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Pierre Pascal

poeta, scrittore e iranista francese
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Pierre Pascal

Pierre Pascal (Mons-en-Barœul, 16 aprile 1909Roma, 13 gennaio 1990[1]) è stato un poeta, saggista, iranista, orientalista yamatologo, diplomatico e traduttore francese.

Pascal fu condannato in contumacia all'ergastolo nel suo Paese, dopo la seconda guerra mondiale, per "collaborazionismo intellettuale" con il governo di Vichy, ma si rifugiò in Italia dove visse e lavorò tutta la vita senza subire l'estradizione. Per un periodo ebbe l'immunità diplomatica come Cancelliere all'ambasciata imperiale iraniana nella Santa Sede. Morì a Roma ed è sepolto nel cimitero del Verano.

Indice

BiografiaModifica

Discendente del marchese Alexandre Gonsse de Rougeville e figlio del chimico Paul Pascal, si appassionò alla poesia giapponese dopo aver trascorso, adolescente, un anno in Giappone al seguito del padre.

Studiò inizialmente da notaio, quindi letteratura e storia alla Sorbonne. Frequentò in seguito l'École des Langues Orientales e si dedicò alle arti marziali.

Intraprese la carriera militare come ufficiale nella Legione straniera[2]; nel 1927 incontrò Charles Maurras, del quale divenne sostenitore e discepolo «à la vie à la mort».

Intorno alla metà degli anni trenta fondò e diresse la casa editrice Éditions du Trident, le cui pubblicazioni iniziarono a Parigi e proseguirono nel dopoguerra a La Spezia. Nel 1934 fondò la rivista Eurydice (Cahiers de poesie et d'humanisme), con un programma orientato verso una «Poesia sana e vigorosa, eloquente e nutrita di Bello e di Bene, quindi di Vero»[3]. Alla rivista collaborarono anche Paul Valéry, Charles Maurras, Pierre de Nolhac, Henri de Régnier e Xavier de Magallon.

Scrisse una quindicina di opere tra raccolte di poesie epiche[4], come Ode alla terza Roma del 1935, per la quale vinse il premio di poesia Paul Verlaine[5], e lavori su Maurras e André Chénier. Collaborò con Dante (rivista italiana pubblicata a Parigi), L’Âge Nouveau e La Phalange.

Nel 1935 Maurras suggerì al ministro degli esteri francese, Pierre Laval, il nome di Pascal, che aveva il vantaggio di parlare fluentemente italiano, per tentare un'azione diplomatica che ebbe quale risultato l'accordo Mussolini-Laval.[6][7]

Nell'aprile 1936, accolse l'invito del ministro Giuseppe Bottai rivolto a lui, a Philippe de Zara e a Daniel-Rops, quali «rappresentanti delle varie tendenze delle giovani generazioni», a tenere conferenze in Italia; all'Istituto fascista di cultura di Roma tenne la conferenza "L'esprit au service de la Cité".[8] Nel 1937 vinse un premio dell'Académie française per alcuni suoi versi che furono anche fissati in placche di bronzo sulle torrette della corazzata Dunkerque.[9]

Aderì al governo di Vichy, durante il quale fu segretario del Matin, poi redattore capo de La Voix de la France e ispettore della propaganda radiofonica per l'estero. Caduto il governo, riparò in Italia, una volta lasciato il Castello di Sigmaringen, nuova sede del governo di Pétain.

Fuga in ItaliaModifica

Fuggito dalla Francia nel 1944 con la caduta dello Stato Francese collaborazionista, dopo il soggiorno in Germania, nell'aprile 1945 trovò rifugio e asilo politico nella Repubblica Sociale Italiana e, grazie a Mussolini, a Gardone Riviera presso il Vittoriale degli italiani, che era stata la residenza di Gabriele D'Annunzio. Con Mussolini, che conosceva dall'aprile 1935, ebbe un lungo colloquio in francese, di «elevato tono spirituale, con digressioni mistiche ed estetiche»[10], tradotto in italiano da Emilio Bodrero e pubblicato in Mussolini alla vigilia della sua morte e l'Europa (1949).[11] Parte del colloquio descritto da Pascal col Duce del fascismo è così riassunto da Marcello Veneziani:

