Dopo l'incorporazione al nascente Regno d'Italia e fino agli inizi del Novecento, Castellammare e Pescara conobbero un primo, sostanziale sviluppo economico e un considerevole aumento della popolazione (particolarmente significativo nel ventennio 1881-1901). Fondamentale per lo sviluppo delle due cittadine fu l'arrivo della ferrovia Adriatica nel 1863, che stimolò la "discesa a valle" di Castellammare e la demolizione della fortezza a Pescara, dando il primo grande impulso allo sviluppo della città.

Nel 1912 Antonino Liberi progettò un intero quartiere in stile liberty, con 52 villini immersi nella Pineta Dannunziana appena bonificata ed avente il fulcro nel Kursaal, un padiglione culturale nato come stabilimento balneare e circolo ricreativo. L'idea, che però troverà solo parziale realizzazione, fu quella di realizzare una città giardino.

Il 2 gennaio 1927 venne firmato il decreto di unificazione delle due città sotto il nome di Pescara e la contestuale elevazione a capoluogo di provincia[2].

L'espansione urbana della città proseguì nel periodo del regime fascista, che dotò la città di nuovi e monumentali edifici pubblici (furono edificati tra gli anni '20 e gli anni '40 il ponte Littorio, il Palazzo di città, il Palazzo del governo, la centrale del latte, il Palazzo delle Poste, l'ospedale e diverse scuole e chiese). Alla fine del secondo conflitto mondiale iniziò una fase di enorme crescita urbana favorita dal massiccio fenomeno di immigrazione interna abruzzese dall'interno verso la costa, con particolare rilevanza del periodo compreso tra gli anni '60 e '80, che ha portato alla nascita dei vari quartieri in cui si suddivide la città.

Storia dell'urbanisticaModifica

Periodo romano: AternumModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Aternum.
 
Ricostruzione artistica di Aternum

Le prime cronache della realtà pescarese risalgono alla conquista romana del I secolo a.C., sebbene delle casupole esistessero sin dall'epoca italica, quando i Vestini colonizzarono l'area cittadina ai piedi del colle del telegrafo (dove sono stati trovati reperti del neolitico), sancendo il controllo del fiume Aterno sino allo sbocco portuale, insieme alle realtà di Cerrano a nord (Matrinum, porto di Hadria) e Ortona a sud. Si ipotizza che il centro italico di Ostia Aterni fosse situato un po' più a monte della foce, proprio nell'odierno centro storico, laddove sorgeva il ponte che collegava le due rive. Gli storici ipotizzano un nucleo romano classico: un tracciato stradale dominato dall'intersezione di cardo e decumano, che coincidevano con le due principali arterie della città: la Claudia-Valeria proveniente da Roma e la Flaminia diretta a nord, che successivamente si chiamerà via Frentana e nuova Giulia-Adriatica.
La zona della foce ospitava le attività portuali e costruzioni commerciali; le case si disposero lungo la via consolare presso l'imbocco del ponte e lungo la sponda verso la foce. Il raccordo delle due direttrici fece pian piano assumere ad Aternum una forma triangolare, oppure a trapezio allungato sulla sponda del fiume; da alcune mappe disegnate riguardo la ricostruzione topografica dell'antica Aternum, sono visibili i resti di una torre di guardia per l'accesso al porto e di un faro posto sulla penisoletta che si protendeva come difesa trasversale dai marosi.

Accanto alla torre vi era un sepolcro, e vicino il tempio di Nettuno, Dio dei mari, di fronte il collegio dei nocchieri. La via Flaminia, che arrivava da nord fino alla cittadina, aveva una derivazione che portava sino alla foce, dove vi erano i magazzini utilizzati dai mercanti Vestini. Sulla riva destra si trovavano invece i magazzini dei Marrucini e dei Frentani, che confluivano sulle vie Valeria e Frentana. Le due sponde erano congiunte da un ponte in muratura che varcava il fiume all'altezza del vecchio ponte ferroviario. Il fiume anticamente aveva una foce a delta, e si biforcava verso settentrione con la diramazione nominata Aterni septentrionale Ostium, che proseguiva rettilinea verso il mare, e terminava in uno stagno costiero paludoso, detto Palus. Si ipotizza che tale biforcazione si diramasse dal fiume nei pressi di piazza Luigi Pierangeli. Un altro braccio del fiume volgeva a meridione e sfociava in una palude costiera molto più vasta, il lacus Salinarum (lago delle saline). Resti della pavimentazione romana di un importante edificio sono stati rinvenuti a ridosso del Museo delle genti d'Abruzzo, sulla golena sud, con un mosaico a tessere bianche e nere. Si attesta l'esistenza del ponte romano, sebbene parzialmente crollato, sino al 1703, quando crollarono definitivamente gli ultimi piloni (ed il ponte di legno che vi era stato costruito sopra). Fu rimpiazzato prima da un ponte di barche e poi, nel 1893, da uno in ferro; era presente in città il tempio dedicato a Giove Aternio, che dal VII-VIII secolo veniva usato sia dai cristiani che dalla popolazione di fede ebraica, intitolato a santa Maria di Gerusalemme. La chiesa rimase in piedi sino al XIII secolo, quando venne sostituita da un modesto edificio demolito nel tardo Ottocento. Nel XVIII secolo venne iniziata la costruzione di una nuova grande chiesa, che avrebbe dovuto sostituire la vecchia santa Gerusalemme, ma l'edificio restò incompiuto, ed il grande portale di accesso alla chiesa divenne una nuova porta cittadina, un arco che permetteva l'accesso da sud alla cittadella antica, e per questo nominato volgarmente Portanuova, toponimo in seguito esteso a tutto il quartiere. Anche questa costruzione verrà smantellata a fine 800.

Dal Medioevo al CinquecentoModifica

Successivamente alla caduta dell'Impero romano d'occidente del 476, non si hanno notizie di Pescara sino al VI secolo d.C., quando venne conquistata dai bizantini durante la Guerra greco-gotica. Conquistata in seguito dai Longobardi, Aterno assunse il toponimo Piscaria. Il feudo fu sotto la giurisdizione dell'abbazia di Montecassino, e poi dal XII secolo sotto san Giovanni in Venere, fin quando nel 1140 i Normanni la conquistarono. Passando di feudatario in feudatario, tra cui il poeta Sordello da Goito, Pescara non conobbe grandi modificazioni all'impianto urbano fino al 1510, con la decisione Carlo V d'Asburgo di costruire la fortezza. Nei registri delle chiese di san Giustino e di san Giovanni in Venere si da conto che già nel XII-XIII secolo la città era dotata di diverse chiese: una dedicata al Salvatore, a san Cetteo, a san Tommaso, a santa Maria di Gerusalemme e a san Nicola. Molte di queste chiese vennero assorbite dai successivi monasteri che si crearono dal XIII secolo come quello di san Francesco in largo dei Frentani, quello di sant'Agostino e delle benedettine (che si trovava nell'area del mercato coperto di Portanuova). Delle chiese storiche sopravvisse, almeno sino alle soglie del XX secolo, solamente la modesta chiesa del santissimo Sacramento, sostituita negli anni 30 dall'odierna san Cetteo.

La fortezza spagnolaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Fortino del Pescara.
 
La fortezza di Pescara nel 1800

Carlo V d'Asburgo, cercando di arginare il problema dei corsari barbareschi che flagellavano le coste italiane ed in particolare quelle meridionali, decise di dotare il Regno di nuove difese e fortificazioni: a Pescara le vecchie fortificazioni normanno-bizantine ed il castello fatto erigere negli anni '20 del Quattrocento da Giacomo Caldora diventarono rapidamente obsoleti in rapporto agli avanzamenti tecnologici delle artiglierie. Il sovrano si preoccupò dunque di realizzare una nuova imponente fortezza a difesa del porto e dei confini settentrionali del Regno. Il progetto fu di Eraldo di Belreduc, i lavori proseguirono sino agli anni '60 del Cinquecento, durante il governo del viceré Pedro Afán de Ribera duca D'Alba. La cittadella non aveva molti residenti civili, e per la gran parte della sua storia questi furono sempre in minoranza rispetto ai militari della guarnigione.

Cinque grandi bastioni vennero eretti nella riva destra del fiume, circondando l'abitato (bastioni Sant'Antonio, San Rocco, San Giacomo, San Nicola e San Cristoforo presso il castello) ed altri due a nord del fiume (bastioni San Vitale e San Francesco, che inglobavano il deposito dei cannoni e la dogana del tratturello Frisa-Rocca di Roseto). L'opera fu concepita a pianta pentagonale irregolare, con le porte di accesso poste accanto i bastioni (sino al 1943 si conservava ancora la porta maggiore presso le caserme borboniche), mentre il ponte romano restava l'unico attraversamento del fiume.

Questi bastioni sono andati demoliti o interrati già nella metà dell'Ottocento per favorire lo sviluppo della città; fino al 1945 resisteva ancora parte del bastione San Vitale presso Rampigna, successivamente demolito anch'esso. Rimane solo la porzione muraria di via delle Caserme, sulla quale venne edificato l'ex bagno penale borbonico.

Tra il 1559 ed il 1560 fu eretto il bastione di San Giacomo, che era posto tra via Italica e via Vittoria Colonna,; nel 1562 si aggiunse il bastione di San Nicola, detto "Torrione": era il bastione sud, presso l'odierno incrocio tra via Vittoria Colonna, viale Marconi e via Vespucci. Nel 1563 i lavori si avviavano al termine; vennero realizzate le casermette per l'alloggiamento dei militari e si lavorava al bastione San Rocco (presso la stazione ferroviaria Porta Nuova), ed al bastione San Cristoforo o della Bandiera, che era posto lungo il lato orientale del fiume, rivolto verso il mare, coevo del Sant'Antonio sul lato ovest.

Presso Castellammare, i due bastioni San Vitale e San Francesco: il primo si trovava presso la zona di Rampigna, l'altro sorgeva tra corso Vittorio Emanuele II e piazza Duca d'Aosta. Negli anni '30, dopo la sua demolizione, fu sostituito da un edificio che ne ricalcava le forme, il teatro Massimo.

In una relazione del 1566 di Ferrante Loffredo, marchese di Trevico, la fortezza di Pescara poteva definirsi completa.

