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Pescocostanzo
comune
Pescocostanzo – Stemma Pescocostanzo – Bandiera
Pescocostanzo – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
ProvinciaProvincia dell'Aquila-Stemma.png L'Aquila
Amministrazione
SindacoRoberto Sciullo[1] (lista civica Alternativa democratica) dal 1-6-2015
Territorio
Coordinate41°53′14″N 14°03′59″E / 41.887222°N 14.066389°E41.887222; 14.066389 (Pescocostanzo)Coordinate: 41°53′14″N 14°03′59″E / 41.887222°N 14.066389°E41.887222; 14.066389 (Pescocostanzo)
Altitudine1 395 m s.l.m.
Superficie55,06 km²
Abitanti1 083[2] (31-3-2018)
Densità19,67 ab./km²
FrazioniSant'Antonio Bosco
Comuni confinantiAteleta, Cansano, Palena (CH), Pettorano sul Gizio, Rivisondoli, Rocca Pia, Roccaraso
Altre informazioni
Cod. postale67033
Prefisso0864
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT066070
Cod. catastaleG493
TargaAQ
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitantipescolani
Patronosan Felice[non chiaro] martire
Giorno festivo8 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pescocostanzo
Pescocostanzo
Pescocostanzo – Mappa
Posizione del comune di Pescocostanzo all'interno della provincia dell'Aquila
Sito istituzionale

Pescocostanzo è un comune italiano di 1 083 abitanti in provincia dell'Aquila in Abruzzo. Considerato uno dei borghi storici d'Abruzzo, è sede di un'omonima stazione sciistica privata. Il comune è membro del Club "I borghi più belli d'Italia".

Indice

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

È situato nella regione degli Altipiani maggiori d'Abruzzo, un territorio dominato prevalentemente da pascoli. Situata ad un'altitudine di 1395 m s.l.m. alle pendici del Monte Calvario (1743 m) dove è posta anche la stazione sciistica che fa parte del comprensorio dell'Alto Sangro, Pescocostanzo domina la conca dell'altopiano del Quarto Grande. Appartiene alla comunità montana Alto Sangro e altopiano delle Cinquemiglia. È raggiunto da est dalla Strada statale 84 Frentana attraverso il Valico della Forchetta (1300 m circa). Con i suoi 1395 m s.l.m. Pescocostanzo è il quarto comune più elevato degli Appennini.[3]

ClimaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Pescocostanzo.

StoriaModifica

 
Largo della Collegiata; in fondo alla strada è visibile la basilica di Santa Maria del Colle

La fondazione di Pescocostanzo viene fatta risalire al X secolo. Fin dai primi secoli si dimostrò prevalente sui centri circostanti, mostrando però rapporti movimentati nei confronti di feudatari e istituzioni religiose.

Nell'XI secolo compare tra i possedimenti diretti dell'Abbazia di Montecassino: viene rappresentato sui battenti bronzei della nuova porta del Monastero cassinense voluta dall'Abate Desiderio nel 1065[4].

Nel 1108 l'abate di Montecassino ed il preposto del monastero di San Pietro dell'Avellana, tal Brunone che viene definito anche vescovo, cedono il castello di Pesco Costanzo e la sua chiesa di Santa Maria al conte Attone figlio di Gualtieri, in cambio del castello di Cantalupo, che ne diventa così il primo feudatario laico dalla sua fondazione[5].

Il terremoto del 1456 che devastò l'Abruzzo offrì le condizioni al borgo per cambiare l'assetto urbanistico, con l'afflusso di una massiccia colonia di maestranze lombarde; questo singolare evento lasciò la sua impronta nel tessuto sociale e culturale del paese. Tra l'altro si conserva l'uso del rito ambrosiano nelle cerimonie di battesimo celebrate nella Basilica di Santa Maria del Colle. Con il dominio di Ferdinando I d'Aragona fin dal 1464 Pescocostanzo ebbe uno statuto che garantì per l'appartenenza al regio demanio per qualche tempo, godendo delle relative libertà. Successivamente il controllo della cittadina fu affidato a feudatari. La formazione nel tempo di una classe sociale economicamente solida e culturalmente elevata portò ad uno stato di benessere e di un'efficiente amministrazione.

