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In base al principio di preferenza, il diritto dell'Unione europea prevale sul diritto interno dei suoi Stati membri. La preminenza del diritto dell'Unione è sancita dall'articolo 10 della Convenzione Europea:

«La Costituzione e il diritto adottato dalle istituzioni dell’Unione nell’esercizio delle competenze a questa attribuite hanno prevalenza sul diritto degli Stati membri»

(Convenzione di Bruxelles, art. 10-Diritto dell'Unione Europea, comma 1)

In presenza di una legge nazionale che contrasti con una norma comunitaria, il giudice ordinario deve disapplicare la legge nazionale nel caso specifico e applicare il diritto dell'Unione, senza porre quesiti di incostituzionalità o attendere che il legislatore nazionale risolva il conflitto di giurisprudenza adeguandolo al diritto dell'Unione.

Gli atti comunitari prevalgono su quelli degli Stati membri, sia per quelli preesistenti all'approvazione della norma comunitaria che per quelli emanati successivamente. Si tratta quindi di una priorità ontologica, non temporale.

La disapplicazione di una norma nazionale costituisce un precedente giuridico per altre sentenze che debbano applicare le stesse norme. Il confine fra il potere del giudice dello Stato membro e quello del legislatore è, soprattutto, che, pur interpretando entrambi la legge nazionale, il giudice adito può disapplicare la legge solo nello specifico caso.

Nel caso dell'Italia, la Corte Costituzionale è intervenuta in passato specificando che nel caso in cui si profili un contrasto tra una norma interna e una norma della Convenzione europea, il giudice nazionale comune deve procedere ad una interpretazione della norma conforme alla Convenzione.

Ogni interessato deve presentare ricorso chiedendo che si applichi il diritto comunitario, disapplicando quello nazionale. Con la legge sulla class action può disapplicare la legge nazionale su un numero di ricorrenti, che può essere anche molto elevato. Senza una sentenza che disapplica il diritto comunitario, i soggetti devono seguire le norme nazionali vigenti.

Il ricorso alla Consulta per il conflitto fra il diritto comunitario e una norma nazionale entrambe costituzionali è rigettato come inammissibile, e si risolve automaticamente nell'obbligo per il giudice adito di applicare la norma comunitaria e non quella italiana.

Più complessa è la questione se il giudice solleva quesito di costituzionalità per la norma europea che è prevalente e che dovrebbe applicare.

Il primato del diritto comunitario vale anche quando il giudice nazionale, interpretando la legge, ritenga che questa confligga con i principi generali della Convenzione, Costituzione Europea e altre fonti primarie del diritto dell'Unione.

L'art. 11 della Costituzione italiana ammette che la Repubblica possa accettare limitazioni alla sovranità per l'adesione a organismi sovranazionali. La corte Costituzionale ha più volte ribadito la legittimità di tale rapporto fra gli ordinamenti.

La Corte di Giustizia europea ha chiarito per la prima volta il rapporto fra diritto comunitario e nazionale con la sentenza sul caso Simmenthal.