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Pescara del Tronto

frazione del comune italiano di Arquata del Tronto
Pescara del Tronto
frazione
Pescara del Tronto – Veduta
Panorama del paese distrutto dai terremoti del 2016-2017
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneFlag of Marche.svg Marche
ProvinciaProvincia di Ascoli Piceno-Stemma.png Ascoli Piceno
ComuneArquata del Tronto-Stemma.svg Arquata del Tronto
Territorio
Coordinate42°45′02.3″N 13°16′12.54″E / 42.75064°N 13.27015°E42.75064; 13.27015 (Pescara del Tronto)Coordinate: 42°45′02.3″N 13°16′12.54″E / 42.75064°N 13.27015°E42.75064; 13.27015 (Pescara del Tronto)
Altitudine743 m s.l.m.
Abitanti135[1] (2001)
Altre informazioni
Cod. postale63096
Prefisso0736
Fuso orarioUTC+1
TargaAP
Nome abitantipescaresi
Patronosanta Croce
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pescara del Tronto
Pescara del Tronto

Pescara del Tronto (La Pescara in dialetto locale[2]) è una frazione di 135 abitanti[1] di Arquata del Tronto in provincia di Ascoli Piceno nelle Marche. Dista 4 km dal suo capoluogo e circa 36 km da Ascoli Piceno. Sorge a 743 m s.l.m.

Indice

Geografia fisicaModifica

 
Panorama dell'Alta valle del Tronto
 
Croce astile del XIII secolo della chiesa di Santa Croce di Pescara del Tronto.
 
Macerie dell'abitato che sorgeva lungo la Vecchia Salaria, oggi SP129.
 
Resti delle case che si trovavano lungo Via dell'Acqua.
 
Edificio inagibile della ex scuola elementare del paese.
 
Rovine delle dimore che insistevano lungo la diramazione della Vecchia Salaria.
 
Macerie del centro abitato che fiancheggiava la diramazione della Vecchia Salaria.
 
Abitazione lungo la Vecchia Salaria.
 
Particolare tra muri frantumati.

Questo paese e l'intero comune di Arquata del Tronto hanno la caratteristica di estendere il loro territorio a cavallo tra due aree naturali protette: il Parco nazionale dei Monti Sibillini a nord e il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga a sud.

 
Lapide che ricorda l'inaugurazione dell'acquedotto consorziale di Pescara del Tronto, avvenuta alla presenza del presidente della Repubblica Italiana Giovanni Gronchi, collocata sulla facciata esterna del palazzo dell'Arengo di Ascoli Piceno.[3]

TerritorioModifica

Il borgo, situato nell'alta valle del Tronto, sorge sulle alture a sinistra del corso dell'omonimo fiume, circondato prevalentemente da zone boschive e tratti di aree utilizzate per il pascolo di piccole greggi.

La fauna che popola il suo circondario è costituita da varie specie di animali selvatici tra cui, in maggior numero, i cinghiali, che hanno avuto un incremento di crescita a seguito di un'operazione di ripopolamento. Vi è, inoltre, la presenza del picchio, del falco pellegrino, della lepre, del gatto selvatico, del tasso, dello scoiattolo, del riccio, dell'istrice, del capriolo, della volpe e della donnola.

Origini del nomeModifica

La denominazione Pescara del Tronto è un idronimo e deriva dall'accostamento di due termini:

  • «Pescara», etimologicamente riconducibile alla parola «pescaia», che può identificare una porzione del tratto dell'alveo di un fiume delimitato o chiuso da sassi dove poter pescare. Giuseppe Marinelli scrive che potrebbe suggerire anche l'antica presenza di uno sbarramento del fiume Tronto, che scorre vicino al paese, utile a favorire la cattura del pesce.[4] Un'altra ipotesi spiega che il toponimo possa derivare dalla parola «pisc(i)ara» per indicare un luogo dove scorre l'acqua.[5]
  • «del Tronto» in riferimento all'omonimo fiume che bagna la località.

