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Pompeo Magno
poi San Giorgio (D 562)
RN Pompeo Magno (1943).jpg
Incrociatore Pompeo Magno
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Naval Ensign of Italy.svg
Tipoincrociatore leggero
ClasseCapitani Romani
ProprietàRegia Marina
Marina Militare
Ordine1938
CostruttoriCantieri Navali del Tirreno Riuniti
CantiereCNR - Ancona
Impostazione3 settembre 1939
Varo24 agosto 1941
Completamento4 giugno 1943
Entrata in servizio24 giugno 1943
Radiazione1º maggio 1948
Destino finaleConvertito in conduttore di flottiglia, reimmesso in servizio nel 1955, nave scuola dal 1965, radiato nel 1979
Caratteristiche generali
Dislocamento3 686 tonnellate
Stazza lorda5 334 tsl
Lunghezza142,2 m
Larghezza14,4 m
Pescaggio4,9 m
Propulsione4 caldaie Thornycroft e 4 turbine a ingranaggi a vapore Parsons; 2 alberi motore con elica (110 000 shp)
Velocità40 nodi (76 km/h)
Autonomia3 000 miglia a 25 nodi (5 550 chilometri a 48 km/h)
Equipaggio418
Armamento
ArtiglieriaAlla costruzione:
Siluri8 tubi lanciasiluri da 533 mm
Corazzatura20 mm torrette, 15 mm ponte di comando
Note
MottoVirtute duce, comite fortuna

Dati tratti da[1]

voci di incrociatori presenti su Wikipedia

Il Pompeo Magno è stato un incrociatore leggero appartenente alla classe Capitani Romani, settima unità in ordine di varo. Partecipò ad azioni minori nel corso della seconda guerra mondiale e, alla fine dell'estate 1943, seguì il resto della flotta da battaglia italiana a Malta secondo le disposizioni previste dall'armistizio di Cassibile. In seguito fu rischierato nel Mar Mediterraneo sotto le insegne della Marina Cobelligerante Italiana e completò missioni di supporto.

L'incrociatore fu lasciato all'Italia una volta conclusa la guerra e, negli anni cinquanta, fu estesamente modificato, riclassificato come conduttore di flottiglia e ridenominato San Giorgio con distintivo ottico D 562. Assieme al gemello Giulio Germanico parimenti convertito entrò in servizio nella Marina Militare. Dal 1965 operante come nave scuola, fu radiato nel 1979 e demolito in seguito.

Indice

Caratteristiche tecnicheModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: classe Capitani Romani.

Nome e mottoModifica

La nave era intitolata al generale e politico romano Gneo Pompeo Magno (in latino: Gneus Pompeus Magnus) prima alleato e poi avversario di Gaio Giulio Cesare.

Il motto della nave Virtute duce, comite fortuna ("La virtù come guida, la fortuna come compagna") è stato tratto dalle Epistulae ad familiares, redatte da Marco Tullio Cicerone e rivolte a Lucio Munazio Planco. In precedenza era stato il motto dei sommergibili omonimi Luigi Galvani (dismesso nel 1938) e Luigi Galvani.[2]

Servizio operativoModifica

CostruzioneModifica

L'incrociatore leggero Pompeo Magno fu ordinato nel 1938 e il suo scafo fu impostato negli stabilimenti di Ancona afferenti ai Cantieri Navali del Tirreno Riuniti il 3 settembre 1939. Fu varato il 24 agosto 1941, completato il 4 giugno 1943 ed entrò in servizio il 24 giugno successivo.

L'estate 1943 e le vicende armistizialiModifica

Subito assegnato alla base di Taranto, svolse alcune missioni di posa di mine. Secondo una fonte, nell'estate 1943 fu equipaggiato con un radar EC3/ter "Gufo"[3] ma la maggior parte delle altre fonti concorda che solamente lo Scipione Africano (unità gemella) ebbe una simile attrezzatura.

