Pietro Orseolo d'Ungheria

Re d'Ungheria
Pietro d'Ungheria
Peter of Hungary (Chronicon Pictum 047).jpg
Miniatura di Pietro Orseolo nel Chronicon Pictum
Re d'Ungheria
Stemma
In carica 15 agosto 1038 - settembre 1041
Predecessore Stefano I
Successore Samuele Aba
Re d'Ungheria
In carica 5 luglio 1044 - settembre 1046
Predecessore Samuele Aba
Successore Andrea I
Nascita Venezia, 1011
Morte Székesfehérvár, 30 agosto 1046[1] o 1059[1]
Luogo di sepoltura Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo (Pécs)
Casa reale Orseolo
Padre Ottone Orseolo
Madre Grimelda d'Ungheria
Consorte Giuditta di Schweinfurt (secondo Cosma Praghese)[1]
Religione cattolicesimo

Pietro Orseolo, anche noto come Pietro il Veneziano (Venezia, 1011Székesfehérvár, 30 agosto 1046 o 1059), fu re d'Ungheria per due volte.

Subentrato per la sua prima parentesi al trono a suo zio Stefano I nel 1038, il suo favoritismo verso i suoi cortigiani stranieri provocò una rivolta che terminò con la sua deposizione nel 1041. Pietro tornò al potere nel 1044 su intervento di Enrico III il Nero, imperatore del Sacro Romano Impero. Egli accettò la sovranità dell'imperatore durante il suo secondo regno, terminato nel 1046 a seguito di una rivolta pagana. Le cronache magiare sono unanimi sul fatto che Pietro fosse stato giustiziato per ordine del suo successore, Andrea I, ma il riferimento dell'autore Cosma Praghese al suo presunto matrimonio intorno al 1055 suggerisce che forse sopravvisse anche alla sua seconda deposizione.

BiografiaModifica

Prima del 1038Modifica

 
Stemma degli Orseolo

Pietro nacque a Venezia e fu l'unico figlio del doge Ottone Orseolo.[2] Sua madre Grimelda era una sorella di Stefano I, primo re d'Ungheria;[3] lo storico Gyula Kristó suggerisce che fosse nato nel 1010 o nel 1011.[2] I veneziani insorsero e deposero Ottone Orseolo nel 1026.[2][4] Pietro non seguì suo padre, che fuggì alla corte bizantina di Costantinopoli, preferendo invece l'Ungheria, dove suo zio lo nominò comandante dell'esercito reale.[2][4][5]

Emerico, l'unico figlio di Stefano sopravvissuto all'infanzia, morì nel corso di una battuta di caccia avvenuta nel 1031.[6] Il cugino di Stefano, Vazul, dichiarò presto le sue intenzioni di assumere il trono, ma nel corso della guerra civile che si scatenò il re lo surclassò imponendo il suo dominio e nominò Pietro quale suo erede.[7] Su ordine di Stefano, Vazul fu accecato poco dopo e i suoi tre figli, Levente, Andrea e Béla, furono esiliati, circostanza che rafforzò il diritto di successione di Pietro.[8][9] Il re chiese a Pietro di prestare giuramento riguardo alle proprietà di sua moglie, la regina Gisella, evento che lascia ipotizzare delle tensioni nel rapporto tra il giovane e sua zia.[10]

Primo regno (1038-1041)Modifica

Pietro succedette al re Stefano I, morto il 15 agosto 1038,[11] e adottò una politica estera assai attiva.[6][12] Le truppe ungheresi saccheggiarono la Baviera nel 1039, invadendo nell'anno seguente la Boemia allo scopo di assistere il duca Bretislao I contro l'imperatore del Sacro Romano Impero Enrico III il Nero.[13] Le cronache magiare raccontano che Pietro preferiva la compagnia dei tedeschi («che ruggivano come bestie feroci») e degli italiani («che chiacchieravano e cinguettavano come rondini»),[14] piuttosto che quella dei suoi sudditi, circostanza che lo rese impopolare.[6][8] Egli introdusse nuove imposte, requisì le entrate della Chiesa e depose due vescovi.[6][15]

