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Pittore di Cleofrade

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Pittore di Cleofrade, anfora a punta. Monaco di Baviera Staatliche Antikensammlungen 2344.

Pittore di Cleofrade è il nome convenzionale assegnato ad un ceramografo attico ritrovata tra il 505 e il 475 a.C.

Fu allievo di Eutimide e attivo presso il ceramista Cleofrade, da cui prende il nome, anche se, da un vaso scoperto da non molto tempo, sappiamo che il suo nome era Epiktetos[1]. Decorò prevalentemente vasi di grandi dimensioni: anfore, crateri a calice e a volute, pelikai, stamnoi, psykteres e numerose anfore panatenaiche a figure nere. Complessivamente gli sono stati attribuiti circa 150 lavori, dei quali solo 12 sono coppe.

OpereModifica

Nelle opere più antiche l'influenza dello stile di Eutimide predomina: ne è esempio il cratere a calice del Museo archeologico nazionale tarquiniense,[2] per la pulizia del segno e la monumentalità della figura all'interno della composizione. Nelle opere della fase matura i commentatori tendono a sottolineare, da parte del Pittore di Cleofrade, una maggiore partecipazione emotiva o intellettiva al rappresentato, rispetto a contemporanei e antecedenti, che si esprime in una minore tendenza alla magnificenza dei corpi, più aderenti alle loro manifestazioni accidentali e in un maggiore interesse per gli aspetti narrativi e drammatici.[3]

Lo stile maturo del Pittore di Cleofrade si manifesta intorno al 490 a.C. nell'hydria del Museo archeologico nazionale di Napoli (Hydria Vivenzio)[4] con la rappresentazione della caduta di Troia, narrata per episodi riuniti sulla spalla, a proposito della quale è stata evidenziata l'analogia con i frontoni classici per l'apice della drammaticità che dal centro si allenta verso gli estremi della composizione.[5] Questa vicinanza di intenti rispetto ad altre arti sembra confermata dall'utilizzo di una parziale policromia dovuta alle campiture in marrone diluito, insieme alle sovradipinture porpora, quali si trovano ad esempio sull'anfora di Monaco di Baviera (Staatliche Antikensammlungen 2344), con Dioniso circondato da menadi e satiri. La particolare struttura delle figure del Pittore di Cleofrade è stata inoltre avvicinata alla scultura peloponnesiaca contemporanea (Apollo del frontone del Tempio di Zeus a Olimpia).[6]

NoteModifica

  1. ^ Nonostante questa scoperta, si preferisce continuare a chiamarlo con il nome del vasaio, per non confonderlo con l'omonimo ceramografo, di poco più anziano: cfr. Stefania Berruti, Pittore di Kleophràdes, su archeologicatoscana.it. URL consultato il 9 febbraio 2015.
  2. ^ The Beazley Archive, 201687, Tarquinia, Museo Nazionale Tarquiniese, RC4196, su beazley.ox.ac.uk. URL consultato l'8 novembre 2012.
  3. ^ Paribeni 1961, in EAA, s.v. Kleophrades, pittore di.
  4. ^ The Beazley Archive, 201724, Naples, Museo Archeologico Nazionale, 81699, su beazley.ox.ac.uk. URL consultato l'8 novembre 2012.
  5. ^ Charbonneaux, Martin, Villard 1978, pp. 335-338.
  6. ^ Arias 1994, in EAA, s.v. Attici, Vasi.

BibliografiaModifica

  • Enrico Paribeni, Kleophrades, Pittore di, in Enciclopedia dell'arte antica classica e orientale, vol. 4, Roma, Istituto della enciclopedia italiana, 1961.
  • Jean Charbonneaux, Roland Martin; François Villard, La Grecia arcaica: (620-480 a.C.), Milano, Rizzoli, 1978. ISBN non esistente.
  • Paolo Enrico Arias, Attici, Vasi, in Enciclopedia dell'arte antica classica e orientale: Secondo supplemento, vol. 1, Roma, Istituto della enciclopedia italiana, 1994.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN62344718 · ISNI (EN0000 0000 9722 3825 · LCCN (ENn93092490 · GND (DE118777351 · ULAN (EN500115460 · CERL cnp00588425 · WorldCat Identities (ENn93-092490
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