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Sistema politico della Repubblica Italiana

(Reindirizzamento da Politica italiana)
Schema del sistema politico italiano

Il sistema o ordinamento politico della Repubblica Italiana è un sistema politico improntato ad una democrazia rappresentativa nella forma di Repubblica parlamentare. Lo Stato è organizzato in maniera centralizzata ed in base ad un significativo decentramento regionale. L'Italia è una repubblica democratica dal 2 giugno 1946, quando la monarchia fu abolita attraverso referendum e l'Assemblea costituente venne eletta per stilare la Costituzione, che venne promulgata il 1º gennaio 1948.

Indice

Organizzazione generaleModifica

Il sistema politico italiano è organizzato secondo il principio di separazione dei poteri: il potere legislativo è attribuito al Parlamento, al governo spetta il potere esecutivo, mentre la magistratura, indipendente dall'esecutivo e dal potere legislativo, esercita invece il potere giudiziario; il presidente della Repubblica è la massima carica dello stato e ne rappresenta l'unità.

La legge fondamentale della Repubblica è la Costituzione, ossia il codice che indica i principi fondamentali, i diritti e i doveri dei cittadini e ne fissa l'ordinamento. Il potere legislativo statale spetta al Parlamento ai sensi dell'art. 70 della Costituzione, suddiviso in due camere: il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati. Tutte le leggi, in ultima istanza, devono essere promulgate dal presidente della Repubblica il quale può rinviare al Parlamento una legge se ritiene che questa sia in contrasto con la Costituzione (il cosiddetto veto sospensivo), ma esclusivamente per la prima volta. Il Consiglio dei ministri si regge su una maggioranza parlamentare, tipicamente costituita a partire da una consultazione elettorale tra tutti gli aventi diritto di voto.

La separazione dei poteriModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Separazione dei poteri e Posizione chiave.

Solo in casi di necessità ed urgenza il Governo può emanare un atto avente la forza di legge e chiamato decreto legge, che deve essere confermato successivamente dal Parlamento entro 60 giorni, pena la sua decadenza (anche retroattiva). Inoltre il Parlamento può delegare il Governo tramite una legge chiamata legge delega affinché legiferi su una certa materia stabilendo nel contempo i limiti e i tempi entro i quali il Governo può muoversi nel legiferare. L'atto normativo emanato in questo modo dal Governo prende il nome di decreto legislativo.

Vi sono poi casi nei quali il potere legislativo spetta al popolo sovrano, attraverso l'istituto del referendum abrogativo e, in materia costituzionale, attraverso l'istituto del referendum confermativo delle leggi costituzionali. In generale dunque il potere di iniziativa legislativa viene attribuito a ciascun parlamentare, al popolo, attraverso l'istituto della proposta di legge di iniziativa popolare effettuata tramite la raccolta di almeno 50 000 firme, e al Governo, le cui proposte di legge devono comunque essere controfirmate dal presidente della Repubblica.

Infine, è presente un rilevante controllo giurisdizionale sia sugli atti amministrativi che sulla legislazione effettuato a due livelli (non molto differente dal judicial review, revisione giudiziaria, del sistema statunitense, ma ben più estesa di quello anglosassone classico, ossia del Regno Unito), in quanto sia i tribunali a livello diffuso possono considerare una legge non costituzionale, ma limitandola al caso a loro sottoposto, mentre è molto più utilizzato il sistema accentrato di controllo, su richiesta del singolo giudice del tribunale, affidato alla Corte costituzionale che può dichiarare illegittime le leggi anticostituzionali anche dopo la loro approvazione, espungendole dall'ordinamento, ed impedendo al Parlamento di legiferare nuovamente sulla medesima situazione.

Per quanto concerne gli atti amministrativi il controllo è effettuato da un serie di tribunali amministrativi suddivisi su base regionale, i TAR, con appello al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, avente competenza territoriale nazionale. Con l'approvazione del Codice del processo amministrativo nel 2010 il controllo sugli atti amministrativi governativi e degli altri enti pubblici è diventato particolarmente penetrante, con possibilità di richiedere le più opportune misure cautelari, sia in primo che secondo grado, nonché il risarcimento del danno che l'atto amministrativo emanato dal pubblico potere ha causato[1].

