Pietro Salvatore Colombo

vescovo cattolico italiano
Pietro Salvatore Colombo, O.F.M.
vescovo della Chiesa cattolica
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Sicut incensum in conspectu tuo
 
Incarichi ricopertiVescovo di Mogadiscio
 
Nato22 ottobre 1922 a Carate Brianza
Ordinato presbitero6 aprile 1946
Consacrato vescovo16 marzo 1976 dal cardinale Giovanni Colombo
Deceduto9 luglio 1989 a Mogadiscio
 

Pietro Salvatore Colombo (Carate Brianza, 22 ottobre 1922Mogadiscio, 9 luglio 1989) è stato un vescovo cattolico italiano.

BiografiaModifica

Nato a Carate Brianza, nell'arcidiocesi di Milano, il 28 ottobre 1922, entrò nel noviziato dell'Ordine dei Frati Minori, dove prese il nome di Salvatore, emise la professione solenne il 20 agosto 1944, compì gli studi teologici presso l'Ateneo Antoniano di Milano, città dove venne ordinato sacerdote, in Duomo, il 6 aprile 1946, dal cardinale arcivescovo, il benedettino Alfredo Ildefonso Schuster.

Giunto in Somalia il 30 marzo 1947, vi rimase ininterrottamente per 42 anni, fino alla morte violenta.

Lavorò in vari centri missionari del Paese, finché, nel 1954, il vicario apostolico di Mogadiscio, Francesco Venanzio Filippini lo nominò suo vicario generale, carica che conservò poi anche con il nuovo ordinario, Antonio Silvio Zocchetta.

Dopo due anni di sede vacante, seguiti alla prematura morte di quest'ultimo vescovo, Paolo VI, il 20 novembre 1975, con la Costituzione apostolica "Ex quo Dei", elevò il vicariato apostolico di Mogadiscio a diocesi e contestualmente lo elesse suo primo vescovo.

L'ordinazione episcopale gli venne conferita, nella cittadina natale di Carate Brianza, il 16 marzo 1976, dal cardinale Giovanni Colombo, arcivescovo di Milano, avendo per co-consacranti il francescano Guido Attilio Previtali, vescovo titolare di Sozusa di Libia, vicario apostolico di Tripoli ed amministratore apostolico della prefettura apostolica di Misurata in Libia, e il cappuccino Adolfo Luigi Bossi, vescovo titolare di Parnasso, vescovo prelato di São José do Grajaú in Brasile.

Godette della stima sia dei cristiani sia dei non-cattolici, sia musulmani osservanti che laici, inoltre venne conosciuto per il pragmatismo con cui si assicurò che i progetti di sostegno finanziati dai paesi occidentali potessero funzionare anche dopo il ritorno nei propri paesi di origine degli operatori stranieri.

Conseguenze dell'assassinio

Il governo del presidente Siad Barre non tollerava proselitismo religioso, ma apprezzava moltissimo l'aiuto umanitario erogato dalla Chiesa cattolica[1].

Il presidente Siad Barre incolpò i gruppi islamici radicali ed offrì una taglia per scoprire i colpevoli[2] ma molti credettero che proprio lui avesse ordinato l'omicidio o perché il vescovo ne aveva criticato il regime[3] avere un pretesto per militarizzare ulteriormente lo stato e chiedere altri fondi ai governi occidentali[4], o perché il vescovo aveva aiutato un clan avverso a Siad Barre[5]. Ancora oggi si discute su chi fosse il vero assassino ed il mandante: l'omicidio segnò un punto di svolta nei rapporti fra esponenti laici e sostenitori dell'islamizzazione in Somalia in seguito ai duri provvedimenti presi dal governo in risposta all'omicidio.

La sera di domenica 9 luglio 1989 venne ucciso, con un solo colpo di pistola al cuore, all'esterno nella sua cattedrale da un assassino rimasto sconosciuto.

Le esequie si svolsero nella cattedrale, il successivo 15 luglio, di notte, nel massimo segreto, alla presenza dei frati della missione e di poche altre persone e vennero presiedute da Luis Robles Díaz, nunzio apostolico in Sudan e delegato apostolico per la Regione del Mar Rosso, giunto da Khartoum.

Venne sepolto nella cattedrale accanto alle tombe dei vescovi Antonio Silvio Zocchetta (1920-1973), Francesco Fulgenzio Lazzati (1882-1932), suoi predecessori, e Bernardino Vitale Bigi (1884-1930), vescovo titolare di Antedone, vicario apostolico della Cirenaica, in Libia, tutti appartenenti all'ordine dei Frati Minori.

Due anni dopo la chiesa venne saccheggiata e distrutta, le tombe dei vescovi scoperchiate e i resti dispersi.

Nell'agosto del 1993 Giorgio Bertin, amministratore apostolico di Mogadiscio (che già alla fine del 1991 aveva appurato di persona la distruzione della cattedrale e degli edifici annessi) con l'aiuto dei paracadutisti italiani della forza multinazionale di pace UNOSOM II e del loro cappellano, raccolse le poche ossa rinvenute che vennero poste in quattro cassette e trasferite in Italia, dove vennero conservate provvisoriamente nel deposito di un cimitero.

Il 12 novembre 1997, i resti dei quattro vescovi francescani vennero inumati nel santuario di Sant'Antonio di Padova a Milano.

Nessun vescovo è stato chiamato a succedere a Salvatore Colombo: Giovanni Paolo II, il 29 aprile 1990, ha nominato il francescano Giorgio Bertin amministratore apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis della diocesi di Mogadiscio, incarico che ha conservato anche dopo la nomina a vescovo di Gibuti il 13 marzo 2001.

Genealogia episcopaleModifica

FontiModifica

  • Acta Apostolicae Sedis
  • The Hierarchy of the Catholic Church
  • GCatholic
  • D. Paladini: Omicidio a Mogadiscio - L'ultimo vescovo al crepuscolo della Somalia; Paoline Editoriale Libri 2006
  • M. Taroni: Mons. Salvatore Colombo, Vescovo dei poveri e martire della carità; Ed. Velar 2009

NoteModifica

  1. ^ "Safirka: Envoy to Somalia". Peter Bridges American Diplomacy, Volume III, No.2, 1998
  2. ^ Religious Freedom in the Majority Islamic Countries, 1998 Report, Aid to the Church in Need, Alleanza Cattolica
  3. ^ "The Harrying of the Hawiye", A Country Study: Somalia. Helen Chapin Metz, ed. Government Printing Office, 1993
  4. ^ "Somalia: the State is Reborn". Davide Malacaria and Giovanni Cubeddu. 30 Days, Nov. 2004
  5. ^ "Former Somali Government Killed Bishop, Christians Charge" Catholic World News July 16, 2003

Collegamenti esterniModifica

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