La svolta per la cittadina si ebbe nel 1774, quando assumendo il titolo di Universitas Sui Domina (comunità padrona di sé), motto che fregia tuttora lo stemma comunale, si riscattò dal dominio feudale. Trovarono accoglienza nella società gli studi giuridici, filosofici, storici, matematici, letterari e un notevole culto dell'arte. A testimoniare la cultura locale vi sono i patrimoni librari custoditi presso molte famiglie e i numerosi eletti ingegni fioriti a Pescocostanzo. Il primo e più autorevole interprete in Italia della filosofia kantiana fu infatti un cittadino pescolano, il filosofo e matematico Ottavio Colecchi. La presenza di un consistente numero di opere d'arte nel piccolo borgo aquilano trova spiegazione in due fattori: le notevoli risorse economiche di istituzioni pubbliche e dirigenti e la disponibilità di maestranze in grado di realizzare opere in pietra, marmo, ferro battuto e legno, tradizioni artigianali tramandate dopo l'immigrazione dei mastri lombardi tra il XV e il XVII secolo.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture religioseModifica

 
Santa Maria del Colle
Basilica di Santa Maria del Colle
Si tratta del monumento rappresentativo di Pescocostanzo. La chiesa attuale è una ricostruzione del 1456 della vecchia, dopo un terremoto. Nell'epoca rinascimentale barocca fu oggetto di restauri e ampliamenti, come la facciata del 1558 sul lato orientale, e il Cappellone del Sacramento del 1691. L'ampia aula quadrata dalla caratteristica spaziale unica in Abruzzo, è a cinque navate, suddivise da pilastri quadrati che sostengono archi a tutto sesto, senza transetto e con il coro rettangolare. L'ingresso laterale è oggi quello principale, dotato da imponente scalinata, risalente al 1580, sopra cui campeggia il portale tardo romanico con lunetta affrescata. La ricchezza degli apparati interni, tra i quali spiccano gli splendidi soffitti lignei: quello dell'ottavo decennio del XVII secolo di Carlo Sabatini e i due intermedi del 1742 dorati e intagliati, che incorniciano tele di pregio. Di notevole interesse è l'altare maggiore e la cancellata in ferro battuto sono una sintesi dell'operato delle maestranze abruzzesi nell'oreficeria del barocco. Il Cappellone del Sacramento è del 1699-1705, opera di Santo di Rocco e Norberto Cicco; tra le opere d'arte ci sono statue lignee come quella medievale della Madonna del Colle, gli stucchi di Giambattista Gianni e la pala d'altare di Santa Caterina di Tanzio da Varallo, che mostra la Madonna dell'incendio sedato (1614)
 
Oratorio del Suffragio dei Morti
 
Interno della chiesa della Madonna delle Grazie
 
Sant'Antonio Abate
Chiesa di Santa Maria del Suffragio dei Morti
Si trova accanto la Basilica, risalente al XVI secolo, presentando la facciata a terminazione orizzontale, riproducendo una tipologia molto diffusa nella Majella. Il prospetto è tripartito da lese piatte in pietra, proporzionando il rapporto tra l'esigua altezza e la larghezza; al centro si apre un'ampia finestra rettangolare sopra il portale, e le altre finestre, disposte su due ordini. Spicca il portale seicentesco con timpano triangolare sorretto da colonne poste su alte basi, con la decorazione barocca di due teschi affiancati dal retro. All'interno si ammirano un pregevole altare in noce, realizzato da Palmero Grasso tra il 1647 e il 1469, e completato da Ferdinando Mosca nel 1716; il soffitto a cassettoni lignei è del 1637, realizzato dai pescolani Bernardino d'Alessandro e Falconio Falconi
Chiesa della Madonna delle Grazie
La sua edificazione è precedente il 1508; sotto il rosone che perso la raggiata viene recata la data 1524; possedeva inoltre sulla facciata un dipinto di San Cristoforo del 1621, perché la chiesa era frequentata dai viandanti. Il prospetto principale presenta un'intonacatura bianca fino allo zoccolo basamentale grigio; la terminazione della facciata è orizzontale, conclusa con piccola cornice a dentelli. All'interno si triova un altare ligneo del 1596 che racchiude una tela raffigurante la Vergine del Suffragio, seguita da due dipinti di San Michele Arcangelo e San Francesco d'Assisi, opere di Antonio Massaretti.
Chiesa di Sant'Antonio Abate
Di origini duecentesche, si trova in cima allo sperone roccioso che sovrasta Piazza Municipio; possiede una torre campanaria angolare a vela, ed ha pianta rettangolare a capanna. Appartenne nel 1777 all'Ordine degli Antonini.
 