Il Pompeo Magno sarebbe stato protagonista nella notte del 12-13 luglio di uno scontro contro cinque motosiluranti anglo-statunitensi, nello Stretto di Messina. L'incrociatore avrebbe intercettato con il radar EC3/ter le unità sottili e, sulla scorta dei dati così rilevati che non avrebbe dovuto usare "per ordini superiori", avrebbe comunque affondato due motosiluranti in rapida successione e danneggiato gravemente una terza che sarebbe colata a picco più tardi.[3] Lo Scipione Africano, tuttavia, sostenne un eguale tipo di combattimento nella notte del 16-17 luglio nella stessa zona: ancorché non fu mai possibile consultare i giornali di bordo delle due unità, pare ragionevole supporre che l'episodio sia stato attribuito, da parte delle fonti, a due diversi incrociatori.[3] Molto più probabile però che si trattasse dello Scipione Africano, che aveva ricevuto ordine di forzare lo Stretto di Messina e raggiungere Taranto per non rimanere intrappolato nelle acque sicule.

All'armistizio dell'8 settembre la nave si trovava a Taranto e faceva parte insieme al gemello Scipione Africano e al Cadorna del gruppo di incrociatori alle dipendenze della V Divisione, costituita in quel momento solamente dalle classe Duilio.

 
Il Pompeo Magno in navigazione verso Malta dopo la firma dell'armistizio

La proclamazione dell'armistizio causò molta tensione nelle basi della Marina italiana. Il mattino del 9 settembre, dopo che intorno alle 6 lo Scipione aveva lasciato gli ormeggi dopo avere ricevuto l'ordine di raggiungere Pescara, alle altre navi della base giunse l'ordine di partire per Malta. Tra gli ufficiali della base avvenne una riunione nella quale i comandanti delle varie unità propendevano per la decisione di autoaffondare le navi. La riunione fu particolarmente drammatica: il contrammiraglio Giovanni Galati comandante il gruppo degli incrociatori, essendosi rifiutato di dirigersi a Malta, dichiarando l'intenzione di salpare per il Nord, o per cercare un'ultima battaglia, o di autoaffondare le navi, venne messo agli arresti in fortezza[4] dall'ammiraglio Bruto Brivonesi, suo superiore, che aveva tentato invano di convincerlo ad obbedire agli ordini del Re, al quale aveva prestato giuramento. Alla fine prevalse il sentimento dell'obbedienza agli ordini del sovrano e del governo e il gruppo formato dalle due navi da battaglia, dai due incrociatori e dal cacciatorpediniere Nicoloso da Recco lasciò la base di Taranto fra le 16:00 e le 17:00, mentre era in vista la forza navale inglese che scortava il convoglio di truppe diretto a Taranto. Intorno alle 19:00 la formazione venne attaccata da quattro cacciabombardieri tedeschi che si lanciarono in picchiata sulla corazzata Caio Duilio, senza però colpirla. Alle 09:30 del giorno successivo un cacciatorpediniere britannico si mise di prora alla formazione raggiunta nel pomeriggio da otto motosiluranti che scortarono navi italiane fino a Malta, ove giunsero alle 17:50, ormeggiandosi al largo di Madliena Tower.[5] Il gruppo guidato dall'ammiraglio Alberto Da Zara fu raggiunto dalla squadra proveniente da La Spezia, il cui comando dopo il tragico affondamento della corazzata Roma era stato assunto dall'ammiraglio Romeo Oliva.

Il periodo 1944-1945Modifica

Il 4 ottobre salpò da Malta insieme a numerose altre unità per fare rientro in Italia, e inquadrato ella VIII Divisione incrociatori nella base di Taranto, per poi passare il 2 febbraio 1944 alle dipendenze della VII Divisione incrociatori, svolgendo, durante la cobelligeranza, alcune missioni di trasporto.

Ricostruzione e conversioneModifica

Dopo la guerra in base alle clausole del trattato di pace era previsto che fosse consegnato alla Francia in conto danni di guerra insieme ai gemelli Regolo e Scipione Africano, e il 1º maggio 1948 era stato posto in disarmo in attesa della consegna; in seguito ad un accordo avvenuto nel luglio 1948 tra i due governi vennero apportate alcune modifiche all'elenco delle navi da consegnare e il Pompeo Magno venne escluso in quanto i francesi credevano fosse afflitto da deformazioni dello scafo, che invece riguardavano il gemello Regolo, che era stato silurato nel 1942 perdendo la prora, che venne sostituita con quella del Caio Mario in costruzione, e venne deciso che il Pompeo Magno fosse cannibalizzato a favore delle altre due unità della classe da consegnare.[6]

 
Il Pompeo Magno nel corso della trasformazione in cacciatorpediniere conduttore

Evitata la consegna alla Francia, il 15 giugno 1949 completò il suo disarmo e il 15 maggio 1950 venne ufficialmente radiato dai quadri del naviglio militare, ma avendo l'Italia all'inizio degli anni cinquanta iniziato la ricostruzione della propria Marina invece di essere demolito, con Decreto del presidente della Repubblica del 1º marzo 1951, gli scafi dell'ex Pompeo Magno e del gemello Giulio Germanico, vennero nuovamente inscritti nei quadri del naviglio militare e selezionati per vasti lavori di conversione che, per quanto riguardò il Magno, furono affidati ai Cantieri Navali del Tirreno Riuniti di Genova (Ente Bacini): l'opera cominciò nel 1953 e la nave ebbe il nuovo nome San Giorgio.