StoriaModifica

L'origine e la fondazione del primo insediamento di questo borgo sono riconducibili allo spostamento di piccole comunità provenienti dalle zone della riviera che, per sottrarsi ai saccheggi, risalirono i corsi d'acqua, tra cui il fiume Tronto, e si stanziarono tra i monti, scegliendo un'ubicazione che garantiva maggiore sicurezza. Il paese acquistò rilevanza a seguito del passaggio della Salaria, via consolare costruita dagli antichi romani per collegare la città di Roma con il mare Adriatico generando un canale commerciale per il traffico ed il trasporto del sale. Con la presenza della strada arrivarono anche i pericoli e fu allora che gli abitanti protessero le loro case cingendo di mura il piccolo borgo. La possibilità di accesso all'interno dell'incasato era regolata da una porta che restava aperta durante il giorno e chiusa di notte. Di questo ingresso oggi rimane solo la memoria della via del Portone.

Fra i vicoli del paese, su alcuni architravi delle porte delle abitazioni più antiche si scorgevano stemmi e date. In uno, di forma circolare, si notavano scolpite in bassorilievo un paio di forbici poste al centro della data 1410, probabilmente il piccolo stabile fu la bottega di un sarto o di un tosatore di pecore. Un altro architrave mostra la data 1550 ed un altro ancora un'epigrafe in dialetto dal significato sconosciuto.

Lo stemma più antico era sicuramente il cristogramma che recava la sigla medioevale IHS, grafema del nome di Gesù, scalpellato al centro di un cerchio. Questo è il trigramma di san Bernardino da Siena, diffuso dallo stesso frate appartenente all'ordine dei minori francescani, nel XV secolo, che è passato anche in questo luogo.

Dalla relazione della visita pastorale del vescovo ascolano Nicolò Aragona, avvenuta tra il 1580 ed il 1581, si apprende che nel paese era già stata istituita la Confraternita del Corpus Domini. [6]

Nell'anno 1750, il nome della «Villa di Pescara» è citato nelle pagine del Cabreo della Commenda dell'Ordine di Malta di San Giacomo di Norcia, appartenente all'Ordine Gerosolimitano.
Il paese è menzionato a proposito dei possedimenti che la stessa Commenda di San Giacomo di Norcia, aveva in questo borgo e nelle campagne del suo territorio. Nelle mappe descrittive che illustrano la raccolta documentale vi sono rappresentate le proprietà delle campagne e delle case di Pescara e del vicino paese di Vezzano, entrambi del Contado di Arquata. I disegni che riproducono schematicamente i beni inventariati sono realizzati a matita, inchiostro ed acquerello su carta, alcuni sono corredati da una leggenda in calce. [7]

