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Potenza (Italia)

comune italiano
Potenza
comune
Potenza – Stemma Potenza – Bandiera
Potenza – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
ProvinciaProvincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
SindacoDario De Luca (FdI) dal 23-06-2014
Territorio
Coordinate40°38′N 15°48′E / 40.633333°N 15.8°E40.633333; 15.8 (Potenza)Coordinate: 40°38′N 15°48′E / 40.633333°N 15.8°E40.633333; 15.8 (Potenza)
Altitudine819 m s.l.m.
Superficie175,43[1] km²
Abitanti66 970[2] (31-8-2018)
Densità381,75 ab./km²
FrazioniBarrata, Borgo Giuliano, Borgo Trinità Sicilia, Case Capoiazzo I, Cerreta, Chiàngali, Dragonara, Falcianella, Giarrossa, Lavangone, Macchia Capraia, Masseria Cavalieri, Masseria Viggiani, San Nicola, Tiera, Tora-Centomani, Varco d'Izzo
Comuni confinantiAnzi, Avigliano, Brindisi Montagna, Picerno, Pietragalla, Pignola, Ruoti, Tito, Vaglio Basilicata
Altre informazioni
Cod. postale85100
Prefisso0971
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT076063
Cod. catastaleG942
TargaPZ
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Cl. climaticazona E, 2 472 GG[3]
Nome abitantipotentini
PatronoSan Gerardo di Potenza
Giorno festivo30 maggio
SoprannomeCittà verticale
Città delle cento scale
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Potenza
Potenza
Potenza – Mappa
Posizione del comune di Potenza all'interno dell'omonima provincia
Sito istituzionale

Potenza (ascolta[?·info], AFI: /poˈtɛnʦa/[4]; Puténz in dialetto potentino, [pu'tenʣə]) è un comune italiano di 66 970 abitanti,[2] capoluogo della regione Basilicata e della provincia omonima. È il primo comune della regione per popolazione[5] e l'undicesimo per superficie.

È nota come "Città verticale" per la sua particolare struttura urbanistica[6], che presenta il centro storico posto sull'altura più elevata e i restanti quartieri posti ad altitudini gradualmente inferiori; con i suoi 819 metri di altitudine s.l.m. Potenza è il capoluogo di regione situato alla quota più elevata in Italia.[7] È nota anche come "Città delle cento scale"[8], per via del suo sistema di scale, antiche e moderne, che collega le varie parti del centro urbano: la città possiede, infatti, il sistema di scale mobili per il trasporto pubblico di maggior estensione in Europa[9] ed il secondo al mondo dopo quello di Tokyo[10][11].

Capoluogo della Basilicata dal 1806[12][13], sede dell'Università della Basilicata dal 1982, Potenza è una delle poche città italiane ad essere stata insignita di due medaglie d'oro: la prima come città benemerita del Risorgimento nazionale, nel 1898, la seconda come medaglia d'oro al merito civile, nel 1980.

Indice

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

 
Potenza (Piani del Cardillo)

La città sorge nell'alta valle del Basento, lungo una dorsale appenninica a nord delle Dolomiti lucane racchiusa da vari monti più alti, tra i quali i Monti Li Foj, pertanto Potenza sorge in una zona ad alta sismicità.[14]

Il nucleo medievale dell'abitato è posto su un rilievo a 819 metri s.l.m., cosicché per altitudine ufficiale Potenza è seconda solo a Enna tra i capoluoghi di provincia italiani. I quartieri più moderni sorgono invece più in basso, sino a lambire il corso del fiume Basento, il cui alveo a partire dalla seconda metà del XX secolo è stato fortemente antropizzato.

Per superficie il comune di Potenza è l'undicesimo più grande della regione.[15]

ClimaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Potenza.

Il clima è mediterraneo e montano, quindi freddo e nevoso d'inverno, tiepido e secco d'estate. Gennaio è statisticamente il mese più freddo e la temperatura media è di +3,5 °C, mentre luglio e agosto sono i mesi più caldi e registrano una temperatura media di +20 °C.

Potenza Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 5,56,18,712,318,122,225,525,821,916,611,58,16,613,024,516,715,2
T. min. mediaC) 0,11,02,34,18,212,715,215,612,89,05,22,41,24,914,59,07,4
Vento (direzione-m/s) W
5,7
W
6,0
W
5,6
W
5,5
W
5,0
W
4,9
W
5,1
W
4,9
W
4,8
W
4,7
W
5,3
W.
5,5
5,75,45,04,95,2

Origine del nomeModifica

La prima teoria sull'origine del nome della città venne riportata dallo storico Emmanuele Viggiano che nelle sue Memorie della Città di Potenza cita un'ipotesi secondo la quale il toponimo deriverebbe dagli antichi Greci che, vedendo la città posta originariamente sulle sponde del Basento e colpiti dall'uso che gli abitanti facevano delle sue acque, le avrebbero attribuito lo stesso nome dato al fiume, che corrispondeva alla parola greca Ποτὶζω (Potizo); tale termine in lingua latina sarebbe poi divenuto Potentia, da cui deriverebbe il nome attuale. Secondo Viggiano, quindi, il nome della città avrebbe un carattere prettamente greco, che non sarebbe quindi potuto derivare dal popolo dei Lucani[16]. L'ipotesi degli storici contemporanei è invece che la città abbia assunto tale denominazione in occasione della fondazione della colonia romana di Potentia, in quanto simile al nome di altre colonie quali Florentia, Valentia o Faventiaː il nome di Potentia, in particolare, sarebbe una formazione latina di tipo augurale, traducibile con “la potente”.[17]

StoriaModifica

Età anticaModifica

«Il tempo divoratore non ha serbato che pochi avanzi di sì celebre città mediterranea dei Lucani; ma quelli che tuttavia rimangono, fan chiara testimonianza ch'ella esser doveva uno de' più ragguardevoli e distinti luoghi dell'antica regione lucana...»

(Andrea Lombardi, La corona di Critonio, 1836)
 
Volto in bronzo della dea Mefite, divinità venerata dagli antichi Lucani e nella Potentia romana, frammento conservato presso il Museo archeologico nazionale della Basilicata

L'origine della città è certamente antica, ma incerta: secondo alcuni storici, come riporta il Riviello, sarebbe pelasgica, sabellica o di stirpe italo-greca.[18] Il comprensorio della città risulta abitato sin dall'VII secolo a.C. dall'antico popolo indigeno dei Peuketiantes, affini per tradizioni ed usanze alle popolazioni degli Iapigi e dei Peuceti.[19] Tra il V e il IV secolo a.C. avvenne l'insediamento dei Lucani nella zona, che gradualmente si affermarono come l'etnia dominante del territorio.[20] Una delle ipotesi più accreditate è che la città sia stata fondata proprio dai Lucani nel IV secolo a.C, come testimoniato dal ritrovamento di reperti archeologici dell'epoca.[21] Tale ipotesi sarebbe confermata dagli storici romani, secondo i quali Potenza rappresentò un centro importante per i Lucani, essendo una delle undici città-Stato cantonali della Lucania preromana, cinque delle quali comprese nel territoro dell'odierna Basilicata, che costituivano la federazione delle città di quell'antico popolo.[22] Potenza sarebbe stata quindi anche la città-Stato lucana più vicina al santuario federale di Rossano, adibito al culto della Dea Mefite, ed ai centri di Braida e Serra, oggi facenti parte del comune di Vaglio.[21]

Se nel IV secolo a.C. oscillarono, durante le guerre sannitiche, tra l'alleanza con i Sanniti e quella con i Romani[23][24], le popolazioni della zona di Potenza, come il resto dei Lucani, furono apertamente ostili nei riguardi della nascente supremazia di Roma a partire dal III secolo a.C. , dato che nelle guerre pirriche si schierarono con i nemici di quest'ultima.[25][26] Al termine di tale conflitto le popolazioni di Potenza e degli altri centri lucani divennero socii dei Romani, mantenendo però i loro usi ed istituzioni.[27] Nonostante la sconfitta militare, vissero senza particolari ripercussioni fino alla seconda guerra punica, nella quale furono inizialmente alleati dei Romani, ma a seguito della rovinosa sconfitta nella battaglia di Canne passarono nel campo di Annibale.[28] Dopo la battaglia del Metauro, nel corso della quale fu vinto e ucciso il fratello Asdrubale Barca, Annibale si ritira in Africa lasciando alla mercé di Roma le città e le popolazioni che lo avevano supportato, tra cui quelle della stessa Potenza.[29] A partire dal II secolo a.C. quindi, a seguito delle guerre annibaliche, la Lucania ed il comprensorio della città entrano definitivamente nell'orbita di Roma e si assiste ad una loro progressiva romanizzazione, che portò ad una crescita dell'importanza del centro abitato potentino a discapito delle campagne circostanti.[30] È a questo periodo che risalirebbe la fondazione della colonia romana di Potentia che, sebbene non si abbiano fonti certe che attestino l'ordinamento politico assunto dalla città, ebbe verosimilmente la condizione di civitas foederata, governata da un praefectus.[31] Potentia ereditò il ruolo di centro di culto principale in Lucania della Dea Mefite e vi venne quindi eretto un tempio ad essa dedicato, in sostituzione del santuario federale di Rossano, ormai caduto in disuso.[21][30] Tracce di questo culto sono rimaste nella toponomastica cittadina fino all'Ottocento, in cui l'attuale Piazza Martiri Lucani era denominata Largo Dea Mefite.[32]

 
La città di Potentia all'interno della Lucania romana secondo The Historical Atlas di William R. Shepherd, 1911

Nel I secolo a.C. , durante la guerra civile romana combattuta tra le fazioni di Mario e Silla Potentia si schierò, con le altre popolazioni lucane e sannitiche, dalla parte di Mario; i primi potentini presero quindi verosimilmente parte alla decisiva battaglia di Porta Collina a seguito della quale si ebbe la vittoria finale di Silla, che si vendicò spietatamente di tutti i suoi oppositori: per quanto riguarda Potentia, fu imposta la distruzione delle mura e l'assegnazione di terre e case requisite agli abitanti ai veterani di Silla.[21] La storia si ripetette con la successiva guerra civile romana tra Ottaviano e Marco Antonio, a seguito della quale la città, che si era schierata dalla parte del secondo, subì di nuovo devastazioni e confische a favore dei veterani di Ottaviano vittoriosi nella battaglia di Filippi.[21] Alla tarda età repubblicana risalgono le prime informazioni precise circa lo status amministrativo di Potentia, che risulta essere un municipium assegnato alla tribù Pomptina, con un regolare apparato amministrativo comprendente un senato locale, ovvero l'ordo decurionum, quadrunviri, edili e questori.[31]

In età imperiale Potentia rimane una città relativamente ricca di magistrature imperiali e municipali.[21][33] Nel III secolo d.C. l'amministrazione pubblica della città, identificata come Res Publicae Potentinorum, affrontò un periodo di dissesto finanziario, per far fronte al quale fu inviato un alto funzionario imperiale.[21][34] L'economia della città, secondo le scarse fonti storiche disponibili, doveva fondarsi, oltre che sull'agricoltura e la pastorizia, anche sulla presenza documentata della corporazione degli asinai e dei mulattieri, il che ha fatto ipotizzare per Potentia la funzione di snodo carovaniero per l'antica Lucania[35], anche considerando la posizione geografica e strategica della città, che durante la dominazione romana fu collegata, con l'apertura di strade militari, a molti centri limitrofi quali Oppidum, Venusia, Anxia e Grumentum.[36]

Durante il periodo tardo-imperiale, precisamente tra il 280 d.C. ed il 300 d.C. , venne costruita, per volere degli imperatori Diocleziano e Massimiano Erculeo, la via Herculea, importante strada che collegava Potentia con Grumentum e Venusia.[21] Potentia costituisce nel periodo tardo-antico, anche grazie ai nuovi collegamenti stradali realizzati dall'impero[37], uno dei primi nuclei del nascente cristianesimo lucano: è infatti il potentino Erculenzio il primo vescovo lucano di cui si abbia notizia certa, nel 495, così come la chiesa ritenuta la più antica della regione, ovvero la Cattedrale di Potenza, la cui prima costruzione risale al periodo compreso tra il IV e il V secolo, analogamente alla chiesa di San Michele.[21][37][38]

MedioevoModifica

 
La Torre Guevara, ultimo resto del castello di Potenza, risalente all'Alto Medioevo
(LA)

«Urbs est Lucanis generata Potentia lucis,
fulta patrociniis, sancte Girarde, tuis.
Montibus et pratis gregis armentique feraces,
et limi late predita cultat agros,
Lombardis populis austera potensque colonis
Prestat vicinis diviciosa suis.»