Eremo Di Sant'Antonio
Eremo di San Michele
Viene citato da papa Lucio III nel 1183, e si trova fuori il paese, costituito da due aree scavate nella roccia, poste tra loro ad angolo. Il lato dedicato al culto ha due porte, delle quali la maggiore a sinistra, mentre la minore porta alla cappella funebre della famiglia Ricciardelli. Sull'architrave del portale si trova un'iscrizione che ricorda il restauro del 1598. L'interno della chiesa è pavimentato con lastre di pietra, mentre la volta rocciosa naturale non è rifinita, lasciata allo stadio originale. Una balaustra separa l'area sacra da quella dei fedelu; dietro l'altare si trova una nicchia che ospitava la statua del santo, ora nella chiesa del Rosario.
Chiesa di Santa Maria del Carmine
Si trova al vertice dell'incrocio tra due strade convergenti nel centro; risale al XVIII secolo con facciata in pietra bicroma in pieno stile barocco. L'interno è a navata unica, con un transetto nella parte finale che forma due cappelle laterali.
Chiesa di Gesù e Maria
Risale al XVII secolo, e si trova appena fuori il paese, con un annesso ex convento, oggi ristorante. La facciata è squadrata e divisa in due livelli da cornice, con il campanile turrito accanto. Gli interni sono arricchiti da pregevoli altari barocchi in marmo, tra cui spicca l'altare maggiore di Cosimo Fanzago, autore del quadriportico del convento. Gli stucchi sono dipinti in oro.
Ex monastero di Santa Scolastica
Si trova in Piazza Municipio e ospita l'attuale Palazzo Fanzago; fu costruito presso la preesistente chiesa di San Nicola, tutt'ora esistente, con il beneficio delle nobili famiglie pescolane, realizzato da Cosimo Fanzago nel 1624, con lavori durati fino al 1642. Solo 3 lati vennero realizzati rispetto ai 4 previsti, danneggiati dal forte terremoto del 1706; il lato opposto al fronte doveva essere più lungo degli altri, in modo da dare all'interno la conclusione trapezoidale. Del convento originario oggi rimane solo la facciata principale in Piazza Municipio, non manomessa dopo la sconsacrazione. Il prospetto è stato concepito come una quinta ce chiude lo spazio retrostante e definisce il campo triangolare con la piazza della quale diventa protagonista. Presso la facciata furono realizzate delle nicchie, sostituendo le finestre antiche: la nicchia tipica a edicola delle chiese tardo cinquecentesche.
Eremo di Sant'Antonio di Padova
Risale al XIII secolo, costituito da piccola chiesa con campanile a vela, e alcuni locali che costituivano l'abitazione degli eremiti. L'interno ha altare sormontato da un bel quadro di Sant'Antonio di Padova.

Architetture civiliModifica

 
Palazzo Fanzago
 
Palazzo Grilli
 
Piazza del Comune
Palazzo Fanzago
Ricavato dall'ex convento di Santa Scolastica, risale al XVII secolo e ha la facciata serrata da possenti cantonali in pietra squadrata, scandita da una teorie di sei nicchie a timpani triangolari alternati, chiusi, spezzati, posti a rimare il piano della facciata. Il progetto di Cosimo Fanzago mostra i portali in pietra a tutto sesto, aperti nel corso del XIX secolo, per ospitare botteghe al pian terreno; le nicchie con le paraste ribattute da volute a mensole inginocchiate costituiscono un episodio chiave dell'opera di Fanzago, presentando analogie con l'altare della chiesa del Gesù e Maria. Di importanza sono le mensole lignee che sorreggono lo sporto di gronda del prospetto principale, raffiguranti un animale chimerico, metà leone e metà aquila, che allude alla custodia della perfezione, simbolo dell'originaria destinazione d'uso dell'edificio.
 
