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Pop ipnagogico
Origini stilistiche New age, musica pop, rumorismo, disco music, funk, muzak, musica psichedelica[1]
Origini culturali Stati Uniti d'America, 2011
Strumenti tipici Sintetizzatore, chitarra
Popolarità Bassa
Generi correlati
Chillwave, hauntology, vaporwave
Categorie correlate

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Per pop ipnagogico (dall'inglese hypnagogic pop), anche noto come glo-fi[2] e chillwave,[2] si intende uno stile di musica elettronica nato nel 2011.[3]

Il termine venne coniato dal giornalista David Keenan che lo definì "musica pop rifratta attraverso il ricordo di un ricordo".[4]

Indice

CaratteristicheModifica

Sebbene seguano indirizzi stilistici diversi, gli artisti del pop ipnagogico sono tutti accomunati dalla necessità di ricontestualizzare l'immaginario degli anni ottanta in un'ottica nostalgica e deteriorata dalla memoria.[3][5] Si ispirano a molte espressioni sonore del periodo fra cui la new age, lo yacht rock, le colonne sonore hollywoodiane d'epoca, la disco e il funk, sempre adottando un'ottica kitsch e postmoderna debitrice della pop art.[5] James Ferraro viene ricordato come il pioniere dello stile grazie a vari album all'insegna di un pop sperimentale che confina con il noise e la new age e che tenta di tradurre in musica le impressioni di una giornata estiva californiana durante gli anni ottanta.[6][7] Altri artisti, come Ariel Pink e i Neon Indian, flirtano con il pop a bassa fedeltà mentre altri esponenti, come Oneohtrix Point Never e gli Emeralds, rievocano la musica per videogiochi e il rock cosmico facendo un massiccio uso di sintetizzatori.[2] Molti sostengono che il pop ipnagogico sia l'equivalente statunitense dell'hauntology britannica.[8] Oltre ai sopracitati artisti, coloro che hanno seguito la scia del pop ipnagogico includono gli Skaters, di cui ha fatto parte lo stesso James Ferraro, Memory Tapes, Sun Araw, gli Hype Williams, Zola Jesus e i Ducktails.[3][6][8]

NoteModifica

  1. ^ (EN) Hypnagogic pop, su thewisemagazine.it. URL consultato il 27 luglio 2018.
  2. ^ a b c Reynolds; pag. 405
  3. ^ a b c Per un futuro ipnagogico, su ilpost.it. URL consultato il 10 luglio 2018.
  4. ^ (EN) Going to Sleep to Make Music to Sleep To, su spin.com. URL consultato l'11 luglio 2018.
  5. ^ a b Reynolds; pag. 406
  6. ^ a b Reynolds; pag. 408
  7. ^ James Ferraro, su vice.com. URL consultato il 10 luglio 2018.
  8. ^ a b (EN) Autori vari, William Basinski [drone & ambient musician]: Musician Snapshots, Stone Blue, 2015, capitolo 3: The Disintegration Loops, Hauntology, & Hipnagogic Pop.

BibliografiaModifica

  • (EN) Simon Reynolds, Retromania, Minimum Fax, 2017.
  • (EN) Autori vari, The Oxford Handbook of Music and Virtuality, Oxford University, 2016, capitolo 22: From Hypnagogia to Distroid.

Collegamenti esterniModifica

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