(IT)

«La città di Potenza fu generata dai boschi lucani,
e sostenuta dalla tua protezione, o San Gerardo.
Fornita di monti e di prati a perdita d’occhio
coltiva campi fecondi di greggi ed armenti,
austera di stirpe lombarda e potente di coloni
rifulge più ricca dei suoi vicini.»

(Eustachio da Matera, Planctus Italiae, 1270)
 
Potentia all'interno dei confini del Ducato di Benevento e del Principato di Salerno

La città seguì poi le vicissitudini dell'impero fino alla sua decadenza: saccheggiata dai Goti di Alarico nel 402[39], nei primi secoli dell'Alto Medioevo dovette risentire della crisi causata dalle invasioni barbariche e dalla caduta dell'impero, tanto che le fonti relative alla vita cittadina di quel periodo sono scarse.[18] Tra il V ed il VI secolo l'abitato della città doveva già essere racchiuso da mura fortificate, per far fronte alla crisi dei centri urbani ed alle minacce di eventuali invasioni.[40] Conquistata da parte dei bizantini al termine della guerra greco-gotica, sempre nel VI secolo, a seguito dell'invasione dei Longobardi in Italia, entrò a far parte del Ducato di Benevento prima e del Principato di Salerno poi.[18] Durante la dominazione longobarda è attestata l'istituzione a Potenza di una contea e del primo conte di Potenza, Indulfo, nell'803[21]; all'epoca longobarda risale probabilmente anche la costruzione dell'attuale edificio della chiesa di San Michele Arcangelo.[41] Tra il 700 e il 1000 Potenza ebbe un'importante ruolo dal punto di vista religioso, rappresentando per la Chiesa romana l'ultimo baluardo meridionale, a causa della diffusione che aveva avuto la Chiesa di rito greco nel resto della regione e del Sud Italia dovuta alla dominazione bizantina.[38] Tra il IX ed il X secolo fu necessario ricostruire le fortificazioni cittadine, essendo Potenza coinvolta nelle guerre tra Longobardi e Bizantini per il possesso del Sud Italia, ma anche a causa del terremoto che nel 990 distrusse la città.[40] Tra i secoli XI e XII iniziò e si concluse la conquista normanna dell'Italia meridionale, a seguito della quale tutto il Mezzogiorno venne riunito nel Regno di Sicilia[42]; in quel periodo le scorrerie dei saraceni minacciarono anche una zona come quella di Potenza, lontana dalle coste e arroccata sui contrafforti dell'Appennino all'interno: ne sarebbe testimonianza una località denominata fino all'inizio del XIX secolo Campo saraceno, che a detta degli storici locali conservava nel nome il ricordo delle incursioni arabe, sebbene la città non venne mai da essi conquistata.[43]

 
Raffigurazione scultorea di Gerardo di Piacenza, patrono di Potenza, vescovo della città dal 1111 al 1119, proclamato santo dalla Chiesa cattolica nel 1120

Il periodo normanno fu ricco per Potenza di importanti avvenimenti; la città ospitò infatti in due occasioni illustri protagonisti della politica internazionale dell'epoca: nel 1137 al tempo di Ruggero II di Sicilia vennero accolti in città Papa Innocenzo II e l'imperatore Lotario II; nel 1149 re Ruggero II vi ricevette Luigi VII di Francia, liberato a opera della flotta normanna dalle mani dei saraceni mentre ritornava da una sfortunata spedizione in Terra Santa.[40] Sin dai primi anni del XII secolo la città rivestiva particolare importanza come sede vescovile: era infatti sede di raccolta dei Crociati in partenza per il Medio Oriente.[21] Altro importante evento fu la nomina a vescovo di Gerardo Della Porta, di Piacenza, vescovo di Potenza dal 1111 al 1119, che fu santificato nel 1120 ad un anno dalla morte ed in seguito nominato patrono della città.[21] Il ruolo svolto dal vescovo Gerardo fu importante anche per la cultura e l'istruzione della popolazione: a lui è attribuita l'istituzione a Potenza durante il suo magistero di una scuola di grammatica e teologia, dove egli stesso avrebbe diffuso questi insegnamenti soprattutto tra i giovani del luogo, peraltro in forma gratuita, divenendo così uno dei fondatori della tradizione culturale della città.[44][45][46] Secondo studi di carattere linguistico, che mancano tuttavia di una conferma negli eventi storicamente accertati, sarebbe avvenuta in questo periodo storico (prima metà del XII secolo) una massiccia immigrazione nella zona di Potenza e dei comuni limitrofi di genti provenienti dal Nord Italia, in particolare dall'area compresa tra Piemonte e Liguria, spiegando così l'origine dei dialetti galloitalici di Basilicata, che presentano diverse similitudini con i dialetti dell'Italia settentrionale.[47][48] Tali migrazioni sarebbero state motivate dalle cattive condizioni economiche delle regioni di origine a quel tempo, nonché a motivazioni religiose: gruppi di eretici catari cercarono verosimilmente scampo alle persecuzioni spostandosi in Basilicata, similmente a quanto avvenuto in Sicilia.[48][49] L'invio del vescovo Gerardo a Potenza potrebbe quindi essere stato un tentativo della Chiesa di Roma di far fronte alla diffusione dell'eresia, riconducendo i fedeli alla dottrina ufficiale.[50][51]

Con le nozze di Costanza d'Altavilla, ultima erede dei Normanni, con Enrico VI, figlio del Barbarossa, iniziò per il Regno di Sicilia il periodo della dinastia degli Svevi; Potenza restò fedele a tale dinastia anche dopo la presa del potere da parte di Carlo I d'Angiò a seguito della battaglia di Benevento del 1266 e della battaglia di Tagliacozzo del 1268.[21] Per questa ragione nello stesso 1268, subito dopo l'avvento degli angioini, assieme alle altre città che avevano parteggiato per gli Svevi, Potenza fu soggetta alla punizione e all'ira del vincitore, che per mano del conte di Belcastro e di Ruggiero Sanseverino, conte di Marsico, fece radere al suolo le mura, mentre molti capi della fazione ghibellina, favorevole agli Svevi, vennero assassinati dai membri della fazione guelfa, filo-angioina, e dal popolino inferocito per il timore di ulteriori ripercussioni degli angioini sulla città.[52] L'episodio della guerra civile di Potenza tra guelfi e ghibellini venne descritto dal poeta lucano Eustachio da Matera nella sua opera Planctus Italiae, che contiene i versi più antichi, nella letteratura romanza, in cui si trovi riferimento a fatti storici ed il cui il frammento più lungo è proprio quello dedicato alla distruzione di Potenza[52]:

(LA)

«Auditis cedum furiis, victore minante,
insanit populus, turbine turba ruit.
Iram victoris placet hoc placare furore,
vindictam facere, cedere cede viros.
Nec minus inde suis iacuit post diruta muris,
sed punita magis impietate sua.»

(IT)

«Udite le furie minacciose di stragi del vincitore,
impazzì il popolo, in un turbine la turba si precipita.
Con questo furore vorrebbe placare l’ira del vincitore,
vendicarsi, fare strage di nobili.
E questo è nulla rispetto al dopo, quando giacque distrutte le sue mura,
in più punita per la sua empietà.»

(Eustachio da Matera, Planctus Italiae, 1270)

Ai danni subiti a causa del conflitto si aggiunsero quelli dovuti al devastante terremoto del 18 dicembre 1273.[21][53]

 
Ladislao I d'Angio, re di Napoli, assediò Potenza durante la lotta per il trono contro il fratello Ludovico, ma interruppe le ostilità con la città nel 1399

Durante il regno angioino, in particolare nella prima metà del XIV secolo, la città passò di mano più volte tra i vari feudatari del re[54] e fu in seguito coinvolta nelle guerre dinastiche che travagliarono questo periodo storico: Ladislao I di Napoli, che contendeva il regno al cugino Ludovico d'Angiò, assediò la città, alla quale però usò clemenza il 10 aprile 1399 emanando il decreto reale in campo Felia prope Potentiam, rendendola per qualche tempo città regia, sollevandola dalla dipendenza feudale.[55] Per la città perdurò la discontinuità politica anche negli anni del passaggio dalla dinastia angioina a quella aragonese (1382 - 1443), periodo nel quale la famiglia nobiliare dei Sanseverino cercò di mantenere senza successo il possesso della città, dato che re Ladislao ne vendette il titolo comitale nel 1405 e lo stesso fece più volte, a partire dal 1423, la sorella Giovanna, che successe al fratello al trono degli Angiò nel 1414.[56] Tra i vari feudatari che ebbero la giurisdizione della città si annovera anche a partire dal 1427 Francesco Sforza, futuro duca di Milano, che ne cedette presto il possesso al cugino Michele Attendolo da Cotignola.[21]

Potenza trovò una nuova continuità amministrativa solo con l'avvento dei re aragonesi sul trono del Regno di Napoli, con la nomina a conte di Innico de Guevara nel 1435 da parte del nuovo re Alfonso, che tolse la città agli Sforza, sebbene il territorio della città e gli altri possedimenti assegnati al Guevara non fossero stati ancora completamente sottratti agli angioini, ragion per cui il reale inizio del governo dei Guevara è attestato al 1444.[56][57] La dinastia dei Guevara governerà la città continuativamente per 160 anni, esprimendo sei conti di Potenza e dando vita ad un vasto programma di opere pubbliche militari, religiose e civili, oltre a stabilirvi la loro sede personale ed affettiva.[21]

Età modernaModifica

 
Lo stemma della famiglia dei Guevara, conti di Potenza dalla metà del XV secolo all'inizio del XVII secolo

