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Porto (città antica)

città romana
(Reindirizzamento da Portus)
Porto
Porto Esagonale di Traiano.jpg
Ricostruzione planimetrica dei porti di Claudio e Traiano
Nome originale Portus
Cronologia
Fondazione imperatore Claudio
Fine 537 d.C.
Causa insabbiamento, Guerra Gotica
Localizzazione
Stato attuale Italia Italia
Località Fiumicino

Coordinate: 41°46′45″N 12°16′00″E / 41.779167°N 12.266667°E41.779167; 12.266667

Porto (in latino: Portus) era l'agglomerato urbano situato a nord di Ostia sulla riva destra del Tevere e sul litorale tirrenico; costituiva il porto dell'antica Roma, e corrisponde all'attuale Fiumicino.

Veduta dell'odierna Fiumicino (immagine in alto), sul sito dell'antica Portus. In basso ricostruzione dell'antica linea di costa e dell'accesso al porto con il bacino esagonale traianeo.

Indice

Fase claudianaModifica

Il primo scalo costiero di Roma fu quello fluviale alla foce del Tevere presso Ostia. All'imperatore Claudio si deve la volontà di costruire un complesso portuale più ampio e sicuro, individuando il sito adatto a circa 4 chilometri a nord di Ostia. Tale complesso, definito Portus proprio in virtù della sua funzione, occupava un'area di circa 70 ettari ed era dotato di due lunghi moli aggettanti sul mar Tirreno[1], con un'isola artificiale ed un faro; per costruire quest'ultimo venne riempita la nave che aveva trasportato dall'Egitto il grande obelisco utilizzato per decorare la spina del Circo di Nerone, ora in Piazza San Pietro. In una epigrafe[2] databile al 46, Claudio afferma di aver realizzato dei canali derivati dal Tevere per agevolare i lavori del porto, precisando di aver contribuito in tal modo a liberare Roma dal pericolo di esondazione del fiume. Sempre a Claudio è ascrivibile la sistemazione della via Portuense come asse di collegamento tra il complesso portuale e Roma, lunga circa 15 miglia (24 km).

Terminato sotto l'imperatore Nerone, cui diede il nome di Portus Augusti, Porto presentava diversi vantaggi rispetto ad Ostia: era un porto marittimo e non fluviale, dunque permetteva l'attracco di navi di grande pescaggio, al contrario dello scalo ostiense, che necessitava di travaso di merci al largo; era riparato rispetto ai venti di sud-ovest, così da proteggere le imbarcazioni all'ancora. Tuttavia l'ampiezza del bacino non consentiva una protezione completa, e la mancanza di un flusso interno comportava un precoce insabbiamento dello scalo, che quindi necessitava di frequenti ed onerose operazioni di dragaggio.

Porto di Claudio (terminato da Nerone)
Immagine Valore Dritto Rovescio Datazione Peso; diametro Catalogazione
  sesterzio NERO CLAVD CAESAR AVG GER P M TR P IMP P P, testa laureata di Nerone verso destra, con un globo alla base del busto; AUGUSTI (in alto) S PORTO S T C, porto di Claudio con sette navi; in alto si nota un faro sormontato da una statua di Nettuno; sotto la personificazione del Tevere sdraiato, tiene un timone e un delfino; a sinistra un molo a forma di mezzaluna con portico ed un altare, a destra, a forma di mezzaluna, fila di frangiflutti. 64 37 mm, 28.77 gr, 6 h (zecca di Roma antica); RIC I 178; WCN 120.

Fase traianeaModifica

Per ovviare alle insidie delle tempeste - Tacito riporta che già nel 62, prima quindi che i lavori fossero portati a compimento, una tempesta affondò 200 navi - e alle spese di mantenimento, l'imperatore Traiano fece costruire da Apollodoro di Damasco un nuovo porto artificiale, più funzionale e più arretrato rispetto a quello di Claudio. I lavori durarono dal 100 al 112, vedendo la realizzazione di un bacino di forma esagonale con lati di 358 metri, profondo 5 metri, per 32 ettari di superficie e 2000 metri di banchina. Il bacino è tuttora visibile e facilmente identificabile, grazie alla sua forma particolare, nelle foto satellitari alle coordinate 41°46′30″N 12°16′00″E / 41.775°N 12.266667°E41.775; 12.266667. A servizio del nuovo complesso, fu costruito un ulteriore canale, ed il collegamento ad Ostia fu assicurato da una strada a due corsie.

Il Portus Traiani fu inoltre dotato di un articolato sistema di magazzini e depositi per permettere lo stoccaggio delle merci e, mediante alcuni accorgimenti tecnici, per garantire una miglior conservazione delle derrate alimentari.

