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Portami su quello che canta. Processo a uno psichiatra
AutoreAlberto Papuzzi
1ª ed. originale1977
Generesaggio
Lingua originaleitaliano

Portami su quello che canta. Processo a uno psichiatra è un libro di Alberto Papuzzi, scritto in collaborazione con Piera Piatti, che riporta e analizza le testimonianze del processo allo psichiatra Giorgio Coda, vicedirettore dell'ospedale psichiatrico di Collegno[1] e direttore di villa Azzurra, a Grugliasco (Torino).[2] Giorgio Coda fu condannato per maltrattamenti a cinque anni di detenzione, al pagamento delle spese processuali e all'interdizione dalla professione medica per cinque anni.[3][4]

Il titolo del libro deriva da un'affermazione di Giorgio Coda (secondo quanto riportato dall'infermiere Giuseppe Biasini), il quale avrebbe sentito un malato cantare in un cortile e avrebbe deciso di praticargli un elettromassaggio, chiedendo all'infermiere: "Portami su quello che canta".[5]

Struttura e contenuto del libroModifica

Il libro consta di sei capitoli:

  • I) Lettera dal Belgio: trascrizione di una lettera inviata da un italiano ricoverato in Belgio a Piera Piatti, dell'Associazione per la lotta contro le malattie mentali, sezione di Torino, nella quale si elogia il lavoro svolto.
  • II) L'imputato: breve biografia, storia e carriera dell'imputato.
  • III) L'istruttoria: la nascita del caso giudiziario.
  • IV) Il processo: la trascrizione degli atti e delle deposizioni più importanti del processo.
  • V) La sentenza: il resoconto degli avvenimenti nei giorni immediatamente precedenti la sentenza e nel giorno stesso della sentenza.
  • VI) Cartolina da Asti: considerazioni, lettere ed esternazioni di alcuni ricoverati dopo la sentenza.

NoteModifica

BibliografiaModifica