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Polygala vulgaris

specie di pianta della famiglia Polygalaceae

SistematicaModifica

Il Sistema Cronquist assegna la famiglia delle Polygalaceae all'ordine Polygalales mentre la moderna classificazione APG la colloca nell'ordine Fabales. Sempre in base alla classificazione APG sono cambiati anche i livelli superiori (vedi tabella a destra). Il genere Polygala è molto ampio. Alcuni autori ne assegnano fino a 500 specie, infatti questo genere include piante, arbusti perenni, erbacee e alberi.

VariabilitàModifica

La specie Polygala vulgaris è polimorfa e quindi soggetta a molte varianti che però non sono ancora ben documentate. Il colore del fiore non influisce da un punto di vista tassonomico.

  • Polygala vulgaris subsp. vulgaris L. (sinonimo = P. vulgaris var. pseudoalpestris Garcke): le brattee dei fiori sono più piccole (1 – 2 mm) e comunque minori del peduncolo; le ali sono larghe (ellittiche); il tubo corallino presenta un numero medio di frange (da 14 a 32); il frutto a maturità non supera la dimensione delle ali.
  • Polygala vulgaris subsp oxyptera (Rchb.) Schubl. et G.Martens (sinonimi = P. oxyptera Rchb.; = P. vulgaris var. oxyptera (Rchb.) Detkard; = P. vulgaris subsp. typica var. oxyptera Rchb.): le ali sono più strette (lanceolate o ellittico – acute); il colore dei fiori è bianco – verde o blu – pallido; il tubo corallino ha un numero minore di frange (10 – 13); la dimensione del frutto, a maturità, supera quella delle ali.

Specie similiModifica

EtimologiaModifica

Un'antica credenza riteneva che tale erba fosse capace di aumentare la secrezione del latte alle mucche; da qui il nome del genere “Polygala” = molto latte.

MorfologiaModifica

 
Descrizione delle parti della pianta

La forma biologica della pianta appartiene alle emicriptofite scapose (H scap ): ossia è una pianta perennante per mezzo di gemme adagiate al suolo (“emicriptofita”); mentre il portamento è tipico di una pianta con asse florale allungato e con poche foglie (“scaposo”).

RadiciModifica

Radice a fittone.

FustoModifica

  • Parte ipogea: rizoma più o meno cilindrico e legnoso alla base.
  • Parte epigea: è semplice o raramente ramificato, prostrato e poi ascendente. La parte terminale è eretta. Superficie dei fusti: pubescente. Dimensioni medie: da 7 a 35 cm.

FoglieModifica

Le foglie sono sessili, alterne, semplici e senza stipole con superficie quasi glabra. Dimensioni globali delle foglie: larghezza da 2 a 4 mm; lunghezza da 10 a 20 mm.

  • Foglie inferiori: più piccole, ovate - spatolate e ristrette a cuneo e ravvicinate fra di loro (ma non formano una rosetta basale e non sono mai opposte). Alla base hanno l'apice arrotondato.
  • Foglie mediane: lanceolate
  • Foglie superiori: più rade, lanceolato – lineari, cuneate alla base e acute all'apice.

InfiorescenzaModifica

I fiori, bianchi o lillacini o violaceo-brunastri, sono disposti in spighe terminali con 10 – 40 fiori. Ogni racemo ha un piccolo peduncolo che si forma all'ascella di una brattea. La brattea è lunga al massimo quanto il peduncolo (1 cm).

FioriModifica

 
Il fiore irregolare con corolla sfrangiata
 
Particolare delle ali del calice

I fiori sono irregolari (zigomorfi), ermafroditi, pentaciclici, pentameri, gamopetali con piccolo peduncolo da 3 mm e con brattee da 2 mm.

  • Calice: il calice è costituito da 5 sepali: 3 sepali esterni molto piccoli e verdastri; e 2 interni petaloidei, grandi (come la corolla), colorati ed hanno la forma di due ali (funzione vessilifera) da 4 – 7 mm. Le ali sono simmetriche rispetto alla nervatura centrale ramificata (sono presenti altri due nervi laterali).
  • Corolla: la corolla ha 3 petali per aborto saldati al tubo (lunghezza del tubo: circa la metà delle ali: 2 – 4 mm), avvolti dal calice e liberi superiormente; i due superiori sono spatolati - oblunghi, mentre il petalo inferiore, carenato è più grande rispetto agli altri ed ha una appendice sfrangiata (8 – 40 frange); i petali (sporgenti rispetto alle ali) insieme alla forma particolare del calice (le ali) conferisce al fiore un aspetto papilionaceo.
  • Androceo: gli stami sono 8 monadadelfi concresciuti e saldati alla corolla.
  • Gineceo: l'ovario è supero e bicarpellare.
  • Impollinazione: per entomogamia (tramite insetti).
  • Fioritura: da maggio a agosto.

FruttiModifica

Il frutto è una capsula oblunga, lateralmente compressa, divisa internamente in due logge contenenti ciascuna uno o due semi pubescenti. La parte carnosa del seme (strofiolo) presenta delle appendici lunghe 1/3 del seme. I semi sono dispersi mediante formiche.

Distribuzione e habitatModifica

Dal punto di visto corologico la nostra pianta appartiene al tipo “Euroasiatico” : ossia una pianta estesa per tutto l'emisfero boreale. Sulla nostra Penisola è comune nei luoghi soleggiati erbosi, boschivi o scoperti, dal mare alla regione alpina. In Italia settentrionale è comune, mentre al Centro e al Sud è più rara. Vive in ambiente acido. Altitudine: 0 – 2200 m s.l.m..

UsiModifica

 
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

FarmaciaModifica

L'azione antireumatica è data dal salicilato di metile liberato dalla gaulterina.
Inoltre dalle radici si estrae una droga ad azione espettorante (proprietà comune di alcune piante della famiglia delle Polygalaceae ), usata sotto forma di infuso, di sciroppo o di polvere. La sua azione farmacologica è dovuta all'aumento della secrezione di muco bronchiale fluido che può essere eliminato con facilità mediante colpi di tosse. A dosi elevate ha effetto di emetico.

CucinaModifica

Dal punto di vista alimentare la Poligala comune viene usata per fare il te.

Galleria d'immaginiModifica

BibliografiaModifica

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 387.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, 1982 editore=Edagricole, p. 62, ISBN 88-506-2449-2.

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Collegamenti esterniModifica

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