I principali lavori riguardarono l'armamento. Le quattro torri binate con gli otto cannoni OTO/Ansaldo 135/45, capaci di eseguire tiri assai precisi ma privi di una soddisfacente capacità antiaerea, furono sostituiti con sei cannoni da 127 mm L/38 statunitensi: erano armi meno potenti ma con la fondamentale capacità di eseguire un efficace tiro contraereo. I cannoni erano distribuiti in tre torri binate, una prodiera e due a poppa. L'equipaggiamento contraereo originale (otto cannoni Breda 37/54 e otto Scotti-Isotta-Fraschini 20/70) furono rimpiazzati da venti cannoni Bofors da 40 mm L/60, organizzati in quattro impianti quadrupli e due impianti binati. L'armamento antisommergibile era articolato su un lanciabombe a tre canne tipo Menon installato a prua, su quattro lanciabombe laterali e su una tramoggia scaricabombe antisommergibile.

Il controllo del fuoco dei calibri principali era affidato a tre centrali di tiro Mk 25 e ogni impianto antiaereo era servito da una colonnina di direzione di tiro di Mk 51 sempre di origine statunitense, dotata di congegno di mira Mk 14 girostatico. Altri apparati elettronici erano il radar di scoperta aerea AN/SPS-6, il radar SG-6B per la scoperta di superficie, un radar SMA CFL 3-C 25 e un sonar SQS-11 a scafo. Per un certo periodo sull'albero di maestra fu presente imbarcato un radar quotametro per stabilire la quota degli aerei individuati.

Il San Giorgio rientrò in servizio nella Marina Militare nel 1955. Il 10 aprile 1957, insieme al gemello San Marco ex Giulio Germanico, fu riclassificato cacciatorpediniere conduttore di flottiglia ed ebbe il nuovo distintivo ottico D 562.

Il servizio nella Marina MilitareModifica

Il decennio in prima lineaModifica

 
Il San Giorgio alla fonda a Venezia

Il San Giorgio e il San Marco operarono quasi sempre insieme nella marina militare della Repubblica italiana. Le due unità sviluppavano una velocità massima di 39 nodi e sono state le navi più veloci della Marina Militare grazie all'apparato propulsore, erogante 110 000 shp, oltre il 50% in più rispetto agli incrociatori lanciamissili Vittorio Veneto, Andrea Doria e Caio Duilio.

La due unità furono operative nella base di Taranto e il San Giorgio ricoprì anche il ruolo di nave ammiraglia della II Divisione, svolgendo una intensa attività addestrativa di squadra. Nel 1957 le due navi effettuarono una crociera di addestramento negli Stati Uniti d'America, partendo da Napoli 19 maggio e facendo rientro a La Spezia il 10 luglio. Nel corso di questo viaggio il San Giorgio prese parte il 12 giugno a una parata navale a Norfolk, visitando anche New York e Gibilterra. Nell'estate 1960 il cacciaconduttore completò una crociera in Europa settentrionale e toccò i porti di Lisbona, Portsmouth, Kiel e Brest. Nel novembre 1962 e nel febbraio 1963 la nave partecipò alle grandi manovre delle forze navali della NATO.

Unità d'addestramentoModifica

San Giorgio
Descrizione generale
TipoNave scuola
IdentificazioneD 562
CantiereArsenale di La Spezia
Completamento1965
Radiazione1980
Destino finaleDemolito nel 1987
Caratteristiche generali
Dislocamentonormale 3.270t
a pieno carico: 4.420
Lunghezza142,2 m
Larghezza14,4 m
Pescaggio4,5 m
PropulsioneTipo CODAG
  • 4 motori diesel FIAT-Tosi
  • 2 turbine a gas Tosi-Metrovick G6
  • 2 assi/eliche
    potenza: 31 600 hp
Velocità28 nodi (52 km/h)
Autonomia5 560 miglia a 18 nodi
(10 300 km a 33,3 km/h)
Equipaggio360
Armamento
Armamentoartiglieria:
  • 4 cannoni da 127&nbspmm
  • 3 cannoni da Oto Melara da 76 mm
  • 1 lanciabas trinato
  • 6 tubi lanciasiluri da 324 mm
  • Note
    MottoArremba San Zorzo

