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Pietro Alima (... – ...) è stato un pittore italiano del XVI secolo, attivo nelle Marche.

BiografiaModifica

Il 12 aprile 1466 a Torre San Patrizio, nell'oratorio di Santa Maria delle Rose, Pietro Alima firmò l'affresco raffigurante la Madonna delle Rose e santi Nicola da Tolentino e Antonio di Padova [1].

Nel 1930 Luigi Serra ne dette una breve descrizione: «Il dipinto occupa la superficie di una nicchia a sesto acuto e rappresenta sopra un fondo unito la Madonna seduta in trono, intenta a dar latte al Bambino ch'Ella sostiene sul braccio destro, mentre due santi monaci, quello a destra con pisside e un volume, l'altro con un volume soltanto, stanno ai lati, in piedi: due angeli in atto di gettar rose si librano in alto, e al sommo, entro una specie di lunetta mistilinea determinata dall'arcobaleno incurvato al di sotto della cuspide del riquadro, domina il Redentore mostrando con la sinistra un libro aperto e benedicendo con la destra». Il Serra assegnò il dipinto al pittore Pietro Alamanno, attribuzione respinta nel 1951 da Pietro Zampetti.

Negli anni 1460-62 è probabile che il pittore abbia lavorato a Patrignone, insieme a Giacomo da Campli[2]. In quest'ultimo anno, probabilmente, dipinse a Monterubbiano, insieme a Cola da Santa Vittoria, nella cappella di Santa Caterina della chiesa di San Giovanni [2].

Il 24 luglio 1461 il comune di Ripatransone decise di erigere una cappella nella chiesa di San Domenico in onore di san Vincenzo Ferrer, affidandone la decorazione pittorica a magistro Jacobo de Camplo e a un non meglio specificato "Magistro Albanesi", da Giuseppe Crocetti riconosciuto col nostro Pietro Alima.

Dopo l'affresco di Torre San Patrizio, Pietro, seguendo sempre la ricostruzione proposta dallo studioso, doveva dipingere a San Ginesio l'affresco raffigurante la Madonna degli angeli (San Ginesio, Pinacoteca comunale "Scipione Gentili"), distaccato dalla chiesa della Madonna della Neve, o della Scaletta, crollata in parte nel 1969. Di lì a poco Pietro Alima lavorava a Loro Piceno, nella chiesa di Santa Maria di Piazza, prima proprietà dell'abbazia di Farfa, poi passata a quella di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra. Per Giuseppe Crocetti, anche alcuni affreschi in quest'ultimo edificio sacro, datati 1473, sono da attribuire a Pietro Alima. Nella cappella dell'altare maggiore è dipinta una Crocifissione, riferita però a Stefano Folchetti [3], affiancata dalle immagini di San Benedetto e di San Bernardo.

Nell'oratorio di Santa Monica a Fermo è affrescata una Madonna dell'umiltà, datata 1474, attribuita a Pietro Alima, che per Giuseppe Crocetti dovette usare lo stesso cartone della Madonna delle rose di Torre San Patrizio [4].

Nella parrocchiale di Configno, frazione di Amatrice (Rieti), una Madonna in trono col Bambino e i santi Pietro e Paolo datata 1476, è anche questa attribuita a Pietro Alima. Nella pieve di San Marco a Ponzano di Fermo, l'affresco raffigurante i Santi Giacomo e Tommaso, datato 1478, è riferito al nostro, come anche l'immagine di San Sebastiano nello stesso edificio sacro.

NoteModifica

  1. ^ G. Crocetti, La pittura di Fra Marino Angeli e dei suoi continuatori, Quaderno n. 10 di “Notizie di Palazzo Albani”, 1985, p. 141.
  2. ^ a b G. Crocetti, La pittura di Fra Marino Angeli e dei suoi continuatori, Quaderno n. 10 di “Notizie di Palazzo Albani”, 1985, p. 138.
  3. ^ Itinerari crivelleschi nelle Marche, a cura di P. De Vecchi, Maroni, Ripatransone 1997, p. 226.
  4. ^ G. Crocetti, La pittura di Fra Marino Angeli e dei suoi continuatori, Quaderno n. 10 di “Notizie di Palazzo Albani”, 1985, p. 136.

BibliografiaModifica

  • G. Crocetti, La pittura di Fra Marino Angeli e dei suoi continuatori, Quaderno n. 10 di “Notizie di Palazzo Albani”, 1985.
  • P. De Vecchi a cura di, Itinerari crivelleschi nelle Marche, Maroni, Ripatransone 1997.