Pinacoteca Tosio Martinengo

museo italiano
Pinacoteca Tosio Martinengo
Pinacoteca Tosio Martinengo facciata Piazza Moretto Brescia.jpg
La pinacoteca e la Piazza Moretto
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàBrescia-Stemma.svg Brescia
IndirizzoPiazza Moretto 4
Coordinate45°32′05″N 10°13′34″E / 45.534722°N 10.226111°E45.534722; 10.226111Coordinate: 45°32′05″N 10°13′34″E / 45.534722°N 10.226111°E45.534722; 10.226111
Caratteristiche
TipoMuseo
Istituzione1851
ProprietàComune di Brescia
GestioneFondazione Brescia Musei
Sito web
Questa voce riguarda la zona di:
Via Moretto
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La Pinacoteca Tosio Martinengo è ospitata nel palazzo Martinengo da Barco in piazza Moretto 4 a Brescia.

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Tosio e Palazzo Martinengo da Barco.
 
Facciata pinacoteca

La collezione del conte TosioModifica

Il conte e collezionista Paolo Tosio decise, nel 1832, di allestire una vera e propria "casa-museo" nel cosiddetto palazzo Tosio, dimora di sua proprietà progettata e ideata dal'architetto Rodolfo Vantini.[1] Il palazzo del nobile bresciano, così facendo, arrivò ad ospitare una ricca ed eterogenea collezione di opere d'arte, con dipinti appartenenti alla pittura cinquecentesca italiana come quelli di Raffaello, del Moretto, del Lotto e del Savoldo; ciononostante, erano comunque presenti svariati dipinti della scuola fiamminga e della pittura olandese del XVI e XVII secolo, oltre che del Neoclassicismo e Romanticismo.[2]

Alla morte dello stesso conte Tosio, nel 1843, la suddetta collezione venne lasciata in eredità al comune di Brescia; allo stesso modo nel 1846, alla morte anche della vedova Paolina Bergonzi, il palazzo fu ceduto alla comunità affinché le opere ivi presenti fossero esposte nella loro originaria collocazione: si venne dunque a creare, a seguito di quella medesima donazione, una prima pinacoteca civica. Peraltro la collezione di opere esposte aumentò sensibilmente grazie al trasferimento di pale d'altare ed affreschi da chiese cittadine soppresse (tra le altre, la chiesa di San Domenico, la chiesa di San Barnaba, il santuario della Madonna delle Grazie e la chiesa di Santa Maria dei Miracoli) da palazzi e dimore signorili demolite oltre che da edifici municipali; alcuni illustri cittadini bresciani, inoltre, tra i quali Camillo Brozzoni, Alessandro Sala, senza trascurare la stessa famiglia Calini, donarono un'ingente quantità di collezioni ed opere private.[2][1]

In seguito all'aggiunta di un numero simile di opere alla collezione della primitiva pinacoteca, dunque, si rese necessaria la ricerca di un'altra sede, più ampia ed adatta ad ospitare un così ampio corpus di opere d'arte; la dimora signorile dei Tosio si dimostrò ancora più angusta quando, nel 1851, venne istituita al suo interno un'accademia civica di disegno per amministrare "l'insegnamento delle belle arti e delle arti meccaniche e dei mestieri".[1] Il 23 agosto 1852, comunque, la pinacoteca Tosio venne inaugurata ed aperta al pubblico; nel 1854 Federico Odorici, storico e studioso, ebbe modo di illustrare la mostra ivi allestita con una piccola guida, chiamata "La Galleria Tosio ora Pinacoteca Municipale di Brescia".[1]

La collezione del conte MartinengoModifica

 
L'ingresso, su via Martinengo da Barco, della pinacoteca Tosio-Martinengo

Successivamente, nel 1884, il conte Leopardo Martinengo da Barco, senatore, patriota e dotto uomo di cultura, fece dono al comune dell'omonimo palazzo di sua proprietà, oltre che della propria biblioteca, delle proprie collezioni scientifiche e di opere d'arte: tra le tante, si annoveravano nella sua collezione dipinti del Foppa, del Ferramola, di Paolo da Caylina il Giovane, del Savoldo e del Romanino, oltre che del Moretto e del Gambara; senza poi contare le innumerevoli medaglie pontificie, alcune di epoca classica ed una ricca raccolta di libri e manoscritti poi trasferita alla biblioteca queriniana.[1] In un primo momento si decise di trasferire in quella sede le collezioni di privati non pertinenti a quella originaria del conte Tosio.[2]