Piazza del Municipio
Palazzo Grilli
Nonostante il richiamo allo stile classico dei portali e delle finestre, l'edificazione del palazzo è del XVII secolo. La linerarità della struttura è spezzata dalle quattro torrette angolari cantonali, i gaifi, in cima agli spigoli perimetrali. Il portale est ricorda l'incendio appiccato nel 1674 dai banditi. La pianta è rettangolare con l'aspetto di un palazzo fortificato.
Palazzo del Municipio
Edificato nel XVIII secolo, il palazzetto rievoca il tipo edilizio della dimora pescolana, con scala di accesso esterna e ballatoio davanti il portale principale. Articolato in tre livelli, piano terra, piano nobile con ingresso e due balconi curvilinei, e piano di mezzo con finestre a edicola e coronamento ribassato, la struttura è arricchito da ringhiere in ferro battuto e dalla torre centrale dell'orologio. Sull'architrave del portale fu scolpito nel 1935 il motto SUI DOMINA, in ricordo della liberazione dal feudalesimo del paese da Ferdinando IV di Borbone
Palazzo Cocco
Presenta un'inconsueta facciata derivante dall'annessione di due blocchi di fabbrica; ciò comportò la realizzazione di un seminterrato, denunciato da una teoria di quattro quadrotte che corrono nella zona del basamento, a fianco il portale minore. Il palazzo presenta a oriente cinque piani che si riducono sul lato opposto a uno in meno. I piani delle abitazioni sono sottolineati dalla presenza di eleganti finestre settecentesche a coronamento orizzontale, mentre i locali di servizio dei piani inferiori e l'ammezzato di sotterraneo si caratterizzano per la presenza di quadrotte.
Palazzo Ricciardelli
Appartenne al patriota Nicola Ricciardelli, molto minore nella costruzione originaria del XVII secolo. Ampliato successivamente, presenta un impaginato di facciata serrato da imponenti cantonali in pietra squadrata, che si articola su quattro livelli: il piano terra della cantina, il piano nobile e il secondo piano con edicole a coronamento orizzontale. L'ultimo piano ammezzato di sottotetto è denunciato all'esterno da sopraluci rettangolari, che insistono sulle finestre del secondo livello. Dal portale d'ingresso a tutto sesto, incorniciato da lesene e concluso da triglifi a gocce, si accede agli ambienti di rappresentanza.

FontaneModifica

Fontana di Piazza Municipio
Realizzata nel XVII secolo, è in ferro e pietra, con vasca circolare di base dall'aspetto modanato, in pietra sopraelevata di due gradini. Al centro vi è uno stelo in ghisa contornato da tre putti seduti, sulle cui bocche esce l'acqua. I putti sono di scuola pescolana, per le caratteristiche dei volti. Nel marchio impresso si legge di un restauro del Novecento, dove è stata aggiunta sulla cima una conca abruzzese sorretta da una figura umana.
Fontana Maggiore
Risale al XV secolo, ma fu ampliata nel '700, e restaurata nel 1960, quando fu spostata dalla zona originale. Presenta timpano triangolare sorretto lateralmente da due piedritti che serrano quattro arcatelle pensili Sulla vasca è presente un bassorilievo di Norberto Cicco, dove spunta quattro cannule che gettano l'acqua; vi è un rilievo del Ciclo della Vita con figure umane e vegetali.