«È un Mussolini spento quello che incontra il poeta, anche se lampeggiano i suoi occhi; un duce lirico che descrive commosso i colori del lago di Garda (...) un volto dal color d'avorio che s'intrattiene in piena bufera a parlare di storia e di letteratura e dice che l'Italia è stata creata dalla poesia di Dante, dalla pittura e dall'arte che «resterà la parola dell'Italia e la sua unità». A un tratto però s'accende, tira fuori da uno scaffale una cartella ed estrae la fotografia di una ragazza radiosa. Aveva diciott'anni, era piemontese e ardente fascista. «Un giorno fu rapita - racconta Mussolini a Pascal - e giudicata nel modo che voi potete immaginare, e condannata a morte. Il giorno dell'esecuzione due volte gli uomini del plotone rifiutarono di tirare. Ah, Pascal quanto è potente la bellezza!». Poi il capo di queste «anime perse» la uccide sparandole due pallottole nella testa. «E tutti i giorni è così, sospira Mussolini, tutti i giorni...[12]»

Grande ammiratore di D'Annunzio, mise in salvo le lettere d'amore del poeta italiano all'amante e traduttrice, nonché amica di Pascal, Nathalie de Goloubeff. Una parte della corrispondenza fu pubblicata, con la curatela di Pascal, nel volume Le livre secret de Gabriele D'Annunzio et de Donatella Cross, per la casa editrice Il Pellicano di Neri Pozza.[13]

Nel 1946 Pascal fu sottoposto a procedimento penale in Francia; pur lavorando alla Biblioteca vaticana ed essendo un fedele cattolico, il cardinale e orientalista Eugène Tisserant rifiutò di intercedere in suo favore poiché era stato segretario privato di Maurras, che essendo un non-credente (si convertì in extremis solo nelle ultime settimane di vita nel 1952) era definito dal cardinale come «colpito dalla Chiesa per il suo insegnamento ateo e immorale».[14] La giustizia francese lo condannò in contumacia all'ergastolo per "collaborazione intellettuale con il nemico".[1] Un certo Vieilledent, «commissario del Governo provvisorio della Repubblica», in una requisitoria, in cui chiedeva per lui la pena di morte, lo additò quale «amico di Benito Mussolini e di Charles Maurras, uomo d'azione, polemista pericoloso e sottile...».[15]

Trasferitosi a Roma, trovò ospitalità nella Villa Gangalandi del principe Lancellotti. Pascal non tornò mai più in Francia, la condanna non fu mai revocata, ma nemmeno venne estradato dalla Repubblica Italiana antifascista nata nel dopoguerra.

 
Logo della casa editrice Éditions du Cœur Fidèle

Nel dopoguerra venne nominato, dallo scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi, Cancelliere dell'Ambasciata Imperiale dell'Iran presso la Santa Sede, dove rimase circa dieci anni. Nel 1958 fondò con Luigi Moretti a Roma, nella sede dell'Agenzia Italia di Umberto Ortolani[16], la casa editrice Éditions du Cœur Fidèle[17] (emanazione di una «Legio Fidelis», che ebbe quali membri Pascal, Luigi Moretti e Yvon De Begnac[6]).

Pascal scrisse haiku disciplinati dalla metrica nipponica e dall'uso tradizionale delle rime. Per questo motivo, fu ammesso, unico europeo, nella "Foresta dei Pennelli".[18] Sotto il titolo Nettare del Drago riunì mille e più haiku, tanka e kōan, preceduti da un saggio dedicato a L'Arte di scrivere senza scrivere.

Per questo saggio, Henry de Montherlant aveva mandato a Pierre Pascal un progetto di proemio, ma che non fu mai ripreso e concluso.[19]

Nel 1950 pubblicò una raccolta di 55 haïkaïs e tankas, In morte di un Samurai, in ricordo del generale Tōjō, il quale fu giustiziato per impiccagione a Tokyo il 23 dicembre 1948. L'opera fu musicata da Maurice Delage, per baritono e orchestra da camera.[20] Nel 1951 scrisse la prefazione a Mussolini aneddotico di Asvero Gravelli e nel 1956 curò un volume collettaneo di testimonianze alla memoria di Rodolfo Graziani.

