Pier Ferdinando Casini

politico italiano (1955-)

Pier Ferdinando Casini (Bologna, 3 dicembre 1955) è un politico italiano, presidente della Camera dei deputati dal 2001 al 2006.

Pier Ferdinando Casini
Pier Ferdinando Casini 2016.jpg
Pier Ferdinando Casini nel 2016

Presidente della Camera dei deputati
Durata mandato31 maggio 2001 –
27 aprile 2006
PredecessoreLuciano Violante
SuccessoreFausto Bertinotti

Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario
Durata mandato27 settembre 2017 –
22 marzo 2018

Presidente della 3ª Commissione Affari Esteri del Senato della Repubblica
Durata mandato7 maggio 2013 –
27 settembre 2017
PredecessoreLamberto Dini
SuccessoreVito Rosario Petrocelli

Presidente dell'Internazionale Democratica Centrista
Durata mandato29 gennaio 2006 –
11 luglio 2015
PredecessoreJosé María Aznar
SuccessoreAndrés Pastrana Arango

Segretario del Centro Cristiano Democratico
Durata mandato18 gennaio 1994 –
31 maggio 2001
PresidenteClemente Mastella
Sandro Fontana
PredecessoreCarica creata
SuccessoreMarco Follini

Senatore della Repubblica Italiana
In carica
Inizio mandato15 marzo 2013
LegislaturaXVII, XVIII, XIX
Gruppo
parlamentare
XVII:
- Scelta Civica per l'Italia (fino al 26/11/2013)
- Per l'Italia (dal 27/11/2013 al 15/12/2014)
- AP-CpE (dal 16/12/2014)

XVIII: Per le Autonomie
XIX: PD-IDP

CircoscrizioneXVII: Campania

XVIII-XIX: Emilia-Romagna

CollegioXVIII-XIX: 4 (Bologna)
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato12 luglio 1983 –
14 marzo 2013
LegislaturaIX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI
Gruppo
parlamentare
IX, X: DC
XI: DC (fino al 19/01/1994)
CCD (fino a fine legislatura)
XII: CCD
XIII: CCD (fino al 20.04.1997)
Misto - CCD (fino a fine legislatura)
XIV, XV, XVI: UdC
CircoscrizioneIX-XI: Bologna-Imola-Romagna

XII: Emilia-Romagna
XIII: Puglia
XIV: Lazio 1
XV: Lombardia 1
XVI: Liguria

CollegioXIII: 10 (Maglie)

XIV: 32 (Pomezia)

Sito istituzionale

Presidente dell'Unione Interparlamentare IPU-UIP
Durata mandato19 ottobre 2005 –
15 ottobre 2008
PredecessoreSergio Paez Verdugo
SuccessoreTheo-Ben Gurirab

Eurodeputato
Durata mandato19 luglio 1994 –
2 luglio 2001
LegislaturaIV, V (fino al 02/07/2001)
Gruppo
parlamentare
Partito Popolare Europeo
CircoscrizioneItalia nord-orientale
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politicoCentristi per l'Europa (dal 2017)
In precedenza:
DC (1979-1994)
CCD (1994-2002)
UdC (2002-2016)
Titolo di studioLaurea in giurisprudenza
UniversitàUniversità degli Studi di Bologna
ProfessionePolitico

Formatosi politicamente nella Democrazia Cristiana, aderì inizialmente alla corrente dei dorotei e in seguito divenne uno dei collaboratori più stretti di Arnaldo Forlani; dopo la dissoluzione della DC, nel 1994 fu tra i fondatori del Centro Cristiano Democratico, il gruppo di minoranza che si schierò con la coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi. Designato presidente della Camera per la XIV legislatura (2001-2006), nel corso del mandato confluì nell'Unione di Centro insieme agli altri membri del suo partito. Ruppe in via definitiva l'alleanza con Berlusconi prima delle elezioni politiche del 2008, tornando in tempi diversi a promuovere l'aggregazione di svariate formazioni centriste e avvicinandosi successivamente anche al centro-sinistra; nel 2017 ha fondato il movimento Centristi per l'Europa.