Potere legislativoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Parlamento della Repubblica Italiana.

Il potere legislativo spetta al Parlamento della Repubblica Italiana suddiviso in due camere: il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati, i quali separatamente, con le stesse mansioni assegnate dalla Costituzione, promuovono, attraverso l'iniziativa dei suoi membri parlamentari, l'iniziativa legislativa che deve essere approvata a maggioranza da ciascuna delle due camere, altrimenti rigettata.

Potere esecutivoModifica

Il GovernoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Governo italiano.

Il potere esecutivo è affidato al governo all'interno del quale, secondo l'art. 92, c. 1 Cost., si distinguono tre diversi organi: il presidente del Consiglio dei ministri (primo ministro), i ministri e il Consiglio dei ministri (talvolta detto impropriamente gabinetto, secondo una dicitura storica non usata dalle norme italiane), quest'ultimo costituito dall'unione dei precedenti due organi. La formazione del Governo è disciplinata in modo succinto dagli art. 92, c. 2, 93 e 94 Cost. e da prassi costituzionali consolidatesi nel tempo.

Il governo dipende dalla fiducia di entrambi i rami del parlamento ed ha in suo potere la possibilità di emettere decreti legge solo in caso di emergenza (i quali devono essere confermati dal voto del parlamento entro 60 giorni) e non dovrebbe fare decreti legge abusivamente (art.77).

In base alla legge finanziaria 2008, poi modificata con la legge 13 novembre 2009 n. 172, il numero di ministri del Governo è fissato a tredici, mentre l'intero esecutivo (compresi ministri senza portafoglio, viceministri e sottosegretari) non può contare più di sessanta unità.

Presidente del Consiglio dei ministriModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana.
 
Giuseppe Conte, presidente del Consiglio dei ministri dal 2018

Il Presidente del Consiglio dei ministri (indicato impropriamente anche come primo ministro, o popolarmente quale premier) è il capo del governo. È nominato dal Presidente della Repubblica ed è la quarta carica dello Stato per importanza, pur essendo il vero dominus del sistema politico (come in tutti i sistemi parlamentari repubblicani la prima carica è sempre il Presidente della Repubblica, anche se i suoi poteri sono limitati).

Teoricamente il presidente della repubblica è libero nella sua scelta, ma siccome il designato dovrà formare un governo con cui sarà sottoposto al voto di fiducia delle due camere, di fatto egli è scelto tendenzialmente nell'ambito dei partiti che hanno la maggioranza in parlamento; la prassi costituzionale vede il presidente della repubblica procedere a consultazioni con i gruppi parlamentari per poter procedere alla scelta di una persona che abbia la possibilità concreta di ottenere la fiducia. Dopo la nomina il presidente del consiglio propone al Presidente della Repubblica le nomine dei singoli ministri insieme con i quali andrà a formare il Consiglio dei ministri se, come detto, riceverà il voto di fiducia da entrambi i rami del parlamento.

Il Presidente del Consiglio dei ministri coordina l'attività dei ministri ed è responsabile delle attività del governo. Il Presidente del Consiglio, a differenza di quanto avviene in altri ordinamenti, non è a tutti gli effetti un superiore gerarchico dei ministri; certo, naturalmente in qualità di Presidente dell'esecutivo, egli esplica funzioni alle quali tutti i ministri sono, direttamente o indirettamente, sottoposti. Altresì è vero che il Presidente del Consiglio dei ministri non può dare ordini specifici ai ministri riguardo l'attività dei loro dicasteri, ma solo direttive a carattere generale, così come è vero che non può licenziarli. Egli si qualifica così come un primus inter pares, cioè un primo di pari grado con in suoi ministri. Più in generale, il presidente del consiglio svolge una triplice funzione: impulso, direzione, coordinamento dell'attività del governo

