Pons Sublicius

antico ponte di Roma
Pons Sublicius
City of Rome during time of republic.jpg
Disegno di Polack che rappresenta il ponte come un molo
Localizzazione
StatoItalia Italia
CittàRoma
AttraversaTiberis
Coordinate41°53′03.91″N 12°28′35.9″E / 41.884419°N 12.476639°E41.884419; 12.476639Coordinate: 41°53′03.91″N 12°28′35.9″E / 41.884419°N 12.476639°E41.884419; 12.476639
Dati tecnici
Tipoponte ad arco
Materialelegno
Realizzazione
Costruzione...-VII secolo a.C.
Mappa di localizzazione

Il Pons Sublicius (pons, in latino "ponte" e sublicae "pali di legno", da cui sublicius, "che poggia sui pali") è stato il più antico ponte di Roma.[1]

CostruzioneModifica

 
Ricostruzione del Pons Sublicius secondo Luigi Canina.

La costruzione interamente in legno, inizialmente sostenuta da sublicae[2][3] e ritenuta simile a quella del Ponte di Cesare sul Reno, costruito molto più tardi, si trovava probabilmente[4] in prossimità del Foro Boario, a valle dell'isola Tiberina, in un punto poco profondo che era stato anche usato come guado, ma non compare su nessuno dei frammenti della Forma Urbis Severiana.[1] Il ponte, che collegava Roma con la riva destra del Tiberis e la via del sale era stato costruito, secondo la tradizione, nel VII secolo a.C. sotto il dominio del re Anco Marzio. Un'illustrazione di Friedrich Polack del 1896 mostra probabilmente la posizione corretta in cui si trovava il ponte, ma interpreta il ponte solo come un molo anziché come un passaggio sul Tevere.[A 1]

L'impresa di CocliteModifica

 
Orazio Coclite difende il ponte di Charles Le Brun, 164243

Si narra che, intorno al 509 o 508 a.C., Orazio Coclite abbia affrontato sul Pons Sublicius il nemico etrusco guidato da Porsenna, che intendeva riportare al potere il tiranno rovesciato, Tarquinio il Superbo.

(LA)

«Qui positus in statione pontis, cum captum repentino impetu Ianiculum atque inde citatos decurrere hostes vidisset trepidamque turbam suorum arma ordinesque relinquere, reprehensans singulos, obsistens obtestansque deum et hominum fidem testabatur nequiquam deserto praesidio eos fugere: si transitum pontem a tergo reliquissent, iam plus hostium in Palatio Capitolioque quam in Ianiculo fore. Itaque monere, ut pontem ferro, igni, quacumque vi possent, interrumpant; se impetum hostium, quantum corpore uno posset obsisti, excepturum.»

(IT)

«Mentre si trovava alla guardia del ponte vide che, con un attacco improvviso, i nemici si erano impossessati del Gianicolo e da lì si precipitavano giù a perdifiato, mentre i suoi spaventatissimi compagni abbandonavano le postazioni e gettavano le armi. Allora, biasimando ogni singolo uomo, si oppose alla loro ritirata appellandosi agli uomini e agli dèi, asserendo l'inutilità della fuga dopo aver abbandonato le loro postazioni: Affermò che se avessero attraversato il ponte lasciandolo alle spalle, presto ci sarebbero stati più nemici sul Palatino e sul Campidoglio che sul Gianicolo. Così li ammonì a distruggerlo col ferro, col fuoco o con qualsiasi altro metodo efficace: lui stesso avrebbe intercettato l'attacco dei nemici, nei limiti della resistenza di un uomo solo.»

(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, Libro II, 10)
 
Moneta raffigurante Coclite che difende il Pons Sublicius

Livio racconta come Coclite, aiutato, mentre gli altri si davano alla fuga, da due soli suoi compagni, Spurio Larcio e Tito Erminio Aquilino, abbia fronteggiato l'urto del nemico e sia sfuggito alle truppe di Porsenna gettandosi nel Tevere solo dopo che il ponte fu abbattuto e l'assalto dei nemici fu fermato.[5]