Nel XV secolo la famiglia Guevara fece eseguire numerosi interventi di ediliza urbana: fu ricostruito il convento e la chiesa di Santa Maria del Sepolcro, il chiostro di San Francesco, il palazzo del Seggio e quello comitale (oggi Palazzo Loffredo) e venne anche costruito un nuovo acquedotto, nel 1453, per volere della marchesa de Guevara, moglie di Innico.[58] Ad Innico de Guevara successero il figlio Antonio, secondo conte di Potenza e anche Viceré del Regno di Napoli per breve periodo[59], e quindi il nipote Giovanni, che quale terzo conte di Potenza partecipò dalla parte degli aragonesi alle guerre contro Carlo VIII e Luigi XII, distinguendosi per il suo valore militare.[58] I Guevara allacciarono rapporti con alcune delle principali dinastie nobiliari del Nord Italia che furono protagoniste del Rinascimento, quali gli Sforza ed i Borromeo di Milano ed i Gonzaga di Mantova[59] e sebbene il loro operato non fu paragonabile a quello dei principi rinascimentali nelle città dell'Italia centro-settentrionale, essi furono sempre partecipi alle vicende della città.[58] Nell'ambito delle successive lotte di predominio tra francesi e spagnoli per la divisione del Regno di Napoli, nel 1501 Potenza fu scelta come sede della Conferenza di Pace per negoziare un accordo tra le due parti, da tenersi nel 1502 con la partecipazione del Viceré spagnolo Consalvo de Cordova e Luigi d'Armagnac, duca di Nemours; all'evento si presentò però la sola aristocrazia francese ma non quella spagnola, facendo quindi riprendere dopo breve tempo le ostilità fino alla battaglia di Cerignola del 1502.[60] A partire dalla seconda metà del Cinquecento la situazione delle finanze cittadine si aggravò e peggiorò progressivamente nei successivi decenni, a causa della povertà diffusa tra la popolazione e la scarsa produttività delle colture impiegate in agricoltura.[61] La crisi economica costrinse quindi l'amministrazione cittadina ad indebitarsi sempre più, anche a causa delle occasionali carestie, delle spese per l'alloggiamento delle compagnie militari spagnole, dei frequenti donativi ai feudatari.[62] Tale situazione di dissesto economico perdurò con il passaggio della città dalla famiglia Guevara alla famiglia Loffredo, all'inizio del Seicento.[63]

 
Lo stemma della famiglia dei Loffredo, conti di Potenza dal 1604 al 1806

Nel 1604, infatti, Alfonso de Guevara, sesto conte di Potenza, unì in matrimonio sua figlia Beatrice ad Enrico di Loffredo, marchese di Sant'Agata e di Trevico: con questo evento la città, che costituiva la dote nuziale, passò alla famiglia dei Loffredo, antico casato di presumibile origine normanna che ne manterrà il possesso per 202 anni, fino alla definitiva eversione della feudalità.[64][21] Si deve alla contessa Beatrice e a suo figlio Carlo Loffredo la donazione dell'antico castello cittadino all'ordine dei frati Cappuccini nel 1612, al fine di utilizzarlo per l'assistenza ai malati ed agli infermi, costituendo così il primo nucleo del futuro ospedale San Carlo.[65] Il governo dei Loffredo, in particolare quello del conte Francesco, è ricordato soprattutto per la ferrea opposizione di questa famiglia al trasferimento a Potenza della sede del tribunale della Regia Udienza provinciale di Basilicata, che divenne autonoma rispetto a quella di Salerno a partire dal 1642; questa istituzione, infatti, rappresentava gli interessi del Re e tutelava il rispetto della legge del sovrano, quindi la sua presenza avrebbe limitato l'influenza ed il potere del feudatario sulla città.[66] Per tale ragione Potenza fu sede della Regia Udienza provinciale di Basilicata solo nel 1645 e in seguito dal 1651 al 1659, mentre a partire dal 1663 la sede di tale istituzione, che corrispondeva all'epoca ad un ruolo di capoluogo amministrativo, venne definitivamente stabilita a Matera, dopo essere stata trasferita in diversi centri della regione tra cui Stigliano, Tolve, Tursi e Vignola (attuale Pignola).[66] Il Seicento a Potenza fu caratterizzato anche dalle continue dispute tra i conti Loffredo e la comunità cittadina ed il clero per l'ottenimento, da parte di questi ultimi, di maggiori libertà politiche ed amministrative, nel tentativo di svincolarsi dall'opprimente potere feudale.[67]

 
Potenza tra fine XVII e inizio XVIII secolo in un'incisione da Il Regno di Napoli in prospettiva di Giovan Battista Pacichelli

Nel biennio 1647-1648, come molte città e province del Sud Italia, sulla scia della rivolta di Masaniello scoppiata nella città di Napoli, anche Potenza fu sconvolta dai moti di intolleranza popolare antifeudali contro il malgoverno spagnolo[68], durante i quali fu dato alle fiamme il palazzo comitale ed il conte stesso fu costretto a fuggire temporaneamente da Potenza.[66] Nel 1694 un altro violento terremoto provocò ingenti danni alla città, contribuendo a peggiorarne la difficile situazione economica e sociale.[69]

Le difficoltà economiche per Potenza perdurarono nel XVIII secolo, anche con il passaggio del Regno di Napoli prima dagli spagnoli agli Asburgo d'Austria nel 1713 e poi ai Borbone, nel 1734, sotto il cui governo la città divenne sede di ripartimento, soppiantando Tricarico.[70] Gli introiti dell'amministrazione erano infatti troppo esigui rispetto alle spese che dovette affrontare, anche dovute a continue calamità e disastri naturali, quali l'epidemia del 1745, le crisi alimentari del 1755 e del 1757 e la grave pestilenza del 1764.[71] Inoltre, anche durante tutto il Settecento proseguirono gli scontri politici tra la famiglia dei conti Loffredo, gli organi amministrativi della città ed il ceto borghese, che anche a Potenza si andava ingrandendo e consolidando come nel resto d'Europa[72], reclamando di conseguenza con sempre maggiore forza l'abolizione o la riduzione dei privilegi degli antichi feudatari, che molto spesso danneggiavano gli interessi della comunità.[73]

Età contemporaneaModifica

 
Il vescovo di Potenza Giovanni Andrea Serrao, eminente intellettuale ed esponente della Repubblica Napoletana del 1799

Nel 1799, a seguito della conquista francese del Regno di Napoli da parte del generale Championnet, Potenza fu, dopo Napoli, la città del Regno dove la rivoluzione giacobina emerse con più forza.[21] In città ci furono manifestazioni popolari contro il re Ferdinando[21] e venne innalzato l'albero della libertà nella piazza principale, a simboleggiare l'adesione alla neonata Repubblica Napoletana.[74] Prese parte attiva alla rivoluzione anche l'allora vescovo della città Giovanni Andrea Serrao, illustre intellettuale dell'epoca ed esponente del giansenismo meridionale[75], tanto da benedire egli stesso l'albero della libertà e da essere anche nominato Commissario Civile a Potenza durante la breve vita della Repubblica.[76] La città fu quindi sconvolta dalle lotte tra i giacobini e i sanfedisti fedeli alla monarchia, nelle quali persero la vita eminenti personalità che avevano appoggiato la causa della rivoluzione, tra cui lo stesso Serrao, barbaramente ucciso insieme ad altre vittime il 24 febbraio 1799 nella sua abitazione a Potenza da una banda di reazionari, i quali esposero le teste mozzate delle vittime per indurre la popolazione all'omertà sull'accaduto.[77] In risposta all'omicidio del vescovo i giacobini potentini trucidarono tre giorni dopo diciannove dei suoi assassini.[77] L'assassinio di Serrao e la conseguente vendetta suscitarono scalpore a Parigi, dove nell'Assemblea Nazionale venne celebrato solennemente il martirio del prelato ed Henri Grégoire condannò fermamente l'accaduto, mentre Alexandre Dumas tratterà la vicenda in alcuni dei suoi romanzi.[77][21] Il fallimento della rivoluzione del 1799 ebbe un tragico epilogo, con le truppe del generale monarchico Curcio che occuparono Potenza il 18 maggio sottoponendola ad incendi e saccheggi, mentre i superstiti tra i rivoluzionari vennero perseguitati da una violenta azione repressiva che comportò arresti ed esecuzioni.[78] Molti dei ricercati riuscirono però a fuggire, tra i quali si ricordano i fratelli Basileo e Nicola Addone, che ripararono in Francia per poi tornare in Basilicata nel 1806 al seguito dell'Armata d'Italia, in cui si erano arruolati.[78]

Dopo alcuni anni di restaurazione del regime borbonico, proprio il 1806 segnò una svolta nella storia della città e del Mezzogiorno d'Italia: le truppe francesi di Napoleone Bonaparte conquistarono nuovamente il Regno di Napoli, questa volta in maniera completa, ed i nuovi governanti diedero avvio ad un processo di modernizzazione civile, economica e sociale di tutto il territorio, che coinvolse anche Potenza in maniera incisiva.[79] Nello stesso 1806, infatti, il nuovo governo di Giuseppe Bonaparte decise lo spostamento del capoluogo della provincia di Basilicata da Matera a Potenza, sia per motivi di riorganizzazione territoriale ed amministrativa dell’intera provincia, dato che il nuovo capoluogo era più vicino e meglio collegato a Napoli rendendo così meno periferico, e perciò meglio governabile, l’intero territorio regionale, sia per il ruolo svolto dalla città durante i moti rivoluzionari del 1799.[80][81]

Il terremoto del 1857 distrusse ancora una volta gran parte della città, aprì nuove tremende ferite e raffreddò notevolmente le attività e le trame dei patrioti e solo due anni dopo le cospirazioni antiborboniche iniziarono a riallacciarsi in modo concreto, tanto che l'anno successivo dopo lo sbarco di Garibaldi nel continente cominciava la dissoluzione delle truppe borboniche, comandate da ufficiali vecchi e incapaci e già si iniziava a intravedere in modo tangibile un processo di inevitabile disgregazione del Regno delle Due Sicilie: il 18 agosto 1860 la città si sollevava in armi e veniva proclamato un Governo Prodittatoriale[82] presieduto da Giacinto Albini.

 
Targa commemorativa dell'insurrezione lucana del 18 agosto 1860 a Potenza

Il brigantaggio postunitario, dilagato nel Sud subito dopo l'Unità d'Italia, alimentato da correnti filoborboniche nella speranza di una restaurazione e sostenuto dalle tradizionali ragioni di scompenso sociale, dalla miseria, dall'impoverimento e dall'incapacità dei nuovi governanti italiani a comprendere i veri problemi delle classi oppresse del Mezzogiorno, colpì molti centri dell'entroterra, ma tenne fuori ancora una volta la città di Potenza dagli avvenimenti più cruenti, anche se la maggior parte delle direttive operative e strategiche della repressione furono coordinate e attuate proprio nel capoluogo della provincia.

Gli anni successivi del Regno d'Italia fino alla prima guerra mondiale furono caratterizzati da lotte politiche condotte sempre in uno spirito di rispetto e correttezza anche se appassionate ed accese in duelli polemici legati alle personalità più rappresentative degli uomini che ne furono protagonisti.

Le vicende che nel primo dopoguerra tanto travagliarono non solo le città del Nord, ma anche molte città del Sud, anche di regioni limitrofe e che alla fine portarono all'avvento del fascismo al potere, videro la città di Potenza distinta per moderazione, mentre anche il secondo conflitto mondiale richiese alla città un tributo di molte vite umane e provocò lutti come all'inizio del settembre 1943, quando alcuni bombardamenti aerei, effettuati allo scopo di tagliare le comunicazioni stradali e ferroviarie che consentivano l'afflusso delle truppe tedesche alle zone dello sbarco alleato, costarono alla città molte vittime e portarono alla distruzione anche da parte dei contingenti in arrivo dall'area di Laurenzana, con i pochi obiettivi militari esistenti, di molte costruzioni civili, private e pubbliche, tra le quali l'ospedale San Carlo e la Cattedrale.[83]

Nel dopoguerra[84] con la ricostruzione delle devastazioni apportate dal conflitto e l'affermazione del boom economico iniziava anche per Potenza la espansione urbana e la crescita di nuovi poli di sviluppo civile e sociale, anche se questa crescita avviava la progressiva scomparsa di molte testimonianze del passato di questa città e uno sviluppo edilizio mai del tutto regolamentato, aggravati dal terremoto del 23 novembre 1980 di magnitudo 6.9 che provocò notevoli danni con un bilancio di 12 morti, 50 feriti e 4.000 sfollati. Gli anni successivi al terremoto furono in effetti caratterizzati da una lenta e difficile ricostruzione.