Il passaggio di Ferdinando II delle Due Sicilie nell'anno 1832Modifica

Tra le «Cose notabili», avvenute negli anni compresi tra il 1831 ed il 1833, Niccola Palma, nel «Capitolo aggiunto» al III Libro della sua opera,[8] si sofferma sulla narrazione del viaggio che il re Ferdinando II compì per «osservar bene la linea delle frontiere» abruzzesi del suo Regno. Lo storico teramano definisce l'accaduto un «sì lieto racconto»[9] e continua scrivendo che « L'augusto viaggiatore, partito da Amatrice» la mattina del 21 luglio 1832, proseguì «da quella parte sino alla foce del Tronto (scopo che non avrebbe potuto ottenere viaggiando sempre entro il Regno, senza valicar aspre montagne) penetrò nello Stato Pontificio: e per Arquata ed Acquasanta andò a riposare un'ora in Ascoli»[9] «e verso il tramontare del sole recossi alla vicina Civitella del Tronto ne’ suoi reali dominj.»[10] Dalle cronache dell'epoca, dal Bollettino Piceno e dagli Annali della città di Ascoli Piceno (anno 1832), trascritti con cura da Gabriele Lalli, si legge la particolareggiata esposizione degli accadimenti succedutisi nelle ore in cui il sovrano si trovò nel territorio arquatano transitando sul tracciato della Vecchia Salaria che a quel tempo attraversava i centri abitati di: Tufo, Pescara del Tronto, Vezzano ed Arquata[10] per poi scendere verso la parte più bassa della Valle del Tronto. Il re sostò nella «Villa di Pescara» il giorno del 21 luglio quando, sul suo cammino, incontrò una giovane contadina che recava con sé un cesto coperto. Le chiese cosa stesse trasportando e la villanella rispose che aveva «un grosso piatto di legumi e pane bruno»[11] preparati per suo marito che lavorava in campagna. Ferdinando II, temendo di essere avvelenato, non aveva consumato pasti ad Amatrice ed in seguito, stando alle cronache, nemmeno ad Ascoli. Il monarca domandò alla donna di poter mangiare quel cibo che aveva cucinato per il suo consorte e la donna glielo offrì. Dopo aver consumato il pasto ed aver lautamente ricompensato la giovane, il re si fermò all'interno del paese per dissetarsi bevendo l'acqua fresca che copiosamente sgorgava dalle fonti.[11] Il piatto di legumi, oggetto di questo racconto, consisteva in una minestra dei cosiddetti «fagioloni di Pescara», più noti come i fagioli bianchi di Spagna, che da quel giorno assunsero notorietà fino ad essere ricordati nelle cronache degli anni '70 come «quelli che assaggiò Re Ferdinando. »[11]

La visita di papa FrancescoModifica

Nella giornata del 4 ottobre 2016, papa Francesco, in forma privata, ha visitato i luoghi e le popolazioni colpite dal primo violento sisma del 24 agosto 2016 ed è giunto anche a Pescara del Tronto accompagnato da Giovanni D'Ercole, vescovo della diocesi di Ascoli. Il santo padre si è intrattenuto a conversare con alcuni residenti esprimendo loro la sua sentita vicinanza spirituale, benedicendoli e rivolgendo una preghiera per i superstiti e per le numerose vittime rimaste sotto il crollo delle abitazioni. [12]

Eventi sismiciModifica

Terremoto dell'Aquila del 1703Modifica

Il paese è stato investito dalle onde sismiche del terremoto dell'Aquila del 1703. Dalla Relazione generale delle rovine de’ 14 gennaio, e 2 febbraro 1073, redatta da Pietro De Carolis, inviato presso la Prefettura di Norcia per la constatazione dei danni, si apprendono i dati delle rovine riportate anche dal borgo pescarese. Nell'informativa del commissario apostolico nella Villa di Pescara d'Arquata, alle dipendenze della giurisdizione umbra, si rilevavano la caduta di 50 case[13] e due vittime: un anziano ed un ragazzo di 12 anni.[14]

Terremoto del Centro Italia del 2016 e del 2017Modifica

Il centro abitato è stato colpito anche dai terremoti del 2016 e 2017 che ne hanno causato la completa distruzione. L'evento del 24 agosto, di magnitudo elevata, pari al grado 6,0 della Scala Richter, ha provocato la quasi completa distruzione delle case e, nella sola frazione, la perdita di 52 vite umane.[15][16] Nei mesi seguenti, nuove scosse hanno infierito sul paese, ormai evacuato, fino alla più potente scatenatasi il 30 ottobre con una magnitudo di 6,5 che ha raso al suolo i pochi edifici che avevano resistito alla scossa del 24 agosto.[17]

Gli ultimi studi sul territorio hanno stabilito che la frazione non potrà più essere ricostituita dov'era, poiché il suolo che la ospitava non risulta più idoneo alla ricostruzione. Sono ancora in corso indagini sul suolo circostante per progettare la realizzazione di un eventuale nuovo insediamento urbano.[18]

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture religioseModifica

Chiesa di Santa CroceModifica

Nel paese restano le macerie della chiesa parrocchiale dedicata alla Croce, implosa durante la prima scossa del sisma del 24 agosto 2016, che era edificata nella zona più alta del borgo dopo il 313 d.C., anno in cui l'imperatore Costantino I concesse la libertà di culto.