PortanuovaModifica

 
Veduta del primo '900 dell'attuale via D'Annunzio: sulla destra è visibile il campanile della vecchia chiesa del SS. Sacramento

La piazzaforte rimase inalterata nel suo aspetto sino ai primi anni del XVIII secolo, quando le antiche fortificazioni vennero progressivamente smantellate, lasciando in piedi solo i tratti di via Orazio, via delle Caserme e piazza Unione. Il muro della vecchia cinta normanna sul lato meridionale venne progressivamente assorbito dai fabbricati civili e religiosi, lo spazio fra tale lato (appunto via dei Bastioni) e i nuovi bastioni (via Conte di Ruvo) venne lasciato sgombro per servire come luogo di manovra e piazza d'armi. L'altro lato della vecchia cinta normanna lungo il fiume era una lunga cortina, sulla quale venne addossato un fabbricato adibito a magazzini e in parte alle carceri (il lungo edificio di via delle Caserme, che si estendeva dal ponte romano sino al castello-bastione San Cristoforo di piazza Unione).
Questa porzione resiste ancora oggi, e dal 1982 ospita il Museo delle Genti d'Abruzzo. L'edificio si mantiene abbastanza conservato, malgrado l'arco di stile moderno eretto in luogo dell'antica porta di accesso, bombardata nel 1943. Nelle carte storiche degli edifici religiosi e civili, si individuano le piante delle chiese del santissimo Sacramento (ancora visibile in fotografie di fine Ottocento, prima che nel 1929-38 fosse demolita), la chiesa del Rosario (in via dei Bastioni) e la chiesa di San Giacomo (largo dei Frentani). Dopo i disastrosi bombardamenti del settembre 1943, queste due chiese andarono distrutte, e si preferì costruire altre strutture, come la nuova chiesa dell'Adorazione ed il moderno palazzo del Genio civile.

Il piccolo borgo era diviso in 3 contrade: quella di via delle Caserme, la contrada di corso Manthoné (allora via di Mezzo) e la contrada di via dei Bastioni; vi erano due piazze, piazza del Panificio, oggi piazza Unione, a levante ed un'altra a ponente, piazza del Municipio, oggi Garibaldi. Sulla riva sinistra, a cui si accedeva con un ponte di barche dopo il crollo del ponte romano, le abitazioni civili erano scarsissime, e vi sorgevano solamente la caserma di cavalleria (dove oggi si trova la questura con l'ex cappella settecentesca del Carmine). accanto il bastione San Vitale (demolito dopo il 1945, allora era usato come deposito) e Villa Rampigna (oggi campo sportivo, dove sorgeva il bastione) che accoglieva le guarnigioni dei militari con la piccola cappella della Madonna del Carmine. Dalla parte esterna le mura del fortilizio erano lambite dalle acque stagnanti delle paludi; sulla riva sinistra le acque della Vallicella, comprese fra il fiume e via Ravenna, occupavano quasi tutta l'area dell'odierno centro di Pescara.

Dal Settecento all'OttocentoModifica

Sulla destra del fiume c'era l'altra palude della Palata, che si estendeva nella zona attualmente compresa tra viale Marconi ed il mare, al tempo nota come zona delle saline (l'attuale lungomare Colombo era invece chiamato "Marevecchio"). Dal grande assalto della flotta ottomana del 1556, guidato dall'ammiraglio Piyale Paşa e respinto dal condottiero Giovan Girolamo Acquaviva duca di Atri, Pescara non subì attacchi rilevanti sino alla guerra di successione spagnola del 1707. Gli austriaci occuparono il Regno di Napoli ed arrivarono a Pescara il 7 settembre di quell'anno, mentre gli spagnoli si asserragliavano con pochi uomini, capitanati dal duca Giovan Girolamo II Acquaviva, e furono costretti a capitolare dopo un lungo assedio. Gli austriaci abbandonarono la fortezza solo nel 1734, dopo aver a loro volta subito l'assedio degli spagnoli, che aprirono una breccia nel bastione San Vitale.

La fortezza fu coinvolta anche nelle guerre napoleoniche: nel 1799 Pescara fu occupata dalle truppe francesi, venendo però riconquistata dalle milizie borboniche nel maggio dello stesso anno. Nel Settecento, al livello urbano, 2 terzi della popolazione erano disseminati ormai fuori dalle mura, divisi in due agglomerati distinti: Pescara a sud, inclusa nel distretto di Chieti, e Castellammare Adriatico, a nord del fiume, nato sui colli retrostanti. Il primo nucleo nella parte bassa di Castellammare si andò formando presso la selva dei Ciappini, un'area boschiva che si estendeva dalla depressione della Vallicella fino al fosso Mazzocco, nelle zone attualmente comprese fra via Regina Margherita e corso Vittorio Emanuele II (allora conosciuto come provinciale per Teramo). Tuttavia la zona collinare resterà il baricentro del paese fino alla fine del 1800.

 
Corso Vittorio Emanuele II nel 1910, incrocio con corso Umberto I nell'allora Castellammare Adriatico

In quel periodo l'aspetto del litorale di Pescara era molto simile a quello di Castellammare, con una vasta estensione di pini che comprendeva il territorio tra Palata e il fosso Vallelunga, fino a Francavilla al Mare; le prime operazioni di bonifica delle due paludi furono del 1819, interrotte però l'anno seguente; vennero poi riprese nel 1834 con l'insabbiamento della Vallicella e la trasformazione della Palata in insenatura marina (il lago della Pineta Dannunziana), avviando quel processo di urbanizzazione con villini altoborghesi, che avrà l'apogeo tra la fine dell'Ottocento e il primo Novecento.

Castellammare nel frattempo si stava sviluppando lungo l'ormai quasi del tutto bonificata Vallicella, soprattutto in seguito alla costruzione della stazione centrale nel 1863, lungo le due direttrici principali di corso Vittorio Emanuele II e corso Umberto I fino al mare. Più ad est, sulla sponda nord del fiume, si andava formando il rione del borgo marino, borgata popolare abitata prevalentemente dai pescatori, tutti paganti l'affitto al barone De Riseis, proprietario dei terreni della zona che qui aveva la sua villa e le sue piantagioni (dove oggi sorge l'omonimo parco pubblico). Alcuni edifici del vecchio borgo marino sono ancora esistenti, occupando le zone di via Gobetti, via Puccini, via Lazio e via don Bosco.

Le prime attività di tipo industriale nella pianura castellammarese sorsero già alla fine del XVIII secolo, sviluppandosi dalla fornace Muzii (con annessa cappella di Sant'Anna), in parte ancora conservata lungo il viale G. Bovio. Presso la fornace, che sino agli anni '60 era ancora adorna dell'ingresso monumentale ad arco con orologio, si trovava la villa di Leopoldo Muzii, sindaco illuminato di Castellammare che adottò i primi piani regolatori per lo sviluppo edilizio, facendo bonificare le aree circostanti, realizzando gli impianti fognari, provvedendo all'istituzione delle prime scuole e spostando definitivamente la sede comunale dalla sede collinare nella sede di viale Bovio dove oggi opera il Conservatorio Luisa D'Annunzio.

 
Ponte di ferro sulla Pescara

Ben presto Castellammare andò concentrandosi verso il mare, appunto lungo i due assi di corso Vittorio Emanuele II e corso Umberto I: all'incrocio di questi venne istituito il piazzale del mercato, dedicato dapprima a Vittorio Emanuele II e attualmente al Sacro Cuore, dal nome della parrocchia che vi venne eretta nel 1886. Lo sviluppo della città veniva dunque "conteso" da due direttrici, da una parte in direzione dello scalo ferroviario e di Pescara, dove si trovavano le varie casupole dei ferrovieri in gran parte demolite dai primi anni '30 per monumentalizzare il corso Vittorio Emanuele II, mentre dall'altra verso nord, nelle zone di viale Bovio e viale Muzii, dove risiedevano gli uffici pubblici e gli interessi dei latifondisti e proprietari del tempo.

Come diretta conseguenza della sistemazione degli impianti ferroviari della linea Ancona-Foggia (1862), Pescara cominciò a svilupparsi fuori dall'antico abitato delle mura, sulla riva meridionale del fiume, in una vasta area pianeggiante. Le prime demolizioni della fortezza, il tratto di via Orazio del bastione San Rocco-Sant'Antonio, furono provocate proprio dalla necessità di costruire la ferrovia e la stazione Porta Nuova; il nuovo ponte ferroviario venne costruito al posto del precedente in legno, appoggiandosi a destra sui resti del bastione Sant'Antonio. Nuove vie vennero costruite nel 1869, con lo sviluppo sempre maggiore della città: un'uscita fu disposta fuori dal bastione San Nicola (via Conte di Ruvo all'incrocio con viale Marconi), la seconda ad ovest del bastione San Rocco con il sottopassaggio nel rilevato della ferrovia, ed infine un'altra aperta verso la campagna a sud in corrispondenza di viale D'Annunzio.

 
Storica stazione di Pescara Centrale, già stazione di Castellammare Adriatico

Una pianta del 1886 testimonia lo sviluppo della città a sud, verso la Pineta. In base al piano di ampliamento del 1884 furono costruiti il corso della Marina (via Conte di Ruvo) con i giardini di piazza XX Settembre (oggi piazza Alessandrini), e corso Umberto I (oggi viale d'Annunzio, all'altezza del teatro Michetti e della chiesa di San Cetteo). Il corso della Marina, parallelo a via dei Bastioni, scorreva dall'uscita est del bastione San Nicola a quella ovest del bastione San Rocco, ed andava ad unirsi (oggi tramite un sottopassaggio ferroviario) alla via Tiburtina. Il secondo corso iniziava da piazza del Municipio (oggi Garibaldi), all'incrocio con corso Manthoné, e dopo aver incrociato via Conte di Ruvo, terminava in una semplice piazza rotonda in aperta campagna, all'altezza dell'ex Caserma Di Cocco. Lungo queste direttrici iniziarono a sorgere le prime ville e palazzi in stile eclettico, molti delle quali progettate da Antonino Liberi. Il ponte metallico che univa le rive di Pescara e Castellammare fu ultimato nel 1893: la sua costruzione fu un evento molto importante per le due cittadine, in quanto in precedenza l'unico collegamento era il precario ponte di barche, essendo gli altri ponti sul fiume Pescara di Villanova e di Alanno a vari km di distanza dalla città. Nel 1910 via Vittoria Colonna segnava il limite meridionale dell'abitato, dove iniziava la campagna. Fu più complesso lo sviluppo della contrada Rampigna, al di là del fiume, poiché il territorio pur appartenendo al comune di Pescara era al centro di numerose dispute e contese con il comune dirimpettaio di Castellammare Adriatico, e la rivalità tra le due città non permise mai il raggiungimento di accordi soddisfacenti per entrambe le parti.

A causa dei canali di prosciugamento della palude Saline, l'abitato di Pescara incontrò varie difficoltà ad espandersi verso il mare, avendo il sud come unica possibile direzione di sviluppo, allungandosi verso la Pineta, a differenza della rivale Castellammare che continuò invece la sua espansione edilizia sempre più verso la riviera, divenendo presto un rinomato centro turistico.