Essendo stato eletto per la prima volta in Parlamento nel 1983 ed essendo stato confermato nelle successive dieci legislature, Casini ha ricoperto l'incarico di deputato o senatore per oltre 39 anni consecutivi, risultando al 2022 il parlamentare italiano con la più lunga esperienza.[1]

Ad agosto 2022 la direzione del Partito Democratico annuncia la ricandidatura di Casini al Senato della Repubblica, cioè l’undicesima corsa alle elezioni per il decano del Parlamento italiano.[2]

BiografiaModifica

Primogenito di Tommaso Casini, docente di lettere e dirigente locale della Democrazia Cristiana, e di Mirella Vai, bibliotecaria al provveditorato, ha due sorelle e un fratello. Dopo aver conseguito la maturità classica al liceo classico "Luigi Galvani" di Bologna, si è laureato nel 1979 in giurisprudenza presso l'Università di Bologna, entrando nel contempo a far parte del direttivo nazionale giovanile della Democrazia Cristiana.

In prime nozze ha sposato Roberta Lubich, dalla quale ha avuto due figlie, Benedetta e Maria Carolina. Dopo la separazione consensuale dalla Lubich, avvenuta nel 1998, e il successivo divorzio, Casini intraprese una nuova relazione sentimentale con Azzurra Caltagirone, figlia dell'imprenditore ed editore romano Francesco Gaetano Caltagirone, con la quale si sposò nel 2007 con rito civile, separandosene nel 2015. Da questa unione sono nati Caterina (2004)[3] e Francesco (2008)[4]. Nel luglio 2016 è stato annunciato il divorzio tra Pier Ferdinando Casini ed Azzurra Caltagirone[5]. Vive a Roma.

Carriera politicaModifica

Democrazia Cristiana (1979-1994)Modifica

In seguito al conseguimento della laurea in giurisprudenza nel 1979 ha iniziato la sua attività politica nella Democrazia Cristiana, come consigliere comunale a Bologna, fino all'elezione alla Camera dei deputati alle elezioni politiche del 1983 nella circoscrizione Bologna-Ferrara-Ravenna-Forlì, tornata elettorale nella quale prese 34.409 voti. È stato riconfermato nel medesimo collegio quattro anni dopo alle elezioni politiche del 1987 con 52.667 preferenze ed il decennio successivo nelle elezioni politiche del 1992 con 50.323, sempre nelle fila della DC.

Formatosi politicamente nella corrente dorotea, guidata da Antonio Bisaglia, dopo la scomparsa di quest'ultimo nel 1984 divenne uno fra i più stretti collaboratori di Arnaldo Forlani che nel febbraio del 1989, in seguito alla sua elezione a segretario politico, carica che aveva già ricoperto nel quadriennio 1969-1973, lo inserì nella Direzione Nazionale del partito. Gli anni in cui Casini svolse questo ruolo rientrano nel periodo del cosiddetto CAF, l'alleanza tra Bettino Craxi, Giulio Andreotti ed Arnaldo Forlani in contrapposizione a Ciriaco De Mita, a sua volta leader della corrente Sinistra di Base e più vicino al PCI/PDS.

Casini fu inoltre nominato nella seconda metà degli anni '80 responsabile dell'ufficio Stampa e Propaganda del partito; sempre in questi anni, durante la X legislatura, per quasi un quinquennio, dal 2 luglio del 1987 fino al 22 aprile del 1992, è stato anche designato vicepresidente della prima Commissione Stragi[6] alla Camera dei Deputati, nonché membro delle commissioni parlamentari della Giustizia[6], delle Attività produttive[6] e dei Trasporti sempre alla Camera dei Deputati.

Centro Cristiano Democratico e alleanza con BerlusconiModifica

Nel 1993, in una Democrazia Cristiana in crisi di consenso, travolta dalle indagini di Mani pulite e dal processo per mafia a Giulio Andreotti, insieme con Clemente Mastella Casini prese posizioni non in linea con la linea politica del segretario Mino Martinazzoli, propendendo per un'alleanza con Forza Italia, nuova formazione politica di Silvio Berlusconi, il Movimento Sociale Italiano di Gianfranco Fini e la Lega Nord di Umberto Bossi, in un quadro politico tendenzialmente bipolarista per effetto della nuova legge elettorale che cambiava il sistema elettorale in senso maggioritario.

