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Praepositus sacri cubiculi

Il praepositus sacri cubiculi (in lingua latina: "responsabile della sacra camera da letto"; greco: parakoimomenos) era un alto funzionario della corte dell'Impero romano, responsabile capo degli assistenti personali dell'imperatore, i cubicularii, istituito in età tetrarchica.[1]

Il praepositus, di norma era un eunuco. Si noti a proposito la somiglianza di significato, tra la parola eunuco ("custode del letto") e l'espressione Praepositus sacri cubiculi.

Il Praepositus sacri cubiculi era il gran ciambellano di corte e, come tale, aveva accesso a tutte le camere del palazzo imperiale. Era una sorta di intermediario tra l'imperatore e il mondo: ad esempio, vestiva e incoronava l'imperatore;[2] quando l'imperatore prendeva in mano un oggetto, lo prendeva dalle mani del praepositus. Alle sue dipendenze aveva il Primicerius sacri cubiculi, il Comes castrensis, il Comes sacrae vestis, i Chartularii cubiculi, dai Decuriones III silentiariorum, e dal Comes domorum per Cappadociam (nella corte orientale).[3]

Sebbene non fosse stabilmente un membro, il praepositus sacri cubiculi poteva prendere parte al sacrum consistorium, il concilio imperiale tra l'imperatore e i suoi quattro ministri più stretti. Verso la fine del IV secolo aveva ottenuto il controllo delle proprietà imperiali in Cappadocia.

Il praepositus era anche confidente del sovrano, e nel caso di imperatori deboli poteva diventare una vera e propria eminenza grigia. Raggiunse in taluni casi un potere enorme, decidendo chi saliva e chi scendeva nei favori dell'imperatore accordando o meno udienze. Negli anni 430 san Cirillo pagò una serie di tangenti a ufficiali dell'amministrazione imperiale per far sì che l'imperatore annullasse una decisione favorevole ai suoi nemici nestoriani: la tangente più elevata, 14.400 solidi equivalenti a 200 libbre d'oro, venne pagata al praepositus Chryseros.[4] L'eunuco Eusebio, praepositus sacri cubiculi di Costanzo II, tramò contro il futuro imperatore Giuliano tanto che solo l'intervento della imperatrice Eusebia gli salvò la vita.

Praepositi di rilievoModifica

NoteModifica

  1. ^ Nel 326, ma forse già nel 312 (Potter, David Stone, A Companion To The Roman Empire, Blackwell Publishing, 2006, ISBN 0-631-22644-3, p. 199).
  2. ^ Costantino Porfirogenito, De ceremoniis, i.6.57-58.
  3. ^ François Guizot, The History of Civilization: From the Fall of the Roman Empire to the French Revolution, Volume 3, D. Appleton & Company, 1867, p. 204.
  4. ^ De Sainte Croix, Geoffrey Ernest Maurice, The Class Struggle in the Ancient Greek World: From the Archaic Age to the Arab Conquests, Cornell University Press, 1981, ISBN 0-8014-9597-0, p. 177.

BibliografiaModifica