Il deposito delle locomotive, che in origine si trovava a Pescara, venne trasferito nel più grande scalo di Castellammare, punto di aggregazione dei ferrovieri che qui costruirono le loro case. Le differenti caratteristiche delle due realtà cittadine sono ancora oggi parzialmente riscontrabili, malgrado le distruzioni del 1943 e la tumultuosa e selvaggia ricostruzione della nuova città: Castellammare occupava tutta la fascia litoranea a nord del fiume con ville e villini lungo la riviera ed i due assi viari di corso Vittorio Emanuele II e corso Umberto I, Pescara invece era caratterizzata dalle piccole case settecentesche a uno o due piani del centro storico, dai palazzi signorili ottocenteschi di viale D'Annunzio e dai villini della Pineta Dannunziana del primo novecento.

Il primo Novecento e l'unioneModifica

 
Palazzo Ciaranca, all'incrocio di viale Regina Elena e corso Umberto I

Già dai primi anni del 900 si andava formando, in parallelo all'attenuarsi delle rivalità fra i due centri, l'idea dell'unificazione delle cittadine, ma primi concreti progetti di fusione risalgono al 1922, quando su interessamento di Giacomo Acerbo e Gabriele D'Annunzio, essendo ormai evidenti le grandi potenzialità di sviluppo dell'area, iniziarono le prime attività di lobby sul governo centrale. In seguito Benito Mussolini, nel 1924, annunciò dal balcone del Circolo Aternino l'imminente costituzione della quarta provincia d'Abruzzo, e infine l'opera avvenne nel 1927, quando la città venne unita e contestualmente elevata a capoluogo di una provincia che occupava i territori dell'ex circondario di Penne (salvo il mandamento di Bisenti) e dei comuni a sud del fiume Pescara sino alla Majella. A ricordo di questo processo fu ridenominato il piazzale del bastione San Cristoforo come piazza dell'Unione.

Negli anni seguenti al 1927 vennero completate le opere di bonifica delle ultime aree paludose a sud ed a nord del fiume, permettendo l'edificazione di nuovi quartieri a Portanuova, fra viale Marconi ed il mare; contestualmente Castellammare si estendeva con le sue ville e villini sino a piazza San Francesco, compresa tra i due assi stradali di viale Regina Margherita e viale Regina Elena. A sud del fiume il nucleo originario di Pescara vecchia aveva ormai perso il suo aspetto originario, accerchiato dalle nuove costruzioni su tutti i lati.


 
Palazzo del Governo
 
Ponte Littorio

Molti erano i villini di pregio a Castellammare, come Palazzo Ciaranca all'incrocio di corso Umberto I con viale Regina Elena, Villa Sabucchi in stile neogotico, Villa De Riseis, i palazzetti in stile eclettico di corso Umberto I ed i villini liberty della riviera.

All'ingresso del corso, affacciata sull'allora piazza del mercato, sorge la costruzione neoromanica, con accenni gotici, della chiesa del Sacro Cuore, mentre al termine del corso, sul mare, si trovavano da una parte il palazzo Verrocchio (ancora esistente, in stile eclettico), e dall'altra il teatro Pomponi (costruito nel 1922 e successivamente demolito nel 1962), che precedevano il piazzale del monumento ai caduti, dove oggi si trova fontana la Nave di Pietro Cascella.

Anche a Portanuova vennero costruiti alcuni edifici di pregio, come il palazzo della sottoprefettura (distrutto nel 1943), che sorgeva accanto la chiesa di San Cetteo ed il teatro Vicentino Michetti del 1910, affiancato al palazzo in stile liberty di Camillo Michetti, nei pressi del vecchio arco di Portanuova. Le altre ville erette lungo via Gabriele d'Annunzio erano il palazzo Perenich (ancora esistente) progettato nel 1884 da Antonino Liberi in stile rinascimentale fiorentino, la villa della scuola "Figlie di Maria" e la villa Argentieri; più a sud nel quartiere della Pineta, nei primi del novecento venne inaugurato il Kursaal, mentre Antonino Liberi, insieme a Nicola Simeone e Paolo De Cecco, realizzavano diversi villini in stile eclettico (liberty, neogotico, neoclassico, moresco e neorinascimentale), di cui i maggiori esempi sono villa Anna, villa De Lucretiis, villa Geniola, villa La Morgia, insieme alla chiesa neoromanica di Santa Maria Stella Maris.

 
Il Kursaal Aurum

Urbanistica di Pescara nel ventennio fascistaModifica

Il fascismo a Pescara promosse la monumentalizzazione dei due corsi Vittorio Emanuele II ed Umberto I e la bonifica delle ultime aree che ancora erano infestate dalle paludi. Per quanto riguarda la monumentalizzazione, essa prese decisivo avvio dal 1933 in poi con l'architetto De Collibus sotto il governo del podestà Giacinto Forcella. Vincenzo Pilotti e Cesare Bazzani furono incaricati di realizzare le principali infrastrutture della città, come il Palazzo di città, il Palazzo del Governo, la Prefettura, il palazzo della Camera di commercio (allora delle corporazioni), il palazzo delle poste, la Banca d'Italia, le scuole superiori, in particolare il liceo ginnasio "Gabriele d'Annunzio" (1936) e lo scientifico "Galileo Galilei". Nel 1934 fu anche inaugurato il monumentale ponte Littorio in sostituzione del precedente in ferro, dotato successivamente di sculture bronzee femminili opera di Nicola D'Antino e di aquile littorie. Vennero poi realizzate altre infrastrutture come la centrale del latte (1934) opera di Florestano Di Fausto (demolita nel 2010 dopo anni di abbandono) e l'istituto di credito.

Negli anni fra il 1933 ed il 1938 (dopo la demolizione della precedente chiesa nel 1929 per peircoli statici), su sollecitazione anche del poeta D'Annunzio,l'architetto Bazzani lavorò al cantiere della nuova Cattedrale di Pescara, dedicata a San Cetteo, cosegnando ai cittadini un edificio più moderno e ampio della duecentesca chiesetta del SS. Sacramento. Per la nuova chiesa fu scelto lo stile neoromanico all'abruzzese.

Distruzione nella seconda guerra mondialeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Bombardamento di Pescara.

Gran parte del patrimonio edilizio della città andò distrutto o gravemente danneggiato durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. I bombardamenti non furono seguiti soltanto dalla ricostruzione del volto monumentale di Pescara, che si apprestava ormai a diventare la città maggiore della regione già da prima del conflitto, ma vennero costruiti anche interi nuovi quartieri, col conseguente sviluppo delle aree rurali circostanti il centro abitato.

Le bombe sganciate dagli alleati il 31 agosto 1943 sulla parte di Castellammare (le zone più colpite furono quelle di via Nicola Fabrizi, corso Vittorio Emanuele II e via Carducci) furono almeno 500 per il peso complessivo di 850 quintali. Per una decina di minuti i velivoli statunitensi agirono indisturbati in città, dove non era stato attuato nessun piano di evacuazione per il pericolo, né esistevano rifugi antiaerei. Le mitragliatrici di protezione situate sui palazzi principali non entrarono in funzione, tutte le bombe caddero sulla riva sinistra del fiume, colpendo il quartiere castellamarese. L'obiettivo era di distruggere postazioni strategiche della città, le infrastrutture principali, la stazione e le postazioni militari della Wehrmacht, ma le "fortezze volanti" in realtà compirono soprattutto un massacro fra i civili, che oscilla tra i 600 e i 3.000 morti.

 
Macerie in via Carducci, nei dintorni di piazza I Maggio; sullo sfondo si intravede palazzo Verrocchio, anch'esso parzialmente colpito

La maggior parte delle vittime furono anziani, donne e bambini, furono colpite la questura, il palazzo delle poste su corso Vittorio Emanuele II, l'istituto tecnico "Tito Acerbo", dove si trovava la caserma per gli allievi piloti; tra questi ultimi si registrò una cinquantina di morti, a causa di una bomba caduta sull'edificio. Molte famiglie che si trovavano nelle case del centro di Castellammare per il pranzo furono colte di sorpresa e cancellate; venne poi colpita la fabbrica di vernici, da cui si sprigionò una nube tossica che rese per ore l'aria irrespirabile. L'attacco improvviso gettò nella confusione anche la gestione dell'emergenza civile, la Croce rossa disponeva di pochi mezzi di soccorso, i volontari dell'UNPA erano dotati soltanto di una maschera antigas, di un elmo e di un'ascia, e così, malgrado la carenza dei soccorsi, alcune persone riuscirono a scampare alla morte, grazie anche all'aiuto dei civili che si misero a scavare tra le macerie degli edifici, spesso a mani nude.

Il 3 settembre fu ordinato lo sgombero civile di Pescara, affinché fossero messi in atto di lavori di ripristino dell'elettricità, dell'acqua, del gas; i resti umani ridotti in condizioni troppo misere per il riconoscimento, vennero ammassati e bruciati per evitare epidemie, anche se diversi cadaveri vennero rinvenuti tra le macerie anche anni dopo la fine del conflitto. Poiché il principale obiettivo di distruggere la ferrovia con la stazione Centrale era stato mancato, la "Radio Londra" parlo di una efficace riuscita azione di guerra contro un importante centro strategico della costa adriatica, annunciando la distruzione degli impianti ferroviari, l'interruzione dei traffici stradali, il danneggiamento del porto, la distruzione dell'Officina Campione e l'abbattimento dei ponti.
Di contro, il Comando Supremo Italiano nel bollettino di guerra n. 1194 del 1 settembre, cercò di non fornire dettagli, parlando semplicemente di aeroplani che avevano colpito le città di Cosenza, Pisa, Catanzaro ecc, causando numerosi morti.

 
Bombardamento del 20 settembre 1943

Il 14 settembre, pochi giorni dopo l'annuncio dell'armistizio, ci fu il secondo grave attacco. I cittadini, credendo finita la guerra, si riversarono in strada sventolando fazzoletti bianchi, ma la città fu bombardata ugualmente, seguendo il piano del generale Bernard Law Montgomery di prendere Pescara per arrivare a Roma. Con quest'attacco, dopo la fallita distruzione della stazione, si mirava ad altri obiettivi strategici, ossia gli uffici pubblici, il centro cittadino, colpendo anche l'altro quartiere di Portanuova, che era rimasto illeso il 31 agosto. La vecchia prefettura su viale G. D'Annunzio, accanto la cattedrale, venne distrutta, così come uno stabile in piazza Garibaldi, con notevoli danni anche al Circolo aternino, ex municipio pescarese. Nella centro storico, i bombardamenti interessarono anche l'unica porta storica di accesso, presso le casermette borboniche della vecchia fortezza in via delle Caserme e le due chiese di San Giacomo e del SS. Rosario, risalenti al XVII secolo (nell'area di Largo dei Frentani), che non verranno più ricostruite. Le bombe arrivarono sino a villa Basile, presso i colli e nel quartiere Zanni, al confine con Montesilvano, danneggiando anche lo stabilimento di Leopoldo Muzii con l'arco dell'orologio (che si trovava in viale G. Bovio).

