Peter Lorre

attore ungherese

Peter Lorre, pseudonimo di László Löwenstein (Ružomberok, 26 giugno 1904Los Angeles, 23 marzo 1964), è stato un attore ungherese naturalizzato statunitense.

Peter Lorre nel 1946

BiografiaModifica

Con il suo volto espressivo, anche se molle, e lo sguardo acquoso e sfuggente, Lorre fu il prototipo del paranoico, del criminale, del traditore, dell'essere squallido e abietto, nato con M - Il mostro di Düsseldorf (1931) di Fritz Lang. In quel film impersonava con straordinaria compenetrazione - non solo psicologica, ma anche fisica - l'allucinato delinquente sessuale che adescava bambine per ucciderle.

Lorre era alto 1,60 cm circa, e quell'espressione dagli occhi sporgenti divenne col passare del tempo una maschera grottesca da bimbo folle, che portava in sé i segni di un'esistenza fatta di sofferenze, abusi, abbandoni. Scappato di casa a 15 anni[1], lavorò dapprima in spettacoli viaggianti e successivamente sui palcoscenici di Vienna e di Zurigo, iniziando la carriera cinematografica nel 1928[1]. Fu notato da Fritz Lang, che gli affidò la parte dell'assassino psicopatico di M - Il mostro di Düsseldorf (1931), primo film sonoro del regista[1].

Essendo ebreo, fu costretto a lasciare la Germania nel 1933 dopo l'avvento di Adolf Hitler[1], e lavorò dapprima in Francia, poi nel Regno Unito, dove partecipò a un paio di film di Alfred Hitchcock, L'uomo che sapeva troppo (1934) e Amore e mistero (1936), sempre fedele al suo personaggio e conferendo un tocco sinistro alle proprie interpretazioni[1]. Trasferitosi a Hollywood nel 1935, dimostrò di possedere solide doti di attore drammatico di formazione espressionistica (grazie alla lunga esperienza teatrale compiuta in Europa), evidenziate con il ruolo di Roderick Raskolnikov in Ho ucciso! (1935), trasposizione cinematografica del romanzo Delitto e castigo di Dostojevskij, diretta da Josef von Sternberg.

In seguito recitò in diversi film gialli o di spionaggio; dal 1937 al 1939 interpretò il detective giapponese Mr. Moto, in otto film ideati da John P. Marquand. Dimostrando un sempre maggior eclettismo, Lorre giunse all'apice interpretando il ruolo che lo rese notissimo, il frivolo ed effeminato Joel Cairo nel noir Il mistero del falco (1941), che segnò l'esordio alla regia di John Huston. Lorre formò una coppia ben assortita con il comprimario Sydney Greenstreet, e i due lavorarono successivamente in altri sette film[1]. Greenstreet era massiccio, freddo e soavemente crudele, Lorre minuto, nervoso e petulante, con i suoi occhi sporgenti e un'acuta voce nasale[1]. Tali caratteristiche resero indimenticabile anche il personaggio del trafficante Ugarte in Casablanca (1942), ma consentirono a Lorre di alternare i ruoli drammatici con prestazioni dalla spiccata vena comica, come in Arsenico e vecchi merletti (1944) e nel successivo Il tesoro dell'Africa (1953).

Cittadino statunitense dal 1941, all'inizio degli anni cinquanta Lorre tornò per breve tempo in Germania, dove interpretò e diresse L'uomo perduto (1951), storia di un uomo che diventa assassino per circostanze ambientali estranee alla sua volontà, il cui significato ultimo assurge al valore simbolico di una polemica contro la Germania nazista. La carriera dell'attore aveva però imboccato la parabola discendente, che negli ultimi anni lo condusse a orientarsi verso ruoli da caratterista, o decisamente macchiettistici, come in Ventimila leghe sotto i mari (1954), Il giro del mondo in 80 giorni (1956), La storia di Buster Keaton (1957) e Il marmittone (1957), con Jerry Lewis.

Precocemente invecchiato e appesantito, Lorre diede un magistrale e ironico contributo nelle pellicole horror I racconti del terrore (1962) e I maghi del terrore (1963) di Roger Corman, e Il clan del terrore (1964) di Jacques Tourneur, nelle quali i registi si divertirono a dissacrare i cliché del genere horror e diedero modo all'attore di dimostrare una volta di più il proprio talento comico[1]. Memorabile, cinica e abietta fu anche l'interpretazione che Lorre fornì nell'episodio Man from the South (1960), della serie Alfred Hitchcock presenta, accanto a Steve McQueen. Il ruolo del gonfio e mellifluo Carlos lo scommettitore fu uno degli ultimi ruoli di Lorre, un interprete ormai relegato, per necessità esistenziali, a parti secondarie. Il plot di Man from the South fu ripreso da Quentin Tarantino in Four Rooms (1995).

