Pilo

antica città del Peloponneso
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Pilo
Hearth of the megaron of Pylos.jpg
Sala del trono del Palazzo di Nestore
Localizzazione
StatoGrecia Grecia
Unità perifericaMessenia
Mappa di localizzazione

Coordinate: 37°01′37.37″N 21°41′41.41″E / 37.027047°N 21.694836°E37.027047; 21.694836

Pilo di Messenia (in greco antico: Πὐλος, Pýlos) era una città greca del Peloponneso.

Più volte citata nei poemi omerici quale patria di Neleo e del figlio Nestore, rimasta per lungo tempo non identificata e riconosciuta con molta probabilità solo in alcuni scavi del 1955-1958 ad Epanò Englianos, località della Messenia occidentale, a 18 km dalla città odierna di Navarino.

StoriaModifica

Fu conquistata dagli Ateniesi nel 425 a.C. sotto la guida di Demostene.

DescrizioneModifica

Sulla sommità di una collina sono infatti stati scoperti resti di due palazzi del periodo miceneo.

 
Palazzo di Nestore - Magazzini per l'olio

Alla prima impressione il palazzo non sembra così imponente come quelli di Micene o di Tirinto, perché non è protetto da mura ciclopiche; l'intero complesso (5600 m²) non ha infatti opere murarie di difesa. L'ubicazione del palazzo di Nestore era già controversa nell'antichità: ne parlano Omero, Strabone e Pausania e lo pongono in località diverse. Pilo, Tirinto, Micene e Lacedemone, le quattro città più importanti del Peloponneso all'epoca micenea parteciparono alla guerra di Troia; Pilo era guidata dal vecchio e saggio re Nestore che insieme ad Agamennone chiamarono tutti i re greci per la conquista della rocca di Troia. Nestore inviò a Troia circa 90 navi e secondo Omero Nestore fu tra i pochi a tornare in patria sano e salvo.

 
Palazzo di Nestore - Bagno della Regina

Alcune parti del palazzo verso sud-ovest sono visitabili; vi si trova un vestibolo che dà accesso ad una grande sala[1]. Il nucleo principale è quello centrale, dove una serie di tre atrii monumentali porta al mégaron, la sala del trono si allineano ambienti destinati a magazzini, dispense, abitazioni e, nella parte anteriore, il famoso archivio composto di mille tavolette scritto in lineare B.

La parte del palazzo verso nord-est appare costituita dai resti di un'officina per riparazioni e di un'armeria.

Il settore di sud-est costituisce l'appartamento della regina, con un megaron riccamente decorato e comprende anche una stanza da bagno.[2]

Il pavimento di stucco era composto da motivi decorativi, quali un polpo di fronte al trono nella sala omonima.

 
Tomba a tholos

Nel magazzino del vino sono state rinvenute giare e cretule.

Nella zona sono state portate alla luce numerose tombe a tholos, tra cui la Grave Circle situata a 150 metri a sud dal palazzo.

Gli scaviModifica

Nel 1939, Carl Blegen, professore all’università di Cincinnati, avviò insieme allo studioso greco dott. Kourouniotis una serie di scavi presso la località messenica di Epano Englianos con lo scopo di rinvenire l’antica Pilo, la cui ubicazione era motivo di dibattito fin dall'antichità. Il primo giorno di scavo Blegen, aiutato da un solo studente, rinvenne i primi reperti, e per la fine della prima stagione di lavoro vennero riportate alla luce seicento tavolette d’argilla recanti scritte in Lineare B, insieme ad altri resti archeologici. Tuttavia, con lo scoppio della Seconda guerra mondiale gli scavi vennero interrotti, per essere ripresi solo nel 1952. Nelle nuove campagne di scavo partecipò anche Spyridōn Marinatos, che vi lavorò fino al 1965. Blegen, invece, si ritirò nel 1964[3].
Sono stati portati alla luce due palazzi che cronologicamente coincidono con le tradizioni leggendarie legate all'affermazione prima di Neleo e successivamente del figlio Nestore. Sono stati ritrovati resti antichissimi, anteriori al 1300 a.C., un palazzo databile al 1280 a.C. ed un successivo palazzo databile al 1250 a.C., distrutto nel 1200 a.C.-1190 a.C.

CuriositàModifica

La caverna delle stalattiti situata presso l'acropoli è stata identificata con la grotta in cui, secondo una leggenda, Ermes nascose i buoi rubati ad Apollo.

NoteModifica

  1. ^ Säflund G., Sacrificial banquets in the 'Palace of Nestor'. Opuscula Atheniensia, 1980, 13.
  2. ^ Riccardo Guglielmino, Atlante di Archeologia, Utet, Torino, 1998, pag. 422.
  3. ^ John Chadwick, L'Enigma della Lineare B, Antonio Vallardi Editore, Cernusco sul Naviglio (MI) 2003

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