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Presidenza di Andrew Jackson

7ª Presidenza degli Stati Uniti d'America

1leftarrow blue.svgVoce principale: Andrew Jackson.

Presidenza Andrew Jackson
Andrew Jackson Portrait.jpg
Ritratto del presidente Jackson (di Alexander Hay Ritchie).
StatoStati Uniti Stati Uniti
Capo del governoAndrew Jackson
(Partito Democratico)
Giuramento4 marzo 1829
Governo successivo4 marzo 1837
Left arrow.svg Presidenza J. Q. Adams Presidenza Van Buren Right arrow.svg

«Il West lo considerava l'espressione più genuina dello spirito americano, anche se gli intellettuali del Nord e gli snob del Sud scossero la testa. La gente percepì chiaramente che con lui era il popolo che giungeva al potere. L'avversario John Quincy Adams disse che era "un barbaro analfabeta che a malapena riesce a sillabare il proprio nome"; fumava la pipa di pannocchia e alla Casa Bianca continuava a tenere ben oliate le sue pistole[1]

La presidenza di Andrew Jackson ebbe inizio il 4 marzo del 1829 con la cerimonia d'inaugurazione e relativo insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America e terminò il 4 marzo del 1837. Jackson, il 7º presidente degli Stati Uniti d'America, si insediò dopo aver sconfitto il presidente incumbent John Quincy Adams nelle elezioni presidenziali del 1828, duramente contestato da una larga maggioranza.

In coalizione con altri oppositori di Adams, Jackson mobilitò il proprio apparato di sostegno a favore dell'elettorato occidentale (proveniva difatti dalle terre del West, di cui era il 1° rappresentante non originario dell'aristocrazia terriera) e fondò una nuova forza politica che divenne il Partito Democratico.

Riuscirà così in tal modo ad ottenere un 2º mandato alle elezioni presidenziali del 1832, surclassando con estrema facilità l'avversario del "National Republican Party" Henry Clay. Gli succedette il Vicepresidente in carica Martin Van Buren.

La sua presidenza vide e attuò diversi sviluppi nell'ambito degli affari interni. Forte sostenitore della politica di rimozione delle tribù dei Nativi americani degli Stati Uniti d'America dai territori ad Est del fiume Mississippi passati sotto il diretto controllo degli Stati Uniti d'America iniziò il processo del loro trasferimento forzato divenuto noto come "Sentiero delle lacrime".

Diede il via in una forma massiccia allo spoils system ("chi vince si prende tutti gli incarichi del governo federale), utilizzando i poteri a sua disposizione per la messa a punto di una forte idea di "raccomandazione" oltre che per costruire una potente compagine partitica, solida e unitaria.

Come risposta immediata e diretta alla Crisi della nullificazione Jackson minacciò d'inviare i soldati soldati federali nella Carolina del Sud per far rispettare le leggi adottate e appena entrate in vigore, problema in seguito disinnescato dal passaggio della Tariffa del 1833. Presiedette inoltre allo smantellamento della Seconda banca degli Stati Uniti, che egli considerò sempre un "baluardo anti-democratico" di elitismo: tali misure economiche e quelle da esse derivanti - compresa la politica della "moneta forte" - avrebbero presto contribuito all'esplosione del panico del 1837.

Il presidente si rivelerà la figura pubblica più influente, ma anche maggiormente controversa degli anni 1830. Temette per la sopravvivenza dei valori del Repubblicanesimo in America e pertanto cercherà costantemente di neutralizzare i nemici politici i quali sembravano - ai suoi occhi - frapporsi a questi valori, presumendo che stessero cercando di sovvertirli. Lo specialista in storiografia James Sellers ha affermato che ""la personalità altamente autoritaria di Andrew Jackson era già di per sé sufficiente a renderlo una delle figure più controverse ad aver raggiunto fino ad allora le più alte vette del palcoscenico nazionale"[2].

Le sue azioni incoraggeranno gli avversari a riunirsi sotto la bandiera del nascente Partito Whig il quale tentò di favorire l'uso del potere federale con l'intento di modernizzare l'economia degli Stati Uniti d'America, soprattutto attraverso il sostegno dato al settore bancario, alle tariffe daziarie sull'importazione della manifattura e infine anche ai miglioramenti infrastrutturali interni come le opere di canalizzazione e la costruzione di nuovi scali portuali.

La firma autografa del presidente Jackson.

I suoi 2 mandati dettero il tono a tutta l'epoca successiva almeno fino all'inizio della seconda metà del XIX secolo, genericamente riconosciuta come l'"Era della sfera pubblica Jacksoniana" (o 2° sistema storico dei partiti) in cui vennero avanzati i principi della Democrazia jacksoniana, in parte decaduti solamente con l'avvio della Storia del Partito Repubblicano e la - di poco successiva - Presidenza di Abraham Lincoln.

Di tutte le reputazioni presidenziali quella di Jackson rimane forse la più difficile da riassumere, spiegare e valutare con serena obiettività in una classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America. Nel corso della generazione seguente il biografo James Parton rinverrà nell'eredità da lui lasciata una "massa confusa di contraddizioni": "era ad un tempo dittatore e democratico, un genio naturale seppur profondamente ignorante, la rappresentazione di Satana ma anche quella di un Santo"[3].

Tra il 1948 e il 2009 su 13 sondaggi d'opinione condotti tra gli storici e gli esperti di scienze politiche Jackson ha continuato a classificarsi costantemente tra i primi 10 presidenti di tutti i tempi, o molto vicino ad essi.

Indice

Elezioni presidenziali del 1828Modifica

 
Vignetta satirica rappresentante Jackson come Balaam su un'asinella rappresentante i suoi sostenitori; dietro col cappello in mano il fedele Martin Van Buren. L'asinella fu poi adottata dal Partito Democratico come suo simbolo informale.

La tornata elettorale del 1828 rappresentò una rivincita tra Jackson e John Quincy Adams, che si erano già affrontati l'uno contro l'altro quattro anni prima durante le Elezioni presidenziali del 1824. In quell'occasione, una gara a quattro, Jackson era riuscito ad ottenere solo una maggioranza relativa, non sufficiente quindi per fargli avere il quorum necessario dei Grandi elettori del Collegio elettorale.

Di conseguenza, (secondo quanto prescritto dal XII emendamento), il prossimo presidente sarebbe stato eletto dalla Camera dei Rappresentanti, che avrebbe scelto tra i primi 3 destinatari del voto elettorale (lo stesso Jackson, J.Q. Adams e il Segretario alla Guerra William Harris Crawford, tutti membri del Partito Democratico-Repubblicano i quali ricevettero quote significative di consensi).

Adams vinse, un risultato che Jackson denuncerà come uno "sporco affare di corruzione", un intrallazzo sorto tra Adams e Henry Clay, l'allora Presidente della Camera nonché il 4° uomo candidato originario delle suddette elezioni. Quest'ultimo diverrà difatti il Segretario di Stato al posto dello stesso Adams che aveva ricoperto il ruolo durante la presidenza di James Monroe[4].

Jackson verrà scelto quale candidato alla carica presidenziale dalla Camera dei rappresentanti del Tennessee nell'ottobre del 1825, più di tre anni prima della scadenza elettorale; era la prima Nomination ufficiale della storia americana e attestò il fatto che i suoi sostenitori iniziarono la Campagna quasi a partire dal momento in cui terminò quella del 1824. La presidenza di John Quincy Adams comincerà seriamente a vacillare, mentre il suo ambizioso programma dovette affrontare la sconfitta entrando in una nuova era di politica di massa.

I critici - guidati da Jackson - attaccheranno la politica del presidente come una pericolosa espansione del potere federale. Il senatore Martin Van Buren, che era stato in precedenza un importante sostenitore di Crawford, emergerà come uno dei più forti oppositori di Adams, scegliendo il suo avversario come il candidato preferito per le successive elezioni; a lui si aggiungerà ben presto anche il Vicepresidente John Calhoun, che si opporrà a gran parte dell'agenda di Adams sulla base dei "diritti degli Stati".

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1828.

Van Buren e i propri alleati fonderanno numerosi giornali e club pro-Jackson in tutto il paese, mentre questi si renderà disponibile ai visitatori nella sua piantagione denominata "Hermitage". Alla fine Jackson vinse facilmente, con il 56% del voto popolare e 178 Grandi elettori a fronte dei soli 83 concessi ad Adams; conquistò Stato di New York e la Pennsylvania, oltre a tutto il territorio del West, il profondo Sud e la maggioranza degli Stati della Nuova Inghilterra[5].

 
La mappa elettorale del 21º Congresso: in blu i Jacksoniani, in rosso gli anti-Jacksoniani.

Fu il primo presidente eletto ad Ovest della catena montuosa degli Appalachi e, a quel tempo, l'uomo più anziano ad assumere l'incarico (a 61 anni). Le contemporanee elezioni congressuali concederanno delle maggioranze nominali agli alleati di Jackson in entrambe le camere del Congresso, anche se molti di quelli che avevano fatto campagna a suo favore avrebbero poi avuto opinioni assai divergenti da Jackson nel corso della presidenza[6].

Le elezioni del 1828 segneranno la fine definitiva dell'"era dei buoni sentimenti" dominata da un unico partito politico, poiché i sostenitori di Jackson si uniranno nel neonato Partito Democratico, mentre i seguaci di Adams diverranno noti come "Nazional-Repubblicani"[5].

 
Rachel Jackson in un dipinto di Ralph Eleaser Whiteside Earl; la neo-First lady degli Stati Uniti d'America non sopravviverà alle massicce calunnie scagliategli contro nel corso della campagna elettorale.

La campagna elettorale sarà contrassegnata da una grande quantità di brutti Negative campaigning (detti "mudslinging") e giocata sul piano personale. Il matrimonio stesso di Jackson con Rachel Jackson, per esempio, divenne l'occasione più propizia per sferrare un attacco virulento contro di lui[7].

Quando si sposò nel lontano 1791 credette che lei fosse già precedentemente divorziata, tuttavia il divorzio non era ancora stato completato, quindi la coppia dovette risposarsi una 2ª volta dopo che i documenti legali fossero stati completi; nelle mani dei sostenitori di J.Q. Adams questo fatto diventerà lo "scandalo della poligamia"[8].

Il giornalista Charles Hammond nella sua Cincinnati Gazette si chiederà retoricamente: "una donna colpevole di adulterio giudicata in quanto tale e il suo marito illegittimo dovrebbero essere collocati negli uffici più alti di questa terra della libertà così intrisa di cristianesimo?"[9]

Anche Jackson verrà attaccato pesantemente a livello personale come un truce mercante di schiavi che si arricchiva tramite la loro compravendita; un dichiarato propugnatore dello schiavismo a dispetto dei più "moderni standard di comportamento morale"[10] (non fu attaccato solo per possedere schiavi da usare nelle piantagioni, ma più esplicitamente per sottoporli al traffico interno)[11].

 
"Rapporto su alcune delle azioni sanguinarie commesse dal generale Jackson": una sfilza di bare sulla copertina.

Una serie di pamphlet intitolati Coffin Handbills (il "volantino delle bare") lo aggredirà ferocemente per l'istituzione della corte marziale nel corso della guerra anglo-americana del 1812-1814, per la pena di morte comminata ai colpevoli di diserzione e i massacri compiuti contro gli inermi villaggi indiani dei Nativi americani degli Stati Uniti d'America, e infine anche per la sua spiccata abitudine a risolvere le questioni privatamente tramite il duello[12].