Fu discepolo di René Guénon ed ebbe rapporti epistolari con Yukio Mishima.[21] All'origine dei contatti, intorno al 1950, vi fu la richiesta di delucidazioni sul Martyre de Saint Sébastien di D'Annunzio, che Mishima si apprestava a tradurre; nelle mani di Mishima era già pervenuta la corrispondenza, curata da Pascal, fra il poeta e l'amante Nathalie de Goloubeff.[22] Pascal scrisse inoltre la prefazione alla prima traduzione italiana del saggio Sole e acciaio.[23]

Incontrò più volte Padre Pio da Pietrelcina e ne riassunse la vita nella seguente affermazione: «un miracolo di obbedienza»[24] ; durante un incontro, avvenuto negli anni '60, il frate avrebbe rievocato benevolmente Charles Maurras, il paladino del nazionalismo francese condannato dalla Chiesa ufficiale, confidando a Pascal che un «eroe», non più «sordo»[25], vegliava su di lui.[26]

Gli organi ai quali egli collaborò nel dopoguerra furono Nouvelle École, Lecture et tradition, Arthos, Cahiers de l'herméneutique, Labrys, ma anche la rivista del Comune di Roma Capitolium e Palatino. Sul primo sono da ricordare una serie di fotografie commentate che presentano Roma in una veste inusuale, negli angoli e nei dettagli; sul secondo è da ricordare una traduzione nel gergo parigino di Er morto de campagna di Cesare Pascarella, preceduta, a modo di proemio, dal verbale di ritrovamento di un cadavere in un bosco, durante l'A. D. 1864.

L'opera di traduttoreModifica

 
Le livre de Job, Roma, 1967

A Roma fu anche bibliotecario del Pontificio Seminario Francese e si dedicò all'attività di traduttore. Entrò in contatto con Julius Evola, del quale divenne amico e traduttore per il francese: La doctrine de l'éveil (1956), Révolte contre le monde moderne (1969), Masques et visages du spiritualisme contemporain (1972).[6]

Esperto di cultura classica e orientale, in modo particolare, come detto, della cultura giapponese[27], tradusse in francese e in italiano Heia no Hakken (La via dell'Eternità) di Shinshô Hanayama[28], libro che racconta come seppero morire i criminali di guerra giapponesi ma considerati, in patria, infelici eroi ai quali furono dedicati santuari shintoisti a Tokyo e un tempio buddhista a Kanazawa.[19] Per questa traduzione e per il commento che ne fece, l'imperatore del Giappone gli offrì una sepoltura nella cripta di questo tempio, in cui furono sepolti alcuni di questi militari condannati, onore che Pascal declinò.[29] Oltre che traduttore, Pascal è autore delle note e dei commenti, quasi un coautore, tant'è la copia, la ricchezza informativa e l'acume delle note e dei commenti ai singoli capitoli.[30]

Continuò comunque ad avere rapporti con l'ambiente culturale francese, in particolare con Montherlant e Pierre Boutang[31] e rimase sempre un fedele cattolico tradizionalista, criticando le riforme liturgiche e l'ecumenismo del Concilio Vaticano II.

A Pascal si deve una duplice traduzione, francese e italiana (quest'ultima nella collana della Boringhieri Enciclopedia di autori classici, diretta da Giorgio Colli) delle Quartine del poeta persiano ʿUmar Khayyām[32]; un lavoro di ricostruzione filologica[33], molto più fedele all'originale rispetto alla classica traduzione di Edward FitzGerald[34] (il più noto traduttore di Khayyām). L'edizione si basa principalmente su un manoscritto conservato nella biblioteca dell'Università di Cambridge, insieme al Chester Beatty di Dublino (il codex kahyyamien di Mohammad Ali Foroughi) e a due manoscritti (Suppléments Persans nn. 1777 e 1417[35]) conservati presso la Bibliothèque National di Parigi.[36] Nel 1963 realizzò una parafrasi in versi alessandrini dell'Apocalisse di Giovanni di Patmos[37], cui seguì, nel 1967, una parafrasi in versi del Libro di Giobbe, preceduta da uno studio inedito di Chesterton, scritto nel 1932 appositamente per Pascal.[38] Tradusse, inoltre, i poeti persiani Baba Taher (Les Robâ 'iyyât[39]) e Abu Saʿīd ibn Abi l-Khayr, Cesare Della Riviera, Johannes de Monte-Snyder e due saggi di Enrico Castelli: Il Tempo esaurito e Il significato della casistica (quest'ultimo sulla rivista Dieu vivant di Jean Daniélou).[40]

