Apri il menu principale

Presentazione al Tempio

episodio dell'infanzia di Gesù
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Presentazione al Tempio (disambigua).

1leftarrow blue.svgVoce principale: Gesù.

La Presentazione al Tempio è un episodio dell'infanzia di Gesù riferito dal Vangelo secondo Luca (2,22-39).

Racconto del VangeloModifica

Mentre il vangelo secondo Matteo non fa alcun cenno all'episodio, il Vangelo di Luca narra che Maria e Giuseppe portarono il Bambino al Tempio di Gerusalemme 40 giorni dopo la sua nascita, per «offrirlo» a Dio. Questa cerimonia era prescritta per tutti i figli maschi primogeniti in ossequio al comando di Esodo (13, 2.11-16) e consiste ancor oggi per gli ebrei nel riscatto del bambino tramite un'offerta. Simultaneamente la puerpera compiva l'offerta prescritta dal Levitico per la sua purificazione (12, 6-8). Durante la visita, incontrarono Simeone, cui era stato predetto che non sarebbe morto prima di vedere il Messia. Simeone lodò il Signore con le parole che ora sono note come Nunc dimittis, o Cantico di Simeone, nelle quali annuncia che il Bambino sarebbe stato luce per le nazioni e gloria di Israele, ma anche segno di contraddizione. Subito dopo Simeone profetizzò la sofferenza di Maria. Il Vangelo riferisce anche le profezie messianiche della profetessa Anna, un'ottantaquattrenne vedova che si trovava nel Tempio e identificò anch'essa pubblicamente il bambino come messia. Dopo la cerimonia, la famiglia rientrò a Nazaret. Con la presentazione al Tempio si chiudono i racconti dell'infanzia di Gesù nel Vangelo secondo Luca.

StoricitàModifica

Ortensio da Spinetoli ha sottolineato che alcuni dettagli dell'episodio potrebbero non essere strettamente storici, ma frutto di una rielaborazione con finalità teologiche. È sorprendente che Simeone riconosca il Messia in un bambino di quaranta giorni e veda chiaramente le sue future sofferenze mentre Giovanni il Battista avrà dubbi sul ruolo messianico di Gesù fino alla fine della sua vita e lo stesso Gesù annuncerà la sua passione solo nell'ultimo periodo della sua predicazione. La figura della profetessa Anna richiama quella della madre del profeta Samuele e la sua età è frutto probabilmente di un calcolo artificiale, dato che è la stessa di Giuditta, anche lei vedova. Ciò non significa che questi dettagli siano stati completamente inventati, ma certamente sono stati rielaborati e abbelliti. Esiste anche una forte similitudine con il pellegrinaggio e l'offerta del bambino a Dio effettuati dai genitori del profeta Samuele (1Sam2, 18-21): anche quel brano vetero-testamentario si conclude con il ritorno a casa della famiglia e la notizia che il bambino "cresceva davanti a Dio".[1]

La conclusione dell'episodio con il rientro a Nazaret appare in contrasto con il vangelo di Matteo, che pone il trasferimento a Nazaret al ritorno dalla fuga in Egitto. Secondo alcuni però l'intento di Luca non sarebbe quello di indicare un preciso riferimento temporale del viaggio a Nazaret, ma di comunicare che Maria e Giuseppe erano ebrei osservanti ed eseguirono le prescritte pratiche religiose, che Gesù, Messia atteso, era stato inserito nella legge di Mosè e che la sua vita futura si sarebbe svolta a Nazaret.[2]

Significato teologicoModifica

Per Luca, la prima introduzione di Gesù al Tempio ha un preciso significato teologico. Per la purificazione della puerpera e l'offerta del primogenito, infatti, non era necessario andare al Tempio di Gerusalemme: questi atti potevano essere effettuati in tutto il Paese presso un sacerdote qualsiasi[3]. L'incontro con Simeone e Anna mostra l'attuazione di una profezia di Malachia, secondo cui il messia sarebbe stato riconosciuto nel Tempio (3,1). La gioia dei due ebrei pii descrive il compimento della speranza del popolo di Israele. Simeone capisce che Gesù è il messia atteso, ma è venuto per tutti i popoli, non solo per Israele; sarà però un segno di contraddizione, dividendo Israele tra chi crederà in lui e chi no[4]. Luca non dice che Gesù è stato riscattato con il pagamento dell'offerta: ciò significa che è stato consacrato interamente a Dio Padre fin da bambino.

Per la Chiesa cattolica Maria non avrebbe avuto bisogno di essere purificata, ma si sottopone ugualmente in segno di umiltà al rito per dimostrare la sua obbedienza ai precetti religiosi ebraici. Secondo alcuni teologi, la profezia nei confronti di Maria non riguarderebbe il dolore, ma la divisione interiore: di fronte alla missione del figlio, la sua stessa madre avrebbe oscillato tra la fede e il dubbio[4]. La Chiesa ha, tuttavia, sempre identificato la spada menzionata da Simeone come figura del dolore che Maria avrebbe sofferto durante la Passione del Figlio.

Il ricordo della presentazione al Tempio di Gesù è all'origine della tradizione cristiana di presentare i neonati al Signore chiedendo che egli li benedica sin dalla più tenera età. Per le chiese in cui viene praticato il battesimo dei neonati ciò avviene in occasione della cerimonia del battesimo. Nelle confessioni cristiane che battezzano solo adulti viene talvolta praticata comunque una presentazione sacramentale dei neonati.[5]

Festa liturgicaModifica

La Presentazione al Tempio è diventata nella tradizione della Chiesa cattolica e delle altre principali chiese cristiane una festa liturgica detta comunemente Candelora. Questa festa viene celebrata il 2 febbraio.

Opere d'arteModifica

NoteModifica

  1. ^ Ortensio da Spinetoli, Introduzione ai Vangeli dell'infanzia, Il Pozzo di Giacobbe, 2018, p. 101-106
  2. ^ Commento a Lc 2, 22-40
  3. ^ Joseph Ratzinger, L'infanzia di Gesù, 2012
  4. ^ a b Autori Vari, Nuovo dizionario di teologia biblica, Edizioni Paoline, 1988
  5. ^ La presentazione dei neonati al Signore nelle chiese evangeliche

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàLCCN (ENsh85070096