Andrew Jackson godeva di una reputazione come eroe nazionale grazie alla sua leadership nella Battaglia di New Orleans, che fu l'azione finale della Guerra del 1812; ma una tale impresa gloriosa verrà rivolta contro di lui quando John Binns, editore della Democratic Press di Filadelfia, pubblicò il primo "volantino della cassa da morto". Il poster mostrava sei bare nere nella parte superiore dell'opuscolo e sosteneva che Jackson avesse ordinato l'esecuzione di sei miliziani durante la Guerra creek[13].

Altre dodici bare furono esposte più in basso nella pagina per rappresentare i soldati regolari e indiani che furono messi a morte sotto il suo comando[14]; ciò si riferiva alla Battaglia di Horseshoe Bend, quando attaccò la fortificazione dei "Bastoni Rossi". Circa 800 dei loro 1000 guerrieri rimarranno uccisi nello scontro[15]. Vi era anche un disegno raffigurante Jackson che aggrediva e pugnalava un parente di nome Samuel "nel bel mezzo della strada di Nashville"[16].

Addirittura lo si dichiarerà dedito al cannibalismo. Un "Resoconto supplementare di alcune delle azioni sanguinarie del generale Jackson", attribuito al deputato della Virginia John Taliaferro, accuserà Jackson di "atti atroci e contro natura": la macellazione di un migliaio di Nativi disarmati, di schiacciare un pisolino in mezzo ai loro cadaveri e di mangiarne una dozzina per colazione. L'autore continuerà poi a speculare su come un simile essere avrebbe potuto trattare alla stessa maniera anche i governatori statali e i membri del Congresso se solo fosse stato eletto presidente[17].

Volantini diffusi ad arte etichettarono sua madre come una "prostituta comune", mentre affermava che il padre di Jackson fosse un "uomo mulatto"[18].

Da parte sua, anche Adams non sfuggirà agli attacchi degli avversari; verrà accusato del fatto che, mentre serviva come ambasciatore nell'Impero russo tra il 1809 e il 1814, aveva consegnato una giovane servitrice americana agli sfrenati appetiti lussuriosi dello Zar Alessandro I di Russia[9]; di utilizzare fondi pubblici per acquistare dispositivi di gioco d'azzardo per la residenza presidenziale: si scoprirà in seguito che erano un set di scacchi e un tavolo da biliardo[19].

L'elogio del presidente incumbent rivolto ai miglioramenti strutturali interni in corso nei paesi europei, come il "faro dei cieli" (l'osservatorio astronomico), nel suo primo messaggio annuale all'Assemblea congressuale (il Discorso sullo stato dell'Unione) e il suo suggerimento che l'Assemblea congressuale non si ritrovasse "paralizzata dalla volontà dei nostri elettori" furono oggetto di attenzione e critica sia nella stampa che tra l'opinione pubblica.

John Randolph dichiarò all'interno dell'Aula del Senato che "non sarà mai paralizzato da alcun potere salvo la Costituzione e la volontà dei miei elettori"; Jackson scriverà che un governo troppo prodigo combinato con il disprezzo dei costituenti poteva anche portare sulla via del dispotismo, se non controllato dalla suprema "voce del popolo".

 
In blu le contee conquistate da Jackson alle Elezioni presidenziali del 1828.

Ma il suo successo verrà travolto dal dolore privato; come se fosse l'unica risposta possibile al torrente di abusi e diffamazione scagliatagli contro, la neo-First lady degli Stati Uniti d'America Rachel si ammalerà gravemente fino a morire di infarto il 22 di dicembre[20] (appena 3 settimane dopo l'"Election Day").

Un Jackson sconvolto dovette essere strappato da lei a forza così che il necroforo potesse preparare il corpo[21]; sentiva che le accuse dei sostenitori di Adams ne avevano accelerato la morte e per questo fatto non li avrebbe mai perdonati. Rachel fu sepolta all'Ermitage la vigilia di Natale: "possa Dio Onnipotente perdonare i suoi assassini", sussurrerà il neo-presidente al suo rito funebre. "Io non potrò mai farlo!"[22]

InaugurazioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America.

La cerimonia inaugurale (Testo completo del discorso su Wikisource) del 4 marzo del 1829 si terrà per la prima volta sul "Portico Orientale" del Campidoglio[23]. A causa della campagna spietata condotta e della reciproca antipatia Adams non vi parteciperà[24].

Oltre diecimila persone giunsero a Washington per poter seguire e partecipare all'evento, suscitando nell'occasione la seguente considerazione ammirata da parte del letterato Francis Scott Key: "È bello, è sublime!"[25] Fu anche il primo presidente ad invitare il pubblico a partecipare al ballo inaugurale il quale si svolgeva all'interno della Casa Bianca.

 
Invito per il discorso inaugurale del neopresidente.

«La Casa Bianca venne devastata: la folla ruppe i mobili, rovinò i tappeti, sciupò le sedie dorate e mandò in pezzi gran parte della cristalleria. Per poter salvare il salvabile si dovettero frettolosamente trasferire vassoi e liquore nel giardino antistante e solo così si riuscì a svuotare i saloni[26]»

Molti poveri e pionieri giunsero con i loro vestiti malfatti e conducendo con sé - a detta dei testimoni - "nient'altro che le proprie maniere rozze da incolti". Presto la folla fu talmente grande che le guardie preposte alla sorveglianza non riuscirono più a trattenerla al di fuori dei giardini prospicienti la residenza presidenziale, che divenne quindi talmente affollata di persone che i piatti e i pezzi decorativi posti all'interno ne subirono notevoli danni.

Alcune persone si piazzarono sedute con gli stivali infangati sopra le sedie di velluto per poter riuscire a dare anche solamente una semplice occhiata al neo-Presidente. La folla si era intanto fatta così selvaggia che gli inservienti dovettero versare il punch in grandi vasi da fiori e poi posarle sul prato per attirare le persone all'esterno. Il populismo esasperato fino al limite della raucedine di Jackson gli varrà presto il soprannome di "King Mob"[27].

Sebbene numerosi disaccordi politici abbiano segnato la presidenza di John Quincy Adams e continuassero anche dopo, Jackson assumerà l'ufficio in un momento in cui nessuna crisi di natura economica o di politica estera si trovava di fronte alla nazione[28]. Non annunciò dei chiari obiettivi nei mesi precedenti la convocazione del Congresso nel dicembre del 1829, a parte il suo desiderio di estinguere il debito pubblico[29].

AmministrazioneModifica

Gli avvenimenti salienti della presidenza Jackson saranno i seguenti:

1829
1830
1831
1832
1833
1834
1835
1836
1837

Gabinetto ministerialeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Gabinetto degli Stati Uniti d'America e Governo federale degli Stati Uniti d'America.
Partiti politici

      Democratico       Nullifier Party       Democratico-Repubblicano       Indipendente

Dipartimento Incarico Ritratto Nome Mandato
  Presidente   Andrew Jackson 4 marzo 1829 4 marzo 1837
  Vicepresidente   John Calhoun 4 marzo 1829 28 dicembre 1832
Vacante 28 dicembre 1832 4 marzo 1833
  Martin Van Buren 4 marzo 1833 4 marzo 1837
  Segretario di Stato James Alexander Hamilton
(facente funzioni)
4 marzo 1829 27 marzo 1829
  Martin Van Buren 28 marzo 1829 23 maggio 1831
  Edward Livingston 24 maggio 1831 29 maggio 1833
  Louis McLane 29 maggio 1833 30 giugno 1834
  John Forsyth 1º luglio 1834 4 marzo 1837
  Segretario al Tesoro   Samuel D. Ingham 6 marzo 1829 20 giugno 1831
  Louis McLane 8 agosto 1831 29 maggio 1833
  William John Duane 29 maggio 1833 22 settembre 1833
  Roger Brooke Taney 23 settembre 1833 25 giugno 1834
  Levi Woodbury 1º luglio 1834 4 marzo 1837
  Segretario alla Guerra   John Eaton 9 marzo 1829 18 giugno 1831
  Roger Brooke Taney
(facente funzioni)
18 giugno 1831 31 luglio 1831
  Lewis Cass 1º agosto 1831 4 ottobre 1836
Vacante 4 ottobre 1836 4 marzo 1837
  Procuratore generale   John MacPherson Berrien 9 marzo 1829 22 giugno 1831
  Roger Brooke Taney 20 luglio 1831 14 novembre 1833
  Benjamin Franklin Butler 15 novembre 1833 4 marzo 1837
  Direttore generale delle poste   William Barry Taylor 9 marzo 1829 10 aprile 1835
  Amos Kendall 1º maggio 1835 4 marzo 1837
  Segretario alla Marina   John Branch 9 marzo 1829 12 maggio 1831
  Levi Woodbury 23 maggio 1831 30 giugno 1834
  Mahlon Dickerson 1º luglio 1834 4 marzo 1837

Jackson fu essenzialmente un uomo intriso di moralismo che vide il mondo "in bianco e nero". L'autore T.S. Langston sostiene che si costruì una sorta di "paradiso morale" creando per se stesso il ruolo di sommo sacerdote o "pontifex maximus" della religione civile americana; pretenderà sempre dai propri collaboratori la giustificazione etica con le "buone opere"[30]. Credette inoltre fortemente che la sua autorità presidenziale fosse derivata in via diretta dal popolo e che di conseguenza l'ufficio da lui ricoperto si dovesse stagliare al di sopra delle ristrette beghe interne al partito politico[31].

Invece di scegliere i massimi leader del suo schieramento opterà per mettere al loro posto dei "semplici uomini d'affari", che aveva tutte le intenzioni di mantenere sotto il controllo più rigido; nominò il suo amico e stretto alleato politico nonché conterraneo John Eaton del Tennessee per la carica di Segretario alla Guerra[32]. Per le posizioni chiave di Segretario di Stato e di Segretario al Tesoro nominerà quindi rispettivamente i due Nordisti Martin Van Buren dello Stato di New York e subito dopo Samuel D. Ingham della Pennsylvania[33].

John Branch della Carolina del Nord verrà scelto per ricoprire l'incarico di Segretario alla Marina, mentre John MacPherson Berrien della Georgia in qualità di Procuratore generale[34]. Infine, riconoscendo la crescente importanza dell'ufficio postale a William Barry Taylor del Kentucky sarà assegnata la carica di Direttore generale delle poste[35].

Dei sei funzionari solo Van Buren era una figura politica di primo piano. Il Gabinetto di Jackson fu criticato da vari ambienti; John Calhoun e Van Buren erano entrambi delusi dal fatto che le loro rispettive fazioni non fossero maggiormente rappresentate, mentre i leader dello stato della Virginia e della regione della Nuova Inghilterra si lamentavano della loro esclusione[34].

Questa 1° scelta si rivelerà assai presto senza alcun successo, piena di scontri, amarezze partigiane e fonte di costanti pettegolezzi, specialmente per quanto riguarda quelli intercorsi tra Eaton, il Vicepresidente Calhoun e Van Buren. Entro la primavera del 1831 tutti (tranne B. Taylor) furono costretti a rassegnare le proprie dimissioni[36] Le seguenti selezioni di Gabinetto funzioneranno invece molto meglio per quel che concerne i rapporti interpersonali e la capacità di lavorare in squadra coordinati e affiatati[37].

Il nipote di Jackson, Andrew Jackson Donelson, occupò la posizione di segretario personale del presidente, mentre la moglie Emily Donelson fungeva da First lady degli Stati Uniti d'America ai ricevimenti della Casa Bianca. Anche il generale William Berkeley Lewis e il giornalista Amos Kendall divennero degli stretti consiglieri presidenziali[38].