La Pinacoteca Tosio-MartinengoModifica

È già a partire dal 1888, tuttavia, che l'assessore del comune di Brescia Pertusati commissiona il trasporto di diverse opere da palazzo Tosio a quello Martinengo; inoltre, nel 1893, la neonata pinacoteca Martinengo ebbe modo di ospitare altre collezioni private come quelle della galleria Faustini: è già nel settembre del medesimo anno, comunque, che il ministro della Pubblica Istruzione esorta le autorità comunali affinché sia creata un'unica pinacoteca civica. Nel corso del 1900, nonostante l'opposizione dei conti Zuccheri, eredi del conte Tosio, sono molte le opere trasferite appunto da palazzo Tosio a quello Martinengo. L'11 luglio, a sancire definitivamente il trasferimento di sede nel palazzo di via Moretto, il comune vota all'unanimità la collocazione delle opere all'interno appunto di palazzo Martinengo. Inoltre il pittore Giuseppe Ariassi, tra l'altro allievo di Francesco Hayez e maestro di Francesco Filippini, fu il presidente della pinacoteca Tosio Martinengo per oltre trent'anni; ebbe anche modo di dirigere personalmente la scuola di disegno ad essa annessa, oltre che essere il principale organizzatore, nel 1878, dell'esposizione bresciana allestita nella rinascimentale Crociera di San Luca.[3]

Palazzo Martinengo, dunque, venne riqualificato e ristrutturato sia negli interni sia nella sua facciata occidentale, che venne ridisegnata dall'architetto Antonio Tagliaferri; nell'occasione fu anche creata adiacente ad essa la cosiddetta piazza Moretto, abbellita con l'erezione del monumento al Moretto ad opera di Domenico Ghidoni.[1][4] La creazione della nuova pinacoteca venne anche formalizzata tramite un accordo con gli eredi dei conti Tosio, oltre che con una delibera comunale del 12 marzo 1903: nasceva così la "Civica Pinacoteca Tosio-Martinengo". Nel 1906 l'unione venne portata a termine e nel 1908 la sede riaprì al pubblico.[1]

Il riassetto delle opere e delle sale all'inizio del NovecentoModifica

 
L'Angelo dipinto da Raffaello e conservato nelle collezioni della pinacoteca

Nel frattempo la collezione si era arricchita di molte opere, frutto perlopiù di lasciti testamentari di privati o di famiglie, tra i quali si annovera, nel 1920, l'acquisizione di preziosi dipinti e stampe giapponesi dei Fè-d'Ostiani, portata in Italia dal conte Alessandro Fè d'Ostiani; nel 1912, d'altro canto, gli studi del tedesco Oskar Fischel rivelarono la presenza, tra le collezioni della pinacoteca, dell'Angelo che un tempo fece parte della pala Baronci di Città di Castello, opera di Raffaello Sanzio. Senza aspettare conferme circa la paternità dell'opera, alcuni ignoti tentarono, nella notte tra il 30 aprile ed il 1º maggio, di rubare il dipinto.[1] Nel settembre dello stesso anno poi, grazie a studi più approfonditi da parte di Corrado Ricci e Luigi Cavenaghi, l'attribuzione fu certamente attribuita all'urbinate.

Nel 1914, inoltre, grazie all'intervento di Giulio Zappa e del suo aiutante, Ettore Modigliani, fu cambiata la disposizione delle sale e del percorso espositivo, ora più logico e lineare nella sua interezza: furono anche esposti molti dipinti prima conservati nei magazzini, tra i quali lo stesso Angelo raffaellesco e un Cristo colla croce proveniente dalla chiesa di Santa Maria in Solario; oltre a ciò, furono anche collocati nei saloni centrali le opere del Romanino e del Moretto. Furono anche murate le finestre ed aperti ampi e spaziosi lucernari, benché comunque l'operazione venne interrotta a causa dello scoppio della prima guerra mondiale: il 22 maggio 1915, infatti, la pinacoteca fu chiusa al pubblico e le opere più preziose trasferite a Roma.[1]

La pinacoteca venne riaperta già nel 1916 in occasione di un'esposizione sulla pittura del Rinascimento lombardo;[2]ciononostante, riaprì ufficialmente al pubblico soltanto nel 1920. Attorno al 1925 e fino al 1927, inoltre, Giorgio Nicodemi riorganizzò lo schema espositivo della pinacoteca.