SimboliModifica

 
Lo stemma della città di Potenza

La descrizione più completa dello stemma cittadino risale allo storico Giuseppe Gattini, operante ad inizio Novecento e autore di una pubblicazione sulle armi comunali lucane:

«Arma d'azzurro ad un leone coronato d'oro, sostenuto da una banda abbassata e cucita di rosso, e sormontato nel capo da tre stelle d'argento.[85]»

Secondo una tradizione non autentica inoltre il leone dello stemma della città di Potenza sarebbe gradiente su una scala,[86] il che deriva verosimilmente dall'uso dei maestri scalpellini di riprodurre convenzionalmente sul marmo il colore rosso incidendo dei solchi paralleli e verticali[87] (altri colori, come ad esempio l'azzurro, venivano resi tracciando striature oblique), cosa che ha fatto pensare in seguito che la banda rossa fosse appunto una scala. Il gonfalone invece è costituito da un drappo di colore giallo, caricato dello stemma con l'iscrizione centrata in oro della città di Potenza.

 
Il gonfalone della città di Potenza

La parte di metallo e i cordoni sono dorati, mentre l'asta verticale è ricoperta di velluto giallo con bullette dorate poste a spirale e nella freccia è rappresentato lo stemma della città e sul gambo inciso il nome. Il gonfalone si completa con cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro.

OnorificenzeModifica

Potenza è una delle 27 città decorate con medaglia d'oro come "benemerite del Risorgimento nazionale" con regio decreto dell'11 dicembre 1898 firmato dal re Umberto I di Savoia, per le azioni compiute dalla città nel periodo del Risorgimento, in particolar modo durante la celebre insurrezione lucana. Tale medaglia fu conferita come ricompensa per essere stata, il 18 agosto 1860, la prima città meridionale a ribellarsi contro i Borbone.[88]

  Medaglia alle città "benemerite del Risorgimento nazionale"
«In ricompensa del valore dimostrato dalla cittadinanza nel glorioso episodio del 18 agosto 1860»

La città è stata anche insignita della medaglia d'oro al merito civile in occasione del sisma del 23 novembre 1980.

  Medaglia d'oro al merito civile
«In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del proprio tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, economico e produttivo. Mirabile esempio di valore civico ed altissimo senso di abnegazione»
— 23 novembre 1980

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

 
Vista dall'alto del centro cittadino con il Duomo sulla destra e il Museo archeologico nazionale della Basilicata (Palazzo Loffredo) sulla sinistra di largo Pignatari

Architetture religioseModifica

  Le singole voci sono elencate nella Categoria:Chiese di Potenza

Architetture religiose intramuraliModifica

Il centro storico di Potenza è ricco di edifici di culto risalenti principalmente all'epoca medievale, alcuni di essi sorti verosimilmente su preesistenti chiese paleocristiane.[89] Di seguito la lista delle principali costruzioni religiose di interesse storico, artistico e architettonico presenti nella parte antica della città.

Cattedrale di San Gerardo 
È la principale chiesa del centro storico; situata in Largo Duomo, è databile al XIII secolo e venne dapprima dedicata alla Vergine Assunta e poi a Gerardo della Porta che divenne patrono della città. La chiesa conserva infatti le spoglie del santo patrono, un'urna in argento e cristallo con le reliquie del santo, oltre alla statua del santo in legno del XV secolo. La cattedrale dovrebbe inoltre sorgere sul sito di una costruzione sacra precedente, visto che durante gli scavi archeologici condotti negli anni sessanta del Novecento sono stati scoperti dei resti sotterranei di frammenti musivi di pavimento policromo risalenti al IV o V secolo. Ricostruito da un allievo del Vanvitelli alla fine del XVIII secolo per volere del vescovo Andrea Serrao, il duomo cambiò radicalmente e passò da basilica romanica ad edificio di chiaro gusto neoclassico. Elementi di rilievo sono la facciata in pietra del Duecento, fatta riedificare tra il 1197 e il 1220 dal vescovo Bartolomeo, l'altare maggiore in marmo con intarsi policromi del Settecento e un crocifisso in legno quattrocentesco, oltre a una cappella in marmo dedicata al Santo Padre edificata nel XVII secolo.[89]
Chiesa di San Michele Arcangelo 
Ubicata nei pressi dell'estremità occidentale di via Pretoria, è un tipico esempio di chiesa in stile romanico. La sua presenza è attestata per la prima volta nel 1178, ma da rilevamenti archeologici l'impianto originale dell'edificio, appartenente ad una precedente struttura di epoca tardo-romana, è databile al V secolo. Presenta un campanile e una struttura a tre navate, al suo interno sono conservate opere di pregevole valore artistico tra i quali spiccano il dipinto dell'Annunciazione del 1612 realizzato dal Pietrafesa, un affresco di Madonna col Bambino tra i santi Pietro e Paolo dell'artista fiammingo Dirk Hendricksz risalente al Cinquecento[90] e un crocifisso ligneo del XVII secolo.[89][91]
Chiesa della Santissima Trinità 
Situata nei pressi di piazza Mario Pagano, in direzione del Duomo, è attestata dal 1178. Fu danneggiata dal terremoto del 1857 e venne riedificata con una planimetria diversa da quella originaria, con un'unica navata con varie cappelle, un'abside semicircolare e un soffitto cassettonato.[89]
Chiesa e convento di San Francesco 
Accanto al Palazzo della Prefettura è situata la chiesa di San Francesco con annesso convento, eretta nel 1274. Presenta un portale a imposte lignee trecentesche intagliate e un campanile edificato del Quattrocento. Nell'interno vi è il sepolcro di gusto rinascimentale del nobile Paride De Grassis, oltre a resti di un affresco con una Madonna di stile bizantineggiante del Duecento e La Pietà del Pietrafesa.[89]
Cappella del beato Bonaventura 
Dedicata al frate francescano Bonaventura da Potenza beatificato nel 1775, è situata nel vicolo omonimo ed era in origine la casa natale del beato. Presenta un portale di notevole rilievo artistico in pietra calcarea, al cui centro troviamo due teste di cherubini sovrastate da uno stemma francescano. Al suo interno un unico locale diviso in due piccoli ambienti si trovano vari ritratti, fra i quali uno di Michele Busciolano del 1907 che rappresenta l'estasi del beato.[89]
Chiesa di Santa Lucia 
Si trova al limitare nord del centro storico e venne costruita prima del 1200; è costituita da un'unica navata e custodisce una statua seicentesca di Santa Lucia, alcuni quadri del XVI e XVII secolo e un'acquasantiera del Quattrocento proveniente dalla chiesa di Santa Maria del Sepolcro.
Monastero di San Luca 
Ospita attualmente la caserma dei carabinieri ed è sito alla fine di via Pretoria in direzione della Torre Guevara. In principio affidato alle suore cisternine dell'ordine delle benedettine, era l'unico monastero di sole donne in città e successivamente passò alle suore clarisse.
Chiesa Santissima Annunziata di Loreto 
La chiesa dedicata alla Madonna di Loreto è situata fuori dal perimetro dell'antica cinta muraria, appena dopo Porta San Giovanni. Presenta dimensioni ridotte e una struttura rimasta invariata nei secoli, ma caratterizzata dai molti restauri a causa dei molti terremoti. Nella chiesa si trova un dipinto del 1824 del pittore potentino Buonadonna che ritrae l'Annunciazione.

Architetture religiose extramuraliModifica

In minor numero, sono presenti chiese di rilevanza storica e artistica anche al di fuori del centro cittadino, elencate di seguito.

Chiesa di Santa Maria del Sepolcro 
Ubicata nel rione Santa Maria, subito a valle del centro storico, fu costruita tra XIII e XVII secolo a opera dei Cavalieri dell'Ordine dei Templari su iniziativa del conte di Santa Sofia al ritorno della terza crociata nel 1191. Molte affinità in effetti si evidenziano con la chiesa Madre di Ripacandida che porta lo stesso titolo. Il casale del Santo Sepolcro venne costruito in questa posizione a nord della città, proprio all'incrocio della vie Herculea e Appia, che erano percorse dai pellegrini diretti in Terra santa. Essa custodisce pregevoli tele e sulla parete destra è presente il monumentale altare barocco della reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo.
Chiesa di San Rocco 
Edificio in stile neoclassico, localizzato nei pressi dell'antico cimitero, fu edificato nello stesso luogo della precedente chiesa dedicata allo stesso santo, che andò distrutta nel 1832. Presenta sia all'interno che all'esterno varie statue, tra cui anche due pregevoli manufatti in legno raffiguranti San Vito e San Rocco, intagliate a metà Ottocento da Michele Busciolano; nella chiesa è anche conservata una stele funeraria d'origine romana, datata tra il I ed il II secolo.[92]
Chiesa di Sant'Antonio la Macchia 
Edificio di culto che sorge nella contrada dedicata al santo omomino, all'interno di un parco cittadino. Risalente al 1530, è stata interamente ricostruita nella seconda metà del XX secolo.[93]

Architetture civiliModifica

  Le singole voci sono elencate nella Categoria:Palazzi di Potenza
 
Teatro Francesco Stabile in piazza Mario Pagano
 
Palazzo della Prefettura in piazza Mario Pagano

Gli edifici civili più importanti della città sono situati nel centro storico; alcuni di essi sono di costruzione ottocentesca o della prima metà del novecento, ma non mancano palazzi nobiliari risalenti al seicento o di epoca medievale. Di seguito la lista degli edifici più rilevanti.

Teatro Francesco Stabile 
Situato nella piazza principale, ovvero piazza Mario Pagano, è l'unico esempio di teatro lirico presente in Basilicata.[94] La sua costruzione iniziò nel 1856 ma fu possibile inaugurarlo solo nel 1881 a causa di un'interruzione dei lavori dovuta al terremoto del 1857.[95]
Palazzo della Prefettura 
L'altro notevole edificio presente nella stessa piazza sul lato adiacente a quello del teatro è l'ottocentesco Palazzo del Governo, che rispecchia i canoni estetici dell'architettura del 1800: linearità, simmetria, razionalità delle forme. Elemento di spicco è la facciata, con diversi elementi architettonici quali paraste, timpani e una trabeazione che sostiene il balcone del salone di rappresentanza. All'interno vi si trovano opere di famosi pittori, tra cui Vincenzo Marinelli e Giacomo Di Chirico.[96]
 
Palazzo di città visto da piazza Matteotti
 
Palazzo del Fascio, sede del Consiglio comunale del Comune di Potenza
Palazzo di città 
Affaccia su piazza Giacomo Matteotti, l'altra importante piazza del centro. Il palazzo ospita l'amministrazione comunale e la sua costruzione originale risalirebbe all'epoca angioina. Come quasi tutti gli edifici storici di Potenza anch'esso è stato più volte restaurato e ricostruito in seguito ai molti terremoti che hanno colpito la zona. L'elemento artistico di rilievo è una facciata del 1882, con un arco a tutto sesto situato tra due grandi finestre e una grande balconata.[97]
Casa del Fascio 
Sempre in Piazza Matteotti si trova il palazzo della Casa del Fascio, costruita, come le altre case del Fascio presenti in Italia, durante il regime fascista e adibita attualmente a sede del Consiglio comunale. L'edificio rappresenta un esempio di architettura neoclassica e sorge nello stesso luogo dove prima era presente la cappella di San Nicola, sconsacrata ed abbattuta per far posto all'attuale costruzione.[98]
Palazzo Loffredo 
Situato in largo Pignatari, nei pressi del duomo, è sede del Museo archeologico nazionale della Basilicata dedicato a Dinu Adameșteanu. Fu costruito come palazzo comitale dal conte Iñigo de Guevara nella prima metà del XIV secolo[99], ma prende il nome attuale dalla famiglia dei conti Loffredo.
Palazzo Pignatari 
Ex palazzo Ciccotti, include un antico portale visibile dall'omonimo largo Pignatari.
Palazzo Bonifacio 
Palazzo nobiliare del Seicento, probabilmente adibito a fortino data la struttura imponente e la presenza di feritoie.
Palazzo Castellucci 
Uno dei pochi palazzi importanti del centro storico rimasto di proprietà di una antica famiglia della città. Esso si affacciava sull'omonimo larghetto, abbattuto negli anni sessanta, punto di passaggio obbligato per le persone che si recavano al vicino mercatino di Porta di San Giovanni.

