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Lo sdoppiamento del Piano Regolatore Generale (P.R.G.), così come concepito nella legge urbanistica nazionale del 1942, e successive modiche, avviene in Italia nel corso del 1995, secondo il cosiddetto "modello INU" che prevedeva lo sdoppiamento del piano in due distinti strumenti: il Piano Strutturale; e il Piano Operativo. Il primo con valore di piano di indirizzo, valevole a tempo indeterminato; il secondo con la valore prescrittivo, valevole per solo 5 anni. Lo sdoppiamento fu una necessità dettata dallo scadere dei vincoli urbanistici preordinati all'esproprio, per realizzare la cosiddetta città pubblica (strade, piazze, giardini, scuole, edifici pubblici, ecc.). Il tradizionale P.R.G. conteneva, in un solo atto, tre dimensioni urbanistiche: quella strutturale (cioè tutte le categorie di vincoli esistenti di ordine superiore su cui il potere locale non può intervenire, nonché le indicazioni di lunga durata che non era possibile modificare); quella strategica (cioè le previsioni di cambiamento e trasformazione che il piano apportava nel territorio); e quella operativa (cioè le disposizioni normative per la realizzazione di «cosa non c’era prima». Quindi l’insieme dei disegni, delle norme di dettaglio, dei passaggi da rispettare che portano poi ad un assetto desiderato). Tutto questo era organizzato in un unico strumento urbanistico, il P.R.G., appunto che durava a tempo indeterminato nei confronti delle proprietà e dell'uso dei suoli urbani e rurali. Da qui l'aggettivo Generale nella titolazione. Una serie di sentenze della Corte Costituzionale (le più famose sono la n. 55 del 1968, la n. 5 del 1980, la n. 179 del 1999) dichiararono che i vincoli urbanistici preordinati all'esproprio (cioè quelli che servivano a identificare i suoli dove realizzare la città pubblica) non potevano avere un tempo indefinito, ma dovevano essere a scadenza, perché i proprietari dei suoli destinati all'esproprio non potevano aspettare i tempi indefiniti della strumentazione urbanistica. Dovevano essere indennizzati. Il dibattito che ne scaturì porto a identificare questi tempi di attesa massimi in 5 anni. Da qui la proposta INU del 1995 di sdoppiare i contenuti del P.R.G. in due parti:

- il Piano Strutturale Comunale (P.S.C.): strumento della pianificazione urbanistica generale che viene predisposto dal Comune sul proprio territorio, per delineare le scelte strategiche di sviluppo e per tutelarne l'integrità fisica ed ambientale del territorio, nonché tracciare l'identità sociale, economica e culturale comunale. Il P.S.C. non determina l’edificabilità dei suoli, ha il solo compito di dare indirizzi per la futura gestione del territorio, prendendo in considerazione, tra le altre cose, la valorizzazione delle risorse esistenti ed il loro sviluppo economico e sociale, con grande attenzione agli aspetti della qualità urbana ed ambientale e della sostenibilità delle scelte. Le linee guida dettate dal P.S.C. verranno concretamente realizzate dalla pianificazione operativa;

- il Piano Operativo Comunale (P.O.C.): è lo strumento urbanistico che attua gli indirizzi del P.S.C. articolandoli in periodi di cinque anni. Stabilisce nel dettaglio dove, come e quanto si può intervenire nella trasformazione, valorizzazione e tutela del territorio comunale, sia nelle aree urbane che nelle aree agricole. Più documenti concorrono a formare il Piano Operativo: accanto al documento di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), che ha l’obiettivo di fotografare lo stato delle risorse ambientali e di misurare l’impatto che l’attuazione del Piano avrà su di esse, il Piano è composto principalmente dalle cartografie che rappresentano il progetto del Piano e dalle Norme Tecniche di Attuazione (NTA) che contengono le regole per la valorizzazione, trasformazione e conservazione del territorio. Oltrepassato il quinquennio di validità del P.O.C. le scelte decadono e un nuovo piano deve essere approvato.

La prima Regione italiana che adottò questo modello è la Toscana con la legge regionale n. 5 del 1995.

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