La strage peggiore si consumò nella stazione Centrale, dove i pescaresi si erano ammassati per saccheggiare i vagoni di un treno di rifornimenti diretto a sud fermo in stazione, che trasportava viveri e risorse come farina, zucchero, sigarette, sale. Durante l'assalto ai vagoni giunse l'attacco aereo, ed in pochi minuti perirono in 600 o 900 persone, trucidate dalle bombe che bersagliarono la ferrovia. Questi ultimi eventi convinsero l'80% dei pescaresi ad abbandonare definitivamente la città, ridotta a un ammasso di macerie, mentre la sede amministrativa si spostava nel comune di Spoltore, al tempo frazione della città. Pescara di fatto divenne una città fantasma, con pochi civili ancora nelle case, il che permise di contenere le morti nelle successive incursioni aeree. Fra gli utlimi atti della distruzione di Pescara vi fu il crollo del ponte Littorio, fatto saltare in aria dai tedeschi in ritirata verso nord nel giugno 1944, per impedire i collegamenti tra le sponde del fiume. Il ponte verrà immediatamente ricostruito alla fine della guerra, chiamato Ponte Risorgimento.

La ricostruzione "senza rughe"Modifica

Nella ricostruzione del dopoguerra, le amministrazioni percepirono il grande potenziale economico-sociale che la città stava esprimendo già da un trentennio, ossia il fatto che Pescara era un importante punto di collegamento mediante la via Adriatica e Tiburtina con Roma e con le città maggiori di Ancona e Pesaro. La città contava circa 50.000 abitanti all'epoca della guerra, una realtà comunque di provincia, una città nastro che si trova lungo le grandi vie di comunicazione, impostata sin dall'inizio soprattutto per quanto riguarda il quartiere Castellammare su uno schema di lottizzazione a scacchiera.

Lo sviluppo nell'entroterra ancora oggi è marginale; i principali inconvenienti, oltre alle caratteristiche naturali del colle Innamorati e della zona della Madonna dei sette dolori (il centro storico del rione di Pescara colli), sono dati dal fatto che la strada statale 16 Adriatica non aggirava la città, ma la attraversava in tutta la sua lunghezza, mentre la linea ferroviaria, che passava parallela alla statale fra questa ed il mare, divideva nettamente la riviera dalla zona occidentale della città. Questo problema era stato già analizzato dall'ingegnere Luigi Piccinato, che si occupò della ricostruzione di Pescara come di varie altre città italiane distrutte dalla guerra. La ferrovia sarebbe stata spostata a monte per permettere l'espansione della città, e lo spostamento ancora più a monte della strada statale avrebbe liberato il centro dal traffico di attraversamento. Il suo piano prevedeva anche la riorganizzazione edilizia della città, articolandola in quartieri dalle diverse funzionalità e densità abitative, e la salvaguardia delle aree verdi e panoramiche come la Pineta Dannunziana.

 
Piazza della Rinascita, nota in città come piazza Salotto

Il piano regolatore di Piccinato venne approvato dal Comune nel 1956, ma una proroga concessa dal Ministero dei Lavori Pubblici, consentì varianti e modifiche al piano, spesso di carattere speculativo, che infine lo stravolsero. Nel 1957 il piano di Piccinato venne utilizzato nel suo rispetto per la ricostruzione della città ad assi ortogonali, conservando la centralità delle due strade maggiori corso Vittorio Emanuele II (per breve tempo detto corso Italia) e corso Umberto I (detto, anche questo solo per qualche anni, corso della Libertà) e riedificando, ad eccezione di Palazzo Muzii, l'intera piazza in chiave moderna, come il simbolo della rinascita pescarese dopo i tragici bombardamento del 1943-44. Già dagli anni '50 e fino agli anni '80 l'aumento esponenziale della popolazione, unito alla scarsa regolamentazione edilizia cittadina e nazionale, portarono ad una massiccia occupazione degli ultimi spazi liberi, e della crescita esponenziale delle cubature, impennando gli indici di densità abitativa spesso a scapito di costruzioni più antiche ed artisticamente rilevanti.

 
Il ponte del Mare

Il progetto di arretrare a monte ferrovia e strada statale venne presto accantonato, e le due stazioni di Porta Nuova e Pescara Centrale vennero mantenute, con l'evidente difficoltà di costruzione di nuovi quartieri residenziali ad occidente: tutta la zona industriale di Villa del Fuoco, lungo la via Tiburtina, ne risultava scompaginata, le zone verdi rischiarono di scomparire e la pineta De Riseis, affacciata sul lungomare Matteotti, venne notevolmente ridotta; il Parco De Felice fu completamente sostituito da nuove costruzioni e Villa Sabucchi, con la casa neogotica ancora in piedi ma danneggiata dalle bombe, venne demolita ad eccezione di una torretta, che andò a far parte del parco pubblico; la zona adiacente al nuovo stadio Adriatico e alla pineta d'Avalos, precedentemente vincolata a destinazione sportiva, viene invece massicciamente edificata, un altro campo sportivo viene distrutto per la costruzione di un ponte sul fiume mentre per piazza sant'Andrea mancò del tutto un progetto di sistemazione del verde, con la costruzione di un parcheggio antistante il piazzale della nuova parrocchia del 1962. Allo stesso modo iniziò l'espansione sui Colli, con nuove costruzioni che andarono ad occupare l'antica pineta con il viale alberato che da colle Innamorati saliva sino al santuario della Madonna dei sette dolori.

Durante le amministrazioni di Antonio Mancini (1956-63), Nevio Piscione (1985-88), Michele De Martiis (1988-90) e Luigi Albore Mascia (2009-14), Pescara vide occupata quasi tutta l'area ancora verde che non era ancora stata colonizzata prima del 1945, non rispettando il piano regolatore, e negli anni '70 sorsero i nuovi quartieri dell'Ospedale, nell'area dell'ex convento di San Giuseppe dei Cappuccini, di San Donato, di Rancitelli e Fontanelle Nuova. Oggi queste realtà urbane sono note in particolare per cronicizzate situazioni di degrado sociale e la presenza radicata di organizzazioni malavitose locali.

 
Torri Camuzzi
 
Il ponte Flaiano

Nel 1962 venne demolito lo storico Teatro Pomponi, affacciato sul lungomare Matteotti al termine di corso Umberto I, e vi venne realizzato al suo posto un parcheggio, parzialmente occupato dal 2005 dalla chiesa di San Pietro del Mare. Il nuovo grande teatro di Pescara fu inaugurato più a sud, sul lungomare Colombo, nel 1963: il teatro monumento Gabriele D'Annunzio, con il caratteristico obelisco in stile egizio, posto accanto all'auditorium Flaiano. Se quindi da una parte Pescara sancì una rottura definitiva col proprio passato, acutizzata dalla necessità di ricostruire gran parte la città dopo i bombardamenti, dall'altra negli anni '60 si andò oltre con la demolizione di buona parte del patrimonio edilizio superstite per costruirvi palazzi più grandi e moderni, in grado di ospitare quanti più residenti possibile, come ad esempio accaduto al lato meridionale di corso Umberto I o all'ex piazza XX settembre, oggi piazza Alessandrini, dove aveva sede la storica banca di Pescara, che venne completamente stravolta nel suo aspetto di largo-giardino con la costruzione del Tribunale, dal 2016 trasferito più a sud in una sede di dimensioni maggiori; oggi la vecchia struttura ospita il Mediamuseum. Nuovi complessi hanno concorso negli ultimi anni alla riqualificazione di questa zona di Portanuova, come il complesso residenziale e commerciale "Il Molino" del 2006, nei pressi della stazione ferroviaria, il complesso residenziale Torri Camuzzi del 2012 ed il ponte Flaiano del 2017.

Anche l'asse attrezzato, o raccordo autostradale Chieti-Pescara, tangenziale realizzata nella metà degli anni '70, ha inciso notevolmente sulla mobilità urbana (sebbene l'opera sia stata criticata per l'importante impatto estetico sul lungofiume ed il centro storico cittadino), riducendo notevolmente i tempi di percorrenza fra le due città. Venne realizzato lungo la direttrice della via Tiburtina nella val Pescara, lambendo il fiume nella riva sud, attraversando tutto il quartiere Portanuova, e finendo in prossimità del lungomare Cristoforo Colombo, all'altezza del ponte del Mare, il ponte ciclopedonale realizzato nel 2009 per collegare le due riviere cittadine presso la foce fluviale. Malgrado la costruzione tumultuosa e spesso selvaggia di intere zone cittadine senza un preciso piano, Pescara già dagli anni '50 si apprestava a diventare la città principale d'Abruzzo non solo al livello economico e demografico, ma anche turistico e politico, diventando dal 1971, insieme allo storico capoluogo aquilano, sede del consiglio, della giunta e della maggior parte degli assessorati regionali.

Quartieri e circoscrizioniModifica

 
I quartieri della città: in azzurro le periferie, in arancione i colli nord, in viola il centro città, in giallo Portanuova, in verde la Pineta ed in rosso i colli sud con San Silvestro.

Oggi il comune è facilmente divisibile, anche a livello socioeconomico, in quattro distinti quadranti separati da fiume e linea ferroviaria, tuttavia a livello amministrativo il Comune di Pescara si suddivide in tre circoscrizioni:

  • I Circoscrizione Castellamare (Pescara centro, Marina nord, Zanni e Santa Filomena)
  • II Circoscrizione Portanuova (Portanuova, Pescara vecchia, Rancitelli, San Donato, Fontanelle. Villaggio Alcyone e la frazione San Silvestro Colle)
  • III Circoscrizione Colli (Pescara colli, Villa Fabio e rione San Giuseppe / Ospedale)

I Circoscrizione Castellammare (Pescara centro)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Castellammare Adriatico.