Architetture militariModifica

 
La Torre Guevara con annesso giardino

Il centro storico della città, a partire dal medioevo, fu protetto da una cinta muraria, che comprendeva sei porte di accesso, e dalla presenza di un castello, che fungeva anche da punto di osservazione sulla sottostante valle del Basento. I resti di queste fortificazioni sono le rimanenti porte della città e la Torre Guevara.[100][101]

Porte di Potenza 
Facenti parte del sistema di fortificazioni della città, garantivano l'accesso alla parte antica di Potenza in epoca medievale. Delle sei antiche porte ne sono rimaste soltanto tre, ossia Porta San Giovanni in via Caserma Lucana, Porta San Luca in via Manhes e Porta San Gerardo in largo Duomo; le altre tre, ovvero Porta Salza, Porta Mendola e Porta Trinità, furono abbattute durante i lavori pubblici realizzati per la modernizzazione della città, che ebbero inizio nel 1806.[100]
Torre Guevara 
In piazza Beato Bonaventura, all'estremità orientale del centro storico, si può ammirare l'unico resto dell'antico castello della città. L'edificio, di forma cilindrica, in posizione dominante rispetto alla valle del Basento, fu verosimilmente costruito prima del resto del castello, che venne edificato probabilmente dai Longobardi intorno all'anno 1000 e inglobò la Torre al suo interno.[101] Gli ultimi proprietari, ovvero Carlo Loffredo e Beatrice Guevara, donarono ai frati cappuccini l'intero edificio ad eccezione della Torre stessa.[101] In seguito il castello fu adibito a lazzaretto, con all'interno una cappella dedicata a San Carlo: divenne così la sede dell'ospedale omonimo fino al 1935, quando l'ospedale si trasferì in una struttura più moderna. Negli anni sessanta venne disposto l'abbattimento del castello per far posto ad un edificio scolastico, permettendo di salvare la sola torre.[101]

AltroModifica

Vie e piazzeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Centro storico di Potenza.
Via Pretoria 
L'intero pianoro del centro storico è attraversato da questa antica via, il cui nome e origine rimanderebbero secondo lo storico potentino Emmanuele Viggiano al tempo di Silla e delle guerre civili contro Mario, quando egli vinse quest'ultimo e ridusse a colonie militari romane sei delle città Lucane, tra cui Potenza. In ognuna di queste città Silla avrebbe stabilito il Pretorio e l'accampamento dei Pretoriani. Dunque doveva esistere un collegamento viario fra l'accampamento romano e il loro Comando, che secondo la tradizione romana venne chiamato via Pretoria.[102] Questa via, che fungeva di fatto da decumano maggiore, si estende per tutto il centro storico a partire dal Largo di Portasalza fino alla Torre Guevara.
 
Veduta di Piazza Mario Pagano, con a sinistra il Teatro Francesco Stabile e a destra il Palazzo della Prefettura
Piazza Mario Pagano 
La piazza principale della città, detta comunemente Piazza Prefettura poiché ospita l'ottocentesco palazzo della Prefettura, sede del Prefetto e degli uffici provinciali. I lavori per la realizzazione di Piazza Mario Pagano iniziarono nel 1839 per volontà dell'intendente Winspeare, con l'abbattimento delle casette con sottani abitate da contadini e artigiani, ma furono completati solo tra il 1842 e il 1847 a opera dell'intendente Francesco Benzo, duca della Verdura.[senza fonte] In origine chiamata piazza del Mercato, pioichè vi si svolgeva il mercato della domenica, fu detta ufficialmente piazza dell'Intendenza, dato che vi si affacciava il palazzo del governo, sede dell'intendente e piazza Prefettura dopo l'Unità d'Italia e la sostituzione dell'intendente con il prefetto. Intorno al 1870 fu intitolata a Mario Pagano ed è rimasta invariata fino alla ristrutturazione nel 2012 da parte dell'architetto Gae Aulenti.
Piazza Matteotti 
Il centro cittadino, situato su un lungo e stretto pianoro a 819 metri di altitudine, gravita intorno a questa piazza, sulla quale si affacciano alcune della case palazziate di maggior interesse architettonico della città. Piazza Matteotti, che era anticamente denominata piazza Sedile, prese il nome di piazza del Fascio durante il ventennio fascista ed il nome attuale dopo il 1944. Probabilmente risalente nel suo impianto originario all'epoca Angioina, ospitava il seggio dell'Università dove si riuniva il popolo in occasione delle assemblee. Sulla piazza si affacciavano botteghe e taverne e per decreto regio del 1810[senza fonte] vi si svolgeva il mercato alimentare. Sul lato meridionale, dove sorge il tempietto di San Gerardo, c'erano la cappella di San Domenico con la vicina torre, i locali della neviera per la raccolta della neve, la Porta e il vicolo della Beccheria, dove avveniva la macellazione degli animali e la vendita delle carni. In occasione della festa del patrono della città nella piazza veniva innalzata la cassa armonica per le esibizioni della banda musicale.

PontiModifica

 
Il viadotto dell'industria sul fiume Basento, meglio noto come ponte Musmeci

A Potenza sono stati realizzati diversi ponti per consentire l'attraversamento del fiume Basento, alcuni dei quali sono di notevole interesse storico o architettonico.

Viadotto dell'industria o ponte Musmeci 
Realizzato dall'ingegnere Sergio Musmeci, mette in comunicazione la città con la tangenziale in direzione Salerno o Taranto. Concepito come oggetto scultoreo a scala urbana, fu progettato a partire dal 1967 e completato nel 1975.[103] Il ponte, un'unica volta di trenta centimetri di spessore e quattro campate di circa settanta metri di luce ciascuna, attraversa sia il fiume Basento che i binari della ferrovia; è, secondo gli esperti, la massima espressione di quella filosofia della progettazione dove la forma è il frutto di un processo di ottimizzazione del regime statico. Si tratta di un'opera di straordinaria importanza per l'ingegneria e architettura mondiale ed è l'unico ponte riconosciuto e protetto come opera d'arte dal MIBACT.[104]
Ponte di San Vito 
È il ponte sul Basento di maggiore interesse dal punto di vista storico: la costruzione sarebbe da porre in epoca tardo-romana, come evidente dai piloni, l'unico resto della struttura originaria, mentre tutta la parte superiore porta i segni di vari interventi di restauro avvenuti dall'età medioevale in poi. Il ponte è a tre luci a pianta rettilinea e poggia su due piloni centrali fondati nell'alveo del fiume. Anticamente chiamato ponte Sant'Aronzio, il ponte San Vito era parte integrante dell'antico percorso della via Herculea, che attraversando la Lucania toccava anche la città di Potenza. La denominazione iniziale del ponte, stando alla tradizione, si ricollega al ricordo del martirio di Sant'Aronzio, che giunto dall'Africa con i fratelli Onorato, Fortunaziano e Sabiniano, non volendo abiurare la propria fede cristiana, subì con essi tra il 238 e il 288 d.C. l'estremo supplizio presso il fiume Basento.

StatueModifica

 
Tempietto di San Gerardo, opera degli scultori Michele ed Antonio Busciolano
Tempietto di San Gerardo 
Edicola votiva sita sul limite meridionale di piazza Matteotti, che ospita al suo interno una statua marmorea di San Gerardo, santo patrono della città.[105] Il tempietto e la statua furono realizzati tra il 1861 e il 1866 dai fratelli scultori Antonio e Michele Busciolano, su progetto dell'architetto Giuseppe D’Errico, in sostituzione del tradizionale tempietto in legno che veniva realizzato annualmente dagli artigiani della città in onore del santo patrono.[106][107] Il tempietto, in stile neoclassico, è una struttura in pianta esterna pentastile e pianta centrale a forma di mezzo ottagono, chiuso nella parte posteriore da un muro impreziosito da una vetrata colorata, mentre nella parte anteriore vi è un colonnato rivolto verso Piazza Matteotti.[105][106] Ai lati della statua sono poste due iscrizioni, quella a destra ricorda l'edificazione dell'edicola, mentre quella a sinistra ricorda due momenti importanti della città: l'attacco dei briganti nel 1809 e l'insurrezione del 18 agosto 1860.[108]
Porta del Gigante
Scultura in bronzo di Antonio Masini, commemorativa della ricostruzione della città a seguito del terremoto del 1980, situata in piazza Vittorio Emanuele II.[109]
Statua del leone rampante
Statua raffigurante il leone rampante, simbolo araldico della città. L'opera si presenta come un'imponente scultura bronzea di quattordici quintali, con altezza superiore ai due metri, pensata per essere sostenuta da un piedistallo sia per l'equilibrio strutturale che artistico.[110][111][112] La sua realizzazione fu voluta dall'amministrazione comunale nel 2002 come simbolo cittadino, a seguito della disponibilità di fondi nazionali dedicati alla realizzazione di opere d'arte, e fu commissionata nel 2004 all'artista potentino Vito Natalino Giacummo, docente di scultura e fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.[113][112] La statua venne consegnata nel 2014 e, sebbene concepita per essere collocata in piazza Mario Pagano, è stata posta prima davanti al Palazzo di Città, poi in Largo Pignatari.[114] Nel 2018 l'amministrazione ne decide lo spostamento in piazza Vittorio Emanuele II.[115][116]

Siti archeologiciModifica

In città sono state rinvenute numerose epigrafi romane, attualmente visibili su numerosi edifici del centro storico o nei musei e nelle chiese cittadine[117][118], che sono state oggetto di studio del grande storico Theodor Momsen.[119] Oltre a questi reperti ed al ponte romano di San Vito, a Potenza sono presenti due importanti siti archeologici risalenti uno all'epoca romana, l'altro all'insediamento degli antichi Lucani.