Motivato anche dal timore che la Democrazia Cristiana, alimentata dalla sua ala di sinistra, arrivasse a stringere alleanze con il Partito Democratico della Sinistra di Achille Occhetto, fuoriuscì dal partito e, mentre Martinazzoli faceva nascere il Partito Popolare Italiano, insieme a Mastella fondò il 18 gennaio 1994 il Centro Cristiano Democratico. Alle elezioni politiche del 1994 fu candidato alla Camera dal Polo delle Libertà nel collegio uninominale di Bologna - Borgo Panigale, ma ottenne il 20,22% e fu sconfitto dal leader dei Progressisti Achille Occhetto (59,77%). Fu comunque rieletto nella quota proporzionale nella circoscrizione Emilia-Romagna nelle liste di Forza Italia[7], appoggiò il primo governo Berlusconi e si pose all'opposizione del successivo governo Dini.

Inoltre, fu eletto per la prima volta al Parlamento europeo nel 1994 nella circoscrizione Italia meridionale con 192.663 preferenze e confermato nel 1999 con 66.358 voti, iscrivendosi al gruppo del Partito Popolare Europeo.

Alle elezioni regionali del 1995 presentò la propria candidatura a consigliere regionale per il Centro Cristiano Democratico sia in Lazio per le province di Roma e Viterbo sia in Piemonte per le province di Asti e Torino, ma non risultò eletto.

Per le elezioni politiche del 1996 presentò il suo partito in una lista al proporzionale insieme ai Cristiani Democratici Uniti di Rocco Buttiglione e fu rieletto nel collegio uninominale di Maglie per il Polo per le Libertà, ottenendo il 53,69% contro il 46,31% del candidato dell'Ulivo Aurelio Antonio Gianfreda. Dopo la sconfitta del Polo delle Libertà, restò all'opposizione dei governi dell'Ulivo, mentre Mastella e parte del partito a partire dal 1998 entrò in alleanza con il centro-sinistra.

Alle elezioni politiche del 2001 fu candidato dalla Casa delle Libertà ed eletto nel collegio uninominale di Pomezia, ottenendo il 54,50% e superando Angelo Capriotti dell'Ulivo (36,29%). Grazie alla vittoria della sua coalizione, il 31 maggio 2001 fu eletto Presidente della Camera dei Deputati. Durante la sua presidenza, Marco Biagi gli scrisse per comunicargli i suoi timori per non avere una scorta adeguata[8]. Biagi verrà ucciso dalle Nuove Brigate Rosse il 19 marzo 2002.

Guida dell'Unione dei Democratici Cristiani e di CentroModifica

Prosecuzione dell'alleanza con la Casa delle LibertàModifica

 
Visita di papa Giovanni Paolo II a Montecitorio, 14 novembre 2002

Nel 2002 il CCD e CDU, insieme con Democrazia Europea, si fusero nell'UDC. Il 14 novembre 2002 Casini, da presidente della Camera, accolse papa Giovanni Paolo II in visita al Parlamento riunito in seduta comune, per la prima volta nella storia d'Italia[9]. L'appuntamento traeva origine dall'invito rivolto dallo stesso Casini e dal presidente del Senato Marcello Pera, che avevano rinnovato a Giovanni Paolo II quello già a suo tempo formulato dai predecessori Violante e Mancino[10].

Il 19 ottobre 2005, fu eletto Presidente dell'Unione Interparlamentare e il 28 gennaio successivo presidente dell'Internazionale Democristiana (IDC) succedendo a José María Aznar. Nella campagna elettorale per le elezioni politiche del 2006, l'UDC inserì il nome di Casini nel nuovo simbolo del partito. Lo stesso Casini sostenne, insieme a Gianfranco Fini (ma in disaccordo con la Lega Nord), l'ipotesi che il leader della Casa delle Libertà (e candidato in pectore alla carica di Presidente del Consiglio) potesse essere un politico diverso da Berlusconi qualora gli alleati avessero raggiunto un numero di voti maggiore rispetto a quelli di Forza Italia. Casini fu eletto alla Camera da capolista nella circoscrizione Lombardia 1.