La ragione della dedicazione alla Croce nasce poiché, al suo interno, vi era custodita una piccola reliquia riportata da uno sconosciuto abitante che aveva partecipato alle Crociate e, tornato in patria, aveva voluto dare il nome "della Croce" alla chiesa già esistente.

L'edificio consacrato mostrava un'architettura di essenziale semplicità riferibile ai secoli XVII-XVIII. [19] La sua facciata esterna, rifinita ad intonaco, era preceduta da una scala e da un piccolo spazio antistante. Il prospetto era aperto dalla porta d'accesso e da una finestra vetrata posta sotto la sommità dello spiovente del tetto. Sulla parete esterna, a destra dell'ingresso, vi erano collocate due lapidi con incisi i nomi dei pescaresi caduti nel primo e nel secondo conflitto mondiale.

Lungo il fianco di sinistra si elevava la torre campanaria a base quadrata e cuspidata all'estremità, realizzata in conci di pietra, che accoglieva le campane ed un orologio.

L'aula liturgica si mostrava costituita da un unico ambiente a pianta rettangolare. Addossate alle pareti longitudinali si trovavano colonne, a base quadrata, erette utilizzando conci squadrati di pietra locale. Nelle porzioni degli intercolumni le nicchie custodivano statue di santi.

A destra dell'altare maggiore, nella zona del transetto, rialzato da pochi gradini rispetto al piano di calpestio dell'interno, vi era l'affresco dedicato alla Madonna del Soccorso, eseguito con la tecnica della pittura su intonaco, recentemente restaurato e salvato dalla distruzione. Il tema del dipinto illustra il racconto del miracolo che la Vergine ha benevolmente concesso agli abitanti del paese. La tradizione narra che la Madonna, a seguito delle invocazioni dei pescaresi, abbia fermato il distacco di una frana dalla montagna che sovrasta il borgo, divenuta pericolante e cedevole dopo un periodo di lunghe ed incessanti piogge. La mano di un pittore sconosciuto ha dipinto l'argomento di questo miracolo raffigurando la Madonna del Soccorso con in braccio il Bambino, che giganteggia nella centralità della rappresentazione, mentre accoglie sotto il suo manto aperto gli abitanti, ritraendo da una parte gli uomini e dall'altra le donne. Verso il 1400 è stato eretto un muro intorno all'affresco e, in epoca successiva, verso il 1600, è stata costruita una piccola chiesa larga 6 passi e lunga 13, chiamata Oratorio, intitolata, appunto, alla Madonna del Soccorso.

Nel periodo compreso tra il XVI ed il XVII secolo la chiesa è stata utilizzata anche come cimitero destinando la zona sottostante della pavimentazione alla sepoltura dei cadaveri. Questi erano calati in apposite buche predestinate ad accogliere separatamente: maschi, femmine, bambini e forestieri. Con cadenza quinquennale avveniva il cosiddetto spurgo. Le ossa dei defunti riesumati, chiuse all'interno di sacchi, erano nuovamente inumate nello spazio antistante alla chiesa. Alcune famiglie, invece, godevano il privilegio di essere sepolte nella Chiesa dell'Oratorio della Madonna del Soccorso.

Inventario della veneranda Chiesa di Santa Croce della Sagra Religione Gerosolimitana di Pescara. 1790Modifica

È possibile aggiungere ulteriori informazioni e riferimenti, legati alla storia di questa chiesa, dalla lettura dell'Inventario conservato presso l'Archivio diocesano di Ascoli Piceno, tra le carte della busta n. 3 della Congregazione N. 4 di Arquata del Tronto, redatto nel sul finire del XVIII secolo.