I Presidenti del Consiglio dell'Italia RepubblicanaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenti del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana.
# Presidente del Consiglio Inizio Fine Partito
1   Alcide De Gasperi 14 luglio 1946 17 agosto 1953   Democrazia Cristiana
2   Giuseppe Pella 17 agosto 1953 19 gennaio 1954   Democrazia Cristiana
3   Amintore Fanfani 19 gennaio 1954 10 febbraio 1954   Democrazia Cristiana
4   Mario Scelba 10 febbraio 1954 6 luglio 1955   Democrazia Cristiana
5   Antonio Segni 6 luglio 1955 20 maggio 1957   Democrazia Cristiana
6   Adone Zoli 20 maggio 1957 2 luglio 1958   Democrazia Cristiana
  Amintore Fanfani 2 luglio 1958 16 febbraio 1959   Democrazia Cristiana
  Antonio Segni 16 febbraio 1959 26 marzo 1960   Democrazia Cristiana
7   Fernando Tambroni 26 marzo 1960 27 luglio 1960   Democrazia Cristiana
  Amintore Fanfani 27 luglio 1960 22 giugno 1963   Democrazia Cristiana
8   Giovanni Leone 22 giugno 1963 5 dicembre 1963   Democrazia Cristiana
9   Aldo Moro 5 dicembre 1963 25 giugno 1968   Democrazia Cristiana
  Giovanni Leone 25 giugno 1968 13 dicembre 1968   Democrazia Cristiana
10   Mariano Rumor 13 dicembre 1968 6 agosto 1970   Democrazia Cristiana
11   Emilio Colombo 6 agosto 1970 18 febbraio 1972   Democrazia Cristiana
12   Giulio Andreotti 18 febbraio 1972 8 luglio 1973   Democrazia Cristiana
  Mariano Rumor 8 luglio 1973 23 novembre 1974   Democrazia Cristiana
  Aldo Moro 23 novembre 1974 30 luglio 1976   Democrazia Cristiana
  Giulio Andreotti 30 luglio 1976 5 agosto 1979   Democrazia Cristiana
13   Francesco Cossiga 5 agosto 1979 18 ottobre 1980   Democrazia Cristiana
14   Arnaldo Forlani 18 ottobre 1980 28 giugno 1981   Democrazia Cristiana
15   Giovanni Spadolini 28 giugno 1981 1º dicembre 1982 Partito Repubblicano Italiano
  Amintore Fanfani 1º dicembre 1982 4 agosto 1983   Democrazia Cristiana
16   Bettino Craxi 4 agosto 1983 18 aprile 1987   Partito Socialista Italiano
  Amintore Fanfani 18 aprile 1987 29 luglio 1987   Democrazia Cristiana
17   Giovanni Goria 29 luglio 1987 13 aprile 1988   Democrazia Cristiana
18   Ciriaco De Mita 13 aprile 1988 23 luglio 1989   Democrazia Cristiana
  Giulio Andreotti 23 luglio 1989 28 giugno 1992   Democrazia Cristiana
19   Giuliano Amato 28 giugno 1992 29 aprile 1993   Partito Socialista Italiano
20   Carlo Azeglio Ciampi 29 aprile 1993 11 maggio 1994 Indipendente
21   Silvio Berlusconi 11 maggio 1994 17 gennaio 1995   Forza Italia
22   Lamberto Dini 17 gennaio 1995 18 maggio 1996 Indipendente[2]
23   Romano Prodi 18 maggio 1996 21 ottobre 1998   L'Ulivo
24   Massimo D'Alema 21 ottobre 1998 26 aprile 2000   Democratici di Sinistra
  Giuliano Amato 26 aprile 2000 11 giugno 2001   L'Ulivo
  Silvio Berlusconi 11 giugno 2001 17 maggio 2006   Forza Italia
  Romano Prodi 17 maggio 2006 8 maggio 2008   L'Unione[3]
  Silvio Berlusconi 8 maggio 2008 16 novembre 2011   Il Popolo della Libertà
25   Mario Monti 16 novembre 2011 28 aprile 2013 Indipendente[4]
26   Enrico Letta 28 aprile 2013 22 febbraio 2014   Partito Democratico
27   Matteo Renzi 22 febbraio 2014 16 dicembre 2016   Partito Democratico
28   Paolo Gentiloni 16 dicembre 2016 1º giugno 2018   Partito Democratico
29   Giuseppe Conte 1º giugno 2018 in carica Indipendente

MinisteriModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ministero della Repubblica Italiana.