Lo scoppio della seconda guerra mondialeModifica

Nel 1939 fu istituita una commissione formata da studiosi dell'arte quali Fausto Lechi, Gaetano Panazza e Virgilio Vecchia affinché fossero riordinate le opere e la disposizione delle stesse, in occasione di una nuova mostra incentrata sulla pittura bresciana nel Rinascimento; tuttavia, a seguito dello scoppio della seconda guerra mondiale, il tutto si interruppe. Molte opere infatti furono sfollate in diversi luoghi, nel corso del 1941: nella Villa Fenaroli di Seniga, in quella Lechi di Erbusco, nel abbazia di Rodengo-Saiano ed anche fuori provincia.

Il 15 ottobre 1946 la pinacoteca poté finalmente riaprire al pubblico e venne inaugurato, nel 1953, un nuovo riassetto dei dipinti fortemente voluto da Alessandro Scrinzi, allora direttore, oltre che da Giovanni Vezzoli e anche da Fausto Lechi.[1]

La sistemazione e riqualificazione della pinacotecaModifica

Chiusa già nel 1969, comunque, la pinacoteca venne chiusa al pubblico per lavori di restauro e riaperta subito dopo, nel 1970. In quell'occasione si rinnovarono gli impianti d'illuminazione e si pulirono gli stucchi, senza contare gli innumerevoli restauri di dipinti ed affreschi effettuati; anche nel 1990 venne intrapresa una vasta operazione di restauro che si concluse solo nel 1994.

La pinacoteca, nel frattempo, aveva avuto modo di arricchirsi di pregevoli opere, tra le quali, per esempio, il ritratto di giovane flautista del Savoldo, la cosiddetta Pietà del Foppa, oltre che il Ritratto di dama e i Dieci busti di profeti del Moretto.[1]

Chiusa infine dal 2009, il 17 marzo 2018 la pinacoteca è stata riaperta dopo un lungo restauro.[5][6][7] L'ultimazione del progetto, tuttavia, vede anche la realizzazione di una copertura avveniristica in vetro e ferro, posta in corrispondenza del porticato del palazzo; il progetto è infatti ancora in corso d'opera.[8][9][10]

Percorso espositivoModifica

La collezione ospita, tra le tante, innumerevoli opere dell'arte bresciana e lombarda databili dal Trecento al Settecento, disposte in un percorso espositivo di 21 sale; principali protagoniste della pinacoteca, tuttavia, sono le opere degli artisti del Rinascimento bergamasco e bresciano, tra le quali figurano opere di Raffaello, del Moretto e del Savoldo, oltre che del Foppa, del Romanino e del Lotto.[11]

Sala 1Modifica

Salendo al primo piano si incontra la prima sala del percorso, che offre un interessante spaccato di pittura Tardo gotica e Gotica, con opere del XIV secolo e XV secolo. Nelle vetrine qui presenti, inoltre, si possono ammirare avori, medaglie ed oggetti di oreficeria di Pisanello e Matteo de' Pasti.[12]

Paolo Veneziano
Antonio Cicognara (?)
Paroto da Cemmo
  • Polittico, Madonna con Bambino e donatore.

Sala 2Modifica

Nella seconda sala del percorso, spostandosi anche da un punto di vista prettamente cronologico, si incontrano alcune opere già del primo Cinquecento bresciano; nelle vetrine si possono ammirare oreficerie a tema sacro e piatti decorati con smalti.[12]

Vincenzo Foppa
Floriano Ferramola
  • La caccia con il falcone
Vincenzo Civerchio;
Francesco Napoletano

Sala 3Modifica

Il grande ambiente della terza sala ospita la collezione di opere del rinascimento bresciano, a suo tempo appartenente al conte Tosio; sono infatti presenti pitture a tema sacro di Andrea Previtali, di Francesco Francia e Andrea Solari.[14]

Andrea Previtali
  • Busto di Cristo
Francesco Francia
  • Madonna con il Bambino e san Giovannino
Andrea Solari
  • Cristo portacroce con un certosino