    Fonti citate nel corpo del testo

    voci di navi presenti su Wikipedia

    Il 1º giugno 1963 il San Giorgio fu trasferito presso l'Arsenale militare marittimo della Spezia per essere sottoposto nuovamente a lavori di modifica: era infatti stato selezionato per divenire una nave scuola per le crociere estive degli allievi del secondo anno dell'Accademia navale di Livorno, sostituendo in tale compito il Montecuccoli (in disarmo dal 1964).

     
    Il San Giorgio sottoposto al secondo ciclo di ricostruzione

    Per adattare l'unità alla sua nuova funzione furono ricavati nuovi spazi per ospitare a bordo i giovani cadetti. Altre modifiche significative riguardarono la sostituzione dell'apparato motore, l'adeguamento dell'armamento secondo concetti più recenti in merito alla difesa antiaerea, il miglioramento dell'elettronica di bordo. La scelta della nave da sottoporre alla trasformazione adoperò come discrimine lo stato dello scafo: poiché sia il San Giorgio, sia il San Marco erano unità realizzate nel periodo bellico (in cui spesso i materiali utilizzati per la costruzione non furono sempre di ottima qualità), fu condotto un accurato esame e furono individuati e posti in rilievo tutte le zone deteriorate.

    Furono inoltre eliminati i due pezzi della torretta "X" da 127 mm e tutti i cannoni Bofors per far posto a tre cannoni da Oto Melara 76/62 MMI in installazioni singole asserviti a centrali di direzione del tiro Galileo Orion 3. Gli antiquati sistemi antisommergibile cedettero il posto a sei tubi lanciasiluri da 324 mm in due impianti tripli per il lancio di siluri filoguidati.

    La parte più significativa dei lavori fu però l'apparato propulsore. Le quattro caldaie e le due turbine vennero rimosse e sostituite da un apparato di tipo CODAG (Combined Diesel And Gas) costituito da quattro motori diesel FIAT-Tosi da 4 000 hp ciascuno e due turbine a gas Tosi-Metrovick G6 da 7 600 hp ciascuna. Il nuovo apparato motore permise all'unità di raggiungere una velocità di 28 nodi (51,8 km/h) con autonomia di 1 900 miglia con la turbine, o utilizzando solo i motori diesel una velocità di 20 nodi (37 km/h) con autonomia di 5 560 miglia. L'adozione di un apparato motore di tipo CODAG fu la conseguenza dei buoni risultati ottenuti dalla motocannoniera MC 491, che entrata in servizio nel 1963 aveva sperimentato un apparato motore composto da due motori diesel e da una turbina a gas nella combinazione CODAG e la Marina Militare colse l'occasione per sperimentare la stessa soluzione per il San Giorgio, che destinato ad effettuare lunghe crociere addestrative, avrebbe avuto possibilità di effettuare un lungo ed accurato collaudo di questo tipo di propulsione per verificare se avrebbe potuto costituire la soluzione ottimale da adottare per le nuove unità, la cui costruzione era prevista per il decennio successivo.

     
    Il San Giorgio in navigazione dopo la trasformazione in nave scuola

    Il San Giorgio rientrò in servizio il 15 gennaio 1965 con base a La Spezia. Alternò i compiti di nave scuola a una ridotta attività di squadra; inoltre all'inizio del periodo estivo, prima di affrontare la crociera per gli allievi dell'Accademia di Livorno, svolse anche brevi crociere addestrative nel Mediterraneo per gli allievi della Scuola navale militare "Francesco Morosini" (Venezia).