Dal documento si apprendono la consistenza, l'enumerazione e la descrizione di tutti i beni esistenti, sia mobili e sia immobili, delle suppellettili, delle ragioni e delle dazioni, del contenuto dei libri delle entrate e delle uscite e di qualunque altra spettanza riferibile ed ascrivibile al tempo della scrittura, quando la chiesa parrocchiale di Santa Croce, della Villa di Pescara, apparteneva alla Sagra Religione di Malta. L'esposizione si apre con la dicitura: «Nel nome di Dio Amen» e la data del 19 febbraio 1790.

Il compilatore dell'atto è il parroco Niccola Amadio che, «per ordine di Monsignre Illustrissimo e Reverendissimo Pietro Paolo Leonardi Vescovo, e Principe d'Ascoli», redige la lunga lista descrittiva. Il presbitero dichiara che la chiesa appartiene alla «Sacra Religione di Malta» ed è ubicata presso la contrada vicino al Ponte. L'intera consistenza della proprietà si compone dell'edificio consacrato ed una sagrestia, confinanti con l'altra chiesa della Madonna del Soccorso, porzioni di suolo pubblico ed una casa privata dei Rendina.

Secondo quanto si legge, all'interno dell'aula liturgica vi erano 5 cappelle con relativi altari, rispettivamente dedicati a Maria Santissima Immacolata, al Santissimo Crocifisso, a sant'Antonio di Padova, a sant'Antonio Abate e l'altare maggiore intitolato a Santa Croce.

Di seguito, sono annoverati tra le proprietà mobili alcuni quadri, di diverse grandezze, che ritraggono rispettivamente: la Madonna del Rosario, san Vincenzo Ferreri, sant'Emidio e ancora uno con san Giovanni Battista vicino al fonte battesimale. Nell'elenco compaiono menzionati anche una lampada argentata le riproduzioni delle Stazioni della Via Crucis che recano cornici dorate. Inoltre vi sono confessionali, di legno d'albuccio e di castagno, e 2 campane: 1 grande ed 1 piccola. Nella sagrestia si trovano conservati una pianeta ed alcune tonache di stoffa di vari colori.

Il resoconto delle spese e delle entrate è contabilizzato in scudi. Nell'elenco delle voci sono annoverati i proventi di reddito acquisiti per la celebrazione di messe e per le donazioni ricevute, da cui sono sottratte le spese per il mantenimento, l'ordinaria amministrazione della chiesa e la copertura di alcune necessità del parroco. Tra le uscite sono elencate le somme destinate all'acquisto dell'olio, del sapone per lavare camici e tovaglie, per il pagamento di un cuoco, per le funi delle campane, per l'incenso, per la cera bianca e per l'olio della lampada del Sacramento e dell'altra della Madonna del Soccorso.

Il presbitero conclude l'Inventario sottoscrivendo ed assicurando personalmente la veridicità del contenuto con la dicitura: «Niccola Amadio, Paroco affermo quanto si contiene nel presente Inventario». [20]

Croce astile del XIII secoloModifica

All'interno della chiesa, in una buca ricavata nella zona destra della parete di fondo, contenuta e protetta in una teca lignea con vetro, era esposta la croce astile appartenente al corredo sacro della parrocchia.
Il manufatto che risulta indenne dopo la violenza dei sismi, è considerato tra le croci metalliche giunte ai nostri giorni nel miglior stato di conservazione della regione Marche.

La croce è stata catalogata nell'anno 1963 come un'opera umbro-sabina realizzata nel XIII secolo. La letteratura più recente la classifica, con maggior precisione, come un oggetto d'arte sacra proveniente dalla scuola di oreficeria abruzzese di Sulmona, realizzato nella seconda metà del XIII secolo. Simili ed appartenenti alla stessa produzione vi sono anche le croci astili di Abetito e di Castro, del XV secolo, custodite presso il museo diocesano di Ascoli Piceno.

L'oggetto liturgico è caratterizzato da connotati di «estrema arcaicità» e si mostra privo di elementi che ne impreziosiscano la composizione. La croce è costituita da un'armatura di legno rivestita da una sottile lamina di rame dorato, lavorata con la tecnica dello stampo e misura 47 × 38 cm sviluppando un modestissimo spessore.