Ministeri con compiti di ordine e di indirizzo:

Ministeri con compiti economico-finanziari:

Ministeri con compiti di servizio sociale e culturale:

ministeri con compiti relativi a infrastrutture e servizi:

Potere giudiziarioModifica

La magistraturaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Magistratura italiana e Consiglio Superiore della Magistratura.

Il potere giudiziario è esercitato dalla Magistratura che costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. I magistrati ordinari sono titolari della funzione giurisdizionale (vedi voce giurisdizione), che amministrano in nome del popolo. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha compiti di autogoverno della Magistratura, sottraendola del tutto dal controllo del Ministro della giustizia.

Il sistema giudiziario italiano trae le proprie origini dal diritto romano, e il Codice Napoleonico ha ispirato i codici italiani. Il nostro sistema penale è basato su un sistema accusatorio (giudice terzo, dialettica processuale e parità delle armi tra le parti, processo "pubblico" e orale), ma la prima fase, ossia quella delle indagini preliminari, è caratterizzata dalla segretezza, elemento tipico del sistema inquisitorio. Questo porta alcuni studiosi a definire il nostro un sistema "misto". Sono garantiti sia nella giurisdizione civile, che penale, che amministrativa (seppur con alcune peculiarità) tre gradi di giudizio: in primo grado si porta la causa davanti al giudice per la prima volta; in secondo grado si presenta appello avverso la decisione assunta dal giudice di primo grado, e il giudice d'appello può entrare nel merito della decisione (ed è quindi possibile un ribaltamento anche totale della prima sentenza es. condanna/assoluzione); in terzo grado, nel ricorso per cassazione, si impugna la decisione del giudice dell'appello. In quest'ultimo grado di giudizio però il giudice non entra nell'accertamento in fatto compiuto nella decisione impugnata, ma può semplicemente controllare che il processo si sia svolto nel rispetto della legge.

Dopo i tre gradi di giudizio la sentenza impugnata diventa definitiva.

Presidente della RepubblicaModifica

 
Sergio Mattarella, presidente della Repubblica Italiana dal 2015
 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidente della Repubblica Italiana.

Il presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale. È la più alta carica dello Stato e ha alcuni dei compiti precedentemente prerogativi del Re d'Italia. È una sorta di punto d'incontro tra i tre rami del potere: nomina l'esecutivo ed è il presidente dell'ordinamento giudiziario. Il presidente è inoltre il comandante in capo delle forze armate, ma tale attribuzione è ritenuta dalla dottrina giuridica molto dubbia, considerando che il Capo dello Stato italiano non detiene indirizzo politico, data comunque la forma parlamentare dell'ordinamento italiano. Tale funzione si esplica nella presidenza del Consiglio Supremo di Difesa, ma si comprende bene che questo non basta a fare del comando supremo delle forze armate italiane un comando di natura effettiva, tecnico-operativa.

Il comando delle forze armate è formalmente attribuito al Capo dello Stato, ma detenuto in effetti dal Ministero della difesa e quindi dal Governo. In generale, i poteri del Presidente sono piuttosto esigui. Poiché infatti l'Italia è una Repubblica Parlamentare, l'indirizzo politico è determinato dal Parlamento e dal Governo; quest'ultimo, essendo vertice del potere esecutivo, detiene anche la funzione amministrativa, per cui l'indirizzo politico-amministrativo dello Stato fa del Governo Italiano (ma lo stesso dicasi degli altri governi) l'organo più "forte" in quanto è, per così dire, il motore della politica nazionale ed estera. Dunque, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Capo del Governo, è l'organo monocratico con più potere politico.

