Piastra siciliana

valuta del Regno di Sicilia fino al 1815

La piastra fu una valuta del Regno di Sicilia fino al 1816. È chiamata "siciliana" perché emessa nel Regno di Sicilia mentre nel vicino Regno di Napoli invece è chiamata "piastra napoletana". Le due piastre avevano lo stesso valore ma avevano diverse frazioni. La piastra siciliana era suddivisa in 12 tarì, ognuno di 20 grana o 120 piccoli. Esisteva anche l'oncia che valeva 30 tarì (2½ piastre).

Nel 1816, dopo l'inglobamento dei regni di Sicilia e di Napoli nel nuovo Regno delle Due Sicilie, fu introdotta un'unica valuta denominata ducato delle Due Sicilie (100 grana) con una moneta d'oro da tre ducati. Presso il popolo rimasero le denominazioni tradizionali di carlino per la moneta d'argento da 10 grana, tarì per quella da 20, mezza piastra (60) e piastra (120).

MoneteModifica

Alla fine del XVIII secolo circolavano monete nei tagli da 3 piccoli, 1, 2, 10 e 20 grani, 2, 3, 4 e 6 tarì, 1 piastra e 1 oncia. Erano coniate in rame fino al valore di 2 grana, mentre i valori superiori erano in argento. Nel 1801, furono introdotte monete in rame da 5 e 10 grana. Una moneta d'oro da 2 once fu emessa nel 1814.

In seguito all'adozione della moneta unica per tutto il regno delle Due Sicilie furono emesse monete in rame nel 1835 e nel 1836 che recavano il nome "siciliana", nei valori di ½, 1, 2, 5 e 10 grana. Non è chiaro se il termine "siciliana" si riferisce alle Due Sicilie o se invece richiama il vecchio grana siciliano.

RiveliModifica

In un rivelo del 1607 di Catania, e da uno del 1811 di Avola, si ricava il sistema monetario siciliano :

1 onze = 30 tarì, 1 taro = 20 grani, 1 grano = 6 piccioli.

In entrambi questi documenti storici, la denominazione piastra non è usata.

BibliografiaModifica