Bosco di Sant'AntonioModifica

 
Piana delle Cinque Miglia

Il centro di Pescocostanzo si trova in posizione dominante sulla Piana dell Cinque Miglia, nel comprensorio dell'Alto Sangro, e alle pendici della Majella. L'unica riserva naturale comunale è il Bosco di Sant'Antonio, divenuto protetto nel 1985, dove anticamente c'era un tempio dedicato a Giove, con un'estensione di 550 ettari. Esso è composto da faggi, aceri, perastri e cerri; nel sottobosco è presente l'agrifoglio, la rosa arvense, il ginepro, il ribes uva spina, la dafne laurella e il biancospino. Tra le specie della flora protetta vi sono le piante di genziana maggiore, la peonia, la stellina odorosa e l'erba fragolina. La fauna invece si concentra sulle specie del rampichino, il picchio muratore, il picchio verde, lo sparviero e la poiana.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[6]

 

CulturaModifica

MuseiModifica

  • Museo del merletto a tombolo: si trova all'interno di Palazzo Fanzago, dedicato al ricamo dei corredi tipici del paese, alcuni dei quali provenienti da collezioni settecentesche. Tra le opere la più famosa è la "Cena del Principe".

CinemaModifica

A Pescocostanzo sono state girate alcune scene della fiction di Rai Uno Raccontami (2006-08) e dei film Straziami ma di baci saziami (1968), di Dino Risi con Nino Manfredi, e Assisi Underground (1985).

Nel 1973 Pescocostanzo ha fatto da set allo sceneggiato di Rai Uno Vino e Pane, tratto dall'omonimo romanzo di Ignazio Silone[7].

EconomiaModifica

ArtigianatoModifica

Tra le attività economiche più tradizionali, diffuse e rinomate vi sono quelle artigianali, come la tessitura finalizzata alla realizzazione di tappeti, arazzi e coperte caratterizzati da temi geometrici e vegetali, oppure come l'arte del merletto, del tombolo e quella orafa.[8] Importanti sono anche le produzioni di mobili rustici e le lavorazioni del ferro battuto.

 
Soffitto di San Bernardino a L'Aquila, opera di Ferdinando Mosca

L'arte del ferro nel paese vanta origini antiche, esistente sin dal XV secolo circa, per un rapporto capillare, esistente anche nel resto della Valle Peligna, con i maestri Lombardi emigrati, composti da scalpellini, intagliatori, fabbri, citati in Pescocostanzo dal 1480 al 1732, rendendo il paese uno dei più fiorenti della regione quanto a innovazione culturale. Il vertice del'arte del ferro battuto si raggiunse nel XVII secolo, quando il fabbro Sante Di Rocco (1663-1705) realizzò il cancello che chiude l'accesso al Cappellone del Sacramento presso la Basilica di Santa Maria del Colle, la chiesa maggiore del paese; l'altare maggiore preceduto da una cancellata invece è di Nicodemo Donatelli. Ancora oggi quest'arte benché ridotta a semplice artigianato fine a sé stesso, con vendita di pezzi al turista in visita, è molto praticata, e si ricorda soprattutto la storica Bottega Donatelli.

Oltre al ferro battuto, di cui a Pescocostanzo resta anche l'esempio della fontana della Fanciulla in Piazza Municipio, esiste anche la lunga tradizione degli scalpellini e del tombolo all'Aquilana. Gli scalpellini fecero scuola in Abruzzo, ispirandosi anche all'arte napoletana dal XVII al XIX secolo, quasi tutti gli altari in marmo policromo della Valle Peligna presso le chiese maggiori appartengono a maestri di Pescocostanzo, oltre a ciò, gli intagliatori e decorati del legno: a Pescocostanzo vissero i due più famosi Panfilio Ranalli, che rifece nel 1715-21 il soffitto della Basilica di Santa Maria di Collemaggio (barbaramente distrutto dal soprintendente Mario Moretti nel 1968), e Ferdinando Mosca, che in contemporanea col Ranalli, rifece lo splendido soffitto della Basilica di San Bernardino. Quanto all'architettura, si ricorda il maestro Cola di Cicco, che nella seconda metà del '700 a L'Aquila realizzò il Palazzo Centi, uno dei migliori esempi innovativi di architettura tardo barocca abruzzese.

Il costume di Pescocostanzo e il merlettoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Tombolo aquilano.
 