Zona nord (Santa Filomena)Modifica

Nella zona settentrionale della città è presente la riserva naturale Pineta di Santa Filomena, che si estende oltre il confine comunale proseguendo per quasi l'intera riviera di Montesilvano; all'interno della pineta si trova l'impianto piscine Le Naiadi. Il quartiere, già ampiamente urbanizzato negli anni del boom edilizio, ha ritrovato nuova attrattività negli ultimi anni anche grazie alla presenza del lungo viale pedonale detto Strada parco (che in futuro sarà la sede della filovia di Pescara), ed in seguito all'edificazione degli ultimi spazi rimasti verdi fra la ex linea ferroviaria e la statale adriatica, forma un unico tessuto urbano saldando Montesilvano e la zona settentrionale di Pescara. Storicamente la zona compresa fra Santa Filomena, la statale adriatica e piazza Duca degli Abruzzi era nota come zona Acquacorrente; nella zona, pochi metri oltre il confine con Montesilvano sulla SS16, è presente lo svicolo Pescara nord-Montesilvano sud della tangenziale di Pescara

Pescara centroModifica

 
Corso Umberto I visto da piazza Sacro Cuore

Il quartiere costituisce il centro della città e ricalca tutto l'abitato del vecchio comune di Castellammare Adriatico. Castellammare divenne municipio nel 1807 durante il governo napoleonico, e lo rimase sino al 1927, quando fu unito a Pescara; inizialmente si pensava di dare alla città nuovamente unita il nome Aterno in ricordo dell'antica città romana, come riportano le cronache dei giornali dell'epoca, ma alla fine prevalse il nome di Pescara. Nel 1881 il sindaco Leopoldo Muzii spostò la sede municipale dai colli (si trovava in una struttura, andata distrutta, presso la basilica della Madonna dei sette dolori) nell'odierna sede del conservatorio Luisa D'Annunzio, non lontano dalla villa del sindaco Muzii, lungo l'attuale viale Giovanni Bovio, dove sorgeva un portale architravato con orologio civico, andato demolito negli anni '60, e una piccola cappella, oggi circondata da condomini, dedicata a Sant'Anna. La scelta di spostare la sede municipale sulla riviera fu il primo passo di Muzii verso la modernizzazione e l'espansione edilizia della piccola cittadina. Il nome Castellamamre deriverebbe da un presunto forte, prima romano poi bizantino e normanno, posto sul colle del Telegrafo, di cui però non sono ancora state trovate prove archeologiche; nel 1886 la piccola chiesa di Sant'Anna era inadatta ad ospitare i fedeli sempre più numerosi, e venne quindi avviata la costruzione della nuova parrocchia del Sacro Cuore di Gesù in piazza Mercato (piazza Sacro Cuore), nei pressi della stazione ferroviaria, entrata in funzione già dal 1863. In quella zona si sviluppò il quartiere dei ferrovieri, con piccole e modeste case lungo la direttrice di corso Vittorio Emanuele II, mentre corso Umberto I, che collega direttamente la vecchia stazione fino al mare in piazza Francesco Crispi (oggi largo Mediterraneo), venne costellato di palazzi e residenze altoborghesi, caratterizzati dalla maniera eclettica, liberty e neoclassica; molti di questi edifici sono ancora oggi presenti sul lato sinistro del corso mentre il lato destro, parzialmente danneggiato dai bombardamenti, venne completamente ricostruito negli anni 60. Anche lungo gli assi di via Firenze - via Cesare Battisti, viale Carducci - viale Regina Elena e le numerose strade perpendicolari al corso, sopravvivono diversi esempi dell'architettura di quel periodo, tuttavia la maggior parte del costruito venne distrutto nei massicci bombardamenti alleati del 31 agosto e 14 settembre 1943, e molte altre abitazioni storiche sopravvissute al conflitto vennero comunque rimpiazzate da costruzioni moderne negli anni del dopoguerra, infrangendo l'equilibrio architettonico che caratterizzava la cittadina.

 
Piazza della Rinascita

A differenza della vecchia Pescara, Castellammare si è sviluppata sin dall'inizio ad assi ortogonali, a scacchiera, con i primi viali alberati tracciati prima ancora di essere pienamente colonizzati da case, come il tracciato di viale dei Pini ( oggi viale Regina Margherita e via Nicola Fabrizi); negli anni '70 del Novecento, in seguito alla massiccia edificazione di questo territorio, spesso di carattere speculativo, molte arterie del centro, come corso Vittorio Emanuele II e via Fabrizi, prima caratterizzate da storici villini con ampio verde, cambiarono completamente aspetto a causa della costruzione di grandi condomini che ne hanno minato l'equilibrio estetico. Su viale Regina Margherita, meno colpita dagli eventi bellici e dalla successiva e a volte caotica ricostruzione, sopravvive Villa Urania, oggi sede del Museo di ceramiche Paparella Treccia-Devlet. Durante il ventennio fascista si scelse di costruire a Castellammare la maggior parte delle strutture amministrative tipiche di quel tempo, come il Palazzo di città, il Palazzo del governo, il Banco di Napoli, l'Istituto di Credito, il teatro Massimo ed il liceo classico "Gabriele D'Annunzio", quest'ultimo in sostituzione della vecchia sede, oggi in stato di degrado, di corso Vittorio Emanuele II. Nel 1934 fu inaugurato il ponte Littorio, congiungendo piazza Italia e piazza dell'Unione; la costruzione, oltre all'esaltazione del regime, fu un evento importante per la città recentemente unita, rinsaldando definitivamente il legame fra le due sponde del fiume, prima di allora scarsamente garantito da un ponte di ferro a gabbia che a sua volta aveva sostituito il precario ponte di barche, realizzato nell'800 per sopperire all'antico ponte romano crollato definitivamente nel 1703; questo primo stabile e sicuro attraversamento del fiume simboleggiava la ritrovata unione cottadina; dopo le distruzioni della Seconda guerra mondiale venne sostituito dal più sobrio ponte Risorgimento.

 
Lungomare Matteotti

Piazza della Rinascita, la piazza principale della città, anche detta piazza Salotto, fu realizzata nel 1947 da Luigi Piccinato, artefice del piano regolatore di ricostruzione di Pescara, creando dove prima c'erano case e palazzi un grande spazio quadrangolare nel mezzo di corso Umberto I, nei pressi del mare, fra viale Regina Margherita e viale Regina Elena. Nei pressi del fiume, si estendeva fra via Gobetti, via Lazio e via Bologna il Borgo marino, rione popolare abitato prevalentemente da pescatori, esistente sin dal XVIII secolo nei terreni del barone De Riseis, che aveva la sua villa presso l'attuale parco Villa De Riseis. La riviera di Castellammare, in particolare nel suo tratto centrale di viale della Riviera, è già dai primi anni del '900 uno dei luoghi più identitari della città, frequentata meta del turismo altoborghese di inizio secolo. A quel tempo la struttura ricettiva del Padiglione marino, stabilimento balneare ma anche bar e sala da ballo, concentrava le attenzioni di quei flussi turistici. Il lungomare è diviso all'altezza di largo Mediterraneo dalla fontana La Nave, opera di Pietro Cascella (1987), in sostituzione di un giardino meridiana, arrivando verso nord fino al confine con Montesilvano con viale della Riviera, mentre verso sud prende il nome di lungomare Matteotti fino alla foce del fiume, proseguendo tramite il ciclopedonale ponte del Mare sulla riviera sud di Pescara, lungomare Cristoforo Colombo.

La maggior concentrazione di negozi e servizi della città si trova nel grande quadrilatero pedonale al centro del quartiere, in continua estensione a partire dalle prime chiusure al traffico di corso Umberto I e piazza della Rinascita della fine degli anni 90.

 
Chiesa del Sacro Cuore

Le principali vie sono: corso Umberto I, corso Vittorio Emanuele II e viale Giovanni Bovio (SS 16), viale J.F.Kennedy, viale Regina Margherita e via Nicola Fabrizi, via Regina Elena, viale Riviera Nord e lungomare Giacomo Matteotti, viale Leopoldo Muzii, lungofiume Via Raffaele Paolucci, via Caduta del Forte, via del Circuito, via Firenze, via Cavour.
Le principali piazze sono: piazza della Rinascita, piazza I Maggio, piazza Sacro Cuore (dove si trova l'omonima chiesa), piazzale della Repubblica (sede del terminal bus e della vecchia Stazione di Pescara), le quali si trovano tutte disposte lungo corso Umberto I, antica arteria centrale della città; piazza Italia (dove si trovano le sedi di Provincia e Municipio) e piazza Duca degli Abruzzi.
Esso confina:

La popolazione è di 32.000 abitanti.[senza fonte] Il quartiere è relativamente antico, risalente alla fine dell'800, ma in seguito alle vaste distruzioni dei bombardamenti di Pescara la maggior parte del costruito risale al periodo compreso fra gli anni '50 e '70, risentendo della scarsa qualità e del carattere speculativo che spesso caratterizzava l'edilizia di quel periodo.


 
Corso Umberto I
Luoghi d'interesse e struttureModifica
  • Museo d'arte moderna Vittoria Colonna: sorge in piazza I° Maggio; è una struttura che ospita mostre temporanee, progettato negli anni '50 da Eugenio Montuori;
  • Museo Paparella Treccia Devlet (via Piave 129): espone la collezione di antiche maioliche di Castelli, è ospitato nella storica Villa Urania del 1896;
  • Fontana la Nave di Pietro Cascella, al centro di largo Mediterraneo;
  • Palazzetto Imperato: progettato da Antonino Liberi e Nicola Simeone nel 1926, è una delle architetture liberty più pregevoli della città. Sorge ai margini di piazza Sacro Cuore, in corso Umberto I.
  • Il Palazzo Mezzopreti (1890) e l'adiacente ex Municipio di Castellammare Adriatico (1883) di viale Leopoldo Muzii, oggi sedi del Conservatorio di Musica "Luisa D'Annunzio";
  • Palazzo Verrocchio, oggi sede di un hotel, che si affaccia su piazza I Maggio dal 1910;
  • La moderna chiesa di San Pietro o chiesa del Mare, decorata con opere di Basilio Cascella e costruita nel 2005 in viale della Riviera;
  • La chiesa del Sacro Cuore del 1886, nell'omonima piazza;
  • Il Palazzo del Governo, sede della Provincia ed il Palazzo di Città di Vincenzo Pilotti, principali esponenti del Razionalismo italiano in città, entrambi costruiti nel 1927 in piazza Italia. che dal dopoguerra ospita anche la fontana La Pescara di Giuseppe Di Prinzio ed un mezzobusto bronzeo di D'Annunzio di Renata Setta Ranieri;
  • L'antica stazione di Castellammare Adriatico (in seguito Pescara Centrale) del 1881, che sorge in piazza della Repubblica;
  • Il Palazzo delle Poste e dei Telegrafi di Cesare Bazzani in corso Vittorio Emanuele II;
  • Il Liceo Classico "D'Annunzio" di Cesare Bazzani in via Venezia.

Dal 1988 sono operativi la nuova stazione di Pescara Centrale, principale scalo ferroviario della città ed il Terminal Bus di piazza della Repubblica per gli autobus urbani ed extraurbani.

 
Stazione di Pescara Centrale

II Circoscrizione PortanuovaModifica

 
La stazione di Pescara Porta Nuova

Portanuova (Pescara Vecchia)Modifica

 
Casa natale di Gabriele D'Annunzio

Il quartiere prende il suo nome dalla Porta Nuova, aperta a fine '800 sui resti della mai completata chiesa settecentesca che avrebbe dovuto rimpiazzare l'antica Santa Gerusalemme. Questa chiesa esisteva sin dal XIII secolo, tuttavia secondo lo storico Girolamo Nicolino (che per altro si sarebbe basato su una leggenda popolare) la chiesa sarebbe molto più remota, risalente al periodo della convivenza in Aterno di popolazioni di fede cristiana ed ebraica: questi ultimi sarebbero stati cacciati dalla città per aver profanato un'icona di Cristo custodita nella chiesa, sorta sopra un precedente tempio romano a pianta circolare.