    Il 4 giugno 1968 l'unità prese parte alla parata navale svolta nel golfo di Napoli nel quadro delle celebrazioni del 50º anniversario della vittoria nella prima guerra mondiale, in quella che è stata la più grande parata navale dopo la seconda guerra mondiale.[7] L'unità nell'occasione ha ospitato a bordo il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat che ha assistito alla parata a bordo del Giuseppe Garibaldi sede del Comando in capo della squadra navale. Nell'occasione il San Giorgio, uscito dal porto immediatamente al seguito della nave ammiraglia, ha ospitato a bordo autorità civili e militari e tutti gli addetti navali e militari esteri accreditati presso il governo italiano.[7]

    Tra le crociere estive da menzionare quella del 1966 in Europa settentrionale, quella del 1967 in Canada e negli Stati Uniti d'America, nel corso della quale attraverso il fiume San Lorenzo raggiunse i Grandi Laghi, quelle del 1968 e del 1975 in America meridionale, quella del 1974 ai Caraibi e negli Stati Uniti e quella del 1977, quando si spinse fino alle acque della Malaysia e del Mar di Giava.

    Nel 1966 il San Giorgio, al comando del capitano di vascello Giovanni Sorrentino, salpò il 18 luglio dal porto di Livorno e rientrò il 21 ottobre dopo aver visitato i porti di Chatham, Edimburgo, Trondheim, Copenaghen, Göteborg, Amsterdam, Dublino, Bordeaux, Taranto, Trieste, Augusta e Portoferraio. Nel corso di questa stessa crocieria navigò per due volte sia nello Stretto di Gibilterra sia ne La Manica; la sosta a Chatham era inizialmente prevista a Londra, ma a causa di uno sciopero dei portuali di Londra si dovette dovette attraccare nella base navale di Chatham sull'estuario del Medway.

     
    Il San Giorgio alla fonda durante una crociera di addestramento

    Nel 1967 la nave fece un viaggio di istruzione in America settentrionale visitando Stati Uniti e Canada. Partita da Livorno il 20 luglio, dopo una sosta a Ponta Delgada raggiunse il porto di New York da dove dopo aver navigato lungo la costa orientale degli Stati Uniti e attraverso il fiume San Lorenzo raggiunse Toronto sulle rive dell'Ontario. Dopo avere bypassato le cascate del Niagara attraverso il Canale di Welland prosegui la sua navigazione attraverso il lago Erie, il fiume Detroit, il piccolo Lago St. Clair, il fiume Saint Clair, il Lago Huron, lo Stretto di Mackinac e il Lago Michigan, raggiungendo Chicago. Facendo il percorso inverso raggiunse poi sulle rive del San Lorenzo Montréal dove ricevette a bordo il Presidente della Repubblica Saragat che in quei giorni era in visita ufficiale in Canada in occasione dell'Esposizione universale e internazionale Montréal 1967 che si svolse quell'anno nella città canadese dal 28 aprile al 27 ottobre. Proseguendo sulla via del ritorno dopo una visita a Québec e avere attraversato l'Atlantico fece sosta a Gibilterra e da lì, dopo aver toccato Taranto e Portoferraio, si fermò a Livorno il 22 ottobre. Aveva percorso in totale 14 850 miglia nautiche.

    Il 21 luglio 1968 il San Giorgio partì da Livorno e vi fece rientro il 28 ottobre dopo aver toccato i porti di Casablanca, Abidjan, Santos, Montevideo, Buenos Aires, Rio de Janeiro, Recife, Caracas, Funchal e Portoferraio.

    Il 10 luglio 1974 intraprese un'altra crociera con gli allievi del corso "Odissea" e che durò sino al 2 ottobre, interessando Santa Cruz de Tenerife, Bridgetown, La Guaira, Cartagena de Indias, Port-au-Prince, Port Everglades, Filadelfia, Saint George, Casablanca e Portoferraio.

    Il 7 luglio 1977 il San Giorgio salpò nuovamente da Livorno, al comando del capitano di vascello Benucci, e completò il 14 ottobre un'ennesima crociera. Questa volta l'unità percorse due volte il Canale di Suez e fece tappa ad Alessandria d'Egitto, Gedda, Mumbai, Colombo, Singapore, Giacarta, Chennai, Karachi, Bandar Abbas, Aden, Istanbul, Il Pireo e infine Portoferraio. La crociera addestrativa del 1977 mise a dura prova le strutture del San Giorgio che, durante la navigazione nell'Oceano Indiano, dovette affrontare dei monsoni: di conseguenza la crociera di addestramento estiva del 1978 dovette essere svolta dal Vittorio Veneto, il cui hangar venne attrezzato come dormitorio per gli allievi.