Villa romana di Malvaccaro
La villa romana di Malvaccaro è un sito archeologico di rilevante interesse situato nel moderno quartiere di Poggio Tre Galli.[120][121] Rinvenuta a metà degli anni ottanta del XX secolo, si tratta di un'antica villa databile all'età post-costantiniana, che comprende cinque ambienti con mosaici gravitanti intorno ad un'aula absidata, con arte musiva risalente almeno al III secolo.[122] Della villa sono stati ritrovati i muri perimetrali a nord-ovest e a nord-est ed altre strutture in direzione sud.[123]
Fattoria lucana
Nel 2008 è stato rinvenuto nei pressi di via del Gallitello un complesso abitativo, ubicato presso la confluenza del torrente omonimo con il fiume Basento, che risulta essere il più importante sito mai scoperto nell'ambito urbano di Potenza.[124] Si tratterebbe di un'antica fattoria funzionale allo sfruttamento agricolo dell'area; l'esame dei manufatti ceramici e degli altri reperti rinvenuti fa ipotizzare una datazione tra la fine del IV e i primi decenni del III secolo a.C., quindi da mettere in relazione con il sistema insediativo dei Lucani in un momento precedente alla romanizzazione del territorio.[124][125] Allo stato delle indagini questo insediamento sembrerebbe svilupparsi in almeno sei ambienti rettangolari, di cui si conservano parzialmente i muri perimetrali, occupando un'area di circa trecento metri quadrati.[124][125] Il complesso è ancora in corso di scavo, sotto la direzione scientifica della soprintendenza per i beni archeologici della Basilicata[126].

Aree naturaliModifica

La città si caratterizza per la massiccia presenza di parchi: Potenza è infatti una delle città italiane con la maggiore superficie di verde urbano per abitante.[127][128][129] Di seguito l'elenco delle principali aree verdi presenti nel suo territorio.

Villa comunale di Santa Maria 
Uno dei parchi più importanti è la storica villa comunale che prende il nome dall'omonimo rione Santa Maria. Nacque come Orto agrario sperimentale nel 1823 a seguito del decreto di Gioacchino Murat del 1810, secondo il quale ogni provincia del Regno di Napoli doveva avere una Società di Agricoltura con relativo orto agrario, per incentivare lo studio e lo sviluppo del settore primario, in particolare della botanica.[130] Le attività relative all'Orto sperimentale si arrestarono con l'unità d'Italia, a causa della chiusura della Società di Agricoltura e la struttura fu adibita a villa comunale. Attualmente l'area ospita varie specie di conifere, latifoglie, arbusti ornamentali e piccoli alberi, oltre ad impianti per la pratica di attività sportive all'aperto.[131][130]
Parco di Montereale 
Sorge sulla collina prospiciente il pianoro del centro cittadino ed è un altro parco di rilevante interesse storico: costruito nel 1934, è stato inserito nell’inventario generale del “Censimento dei giardini storici della Basilicata”.[132] Al suo interno si trovano una piscina, un campo da bocce, una pista da ballo ed un attrezzato palazzetto dello sport.[133] Al centro del parco è collocato un monumento ai caduti.[134]
Villa del Prefetto 
Situata in pieno centro storico, è un'area verde annessa al Palazzo della Prefettura. Inizialmente appartenente al monastero dei padri conventuali di San Francesco, utilizzata nel Settecento per scopi puramente agricoli, la villa vera e propria venne edificata solo nell'Ottocento. Caratterizzata da terrazze collegate da camminamenti e scalinate balaustrate, con fitta e rigogliosa vegetazione, nel 1934 viene trasformata seguendo lo stile dei giardini rinascimentali all’italiana.[135] Dopo anni di chiusura per manutenzione è stata riaperta nel 2017 grazie ad un'iniziativa promossa da alcune associazioni civiche.[136]
Parco fluviale del Basento 
Area verde delimitata dal ponte di San Vito e dal ponte Musmeci, comprende al suo interno il lungofiume del Basento; è stata realizzata nel 2018 a seguito della riqualificazione dell'area vicina al corso d'acqua principale della città.[137][132][138]
Parco Baden Powell
Parco creato nel 1955 per volere della Direzione Sanitaria, che volle dotare di un'area verde lo spazio antistante la struttura ospedaliera che si trovava nella zona.[139] Il 17 luglio del 2002 venne intitolato a Baden Powell, su iniziativa degli scout di Potenza.[139] L'area ospita nel corso dell'anno eventi di varia natura tra cui manifestazioni culturali, sociali, sportive e ricreative.[139][140] Con una superficie di circa 25.800 metri quadri è uno dei più grandi parchi a disposizione della cittadinanza.[139]
Parco del Seminario 
Area verde adiacente al Seminario Pontificio Regionale, risalente al 1616. Venne ampliato e completato, nella seconda metà dello stesso secolo, dal vescovo conventuale Bonaventura Claverio.[132]
Parco Elisa Claps 
Dedicato alla memoria di Elisa Claps, adolescente potentina scomparsa il 12 settembre 1993, vittima di omicidio. Il parco è attrezzato per le attività ginniche all'aperto e comprende un percorso di trekking.[132]
Parco del Rossellino 
Polmone verde situato nella località omonima alla periferia sud della città, all'interno del quale si trova il palazzetto dello sport Palapergola.[132]
Parco di Sant'Antonio La Macchia 
Ubicato nella periferia orientale della città, prende il nome dalla presenza di una chiesa dedicata al santo omonimo. In passato ha ospitato anche un monastero dell'ordine dei Cappuccini, che vi si insediarono nel 1530.[132]
Parco dell'Europa Unita 
Di recente costruzione, è compreso nel popoloso quartiere di Poggio Tre Galli.[132] È dotato di una pista ciclabile e di un percorso pedonale accessibile a persone con ridotta mobilità.[141]

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[142][143]

 

Etnie e minoranze straniereModifica

Al 31 dicembre 2014 risiedevano a Potenza 1.030 cittadini stranieri.[144] Le comunità più numerose sono comunque quella della Romania con 405 residenti, del Marocco con 9 e dell'Ucraina con 75 persone.

Lingue e dialettiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetto potentino e Dialetti galloitalici di Basilicata.

Insieme ai dialetti di alcuni comuni limitrofi (Tito, Vaglio Basilicata, Pignola e Picerno) quello potentino appartiene ai cosiddetti dialetti gallo-italici di Basilicata.

Tradizioni e folcloreModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Parata dei turchi.

La parata dei turchi di Potenza è una parata in costume che si tiene annualmente la sera del 29 maggio, in cui si rappresenta il leggendario intervento di San Gerardo per salvare la città dall'invasione dei Turchi, evento privo di veridicità storica ma che fa parte del folclore locale. Nella parata generalmente, oltre ad essere rappresentati San Gerardo, gli invasori Turchi ed i soldati medievali difensori della città, sfilano anche dei figuranti che rappresentano il popolo potentino dei secoli XII, XVI e XIX, indossando i vestiti e i costumi tradizionali di quei periodi storici.[145][146] Il 30 maggio i festeggiamenti in onore del santo si concludono con una processione religiosa che percorre le strade del centro storico.

Istituzioni, enti e associazioniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ospedale San Carlo.

L'azienda ospedaliera ospedale San Carlo di Potenza è uno degli impianti ospedalieri più importanti e più grandi d'Italia ed è situato nel quartiere di Macchia Romana, mentre la clinica Luccioni situata in via Mazzini è una struttura privata dotata di sessanta posti letto che garantisce la diagnosi e la cura di patologie acute pertinenti alla chirurgia generale e ortopedia traumatologica.

Altrettanto storico è l'istituto ospedaliero centro di riabilitazione Opera Don Uva, fondato a Potenza nel 1954 e che si trova nei pressi dell'ospedale San Carlo in via Ettore Ciccotti.

In città è anche presente l'Azienda Sanitaria Locale N°2 di Potenza Madre Teresa di Calcutta, situata in via del Gallitello, che offre servizi di poliambulatorio.

CulturaModifica

IstruzioneModifica

Archivi e bibliotecheModifica

L'Archivio di Stato di Potenza conserva documenti ed atti prodotti da uffici pubblici, studi notarili ed istituzioni religiose soppresse relativi all'intera Basilicata fino al 1955, anno in cui venne istituito l'Archivio di Stato di Matera; a partire da quella data in poi l'Archivio di Potenza custodisce solo gli atti relativi alla rispettiva provincia.[147]

La Biblioteca nazionale di Potenza, nata come sede distaccata della Biblioteca nazionale di Napoli nel 1974 e divenuta autonoma nel 1984[148], ospita una collezione di oltre 200.000 unità bibliografiche, alcune di notevole pregio risalenti ai secoli XVI, XVII e XVIII, oltre alla collezione di opere d'arte dell'artista italoamericano Albert Friscia.[149]

La Biblioteca provinciale di Potenza nasce nel 1899 ed è una delle biblioteche italiane cui spetta di diritto il deposito di una copia di tutto quanto viene pubblicato in Basilicata; di notevole valore è la raccolta di opere locali che annovera documenti provenienti dall'intera Regione a partire già dal 1600.[150]

A potenza ha sede anche la Biblioteca della Deputazione di Storia Patria per la Lucania, che contiene principalmente testi di carattere storico riguardanti tematiche relative al Mezzogiorno d'Italia ed alla Basilicata, nonché pubblicazioni periodiche e non di altri istituti culturali e storici con i quali la Deputazione ha rapporti.[151]

La Biblioteca per l'infanzia comunale di Potenza venne istituita nel 1983 ed è rivolta interamente ad un’utenza di età infantile ed adolescenziale; ha un patrimonio librario costituito da oltre 14.000 volumi ed ha spazi ed ambienti idonei per l'accoglienza di bambini ed adolescenti, dove periodicamente si organizzano attività ad essi dedicate.[152]

RicercaModifica

Le istituzioni che si occupano di attività di ricerca presenti in città sono l'Università degli Studi della Basilicata[153], negli ambiti dei rispettivi dipartimenti e scuole, e l'Ospedale San Carlo, che affianca l'attività scientifica in ambito medico all'erogazione dei servizi tipici di una struttura ospedaliera.[154]

ScuoleModifica

Nella città di Potenza, oltre ad isituti scolastici prescolari, scolastici di primo e di secondo grado inferiore, sono presenti la maggior parte degli istituti scolastici superiori, tra cui il liceo classico Quinto Orazio Flacco e il liceo scientifico Galileo Galilei.[155]

La città ospita anche un conservatorio statale, il Conservatorio Carlo Gesualdo Da Venosa, dal 1971.[156]

UniversitàModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Università degli Studi della Basilicata e Università Cattolica del Sacro Cuore.
 
Cittadella universitaria del polo tecnico-scientifico dell'Unibas

Potenza è la sede legale dell'Università degli Studi della Basilicata, unica università statale lucana, a partire dal 1982, anno della fondazione dell'ateneo.[157] A Potenza sono operativi due poli dell'Università della Basilicata: il più antico ospita tradizionalmente facoltà e dipartimenti afferenti a discipline umanistiche, mentre il secondo, più moderno, è strutturato come cittadella universitaria e costituisce il polo delle discipline tecniche e scientifiche.[158]

Potenza ospita anche una sede distaccata della facoltà di medicina e chirurgia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore a partire dal 1997, a seguito della stipula del protocollo di intesa sottoscritto tra l'ateneo e la regione Basilicata.[159][160]

In passato la città ha ospitato anche una sede distaccata della facoltà di scienze motorie dell'Università degli Studi di Napoli "Parthenope". La sede nacque nel 1980, quando l'ISEF di Napoli stipulò una convenzione con l'amministrazione comunale potentina. Fu in seguito soppressa nel 2011 per effetto della riforma Gelmini.[161]

MuseiModifica

Di seguito la lista delle principali istituzioni museali presenti in città.