Compiendo un gesto che ebbe una forte risonanza, Pietro confiscò la proprietà della regina Gisella e la prese in custodia.[6] La nobildonna chiese aiuto ai signori ungheresi, i quali incolparono uno dei favoriti di Pietro, tale Budo, per la cattiva influenza che esercitava sul monarca e chiesero che il consigliere venisse processato.[16] Quando il re rifiutò, gli aristocratici catturarono e assassinarono comunque il suo impopolare consigliere, deponendo il monarca nel 1041.[5][16] Essi elessero un nuovo sovrano, Samuele Aba, che era cognato[17] o un altro nipote[6] di re Stefano I.

«Non appena iniziò a governare, Pietro gettò via ogni traccia della tolleranza che si addice alla maestà di un monarca, e in armonia con tedeschi e latini [veneziani] imperversò con furia teutonica, trattando i nobili del regno con disprezzo e divorando le ricchezze della terra "con uno sguardo fiero e un cuore insaziabile". Le fortificazioni, i castelli e ogni ufficio del regno furono sottratti agli ungheresi e dati ai tedeschi o ai latini. Inoltre, Pietro era estremamente dissoluto e i suoi seguaci si comportavano con lussuria vergognosa e sfrenata, aggredendo violentemente le mogli e le figlie dei magiari ovunque il re viaggiasse. Nessuno in quel momento poteva sentirsi sicuro della castità della moglie o della figlia di fronte all'insistenza dei cortigiani di Pietro.»

(Simone di Kéza, Gesta Hunnorum et Hungarorum[18])

Esilio (1041-1044)Modifica

 
La battaglia di Ménfő del 1044

Pietro abbandonò l'Ungheria e si diresse verso l'Austria,[5] cercando la protezione di suo cognato, il margravio Adalberto.[16] Al contempo, si rivolse all'imperatore Enrico III per chiedere assistenza contro Samuele Aba, ritenuto un impostore.[16] Il nuovo monarca ungherese invase l'Austria nel febbraio 1042, ma Adalberto mise in rotta i guerrieri di Aba.[19] Enrico III lanciò la sua prima controffensiva contro l'Ungheria all'inizio del 1042.[20] Le sue forze avanzarono a nord del Danubio fino al fiume Garam (Hron, in Slovacchia).[20] L'imperatore pianificò di ricollocare Pietro sulla massima carica magiara, ma la popolazione si oppose fermamente a tale scenario.[20] Di conseguenza, al fine di amministrare le terre ungheresi, l'imperatore nominò un'altra figura, il cui nome è ignoto, che era membro della famiglia reale locale.[20][21]

«In autunno anche il re Enrico invase l'Ungheria, distrusse Hainburg e Pressburg e devastò o vide la regione settentrionale del Danubio fino al fiume Gran arrendersi volontariamente, perché fiumi e paludi proteggevano la regione meridionale. Una parte dell'esercito incontrò due volte gli aggressori Ungari e si lasciò andare a grandi massacri. Dopo la sottomissione degli Ungari di quel territorio, poiché essi rifiutavano di accettare Pietro, [l'imperatore] scelse di nominare loro duca uno di loro che era in quel momento in esilio tra i Boemi.»

(Ermanno il Contratto, Chronicon[22])

L'imperatore tornò in Ungheria all'inizio dell'estate del 1044, venendo avvicinato nel corso della sua avanzata da molti signori magiari.[5][8] La battaglia decisiva per le sorti del regno fu combattuta il 5 giugno a Ménfő (vicino a Győr), dove le forze di Samuel Aba uscirono sconfitte.[8] Sebbene Aba riuscì a sfuggire dal campo di battaglia, i sostenitori di Pietro lo catturarono e lo uccisero poco tempo dopo.[5]