    Destino finaleModifica

    Il San Giorgio fu ritirato dal servizio il 31 ottobre 1979 al termine dell'ultima crociera addestrativa effettuata nel Mediterraneo dal 18 luglio al 12 ottobre: in tale incarico toccò i porti di Casablanca, Tolone, Orano, Augusta, Il Pireo, Istanbul, Trieste, Taranto, La Goletta, Barcellona, La Spezia, Portoferraio. La nave effettuò l'ultimo ammainabandiera il 1º febbraio 1980 alle 11:00 nella rada di La Spezia. Insieme all'ultimo equipaggio erano presenti il primo comandante dopo la ricostruzione del dopoguerra, quello dell'ultima crociera (capitano di vascello Iaccheri) e tutti i comandanti dopo la trasformazione in nave scuola.

    Statistiche di servizioModifica

    Tra il 1955 e il 1979 il San Giorgio aveva percorso 418 000 miglia nautiche e dal 1965, dopo i lavori di trasformazione in nave scuola, aveva effettuato quattordici crociere per gli allievi dell'Accademia navale: tre in America meridionale, due in America settentrionale, quattro in America centrale, una in Asia, due in Europa settentrionale, una negli Stati Uniti ed Europa settentrionale e una nel Mediterraneo.

    Il San Giorgio fu sostituito nel ruolo di nave scuola dall'incrociatore Caio Duilio. Anch'esso fu opportunamente modificato per svolgere questa mansione, ultimo incarico nella sua carriera che terminl nel 1987.

    Il nome nella tradizione della MarinaModifica

    In precedenza un'altra unità della Regia Marina aveva portato il nome San Giorgio. Si trattava di un incrociatore corazzato del 1908 che, dopo aver partecipato alla guerra italo-turca e alla prima guerra mondiale, era stato assegnato nel 1936 al ruolo di nave scuola presso l'Accademia navale di Livorno. Alla fine degli anni trenta fu convertito in incrociatore antiaereo e stanziato nella colonia di Libia il 10 giugno 1940. Il 21 gennaio 1941, in rada a Tobruch, si mandato a fondo dalla guarnigione italiana per prevenirne la cattura da parte delle avanzanti forze britanniche.

    Attualmente nella Marina Militare il nome appartiene a una nave da sbarco, entrata in servizio alla fine degli anni ottanta: si tratta della capoclasse della classe San Giorgio

    Le navi militari italiane che hanno portato il nome San Giorgio, compresa quella attualmente in servizio, hanno avuto tutte come unità gemella una nave di nome San Marco.

    Il nome, nella Regia Marina, è stato anche di un piroscafo della Società Anonima di Navigazione a vapore Istria varato nel 1914 e iscritto, dal 12 maggio 1940, nei ruoli del Naviglio Ausiliario dello Stato, per poi tornare dopo la fine del conflitto a navigare come nave da carico.[8]

    NoteModifica

    BibliografiaModifica

    • Gino Galuppini, Guida alle navi d'Italia : dal 1861 a oggi, Milano, A. Mondadori, 1982.
    • Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della marina italiana nella seconda guerra mondiale, Milano, A. Mondadori, 1987, ISBN 978-88-04-43392-7.
    • Giuseppe Fioravanzo, La Marina Militare nel suo primo secolo di vita 1861-1961, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1961.
    • Giuseppe Fioravanzo, La Marina dall'8 settembre alla fine del conflitto, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1971.
    • Raffaele de Courten, Le Memorie dell'Ammiraglio de Courten (1943-1946), Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1993.
    • Robert Gardiner, Roger Chesneau, All the World Fighting's Ships 1922-1946, Annapolis, MD, Naval Institute Press, 1980, ISBN 978-0-85177-146-5.
    • Pier Paolo Bergamini, Le forze navali da battaglia e l'armistizio, in supplemento "Rivista Marittima", nº 1, gennaio 2002, ISSN 0035-6984 (WC · ACNP).
    • Robert Gardiner, Conway's All the World's Fighting Ships 1922-1946, Londra, Conway Maritime Press, 1987, ISBN 0-85177-146-7.
    • Elio Andò, Incrociatori leggeri classe "CAPITANI ROMANI", Parma, Ermanno Albertelli Editore, 1994, ISBN 978-88-85909-45-8.
    • Piero Baroni, La guerra dei radar: il suicidio dell'Italia : 1935/1943, milano, Greco & Greco, 2007, ISBN 88-7980-431-6.
    • M. J. Whitley, Cruisers of World War Two - an international encyclopedia, Londra, Arms and Armou, 1996, ISBN 1-86019-874-0.

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