Sala 4Modifica

La seconda parte di queste opere rinascimentali, provenienti dalle collezioni del Tosio, culmina con il confronto tra le opere di artisti bresciani, perlopiù il Moretto, e le opere del Sanzio; si vuole dunque tenere fede alla tradizione secondo cui il Bonvicini sarebbe da ritenersi il "Raffaello bresciano".[15]

Raffaello Sanzio
Alessandro Bonvicino (Moretto)

Sala 5Modifica

Dalla sala numero cinque in poi, sino all'ottava, l'attenzione del percorso si focalizza volutamente sui grandi maestri del rinascimento bresciano, accorpando appositamente opere tra loro simili per suscitare un confronto continuo tra le opere presenti.[15]

Alessandro Bonvicino (Moretto)
 
Lo stendardo delle Sante Croci del Moretto.

Sala 6Modifica

Il percorso prosegue interponendo alcune opere del Savoldo, del Lotto e sempre del Moretto; dunque il punto d'incontro di questi dipinti, e del loro confronto, risiede nell'utilizzo della luce e della resa atmosferica dei colori.[15][16]

Alessandro Bonvicino (Moretto)
Giovanni Gerolamo Savoldo
 
Adorazione dei pastori del Savoldo.
Lorenzo Lotto

Sala 7Modifica

La settima sala ospita ed espone i maggiori esempi di opere prodotte dai maestri bresciani del pieno Cinquecento: provenienti dai più disparati contesti cittadini, ora chiese, ora dimore signorili, ora proprietà di confraternite, l'elemento in comune è una innata resa realistica e vicina dunque al dato reale.[15]

Girolamo Romani (Romanino)
 
Cristo portacroce del Romanino.
Giovanni Gerolamo Savoldo
  • Riposo nella fuga in Egitto (Deposito UBI Banca)[15]
  • Madonna con il Bambino e San Rocco ( anch'esso deposito UBI Banca)[15]
 
Riposo nella fuga in Egitto del Savoldo.
Polidoro da Lanciano
  • Cristo e l'adultera
Callisto Piazza
  • Adorazione del Bambino
Alessandro Bonvicino (Moretto)

Sala 8Modifica

 
Sala 8

Il grande salone dalle pareti rosse ospita le altrettanto grandi pale d'altare provenienti dalle chiese cittadine e del territorio bresciano; notevole è anche il leggio intarsiato di fra' Raffaele da Brescia, proveniente dalla'abbazia di San Nicola.[15][17][18]

Alessandro Bonvicino (Moretto)
Girolamo Romani (Romanino)
  • Cena in Emmaus (affresco)
     
    Sala 9
     
    La pala di Sant'Eufemia del Moretto.
  • Cena in casa di Simon fariseo (affresco)
  • Natività
  • Pala di San Domenico
 
Natività del Romanino.

Sala 9Modifica

La sala successiva è invece dedicata al Manierismo e a ceramiche e bronzetti decorativi di produzione italiana; sono anche presenti diversi paramenti murari recanti affreschi asportati da dimore private e palazzi.[15]

Lattanzio Gambara;
  • Cerere
  • Apollo
  • Autoritratto
  • Otto frammenti dal fregio del palazzo del Podestà
Pietro Marone
  • Il corteggio della regina di Saba
Alessandro Maganza
  • Il banchetto di Baldassarre

Sala 10Modifica

Nella sala successiva si incontrano alcuni ritratti di figure eminenti e di spicco del panorama lombardo, ad opera di altrettanti artisti provenienti dal medesimo contesto.[17][15]

Lucia Anguissola
  • Ritratto della sorella Europa
Sofonisba Anguissola
  • Ritratto di canonico lateranense
Giovan Battista Moroni
  • Il magistrato
  • Il poeta sconosciuto

La pinacoteca, inoltre, conserva parti di un taccuino smembrato che raccoglieva i disegni dell'artista risalenti al suo esordio del 1543.[19]

Girolamo Romani (Romanino)
  • Ritratto di uomo con giubbetto striato
Alessandro Bonvicino (Moretto)
Pier Maria Bagnadore
  • Ritratto di uomo in armatura
Giovanni Gerolamo Savoldo