Un tipico merletto pescolano, conservato nel Cleveland Museum

Il costume femminile, in generale, è costituito da elementi essenziali: gonna ampia, corpetto e camicia vaporosa; la gonna è di colore nero o rosso, di stoffa pesante, bordata da ricami dorati, ricoperta davanti da un grembiule bianco di lino con applicazioni di merletti. Il corpetto di solito è in velluto nero, può presentare applicazioni di passamaneria, insieme a vari tipi di tessuti e intrecci utilizzati per la guarnizione nell'abbigliamento, come bottoni o fiocchetti. Sotto il corpetto si indossa una camicia bianca con pizzi ricamati a mano, reminiscenza degli antichi indumenti femminili del Rinascimento, di cui si ricorda la tradizione del "merletto a tombolo aquilano" di Pescocostanzo (AQ). La testa è coperta da un fazzoletto ampio e bianco, in certi casi un vero e proprio turbante come nell'esempio di Scanno, abbellito con inserti di altra stoffa, solitamente quella della gonna. A caratterizzare il costume femminile abruzzese era un panno rettangolare color "vinaccia", avvolto al corpo all'altezza del petto, fungendo da sottoveste; era in lana e tessuto di casa.

 
Due ragazze pescolane in costume tipico

Identico al cosiddetto "fasciatore", molto più grande, era il mantello o lo scialle rustico da usare l'inverno per coprirsi il capo in giù, e ancora oggi sono visibili alcuni esempi grazie alla presenza di donne anziane che conservano la tradizioni; nel 1965 un documentario della Rai illustrò come le donne del paese di Frattura (Scanno) usassero tutte questo indumento all'arrivo dell'inverno. Per il lavoro dei campi si calzavano le cosiddette "ciocie", ciabatte molto pesanti e dure in cuoio o gomma; per il corredo di nozze o da esibire in occasione delle ricorrenze speciali, si usavano elementi sferici oppure ovali d'oro, chiamate "cannatore", forse di origine longobarda, frequenti soprattutto nel costume scannese, oppure i tipici ciondoli in filigrana, la famosa "presentosa" a forma di stella con due cuori intrecciati al centro (la cornice ha una linea guida generale, ma ne esistono diverse varietà), il gioiello legato alle dichiarazioni d'amore, e infine gli orecchini pendenti a navicella, detti "sciacquaje".

L'abito nuziale femminile della tradizione abruzzese prevede: in testa il velo o un fazzoletto di tulle bianco lungo fino alle spalle, il corpetto in seta rossa con maniche lunghe e polsini allacciati con bottoni dorati, la gonna bianca e grembiule azzurro in lino o altro tessuto, le scarpe nere di cuoio e calze bianche. Più semplici sono i costumi maschili: realizzati in panno di velluto nero, con pantaloni al ginocchio, calzettoni bianchi, giacchetta corta con bottoni, panciotto e camicia con il colletto ricamato, ai piedi le "ciocie" e i cui lacci legano intorno i polpacci, coperti di grosse calze in lana bianca oppure semplici scarpe di cuoio con fibbia d'argento.

 
Donna a una tavola da lavoro, esempio del tombolo di Pescocostanzo.

A Pescocostanzo già dal XVI secolo era in voga lo stile del tombolo aquilano, dove si utilizzavano, ancora oggi, i fuselli (in dialetto "tammarieje"); e ciò è dimostrato anche dai dipinti e dalle stampe delle donne abruzzesi nel costume locale, alcune delle quali conservate nella sezione del Museo della tradizione e costume locale nel complesso dei Musei Civici a Sulmona. Una leggenda vuole che nel 1547, al tempo della passione di Caterina de Medici per il merletto, la lavorazione mediante i fuselli fosse nata a Venezia, e che mediante gli scambi commerciali con il Regno di Napoli, tale tecnica fosse giunta anche in Abruzzo. Nella regione arrivò la tecnica del "punto nuovo", secondo lo storico Sabatini dalle maestranze lombarde nel XV secolo, dato che Venezia era in costante contatto mercantile con L'Aquila, mentre altre voci sostengono dell'arrivo della tradizione mediante l'amicizia tra Caterina de Medici e Vittoria Colonna, marchesa di Pescara insieme con il Marchese d'Avalos del Vasto.