  • Museo archeologico provinciale. Il secondo museo archeologico della città, custodisce reperti preistorici, protostorici e della prima età del ferro, oltre ad una collezione di oggetti risalenti al periodo compreso tra l’VIII e il V secolo a.C.[162]
  • Pinacoteca provinciale. Ospita sculture e dipinti di proprietà dell’Amministrazione Provinciale, tra i cui si ricordano la Crocifissione e la Deposizione degli artisti Antonio e Costantino Stabile.[162]
  • Museo diocesano. Situato nel centro storico, custodisce reperti storici e artistici di proprietà della diocesi potentina, tra cui spiccano gli oggetti sacri realizzati da maestri artigiani napoletani tra XVI e XIX secolo.[162]
  • Museo d'arte figurativa contemporanea. Dedicato all'arte figurativa della prima metà del Novecento, custodisce circa 450 opere pittoriche e sculture di prestigiosi artisti lucani, italiani e stranieri. Le opere sono esposte, ciclicamente, nell'ambito di mostre temporanee a tema.[163][164]

MediaModifica

Potenza è sede di redazioni giornalistiche locali e areali, quali oltre all'ANSA e alla RAI anche la redazione di Basilicata della Gazzetta del Mezzogiorno e i quotidiani lucani Quotidiano della Basilicata e La Nuova del Sud. In città comunque operano anche giornali minori, quali i settimanali Controsenso,[165] Il Balcone del Conte e Il Lucano Magazine.

Hanno altresì sede in città anche redazioni televisive e radiofoniche quali Telenorba, RadioPotenzaCentrale, Radio Eva, Radio Idea, RadioTour Basilicata e la radio in rete RadioStudioWeb.

ArteModifica

A Potenza operò, dal 1608 al 1612, Giovanni De Gregorio, detto il Pietrafesa, uno dei maggiori pittori lucani del Seicento, appartenente alla scuola napoletana;[166][167] Potenza in particolare è la località che ospita il maggior numero di tele del Pietrafesa, ben cinque, ed è inoltre la città in cui si trovano tutte le opere della fase giovanile dell'artista.[168]

Potenza diede i natali ai tre fratelli Antonio, Michele e Vincenzo Busciolano, scultori del XIX secolo formati presso il Reale Istituto di belle arti di Napoli, attivi tra il capoluogo partenopeo e quello lucano; furono in particolare allievi del maestro Tito Angelini.[169][170]

Potenza ospitò anche il noto pittore veneziano Mario Prayer, che operò in città negli anni trenta e quaranta del 1900.[171] Dal 1933 al 1935 egli realizzò assieme al fratello Guido, su commissione dell'allora vescovo Augusto Bertazzoni, il ciclo di affreschi della Cattedrale San Gerardo, oltre ad altri dipinti nella nella Chiesa di San Michele e nella Chiesa della Trinità; il Prayer tornò ad operare a Potenza dal 1945 al 1954 per restaurare alcuni dipinti ed opere d'arte delle chiese del centro storico danneggiati durante il secondo conflitto mondiale e per affrescare la Cappella del Beato Bonaventura.[172][173][174]

Nel campo delle arti visive e della pittura contemporanea in particolare, Potenza è stata nel novecento una notevole fucina di artisti di rilevanza nazionale ed internazionale[175][176], tra cui si ricordano Italo Squitieri, pittore impressionista e futurista[176]; Mauro Masi, artista influenzato dall'impressionismo francese[177]; Antonio Masini, pittore, incisore e scultore di fama internazionale nativo di Calvello ma attivo nel capoluogo lucano soprattutto nell'ultima fase della sua vita[178]; Nino Tricarico e Rocco Falciano, anch'essi pittori e scultori[179][180][181]; Michele Spera, noto designer[182]; Michele Giocoli, riconosciuto tra i caposcuola della pittura lucana[183][184]; Francesco Ranaldi, archeologo oltre che pittore di stile espressionista[185][186].

TeatroModifica

Il Teatro Francesco Stabile di Potenza costituisce uno dei punti di riferimento culturali della città e della regione: è l'unico teatro lirico della Basilicata, edificato alla fine dell'Ottocento e dichiarato nel 2014 teatro storico lucano.[187][188]

Il Cineteatro Don Bosco, edificato nei primi anni ottanta all'interno dell'Opera salesiana di Potenza, con i suoi 604 posti a sedere è la struttura teatrale più capiente della provincia di Potenza.[189]

In città hanno sede numerose compagnie teatrali di antica tradizione e di diverso genere: vi sono compagnie di prosa, di teatro dialettale, di cabaret e teatro comico, oltre a varie compagnie teatrali amatoriali e laboratori di teatro.[190]

MusicaModifica

A Potenza visse ed operò, nella prima metà dell'Ottocento, il maestro Francesco Stabile, uno dei principali compositori lucani, a cui è dedicato il teatro cittadino[191][192]; Potenza ospitò anche, tra il 1876 ed il 1879, il grande compositore lirico Ruggero Leoncavallo, che nella città lucana tenne lezioni di pianoforte e conobbe verosimilmente le prime ispirazioni delle sue famose opere Pagliacci e Chatterton.[193] Nell'ambito della musica sinfonica, a Potenza ha sede l'Orchestra sinfonica lucana, nata nel 1985 come Orchestra da camera lucana[194], che si è esibita anche in eventi internazionali riscuotendo un buon successo di critica e pubblico[195]; la città ospita anche l'Orchestra del conservatorio di musica Carlo Gesualdo da Venosa.[196]

Potenza può vantare anche una buona tradizione nella musica jazz; il genere musicale venne introdotto in città dalle truppe alleate durante il secondo conflitto mondiale e riscosse un buon successo in termini di praticanti ed appassionati.[197] Negli anni sessanta il maggior esponente della tradizione jazzistica della città è Vittorio Camardese, che inventò da autodidatta ed in maniera autonoma una variante della tecnica musicale del tapping.[197] Negli anni settanta si afferma il musicista potentino Giancarlo Cracas e nascono il Centro Jazz ‘Bill Evans’, su iniziativa di Nicola Latronico, e la rassegna musicale annuale Potenza Jazz, che si tenne durante tutto il decennio.[197] Nei primi anni 2000 emerge a livello nazionale e poi internazionale l’estro di un altro potentino: Emanuele Basentini, premio Urbani per la chitarra jazz.[197] Nel 2013 si tiene la prima edizione del Potenza International Jazz Festival con la supervisione artistica dello stesso Basentini.[197] Nel 2016 nasce il Jazz Club Potenza, attualmente in attività.[197]

CucinaModifica

La cucina potentina ha origine dalla tradizione contadina ed è famosa per i suoi primi piatti a base di pasta, tra cui si ricordano gli strascinati, i fusilli, le orecchiette, i maccheroni ed i ravioli alla potentina[198][199], oltre alle lagane, tipica pasta simile alle tagliatelle ma di lunghezza minore, solitamente accompagnate da fagioli o altri legumi[199]; è rinomato anche il tipico ragù alla potentina, altrimenti detto 'ndruppeche nel dialetto locale, utilizzato per condire i primi.[200][201][202]

Per quanto riguarda i prodotti da forno salati, la focaccia tipica è detta u’ rucc’l’, ed esiste in varie versioni a seconda del condimento: alla cipolla, ai peperoni, alle melanzane, all'origano.[200][203]

La ciambotta è invece un piatto a base di verdure, così come la minestra maritata, che nella versione tradizionale prevede l'aggiunta di carne di maiale ed è per questo detta minestra maritata ricca.[198][204][200]

Il baccalà alla potentina è l'unico piatto della cucina tipica a base di pesce, che esiste anche nella versione a ciauredda, ovvero a mo' di zuppa;[205][206][200] il pollo alla potentina è invece una delle preparazioni tipiche a base di carne.[207][200]

Di antica tradizione è anche la produzione di gassosa, che permane ancora oggi con la presenza di un importante stabilimento.[208]

EventiModifica

Di seguito la lista dei principali eventi che si svolgono a Potenza nel corso dell'anno, alcuni di essi aventi rilevanza nazionale.

  • Maggio potentino. Il mese di maggio a Potenza è tradizionalmente dedicato all'organizzazione, da parte dell'amministrazione comunale e delle associazioni culturali del luogo, di manifestazioni ed eventi a tema culturale, enogastronomico e ludico legati alla tradizione cittadina, che culminano il 29 maggio con la storica parata dei turchi.[209]
  • Fuochi sul Basento. Competizione di fuochi pirotecnici organizzata annualmente dal 1989 agli inizi di settembre nella periferia est di Potenza, alla quale partecipano concorrenti provenienti da gran parte d'Italia e prestigiose ditte del settore.[210]
  • Città delle cento scale festival. Rassegna internazionale di danza urbana e arti performative nei paesaggi urbani nata nel 2008 in collaborazione con le istituzioni culturali della città quali il Polo Museale Regionale, l’Università, istituti scolastici e realtà artistiche e professionali che ha come scopo la valorizzazione delle aree urbane dismesse o abbandonate tramite iniziative culturali e artistiche; si tiene generalmente nel mese di settembre.[211][212][213]
  • Woody Groove Festival. Festival musicale che si tiene nei mesi di giugno e luglio che raccoglie i migliori gruppi musicali del panorama della musica indipendente del Sud Italia.[214]
  • Presepe vivente di Contrada Cavalieri. Presepe vivente organizzato a partire dal 1987 nell'omonima contrada, ha assunto rilevanza crescente nel corso degli anni fino ad arrivare a contare la partecipazione di 120 figuranti che, oltre a rappresentare la natività, rievocano in appositi spazi gli antichi mestieri della tradizione contadina e artigianale della città.[215]
  • Mercatini di Natale. Organizzati dall'amministrazione comunale a partire dal 2010, si tengono nel centro storico nei mesi di dicembre e gennaio. Generalmente si trovano in vendita prodotti artigianali artistici e prodotti alimentari tipici della zona.[216][217]

Geografia antropicaModifica

UrbanisticaModifica

 
Potenza vista da ovest

L'area metropolitana di Potenza comprende i comuni di Pignola, Tito, Picerno, Vaglio, Avigliano, Ruoti, Brindisi di Montagna e Pietragalla (comuni contigui); e i comuni di Abriola, Albano, Anzi, Baragiano, Bella, Campomaggiore, Cancellara, Castelmezzano, Filiano, Laurenzana, Oppido, Pietrapertosa, San Chirico Nuovo, Satriano, Savoia, Tolve, Tricarico, Trivigno e Vietri.[218] In questo elenco Tricarico risulta l'unico comune della provincia di Matera facente parte dell'area, mentre il comune più vicino alla città è quello di Pignola, ormai contiguo, distante solo 6 chilometri dal capoluogo.