Jackson nominò nuovi funzionari a metà del 1831, con solo Barry che rimaneva al suo posto. Il governatore del Territorio del Michigan Lewis Cass divenne così Segretario alla Guerra, l'ambasciatore ed ex membro del Congresso Louis McLane del Delaware assunse la carica di Segretario al Tesoro, il senatore Edward Livingston della Louisiana sarà il nuovo Segretario di Stato, e infine il senatore Levi Woodbury del New Hampshire ricoprirà la posizione di Segretario della Marina Militare.

Roger Brooke Taney, che aveva servito come Attorney general del Maryland, sostituì Berrien come procuratore generale. In contrasto con le scelte iniziali i membri del governo nominati nel 1831 erano importanti leader nazionali, nessuno dei quali era allineato con Calhoun[39]. Al di fuori dell'amministrazione il giornalista Francis Preston Blair emergerà come uno dei consulenti più influenti[40].

All'inizio del suo secondo mandato Jackson trasferì McLane alla carica di Segretario di Stato, mentre William John Duane sostituì McLane come Segretario al Tesoro e Livingston divenne l'ambasciatore in Francia[41]. A causa della sua opposizione alla rimozione di fondi federali da parte della National Bank Duane fu licenziato dal governo prima della fine del 1833. Taney divenne così il nuovo Segretario al Tesoro, mentre Benjamin Franklin Butler sostituì quest'ultimo come Procuratore Generale[42].

Il presidente sarà costretto a modificare nuovamente la propria compagine governativa nel 1834 dopo che il Senato rifiutò la nomina di Taney e McLane si dimise. John Forsyth della Georgia fu allora nominato Segretario di Stato, Mahlon Dickerson sostituì Woodbury come Segretario alla Marina e Woodbury divenne il quarto e ultimo Segretario al Tesoro sotto Jackson[43].

Il presidente infine licenzierà Barry nel 1835 dopo numerose lamentele sorte sull'efficacia di quest'ultimo e scelse Amos Kendall come suo sostituto[44].

Nomine giuridicheModifica

In totale Jackson nominerà 23 giudici federali: 5 di questi presso la Corte suprema degli Stati Uniti d'America e diciotto nei tribunali distrettuali degli Stati.

Il presidente avrà occasione di scegliere sei persone alla Corte Suprema[45][46]. Il suo primo incaricato al ruolo di Giudice associato, John McLean, era stato nominato al posto di William Barry Taylor dopo che questi aveva accettato di diventare Direttore generale delle Poste[47]. McLean "ha trasformato i Whig e ha sempre progettato per vincere" la presidenza.

I suoi due successivi incaricati - Henry Baldwin e James Moore Wayne - non erano d'accordo con il presidente su alcuni punti, ma venivano malamente considerati anche dai nemici di Jackson[48]; come premio per i servizi resi Jackson nominò Roger Brooke Taney per coprire un posto resosi vacante nel gennaio del 1835, ma la nomina non fece in tempo ad ottenere l'approvazione del Senato[47].

Il Presidente della Corte Suprema John Marshall morì nel 1835, lasciando ben due seggi liberi; il presidente poté così nominare Taney al suo posto e Philip Pendleton Barbour come ulteriore giudice associato. Entrambi vennero rapidamente confermati[49].

Taney ricoprirà il ruolo di capo della Corte fino al 1864, presiedendo un tribunale - la Corte Taney - che confermerà molti dei precedenti stabiliti dalla precedente Corte Marshall[50]; fu generalmente considerato un giudice capace e rispettabile, ma la sua opinione espressa nella sentenza per il caso Dred Scott contro Sandford in gran parte oscurerà la sua carriera[51].

Nell'ultimo giorno utile di presidenza Jackson nominò infine anche John Catron, che otterrà la conferma all'avvio della presidenza di Martin Van Buren[52].

Fonti:[53].

# Nome Seggio Stato Succeduto a Nomina Conferma Inizio
servizio attivo
Termine
servizio attivo
1 John McLean   Ohio Robert Trimble 6 marzo 1829 7 marzo 1829 7 marzo 1829 4 aprile 1861
2 Henry Baldwin   Pennsylvania Bushrod Washington 4 gennaio 1830 6 gennaio 1830 6 gennaio 1830 21 aprile 1844
3 James Moore Wayne   Georgia William Johnson 6 gennaio 1835 9 gennaio 1835 9 gennaio 1835 5 luglio 1867
4 Philip Pendleton Barbour   Virginia Gabriel Duvall 28 dicembre 1835 15 marzo 1836 15 marzo 1836 25 febbraio 1841
5 Roger Brooke Taney Presidente   Maryland John Marshall 28 dicembre 1835 15 marzo 1836 15 marzo 1836 12 ottobre 1864
6 John Catron   Tennessee Carica istituita 3 marzo 1837 8 marzo 1837 8 marzo 1837 30 maggio 1865

A questi va aggiunto William Smith, scelto il 3 marzo del 1837; il giorno 8 seguente declinerà l'invito. Jackson nominò anche diciotto giudici presso i tribunali distrettuali degli Stati Uniti.

Giudice Corte Inizio servizio
attivo
Termine servizio
attivo
George Adams   Mississippi 20 gennaio 1836 30 settembre 1838[54]
Philip Pendleton Barbour   Virginia Orientale 8 ottobre 1830[55] 17 marzo 1836
Morgan Welles Brown   Tennessee Occidentale
Tennessee Orientale
3 gennaio 1834 7 marzo 1853
John Wilson Campbell   Ohio 7 marzo 1829 24 settembre 1833
Peter Vivian Daniel   Virginia Orientale 19 aprile 1836 3 marzo 1841
Powhatan Ellis   Mississippi 14 luglio 1832 5 gennaio 1836
Samuel Hadden Harper   Louisiana Occidentale
Louisiana Orientale
7 marzo 1829 19 luglio 1837
Matthew Harvey   New Hampshire 2 novembre 1830[56] 7 aprile 1866
Upton Scott Heath   Maryland 4 aprile 1836 21 febbraio 1852
Jesse Lynch Holman   Indiana 16 settembre 1835[57] 14 marzo 1842
Thomas Irwin   Pennsylvania Occidentale 14 aprile 1831[58] 4 gennaio 1859
Benjamin Johnson   Arkansas 29 giugno 1836 2 ottobre 1849
Andrew Thompson Judson   Connecticut 4 luglio 1836 17 marzo 1853
Humphrey Howe Leavitt   Ohio 30 giugno 1834 1º aprile 1871[59]
Thomas Bell Monroe   Kentucky 8 marzo 1834 18 settembre 1861
Benjamin Tappan   Ohio 12 ottobre 1833[60] 29 maggio 1834
Robert William Wells   Missouri 27 giugno 1836 22 settembre 1864[61]
Ross Wilkins   Michigan 26 gennaio 1837 18 febbraio 1870[62]
 
La Bandiera degli Stati Uniti d'America a 24 stelle, in uso fino al 1836.

Sentenze maggiormente rilevantiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Diritto degli Stati Uniti d'America.
  • Nazione Cherokee contro Georgia – 1831
  • Worcester contro Georgia – 1832
  • Charles River Bridge contro Warren Bridge – 1837

Nuovi Stati ammessi nell'UnioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stati per data di entrata negli Stati Uniti d'America.

Furono due i nuovi Stati federati degli Stati Uniti d'America ammessi nell'Unione mentre si trovava in carica il presidene Jackson:

Filosofia politicaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Democrazia jacksoniana.

Il nome di Jackson è stato fin da subito associato alla sua particolare forma democratica o allo spostamento e all'espansione della democrazia con il passaggio del potere politico dalle élite prestabilite agli elettori ordinari basati sui partiti politici. "The Age of Jackson" ha dato forma all'agenda nazionale e alla politica statunitense[65].

La filosofia di Jackson come presidente fu molto simile a quella di Thomas Jefferson, poiché sosteneva i valori del repubblicanesimo detenuti dalla generazione rivoluzionaria della guerra d'indipendenza americana[66]. Il presidente temette soprattutto che gli "interessi degli avidi raccoglitori di denaro" e quelli più prettamente commerciali avrebbero potuto corrompere i genuini valori repubblicani[67].

Credette inoltre fortemente nella capacità della gente di "arrivare alle giuste conclusioni" e penserà sempre che questi avrebbero dovuto avere il diritto non solo di eleggere, ma anche di "istruire i loro mandatari e rappresentanti"[68]. I titolari degli uffici pubblici avrebbero quindi dovuto solo obbedire alla volontà popolare o in alternativa rassegnare le proprie dimissioni[66].

Rifiutò il punto di vista di una Corte Suprema potente e indipendente, sostenendo invece che "il Congresso, il Governo federale e la Corte avrebbero dovuto essere guidati dalle proprie opinioni sulla Costituzione[69].

Jackson pensò che i giudici della Corte dovessero essere scelti per poi poter candidarsi e venire nominati alle elezioni e credette nel rigoroso costruzionismo come il modo migliore per assicurare il dominio democratico[70]. Richiese anche dei limiti di mandato per i presidenti e l'abolizione del Collegio elettorale[71].

 
Il 22º Congresso nel 1830-1831: in blu i Jacksoniani, in rosso gli anti-Jacksoniani, in giallo gli anti-massonici.

Primo mandatoModifica

Affari interniModifica

Scandalo PetticoatModifica

Il presidente rimarrà sempre intensamente devoto alla "difesa dell'onore" proprio e del ruolo ricoperto. La crisi sopraggiungerà quando pesanti riferimenti di natura sessuale incominceranno a circolare attorno alla moglie di uno dei membri anziani del Gabinetto, storie che se si fossero rivelate anche solo parzialmente veritiere avrebbero contribuito ad infangare seriamente il senso dell'onore dell'amministrazione nel suo complesso[72].

 
Peggy Eaton, nata Margaret O'Neal, in una scatola di sigari; a sinistra il presidente Jackson viene presentato alla giovane, mentre a destra due dei suoi tanti amanti che si sfidano a duello per conquistarne i favori e le grazie.

L'"Affare Petticoat" si trascinerà per più di due anni, impegnando una buona metà del 1º mandato di Jackson. Circoleranno a lungo diffusi pettegolezzi nei riguardi di Peggy Eaton, la ventottenne legittima sposa del Segretario alla Guerra John Eaton.

 
Ritratto del Segretario alla Guerra John Eaton, marito della chiacchierata Peggy Eaton.

Si affermerà che la donna fosse stata alquanto disinvolta nelle faccende inerenti la "morale" pubblica e privata mentre lavorava nella taverna di proprietà paterna, questo ogniqualvolta il giovane sposo - l'ufficiale dell'United States Navy John B. Timberlake - si trovava lontano in mare aperto. Meno di un anno dopo la morte del primo marito inizieranno a girare scherzi e barzellette tra gli "uomini di mondo" sul fatto che "Eaton ha appena sposato la sua amante, ma al contempo anche l'amante di undici dozzine di altri maschi!"[73].

Permettere la presenza di una "prostituta" all'interno della compagine governativa (definita allora come una sorta di "famiglia ufficiale della nazione") era del tutto impensabile. Ma lo stesso Jackson, dopo aver perduto egli stesso la moglie a seguito di "orribili voci" che la avrebbero riguardata, comprenderà molto bene che i cosiddetti "venditori di chiacchiere" avrebbero finito - grazie alla presunta colpevole - col portare il perenne disonore e discredito sull'intero Governo federale degli Stati Uniti d'America.

 
Una foto di Peggy Eaton.