Utilizzata durante le processioni fissata ad una lunga asta di circa due metri, era portata dal crucifero che precedeva il sacerdote ed apriva il corteo religioso che attraversava le vie del paese.

La struttura di questa croce si eleva dal montante che oltrepassa di poco la traversa. La decorazione presenta al centro l'immagine della figura del Cristo crocifisso riconducibile ai canoni dell'iconografia bizantina, quindi un Christus triumphans, ritratto in piedi e con gli occhi aperti, che trionfa sulla morte. La composizione centrale è leggermente sollevata dallo sbalzo della croce, sui cui è inchiodato Gesù, decorata con trame romboidali riproposte anche in quella di Fagnano o dell'altra conservata presso la pinacoteca civica ascolana.

Le quattro estremità dei suoi bracci sono trilobate ed accolgono i simboli dei dolenti: la Madonna, a sinistra, e san Giovanni apostolo ed evangelista, a destra, che reca in mano una palma. Alla sommità vi è un angelo con le ali aperte e alla base del montante la raffigurazione del monte Calvario con al centro il teschio di Adamo. In questa rappresentazione si ritrova il riferimento al racconto riportato anche nella Legenda Aurea secondo cui nel luogo dove fu piantata la croce di Cristo fu sepolto Adamo che con la sua morte si riscattò dal peccato originale.

Il verso della croce è decorato dalla presenza di Cristo benedicente, seduto su un semplice trono contornato da un tetramorfo dei quattro evangelisti: in alto l'aquila di san Giovanni, a destra il leone di San Marco, in basso l'angelo di san Matteo e a sinistra il bue di san Luca.

Edicola votivaModifica

Poco oltre l'abitato del paese, lungo il percorso ottocentesco della Salaria, l'attuale SP129[21], in direzione Arquata, all'altezza di una curva che precede la chiesetta di Santa Lucia ed il bivio per la frazione di Vezzano, vi era un'edicola votiva dedicata alla Madonna. Probabilmente edificata su un sito più antico, già dal 1867 si trovava sulla sommità di una modesta altura a strapiombo sul fiume Tronto. Dall'iscrizione, datata 1932, posta nella parete interna, si apprendeva che era stata restaurata nell'anno 1925 da un abitante del paese di nome Antonio Pala. Il piccolo manufatto in muratura è irrimediabilmente crollato durante gli eventi sismici avvenuti tra il 2016 ed 2017. La sua struttura architettonica, contraddistinta da semplici linee e con coronamento a spiovente, si componeva di due colonne a sezione quadrata che sorreggevano un arco in laterizi. Al suo interno, in una nicchia protetta da una grata, vi era custodito il quadro che ritraeva l'immagine della Madonna col Bambino, trafugato prima del terremoto.[22] Nelle 5 righe dell'iscrizione che correva nella facciata interna si leggeva:

«1932
ANNO X[23]
IN SOSTITUZIONE DELL'EDICOLA
FONDATA NEL 1867 E RESTAURATA
NEL 1925 DA ANTONIO PALA»

Mulino ad acquaModifica

Nel paese è stato attivo un mulino ad acqua costruito all'interno di un edificio con caratteristiche architettoniche industriali ottocentesche, elevato da maestranze locali nella seconda metà del XIX secolo. L'impianto di macinazione è stato convertito a elettrico nel 1939 ed è rimasto funzionante fino ai primissimi anni della seconda metà del XX secolo. In seguito, intorno al 1970, il fabbricato ha cambiato la sua destinazione d'uso ed è stato trasformato in una dimora privata. [24]

Camposanto in località Cimetta di VentoModifica

Negli anni compresi tra il 1853 ed il 1854 nella zona del paese si verificò il diffondersi di un'epidemia. L'elevato numero dei cadaveri impose la necessità di trovare un posto lontano dal centro abitato per le sepolture che fino ad allora avvenivano all'interno della chiesa. Questo luogo fu individuato nella località Cimetta di Vento, piccolo poggio che si trova poco fuori dal borgo, dove nell'anno 1889 fu costruito il cimitero ancora oggi esistente.