Il presidente della Repubblica è eletto da un collegio elettorale composto da entrambi i rami del Parlamento e da 58 rappresentanti regionali; il suo mandato è di 7 anni. La sua elezione richiede una larga maggioranza che si riduce progressivamente dai 2/3 nei primi tre scrutini al 50% + uno degli aventi diritto dai successivi. Gli unici due presidenti ad essere stati eletti alla prima votazione sono stati nel 1985 Francesco Cossiga e nel 1999 Carlo Azeglio Ciampi.

Nonostante non sia affermato esplicitamente dalla legge, il presidente in carica è rieleggibile: Giorgio Napolitano è stato il primo presidente nella storia italiana ad essere nuovamente eletto per un secondo mandato, nel 2013.

Di norma, il presidente cerca di restare in una posizione neutrale rispetto al dibattito politico nazionale, e riveste il ruolo istituzionale di garante per tutto ciò che concerne il processo politico. Il presidente può inoltre rigettare leggi apertamente anti-costituzionali rifiutandosi di firmarle, poiché egli agisce quale guardiano della Costituzione italiana. Tuttavia questo potere è esercitabile esclusivamente una sola volta sulla stessa legge.

L'attuale presidente della Repubblica Italiana è Sergio Mattarella, eletto il 31 gennaio 2015 e in carica dal 3 febbraio successivo.

I presidenti della Repubblica ItalianaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenti della Repubblica Italiana.
# Presidente della Repubblica Inizio mandato Fine mandato Partito
1   Enrico De Nicola 28 giugno 1946 12 maggio 1948   Partito Liberale Italiano
2   Luigi Einaudi 12 maggio 1948 11 maggio 1955   Partito Liberale Italiano
3   Giovanni Gronchi 11 maggio 1955 11 maggio 1962   Democrazia Cristiana
4   Antonio Segni 11 maggio 1962 6 dicembre 1964   Democrazia Cristiana
5   Giuseppe Saragat 29 dicembre 1964 29 dicembre 1971   Partito Socialista Democratico Italiano
6   Giovanni Leone 29 dicembre 1971 29 giugno 1978   Democrazia Cristiana
7   Sandro Pertini 9 luglio 1978 29 giugno 1985   Partito Socialista Italiano
8   Francesco Cossiga 3 luglio 1985 28 aprile 1992   Democrazia Cristiana
9   Oscar Luigi Scalfaro 28 maggio 1992 15 maggio 1999   Democrazia Cristiana
10   Carlo Azeglio Ciampi 18 maggio 1999 15 maggio 2006 Indipendente
11   Giorgio Napolitano 15 maggio 2006[5] 14 gennaio 2015   Democratici di Sinistra[6]
12   Sergio Mattarella 3 febbraio 2015 in carica Indipendente

Corte costituzionaleModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Corte costituzionale della Repubblica italiana.

La Corte costituzionale svolge la fondamentale funzione di garante della Costituzione. È un organo creato nel dopoguerra.

È il massimo organo giurisdizionale della Repubblica, ed ha il compito di verificare che la volontà espressa dal legislatore ordinario non vada contro la Costituzione: infatti, attraverso il giudizio sulla costituzionalità delle leggi, essa può "abrogare" immediatamente le leggi e gli altri atti equiparati, qualora siano dichiarati incostituzionali. Contro le sentenze della Corte costituzionale non è ammesso appello.

La Corte costituzionale è composta da 15 giudici, un terzo dei quali è nominato direttamente dal Presidente della Repubblica, un terzo eletto dal Parlamento in seduta comune ed un terzo eletto dalle supreme magistrature ordinarie ed amministrative. Il Presidente della Corte costituzionale viene eletto a maggioranza tra i membri della Corte stessa e rimane in carica per tre anni. Per poteri, anche attraverso la creazione pretoria effettuata dalla giurisprudenza della Corte stessa e il numero delle decisioni, come pure per gli effetti che queste hanno avuto nella società italiana la si può paragonare alla Corte Suprema degli Stati Uniti.