Le incrinature nel rapporto tra UDC e CdL si manifestarono con evidenza il 2 dicembre 2006, quando i partiti del centrodestra, uniti nell'opposizione al Governo Prodi II, organizzarono tuttavia due manifestazioni in città diverse: Berlusconi, Fini e Bossi guidarono il corteo che sfilò a Roma, mentre Casini e gli altri dirigenti dell'UDC (escluso Carlo Giovanardi, che va a Roma), parlarono a Palermo[11][12].

Crisi del rapporto politico con BerlusconiModifica

Durante il III Congresso dell'UDC, svoltosi a Roma dal 13 al 15 aprile 2007, Casini e il segretario Lorenzo Cesa chiesero ai delegati di consolidare la linea politica di indipendenza dalla Casa delle Libertà e di intraprendere iniziative autonome nell'opposizione al centro-sinistra; Cesa fu confermato segretario con l'86% dei voti, relegando al 14% la mozione di Giovanardi, che chiedeva una riapertura del dialogo con la CdL e l'avvio di un percorso di alleanza e collaborazione con tutti i soggetti che aderiscono al Partito Popolare Europeo e si richiamano all'area politica di centro. Nelle conclusioni, Casini definì l'UDC il mezzo per la costruzione di un partito dei moderati che abbia come riferimento il PPE, confermando le posizioni del partito sull'azione parlamentare e sulla distinzione rispetto agli altri partiti del centro-destra.

Nell'agosto 2007 un'inchiesta del settimanale l'Espresso dimostrò come egli avesse acquistato, insieme all'ex moglie, un intero palazzo in una prestigiosissima zona di Roma "a prezzi di saldo", intestando gli appartamenti alla stessa ex moglie, all'ex suocera e alle due prime figlie[13][14]. Il 9 settembre 2007, all'indomani della manifestazione del V-Day organizzata dagli Amici di Beppe Grillo, la definì come «la più grande delle mistificazioni», una manifestazione «di cui dovremmo tutti vergognarci» e accusò i manifestanti – che avevano espresso dissenso nei confronti della Legge 30 – di aver attaccato la memoria del giuslavorista Marco Biagi ucciso nel 2002 dalle Nuove Brigate Rosse[15].

Opposizione al Governo Berlusconi e l'appoggio a MontiModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Berlusconi IV e Governo Monti.
 
Casini con Silvio Berlusconi nel dicembre 2008

In occasione delle elezioni politiche del 2008, Casini ruppe definitivamente con la Casa delle Libertà e insieme alla cosiddetta "Rosa Bianca" e ai Circoli Liberal costituì l'Unione di Centro, che ottenne il 5,6% dei voti, facendo eleggere 36 deputati e 3 senatori[16]. Casini, già candidato premier ed eletto nella circoscrizione Liguria, assurse al ruolo di capogruppo alla Camera dell'UDC, lasciando l'incarico a Gian Luca Galletti il 26 aprile 2012. Contestando il "finto bipartitismo" e praticando in Parlamento un'"opposizione repubblicana", l'UDC non entrò in maggioranza, valutando di volta in volta i singoli provvedimenti.

Dopo la polemica per la candidatura di Cuffaro, successivamente condannato a 7 anni di reclusione[17][18] per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio[19], Casini si assunse in diretta televisiva la responsabilità politica per la candidatura[20].

 
Casini al Congresso del Partito Popolare Europeo il 17 ottobre 2012

Ne 2008 promosse la Costituente di Centro con lo scopo di dar vita a un nuovo soggetto politico di matrice popolare e liberale, alternativo ai due poli[21]. Nonostante l'insistenza con cui Silvio Berlusconi cercava di convincerlo a rientrare nella maggioranza di centrodestra, Casini rimase fermo nell'opposizione al governo, ritenendo conclusa la stagione politica di Berlusconi[22]. Con la formazione del governo Monti, impegnato in un rigoroso risanamento dei conti pubblici, entrò in maggioranza. Il 30 marzo 2012, con una lettera indirizzata al presidente della Camera Gianfranco Fini, per primo rinunciò ad ogni beneficio connesso allo status di ex presidente della Camera[23].

