Porta di Damasco

Porta di Damasco
Bab al-ʿAmud, Sha'ar Sh'khem
Mura di Gerusalemme
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La Porta di Damasco nel 2014
StatoOttoman flag.svg Impero ottomano
Stato attualeIsraele Israele Palestina Palestina[1]
RegioneDistretto di Gerusalemme
CittàGerusalemme
Coordinate31°46′53.9″N 35°13′49.8″E / 31.781639°N 35.2305°E31.781639; 35.2305Coordinate: 31°46′53.9″N 35°13′49.8″E / 31.781639°N 35.2305°E31.781639; 35.2305
Informazioni generali
Costruzione1537 d.C.-1537 d.C.
CostruttoreSolimano il Magnifico
Materialepietra
Condizione attualeconservato e restaurato
Informazioni militari
Funzione strategicaPorta cittadina
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La Porta di Damasco (in arabo: باب العامود‎, Bab al-ʿAmud, in ebraico: שער שכם?, Sha'ar Sh'khem) è una delle entrate principali alla Città Vecchia di Gerusalemme[2]. Si trova nella parte nord-ovest delle mura presso la strada che conduce a Nablus e da lì, in passato, alla capitale della Siria, Damasco. In ebraico si chiama Sha'ar Shkhem (in ebraico: שער שכם?) che significa Porta di Shechem, o Porta di Nablus[2]. In arabo è Bab al-Nasr (in arabo: باب النصر‎) "porta della vittoria" e Bab al-Amud (in arabo: باب العامود‎) "porta della colonna"[2].

StoriaModifica

 
La Porta di Damasco nel 1856
 
La Porta di Damasco di notte

L'aspetto attuale della porta risale al 1537, realizzato sotto il governo di Solimano il Magnifico, sultano dell'Impero ottomano[2]. Sotto la facciata attuale resistono i resti della precedente porta che risale almeno al II secolo al tempo dell'imperatore romano Adriano[2]. Di fronte alla porta si trovava una colonna romana con sopra l'immagine dell'imperatore Adriano, come raffigurato nella Mappa di Terrasanta nella Chiesa di San Giorgio a Madaba in Giordania risalente al VI secolo[2]. Questo dettaglio viene preservato nel nome arabo Bab el-Amud, che significa "porta della colonna"[2][3]. Nell'architrave, risalente anch'essa al II secolo, è inscritto il nome romano della città, Aelia Capitolina[2]. Adriano espanse notevolmente la porta che servì come entrata principale durante il regno di Agrippa I.

Una delle otto porte ricostruite nel X secolo, la Porta di Damasco è l'unica ad aver mantenuto il proprio nome[3]. I crociati la chiamarono Porta di Santo Stefano (in latino: Porta Sancti Stephani), evidenziando la sua vicinanza al sito dove avvenne il martirio di Santo Stefano, contrassegnato fin dai tempi di Elia Eudocia da una chiesa ed un monastero.

Video della Porta di Damasco

ArchitetturaModifica

La porta si trova al limitare del quartiere arabo, vicino al suo mercato. È fiancheggiata da due torri, entrambe provviste di caditoie. Fino al 1967, una torre merlata era presente sopra la porta, ma fu danneggiata durante i combattimenti della Guerra dei sei giorni. Nell'agosto 2011, Israele restaurò la torre[4], con l'aiuto di alcune fotografie dell'inizio del XX secolo quando Gerusalemme era sotto il controllo britannico. Undici ancoraggi agganciano la torre al muro, e quattro lastre di pietra costituiscono la merlatura. Appena sotto l'attuale, si trovano i resti di una porta più antica, che si stima risalire al I secolo o al II secolo[5].

Presso la porta di Damasco è presente una scalinata che permette di scendere dal camminamento posto sopra le mura che inizia alla Porta di Giaffa.

 
I resti dell'antica porta romana visibili sotto la porta attuale

SicurezzaModifica

Nel corso degli anni numerosi incidenti e scontri sono avvenuti nei pressi della porta di Damasco tra israeliani e palestinesi[6]. Ciò è dovuto al fatto che la porta, oltre ad essere la più importante ed affollata della città, si trova in una posizione particolare. È l'entrata più vicina al mercato arabo ed un facile accesso per la Moschea al-Aqsa[6]. È inoltre utilizzata dagli ebrei ortodossi per raggiungere il Muro Occidentale. Per queste ragioni le forze dell'ordine sono spesso presenti nella zona, soprattutto durante le festività ebraiche.

NoteModifica

  1. ^ Gerusalemme Est è amministrata de facto da Israele nonostante la maggioranza degli stati dell'ONU non la riconosca come appartenente a tale stato.
  2. ^ a b c d e f g h Berrett, pp. 61-62.
  3. ^ a b Margoliouth, p. 329.
  4. ^ (EN) Conservation of the Damascus Gate, su antiquities.org.il. URL consultato il 30 giugno 2017.
  5. ^ Bahat, pp. 223-235.
  6. ^ a b (EN) How Damascus Gate became the symbol of the intifada, in Al monitor. URL consultato il 30 giugno 2017.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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