L'autore Christopher G. Bates dichiara che "quando difendeva l'onore di Peggy Eaton, Jackson difendeva allo stesso modo anche l'onore della moglie da poco deceduta"[74].

Il presidente fu uno dei massimi esponenti del patriarcato e in quanto tale si aspettò di poter controllare - quand'anche non dominare in senso stretto - tutti gli appartenenti del proprio gruppo amministrativo; si attese pertanto che i membri del suo Gabinetto avrebbero fatto di tutto per "controllare con assiduità le rispettive consorti". La prenderà sempre come una questione di autorità e carisma; Jackson giungerà ad affermare - esponendosi così in prima persona - che Peggy "pratica la castità come una vergine!"[75]

Nel frattempo però le mogli degli altri ministri cominceranno ad insinuare che fossero in gioco gli interessi e l'onore di tutte le donne americane: credettero fermamente che una donna responsabile non avrebbe mai e poi mai dovuto concedere ad un uomo favori sessuali senza avere la previa certezza che egli fosse seriamente intenzionato a condurla all'altare per "celebrare ufficialmente il santissimo Sacramento del matrimonio"[76].

Una qualsiasi rappresentante del "bel sesso" che avesse infranto un tal codice morale sarebbe stata per principio disonorevole e di conseguenza del tutto inaccettabile agli occhi della "migliore società" civile. L'autore D.W. Howe non manca di far osservare che questo sarà anche l'identico spirito del 1° femminismo negli Stati Uniti d'America il quale appena un decennio dopo plasmerà il movimento per i diritti delle donne, forte del grande successo ottenuto dal parallelo "Movimento per la temperanza"[77].

 
Il gabinetto ministeriale ritratto mentre riceve con tutti gli onori la celebre attrice e ballerina di origini francesi Madame Céleste.

Le mogli dei corrieri diplomatici del Vecchio continente, ancora appartenenti all'aristocrazia e alla "nobiltà del sangue", si scrolleranno invece di dosso la questione con una semplice alzata di spalle; ebbero difatti i loro privilegiati interessi nazionali da sostenere, avendo inoltre sperimentato come si vivesse nell'"Alta società" sia a Parigi che a Londra[78].

 
Floride Calhoun, moglie del Vicepresidente John Calhoun nonché grande nemica di Peggy Eaton.

Ma nella "Madrepatria" il Segretario di Stato Martin Van Buren stava già formando una coalizione contraria al Vicepresidente John Calhoun; ora poteva intravedere finalmente una buona occasione per poterlo colpire duramente tessendogli una trappola tutt'attorno![79]

Sia il presidente che Van Buren difenderanno a spada tratta i coniugi Eaton; tuttavia le altre spose dei membri del Gabinetto presidenziale - capitanate dalla moglie di Calhoun Floride - rappresenteranno le intransigenti "Petticoats" (le "sottane" o "sottovesti") ed eviteranno sdegnosamente ogni contatto pubblico con gli Eaton oramai travolti dalla maldicenza generale e dalla diffamazione: daranno in tal maniera un chiaro segnale alla nazione sul fatto che entrambi si fossero macchiati immergendosi nel disonore più vergognoso[80][81].

Van Buren troverà la soluzione più adatta all'incresciosa situazione venutasi a creare nel 1831: l'intero Gabinetto avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni! Jackson concluderà che proprio Calhon fosse il più diretto responsabile della diffusione incontrollata delle voci; il "Piccolo Mago" Van Buren crescerà esponenzialmente nei favori del presidente tanto da volerlo inviare in qualità di ambasciatore nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda[82][83].

Ai sostenitori di Calhoun nell'Aula del Senato non rimarrà quindi altro da fare che bloccare la nomina; ma proprio ciò darà a Jackson ogni ragione per magnificarne il ruolo, fino a farlo diventare uno degli elementi principali e indispensabili dell'Amministrazione. Diverrà quindi il compagno di corsa del presidente alle Elezioni presidenziali del 1832[84][85].

Jackson acquisterà anche il giornale Globe con l'intento precipuo di avere a disposizione un'arma per combattere la "fabbrica dei pettegolezzi"[86].

 
Rotta della rimozione degli indiani del Sud in direzione del Territorio indiano.

Rimozione degli indianiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Deportazione degli indiani, Evoluzione territoriale degli Stati Uniti d'America e Regioni storiche degli Stati Uniti d'America.

Nel corso dei suoi anni in carica il presidente si adopererà per far stipulare oltre 70 trattati con i Nativi americani degli Stati Uniti d'America sia nel "Vecchio Sud-ovest" che nel Territorio del nord-ovest[87]. La presidenza di Jackson segnerà una nuova era nelle relazioni bilaterali tra anglo-americani e indiani la quale avvierà una politica di rimozione e trasferimento più o meno forzato dei legittimi proprietari dei territori sottoposti a contenzioso[88].

Lo stesso presidente parteciperà e si attiverà a volte in prima persona nei processi di negoziazione degli accordi con le varie tribù chiamate in causa, sebbene in altre occasioni lascerà lo svolgersi delle trattative interamente ai propri subordinati. I gruppi meridionali compresero i Choctaw, i Creek, i Chickasaw, i Seminole e i Cherokee (alcune di queste facenti parte delle cosiddette Cinque Tribù Civilizzate)[89].

Quelli del Nord-ovest invece inclusero i Chippewa (o Ojibway), gli Odawa e i Potawatomi. Sebbene i conflitti tra le parti si siano verificati sia al Nord che al Sud il problema rimarrà per lungo tempo assai più grave nel meridione del paese, là ove le popolazioni indiane Native costituivano un numero ben maggiore di presenze.

 
Cartello storico del "Cherokee Heritage Centre" a Tahlequah, che ricorda l'arrivo dei Cherokee nell'Oklahoma al termine del sentiero delle lacrime conclusosi nel corso della presidenza di Martin Van Buren.

Quelle che verranno definite come Guerre indiane scoppieranno ripetutamente, spesso quando le tribù indigene - in special modo i dissidenti Muscogee e i Seminole - rifiuteranno in seguito per vari motivi di attenersi ai trattati concordati. La Guerra seminole (1835-1842) iniziata nel dicembre del 1835 si trascinerà per più di 6 anni e terminerà soltanto nell'agosto del 1842 all'inizio della presidenza di John Tyler[90].

Sebbene i rapporti tra coloni di origini europee, e in seguito americani, con gli indiani fossero stati nella stragrande maggioranza dei casi variamente complicati cominceranno a diventarlo sempre di più una volta che gli insediamenti dei bianchi cominceranno a spingersi sempre più in direzione del West, questo a partire dagli anni immediatamente successivi alla Guerra d'indipendenza americana.

Spesso questi rapporti rimarranno in uno stato più o meno pacifico, seppur diventassero man mano che il tempo passava più tesi e talvolta persino violenti, sia da parte dei coloni che degli indiani. Almeno all'inizio, tra la presidenza di George Washington e fino alla presidenza di John Quincy Adams la questione postasi verrà tipicamente ignorata o trattata assai alla leggera; ma al tempo di Jackson una tale politica attuata dai predecessori era oramai diventata nella pratica quotidiana in larga parte del tutto insostenibile.

Il problema si farà quindi particolarmente acuto nel Sud, particolarmente nelle terre della Georgia o immediatamente confinanti con quello Stato federato; proprio laddove le popolazioni indiane risulteranno essere maggiori, con una più ampia densità ma anche al contempo più "americanizzate" di quelle del Nord.

All'interno di questa situazione si svilupperà un crescente movimento popolare e politico il quale condurrà a richiedere a gran voce di affrontare in una maniera decisiva e chiara quella che era divenuta con il passare dei decenni la "questione indiana". Ben presto si svilupperà quindi una politica di "delocalizzazione" rivolta ad alcune tra le più ampie popolazioni indigene.

Il presidente, che di tutto si sarebbe potuto accusare tranne che di timidezza o indecisione caratteriale, diventerà quindi un aperto sostenitore di una tale teoria: far trasferire permanentemente i nativi - con le buone o con le cattive - ricollocandoli in quelle regioni rimaste ancora libere dall'influenza dei "visi pallidi" e poste molto più a Nord-ovest. In quella pratica che alcuni tra i più autorevoli storici successivi considerano essere l'aspetto di gran lunga maggiormente controverso dell'intera amministrazione[91].

Ciò verrà a cozzare di netto con le azioni messe in atto dal suo immediato predecessore, John Quincy Adams fu difatti sempre teso a proseguire la politica originaria della neonata nazione, quella cioè di lasciare che il problema si manifestasse per poi entrare in campo con un intervento che avrebbe dovuto mantenersi nei limiti del minimo indispensabile[92].

La presidenza di Jackson avrà quindi luogo in una nuova era nelle relazioni angloamericane-indiane in quanto contrassegnerà l'attiva azione federale, promuovendo la rimozione e la delocalizzazione di massa, ossia quella che si rivelerà essere un vero e proprio atto di deportazione generalizzata. In quanto tale per tutto il periodo intercorso tra il 1830 e il 1835 inoltrato le relazioni indiane tra le tribù meridionali e i relativi governi statali statunitensi arriveranno a toccare un punto assai critico[93].

Durante il suo primo Discorso sullo stato dell'Unione, il messaggio annuale rivolto al Congresso, il presidente l'8 dicembre del 1829 sosterrà che la terra posta ad Ovest del fiume Mississippi avrebbe dovuto da quel momento in poi essere riservata alle tribù indiane.

Entrambi i rami dell'Assemblea svilupperanno quindi un disegno di legge per la rilocazione (Indian relocation bill) e Jackson avrà modo di trovare molti sostenitori sia al Senato che alla Camera dei Rappresentanti, parlamentari i quali si troveranno pienamente d'accordo con l'obiettivo proposto.

Già il 26 di maggio dell'anno seguente verrà approvata l'Indian Removal Act (Testo completo su Wikisource), che il presidente controfirmerà immediatamente trasformandola in una legge federale a tutti gli effetti. L'Atto autorizzerà Jackson a negoziare tutta una serie di trattati con l'intenzione dichiarata di acquistare le terre tribali ad Est in cambio di altre regioni più ad Ovest, al di fuori pertanto dei confini nazionali allora esistenti[94].

Il positivo passaggio della proposta sarà il primo grande trionfo legislativo del presidente e segnerà l'irruzione del Partito Democratico nella scena della società politica americana. La promulgazione dell'Atto legislativo sarà particolarmente popolare nel Sud, laddove la continua crescita demografica e la scoperta dell'oro nelle zone sottoposte - in linea teorica - alla giurisdizione georgiana, ma abitate altresì dai Cherokee, avevano velocemente fatto velocemente aumentare la pressione a favore di un inglobamento forzoso dei territori tribali[95].

 
Targa commemorativa posta all'ingresso del "Cherokee Removal Memorial Park " nella Contea di Meigs (Tennessee).

Proprio lo Stato della Georgia rimarrà coinvolto in un contenzioso giuridico con i rappresentanti della "Nazione Cherokee", controversia che culminerà con la decisione adottata dalla Corte Suprema nel 1832; la sentenza del caso Worcester contro Georgia esprimerà in forma diretta l'opinione del Presidente della Corte John Marshall: egli scriverà che lo Stato non avrebbe potuto imporre le proprie leggi sulle tribù interessate[96].

Al presidente viene spesso, anche se erroneamente, attribuita la seguente risposta: ""John Marshall ha preso la sua decisione, ora lasciatemela applicare a modo mio""; la citazione è stata difatti creata "ad hoc" nel 1863 - in piena guerra di secessione americana - dal giornalista Horace Greeley il quale proprio in quel lasso di tempo si stava avvicinando sempre più alle posizioni Radical fortemente anti-sudiste del Partito Repubblicano.