Il 21 settembre 2012 fu rieletto all'unanimità presidente dell'Internazionale Democratica Cristiana[24]. Alle elezioni politiche del 2013 Casini fu candidato al Senato nella coalizione denominata Con Monti per l'Italia, nella quale era confluita l'UdC. Eletto come capolista in Basilicata e in Campania, optò per quest'ultima.

Appoggio al Governo Letta e presidenza della Commissione Esteri del SenatoModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Letta.

Le elezioni politiche del 2013 segnarono una pesante sconfitta per l'UdC, che si presentò nella coalizione Con Monti per l'Italia vide ridotta la rappresentanza parlamentare a 10 deputati e 3 senatori e costituì gruppi parlamentari unitari con Scelta Civica di Monti. Casini fu comunque eletto al Senato nella circoscrizione Campania. Per non condizionare l'analisi del risultato elettorale, Casini non prese parte al Consiglio nazionale del partito convocato all'indomani del voto[25]. Il partito appoggiò la costituzione del Governo Letta e il 7 maggio Casini fu eletto presidente della Commissione Esteri del Senato. Fra gli altri provvedimenti adottati dalla Commissione sotto la sua presidenza vi è la ratifica della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne e quella domestica[26]. Nel febbraio del 2014 ha guidato una delegazione di parlamentari come presidente della commissione in visita in India per verificare le condizioni dei due marò italiani trattenuti per la controversia tra Italia e India relativa all'uccisione di due pescatori indiani del Kerala.

A ottobre del 2013 si consumò la rottura dell'alleanza politica tra UdC e Scelta Civica di Monti[27], alleanza che sin dai primi giorni successivi alle elezioni aveva mostrato incrinature e difficoltà. Anche i gruppi parlamentari si separarono e gli eletti dell'UdC confluirono nel nuovo soggetto denominato Per l'Italia insieme ad alcuni ex montiani, come il ministro della Difesa Mario Mauro e Lorenzo Dellai.

Appoggio al governo Renzi (2014-2016)Modifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Renzi.

A febbraio del 2014, pur proseguendo l'appoggio dell'UdC al Governo di larghe intese presieduto da Letta, Casini annunciò l'intenzione di riallacciare l'alleanza politica con il centrodestra, nelle due componenti della rinata Forza Italia, guidata da Silvio Berlusconi e del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano. Secondo Casini, l'entrata in scena del Movimento 5 Stelle, che aveva occupato tutti gli spazi elettorali alternativi, aveva fatto definitivamente tramontare il progetto di dar vita a un polo autonomo di centro[28]. Con la formazione del governo Renzi, Casini votò la fiducia.

Sostegno al governo Gentiloni e abbandono dell'UdCModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Gentiloni.

Il 1º luglio 2016 Casini annunciò di non aver rinnovato la tessera dell'UdC, cessando quindi di farne parte, dopo la mancata adesione del partito ai comitati per il sì per il referendum costituzionale del dicembre 2016. Il 16 dicembre 2016, insieme a Gianpiero D'Alia, fondò un nuovo soggetto, Centristi per l'Italia, che a differenza dell'UdC restava in Area Popolare a sostegno del governo Gentiloni. L'11 gennaio 2017 Centristi per l'Italia cambia nome in Centristi per l'Europa.

Commissione banche e l'elezione con il centro-sinistraModifica

 
Il senatore Casini nel 2018

Il 27 settembre 2017, con 21 voti su 40, fu eletto presidente della Commissione d'inchiesta sulle banche; nel contempo si dimise dalla presidenza della Commissione Esteri[29].

Il 29 dicembre Casini partecipò come esponente di Centristi per l'Europa alla fondazione della lista Civica Popolare[30], alleata del Partito Democratico alle elezioni politiche di marzo 2018. Casini, candidato della coalizione al Senato nel collegio uninominale Emilia-Romagna - 04 (Bologna), vinse il seggio con il 34,16% dei voti[31], superando Elisabetta Brunelli del centrodestra (27,97%) e Michela Montevecchi del Movimento 5 Stelle (24,39%). Essendo l'unico eletto al Senato del suo partito, si iscrisse al gruppo parlamentare Per le Autonomie[32]. Il 2 agosto 2018 venne eletto all'unanimità Presidente dell'Interparlamentare italiana, organismo bicamerale che aderisce all'Organizzazione mondiale dei Parlamenti (IPU-UIP).

