La prassi è una procedura abituale, una consuetudine nello svolgere una determinata attività, in diversi campi della società.

DirittoModifica

In diritto la "prassi" è una procedura, con riferimento ad attività regolate solo da norme generali e incomplete, non codificata in una legge o in un regolamento. Se riguarda l'ordinamento dei poteri dello Stato si intende riferirsi alla "prassi costituzionale[1], se fa riferimento a "interessi legittimi", si definisce "prassi amministrativa"[2]

EconomiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Buone prassi.

Per buone "prassi" (best practice) si intendono le esperienze, le procedure o le azioni più significative, o comunque quelle che hanno permesso di ottenere i migliori risultati aziendali.

FilosofiaModifica

Per "prassi" si intende in filosofia l'attività pratica, in quanto si contrappone all'attività teoretica o speculativa.

Per la filosofia aristotelica, «l’orizzonte degli eventi umani, e di conseguenza ogni discorso e ricerca che li riguardi, non può mai avere la stessa esattezza (akribeia) delle dimostrazioni scientifiche. L’agire umano si dispiega infatti in un mondo di contingenza che lo assegna per ben due volte a una peculiare “inesattezza”»[3].

Gramsci definiva il marxismo come "filosofia della prassi"[4].

NoteModifica

  1. ^ Pietro Cerami, Prassi e Convenzioni Costituzionali nel Sistema della Libera Res Publica Romana, su www1.unipa.it, 2002.
  2. ^ Luigi Raggi, PRASSI, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1933.
  3. ^ Ciò "in primo luogo perché l’agire inerisce, ontologicamente, all’ordine del «per lo più» tipico del mondo sublunare, risultando per ciò stesso esposto alla imponderabilità (tychē) di tutto quanto non è retto da un ordine necessario del movimento. In secondo luogo perché l’azione umana in quanto tale, ossia in quanto determinazione di quella «potenza razionale» che è l’uomo, è essa stessa assegnata al circolo del poter-fare/poter-non-fare. Si tratta di quella contingenza specifica che come spontaneità o volontarietà rappresenta la condizione minima oggettiva della responsabilità etica dell’atto, che lo rende passibile, in uno stile tipicamente greco, del riscontro pubblico della «lode» e del «biasimo»": F. Calvo, L'esperienza della poesia, Bologna, Il Mulino, 2004, pp. 124-126.
  4. ^ prassi, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.

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