I problemi di salute e la morteModifica

Fin dall'epoca della lavorazione della serie Mr. Moto, Lorre iniziò a soffrire di dolorose coliche alla cistifellea, che per il resto della vita gli causarono insopportabili sofferenze e stati d'ansia, con conseguenti gravi problemi sul lavoro. Per alleviare il dolore, i medici gli prescrissero morfina, e l'attore sviluppò presto la dipendenza dal medicinale.

Morì nel 1964, a soli 59 anni, per un'emorragia cerebrale[2]. Fu cremato e le ceneri tumulate in una celletta dell'Hollywood Forever Cemetery.

Vincent Price, uno dei suoi migliori colleghi e amici, nell'elegia funebre sottolineò la passione di Lorre per il mestiere di attore e la sua sensibilità emotiva e umana[2].

Vita privataModifica

Lorre si sposò tre volte: nel 1934 con l'attrice Celia Lovsky, da cui divorziò nel 1945; nello stesso anno sposò l'attrice Kaaren Verne, da cui divorziò nel 1950; nel 1953 sposò Anne Marie Brenning, che gli diede la figlia Catharine.

CitazioniModifica

  • Peter Lorre è citato nella canzone Year of the Cat di Al Stewart del 1977 (...You go strolling through the crowd like Peter Lorre contemplating a crime... - Passeggi in mezzo alla folla come Peter Lorre quando contempla un crimine...).
  • È citato anche nella canzone di Lou Reed Brandenburg Gate: I was thinking Peter Lorre when things got pretty gory as I crossed to the Brandeburg Gate.
  • Peter Lorre è spesso caricaturizzato nelle animazioni della Warner Bros., che gli fa vestire i panni di uno scienziato pazzo di nome "Dr. Lorre". Il personaggio appare ne La grande idea e La lepre che drizza i capelli,[3][4] ma compare anche in altri corti e lungometraggi, come il film Looney Tunes: Back in Action.
  • Citato nel romanzo Il giovane Holden (The Catcher in the Rye) di J. D. Salinger, nel capitolo 10.
  • Nel finale del film I magliari (1959) il personaggio interpretato da Alberto Sordi, dopo essere stato estromesso dall'impresa, si "rifà" evocando negativamente l'imprenditore tedesco che lo ha sostituito, che, per gli occhi quasi altrettanto sporgenti, chiama "Peter Lorre".
  • Citato più volte nel racconto "Appartamento a basso canone" di Richard Matheson.

FilmografiaModifica

CinemaModifica

CortometraggiModifica

Doppiatori italianiModifica

  • Carlo Romano in L'isola del diavolo, La bella di Mosca, Congo, Il tesoro dell'Africa, Il grande circo, Il giro del mondo in 80 giorni, Ventimila leghe sotto i mari, I maghi del terrore, La corda di sabbia, I filibustieri dei mari del sud, La storia di Buster Keaton
  • Lauro Gazzolo in Casablanca, L'idolo cinese, L'angelo nero, I cospiratori, Ho baciato una stella, Incatenata, Sesta colonna, Il marmittone
  • Bruno Persa in Viaggio in fondo al mare, Arsenico e vecchi merletti, La croce di Lorena, Il fiore che non colsi
  • Paolo Stoppa in La spia dei lancieri
  • Nino Pavese in Lo sconosciuto del terzo piano
  • Vinicio Sofia in Cinque settimane in pallone
  • Arnoldo Foà in Le spie
  • Gianfranco Bellini in M - Il mostro di Düsseldorf
  • Luigi Pavese in Jerry 8¾
  • Roberto Del Giudice in L'uomo che sapeva troppo
  • Arrigo Colombo in Il mistero del falco
  • Elio Pandolfi in Il mistero del falco (ridoppiaggio)
  • Sergio Romanò in L'uomo che sapeva troppo (ridoppiaggio)
  • Rodolfo Traversa in L'agente confidenziale (ridoppiaggio)
  • Piero Tiberi in La maschera di Dimitrios (ridoppiaggio)
  • Mino Caprio in La morte viene da Scotland Yard (ridoppiaggio)
  • Ferruccio Amendola in L'isola del diavolo (ridoppiaggio)

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h Il chi è del cinema, De Agostini, 1984, Vol. II, pag. 320
  2. ^ a b Stephen D. Youngkin, James Bigwood, Raymond G. Cabana jr., The Films of Peter Lorre, The Citadel Press, 1982, pag. 59.
  3. ^ Thomas, pp. 176-177.
  4. ^ (EN) Andrew Horton, A Companion to Film Comedy, Chichester, John Wiley & Sons, 2013, p. 533, ISBN 978-1-4443-3859-1.

BibliografiaModifica

  • (EN) Sarah Thomas, Peter Lorre: Face Maker - Satrdom and Performance between Hollywood and Europe, New York, Berghahn Books, 2012, ISBN 978-0-85745-441-6.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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