In occasione delle elezioni europee del 2019 Casini dichiarò il sostegno al Partito Democratico, auspicando però la formazione di un nuovo grande partito di centro aperto anche ad esponenti di Forza Italia[33].

Nel maggio 2019, durante la crisi presidenziale venezuelana, intervenne presso il Tribunale Superiore di Giustizia insieme all'ambasciatore italiano Placido Vigo per negoziare un salvacondotto in favore dei parlamentari dell'Assemblea nazionale venezuelana Mariela Magallanes e Américo de Grazia rifugiatisi presso l'ambasciata italiana a Caracas per sfuggire alle minacce del governo di Nicolás Maduro, che aveva revocato l'immunità parlamentare: nel novembre 2019, i due parlamentari riuscirono a lasciare il Venezuela[34].

Nell'agosto 2020 annunciò il proprio voto contrario al referendum costituzionale sul taglio del numero di parlamentari. Il 19 gennaio 2021 votò la fiducia al governo Conte II[35] e il successivo 17 febbraio fu assente, a causa della sopraggiunta positività al SARS-CoV-2, alla votazione per la fiducia al governo Draghi[36].

Elezione del Presidente della Repubblica del 2022 e la rielezione con il centro-sinistraModifica

In vista e durante gli scrutini per l'elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 2022, il suo nome venne proposto come possibile candidato presidente della maggioranza di governo da un gruppo di partiti centristi del centro-destra (Forza Italia, Unione di Centro, Noi con l'Italia e Coraggio Italia)[37][38][39], che avevano dato mandato di rappresentanza ai vertici di maggioranza per scegliere il candidato ad Antonio Tajani, coordinatore di FI[40][41]. Data la contrarietà della Lega e per evitare una situazione di stallo, durante una conferenza stampa, Casini chiese di non essere candidato, esprimendo il proprio supporto all'ipotesi che si stava profilando di un "Mattarella bis"[42][43].

Alle elezioni politiche anticipate del 25 settembre 2022 viene ricandidato per il Senato nel collegio uninominale Emilia-Romagna - 03 (Bologna) con la lista Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista della coalizione di centro-sinistra.[44] Viene eletto con il 40,07%, 8 punti in più dell'avversario del centro-destra Vittorio Sgarbi (32,32%) e 30 rispetto al candidato del Movimento 5 Stelle Fabio Selleri (10,86%).[45]

Attività accademicheModifica

Dal 2015 è docente a contratto di "Geopolitica del Mediterraneo" presso l'Università LUMSA di Roma[46]. Nel 2015 è stato docente del ciclo di lezioni "Esperienze di diplomazia parlamentare: le cooperazioni interparlamentari e il ruolo dei Parlamenti nella politica estera" nell’ambito del master in Parlamento e Politiche Pubbliche della LUISS School of Government[47]. Presso la stessa istituzione dal 2017 dirige, insieme a Raffaele De Mucci e Marc Lazar, l'executive master in "Leadership politica"[48].

È membro del comitato consultivo del think tank Torino World Affairs Institute[49].