Infrastrutture e trasportiModifica

StradeModifica

Il centro urbano è attraversato dalla SP129 che lo collega alle frazioni di Tufo, Capodacqua e Forca Canapine, oltre che con il paese di Vezzano ed al capoluogo.[25]

Il paese è visibile dalla Strada statale 4, che in prossimità di Pescara risulta una strada ad una sola carreggiata per la presenza di protezioni di contenimento della frana che scende dal fianco dell'altura, ma in buona parte a scorrimento veloce (con diversi tratti ancora da ammodernare). La sede viaria della SS4 fiancheggia e raggiunge il villaggio SAE di Pescara del Tronto, allestito dopo gli eventi sismici, e si dirige da un lato verso Amatrice, Rieti e Roma, dall'altro ad Ascoli Piceno e al mare Adriatico. Dalla Salaria, provenendo da Ascoli, dopo aver superato il paese di Trisungo è possibile imboccare la strada statale 685 delle Tre Valli Umbre, che la collega a Norcia e Spoleto.

FerrovieModifica

Pescara del Tronto non è servita da alcuna linea ferroviaria; la stazione più vicina è quella di Ascoli Piceno, che dista circa 37 km, posta sulla linea secondaria Ascoli-Mare. Il paese avrebbe dovuto essere collegato dalla Ferrovia Salaria (Roma-Rieti-Ascoli Piceno-San Benedetto del Tronto), che fu più volte progettata ma mai realizzata.

NoteModifica

  1. ^ a b Dati Censimento ISTAT 2001, su dawinci.istat.it. URL consultato il 26 ottobre 2008.
  2. ^ G. Marinelli, op. cit. pag. 245.
  3. ^ dal sito del CIIP di Ascoli Piceno Archiviato il 28 settembre 2007 in Internet Archive.
  4. ^ G. Marinelli, Dizionario Toponomastico Ascolano - La Storia, i Costumi, i Personaggi nelle Vie della Città, op. cit., pag. 245.
  5. ^ N. Galiè G. Vecchioni, Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, op. cit., p. 18.
  6. ^ G. Fabiani, Ascoli nel Cinquecento, Vol. I, op. cit., pag. 402.
  7. ^ AA. VV., Conoscere l'Archivio di Norcia, Vol. II, Norcia ed Arquata del Tronto, op. cit., pag. 76.
  8. ^ N. Palma, Storia della città e diocesi di Teramo, (Voll. III), op. cit., pag. 637.
  9. ^ a b N. Palma, Storia della città e diocesi di Teramo, (Voll. III), op. cit., pag. 641.
  10. ^ a b G. Lalli, Ottocento arquatano - Storie, fatti e misfatti, op. cit., pag. 151.
  11. ^ a b c G. Lalli, Ottocento arquatano - Storie, fatti e misfatti, op. cit., pag. 153.
  12. ^ Visita di Papa Francesco alle popolazioni dell’Italia Centrale colpite dal terremoto del 24 agosto scorso, su w2.vatican.va. URL consultato il maggio 2019.
  13. ^ P. De Carolis, Relazione generale delle ruine, e mortalita' Cagionate dalle scosse del Terremoto de' 14. gennaro, e 2. febbraro 1703, op. cit., pag. 24.
  14. ^ G. Lalli, La torre Civica di Arquata del Tronto, op. cit., p. 28.
  15. ^ Terremoto: a Pescara del Tronto fiaccolata con Conte In occasione del secondo anniversario del sisma del 24 agosto 2016 da ansa.it URL consultato il 7 aprile 2019.
  16. ^ Terremoto, fiaccolata a Pescara del Tronto con il premier Conte Alle 3:36, l'ora della scossa del 24 agosto di due anni fa, il parroco ha letto i nomi delle 52 vittime da tgcom24 URL consultato il 7 aprile 2019.
  17. ^ Video di Pescara del Tronto all'indomani del terremoto del 30 ottobre 2016, da Repubblica.it.
  18. ^ Difficilmente Pescara del Tronto sarà ricostruita lì dove stava, su cronachepicene.it. URL consultato il 7 aprile 2019.
  19. ^ Parrocchia di Santa Croce di Pescara del Tronto, su diocesiascoli.it. URL consultato il 10 maggio 2019.
  20. ^ Archivio diocesano di Ascoli Piceno, Congregazione N. 4 di Arquata del Tronto, busta n. 3.
  21. ^ | Tracciato della SP129 su openstreetmap.org URL consultato il 6 aprile 2019.
  22. ^ G. Lalli, Ottocento arquatano - Storie, fatti e misfatti, op. cit., pp. 210-212.
  23. ^ Riferito al X Anno della numerazione dell'Era fascista. G. Lalli, Ottocento arquatano - Storie, fatti e misfatti, op. cit., pag. 211.
  24. ^ Mulino di Pescara, su beniculturali.marche.it. URL consultato il 10 maggio 2019.
  25. ^ | Tracciato della SP129 su openstreetmap.org URL consultato il 7 aprile 2019.