Le principali zone di espansione della città sono oggi l'area che costeggia il torrente Gallitello e i quartieri di Poggio Tre Galli, Macchia Romana e Macchia Giocoli, che sono attualmente i più popolosi. L'area del Gallitello ha visto negli ultimi decenni una forte espansione urbanistica, dovuta per lo più all'apertura di nuove attività commerciali e allo spostamento in loco di attività originatesi in altri quartieri della città, il che l'ha resa una zona altamente trafficata, sebbene fino ai primi anni 2000 fosse ancora priva di una completa urbanizzazione. Per migliorare il traffico veicolare nell'area e all'ingresso della città nel 2007 sono stati avviati i lavori di costruzione del nodo complesso del Gallitello, un sistema viario pensato per agevolare il flusso in entrata e in uscita dallo svincolo di Potenza ovest, scavalcando la tratta ferroviaria Napoli-Taranto ed eliminando la presenza del passaggio a livello. L'infrastruttura è stata completata nel 2016.[219]

A partire dal 2008 nuove costruzioni stanno ancora interessando anche la zona a sud del parco del Rossellino, scelta come area di espansione per nuovi poli commerciali e direzionali e nuove attività industriali, mentre dal 2013 in poi nuovi insediamenti abitativi hanno visto la luce nell'area nord ovest della città, nelle vicinanze del quartiere Macchia Giocoli.[220]

Suddivisioni amministrativeModifica

La città di Potenza è raggruppata in dodici comitati, aventi ciascuno un presidente eletto direttamente dalla popolazione dei quartieri ricadenti all'interno dello stesso comitato.[221][222]

Di seguito la lista dei comitati.

Comitato Siti d'interesse
I Centro Centro, piazza Mario Pagano, via Pretoria, Teatro Stabile, Duomo, chiese: San Francesco, Santa Lucia, San Michele e Trinità, casa e cappella del beato Bonaventura, Porte, Museo nazionale, Palazzo Loffredo
II Murate Murate, Montereale, parco di Montereale, piscina comunale
III Lucania Lucania, parco di via Racioppi e via Nitti, parco Tre Fontane, cimitero monumentale
IV Cerreta Cerreta, Dragonara, seminario nuovo, Teatro nuovo del Seminario
V Malvaccaro Malvaccaro, Macchia Giocoli, centro sociale, chiesa del beato Bonaventura, campo sportivo Macchia Giocoli, cimitero Giovanni Paolo II
VI Cocuzzo Cocuzzo, Gallitello, polo commerciale di via del Gallitello, poliambulatorio Madre Teresa, Biblioteca nazionale
VII Poggio Tre Galli Poggio Tre Galli, centro direzionale regionale, distretto scolastico, parco Europa Unita
VIII Macchia Romana Macchia Romana, distretto ospedaliero, ospedale San Carlo, istituto psichiatrico Don Uva, parco di Sant'Antonio la Macchia, chiesa di Sant'Antonio la Macchia
IX Betlemme Betlemme, penitenziario maschile, tribunale per i minori, carcere minorile, Biblioteca provinciale
X Rossellino Rossellino, parco di Rossellino, palazzetto dello sport, bosco di Rossellino, polo commerciale di via della Tecnica
XI Botte Botte, Piani del Mattino
XII Lavangone Lavangone, distretto sportivo, Palabasento

EconomiaModifica

ArtigianatoModifica

Nel settore dell'artigianato erano storicamente rinomate le lavorazioni del rame e del ferro[223], che riguardavano soprattutto la produzione di utensili da cucina, cancelli, ringhiere ed oggetti ad uso ornamentale.[224] Un settore artigianale tradizionale ma ancora in espansione è quello dei pastifici e delle pasticcerie che producono prodotti alimentari tipici.[225]

IndustriaModifica

Diversificata è la tipologia di industrie presenti sul territorio, sia per quanto riguarda il settore di appartenenza sia per la provenienza dei capitali: si registra infatti la presenza di aziende meccaniche, elettriche, chimiche, del cemento, alimentari, che nacquero inizialmente grazie ad iniziative dei gruppi industriali Fiat, Montecatini o parastatali, ma con il prosieguo dello sviluppo industriale della città se ne sono poi aggiunte altre legate a capitali locali.[226]

ServiziModifica

Come capoluogo regionale Potenza ha accentuato il suo carattere di centro amministrativo e impiegatizio; grande importanza ha infatti per la città il settore terziario: la presenza di uffici di enti pubblici, ospedali, scuole, università ed esercizi commerciali fanno di Potenza la città dei servizi a livello regionale.[227][226]

Sempre nel settore terziario, sono nate in città molte start-up innovative che operano in svariati ambiti tra cui quelli della mobilità sostenibile, della telemedicina, dei sistemi di pagamento innovativi, coadiuvate dai diversi incubatori di impresa presenti sul territorio.[228]

TurismoModifica

Sebbene tradizionalmente il settore del turismo non sia quello preponderante della città, nella seconda metà degli anni 2010 si assiste ad un numero crescente di iniziative per promuoverne e valorizzarne il potenziale turistico[229][230][231] nonchè ad un incremento delle presenze turistiche sia a Potenza che nei comuni circostanti[232], dovute anche alla posizione di snodo viario regionale della città.[233]

Infrastrutture e trasportiModifica

 
Rete tangenziale della città di Potenza

StradeModifica

L'area urbana di Potenza è servita da due principali arterie: il raccordo autostradale Potenza-Sicignano, che collega la città con l'autostrada del Mediterraneo, e la SS 658 che collega Potenza e Melfi. Gli ultimi chilometri del raccordo autostradale fungono anche da tangenziale per la città nella zona Sud, con le uscite Potenza Ovest, Laurenzana, Potenza Centro, Bucaletto e Potenza Est. La Tangenziale Nord collega invece la zona ospedaliera di Macchia Romana alla zona di Tiera, con innesto sulla Potenza-Melfi.

Le amministrazioni comunali e provinciali, durante gli anni 2000 e gli anni 2010, hanno previsto la costruzione di altri due tratti di tangenziale: il tratto Tangenziale Nord-Dragonara e il tratto Dragonara-Tangenziale Sud, che permetterebbero agli automobilisti di non attraversare la città per spostarsi dalla zona sud alla zona nord della provincia.[234] La realizzazione di questi due tratti è stata posticipata a causa del dirottamento dei fondi stanziati verso la costruzione della Superstrada Oraziana.[235][236]

I tratti di tangenziale già esistenti presentano nove uscite:

  • Uscita 1 – Potenza Ovest
  • Uscita 2 – Laurenzana ► SS92 dell'Appennino Meridionale
  • Uscita 3 – Potenza Centro
  • Uscita 4 – Bucaletto
  • Uscita 5 – Potenza Est
  • Uscita 6 – Melfi ► SS658 FoggiaSS407 Metaponto
  • Uscita 7 – Potenza Nord
  • Uscita 8 – Cugno delle Brecce
  • Uscita 9 – Piani del Mattino

FerrovieModifica

Potenza è servita dal collegamento Frecciarossa Milano-Taranto oltre che dalle linee regionali Salerno-Taranto e Foggia-Potenza gestite da RFI. La città è anche servita dalle ferrovie Appulo Lucane con la linea Altamura-Avigliano-Potenza, che funge da collegamento con la provincia di Bari e con i comuni a nord-est del capoluogo.

Ferrovie dello StatoModifica

Le stazioni delle Ferrovie dello Stato presenti in città sono:

Ferrovie Appulo LucaneModifica

Le stazioni delle FAL sono:

Mobilità urbanaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Servizio ferroviario metropolitano di Potenza.

Potenza è trafficata giornalmente da più di 100.000 utenti ed è la seconda città in Italia per indice di motorizzazione, con 75,1 auto ogni 100 abitanti.[237]

Il trasporto pubblico urbano è costituito da linee di autobus che oltre a servire il centro e i quartieri periferici fungono anche da collegamento con le campagne e le contrade situate all'esterno del nucleo urbano principale, attraverso le linee rurali.[238]

Oltre al servizio di autolinee, la città è servita da una serie di impianti di scale mobili, costruiti in più fasi a partire dagli anni novanta, che collegano i quartieri a valle con il centro storico. Il sistema di scale mobili per il trasporto pubblico di Potenza risulta essere quello più esteso in Europa[9] ed il secondo al mondo per estensione dopo quello di Tokyo[10][11].

Nel 2007 l'amministrazione decise di migliorare l'offerta del trasporto pubblico utilizzando la linea ferroviaria a scartamento ridotto di proprietà delle ferrovie Appulo Lucane, che collega la stazione Inferiore alla stazione di Macchia Romana, come servizio ferroviario urbano. Nel 2015 la società gestore del servizio avvia dei lavori di ammodernamento della linea che prevedono l'eliminazione dei passaggi a livello presenti in città, in particolare in via Angilla Vecchia, via Campania e via Roma ed il prolungamento della linea fino al nuovo capolinea nei pressi di via del Gallitello.[220]

AmministrazioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sindaci di Potenza.

GemellaggiModifica

SportModifica

CalcioModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Potenza Calcio.

La principale squadra di calcio della città è il Potenza Calcio, che fu fondata nel 1920 con il nome di Sport Club Lucano. Il club fu attivo nei primi anni di vita anche nell'atletica leggera, mentre nella stagione 1933-1934 prese parte al primo torneo calcistico ufficiale. Ebbe il suo momento migliore negli anni sessanta, quando disputò cinque stagioni consecutive nel campionato di Serie B.
Nonostante la società abbia avuto una storia turbolenta a partire dal primo fallimento nel 1986, dopo il quale è stata rifondata più volte a seguito di fallimento o scioglimento, rimane la squadra di calcio lucana che vanta la migliore tradizione sportiva secondo i criteri della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Attualmente milita nel campionato di Serie C.

CiclismoModifica

Potenza è stata più volte arrivo di tappa del Giro d'Italia:

Altri sportModifica

Per quanto concerne la pallacanestro, la squadra maschile Potenza 84 milita nel campionato di A dilettanti, mentre la formazione di femminile Basilia Codra Mediterranea partecipa al campionato di B d'eccellenza.

Ha sede a Potenza una squadra femminile di pallavolo, il Centro KOS Polizia Municipale Volley che milita in serie B2, mentre nella pallavolo maschile la città è rappresentata dalla Virtus Potenza che disputa il campionato di serie B.

L'Accademia Scacchi Potenza ha militato nel massimo campionato scacchistico nazionale, giungendo per tre volte fra le prime quattro.

La Società Schermistica Lucana di Potenza può vantare un'esperienza di oltre trent'anni nelle discipline del fioretto e della spada, ed ha conseguito successi a livello nazionale ed internazionale.[239]

Per quanto riguarda il calcio a 5, la città è rappresentata da quattro squadre che militano in serie C ma con passati in serie B ed in serie A2, che sono lo Shaolin Soccer, il Fustal Potenza, il Real Potenza e il San Gerardo Pz.

Operano in città anche due società di softair: la A.S.D CyberLions Softair Potenza, che disputa attività agonistica a livello interregionale, e l'A.S.D. Ghost Soldiers Potenza.[240]

Impianti sportiviModifica

Lo stadio cittadino è situato in viale Marconi ed è intitolato ad Alfredo Viviani, fondatore del primo sodalizio calcistico lucano.

Le strutture sportive cittadine comprendono anche il Palazzetto Antonello Pergola ex Palarossellino, sito nel parco Rossellino, il complesso sportivo via Roma, sito in via Roma (rione Risorgimento), la palestra Caizzo, la palestra CONI situata nel parco di Montereale e il PalaBasento in contrada Lavangone.

NoteModifica

  1. ^ Dati di riferimento alla superficie
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2018.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Luciano Canepari, Potenza, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
  5. ^ Comuni lucani per popolazione
  6. ^ Potenza, le scale, su basilicataturistica.it.
  7. ^ Potenza, su italia.it.
  8. ^ Potenza, città delle cento scale | Viaggi del Gusto - VdG Magazine, su Viaggi del Gusto - VdG Magazine. URL consultato l'11 agosto 2018.
  9. ^ a b Potenza Capoluogo è la città con le scale mobili più lunghe d'Europa, in www.lecronachelucane.it, 4 giugno 2017.
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