Prese di posizioneModifica

  • Ha propugnato il ripristino del voto di preferenza, con l'introduzione, anche a livello nazionale, della doppia preferenza di genere e l'attribuzione del premio di maggioranza solo alle liste che ottengano una soglia minima di voti[50].
  • Nel 2011 si è dichiarato favorevole al riconoscimento del principio dello ius soli, in base al quale chiunque nasca in Italia ottiene la cittadinanza italiana.[51]
  • Nel 2011 prende posizione contro l'ipotesi di riduzione della partecipazione italiana alle missioni di pace all'estero.[52]
  • Si è sempre opposto all'introduzione del matrimonio omosessuale nell'ordinamento italiano, affermando a luglio 2012, davanti alla direzione nazionale dell’UdC, di ritenerlo "un’idea profondamente incivile, una violenza della natura sulla natura"[53][54]. Tuttavia si è detto invece disponibile al riconoscimento di alcuni diritti alle coppie omosessuali[55], ribadendo comunque di essere contrario alle adozioni da parte di coppie formate da persone dello stesso sesso affermando che andrebbero «contro il naturale diritto del bambino a ricevere l'affetto di un padre e di una madre»[56][57]. Nel 2013, si è nuovamente dichiarato contrario alle adozioni gay, affermando: «È un egoismo che non sta in piedi, una sopraffazione da parte delle coppie omosessuali, che ovviamente non potrebbero garantire un'affettività completa come quella di un padre e di una madre»[58]. ha aggiunto che le adozioni gay sarebbero «una violenza della natura sulla natura. È un'idea della società che abbrutisce, che non progredisce ma regredisce perché vuol dire che è più forte il desiderio di maternità che quello della tutela del bambino, e noi siamo dalla parte del bambino».
  • Si è detto favorevole all'introduzione di maggiore flessibilità sul mercato del lavoro e anche a maggiori possibilità di licenziamento per le imprese, purché accompagnate dal riconoscimento di un salario minimo garantito ai lavoratori licenziati[59].
  • Il leader centrista auspica la trasformazione dell'Unione europea in Stati Uniti d'Europa, con la creazione di un organismo effettivamente sovrano che si sostituisca ai singoli organi politici nazionali[60].

OnorificenzeModifica

Onorificenze estereModifica

  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano (Santa Sede)
— Roma, 11 luglio 2005[61]
  Gran Decorazione d'Onore in Oro con Fascia dell'Ordine al Merito della Repubblica austriaca (Austria)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine reale norvegese al merito (Norvegia)
— 2001
  Gran Croce dell'Ordine del granduca Gediminas (Lituania)
— 2002
  Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica di Polonia (Polonia)
— 2002
  Gran Croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 2003
  Compagno d'Onore Onorario dell'Ordine nazionale al merito (Malta)
— 20 gennaio 2004
  Gran Croce dell'Ordine dell'infante Dom Henrique (Portogallo)
— 31 gennaio 2005
  Commendatore dell'Ordine della Legion d'onore (Francia)
— 2016