BibliografiaModifica

  • Pietro De Carolis, Relazione generale delle ruine, e mortalita' Cagionate dalle scosse del Terremoto de' 14. gennaro, e 2. febbraro 1703. In Norcia, e Cascia, e loro contadi, Compresi li Castelli delle Rocchette, e Ponte, Giurisdizione di Spoleto; Trasmessa da Monsignor Illustrissimo, e Reverendissimo Pietro De Carolis, Commissario Apostolico in detti Luoghi; all'Eminentiss. e Reverendiss. Sig. Card. Paulucci Degnissimo Segretario di Stato di Nostro Signore Papa Clemente XI. E riferita sotto li 5. Marzo del medemo Anno nella Sagra Congregazione da Sua Beatitudine deputata sopra l'occorrenze del Terremoto., Roma, per Luca Antonio Chracas, presso San Marco al Corso, 1703.
  • Archivio diocesano di Ascoli Piceno, Congregazione N. 4 di Arquata del Tronto, busta n. 3.
  • Giuseppe Fabiani, Ascoli nel Cinquecento – Vol. I, Ascoli Piceno, Società Tipolitografica Editrice, 1970.
  • Niccola Palma, Storia della città e diocesi di Teramo (Voll. III) (ristampa anastatica), Sant'Atto di Teramo, Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo, 1980.
  • AA. VV., Conoscere l'Archivio di Norcia, Vol. II, Norcia ed Arquata del Tronto, Norcia, Comune di Norcia Assessorato Affari Generali, 1997.
  • Narciso Galiè e Gabriele Vecchioni Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, Società Editrice Ricerche s. a. s., Via Faenza 13, Folignano (AP), Stampa D'Auria Industrie Grafiche s.p.a., Sant'Egidio alla Vibrata (TE), Edizione marzo 2006, pp 18, 105-106, ISBN 88-86610-30-0;
  • Le Trame del Romanico, Tesori Medioevali nella Città del Travertino, Provincia di Ascoli Piceno - Assessorato alla Cultura, FastEdit di Acquaviva Picena, 2007, pp. 87–89;
  • Giuseppe Marinelli, Dizionario Toponomastico Ascolano - La Storia, i Costumi, i Personaggi nelle Vie della Città, D'Auria Editrice, Ascoli Piceno, marzo 2009, p. 245;
  • Gabriele Lalli, La Torre Civica di Arquata del Tronto nei documenti d'archivio e dopo i sismi del 24 agosto e del 30 ottobre 2016 che ne hanno procurato il crollo, Arquata del Tronto, Arquata Potest, 2018. ISBN 9788864970134
  • Gabriele Lalli, Ottocento arquatano - Storie, fatti e misfatti, Colonnella (Teramo), Associazione Arquata potest, 2018, ISBN 978-88-6497-101-8.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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