Il villaggio originario era un porto ed emporio dei Vestini e dei Marrucini, conquistato nel II secolo a.C. dalla Repubblica romana e rinominato Aternum od "Ostia Aterni", era il principale sbocco commerciale di queste popolazioni sabelliche; nel corso dell'età antica il porto crebbe di importanza anche militare, assicurando i collegamenti fra il Lazio e la Dalmazia, fino alla brusca interruzione di tutti i traffici causata dalla caduta dell'Impero romano d'Occidente. La cittadina venne occupata dai Bizantini nel VI secolo e dai Longobardi nel VII secolo d.C., ed in seguito nel XII secolo dai Normanni, i quali restaurarono le mura di cinta perimetrali bizantine, ancora in piedi nel XVI secolo quando fu costruita la fortezza spagnola. La fortezza venne progettata nel 1510 da Eraldo di Balreduc per volere del sovrano Carlo V d'Asburgo, entrato in possesso di Pescara nella guerra contro Francesco I di Francia, la quale fu infeudata al Marchese D'Avalos del Vasto Francesco Fernando ed a sua moglie Vittoria Colonna, rimanendo della proprietà di questa casata sino al 1799. La fortezza tuttavia iniziò a delinearsi soltanto nel 1557, venendo completata una decina d'anni dopo, a pianta trapezoidale irregolare, con sette grandi bastioni lanceolati, 5 dei quali situati a sud del fiume, che racchiudevano l'antico abitato di Aterno (che aveva già cambiato nome in "Piscaria"), mentre gli altri 2 a nord del fiume sorvegliavano la caserma d'artiglieria, l'arsenale e la dogana del fiume, poiché l'Aterno era zona di traffico del sale di mare, che arrivava sino a Roma, e dal XIX secolo anche del carbone.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Fortezza di Pescara.
 
Il Monumento a Flaiano in piazza Unione; a sinistra corso Manthonè ed a destra via delle Caserme

La fortezza aveva presso Portanuova i bastioni Sant'Antonio (incrocio di viale Orazio con il Lungoaterno Sud), con la corrispettiva porta del Sale, il bastione San Rocco (incrocio di via Orazio con via Conte di Ruvo all'altezza della stazione ferroviaria Porta Nuova e del "Grand hotel Pescara", con la relativa porta di Cheti), il bastione San Giacomo (corrispondente all'area dei giardini dell'ex piazza XX Settembre, oggi intitolata ad Emilio Alessandrini, con la relativa chiesa di San Giacomo, distrutta nel 1943) il quale delimitava l'abitato di Portanuova a sud; lungo via dei Bastioni il bastione San Nicola (posto all'incrocio di via Conte di Ruvo con viale Guglielmo Marocni, dove oggi sorge l'edificio dell'Enel) ed infine il bastione di San Cristoforo, eretto sopra un'antica fortificazione bizantina in piazza Unione, che terminava al confine col fiume, il perimetro murario della piazzaforte con le mura fluviali di via delle Caserme, inglobate negli alloggi militari rimasti attivi sino al 1945; in piazza Unione, anticamente piazza del Panificio, nel 1934 fu realizzato il ponte Littorio, primo stabile e sicuro collegamento viario con la circoscrizione di Castellammare, permettendo il collegamento lungo il tracciato viario castellammarese di corso Vittorio Emanuele II.

 
Case liberty in viale D'Annunzio

I due bastioni a nord del fiume erano quello di San Vitale e di San Francesco, il primo esistente ancora nel 1945, demolito per realizzare il campo Rampigna, in precedenza adibito ad arsenale e polveriera, il secondo era stato già demolito nel 1936 per erigervi sopra il teatro Massimo su progetto di Vincenzo Pilotti. Il collegamento tra le due sponde del fiume, prima del XVIII secolo, avveniva per mezzo del ponte romano di Aternum, che si trovava all'incrocio di via Orazio con via Lungaterno Sud. Il ponte, sebbene già da tempo parzialmente crollato, poteva essere ancora utilizzato grazie ad una costruzione in legno poggiata sui piloni ancora integri; in seguito al crollo definitivo del 1703 fu sostituito da un precario ponte di barche sino alla fine dell'800, al ponte ferroviario di ferro venne affiancato nel 1863 un altro ponte in ferro carrabile, posto dove oggi sorge il ponte Risorgimento; solo nel 1934 il collegamento tra le due città fu reso definitivo con la realizzazione del ponte Littorio; le porte di accesso, oltre a quella del Sale e quella di Chieti, erano la porta di Ortona, posta a sud-est e porta Cappuccini, che doveva sorgere presso il bastione San Vitale, poiché in quella direzione, dove verrà eretto nel XX secolo il primo ospedale civile, si trovava l'ex convento di San Giuseppe, sostituito negli anni '60 dalla parrocchia di San Giuseppe Sposo di Maria.

 
Il retro di casa D'Annunzio, su via Catone

La grande porta principale della fortezza di Pescara era porta Grande, posta lungo via delle Caserme, andata distrutta nei bombardamenti del 1943: era l'ingresso della caserma di fanteria, e permetteva alla popolazione di entrare e uscire dall'abitato. La fortezza di Pescara fu contesa dai francesi, dagli austriaci e dagli spagnoli tra la fine del '700 e l'inizio dell'800 e successivamente quando, i Borbone tornarono a governare Napoli in seguito alla restaurazione, divenne un bagno penale per i dissidenti politici e gli agitatori sociali, rimanendo tale sino all'unità d'Italia. Nel frattempo le mura ed i bastioni della fortezza, a partire dalla seconda metà dell'800, vennero gradualmente interrati o smantellati per permettere la definitiva espansione edilizia della città oltre i confini storici dettati dalle mura, portando all'edificazione delle aree di viale D'Annunzio, viale Conte di Ruvo e viale Marconi, subendo però dei rallentamenti a causa delle zone paludose della Pineta e della Marina, che furono del tutto bonificate solo nel primo ventennio del Novecento.

Il centro storico dell'abitato di Portanuova, benché modificato a causa dei danni della guerra e della discutibile ricostruzione del dopoguerra, mantiene ancora l'antico aspetto della cittadina settecentesca, con l'aggiunta delle case borghesi e le villette residenziali in stile eclettico, liberty, classico e moresco poste lungo il viale Gabriele d'Annunzio, sino al quartiere Pineta. La zona di Pescara vecchia, il centro storico di Portanuova, è a forma di trapezio allungato sulla riva destra del fiume, ed è disposta lungo tre assi viari principali: corso Gabriele Manthonè (anticamente strada grande o via di mezzo), via delle Caserme e via dei Bastioni, con al centro la piazza Municipio (oggi piazza Garibaldi), dove si svolgeva il mercato settimanale e dove sorgeva la sede del comune, presso il palazzo del Circolo Aternino. Via dei Bastioni seguiva il tracciato della via consolare romana Claudia-Valeria, ed oggi vi si affaccia la Cattedrale di San Cetteo, costruita nel 1933-38 al posto della storica e fatiscente chiesetta del Santissimo Sacramento (anche detta di San Cetteo, patrono della città), risalente al XIII secolo; la chiesa attuale, costruita in uno stile che richiama il tradizionale romanico abruzzese, è del tutto diversa dalla precedente, ed il sagrato anziché su piazza Garibaldi come la precedente chiesa, si rivolge su viale D'Annunzio.

Altre chiese storiche di Pescara, documentate sin dal XII-XIII secolo erano quelle di San Tommaso, San Nicola, San Gaetano, Sant'Antonio abate, andate tutte distrutte, oppure sostituite in questi anni dal convento delle Benedettine (che si trovava presso l'attuale mercato coperto Portanuova), dal convento degli Agostiniani (posto presso l'ex bastione Sant'Antonio), e dal convento dei Francescani con il vicino ospedale dei Cavalieri templari, ancora oggi visibile in largo dei Frentani, benché trasformato in residenza civile. Nelle fotografie del tardo Ottocento è ancora possibile vedere come Portanuova, così chiamata in tono dispregiativo dai castellammaresi e dai chietini in riferimento agli odi secolari tra le due comunità, in quel tempo fosse dominata da tre torri campanarie: quella di San Cetteo, quella dell'ex chiesa di Santa Gerusalemme dotata di orologio civico, posta proprio accanto l'arco, e quella della chiesa di San Giacomo, che aveva cuspide conica, e successivamente con la distruzione dell'arco negli anni '20 del Novecento, sopraelevata con l'orologio pubblico, purtroppo andato distrutto insieme a quasi tutta la chiesa nel 1943.

Al di là del fiume, a nord, c'era Villa Rampigna (dove oggi sorge il campo militare), occupata dalla cappella settecentesca della Madonna del Carmine, ancora oggi esistente, presso la Questura, mentre in zona Villa del Fuoco sorgeva il santuario della Madonna del Fuoco, secondo la leggenda eretta sopra un tempio romano dove si venerava la Dea Vesta. Negli anni '20 e '30 l'influenza del poeta Gabriele d'Annunzio si fece sentire sempre di più, viale Umberto I di Pescara vecchia fu a lui reintitolato, e l'amico architetto Antonino Liberi progettò con Camillo Michetti vari palazzi, tra cui Palazzo Michetti, che sorge nei pressi dell'ex arco di Portanuova, il Palazzo Perenich in stile neorinascimentale fiorentino, l'istituto "Figlie di Maria" ed il teatro comunale progettato nel 1910 da Vicentino Michetti. Nel 1943 i danni della guerra interessarono lo storico arco di ingresso delle caserme borboniche in via delle Caserme, poi la chiesa di San Giacomo (sostituita dalla successiva chiesa del SS. Sacramento o dell'Adorazione), e la vicina cappella del Santissimo Rosario, dove fu battezzato D'Annunzio. Negli anni a seguire queste aree, con la demolizione del deposito del sale in largo dei Frentani, lungo via dei Bastioni, vennero costruiti nuovi palazzi moderni in contrasto con lo stile sobrio e povero delle abitazioni settecentesche; anche piazza Garibaldi venne stravolta con la demolizione di un palazzo ottocentesco sostituito da un moderno condominio. L'area di piazza Unione è stata profondamente modificata dalla presenza di uno svincolo dell'Asse attrezzato e dalla costruzione delle sedi della Banca di Roma e del Consiglio Regionale dell'Abruzzo.