Secondo regno (1044-1046)Modifica

Dopo la morte di Samuele Aba, l'imperatore Enrico entrò dentro le porte di Székesfehérvár, l'antica capitale, e ripristinò Pietro alla massima carica.[6][8][16] Pietro introdusse la legge bavarese nel suo regno, il che suggerisce che l'Ungheria divenne un feudo imperiale.[16] Il veneziano accettò la sovranità dell'imperatore il giorno della Pentecoste del 1045, offrendo come gesto di omaggio la sua lancia reale al suo signore, che tornò per l'occasione in Ungheria.[8][23] Poiché le fonti riferiscono di un certo numero di complotti volti a rovesciare Pietro, è lecito desumere che rimase una personalità impopolare.[9] Due cugini materni di re Stefano I (Bolya e Bonyha) cospirarono contro Pietro nel 1045, ma il re li fece arrestare, torturare e giustiziare.[23] Il vescovo Gerardo di Csanád invitò i figli esiliati di Vazul in territorio magiaro.[23] Lo scoppio di un'insurrezione pagana guidata da Vata, un nobile che si pose a capo di una serie di aristocratici rimasti fedeli agli antichi culti, pose fine al secondo governo di Pietro nel 1046.[5] Pietro progettò di rifugiarsi di nuovo nel Sacro Romano Impero, ma il figlio di Vazul, Andrea, che nel frattempo aveva fatto ritorno in Ungheria, lo invitò a un incontro a Székesfehérvár.[1] Il re deposto si rese presto conto che gli ambasciatori di Andrea volevano in realtà farlo prigioniero.[1] Constatata la situazione, egli fuggì in un castello fortificato a Zámoly, ma i sostenitori del suo avversario lo espugnarono e lo catturarono tre giorni dopo.[1] Tutte le cronache ungheresi del XIV secolo attestano che Pietro fu accecato, evento da cui poi scaturì la sua morte il 30 agosto 1046.[1]

 
L'accecamento di Pietro come raffigurato nella Chronica Picta

Tuttavia, in contrapposizione con quanto sopra affermato, il quasi contemporaneo Cosma Praghese riferiva che Giuditta di Schweinfurt, vedova del duca Bretislao I di Boemia che fu espulsa da suo figlio, fuggì in Ungheria e sposò Pietro intorno al 1055, «una forma di insulto verso» suo figlio Spytihněv «e tutti i cechi».[1][24] Se quest'ultimo resoconto fosse affidabile, Pietro sopravvisse al tentativo di ucciderlo e morì alla fine degli anni 1050.[1] L'uomo fu sepolto nella cattedrale di Pécs.[1] Di recente, nel giugno del 2019, la sua sepoltura originale è stata portata alla luce da un gruppo di archeologi.[25]

«L'autunno successivo, gli Ungari ricordarono il loro precedente tradimento e nominarono un certo Andrea quale loro re. Uccisero molti stranieri che avevano combattuto per il re Pietro; inflissero a lui e alla moglie varie offese e infine privarono Pietro dei suoi occhi e lo condussero con la forza, insieme alla moglie, in un luogo dove avrebbero potuto sorvegliarlo. Nel frattempo, molti stranieri in quel paese furono depredati, esiliati e uccisi.»

(Ermanno il Contratto, Chronicon[26])

«Re Pietro, vedendo che i Magiari avevano preso in maniera unanime le parti dei duchi Andrea e Levente, si diresse in tutta fretta con i suoi [i tedeschi] verso Musun, con l'intenzione di passare da lì in Austria, ma non poteva scappare. Gli Ungari avevano infatti agito in anticipo e avevano occupato le porte e i confini del regno; inoltre, l'ambasciatore del duca Andrea richiamò re Pietro col pretesto di voler venire con lui ad un pacifico ed onorevole accordo. Fidandosi della sua parola, re Pietro fece ritorno [...] Quando raggiunse il villaggio di Zamur, il suddetto ambasciatore volle tendere in agguato e condurlo in catene al duca Andrea; avendo scoperto il piano, Pietro si rifugiò in un edificio e si difese valorosamente per tre giorni. Alla fine tutti i suoi soldati furono uccisi dalle frecce e lui stesso venne catturato vivo; fu accecato e portato ad Alba, dove con grande dolore terminò presto la sua vita.»