NoteModifica

  1. ^ Ecco chi sono i parlamentari di lungo corso, Il Sole 24 Ore, 6 agosto 2018
  2. ^ Elezioni: Pier Ferdinando Casini candidato dal Pd a Bologna - Emilia-Romagna, su Agenzia ANSA, 16 agosto 2022. URL consultato il 4 settembre 2022.
  3. ^ 'Ecco Caterina, figlia di Pierferdinando Casini e di Azzurra Caltagirone' Repubblica.it, 23 luglio 2004
  4. ^ 'È nato Francesco, il figlio di Casini ' Corriere.it, 4 aprile 2008
  5. ^ LiberoQuotidiano.it - Separazione, su liberoquotidiano.it. URL consultato il 4 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 5 luglio 2016).
  6. ^ a b c Pier Ferdinando Casini / Presidenti / Camera dei deputati - Portale storico, su storia.camera.it. URL consultato il 19 gennaio 2018.
  7. ^ Archivio storico delle elezioni, su elezionistorico.interno.gov.it.
  8. ^ Le lettere di Marco Biagi al Presidente della camera Casini - La Repubblica
  9. ^ Il Papa in visita a Montecitorio, su camera.it. URL consultato il 19 gennaio 2018.
  10. ^ «Quel giorno il suo carisma riempì l'Aula di Montecitorio», in Pierferdinando Casini, 16 gennaio 2011. URL consultato il 19 gennaio 2018.
  11. ^ (EN) Centrodestra in piazza contro Prodi Berlusconi: 'Siamo più di 2 milioni', su repubblica.it. URL consultato il 19 gennaio 2018.
  12. ^ (EN) Palermo, Casini sfida la Cdl "Contro Prodi non basta la piazza", su repubblica.it. URL consultato il 19 gennaio 2018.
  13. ^ "Case a politici e sindacalisti a prezzi super-scontati", su repubblica.it. URL consultato il 31 agosto 2007.
  14. ^ Case «scontate». Enti e politici nel mirino, su corriere.it. URL consultato il 31 agosto 2007.
  15. ^ V-Day, Casini attacca: "Vergogna su Biagi" Sott'accusa un video sui lavoratori La Repubblica, 9 settembre 2007
  16. ^ Elezioni Politiche del 13-14 aprile 2008 Archiviato il 6 marzo 2010 in Internet Archive. Ministero dell'interno, aprile 2008
  17. ^ Cuffaro, Cassazione conferma condanna a sette anni per fatti di mafia - Il Fatto Quotidiano, in Il Fatto Quotidiano, 22 gennaio 2011. URL consultato il 19 gennaio 2018.
  18. ^ Prime reazioni dopo la sentenza da Il fatto quotidiano, gennaio 2011
  19. ^ Casini non chiede scusa
  20. ^ Spezzone da Annozero nel 2008
  21. ^ Appello per una Costituente di Centro Archiviato il 27 gennaio 2012 in Internet Archive. Udc-italia, 23 giugno 2008
  22. ^ Casini: no a Berlusconi, meglio il Terzo Polo
  23. ^ Casini rinuncia ai privilegi, su ilgiornale.it.
  24. ^ Udc, Casini confermato presidente dell'Internazionale Democratico-cristiana e di centro
  25. ^ Casini non si presenta al CN, su polisblog.it.
  26. ^ Ratificata la Convenzione di Istanbul, su udc-italia.it. URL consultato il 4 luglio 2013 (archiviato dall'url originale il 20 marzo 2014).
  27. ^ Scelta Civica rompe con l'UDC
  28. ^ Casini: addio al sogno centrista, torno nel centrodestra Archiviato il 21 febbraio 2014 in Internet Archive.
  29. ^ Commissione banche, lavori al via. Casini eletto presidente
  30. ^ Centrosinistra, c'è anche il terzo mini-alleato del Pd: Civica Popolare guidata dalla Lorenzin. Simbolo? Una margherita - Il Fatto Quotidiano, in Il Fatto Quotidiano, 29 dicembre 2017. URL consultato il 30 dicembre 2017.
  31. ^ Elezioni 2018, Senato: risultati collegio uninominale 4 'Bologna
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  49. ^ Torino World Affairs Institute, Mission & Experts, su twai.it.
  50. ^ è stata proposta dai parlamentari del M5S il 29 maggio 2013. Tale coincidenza è stata accolta con il seguente tweet ironico: "Non dite a #Grillo che la sua proposta di #leggeelettorale ricalca quella dell'Udc, potrebbe restarne sconvolto.
  51. ^ Chi nasce in Italia sia italiano, su pierferdinandocasini.it, 14 dicembre 2011. URL consultato il 9 gennaio 2023 (archiviato il 25 ottobre 2021).
  52. ^ Ridimensionare le nostre missioni? Sarebbe un tributo alla demagogia, su pierferdinandocasini.it, 15 aprile 2011. URL consultato il 9 gennaio 2023 (archiviato dall'url originale il 13 maggio 2013).
  53. ^ Il Messaggero - Casini apre a Bersani ma è duello sulle nozze gay
  54. ^ Casini sul matrimonio gay, su Il Post, 20 luglio 2012. URL consultato il 7 febbraio 2022.
  55. ^ Casini: diritti alle coppie gay, ma non il matrimonio e l'adozione, su lastampa.it. URL consultato il 16 maggio 2013 (archiviato dall'url originale l'11 febbraio 2013).
  56. ^ Pier Ferdinando Casini contro matrimoni e adozioni gay: sono INCIVILI
  57. ^ Casini: "Adozioni gay sono contrarie al diritto del bambino a un'affettività paterna e materna"
  58. ^ Per Casini l'adozione da parte di coppie formate da persone omosessuali è una forma di egoismo
  59. ^ licenziamenti facili? Solo con salario minimo garantito[collegamento interrotto]
  60. ^ Servono gli Stati Uniti d'Europa Archiviato il 28 gennaio 2015 in Internet Archive.
  61. ^ Acta Apostolicae Sedis. Commentarium officiale, Città del Vaticano, n.1, 6 gennaio 2006, p.89.

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