Sala 11Modifica

Nella sala numero 11 del percorso si arriva ad osservare la pittura dell XVII secolo, con un costante confronto tra la pittura di matrice classica (perlopiù di provenienza emiliana) e quella invece più "tenebrosa", considerando anche le diverse declinazioni geografiche della medesima.[15][17]

Simone Cantarini
  • Madonna del Rosario
Giovan Battista Salvi
  • Madonna con il Bambino e san Giovannino
Domenico Fiasella
  • San Sebastiano
Pittore Caravaggesco
  • Cristo risana il cieco
Nicolas Tournier
  • Ritratto di suonatore di flauto
Luca Giordano
  • Eraclito
  • Democrito
Johann Carl Loth
  • Sansone e Dalila (deposito da collezione privata)
Matthias Stomer
  • Incredulità di san Tommaso

Sala 12Modifica

Il percorso della mostra prosegue con un'intera sala dedicata ed incentrata sulla produzione artistica di Giacomo Ceruti, meglio noto come il Pitocchetto; si inaugura così la pittura tipica del XVIII secolo, con i pezzi più pregiati dell'ntera collezione.[15][20]

Giacomo Ceruti (Il Pitocchetto)
  • La lavandaia
  • Due pitocchi
  • L'incontro nel bosco
  • Scuola di ragazze
  • Figure di calzolai con un cliente
  • La filatrice
  • Portarolo (deposito di una collezione privata)
  • Giocatori di carte
  • Ritratto di due ragazze
 
La filatrice del Pitocchetto.

Sala 13Modifica

 
Sala 13

La sala seguente, detta "degli specchi", è interamente dedicata a preziosi vetri veneziani della collezione Brozzoni; una quarantina di esemplari testimoniano infatti l'evoluzione di tale arte tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Settecento.[15][20]

Sala 14 e 15Modifica

 
Sala 14 15

Incentrata, così come la sala 15, sul tema della pittura di genere e su figure allegoriche, espone opere di artisti non soltanto bresciani; i soggetti propendono comunque verso il paesaggio e scene di vita bucolica ed agreste, con la presenza preponderante di figure di contadini e pastori.[15][20]

Francesco Paglia
  • Passione effimera
  • Amore duraturo
Antonio Rasio
  • Primavera
  • Estate
  • Autunno
  • Inverno
Pieter Mulier
  • Paesaggio notturno con pastori
  • Paesaggio con pastori
Antonio Cifrondi
  • Vecchio sotto la neve
  • Vecchio con clessidra
Francesco Londonio
  • Pastorella
Giorgio Duranti
  • Due garzette
  • Zuffa tra tacchini e galli
  • Gufo con preda
  • Gufo con picchio
  • Gallo, gallina, chioccia con pulcini e pianta di iris
Con Andrea Torresani
  • Paesaggio con gallinacei
Francesco Zuccarelli
  • Il riposo del cacciatore
  • I viandanti
Pittore anonimo lombardo
  • L'imboscata
  • Scontro di cavalleria

Sala 16Modifica

Le sale seguenti sono un chiaro esempio di arte rococò, le cui movenze e decorazioni sono state conciliate con i colori degli stucchi e dei soffitti stessi; anche in questa sala, comunque, sono presenti ritratti di maestranze lombarde.[15]

Giacomo Ceruti (Il Pitocchetto)
  • Ritratto di Marina Cattaneo
  • Ritratto di gentiluomo
Antonio Paglia
  • Ritratto di gentiluomo
  • Ritratto di gentiluomo

Sala 17Modifica

Questo ambiente presenta un interessante pendant di Antonio Cifrondi, definito dallo storico dell'arte Roberto Longhi un "Pierrot lunaire", chiarificando così lo stile del pittore.[15]

Antonio Cifrondi
  • Ragazza che cuce
  • Mugnaio
 
La ragazza che cuce ed il mugnaio di Antonio Cifrondi.

Sala 18Modifica

Nella sala successiva, allestita secondo il gusto delle dimore signorili settecentesche, si può osservare la singolare opera di Simon Troger: elogiata da Leopoldo Cicognara nella sua opera "tanto per il virtuosismo tecnico dell’esecutore quanto per la purezza preclassica delle figure".[15]

Simon Troger
  • Il sacrifico di Isacco
 
Sacrificio di Isacco di Simon Troger.