(Chronica Picta[27])

FamigliaModifica

Il nome e la famiglia della moglie di Pietro risultano sconosciuti,ma Gyula Kristó suggerisce che fosse di origine tedesca.[16] Gli storici discutono sulla validità del resoconto di Cosma Praghese sul secondo matrimonio di Pietro con la vedova Giuditta di Schweinfurt. Lisa Wolverton, la traduttrice della cronaca, afferma che Cosma interpretò erroneamente le sue fonti (le quali descrivono il matrimonio di Giuditta Maria di Baviera con il re Salomone d'Ungheria).[28] Dal canto suo, Kristó ipotizza che il rapporto di Cosma lascerebbe intuire che Pietro sopravvisse all'accecamento.[1] Il seguente albero genealogico presenta gli antenati di Pietro il Veneziano e la sua parenti menzionati nell'articolo:[4][29]

Gyula II di Transilvania
Taksony
una nobildonna "cumana"*
Pietro II Orseolo
Sarolta
Géza
Mihály
Ottone Orseolo
sconosciuto
Stefano I d'Ungheria
Gisella di Baviera
due figlie
sconosciuto
Samuele Aba**
Vazul
Pietro il Veneziano
Emerico
Levente
Andrea
Béla

* Una donna cazara, pecenega o bulgara del Volga.
** Samuele Aba potrebbe essere stato il nipote di Géza anziché del suo genero.

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k Kristó e Makk (1996), p. 59.
  2. ^ a b c d Kristó e Makk (1996), p. 53.
  3. ^ Kontler (1999), p. 59.
  4. ^ a b c Nicol (1988), p. 48.
  5. ^ a b c d e f Bartl et al. (2002), p. 26.
  6. ^ a b c d e f g Kontler (1999), p. 58.
  7. ^ Engel (2001), pp. 28-29.
  8. ^ a b c d e f Engel (2001), p. 29.
  9. ^ a b Molnár (2001), p. 26.
  10. ^ Kristó e Makk (1996), p. 54.
  11. ^ Bartl et al. (2002), p. 25.
  12. ^ Kristó e Makk (1996), p. 55.
  13. ^ Kristó (2003), p. 75.
  14. ^ Chronica Picta, cap. 71, pp. 107-108.
  15. ^ Kristó e Makk (1996), p. 56.
  16. ^ a b c d e f g Kristó e Makk (1996), p. 57.
  17. ^ Kristó e Makk (1996), p. 63.
  18. ^ Gesta Hunnorum et Hungarorum, cap. 2.46, p. 109.
  19. ^ Kristó (2003), p. 76.
  20. ^ a b c d Makk (1993), p. 61.
  21. ^ Chronicon di Ermanno il Contratto, p. 74, nota 157.
  22. ^ Chronicon di Ermanno il Contratto, (1042), pp. 73-74.
  23. ^ a b c Kristó e Makk (1996), p. 58.
  24. ^ Chronica Boemorum, cap. 2.17, p. 135.
  25. ^ Giimesi Victor, Sensazione: la tomba del re Árpád è stata trovata a Pécs!, su PécsMa, 10 luglio 2019. URL consultato il 6 aprile 2022.
  26. ^ Chronicon di Ermanno il Contratto, anno 1046, p. 79.
  27. ^ Chronica Picta, cap. 85, p. 113.
  28. ^ Chronica Boemorum, p. 135, nota 121.
  29. ^ Kristó e Makk (1996), pp. 53, 59, appendici 1-2.

BibliografiaModifica

Fonti primarieModifica

  • (EN) Ermanno il Contratto, Chronicon, in Eleventh-century Germany: The Swabian Chronicles, traduzione di I. S. Robinson, Manchester University Press, 2008, ISBN 978-0-7190-7734-0.
  • (EN) Cosma Praghese, The Chronicle of the Czechs, traduzione di Lisa Wolverton, The Catholic University of America Press, 2009, ISBN 978-0-8132-1570-9.
  • Simone di Kéza, Gesta Hunnorum et Hungarorum, traduzione di László Veszprémy e Frank Schaer, CEU Press, 1999, ISBN 963-9116-31-9.
  • Dezső Dercsényi, Leslie S. Domonkos (a cura di), Chronica Picta, Corvina, Taplinger Publishing, 1970, ISBN 0-8008-4015-1.

Fonti secondarieModifica

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