Il ponte fu successivamente ricostruito, ma la costruzione fu modificata: la sovrastruttura poteva essere facilmente rimossa in caso di attacco e in seguito sostituita. Tacito, nelle sue Historiae, ci informa di un'inondazione che nel 69 d.C. distrusse il ponte;[6] eventi analoghi avevano già spazzato via il ponte, ricostruito ogni volta, nel 60 a.C., nel 32 a.C., nel 23 a.C. e nel 5 d.C..[7] Non è chiaro quando, ma sappiamo da Servio Mario Onorato, un grammatico del IV secolo, che a quel tempo il vecchio ponte di legno era stato ricostruito in pietra.[8] Notizie del ponte si hanno almeno fino alla metà del V secolo.[9] Alla fine del XIX secolo, in corrispondenza del colle Aventino, risultavano ancora visibili le rovine di alcuni piloni di un vecchio ponte, che vennero demoliti nel 1878 e che potrebbero corrispondere con i resti di un Sublicius lapideus.[10]

Gaio GraccoModifica

Anche il tribuno Gaio Gracco ha legato il suo nome al Pons Sublicius. Inseguito, si gettò dal ponte quando i suoi oppositori stavano prendendo il sopravvento, morendo in un boschetto nelle vicinanze.[11] In precedenza sul ponte aveva già avuto luogo una lotta tra i suoi inseguitori e i suoi difensori.

Religione e ritualiModifica

Il Pons Sublicius era sotto la protezione dei pontifices (essi infatti prendono il nome dal ponte). Alle Idi di marzo, una processione si spostava dal tempio di Servio Tullio fin sul Pons Publicius, dal quale venivano gettate nel Tevere statue di uomini incatenati. Probabilmente questo rituale bellicoso - i nemici venivano simbolicamente distrutti - potrebbe essere di epoca etrusca. Per conto di prigionieri viventi, il 15 maggio (Idus Maius) dal ponte venivano gettate nel Tevere anche delle statuette impagliate, i cosiddetti Argei.

Rappresentazioni del ponteModifica

 
Coclite traversa il Tevere a nuoto

Orazio Coclite è rappresentato anche su una moneta di Antonino Pio mentre attraversa a nuoto, con indosso la propria armatura, il Tevere, mentre il pons Sublicius è stato ormai interrotto; in base alla legenda del dritto, ov'è riportata la scritta antoninus avg pi-us pp tr p cos iii[12] (il terzo consolato di Antonino Pio ebbe luogo nel 140), la moneta è databile tra il 140 e il 143.
Nel XVI secolo Tommaso Laureti ha realizzato un affresco nel palazzo dei Conservatori di Roma, in cui sono raffigurate in modo molto dettagliato la battaglia per il ponte e la sua struttura in legno.

Il ponte modernoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ponte Sublicio.

Nel 1919, poco a valle del ponte vecchio, l'architetto Marcello Piacentini costruì un nuovo ponte, che venne denominato Ponte Sublicio. Collega tra loro Piazza di Porta Portese a Trastevere con Piazza dell'Emporio a Testaccio.

NoteModifica

Annotazioni
  1. ^ Gli ultimi resti del ponte potrebbero essere stati rimossi solo verso la fine del XIX secolo e potrebbero aver influenzato la rappresentazione del Polack.
Fonti
  1. ^ a b Tucci, p. 177.
  2. ^ Dionigi, Antichità romane, Libro III, 45.
  3. ^ Plutarco, Numa, 9, 2-3.
  4. ^ Ancora oggi la collocazione precisa del ponte non è conosciuta, in Tucci, p. 177.
  5. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, Libro II, 10.
  6. ^ Tacito, Historiae, Libro I, 26.
  7. ^ p. 201.
  8. ^ In uno dei Commentarii in Vergilii Aeneidos libros, Servio definisce lapideus, cioè fatto in pietra, il Pons Sublicius, in Tucci, p. 202.
  9. ^ Tucci, p. 205.
  10. ^ Tucci, pp. 185, 203.
  11. ^ (EN) Caius Gracchus, su classics.mit.edu. URL consultato il 17 aprile 2020.
  12. ^ Cohen, A Dictionary of Roman Coins, Republican and Imperial (PDF), su inumis.com, 1889, p. 283. URL consultato il 26 aprile 2020.

BibliografiaModifica

Fonti primarie
Fonti secondarie

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN304910610