Sala 19Modifica

L'ultimo ambiente a tema settecentesco è appunto la sala numero 19, che esemplifica perfettamente l'arte promossa da Faustino Bocchi; con esso, anche una chiara espressione della cosiddetta "pittura a pigmei".[15]

Faustino Bocchi
  • Il guastafeste
  • Caccia al pulcino
  • Armadio dipinto con grottesche e scene di nani (legno e dipinto dorato)

Sala 20Modifica

Il percorso delle precedenti esposizioni, escludendo quelle di recente allestimento degli anni 2000, avrebbe terminato la mostra con queste ultime sale; tuttavia sono esposte in questo ambiente opere del primo Ottocento.[15]

Angelika Kauffmann
  • Nascita del Battista
Andrea Appiani
  • Madonna con il bambino dormiente
  • Toeletta di Giunone
Gaspare Landi
  • Ebe
Bertel Thorvaldsen
  • Il Giorno
  • La Notte
  • Ganimede e l'aquila di Giove

Sala 21Modifica

 
F. Hayez

Il percorso della mostra si conclude con alcune opere dei maggiori esponenti del Neoclassicismo e del Romanticismo italiano e non. La preponderante componente classica di questa fase pittorica è interconnessa infine con quella della pala di Sant'Eufemia del Moretto, anch'essa emblematica per quanto riguarda l'influenza dell'arte classica.

La mostra, poi, si chiude idealmente con un'opera di Luigi Basiletti, un Ritratto del Conte Paolo Tosio.[15]

Francesco Hayez
  • I profughi di Parga
  • Incontro di Giacobbe e di Esaù
Antonio Canova
  • Ritratto di Eleonora d'Este
Luigi Ferrari
  • Laocoonte

Sul soffitto dello scalone monumentale in uscitaModifica

Giuseppe Tortelli
  • Convito di Baldassarre
  • Cacciata di Eliodoro

Galleria d'immaginiModifica

Esterno

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k Antonio Fappani (a cura di), Pinacoteca (Civica) Tosio - MartinengoEnciclopedia bresciana.
  2. ^ a b c d De Leonardis, p. 43.
  3. ^ ARIASSI Giuseppe - Enciclopedia Bresciana, su www.enciclopediabresciana.it. URL consultato il 26 luglio 2020.
  4. ^ De Leonardis, p. 44.
  5. ^ Color «verde Pinacoteca»: Tosio Martinengo si svela, su Giornale di brescia, 10 agosto 2016. URL consultato il 27 luglio 2020.
  6. ^ Comune di Brescia - Portale istituzionale, su www.comune.brescia.it. URL consultato il 26 luglio 2020.
  7. ^ FEDERICA PACELLA, Brescia, la Pinacoteca torna alla città, su Il Giorno, 1521267995197. URL consultato il 27 luglio 2020.
  8. ^ Il gioiello e lo scrigno: una cupola di vetro sul cortile della Pinacoteca Tosio-Martinengo, su BresciaToday. URL consultato il 22 luglio 2020.
  9. ^ Pinacoteca, tetto in vetro per il cortile, su Giornale di brescia, 22 marzo 2019. URL consultato il 24 agosto 2020.
  10. ^ Il Capitolium si prepara al grande ritorno della Vittoria Alata, su Giornale di brescia, 7 agosto 2019. URL consultato il 24 agosto 2020.
  11. ^ Brescia Musei - Pinacoteca Tosio Martinengo, su www.bresciamusei.com. URL consultato il 25 luglio 2020.
  12. ^ a b De Leonardis, p. 45.
  13. ^ SAN GIORGIO E IL DRAGO, su www.turismobrescia.it. URL consultato il 26 luglio 2020.
  14. ^ De Leonardis, p. 46.
  15. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u Brescia Musei - Pinacoteca Tosio Martinengo - Il progetto scientifico, su www.bresciamusei.com. URL consultato il 26 luglio 2020.
  16. ^ De Leonardis, p. 46.
  17. ^ a b c De Leonardis, p. 48.
  18. ^ De Leonardis, p. 49.
  19. ^ Simone Facchinetti, Giovan Battista Moroni Un ritratto magnifico e otto opere, Accademia-Catalogo della mostra esposta a Bergamo, 2015.
  20. ^ a b c De Leonardis, p. 50.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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