 
Ritratto di John Ridge in un dipinto di Charles Bird King.

Fatto sta che Jackson utilizzerà altresì l'esplosione della crisi georgiana per cercare di mediare un accordo in base al quale i leader Cherokee - rimane però controverso e oggetto di dibattito anche assai acceso su quanto spontaneamente lo abbiano fatto - accetteranno alfine un Trattato di rimozione che il avrebbe condotti nel neo-costituito Territorio indiano (il futuro Stato dell'Oklahoma).

Un tratto del sentiero delle lacrime rimasto intatto all'interno del "Village Creek State Park" dell'Arkansas.

Uno dei gruppi indigeni guidato da John Ridge negozierà il Trattato di New Echota con i rappresentanti federali; Ridge non era però un capo ampiamente riconosciuto come tale all'interno della Nazione Cherokee, con la conseguenza diretta che il documento verrà da alcuni rifiutato come altamente illegittimo[97]. Il "collaborazionista" Ridge verrà assassinato nel 1839.

Un altro gruppo di Nativi giungerà a presentare una petizione in segno di protesta contro la proposizione di rimozione, anche se a causa di ritardi e tempistiche errate essa non verrà mai presa in considerazione né dall'Assemblea congressuale né tanto meno dalla Corte suprema[98].

 
Il percorso del "sentiero delle lacrime".

Il Trattato verrà fatto compiutamente applicare solo dalla successiva presidenza di Martin Van Buren la quale invierà in loco 7.000 soldati per mettere in opera la politica concordata di trasferimento. A causa delle lotte intestine scoppiate tra le diverse correnti politiche statunitense molti Cherokee arriveranno a pensare - quando avrà inizio la campagna di spostamento - che i loro appelli potessero venire ancora presi in considerazione[99].

 
Il Memoriale eretto a "New Echota", capitale Cherokee, in ricordo dei 4.000 indiani periti durante la marcia forzata che li avrebbe portati nel Territorio indiano a loro destinato.

In seguito a ciò almeno 4.000 indiani moriranno lungo il cammino, in quello che verrà per questo motivo ribattezzato come il "Sentiero delle lacrime". Intorno agli anni 1830 - sottoposti alla costante pressione volta a farli andar via da parte dei coloni bianchi americani - ciascuna delle 5 tribù meridionali aveva già ceduto la maggior parte delle proprie terre, ma nonostante ciò gruppi considerevoli di autogoverno continuarono a sopravvivere negli Stati odierni della Georgia, dell'Alabama, del Mississippi e della Florida rifiutandosi in maniera sporadica ma decisa di spostarsi[98].

Tutti questi - con l'eccezione dei Seminole - si erano fino ad allora ritrovati a coesistere in un ampio contesto di pacificazione con i bianchi, resistendo ai suggerimenti di coloro che avrebbero invece voluto una radicale rottura dei rapporti, tanto che i loro metodi gli valsero il titolo di "Cinque tribù civilizzate"[98].

 
Localizzazione dell'odierno "Great Smoky Mountains National Park".

Oltre 45.000 indiani saranno trasferiti in direzione dell'Ovest durante l'ottonato dell'amministrazione Jackson, anche se poco dopo alcuni Cherokee torneranno indietro o migreranno sulle Great Smoky Mountains lungo il confine tra la Carolina del Nord e il Tennessee[100].

 
L'area approssimativa della Nazione Choctaw interessata nel 1830 dal Trattato di Dancing Rabbit Creek, attraverso il quale gli indiani si trovarono costretti a migrare ad Ovest del futuro Stato del Mississippi.
Trattati stipulati
 
Le regioni Cherokee, Creek e Choctaw cedute all'Alabama a seguito del Trattato di Cusseta.
  • Trattato di Cusseta con i Creek - 24 marzo del 1832.
  • Trattato di Payne's Landing con i Seminole - 9 maggio del 1832.
  • Trattato di New Echota con i Cherokee - 29 dicembre del 1835.
  • Trattato con le Nazioni Chippewa, Ottowa e Potawatamie - 21 febbraio del 1835[101].
Conflitti esplosi
  • Guerra di Falco Nero tra maggio e agosto del 1832.
  • Seconda delle Guerre seminole tra il dicembre del 1835 e l'agosto del 1842, intervallata da un cessate il fuoco tra gennaio e giugno del 1837.
  • Seconda guerra Creek tra maggio e luglio del 1836, con una prosecuzione di violenze sporadiche anche nel corso dell'anno seguente.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Martin Van Buren § Rimozione degli indiani.


Impatto sulla reputazione di JacksonModifica

La reputazione del presidente soffrirà in modo significativo a causa del suo trattamento degli indiani. Il quel tempo molti oppositori politici, ma anche innumerevoli leader religiosi, denunceranno con forza la politica di allontanamento adottata[102]. Gli storici moderni che ammirano la forte leadership dimostrata da Jackson, come Arthur M. Schlesinger Jr., salteranno la "questione indiana" con appena una nota a piè di pagina.

Ancora nel 1969 il gesuita Francis Paul Prucha affermava che l'attuazione della rimozione delle "Cinque tribù civilizzate" dall'ambiente bianco molto ostile del Vecchio Sud in cui si trovavano fino all'Oklahoma probabilmente salvò la loro stessa esistenza[103].

Nel corso degli anni 1970 tuttavia Jackson subirà un forte attacco da parte degli scrittori della sinistra politica come Michael Paul Rogin e Howard Zinn, principalmente proprio su questo argomento; quest'ultimo lo definirà "un assassino sterminatore di indiani"[104][105].

 
La fiamma eterna della Nazione Cherokee al "Red Clay State Park" della Contea di Bradley (Tennessee).

Con lo scoccare del XXI secolo il giudizio storico e la conseguente valutazione dell'operato presidenziale si è fatta assai più sfumata e mista; Paul R. Bartrop e Steven Leonard Jacobs sostengono che le politiche di Jackson non soddisfacevano il criterio del genocidio o comunque del genocidio culturale[106]. Lo storico di Jackson Steve Inskeep riferisce:

«I recenti biografi di Jackson, come Jon Meacham[107] e H.W. Marchi[108], descrivono candidamente il costo umano della politica del presidente mantenendolo nella prospettiva più ampia della sua carriera complessiva. Sean Wilentz, in The Rise of American Democracy[109], osservò che mentre Jackson era pur sempre un "paternalista" il quale non evitava di dire ad ogni pié sospinto agli indiani che cosa fosse meglio per loro, questo paternalismo non era equivalente al genocidio[110]

 
La banconota da 20 dollari con l'effigie del presidente.

Nel dibattito scoppiato nel 2015 sull'eliminazione dell'effigie del presidente dalla banconota da 20 dollari la deportazione degli indiani è stata spesso citata come una buona ragione per farlo[111]. Un collaboratore di Slate ha infine dichiarato:

«"Il 7° Presidente degli Stati Uniti d'America ha inventato né più né meno che la pratica genocida, per questo dovrebbe essere condannato con fermezza e non certo onorato o osannato"[112]


Lotta alla corruzione, riforme e agevolazioni pensionisticheModifica

Nel tentativo di eliminare dal governo federale la corruzione presente nelle precedenti amministrazioni il Jackson farà avviare indagini presidenziali approfondite in tutti gli uffici e dipartimenti del Gabinetto esecutivo[113].

Nel corso di tutti gli anni 1830 grandi somme di denaro pubblico finirono con l'essere messe nelle mani dei diversi funzionari preposti e Jackson, ritenendo che tali assistenti dovessero essere assunti esclusivamente per i loro meriti e capacità dimostrate, ritirò il proprio sostegno a molti candidati che supponeva fossero negligenti nel campo gestionale dei fondi ricevuti[114].

Il presidente stimolerà il Congresso a riformare le legislazioni per quanto riguardava l'appropriazione indebita, la netta riduzione delle richieste fraudolente per ottenere le pensioni federali e l'approvazione di leggi per prevenire l'evasione dei dazi doganali e migliorare la contabilità pubblica.

Il Direttore generale delle poste William Barry Taylor verrà costretto a rassegnare le proprie dimissioni nel 1835 a seguito di un'inchiesta svolta dall'Assemblea congressuale sul servizio postale la quale rivelò una cattiva gestione dell'intero apparato, con atti di collusione e favoritismi nell'assegnazione di assai lucrativi contratti, una mancata revisione dei conti e la totale assenza di una seppur minima supervisione delle prestazioni contrattuali. Sarà infine sostituito da Amos Kendall il quale continuerà ad attuare le riforme necessarie così fortemente volute dal presidente[115].

Jackson chiederà inoltre ripetutamente, nei suoi messaggi annuali al Congresso del Discorso sullo stato dell'Unione, l'abolizione del Collegio elettorale tramite la promulgazione di un emendamento costituzionale[116][117]. Nel suo terzo intervento esprimerà il suo punto di vista nei termini seguenti:

«Ho finora approvato delle proposte di emendamenti della Costituzione federale che concedono l'elezione del Presidente e del Vicepresidente direttamente al popolo e limitano il servizio del primo ad un unico mandato. Considero questi cambiamenti nella nostra legge fondamentale molto importanti e non posso, secondo il mio senso del dovere, omettere di insistere perché vengano presi nella dovuta considerazione da un nuovo Congresso il quale si rivela - in questo caso - essere ampiamente necessario[71]

Durante l'era Jacksoniana si vedranno realizzati anche vari miglioramenti per quanto concerne le disposizioni finanziarie a favore dei veterani e dei loro familiari; la Service Pension Act of 1832 ad esempio fornirà delle agevolazioni pensionistiche ai veterani "anche dove non esistevano evidenti necessità finanziarie o fisiche"[118], mentre un Atto del 1836 consentirà alle vedove dei soldati della Guerra d'indipendenza americana - le quali soddisfacevano determinati criteri - di ricevere le pensioni dovute ai mariti[119].

Rotazione delle cariche e spoils systemModifica

Entrando in carica nel 1829 Jackson impose il Tenure of Office Act (1820) il quale limitava i mandati d'ufficio della pubblica amministrazione dietro nomine partitocratiche e autorizzava al contempo il presidente a rimuovere e rinominarne indiscriminatamente i membri scelti direttamente dai partiti politici.

Ritenne che una rotazione delle cariche fosse in realtà una riforma democratica che avrebbe impedito la successione degli incarichi da padre a figlio - la quale seguiva ancora il modello precedente riservato all'aristocrazia - rendendo in tal modo l'apparato della funzione pubblica pienamente responsabile della volontà popolare[120]. Dichiarerà che la rotazione delle nomine negli uffici politici dovesse essere "il principio guida del credo repubblicano"[116].

Nel dicembre del 1829 il neo-presidente affermerà di fronte all'Assemblea congressuale: "in un paese in cui gli uffici sono creati esclusivamente a beneficio della gente, nessuno ha più un diritto intrinseco ad assumerne il ruolo ufficiale rispetto a chiunque altro"[121][122]. Credette pertanto che la rotazione nelle nomine politiche avrebbe impedito lo svilupparsi di una burocrazia corrotta.

Molti tra i suoi primi sostenitori tuttavia si opporranno a questo punto di vista pensando invece che per rafforzare la lealtà del Partito si dovessero concedere le posizioni disponibili solo ad altri membri dell'apparato; nella pratica più immediata ciò avrebbe significato la prosecuzione del sistema di clientelismo facendo sostituire i dipendenti federali con amici o fedelissimi del proprio Partito di appartenenza.