Per le edizioni del Mercure de France, tradusse lo scritto autobiografico di Benito Mussolini Parlo con Bruno (dedicato al figlio aviatore deceduto in un incidente aereo), le poesie di Emily Brontë e i poemi di Edgar Allan Poe; del quale approntò anche una traduzione della poesia Il corvo, pubblicata a Roma, nel 1970, con un apparato di note e interpretazioni[41]. Nel 1970 fece rappresentare a Parigi, al Théâtre de la Ville, con lo pseudonimo di Pierre de Rougeville, un suo adattamento teatrale del Cantico dei Cantici. Nel 1983 il compositore Yvon Bourrel mise in musica due suoi lavori: per canto e piano, una traduzione in francese, Sancta Maria, del poema Hymn contenuto nel racconto Morella di Poe; per solo, coro e piccola orchestra, una parafrasi in versi francesi del Cantico delle Creature.[42]

Visse gli ultimi anni nell'indigenza.[1] Morì ottantenne a Roma, nel gennaio 1990; il decesso fu annunciato dall'editore francese delle sue opere, per la casa editrice Diffusion de la Pensée Française, ma passò quasi inosservata in Francia. Pascal fu sepolto al Cimitero del Verano nella cappella dei Caetani Lovatelli. Sulla lapide è scritto: «Poeta e scrittore in esilio».[43]

PoeticaModifica

Poeta di ascendenza maurrassiana, forte e nutrito, riconobbe per maestro Mistral, dalla musa «solare» e «sonora».[44] Pascal fu l'autore, fra l'altro, d'una Ode trionphale en l'honneur de la troisiènne Rome et du Duce, protecteur des moissons, dei cités et des Arts Latins e anche di un poema epico sul modello della tradizione arcaica (l'epica come narrazione di eventi storici): Eloge perpétuel de la Sibylle d'Erythrée et de César Auguste fondateur de l'Empire, risposta di un francese al messaggio che Gabriele D'Annunzio indirizzò il 27 agosto 1935 a «tous les bons chevaliers de France et d'Italie» per onorare il bimillenario di Augusto, per commemorare la conquista di Abissinia e la creazione del nuovo impero d'Italia.[3]

Una delle maggiori ambizioni di Pierre Pascal fu di rinnovare nella sua poesia la tradizione dei poeti civici (Pindaro, Orazio, Ronsard, Malherbe, Chénier, Lamartine, Hugo), distanziandosi da quei poeti che possono vivere – sull'esempio della Pléiade e dei Symbolistes –, anche nel mezzo delle guerre di religione e dei più violenti dibattimenti, unicamente occupati dai loro rosai e dai loro amori. Pascal non ha temuto l'attualità politica.

Nonostante ciò – l'osservazione è di Xavier de Magallon – «mai la sua poesia è scesa al livello degli avvenimenti da cui è scaturita». Ciò che ha cantato, con una foga sincera e sapiente, e che è valso alla sua Sibylle d’Erythrée di apparire allo stesso tempo in lingua originale e in traduzione italiana, è la necessità dell'unione latina e l'amore nei confronti di una patria che, come affermava d'Annunzio, «va dalle Fiandre francesi al mare di Sicilia».

La poesia di Pascal è di una ricchezza sorprendente per vocabolario, immagini, apostrofi, invocazioni, prosopopee. Le sue strofe ricordano spesso le Odes di Ronsard, per la prodigalità e il groviglio dei ricordi e talvolta per l'oscurità dell'erudizione mitologica.[45]

Negativo fu invece il giudizio che Paul Léautaud espresse su Pascal nel suo Journal littéraire, definendolo «un versificatore imbelle e falsamente erudito, un denigratore di tutti dietro le spalle e un finto amico davanti».[46]