Porto di Traiano
Immagine Valore Dritto Rovescio Datazione Peso; diametro Catalogazione
  Æ Sesterzio IMP CAES NERVAE Traiano AVG GER DAC P M TR P COS V P P, testa laureata a destra, drappeggio sulla spalla sinistra, con mantello. PORTVM TRAIANI, il bacino esagonale del porto di Traiano, circondato da magazzini e navi al centro. 106-111 33 mm, 23.35 gr, 6 h RIC Traianus, II 632.

Fase tardoanticaModifica

 
Oasi di Porto, vicino all'area archeologica.

Per lungo tempo considerato un sobborgo di Ostia, Porto divenne autonomo, con lo status di municipio, solo sotto Costantino I: da allora l'insediamento, precedentemente definito con le espressioni di Portus Ostiae o Portus Augusti, prese il nome di Civitas Flavia Constantiniana Portuensis, in onore dell'imperatore. Più comunemente venne però indicato come Portus Romae, a discapito della vicina Ostia, ormai in decadenza. Nello stesso periodo il porto fu protetto da un circuito di mura difensive.

Il complesso voluto dall'imperatore Claudio si insabbiò definitivamente nel IV secolo. Porto invece subì distruzioni negli attacchi di Alarico I nel 408 e dei Vandali di Genserico nel 455, risollevandosi; Cassiodoro la descrive con molte navi ormeggiate alle banchine ed anche Procopio di Cesarea, nel VI secolo, la descrive come una città fiorente. A decretarne la fine fu l'invasione dei Goti di Vitige, nel 537, durante le fasi iniziali della Guerra Gotica. Da quel momento l'insediamento andò spopolandosi, a vantaggio dell'Episcopio di Porto e di altri centri minori nei dintorni, che offrivano maggior protezione rispetto ai pericoli provenienti dalla costa.

Epoca modernaModifica

L'area di Porto rimase sostanzialmente spopolata fino all'epoca moderna, a causa dell'impaludamento che aveva interessato tutto il tratto costiero a ridosso della foce del Tevere. Vi si trovavano soltanto alcuni agglomerati di povere capanne di pescatori, per lo più a ridosso delle torri costruite a controllo e difesa dell'imbocco del fiume di Roma; soltanto nel primo decennio del XIX secolo, in prossimità della Torre Clementina, fu realizzato un vero e proprio borgo su progetto di Giuseppe Valadier - per questo definito Borgo Valadier - dal quale si sviluppò poi la città di Fiumicino.

Durante la Seconda guerra mondiale, fino al 6 giugno 1944, nel porto di Traiano aveva preso sede la Xª flottiglia MAS, equipaggiata con mezzi d'assalto, con lo scopo di fronteggiare lo sbarco degli alleati sul fronte di Anzio e Nettuno. I mezzi erano nascosti nel canale di collegamento, ancora oggi visibile, tra il lago esagonale e il fiume Tevere; i militari invece alloggiavano nella villa di proprietà Torlonia che si trova nella pineta circostante il lago[3], nell'area oggi nota come Oasi di Porto.

Palazzo imperiale e anfiteatroModifica

Sul lato nord-occidentale del bacino portuale traianeo è stato rinvenuto un grande palazzo di probabile proprietà imperiale. Nel 2009 è stato rinvenuto un piccolo anfiteatro capace di ospitare circa 2000 spettatori e destinato probabilmente a spettacoli privati[4].

NoteModifica

  1. ^ Attualmente visibile nei pressi del Museo delle navi romane e in parte nell'area aeroportuale dello scalo di Fiumicino.
  2. ^ CIL XIV, 00085
  3. ^ Nesi
  4. ^ Elysa Fazzino, Scoperto anfiteatro romano vicino a Fiumicino, Il Sole 24 Ore, su ilsole24ore.com. URL consultato il 24 agosto 2018.

BibliografiaModifica

  • Ida Baldassarre, Irene Bragantini e Chiara Morselli, Necropoli di Porto. Isola sacra, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1996, ISBN 978-88-240-3863-8.
  • Lorenzo Di Domenicantonio, Portus, Milano, Andromeda Editrice, 2008, ISBN 978-88-88643-65-6.
  • Sergio Nesi, Il Comandante Nesi: un «Alcione» dalle ali spezzate, Milano, Lo Scarabeo, 2004, ISBN 978-88-8478-060-7.
  • (EN) Lidia Paroli e Kristina Strutt, Portus: An Archaeological Survey of the Port of Imperial Rome, a cura di S. J. Keay e Antonia Arnoldus-huyzendveld, Roma, British School at Rome, 2006, ISBN 978-0-904152-47-0.

Collegamenti esterniModifica