Il numero dei detentori di cariche federali fatti rimuovere dal presidente è stato di molto esagerato dai suoi più accaniti avversari; nel corso del suo primo mandato ruoterà difatti non più del 20% dei detentori d'incarichi federali, molti dei quali per una palese mancata applicazione dei propri doveri d'ufficio piuttosto che per scopi eminentemente politici[123][124].

Jackson tuttavia utilizzerà in una maniera massiccia il potere presidenziale e l'immagine pubblica ad esso derivata per assegnare a compiti di responsabilità i suoi più fedeli seguaci concedendo loro le maggiori nomine degli uffici federali. L'approccio della Democrazia jacksoniana incorporò il patriottismo nei riguardi della nazione come una qualifica fortemente richiesta per poter ottenere la carica.

Dopo aver nominato un soldato che aveva perso una gamba combattendo sul campo di battaglia con un'imbarcazione che trasportava la posta il presidente dichiarerà: "se ha perso una gamba combattendo per il suo paese, questo è ... abbastanza per me"[125].

Il bisogno d'instillare forti dosi d'energia e sicurezza di sé al suo nuovo Partito nazionale e di conseguenza premiarne i suoi sostenitori, date le realtà politiche presenti a Washington, spingerà il presidente ad assumere scelte altamente partigiane, nonostante le proprie personali riserve[126].

I maggiori storici del periodo ritengono che la presidenza di Jackson abbia segnato, ne fosse egli volente o nolente, l'inizio di un'era di drastico declino dell'etica pubblica[127]. La supervisione su uffici e dipartimenti le cui operazioni rimanevano al di fuori della competenza federale (come la dogana del Porto di New York, il servizio postale, il Dipartimento della Marina, il Dipartimento della Guerra e infine anche il Bureau of Indian Affairs il cui budget era enormemente aumentato nel corso degli ultimi decenni) si dimostrerà essere alquanto difficoltosa.

 
"Nato per comandare": Re Andrew I in una vignetta satirica del 1832.

Altri aspetti dello spoils system, compresi l'acquisizione di uffici, la partecipazione forzata alla campagna elettorale dei partiti politici e la raccolta di valutazioni e accertamenti per determinare tassazioni e imposte non ebbero luogo in forma compiuta fino a dopo la presidenza di Jackson.

I fondatori del Partito Whig non disdegnarono di punzecchiarlo utilizzando per lui il nomignolo di "King Andrew I", chiamando la loro nuova aggregazione rifacendosi ai Whig (Regno Unito) che si erano opposti alla monarchia britannica durante il XVIII secolo[128].

Il presidente non solo premiò i propri sostenitori passati, ma promise anche lavori futuri se solo i politici locali e statali si fossero uniti alla sua squadra. Come ben spiega l'autore Syrett: "quando Jackson divenne presidente implementò la teoria della rotazione in ufficio, dichiarandola "un principio guida nel credo repubblicano""[129].

Credette sempre che la rotazione, rimasta ben salda nelle sue mani, avrebbe impedito lo svilupparsi di un servizio civile corrotto; d'altra parte i suoi difensori volevano usare il servizio civile per premiare i fedelissimi del Partito e renderne in tal modo la struttura molto più forte: ciò nella pratica significava sostituire i funzionari di quegli uffici con gli amici personali.

Ma l'origine di un tale sistema non ebbe origine da Jackson bensì dalla presidenza di Thomas Jefferson, quando vennero fatti rimuovere i detentori degli uffici affiliati al Partito Federalista scelti dalla precedente presidenza di John Adams[130]. Lo "Spoils system" non è stato inventato da Jackson; fu già ampiamente utilizzato dal Governatore di New York tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo (in particolare da George Clinton prima e dal nipote DeWitt Clinton poi)[131]

Seguendo una tale prassi non venne inoltre escluso l'intero servizio civile in quanto i licenziamenti non ammontarono ad oltre il 20% dei funzionali originari[132]. Mentre non avviò il "sistema di spoliazione" il presidente incoraggerà nei fatti la sua crescita esponenziale, dacendola così diventare una delle caratteristiche centrali del "Secondo sistema partitico", così come anche del Terzo fino alla sua conclusione sopraggiunta negli anni 1890.

 
Vignetta satirica di Thomas Nast. "In memoriam - il nostro servizio civile com'era": mostra la statua dell'ex presidente a cavalcioni di un maiale tra le cui zampe vi sono finite "frode", "corruzione" e "Spoils system" e dove si nutre di "saccheggi". Caricatura editoriale presentata in Harper's Weekly il 28 aprile 1877, p. 325.

Come spiega uno storico:

«Sebbene Jackson abbia licenziato molti meno impiegati del governo di quanto la maggior parte dei suoi contemporanei abbia immaginato e sebbene non abbia originato il sistema del "chi vince prende tutto", egli ha altresì compiuto cambiamenti più radicali nella burocrazia federale rispetto a quelli realizzati da tutti i suoi predecessori.

Ciò che è ancora più significativo è che ha difeso questi cambiamenti come un bene positivo: attualmente quando l'uso del clientelismo politico è generalmente considerato un ostacolo per un buon governo, vale la pena ricordare che Jackson e i suoi seguaci descrivono invariabilmente la rotazione negli uffici pubblici come una "riforma".

Era più che un modo per ricompensare gli amici e punire i nemici, era anche un espediente per rimuovere dai pubblici incarichi i rappresentanti dei gruppi politici minoritari i quali insistevano ad indicare il fatto che il presidente fosse stato corrotto dal lungo mandato assunto[133]

Crisi della nullificazioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cronologia degli eventi principali che hanno portato alla guerra di secessione americana e Origini della guerra di secessione americana.

«L'azione fu scatenata dalla Carolina del Sud, che contendeva alla Virginia la guida ideologica degli Stati Uniti meridionali e che, a differenza di essa, aveva velleità più separatiste che autonomiste. Jackson reagì: era risolutamente unionista e considerava la nullificazione di una legge federale da parte di uno Stato come un'autentica ribellione[134]

La nazione americana si ritroverà ad alto rischio nella più grave crisi della Storia degli Stati Uniti d'America sorta fino ad allora, esplosa proprio durante l'era Jacksoniana[135]. La "Nullification Crisis" del 1828-1832 unificherà le varie questioni di conflitto settoriale con i disaccordi sulle tariffe doganali, trasformandosi velocemente in una vera e propria minaccia di secessione da parte di uno degli Stati federati del Sud con un conseguente intervento militare da parte del presidente.

 
L'aliquota fiscale media delle tariffe daziarie dal 1821 al 2016.

Innanzitutto i politici del profondo Sud ebbero di che lamentarsi amaramente nei riguardi delle alte tariffe imposte, la "Tariff of Abominations" come venne subito chiamata, sulla fabbricazione dei prodotti della manifattura di uso ordinario provenienti dal continente europeo; ciò rendeva tali merci più costose rispetto a quelle degli Stati Uniti d'America nord-orientali, con la conseguenza di far aumentare i prezzi che si trovavano costretti a pagare i possessori di piantagione Sudisti.

Verrà sostenuto che le tariffe avvantaggiavano gli imprenditori industriali del Nord a spese esclusivamente degli agricoltori meridionali. Il problema s'intensificherà in una grave crisi regionale quando il Vicepresidente John Calhoun nell'ambito della "South Carolina Exposition and Protest (Testo completo su Wikisource) del 1828 sosterrà la rivendicazione espressa del proprio Stato origine, la Carolina del Sud.

Si dirà che essa aveva tutto il diritto di "nullify" - dichiarare nulla - la legislazione tariffaria appena promulgata a livello federale, ma più in generale ci si spingerà a dichiarare il diritto statale di annullare una qualsivoglia legge la quale, seppur approvata dall'Assemblea congressuale, andasse contro gl'interessi specifici di un singolo Stato[136].

Sebbene il presidente avrà tutto il modo di esprimere i suoi più accesi sentimenti di simpatia nei confronti del Sud nel corso del dibattito che ne seguirà, supporterà però anche vigorosamente "l'impossibilità di sciogliere l'Unione", la rafforzerà anzi prescrivendo rinnovati poteri effettivi per il governo centrale; inizierà la sua opera mediatrice cercando di far rientrare nelle file dell'opinione ufficiale il suo agitato Vice, ritrovandosi presto a dover affrontare la spinosa faccenda generata dalla Carolina: la pesante minaccia di una secessione[137].

Jackson non recederà mai di un passo né avrà un solo momento di dubbio dalla convinzione di dare un ferreo sostegno all'integrità nazionale. Particolarmente degno di nota si rivelerà l'incidente scoppiato il 13 aprile del 1830 alla cena del "Jefferson Day"; al termine essa prevedeva un brindisi e proprio in quest'occasione il leader Democratico Sudista Robert Young Hayne inneggiò all'"l'Unione degli Stati e alla sovranità degli Stati". Il presidente alzandosi aggiungerà con una voce tonante: "alla nostra Unione federale: che dev'essere preservata!"

Tutto lo svolgimento del banchetto sembrerà essere quindi una chiara sfida a Calhoun; egli avrà la possibilità di chiarire ulteriormente la sua posizione ribattendo: ""l'Unione, si: ma accanto alla nostra libertà, che è la cosa più cara!"[138]

Alla 1ª Convention nazionale Democratica che si tenne a Baltimora tra il 21 e il 23 maggio del 1832, progettata privatamente dai membri del cosiddetto "Gabinetto ombra", il Vice in carica e Jackson si separeranno politicamente tanto che Martin Van Buren lo verrà velocemente a sostituire come compagno di corsa del presidente incumbent nel "Ticket" delle Elezioni presidenziali del 1832[139].

A dicembre di quello stesso anno Calhoun rassegnerà le proprie dimissioni per poter svolgere il ruolo di rappresentante al Senato per la Carolina del Sud. Come diretta risposta alla richiesta di annullamento proveniente dallo Stato Sudista Jackson prometterà di farvi inviare le truppe per far rispettare le leggi.

Sempre a dicembre emetterà un clamoroso proclama contro i "nullifiers" e relativo Ordine di Nullificazione affermando che considerava "il potere di annullare una legge degli Stati Uniti, assunta da uno Stato, come incompatibile con l'esistenza stessa dell'Unione, contraddetta espressamente dalla lettera della Costituzione degli Stati Uniti d'America, non autorizzata dal suo spirito, in contrasto con ogni principio su cui è stata fondata e distruttiva del grande oggetto per cui è stata formata"[140].

La Carolina del Sud, dichiarerà inoltre il presidente, si pone in una situazione d'invalidità costituzionale "sull'orlo dell'insurrezione e del tradimento"; farà infine appello alla sua popolazione per riaffermare la fedeltà a quell'Unione per la quale i loro antenati avevano combattuto ed erano caduti. Jackson negherà esplicitamente una qualsiasi possibilità di "diritto alla secessione":

«La Costituzione... costituisce un governo e non una lega... Affermare che ogni Stato può, a proprio piacimento, ritirarsi dall'Unione equivale a dire che gli Stati Uniti non sono una nazione"[141]

Il presidente richiederà quindi al Congresso di far approvare un disegno di legge che autorizzasse esplicitamente l'uso della forza militare per far rispettare la legislazione tariffaria, ma il suo passaggio verrà ritardato fino a quando i protezionisti guidati da Henry Clay accettarono una tariffa di compromesso ridotta.

