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Pieve di Santo Stefano (Santo Stefano di Magra)

edificio religioso di Santo Stefano di Magra

Cenni storici e descrizioneModifica

 
La facciata della pieve

Secondo alcune fonti storiche l'attuale pieve fu riedificata nel corso del XVII secolo[1] sui resti di un preesistente edificio risalente al 1324[1] e a sua volta ricostruito sulle fondamenta di un antico insediamento religioso romanico del periodo medievale (pieve di Santo Stefano di Cerreto[2]). Già nel XII secolo la giurisdizione dell'antica pieve comprendeva[3] le odierne comunità parrocchiali di Ponzano, Albiano, Caprigliola e delle cappelle di Bibola e Burcione. Pochissime sono invece le testimonianze storiche sull'originaria struttura, in quanto pochi se non pressoché mancanti sono i reperti archeologici ad oggi pervenuti[3].

La struttura interna della chiesa, secondo alcuni studi, subì nel corso del XIV secolo una prima rivisitazione[3], in contemporanea con la dominazione della Repubblica di Lucca[3], che riportò la pieve ad uno stile simile e tipico delle pievi medievali della Lunigiana ad unica navata, un solo altare maggiore e con un soffitto a volta[3].

Sarà su progetto di Ferdinando d'Andrea[1][3] di Genova che la pieve del Trecento fu distrutta e quindi ricostruita in stile barocco genovese nel XVIII secolo; i lavori si conclusero nel 1776[2]. L'interno è ora costituito da sei cappelle laterali con coro e cupola nel centro della nuova pianta a forma di croce greca[1][3].

Sopra l'ingresso principale della chiesa si trova, nella contro facciata, un organo pensile[1][3]. I tre altari sono dedicati a santo Stefano (l'altare maggiore con la presenza della statua del santo, opera dello scultore Giovanni Antonio Cybei di Carrara), a san Felice[non chiaro] e alla Madre della Consolazione. Gli affreschi sono opera di Carlo Morgari[1].

CulturaModifica

 
Particolare degli interni

Il Coro San LeonardoModifica

Importante nel tessuto socio-culturale della pieve di Santo Stefano e della città stessa è il polifonico "Coro San Leonardo", fondato a Santo Stefano di Magra nel 1985 da un gruppo di giovani parrocchiani. Inizialmente impegnato nei canti liturgici durante le cerimonie religiose della pieve, dopo anni di studi e quindi nuove specializzazioni in materia, il coro ha via via allargato il proprio repertorio musicale con esecuzioni più "impegnative" dei più importanti maestri della musica quali Antonio Vivaldi, Johann Sebastian Bach, Wolfgang Amadeus Mozart, Georg Friedrich Händel; proprio diverse opere di Vivaldi furono al centro dei festeggiamenti del decimo anniversario del coro con un concerto all'interno della pieve con la collaborazione dell'Orchestra da camera "Archinsieme" della Spezia.

Premiato nel 1991 del "Don Ferdinando Maberini" dalla curia vescovile della Spezia, dal 1995 il coro si è specializzato nell'esecuzione di musica gospel soprattutto dopo l'incontro con il maestro compositore statunitense Nehemiah Hunter Brown, cittadino onorario di Santo Stefano di Magra dal giugno 2000. Oltre alla realizzazione di due dischi musicali (Thank You Lord e Praise Him) il coro negli ultimi anni ha partecipato a diverse manifestazioni canore in Italia e, nel dicembre 2009, in Ungheria con la presenza all'evento Budapest Big Band Festival di Budapest.

Nel maggio del 2013, il coro ha partecipato ad un doppio concerto, nella chiesa di Santo Stefano al Ponte a Firenze, per la consegna della Medaglia per il Beato Angelico per il Rinascimento al compositore italiano Detto Mariano. Durante la serata sono stati eseguiti brani del compositore italiano e, come finale, è stato presentato in prima mondiale il brano Ieri, Oggi, Sempre, dove il compositore ha scelto come solisti Neheminah Hunter Brown e il giovane soprano Martina Ferrarini, originaria di Santo Stefano di Magra.

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f Fonte dal sito del Comune di Santo Stefano di Magra-Monumenti, su comune.santostefanodimagra.sp.it. URL consultato il 22 agosto 2011.
  2. ^ a b Fonte dalla Guida d'Italia-Liguria del Touring Club Italiano, Milano, Mondadori, 2007.
  3. ^ a b c d e f g h Fonte dal sito Terre di Lunigiana.com, su terredilunigiana.com. URL consultato il 22 agosto 2011.

Voci correlateModifica

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