L'Italia ha ratificato il trattato sull'istituzione della Corte penale internazionale, sulla Corte europea dei diritti dell'uomo e, nel 2014, ha accettato l'obbligatorietà della giurisdizione della Corte internazionale di giustizia[7].

Partiti politiciModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Partiti politici italiani.

Il sistema politico italiano, a partire dalla nascita della Repubblica (1946) e dall'entrata in vigore dell'assetto costituzionale (1948), ha visto la maggioranza composta dalla presenza della Democrazia Cristiana, con la partecipazione di partiti minori, il Partito Repubblicano Italiano, il Partito Socialista Democratico Italiano, il Partito Liberale Italiano, e l'opposizione composta principalmente dal Partito Comunista Italiano e dal Partito Socialista Italiano, principali rappresentanti della sinistra.

A partire dal 1963 si sono avvicendati i cosiddetti "governi di centrosinistra" con la partecipazione del Partito Socialista Italiano. La destra post-fascista si riconosceva nel Movimento Sociale Italiano.

L'assetto politico italiano è cambiato notevolmente nel corso degli anni novanta, in corrispondenza della crisi istituzionale che è stata definita di passaggio da una cosiddetta "seconda Repubblica"[8].

I principali partiti si sono sciolti dando vita a nuove formazioni. Dalla DC nacquero il Partito Popolare Italiano, i Cristiano Sociali e il Centro Cristiano Democratico; il PCI, attraverso la "svolta della Bolognina", si trasformò in Partito Democratico della Sinistra, e, da chi rifiutò la svolta, originò Rifondazione Comunista. IL MSI, attraverso la "svolta di Fiuggi", si trasformò in Alleanza Nazionale, e, da chi rifiutò la svolta, originò Fiamma Tricolore; dal PSI nacquero i Socialisti Italiani, il Partito Socialista Riformista e Federazione Laburista. Il PLI si frammentò in molte frange: le più conservatrici confluirono in Alleanza Nazionale e Forza Italia, le moderate aderirono all'Unione Liberaldemocratica e al Patto per l'Italia, le più a sinistra confluirono in Alleanza Democratica e nella Lista Pannella (erede del Partito Radicale). Il PSDI si suddivise anch'esso in più filoni: il più moderato comprendeva Rinnovamento Italiano e I Democratici, il più progressista confluì nei Socialisti Democratici Italiani, ed il più conservatore migrò in Forza Italia. Un'altra corrente diede invece vita al Movimento della Rinascita Socialdemocratica.

Nuovi importanti raggruppamenti politici furono Forza Italia, partito fondato nel 1994 dal già affermato imprenditore Silvio Berlusconi, che ha guadagnato un largo supporto fra gli elettori moderati, e la Lega Nord, dalla fusione di movimenti diffusi nelle regioni settentrionali, e trova grande consenso tra i giovani del Settentrione, ma in piccola parte anche nel Meridione (eccezion fatta per le idee indipendentiste di secessione padana o del singolo caso dell'Indipendenza Veneta).

Una tendenza verso due grandi coalizioni (una di centro-sinistra e l'altra di centro-destra) è emersa a partire dalle elezioni politiche del 1994, che videro nel nord Italia il successo dell'alleanza (Polo delle Libertà) tra Forza Italia, CCD, Lega Nord ed altri partiti minori, bissato al sud dalla vittoria della coalizione (Polo del Buon Governo) tra Forza Italia, Alleanza Nazionale (che al nord aveva presentato liste autonome) e CCD.

Per le elezioni nazionali del 1996, i partiti di centro-sinistra formarono la coalizione dell'Ulivo, sotto la guida di Romano Prodi. Il centro-destra si presentò diviso tra Polo per le Libertà (formato da Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD e CDU) e Lega Nord. Nel 1998, Rifondazione Comunista abbandonò l'appoggio esterno che aveva garantito al Governo Prodi I, determinandone la caduta. Alle elezioni regionali del 2000, Lega Nord e Polo si unirono nella Casa delle Libertà.