La "Force Bill" (Testo completo su Wikisource) e la "Compromise Tariff" saranno entrambe promulgate il 1º marzo del 1833 e Jackson le controfirmerà immediatamente. La Convention statale della Carolina del Sud quindi si riunirà per revocare la sua "nullification ordinance"; il progetto della "Force Bill" divenne pertanto discutibile in quanto non sembrò essere più necessario.

 
Mappa animata sulla situazione della schiavitù negli Stati Uniti d'America e nei suoi domini territoriali tra il 1789 e il 1861.

Il 1º maggio seguente il presidente scriverà profeticamente che

«la tariffa era solo il pretesto, mentre la disunione e la "Confederazione meridionale" erano l'oggetto reale, il prossimo pretesto sarebbe stato la questione inerente i negri e la schiavitù negli Stati Uniti d'America[142]

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Martin Van Buren § Schiavitù.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di James Knox Polk § Schiavitù.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Zachary Taylor § Tentativi di compromesso e ultimo periodo.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Millard Fillmore § Un grande compromesso.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Franklin Pierce § Dibattito sulla schiavitù e Bleeding Kansas.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di James Buchanan § Aggravamento delle tensioni sulla questione della schiavitù.

Veto Maysville Road e infrastruttureModifica

Jackson aveva svolto una campagna contro il sostegno dato dalla presidenza di John Quincy Adams alle proposte di creazione di nuove infrastrutture da finanziare a livello federale; ma a differenza di alcuni dei sostenitori più duri dei diritti di autonomia degli Stati, il presidente pensò che tali progetti fossero costituzionali fintantoché essi aiutavano la difesa nazionale o miglioravano l'economia degli Stati Uniti d'America nel suo complesso, piuttosto che servire solamente interessi localistici[143].

Nel "Maysville Road veto" Jackson porrà il proprio diritto di veto sopra una proposta legislativa che avrebbe dovuto finanziare la costruzione di una strada di collegamento tra due cittadine del Kentucky. I sostenitori dichiaravano che sarebbe diventata parte del sistema stradale nazionale, mentre il presidente ribatté ch'essa non era affatto d'importanza nazionale[144].

Nonostante il veto così espresso i finanziamenti federali alle infrastrutture sarebbero aumentai notevolmente durante il corso della presidenza Jackson, raggiungendo un totale superiore a tutte le precedenti amministrazioni messe insieme[145].

 
Una vignetta editoriale che mostra il presidente mentre combatte risolutamente contro il "mostro a più teste" rappresentato dalla Seconda banca degli Stati Uniti.

Guerra bancariaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Economia degli Stati Uniti d'America.

Il presidente si considerò un riformatore, seppur rimase impegnato nei vecchi ideali del repubblicanesimo, opponendosi aspramente a qualsiasi tendenza di regolazione amministrativa che avesse il sapore di favori speciali concessi per ottenerne in cambio degli interessi particolari.

Mentre Jackson non ha mai ingaggiato un duello fisico nella sua qualità di presidente, anche se aveva già avuto diverse occasioni di prendere a pistolettate gli avversari ideologici, rimase altresì ben altrettanto determinato nel distruggere i propri nemici sui campi di battaglia della politica. Il "Secondo sistema partitico" nascerà principalmente grazie alla determinazione del presidente nel voler annientare la Seconda banca degli Stati Uniti[146].

 
Un ritratto del 3º presidente della Seconda banca degli Stati Uniti Nicholas Biddle negli anni 1830.

Con la sua sede centrale a Filadelfia e con vari uffici e filiali nelle principali città del paese, l'agenzia istituita a livello federale operò in un certo qual modo in funzione di banca centrale, quasi esattamente come il Federal Reserve System del secolo successivo. I piccoli banchieri locali, ma anche molti politici, infastiditi dai controlli esercitati su di loro dal finanziere e investitore Nicholas Biddle, cominceranno presto a lamentarsene rumorosamente.

 
Caricatura di David Claypoole Johnston sulla guerra bancaria per quanto riguarda le accuse sul "Corrupt Bargain" espresse alle elezioni presidenziali del 1824 dal candidato Andrew Jackson contro l'allora Segretario di Stato Henry Clay. Quest'ultimo viene mostrato mentre reprime Jackson in uniforme da generale e seduto, mentre gli sta cucendo la bocca a forza. Dalla tasca di Clay sporge un foglio su cui è scritto: "cura per la calunnia".

A Jackson non piacquero mai in alcun modo le banche, la carta moneta per lui equivaleva ad un autentico anatema e provava fiducia solo nella circolazione di oro e argento (la cosiddetta valuta forte); dopo le erculee battaglie combattute a tal proposito contro Henry Clay - il suo antagonista principale sia nelle questioni finanziarie che in quelle più specificamente politiche - il presidente alla fine si impegnerà nel far tutto ciò che era in suo potere per interrompere la forte influenza acquisita ed esercitata in questo campo da Biddle[147].

Jackson continuerà ad attaccare lo sviluppo del sistema bancario ancora per tutti gli anni seguenti del suo governo. L'ordine esecutivo denominato "Specie Circular" del luglio 1836 rifiuterà la carta moneta fatta emettere dagli istituti bancari e pertanto non poté più essere utilizzata per l'acquisto di terreni di proprietà federale, insistendo invece nell'approvazione di monete d'oro e d'argento. La circolare, in conformità con la Coinage Act (1834), verrà realizzata compiutamente dalla successiva presidenza di Martin Van Buren. Richiese obbligatoriamente il pagamento del terreno governativo soltanto in oro e argento[148].

La maggior parte degli uomini d'affari e degli stessi banchieri indipendenti (sebbene non tutti) si getteranno a questo punto tra le braccia del neonato Partito Whig, facendo in tal maniera diventare le maggiori città commerciali e industriali delle loro roccaforti; ma proprio per tali manovre nel frattempo il presidente diventerà ancor più popolare tra le classi degli agricoltori di sussistenza e dei lavoratori a giornata, che continuavano ampiamente a diffidare sia dei grandi e piccoli banchieri che della finanza in generale[146].

La "Seconda banca nazionale" era stata stabilita nel 1816 dalla presidenza di James Madison con l'intento dichiarato di ripristinare l'economia del paese la quale era rimasta devastata dalla guerra anglo-americana del 1812-1814. Nel 1823 la presidenza di James Monroe nominerà N. Biddle, che diverrà il terzo e ultimo dirigente esecutivo della banca, a gestirla. Nel gennaio del 1832, su pressante consiglio dei suoi più stretti collaboratori e amici, presenterà all'Assemblea congressuale la richiesta di rinnovo della carta statuaria della banca, ben 4 anni prima della sua scadenza originaria ventennale.

 
Vignetta Democratica del 1832 che mostra il presidente mentre distrugge i "diavoli bancari".

Il disegno di legge favorevole al rinnovo passerà il vaglio dell'Aula senatoriale l'11 di giugno e quello della Camera il 3 luglio seguente; ma Jackson, ritenendo che quello dell'istituto bancario costituisse fondamentalmente un monopolio corrotto e i cui valori in azioni erano per lo più detenuti in mani straniere, porrà il proprio diritto di veto sopra la proposta.

Il presidente farà ampio uso della questione per promuovere quelli che avrebbero dovuto essere secondo le proprie intenzioni i "valori democratici", credendo che la banca fosse gestita esclusivamente per le classi sociali più abbienti a tutto discapito dei lavoratori e dei contadini; avrà l'occasione di dichiarare che la sua sussistenza non faceva altro che rendere "i ricchi sempre più ricchi e i potenti ancora più potenti"[149].

Il "National Republican Party" dell'ex presidente John Quincy Adams renderà però immediatamente il veto posto da Jackson un problematico caso politico d'ambito nazionale, tentando in tal maniera di minare fino alle fondamenta la popolarità presidenziale; gli oppositori politici più accaniti condanneranno il veto raffigurandolo come opera dell'"autentico gergo degli strati più bassi dell'umanità e della demagogia più spinta", supponendo che Jackson stesse usando la mossa della guerra di classe con l'intento esplicito di denunciare le basi stesse su cui si fondava la società costituita per ottenere il sostegno "dell'uomo della strada": un vero comunista ante litteram!

Politica esteraModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della politica estera statunitense.

La politica estera rimase nella generalità dei casi priva di grandi fatti o questioni d'importanza internazionale coinvolgenti la nazione né vi furono altresì incidenti diplomatici degni di spessore nelle relazioni intrattenute con gli altri paesi[150][151].

L'amministrazione si concentrerà soprattutto sull'espansione delle opportunità da dare al commercio internazionale[152]; verrà negoziato un accordo commerciale con il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda il quale aprirà le colonie delle Indie occidentali britanniche ai navigli mercantili americani. Un tale trattato economico era già stato cercato dai precedenti governi - tra cui la presidenza di John Quincy Adams - e finirà col rappresentare un notevole risultato per i rapporti con l'estero perseguiti dal presidente[153].

Il Dipartimento di Stato negozierà in prima persona anche degli accordi commerciali d'ordinaria amministrazione e improntati al pragmatismo finanziario con l'Impero russo, l'impero spagnolo, l'impero ottomano e il Siam. L'esportazione americana, in special modo quella del cotone, lieviterà di oltre il 75% tra il 1829 e il 1837 a fronte di un'impennata di quasi il 250% per quanta riguarda l'importazione complessiva[154].

Il presidente aumenterà anche i finanziamenti concessi alla United States Navy per utilizzarla a difesa degli interessi commerciali americani in aree remote come le isole Falkland facenti parte dell'impero britannico e Sumatra appartenente all'impero coloniale olandese[155].

Una seconda forte enfasi posta sulla politica estera di Jackson sarà quella relativa alla risoluzione delle "spoliation claims"[156]; la crisi più grave a tale riguardo consisteva difatti in un debito che la Monarchia di luglio doveva per i danni fatti da Napoleone Bonaparte due decenni prima.

 
L'ambasciatore William Cabell Rives negozierà con pieno successo i pagamenti che la Francia doveva agli Stati Uniti per i danni causati da Napoleone.

Pur accettando di pagare il regno di Luigi Filippo di Francia continuava a posticiparne i termini; il presidente compirà gesti dimostrativi improntati alla bellicosità e farà la voce grossa; mentre il neonato Partito Whig a lui avverso non si tratterrà dal ridicolizzarne le azioni. L'Ambasciatore degli Stati Uniti d'America in Francia William Cabell Rives riuscirà infine ad ottenere 25 milioni di franchi (equivalenti a circa 5 milioni di dollari) nel 1836[157][158].

Il "Dipartimento di Stato" stabilirà anche rivendicazioni di risarcimenti minori con Regno di Danimarca, impero portoghese e impero spagnolo[154].

Elezioni presidenziali del 1832Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1832.

Durante la campagna elettorale per la ricandidatura la questione inerente il mantenimento o meno della Seconda banca degli Stati Uniti divenne il problema principale; la comunità imprenditoriale nazionale mobilitò compattamente il suo sostegno contro Jackson[159]. Le elezioni hanno anche dimostrato il rapido sviluppo e l'organizzazione dei partiti politici nel corso di questo periodo storico[149].

Con l'avvicinarsi della scadenza elettorale La prima Convention nazionale del Partito Democratico tenutasi a Baltimora nel mese di maggio scelse Jackson e Martin Van Buren; il "National Republican Party,", che aveva tenuto la sua prima Convention sempre a Baltimora all'inizio del dicembre 1831 nominerà invece Henry Clay e John Sergeant della Pennsylvania.