Negli anni '90 l'intera area storica di Portanuova è stata riqualificata con l'insediamento nelle caserme del Museo delle Genti d'Abruzzo e dell'auditorium e biblioteca civica "Vittoria Colonna"; gli storici giardini di piazza XX Settembre, oggi piazza Alessandrini, vennero occupati dal grande edificio dei tribunali; in seguito al trasferimento del tribunale nel nuovo Palazzo di giustizia, il complesso è occupato dal 2005 dal Museo del cinema Mediamuseum, mentre vie storiche più caratteristiche di via delle Caserme, corso Manthonè e via dei Bastioni sono diventate uno dei poli di riferimento della vita notturna cittadina.

La cittadina di Pescaram fino a fine 800, era circondata dalla grande fortezza borbonica, ed aveva il suo centro nell'odierna piazza Garibaldi. Questa parte della città, oggi chiamata Pescara vecchia, comprende il piccolo centro storico della vecchia fortezza (fino al 1927 la città odierna era divisa in due comuni: Pescara a sud del fiume e Castellammare Adriatico a nord).[3]

 
Il Museo delle Genti d'Abruzzo in via delle Caserme, presso il Bagno penale borbonico

Il quartiere di Portanuova, che oltre alla zona di Pescara vecchia comprende anche l'espansione urbana fino al mare ed alla pineta, è situato nella zona sud-est della città e dista 1 km dal centro cittadino; le vie principali sono: corso Manthoné, viale Marconi, via D'Avalos, e viale Vespucci, che collega viale Marconi con lungomare Cristoforo Colombo. Le piazze principali sono piazza Garibaldi, piazza Unione, piazza Salvo D'Acquisto, piazza Grue, piazza Luigi Gonzaga, piazza della Marina e piazza Ovidio.

Esso confina:

Luoghi d'interesse e struttureModifica
  • la Cattedrale di San Cetteo in viale D'Annunzio, costruita da Cesare Bazzani nel 1933-38 sopra l'antica chiesetta del Sacramento, che era stata demolita per problemi statici.
     
    Cattedrale di San Cetteo
  • Il Museo casa natale Gabriele D'Annunzio, monumento nazionale, in corso Manthonè;
  • La casa natale dello scrittore e sceneggiatore Ennio Flaiano in corso Manthonè, vicino la casa di D'Annunzio;
  • Il Museo Civico "Basilio Cascella" in viale Marconi;
  • Il Museo delle Genti d'Abruzzo, su via delle Caserme, situato vicino alla casa natale di D'Annunzio e ospitante varie mostre temporanee e reperti archeologici e storici della zona: esso trova posto in una delle poche vestigia rimanenti della piazzaforte, negli edifici delle vecchie caserme, che nel XIX secolo ospitarono anche un duro carcere per oppositori politici del Regno delle Due Sicilie, noto come Bagno borbonico, in cui furono rinchiusi molti patrioti meridionali ed abruzzesi;[4]
  • Il Mediamuseum, che ospita mostre permanenti, una vasta cineteca, e che organizza varie iniziative legate al cinema e alla letteratura, e che si trova nell'edificio del vecchio tribunale in piazza Emilio Alessandrini;
  • Il Teatro Michetti, costruito nella prima metà del 1900 in stile liberty in viale D'Annunzio.[5] Attualmente in disuso, ne è in progetto la ristrutturazione.[6]
  • Il Circolo Aternino, sito sul lato sinistro della casa natale D'Annunzio, l'edificio, di origini settecentesche, ha ospitato fino alla fine dell'Ottocento il comune di Pescara (difatti l'attuale piazza Garibaldi era conosciuta come piazza del Municipio, o piazza Grande). Con lo spostamento del municipio, l'edificio cambiò destinazione d'uso, iniziando ad ospitare una delle sedi culturali di massimo spicco nel quadro storico della Pescara del primo ‘900, ossia il Casino Aternino, che prende il nome dal Circolo Aternino che vi aveva sede.[7] Ricostruito secondo il progetto originale nel 2007 (l'edificio fu danneggiato e profondamente alterato dopo gli eventi bellici), oggi ospita eventi e mostre temporanee.
  • Il mosaico tardoantico ritrovato nel 2001 sulla Golena Sud del fiume, ora provvisoriamente reinterrato in attesa di una ristrutturazione definitiva[8].
 
Stadio Adriatico
Impianti sportiviModifica
  • Lo Stadio Adriatico è il principale stadio di Pescara ed il più grande della regione. Ospita le gare interne del Delfino Pescara 1936 e le attività dei club cittadini di atletica leggera.
  • Il campo sportivo in erba sintetica Adriano Flacco, detto "antistadio", dove svolgono gli allenamenti alcune categorie giovanili del Pescara Calcio ed altre squadre cittadine.
Strutture commercialiModifica
  • Portanuova è sede di un mercato rionale, il Mercato coperto di via dei Bastioni, nei pressi della stazione di Porta Nuova
  • Sulla sponda meridionale della foce del fiume è stato attivo per circa sessant'anni un ampio mercato ortofrutticolo (gestito dal Consorzio Orto Frutticolo d'Abruzzo, da cui l'area prende il nome di area ex-COFA), oggi delocalizzato nel vicino comune di Cepagatti.[9] L'ampia area, di proprietà della Regione, è stata liberata con la demolizione dei precedenti edifici ed ha ospitato le cerimonie inaugurali e conclusive e le premiazioni dei Giochi del Mediterraneo sulla spiaggia nell'estate 2015[10]; è adesso oggetto di progetti di riqualificazione a vocazione turistico-ricreativa, sfruttando la prossimità con il Porto Turistico.[11]
ArchitetturaModifica

Oltre alle strutture museali e monumenti del centro storico, nel quartiere vi sono:

Parchi e riserve naturaliModifica

Il parco principale del quartiere è quello della "ex Caserma di Cocco", spesso sede di eventi e manifestazioni come l'IndieRocket Festival.

TrasportiModifica

Portanuova è anche sede di uno dei 5 scali ferroviari di Pescara, la Stazione di Pescara Porta Nuova, il cui progetto di riqualificazione è stato redatto dall'architetto spagnolo Oriol Bohigas.

A ridosso della foce del fiume vi è il porto turistico Marina di Pescara, Bandiera Blu ininterrottamente dal 1990 ad oggi.[12]

Zona universitariaModifica

Incentrato su viale Pindaro e vie limitrofe, nei pressi del "parco dell'ex caserma di Cocco" e dello Stadio Adriatico, si sviluppa il quartiere universitario della città, così chiamato per la presenza sede della Università degli Studi "Gabriele d'Annunzio" che ospita i dipartimenti di Lingue letterature e culture Moderne, Economia, Scienze giuridiche e sociali, Economia aziendale ed Architettura, per un totale di circa 17.000 studenti.[senza fonte]

Nella stessa zona è presente la nuova cittadella giudiziaria, inaugurata il 13 luglio 2004, che ospita gli uffici del Tribunale e del TAR: è il quinto immobile, per ampiezza, fra le proprietà del Ministero della giustizia, e l'intero progetto comprende anche opere di Enzo Cucchi, Michelangelo Pistoletto ed Ettore Spalletti.

Quartiere PinetaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'arte a Pescara.
 
L'ex Aurum

Nella zona sud della città, fra la Riserva naturale Pineta Dannunziana e la costa, vi è un elegante quartiere composto da villini liberty ed organizzato secondo il Progetto Pineta (1912) di Antonino Liberi, con l'intenzione di costruire una città giardino.[13] In quegli stessi anni venne costruito il Kursaal, pensato come circolo ricreativo, poi riadattato a liquorificio dell'Aurum a seguito di un ampliamento progettato da Giovanni Michelucci, ed oggi struttura mussale-polivalente di proprietà del comune, riaperta al pubblico dal 2007.[14] Nella zona, oltre a questo edificio di maggiore importanza, rimangono numerosi edifici, soprattutto residenziali. I villini si trovano ad una distanza minima di 40 metri dal mare ed hanno un piano o spesso due, molti sono abbelliti da un torrino-altana e sono tutti dotati di giardino. Grazie alla lontananza dalle stazioni ferroviarie principali (l'unico scalo del quartiere era il capolinea della ferrovia Pescara-Penne) ed alla posizione periferica rispetto al centro, è uno dei quartieri meglio conservati della città, attraversando i conflitti mondiali sostanzialmente indenne; ciononostante la sua integrità architettonica ed estetica viene minacciata, anche in tempi recenti, dalla speculazione edilizia[15]. Ai margini della pineta è presente l'uscita Pescara sud della Tangenziale di Pescara.

La parrocchia del quartiere è la chiesa di Santa Maria Stella Maris, realizzata nel 1936 in stile neoromanico, posta lungo il viale Scarfoglio. Altre chiese poste nei dintorni sono la chiesa di San Luigi Gonzaga del 1963 (dietro il Parco Caserma di Cocco) e il santuario del Cuore Immacolato di Maria in stile eclettico, tendente al neoromanico, realizzato nel 1947, e posto sulla riva sud del fiume.

Teatro D'AnnunzioModifica
 
La Riserva naturale Pineta Dannunziana

Costruito sul lungomare Cristoforo Colombo nel 1963, non molto distante dalla Pineta Dannunziana, il Teatro monumento Gabriele D'Annunzio è l'unico teatro cittadino in attività, nonostante essendo una struttura all'aperto non sia fruibile durante tutto l'anno. Oltre ai vari spettacoli teatrali, ospita la manifestazione Pescara Jazz e la premiazione del Premio Flaiano; adiacente al teatro sorge l'Auditorium dedicato ad Ennio Flaiano.

FontanelleModifica

Il quartiere è situato nella periferia sud-ovest di Pescara distante 4–5 km dal centro della città. Ad ovest costeggia l'Aeroporto di Pescara. La popolazione è di circa 5000 abitanti estendendosi su circa 2 km quadrati.[senza fonte] Il principale asse viario è la Via Tiburtina Valeria (SS5).

Esso confina:

Negli ultimi anni nel quartiere di Fontanelle si è radicata una forte attività criminale dedita a vari racket fra cui lo spaccio di droga e l'usura, nonostante le continue attività di contrasto messe in atto dalle autorità locali[16].

«A Fontanelle c’è un problema di ordine pubblico: una minoranza del 5 per cento dei residenti tiene sotto scacco il 95% degli abitanti, gente per bene che merita di vivere in santa pace»

(Luigi Albore Mascia, sindaco di Pescara dal 2009 al 2014)

RancitelliModifica

Il quartiere è situato nella periferia sud-ovest di Pescara e dista circa 5 km in linea d'aria dal centro città.