PremiModifica

OpereModifica

PoesiaModifica

  • Pierre Pascal, Ode triomphale en l'honneur de la troisieme Rome et du Duce, protecteur des moissons, des cites et des arts latins, preambule de Xavier de Magallon, Parigi, Éditions du Trident, 1934.
  • Pierre Pascal, Pean naval pour celebrer la naissance du croiseur-cuirasse Dunkerque et son augural bapteme, Parigi, Éditions du Trident, 1935.
  • Pierre Pascal, Ode liturgique a Paris citadelle des justes arche de paix capitale du royaume, frontespice de Maxime Real del Sarte; à l'auteur: Charles Maurras, Xavier de Magallon, Ariel, Nicolas Beauduin, Henry Courmont, Henri-Philippe Livet, Arthur Nicolet, Noël de la Houssaye, Pasquale Piazzolla, Joseph Rouault, Parigi, Éditions du Trident, 1937.
  • Pierre Pascal, Eloge perpetuel de la Sybylle D'Erythree et de Cesar Auguste, fondateur de l'Empire : precede du Tombeau seculaire de Pierre de Nolhac, traduction de Mario Ronchetti; preambule de Xavier de Magallon, poemes liminaires d'un italien et de Joseph Rouault; Le chant millenaire de Jacques Vinour, Parigi, Éditions du Trident, 1938.
  • Pierre Pascal, Chant funèbre pour les cadets de l'Alcazar, Clermont-Ferrand, F. Sorlot, 1941.
  • Pierre Pascal, In morte di un Samurai ; seguito da l'Apologia per un fiore di Camelia bianca, Roma, Diamante, 1950.

Studi dannunzianiModifica

  • Ébauches érotiques pour le musée secret de Gabriele d'Annunzio découvertes par Pierre Pascal, Parigi, Jacques Haumont, 1944.
  • Le livre secret de Gabriele D'Annunzio et de Donatella Cross : sauve de la destruction et commente par Pierre Pascal, Padova, Il Pellicano, 1947.
  • Le livre secret de G. D'A. et de D. C. : sauvé de la destruction et commenté par Pierre Pascal. Tome prémier, Padova, Ed. Le Tre Venezie, 1948.

VariModifica

  • Pierre Pascal, Mussolini alla vigilia della sua morte e l'Europa : colloquio con il poeta francese Pierre Pascal (2 aprile 1945), traduzione di Emilio Bodrero, Roma, L'arnia, 1948.
  • Pierre Pascal, Discours sur les abominations de la Nouvelle Église, prefazione di József Mindszenty, Bruxelles, Editions du Baucens, 1976.
  • Pierre Pascal, Gouttes de rosée sur un sabre nu, Braine-le-Comte, Lettera Amorosa, 1976.
  • Pierre Pascal, Risoluzione aritmetica del Memento mori cifrato di santa Teresa d'Avila. Insieme alla primissima Cantio sanctae Teresiae, La Spezia, Edizioni del Tridente, 1978.
  • Pierre Pascal, Maurras: Honori et Vindictae Sacrum, Chiré en Montreuil, Éditions de Chiré, 1986.

