Apri il menu principale

Pietro Frediani (Buti, 22 aprile 17753 giugno 1857) è stato uno scrittore e poeta italiano..

Frediani è il “poeta pastore” ricordato da Alessandro D'Ancona[1], che, autodidatta, leggeva i versi di Dante, Tasso e Ariosto mentre lasciava pascolare le sue pecore. Dotato di una versificazione fluente e di una piena padronanza della lingua poetica “alta” (senza abbandonare una potente arguzia “toscana”), fu molto apprezzato dai suoi contemporanei; scrisse numerose poesie e una cinquantina di maggi drammatici: così riferisce Fabrizio Franceschini[2], ricavando tale notazione, probabilmente, dalle note di Leopoldo Baroni[3] e prima ancora, da quelle di Narciso Feliciano Pelosini[4]. Certamente esagerando, Leopoldo Barboni nel suo articolo su Frediani, elenca i titoli di diciassette maggi e ne tralascia la menzione di “cent'altri”[5]. Secondo i curatori del volume a lui dedicato nel 1997 dal suo paese natale, Frediani avrebbe composto 57 maggi[6]. Comunque è risaputo che i manoscritti di Frediani sono andati perduti: o meglio, sono andati con Leopoldo Barboni, quando pochi anni dopo la morte di Frediani, fece incetta delle sue carte per scrivere il già ricordato articolo sul poeta[7]: come ci racconta lo stesso Barboni, giunto che fu a Buti, il suo accompagnatore, “presa, come veniva veniva, una brancata di gente, la spinse fuori del caffè e disse: ‘Via, ragazzi; chi ha i manoscritti del Frediani vada a prenderli e li porti qui; ma di corsa' [...] Un quarto d'ora dopo, sì e no, i possessori dei manoscritti del Frediani ritornano e mi seppelliscono addirittura sotto un diluvio di fogli volanti, di quinternini, di ritagli di carta, tutta roba ingiallita dal tempo e dalle mani, e impuzzata così da levare il respiro per quarantott'ore. Non mi sarei mai aspettato tanto! Erano madrigali, maggi, sonetti, enigmi, odi, epistole, elegie, epitalami, inni, frammenti”[8]. Da allora, tutta quella carta ingiallita è scomparsa[9] e restano, del Frediani, le sole poesie che lui pubblicò in vita[10] e quelle che ritrovò inaspettatamente Baroni “dopo il saccheggio operato dal Barboni e da altri”[11]; qualche maggio a suo nome e qualche copia fattane dalla metà dell'Ottocento in poi da Angiòlo Bernardini, Frediano Frediani, Ranieri Pioli, Giuseppe Paoli e Firmo Tognarini[12].

Nei primi Anni 2000 un quantitativo di 86 poesie manoscritte inedite scritte su altrettanti foglietti sciolti e attribuibili (anche secondo il prof. Fabrizio Franceschini che le ha visionate usandone qualche verso per un suo libro[13]) a Pietro Frediani, è stato acquistato sul web, dove si offrivano come manoscritti anonimi, da Gianni Greco, che vi ha riconosciuto lo stile e la qualità del Frediani. Questi componimenti poetici, di grande interesse storico e letterario, sono tuttora inediti.

NoteModifica

  1. ^ A. D'ANCONA, Origini del teatro in Italia, Firenze, Le Monnier, 1887, vol. 2, p. 414.
  2. ^ F. FRANCESCHINI, Maggio popolare e teatro dei signori nella comunità di Buti, in Teatro popolare e cultura moderna, Firenze, Vallecchi, 1978, p. 191.
  3. ^ L. BARONI, I maggi, Pisa, Nistri-Lischi, 1954, p. 102.
  4. ^ “Di questi Maggi, scrisse il Frediani oltre cinquanta; cavandone i soggetti dalla storia profana, dalla Bibbia e dalla mitologia, ed adoperandosi a nobilitare quanto poteva quella forma di componimento”: N.F. PELOSINI, Commemorazione di Pietro Frediani, poeta pastore, Pisa, Tip. Lorenzo Citi, 1857, p. 12.
  5. ^ L. BARBONI, Fra matti e savi, Livorno, Tip. Raffaello Giusti, 1898, p. 90.
  6. ^ Pietro Frediani, a cura di G. Bernardini, Buti (PI), Centro studi “Natale Caturegli”, 1997, p. 53.
  7. ^ Comparso, prima che in volume, sul «Fanfulla della Domenica» del 29 agosto 1880.
  8. ^ L. BARBONI, Fra matti e savi, cit., pp. 78, 80; su ciò cfr. anche L. BARONI, I maggi, cit., p. 108.
  9. ^ Viene da pensare che Barboni, una volta esaminata velocemente la montagna di carte del Frediani per partorire il topolino del suo articolo, abbia fatto un fascio e abbia buttato via il tutto, tante sono le notazioni, nelle poche pagine che dedica all'arte del ‘poeta pastore', che mostrano disgusto per quel materiale: “roba ingiallita [...] impuzzata così da levare il respiro per quarantott'ore”, “manoscritti ingialliti, intarmati, impataccati e puzzolenti di tutti i puzzi possibili e immaginabili”, “montagnola di carta imporrita e fetida”: L. BARBONI, Fra matti e savi, cit., pp. 80, 92, 93
  10. ^ Poesie del pecoraio Pietro Frediani da Buti, Livorno, 1847; postumi, invece, i volumi Versi editi e inediti di Pietro Frediani da Buti, coll'aggiunta di alcune rime giocose del fratello Paolo Frediani, Lucca, 1864; e Poesie di Frediano Frediani e dei figli Pietro e Paolo, Buti (PI), 1877.
  11. ^ Parnaso popolare butese, a cura di L. Baroni, Livorno, Ind. tip. dei Comuni, 1929, p. 225.
  12. ^ Pietro Frediani, cit., p. 41; cfr. anche, per le problematiche connesse alle copiature e i rifacimenti posteriori, P. FREDIANI, I due sergenti, maggio, a cura di G. Mazzei, Pisa, ETS, 1998, pp. 9 e ss.
  13. ^ Le ottave inedite di Pietro Frediani. Origine dei Bientinesi e la sua festa del 1840, Pisa, Felici Editore, 2010.

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN74082989 · ISNI (EN0000 0000 2372 9612 · LCCN (ENn00026521 · BNF (FRcb145023466 (data)