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Contesto storicoModifica

Il primitivo teatro latino fu caratterizzato dall'improvvisazione, come nei fescennini o nell'atellana, forme di teatro popolare più libere e licenziose del dramma costruito nella fabula praetexta. Solo con Livio Andronico si passò a una forma di teatro di tipo professionale, con sceneggiature scritte e attori professionisti.

Ben presto, però, si tentò di creare un teatro proprio, che non dipendesse esclusivamente da quello greco e così si pensò ad argomenti tragici tratti dalla storia nazionale.

A causa del contesto di Roma e della sua morale, gli scrittori avevano seri limiti a ciò che potevano scrivere. Ciò portò a un maggiore successo delle tragedie (e commedie) ambientate in Grecia, dove la mancanza dei costumi rigidi del Mos Maiorum lasciava spazio a eventi immorali.

OriginiModifica

 
maschera teatrale, dettaglio di un affresco di Pompei, Museo archeologico di Napoli

La praetexta, dramma storico nazionale, è stata inventata da Gneo Nevio (269? - 204 a.C.), il secondo drammaturgo romano, peraltro di origini italiche, autore anche del primo poema epico romano Bellum poenicum. Delle sue opere restano solo frammenti e il ricordo del suo litigio con la famiglia dei Metelli e poi addirittura con Scipione l'Africano, per cui dovette lasciare Roma e stabilirsi ad Utica dove morì probabilmente nel 204 a.C. Clastidium e Romulus o Alimonium Romuli et Remi sono i titoli superstiti delle sue Pretextae, conservateci in frammenti. La prima di queste due opere era dedicata alla omonima battaglia del 222 a.C.: questo fatto implicava un elemento di grande novità, ossia la messa in scena di argomenti di attualità storica e politica; Il secondo titolo allude invece alla fondazione di Roma ed era un'opera verosimilmente incentrata sulle vicende dei suoi due mitici fondatori, Romolo e Remo, allattati dalla lupa. Già in questi due soli titoli si coglie la caratteristica eterogeneità della praetexta rispetto alla cothurnata: le tragedie greche, infatti, trattavano quasi tutte argomenti mitologici e sappiamo che il tragediografo Frinico fu severamente multato per aver rappresentato sulla scena una vicenda contemporanea.

L'unica praetexta giunta intatta sino a noi è Octavia, tradizionalmente attribuita a Seneca, ma probabilmente opera di un tardo imitatore. Inoltre abbiamo frammenti di opere composte da Quinto Ennio (Ambracia, Sabinae), Marco Pacuvio (Paulus), Lucio Accio (Brutus e Decius vel Aeneadae) e Publio Pomponio Secondo, cui qualcuno attribuisce l'Octavia.

Collegamenti esterniModifica

  • (LA) Gnaeus Naevius, su Bibliotheca Augustana, Hs-augsburg.de. URL consultato il 30 luglio 2014.