NoteModifica

  1. ^ a b c Francia è morto lo scrittore Pierre Pascal, su agi.it, 18 gennaio 1990 (archiviato dall'url originale il 16 luglio 2016).
  2. ^ Y. Chiron, p. 431.
  3. ^ a b Carmine Starace, p. 362.
  4. ^ Pf [Giulio Caprin], L'Ode trionfale di un poeta francese, in Corriere della Sera, XIII, 6 novembre 1934, p. 3. Pànfilo [Giulio Caprin], Poesia intorno a una prigione, in Corriere della Sera, 20 giugno 1937, p. 3. Giulio Caprin, Ispirazioni romane tra i Galli, in Corriere della Sera, 17 settembre 1938, p. 3.
  5. ^ «Parigi e Roma si danno una mano – Pierre Pascal, di sicuro talento ha scritto un'ode trionfale in onore di Roma e del duce ed ha vinto il premio di poesia [...] Paule Verlaine di 500 lire. Il poeta Pierre Pascal è nato a Lilla nel 1903 ha trentaquattro anni (l'invidio!). Dei trecento esemplari dell'opera non ne esiste più uno a volerlo! Bravo Pierre – il canto è già stato tradotto in italiano – (a parte questo successo, non ho mai nutrito troppa fiducia nei poeti)». ‪ Benito Mussolini, I diari di Mussolini: 1935, Milano, Bompiani, 2010, p. 201.
  6. ^ a b c Maria Rita Intrieri, Moretti editore: indizi per una rilettura dell'opere architettonica, in Corrado Bozzoni, Daniela Fonti e Alessandra Muntoni (a cura di), Luigi Moretti Architetto del Novecento, Roma, Gangemi Editore, 2015, pp. 180-183.
  7. ^ Georges-Paul Wagner, Maurras en justice, Etampes, Éditions Clovis, 2002, p. 62.
  8. ^ Francesca Petrocchi D'Auria, Tra nazionalismo e cosmopolitismo: "Dante" (1932-1940) : una rivista italiana di poesia a Parigi, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2000, p. 25.
  9. ^ Gianfranco de Turris (a cura di), Pierre Pascal: Lux evoliana, in Testimonianze su Evola, Roma, Edizioni Mediterranee, 1985, p. 165.
  10. ^ Giorgio Pini, Duilio Susmel, Mussolini, l'uomo e l'opera: Dall'impero alla repubblica (l938-l945), Firenze, La Fenice, 1973, p. 491.
  11. ^ Giovanni Artieri, Incontro con il poeta francese Pierre Pascal, in Mussolini e l'avventura repubblicana, Milano, A. Mondadori, 1981, p. 590.
  12. ^ Marcello Veneziani, Pascal - Dannunziano esoterico, in Imperdonabili: Cento ritratti di maestri sconvenienti, Venezia, Marsilio Editori, 2017.
  13. ^ Pietro Solari, Cinquecento lettere inedite di D'Annunzio a Donatella, in Corriere della Sera, 7 luglio 1942. Antonio Barolini, Lettere d'amore di Gabriele D'Annunzio, in Stampa Sera, 28 gennaio 1948, p. 3. Attilio Momigliano, D'Annunzio e Donatella Cross, in Corriere d'informazione, lunedì-martedì 1-2 marzo 1948, p. 3. Arrigo Cajumi, Amori dannunziani, in La Stampa, 24 aprile 1948, p. 3.
  14. ^ Étienne Fouilloux, Eugène, cardinal Tisserant (1884-1972), Paris, Desclée De Brouwer, 2011.
  15. ^ Asvero Gravelli, Mussolini aneddotico, Roma, Latinità, 1951, p. VII.
  16. ^ In un secondo tempo, la sede fu trasferita a palazzo Colonna, presso lo studio dell'architetto Luigi Moretti.
  17. ^ Le Éditions du Cœur Fidèle pubblicarono, tra l'altro, una traduzione multilingue ad opera di Pascal e di Umberto Ortolani del Credo (1968) di Paolo VI, che fu distribuita ai cardinali del Sacro Collegio e agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, e Padre Pio da Pietrelcina: commemorazione (1969) del card. Giacomo Lercaro.
  18. ^ Y. Chiron, p. 432.
  19. ^ a b Quarantuno haiku e cinque tanka di Pierre Pascal, in Labrys (Perugia), nº 2, 1980, p. 96.
  20. ^ (FR) Philippe Rodriguez, Maurice Delage : La solitude de l'artisan, Genève, Éditions Papillon, 2001, p. 130.
  21. ^ (FR) Dominique Venner, Histoire de la Collaboration, Paris, Éd. Pygmalion/Gérard Watelet, 2000, p. 59.
  22. ^ Antonella Di Nallo, Lo stile senza frontiere nel segno del Martyre: D'Annunzio e Mishima, in Bernard Fouques (a cura di), A propos de frontière: variations socio-critiques sur les notions de limite et de passage, Berne, Peter Lang, 2003, p. 253.
  23. ^ Ferdinando Castelli, Yukio Mishima, il suicidio come protesta e spettacolo, in La Civiltà cattolica, nº 2991, 1º febbraio 1975, p. 234.
  24. ^ Elena Bergadano, Padre Pio: il profumo dell'amore, Milano, Paoline, 1999, p. 101-102.
  25. ^ Padre Pio alluse infatti alla conversione di Maurras negli ultimi giorni di vita.