Per le elezioni politiche italiane del 2001, entrambe le coalizioni usarono le liste civetta per insidiare la parte proporzionale di compensazione del sistema elettorale. Il quinquennio 2001-2006 fu governato dagli esecutivi Berlusconi II e III. Nel 2005 Rifondazione entrò a far parte della coalizione di centro-sinistra, che prese il nome di L'Unione, vincendo le successive elezioni del 2006 e portando alla nascita del Governo Prodi II, che cadde dopo appena due anni per la sottrazione della fiducia dell'UDEUR e di altri senatori.

A partire dal 2008 il sistema politico italiano è variato notevolmente: con le elezioni politiche si è praticato l'abbandono del bipolarismo per lasciare spazio alla nascita di due partiti maggiori, il Partito Democratico (evoluzione dell'esperienza dell'Ulivo, con la fusione di Democratici di Sinistra e La Margherita) e il Popolo della Libertà (nel quale sono confluiti Forza Italia e Alleanza Nazionale). Contrario al bipartitismo, al centro si colloca l'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro (UDC). Dal PdL si è staccato nel 2010 il gruppo denominato Futuro e Libertà per l'Italia.

Di conseguenza, il vecchio sistema bipolare si è trasformato in un quadro di pochi grandi partiti tra loro indipendenti. Infatti, nella XVI Legislatura solo cinque partiti politici nazionali sono rappresentati in Parlamento (PD, PDL, UDC, Italia dei Valori, Lega Nord[9])

Con le elezioni politiche italiane del 2013 lo schema politico è tornato ad allargarsi, dando luogo a quattro principali poli presenti in Parlamento:

Nei governi Letta e Renzi si è assistito al formarsi di una Grande coalizione di appoggio all'esecutivo, composta da Partito Democratico, i partiti di Con Monti per l'Italia, il Centro Democratico, partiti minori come il PSI e il gruppo del Nuovo Centrodestra.

Situazione nazionaleModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Calendario delle elezioni in Italia.

Tutti i cittadini italiani che hanno compiuto 18 anni hanno diritto di voto. Il diritto di voto per il Senato si ottiene al compimento dei 25 anni.

Eletti alla Camera e al Senato per lista alle elezioni politiche del 2018 - tutte le circoscrizioni
Coalizione Partito Seggi alla Camera Seggi al Senato
Coalizione di centro-destra Lega 125 58
Forza Italia 103 57
Fratelli d'Italia 32 18
Noi con l'Italia - UDC 4 4
Totale coalizione 264 137
Movimento 5 Stelle 228 112
Coalizione di centro-sinistra Partito Democratico 111 52
+Europa 2 1
Civica Popolare 2 1
Italia Europa Insieme 1 1
SVP - PATT 4 3
Totale coalizione 120 58
Liberi e Uguali 14 4

NoteModifica

  1. ^ Antonio Guantaio, L'azione di risarcimento danni nel c.p.a.
  2. ^ Rinnovamento Italiano dal 1996.
  3. ^ Partito Democratico dal 2007.
  4. ^ Scelta Civica dal 2013.
  5. ^ Secondo mandato a partire dal 22 aprile 2013.
  6. ^ Indipendente all'inizio del secondo mandato.
  7. ^ Maria Irene Papa, La dichiarazione italiana di accettazione della competenza obbligatoria della Corte internazionale di giustizia: profili problematici di diritto internazionale e costituzionale, Rivista AIC, OSSERVATORIO COSTITUZIONALE, luglio 2015.
  8. ^ AA.VV., Due Repubbliche. Politiche e istituzioni in Italia dal delitto Moro a Berlusconi, a cura di M. Gervasoni e A. Ungari, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2014.
  9. ^ alcuni partiti minori hanno esponenti all'interno nei gruppi maggiori

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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