Esso confina:

  • a nord-est con il quartiere Portanuova;
  • ad est con il quartiere San Donato;
  • a nord con il quartiere San Giuseppe, oltre il fiume;
  • a sud-ovest con la zona industriale Pescara est-ovest e l'Aeroporto di Pescara;

Rancitelli è uno dei quartieri più recenti di Pescara sviluppatosi in gran parte negli anni sessanta e settanta in assoluto disordine urbanistico e senza alcun rispetto per le poche presenze storiche in zona come la masseria della famiglia D'Annunzio in via Raiale 147, risalente alla fine del 700 (e demolita nel 1975 per far posto ad una zona industriale oggi in dismissione) di cui oggi resta solo una torre (presumibilmente realizzata dal 1874 al 1906), in pessime condizioni di conservazione[17], circondata da capannoni industriali ed edifici abbandonati[18]. Il quartiere fu costruito soprattutto per ospitare la forte richiesta di edilizia popolare causata dell'espansione della città, volendo realizzare una zona residenziale per i lavoratori della zona industriale. Salito alle cronache nazionali per una sempre maggiore attenzione giornalistica ai problemi della zona[19], il quartiere soffre come Fontanelle di una storica e radicata presenza della criminalità locale, incentrata sullo spaccio di sostanze stupefacenti e simboleggiata dagli edifici di edilizia popolare noti come "Treno" e "Ferro di cavallo", dove si concentrano la maggior parte dei traffici[20][21].

 
Quartiere San Donato dall'alto. Sullo sfondo la zona meridionale di Pescara e Francavilla al Mare.

San Donato C.E.P.Modifica

San Donato è un quartiere popolare situato nella periferia sud-ovest della città e dista 5 km dal centro cittadino. La popolazione è di circa 30.000 abitanti estendendosi su 8 km quadrati.[senza fonte]

Ospita il progetto C.E.P. (Coordinamento di edilizia popolare) di Pescara, risalente ai primi anni '60. Il quartiere è attraversato dalla Ferrovia Roma-Pescara ed è servito dalla Stazione di Pescara San Marco. Questa zona ospita gli ultimi lotti di terreno in piano non ancora edificati della città (la cui appetibilità è però condizionata dalla presenza del carcere cittadino), e per questo recentemente sono stati avviati molti interventi privati di urbanizzazione, fra i quali la sede della Fater S.p.A del 2008, progettata da Massimiliano Fuksas.

Esso confina:

  • a ovest con il quartiere Rancitelli;
  • a est con la frazione San Silvestro Colle;
  • a nord con il quartiere Portanuova;
  • a sud con il quartiere Fontanelle;
Impianti sportiviModifica

Nel quartiere sono presenti il campo sportivo "San Marco" in erba sintetica, dove si allenano le giovanili del Pescara, dove giocano anche altre società calcistiche della città e anche squadre di rugby, e il Palasport "Giovanni Paolo II".

San Silvestro Colle - San Silvestro MareModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: San Silvestro (Pescara).

I primi cenni storici che riguardano San Silvestro Colle risalgono al 30 marzo 1806, quando Napoleone Bonaparte nominò Re di Napoli e di Sicilia il fratello Giuseppe.

 
Pescara vista da San Silvestro Colle

In questo periodo nelle campagne vigeva ancora un sistema amministrativo di stampo feudale, legato alle Parrocchie ed ai Consigli dei "Camerlenghi"; il nuovo sovrano ordinò, unitamente alla abolizione del feudalesimo, la riorganizzazione del territorio e la creazione di un catasto, per semplificare e ottimizzare l'amministrazione delle comunità di sudditi: intorno alle ex Ville feudali si riunirono gruppi di abitanti dei territori agricoli, dai quali i governanti ricavavano la maggior fonte di sostentamento per le spese statali. Da questo momento in poi, l'Università di Villa San Silvestro, come altri ex feudi del Regno di Napoli, comincia la sua vita municipale che durerà oltre tre quarti di secolo.

Il nascente comune di San Silvestro comprendeva le Ville di Fontanella e Vasciola e le contrade di Chiappini, Fontechiara e Valledirocco. Il comune confinava a nord-est con Pescara, a sud con Torrevecchia e Forcabobolina (oggi San Giovanni Teatino), ad est con Francavilla ed a nord con il mare Adriatico. I modesti collegamenti con Pescara, Chieti e Francavilla consistevano in semplici viottoli, non utilizzabili per tutto l'anno.

Il comune venne soppresso nel 1879 e i suoi territori vennero ripartiti tra i comuni di Forcabobolina, Francavilla, Pescara, a cui fu aggregata la frazione capoluogo, e Torrevecchia, all'epoca tutti facenti parte della provincia di Chieti.

III Circoscrizione ColliModifica

Pescara Colli - Madonna dei Sette DoloriModifica

 
Basilica della Madonna dei sette dolori

Il quartiere è situato nella zona nord-ovest di Pescara e dista circa 4 km dal centro di Pescara. È il nucleo storico collinare della vecchia Castellammare, e sorge intorno alla settecentesca Basilica della Madonna dei sette dolori. Il quartiere ha una popolazione di circa 25.000 abitanti e si estende su circa 10 km quadrati.[senza fonte]

Esso confina:

  • a nord con i quartieri Zanni e Santa Filomena;
  • ad est con il quartiere San Giuseppe;
  • a nord-ovest con la zona collinare di Montesilvano;
  • a sud con la frazione di Villa Raspa di Spoltore;
Luoghi di interesseModifica
  • Basilica della Madonna dei sette dolori, fulcro del quartiere e centro storico dell'antica Castellammare collinare.
  • La Fontana delle cinque cannelle, costruita nel 1880 dall'allora sindaco Muzii nei pressi della basilica[22].

San Giuseppe (rione Ospedale)Modifica

Prima della guerra il quartiere era sede delle prime attività industriali dell'allora Castellammare Adriatico, come la filanda Giammaria (i cui resti furono definitivamente demoliti nel 2015[23]) o lo stabilimento bacologico, trasformato in ospedale civile negli anni 30 ed oggi parte integrante del nuovo presidio ospedaliero. Il quartiere ha una popolazione di circa 15.000 abitanti.[senza fonte] Nel quartiere sorge l'ospedale Santo Spirito, principale presidio sanitario della regione[24], storicamente affiancato da una clinica privata. Esso confina:

  • a nord con il centro città;
  • ad est con il quartiere Portanuova, oltre il fiume;
  • a ovest con il quartiere Colli;
  • a sud con il quartiere Rancitelli, oltre il fiume;
Impianti sportiviModifica

NoteModifica

  1. ^ Storia di Pescara: ecco cosa rimane della Fortezza Borbonica. - IlPescara.it, su ilpescara.it, aprile 2016.
  2. ^ R.D.L. 2 gennaio 1927, n. 1, art. 4
  3. ^ Pescara e la “Nuova porta” -enigma insoluto della toponomastica - Circolo Aternino Pescara, su www.circoloaternino.it. URL consultato il 12 febbraio 2016.
  4. ^ Fortezza Borbonica - Pescara, su guide.travelitalia.com. URL consultato il 12 febbraio 2016.
  5. ^ Abruzzo Cultura - Un teatro - Provincia di Pescara, su www.regione.abruzzo.it. URL consultato il 12 febbraio 2016.
  6. ^ Pescara: fondi Ponte Cielo a teatro Michetti, su Rete8. URL consultato il 13 febbraio 2016.
  7. ^ Pescara, riapertura del Circolo Aternino, su Notizie Abruzzo L'Opinionista. URL consultato il 13 febbraio 2016.
  8. ^ Pescara, ecco il mosaico sottoterra - Foto - il Centro, su il Centro. URL consultato il 15 febbraio 2016 (archiviato dall'url originale il 24 febbraio 2016).
  9. ^ Redazione, Cofa, c’era una volta il mercato ortofrutticolo, su pescarapescara.it. URL consultato il 15 febbraio 2016.
  10. ^ Ex Cofa vestito a festa per l'inaugurazione dei Giochi Del Mediterraneo, giochi di luce e artisti per una serata spettacolare, su www.pescaranews.net. URL consultato il 15 febbraio 2016.
  11. ^ Va giù il vecchio mercato nascerà un polo turistico - Cronaca - il Centro, su il Centro. URL consultato il 15 febbraio 2016.
  12. ^ Marina di Pescara | Porto Turistico, su www.marinape.com. URL consultato il 12 febbraio 2016 (archiviato dall'url originale il 18 marzo 2016).
  13. ^ Oscar Buonamano, Il Piano di Antonino Liberi per la Pineta di Pescara, su www.fabbricadellaconoscenza.com. URL consultato il 13 febbraio 2016 (archiviato dall'url originale il 9 maggio 2016).
  14. ^ WPBakery - http://wpbakery.com, Aurum, su aurum.comune.pescara.it. URL consultato il 12 febbraio 2016.
  15. ^ di MARIA ROSA TOMASELLO 08 marzo 2009, Pineta, il profumo liberty della città-giardino, su Il Centro. URL consultato il 7 marzo 2019.
  16. ^ Di26 Ottobre 2011, Anche i militari per proteggere Fontanelle, su Il Centro. URL consultato il 7 marzo 2019.
  17. ^ Abruzzo Cultura - Torre - Provincia di Pescara, su web.archive.org, 23 luglio 2018. URL consultato l'11 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2018).
  18. ^ admin, La Torretta di D’Annunzio, su Prima Pescara, 21 gennaio 2014. URL consultato il 14 marzo 2019.
  19. ^ Daniele Piervincenzi e troupe Rai aggrediti a Pescara: preparavano inchiesta sui clan in periferia, su rainews. URL consultato il 5 aprile 2019.
  20. ^ Pescara: maxi blitz al 'ferro di cavallo'. In 130 setacciano Rancitelli: schierato anche l'esercito, su Cityrumors, 18 luglio 2012. URL consultato il 17 giugno 2019.
  21. ^ 16 Febbraio 2019, Pescara, blitz a Rancitelli: trovati proiettili e droga. Censimento delle case / VIDEO, su Il Centro. URL consultato il 17 giugno 2019.
  22. ^ 04 Gennaio 2019, Restaurata la storica fontana di fronte alla basilica dei Colli, su Il Centro. URL consultato il 5 aprile 2019.
  23. ^ di Vito de Luca 25 aprile 2015, Abbattuta la filanda Giammaria, su Il Centro. URL consultato il 5 aprile 2019.
  24. ^ ACCESSI RECORD IN PRONTO SOCCORSO: MEZZO MILIONE DI ABRUZZESI IN OSPEDALE NEL 2018, su AbruzzoWeb. URL consultato il 15 aprile 2019.

BibliografiaModifica

  • N. Scerni, Alcuni cenni storici sulla Fortezza di Pescara, in "Bollettino dell'ISCAG" XVIII, n. 4, 1952
  • V. Lopez, Pescara. Dalle origini ai nostri giorni, Nuova Italica, 1993

Collegamenti esterniModifica

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