Pietro d'Ancarano

giurista italiano

Pietro di Ancarano, latinizzato come Petrus Ancharanus (13331416 circa), è stato un giurista italiano.

Consilia, 1549

Lavorò nel solco della tradizione di Giovanni d'Andrea.[1] Guadagnò il soprannome latino di anchora juris ("àncora del diritto"),[2] ed era anche conosciuto come Pietro de Farneto.

BiografiaModifica

Studiò diritto romano sotto Baldus de Ubaldis a Perugia, poi diritto canonico sotto Bartolomeo da Saliceto a Bologna.[3] La sua carriera accademica si svolse principalmente a Bologna.

Fu un influente giurista e insegnante a Firenze dal 1390[1], ma trascorse del tempo anche a Siena e Venezia. Nel 1402 si trasferì all'Università di Ferrara, con Antonio da Budrio (che era stato uno dei suoi studenti) e Giovanni da Imola.

Elaboratore del conciliarismo, partecipò al Concilio di Pisa e al Concilio di Costanza per conto dell'antipapa Giovanni XXIII.[4]

PensieroModifica

Fu celebrato il commento di Pietro di Ancarano sui Decretali di Gregorio IX.[5]

Nel Tractatus de schismate (composto nel 1405, inedito ma con ampia circolazione come manoscritto)[6] le sue opinioni erano fondamentalmente a favore della monarchia papale; ma in termini di scisma occidentale come si presentava dopo il 1400, il comportamento dell'antipapa Benedetto XIII e di papa Gregorio XII lo fece spostare verso una risoluzione conciliare.[7] Baldassarre Cossa (che presto diventerà antipapa con il nome di Giovanni XXIII) lo persuase, forse con Butrio, a scrivere nel 1405 sullo scisma.[8] In linea con la facoltà di Bologna in generale e con Francesco Zabarella, credeva che papa Gregorio, in particolare, avrebbe dovuto mantenere gli impegni presi.[9]

InfluenzaModifica

Il matrimonio di Tommaso di Lancaster, 1º duca di Clarence e Margaret Holland nel 1412 rendeva necessaria una dispensa papale, a causa del grado di consanguineità dei coniugi definito nella legge canonica e nel Libro di Levitico. La dispensa fu concessa da Giovanni XXIII, contro un precedente abbastanza recente (il caso del 1392 di Bernardo VII, conte di Armagnac che desiderava sposare la vedova del suo defunto fratello Giovanni III, conte di Armagnac, e venne rifiutato da papa Clemente VII); questa procedette sulla base di un'opinione di Pietro di Ancarano (influenzato da Andrea). Questa opinione ha anche creato un precedente sui poteri papali.[10]

OpereModifica

Scrisse inoltre numerosi Consilia, Repetitiones, Responsa e commenti ai Decretali, fra i quali:

  • Consilia, Roma 1474, Pavia 1496.
    • (LA) Consilia, Lyon, Jacques Giunta, héritiers, 1549.
  • Super I Librum Decretalium, Lyon 1518, Lyon 1535, Bologna 1581.
  • Super II Librum Decretalium, Lyon 1519, Lyon 1535, Bologna 1581.
  • Super Sexto Librum Decretalium, Venezia 1501.

ManoscrittiModifica

NoteModifica

  1. ^ a b Thomas Kuehn, Heirs, kin, and Creditors in Renaissance Florence (2008), p. 183; Google Books.
  2. ^ (FR) Alfred Franklin, Dictionnaire des noms (1875), p. 25;archive.org.
  3. ^ Ken Pennington page.
  4. ^ R. N. Swanson, Universities, Academics and the Great Schism (2002), p. 209–10; Google Books.
  5. ^ Péter Erdő, Storia della scienza del diritto canonico: una introduzione (1999), p. 114; Google Books.
  6. ^ DBI.
  7. ^ Joseph Canning, A History of Medieval Political Thought: 300-1450 (2006), pp. 178–9; Google Books.
  8. ^ Brian Tierney (editor), Authority and Power: studies on medieval law and government presented to Walter Ullmann on his seventieth birthday (1980), p. 227; Google Books.
  9. ^ Philippe Levillain, The Papacy: Gaius-Proxies (2002), p. 635; Google Books.
  10. ^ Richard A. McCabe, Incest, Drama and Nature's Law, 1550-1700 (2008), p. 48.

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Collegamenti esterniModifica

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