  26. ^ Yves Chiron, Padre Pio: una strada di misericordia, Milano, Paoline, 1997, pp. 339-340.
  27. ^ Alain de Benoist, Vu de droite: anthologie critique des idées contemporaines, Paris, Éditions Copernic, 1979, p. 564.
  28. ^ Armel Guerne e Emil Cioran, Lettres de Guerne à Cioran, a cura di Sylvia Massias, Lectoure, Éd. le Capucin, 2001, p. 307.
  29. ^ Michel Bulteau, Pierre Pascal, un poète tragique, in Nouvelle Revue de Paris, nº 8, décembre 1986, p. 183.
  30. ^ Giovanni Artieri, La bibbia degli impiccati, in Il Tempo, nº 85, 27 marzo 1973, p. 3.
  31. ^ Y. Chiron, 2002, p. 32.
  32. ^ Mario Casari, KHAYYAM, OMAR IX. Translations into Italian, in Iranicaonline.orgEncyclopædia Iranica Online, Center for Iranian Studies, Columbia University, 10 settembre 2014.
  33. ^ Mario Praz, Immobilità dell'Oriente, in Cronache letterarie anglosassoni, IV, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1966, p. 179.
  34. ^ Mario Praz, Storia della letteratura inglese, Firenze, Sansoni, 1960, p. 589. Giovanni Artieri, Messaggi d'amore al Poeta morto, in Iran: pubblicazione dell'Ufficio Culturale dell'Ambasciata Imperiale dell'Iran in Italia, nº 2, marzo 1960.
  35. ^ Tre appendici raggruppano altre quartine, più o meno eterogenee, a conclusione del volume. Seguono glosse, commenti e apparato critico, nonché paralleli nella poesia persiana, ma anche nell'Antologia greca, nella Bibbia come nelle poesie latina, inglese e francese. Pierre Pascal ha ugualmente realizzato tavole di concordanze e ricercato nelle parafrasi fitzgeraldiane i disjecta membra, che possono trovarsi dell'opera certa, probabile, meno probabile e incerta. Pierre Pascal, Omar Khâyyâm redivivo..., in Iran: pubblicazione dell'Ufficio Culturale dell'Ambasciata Imperiale dell'Iran in Italia, nº 2, marzo 1960.
  36. ^ Francesco Gabrieli, Omar Khayyàm e i suoi interpreti, in Saggi orientali, Caltanissetta, Salvatore Sciascia Editore, 1960, p. 179. (EN) Ali Dashti, Pascal's Roba'iyyat, in In Search of Omar Khayyam, traduzione di L. P. Elwell-Sutton, London-New York, Routledge, 2011, p. 182-184.
  37. ^ Pietro De Francisci, La poesia dell'Apocalissi, in Il Tempo, 14 febbraio 1964, p. 3.
  38. ^ Pierre Pascal, Una parafrasi del «Libro di Giobbe», in L'Osservatore Romano, nº 284, 12 dicembre 1962, p. 5. Agnoldomenico Pica, Luigi Moretti, un architetto al di là del cantiere, in Civiltà delle macchine, XXII, nº 1-2, 1974, p. 59.
  39. ^ Bâbâ Tahîr Hamadâni Uryân, Quarante robâ'iyyât. Traduction et présentation de Pierre Pascal, in Nouvelle Revue de Paris, nº 8, décembre 1986, pp. 73-80.
  40. ^ Enrico Castelli Gattinara di Zubiena, Diari: 1949-1955, Padova, CEDAM, 1998, pp. 238; 542.
  41. ^ L'edizione di Pascal è segnalata da Mario Praz nell'introduzione premessa alla traduzione italiana edita da Rizzoli nel 1974: «Un curioso volume pubblicato a Roma nel 1970, in francese, è il seguente [...] Il colophon merita di essere trascritto [...] A parte il refuso douxième per douzième, la bellissima stampa dedicata alla memoria di [...] c'interessa non tanto per i commenti e ragionamenti di carattere pitagorico e misteriosofico, quanto perché la versione del Pascal è l'unica che si renda conto dell'importanza di conservare al ritornello il suono cupo in "or". La soluzione però non mi sembra felice [...] Il Pascal conserva però la parola inglese "Nevermore", e conclude l'ultima strofa con la rima "essor"». Edgar Allan Poe, Il corvo, introduzione e traduzione di Mario Praz, Milano, Rizzoli, 1974, pp. 19-20.
  42. ^ Jean-Paul Roudeau, Souvenirs sur Pierre Pascal, in Lecture et tradition, 161-162, 1990.
  43. ^ Marcello Veneziani, p. 231.
  44. ^ Galimberti, p. 4.
  45. ^ a b André Bellessort, Séance annuelle du jeudi 19 décembre 1940: Rapport sur les concours littéraires de M. André Bellessort, Secrétaire perpétuel, su Académie française.
  46. ^ Marco Scatasta, La vita placida di Paul Léautaud, Bergamo, P. Lubrina, 1990, p. 211.
  47. ^ Un'ode al Duce che ottiene il «Premio Verlaine», in La Stampa, 18 maggio 1935, p. 10.
  48. ^ Pierre Pascal, su Académie française.

BibliografiaModifica

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