Presto l'arte del tombolo divenne fonte principale del sostentamento economico della piccola realtà pescolana, tanto che anche le monache del Palazzo Fanzago (all'epoca convento di clausura delle Clarisse) si cimentavano nella tessitura. Ogni bambina, appena possibile, veniva incominciata all'arte del tombolo mediante l'esecuzione graduale della "scheda", che fisse le nozioni basilari dell'arte. E ogni ragazza in età da marito possedeva un corredo principesco di tovaglie, tovaglioli, centrini e fazzoletti riccamente ricamati. La lavorazione però includeva anche la fascia maschile per la realizzazione di cuscini e fuselli, in legno di noce, costruiti dai mastri falegnami della Majella.
Anche nel carattere sacro il tombolo di Pescocostanzo trovò il suo posto, quando vennero ricamate vesti d'onore per le statue dei santi patroni e delle Madonne. Con gli anni il merletto a mano, soprattutto nella seconda metà del Novecento, venne sostituito dal merletto a macchina per questioni economiche; per quanto ineccepibile nell'esecuzione, la tradizione a mano con i fuselli nella cittadina della Majella è ancora praticata a mano. Presso il Palazzo Fanzago oggi è allestito un museo a tema che celebra l'arte locale.

SciModifica

Nella parte alta del monte che sovrasta il paese, di recente sono stati realizzati impianti sciistici, in modo da aumentare l'offerta turistica di Pescocostanzo, gareggiando con le più vicine Rivisondoli e Roccaraso. La stazione principale è la Pescocostanzo Vallefura, offre una skiaerea che si sviluppa dal paese sui pendii del Monte Calvario; suk lato opposto una seggiovia quadriposti conduce gli sicatori al piazzale, a 1440 m sino al Rifugio a 1729 m. La seggiovia Vallefura è contrapposta all'altra Valle Gelata, a due posti, le poste hanno anche tracciati cronometrati.

Un grande snowpark con più linee di discesa, nove strutture in sequenza e illuminazione notturna, completa la stazione sciistica, provvista di tre piste illuminate, due azzurre e lo snowpark in alcune date del febbraio, poi un baby garden per i piccoli, e dei tapis roulant per gli sciatori alle prime armi

AmministrazioneModifica

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 13 giugno 2004 Antonio Di Pasquale Lista civica di centro-sinistra Sindaco [9][10]
14 giugno 2004 31 maggio 2015 Pasqualino Del Cimmuto Lista civica Rinnovamento Sindaco [11][12]
1º giugno 2015 in carica Roberto Sciullo Lista civica Alternativa democratica Sindaco [1]

SportModifica

CiclismoModifica

Ha ospitato l'arrivo della 7ª tappa del Giro d'Italia 2008 che ha visto la vittoria di Gabriele Bosisio.

NoteModifica

  1. ^ a b Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle Elezioni amministrative del 31 maggio 2015, su elezionistorico.interno.it.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2018.
  3. ^ [1]
  4. ^ A. L. Antinori, Annali degli Abruzzi, VI, Bologna, Forni Editore, 1971, pp. sub anno 1065 sub voce "Casino".
  5. ^ Anton Ludovico Antinori, Annali degli Abruzzi, VII, Bologna, Forni Editore, 1971, sub anno 1108 sub voce "Peschio Costanzo".
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  7. ^ memoriamen, Vino e Pane - RAI - Pescocostanzo - 1972 - di Piero Schivazappa, 18 novembre 2016. URL consultato il 20 luglio 2017.
  8. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 2, Roma, A.C.I., 1985, p. 16.
  9. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle Elezioni amministrative del 23 aprile 1995, su elezionistorico.interno.it.
  10. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle Elezioni amministrative del 13 giugno 1999, su elezionistorico.interno.it.
  11. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle Elezioni amministrative del 12 giugno 2004, su elezionistorico.interno.it.
  12. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle Elezioni amministrative del 28 marzo 2010, su elezionistorico.interno.it.

BibliografiaModifica

  • Pescocostanzo, in Borghi e paesi d'Abruzzo, vol. 5, Pescara, Carsa Edizioni, 2008, pp. 49-61, SBN IT\ICCU\TER\0031813.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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