L'"Anti-Mason party" aveva intanto già tenuto la propria riunione a Baltimora nel settembre del 1831 nominando il giudice William Wirt del Maryland e Amos Elmaker della Pennsylvania; sia Jackson che Clay appartenevano alla Massoneria. I due partiti rivali tuttavia non si dimostrarono all'altezza della popolarità di cui godeva il presidente e delle forti reti politiche messe in campo conosciute come Hickory Clubs sia nell'organizzazione statale che in quella locale.

I giornali democratici, le parate, i ritrovi al barbecue e le manifestazioni non fecero altro che aumentare ancor di più la popolarità di Jackson; egli stesso farà numerose apparizioni pubbliche nelle tappe del suo viaggio di ritorno dal Tennessee a Washington.

 
Mappa dei risultati elettorali del 1832; in blu gli Stati vinti da Jackson.

Il presidente incumbent vinse le elezioni in una maniera decisiva ricevendo il 55% del voto popolare e 219 Grandi elettori del Collegio elettorale. Clay ricevette il 37% del voto popolare e 49 grandi elettori; mentre Wirt l'8% dei suffragi corrispondenti a 7 voti elettorali. Il Partito anti-massonico sarà nettamente sconfitto[160].

Jackson ritenne che la solida riconferma fosse un chiaro mandato popolare a favore del suo veto posto contro il programma di mantenimento della Banca; la "guerra" contro il controllo bancario sull'economia degli Stati Uniti d'America troverà quindi il presidente più combattivo che mai[161][162].

Secondo mandatoModifica

Ritiro dei depositi e nota di biasimoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Economia degli Stati Uniti d'America.

Nel 1833 il presidente ritirò tutti i depositi federali dalla Seconda banca degli Stati Uniti, le cui funzioni di prestito ad interesse furono rilevate da una miriade di istituti di credito locali e statali che si materializzarono molto velocemente in tutto il paese, accrescendo in tal maniera drasticamente sia il credito che la speculazione[163]. Tre anni dopo il presidente emetterà la Specie Circular, un ordine esecutivo che richiedeva formalmente agli acquirenti di terreni governativi di estinguere i propri pagamenti "in specie", ossia solamente con monete auree o d'argento[164].

Il risultato sarà una grande richiesta di "specie"; ma molte banche non ne possedettero in numero sufficiente da poter esser scambiate agevolmente con le loro banconote, finendo così col provocare il cosiddetto "panico del 1837" il quale getterà l'intera economia nazionale in una fase di profonda recessione. Ci vorranno degli anni perché il sistema finanziario nel suo complesso riuscisse a riprendersi dal danno fatto, anche se la maggior parte della colpa verrà attribuita alla seguente presidenza di Martin Van Buren entrata in carica proprio all'inizio di quell'anno[165].

Il Senato nel frattempo biasimò Jackson fin dal 28 marzo del 1834, essenzialmente per l'azione intrapresa di rimozione dei fondi statunitensi dalla "Seconda banca"[166]; l'Atto si rivelerà innanzitutto una manovra politica guidata dal potente senatore rivale del presidente Henry Clay, che servirà solamente a perpetuare la grande ostilità reciproca.

 
Una caricatura del 1837 di Edward Williams Clay che incolpa il presidente per i tempi difficili sopraggiunti.

Nel corso del procedimento parlamentare che precedette l'azione di riprovazione contro il presidente Jackson non sarà capace di contenersi e definirà l'avversario un "incosciente pieno di rabbia come un ubriaco in un bordello"; la questione rimarrà ampiamente dibattuta all'interno dell'Aula senatoriale, tuttavia la "censura ufficiale" verrà approvata con un voto di 26 contro 20[167].

I sostenitori presidenziali, pur disponendo della maggioranza al Senato, si troveranno costretti ad impegnarsi in uno sforzo collettivo durato anni interi prima che la nota di biasimo sull'operato di Jackson potesse essere cancellata. Furono guidati in ciò da Thomas Hart Benton il quale, sebbene avesse avuto l'occasione precedentemente di sparare al futuro presidente in un duello in mezzo alla strada, verso la fine del mandato divenne da par suo uno dei più ardenti e accaniti Jacksoniani[168].

Tentativo di omicidioModifica

 
Illustrazione dell'attentato compiuto contro il presidente.

Il 30 gennaio del 1835 Jackson divenne il primo presidente degli Stati Uniti d'America ad essere preso di mira da un assassino che attentò alla sua vita. Poco dopo aver lasciato il Campidoglio attraverso il "Portico Orientale" a seguito delle celebrazioni svoltesi per il funerale del deputato Warren Ransom Davis a cui aveva appena terminato di partecipare, si troverà davanti un imbianchino disoccupato di origini inglesi, un certo Richard Lawrence, che gli punterà una pistola contro[169].

Il berretto a percussione esplose ma l'arma s'inceppò e il proiettile non partì[170]. Un furibondo presidente (all'epoca 67enne) non proverà alcun timore nell'affrontare a viso aperto il suo aggressore, tanto che prenderà a colpirlo più volte violentemente con il proprio bastone da passeggio. Nel bel mezzo della rissa che si generò Lawrence riuscirà a tirar fuori una seconda arma e a premere il grilletto, sbagliando però la mira ancora una volta[171].

Accorsi i primi collaboratori si poté così sventare l'attacco, lasciando Jackson incolume anche se molto arrabbiato. Si scoprirà quindi che il criminale soffriva di paranoia; riteneva che il governo federale gli dovesse una grossa somma che il presidente avrebbe invece trattenuto per sé. I fondi gli sarebbero dovuti servire per permettergli di assumere la posizione che - a suo dire - gli spettava di diritto in qualità di deposto re Riccardo III d'Inghilterra (quest'ultimo morto nel 1485)[169][171].

Dichiarerà altresì che Jackson fosse nient'altro che un suo semplice impiegato; considerato affetto da follia verrà istituzionalizzato in un manicomio[169]. Il presidente rimarrà tuttavia convinto che dietro al tentato omicidio si celassero i suoi maggiori nemici politici; un'indagine accurata svolta per accertare i fatti smentirà però completamente questa versione dei fatti[172].

A quel tempo Democratici e Whig si trovavano contrapposti in una battaglia accesissima per il tentativo compiuto da Jackson di smantellare la Prima banca degli Stati Uniti d'America[171].

 
Percentuale di popolazione schiava per Stato federato tra il 1790 e il 1860.

Controversie sulla schiavitùModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Schiavitù negli Stati Uniti d'America, Abolizionismo negli Stati Uniti d'America e Cronologia degli eventi principali che hanno portato alla guerra di secessione americana.

La questione dello schiavismo non fu mai considerato uni dei temi più importanti da affrontare nel corso della presidenza Jackson. Egli stesso era proprietario di almeno 200 schiavi; aveva approvato l'espansione della pratica schiavista nei territori del West, mentre al contempo contrasterà sempre l'"agitazione" promossa dai fautori dell'abolizionismo. Nonostante ciò 2 importanti controversie legali sorgeranno mentre si trovava insediato alla Casa Bianca.

Nel 1835 l'American Antislavery Society lanciò una campagna postale contro la peculiarità dell'istituzione statunitense; decine di migliaia di opuscoli e trattati contrari alla schiavitù cominciarono ad essere riversati attraverso il servizio postale destinati alle maggiori città del Sud. Dall'altra parte la reazione a questa propaganda a favore dell'abolizione rasentò il livello dell'apoplessia[173].

Al Congresso i Sudisti pretesero che nessuno dei volantini dovesse essere consegnato. Il presidente, che desiderava la pace tra le parti dopo la "Crisi della nullificazione", riuscirà a stento a placare gli animi dei meridionali; il Direttore generale delle poste Amos Kendall diede ai direttori di posta del Sud ampi poteri discrezionali per scartare dalla distribuzione i testi incriminati.

Gli abolizionisti e i loro maggiori sostenitori quindi denunciarono a gran voce la palese soppressione della libertà di parola e della libertà di stampa che si stava tentando di mettere in atto[174].

In quello stesso anno si svilupperà anche un altro conflitto, quando gli abolizionisti inviarono una petizione direttamente alla Camera dei Rappresentanti con la richiesta di porre fine al traffico interno degli schiavi e alla stessa schiavitù entro i confini distrettuali di Washington; questa proposta fece talmente infuriare i Sudisti che erano invece favorevoli ad essa da cercare d'impedire la discussione o anche solo la legittimità e il riconoscimento ufficiale di tale petizione[175].

Il 18 di dicembre il congressista della Carolina del Sud James Henry Hammond denuncerà con forza gli abolizionisti tacciandoli da "ignoranti fanatici". I Whig Nordisti obietteranno però che le petizioni contro la schiavitù erano pienamente costituzionali e che pertanto non potevano né dovevano essere impedite né tanto meno proibita la loro diffusione[176].

Jackson avrebbe desiderato che il problema venisse risolto quanto più rapidamente possibile; un collega di Hammond, Henry Laurens Pinckney, presenterà una risoluzione che descriveva le petizioni come una forma patologica di "sentimentalismo malaticcio", dichiarando altresì che l'Assemblea congressuale non aveva alcun diritto d'interferire con lo schiavismo Sudista; proporrà infine ulteriori petizioni di segno diametralmente opposto rispetto a quelle Nordiste[177].

I parlamentari meridionali, inclusi molti dei sostenitori del presidente, favoriranno quest'ultima procedura (la 21° regolamentazione, comunemente denominata "regola del bavaglio") la quale verrà fatta approvare velocemente senza alcuna possibilità di dibattimento preliminare; il risultato più immediato sarà quello di sopprimere temporaneamente le attività abolizioniste in seno al Congresso[178].

 
Lo Stato federato di Coahuila y Texas durante la Prima Repubblica messicana tra il 1824 e il 1835.

Riconoscimento della Repubblica del TexasModifica

Fin dal primo momento del suo insediamento la nuova amministrazione proseguì nella politica intrapresa dalla presidenza di John Quincy Adams la quale aveva tentato negli anni immediatamente precedenti - ma fino ad allora del tutto infruttuosamente - di acquistare lo Stato federato messicano di Coahuila y Texas. Jackson credette che l'ex presidente avesse a torto mercanteggiato sul territorio in questione nel Trattato Adams–Onís nel corso della presidenza di James Monroe[179].

L'intenzione riposta fu quella di espandere gli Stati Uniti ad Ovest e l'intera regione risultava essere ancor più alettante in quanto conteneva un gran numero di coloni americani. Dopo aver ottenuto dall'impero spagnolo l'autodeterminazione a seguito della guerra d'indipendenza del Messico il Primo Impero messicano aveva apertamente inviato gli statunitensi a stabilirsi nella provincia sottosviluppata: almeno 35.000 coloni vi si trasferiranno tra il 1821 e il 1835[180].

La maggior parte di questi pionieri proveniva dagli Stati Uniti meridionali e molti di loro condussero con sé anche gli schiavi di cui erano padroni. Nel 1830, temendo che lo Stato stesse oramai per diventare un'estensione virtuale degli USA il governo messicano cominciò a bandire l'immigrazione in tutta la zona interessata, respingendo anche le offerte di acquisto del territorio[181].

Logorati e spazientiti dalla dominazione messicana i coloni bianchi americani si fecero sempre più insoddisfatti. Nel 1835 assieme ai Tejanos locali i coloni diedero il via ad una rivoluzione che di lì a poco condusse all'indipendenza del Texas; nel maggio successivo, avendo senza grandi difficoltà sbaragliato l'esercito messicano, stabilirono la Repubblica del Texas. Il nuovo governo cercò immediatamente il riconoscimento da parte del presidente statunitense e contemporaneamente l'annessione all'Unione[182].

I sostenitori dell'abolizionismo negli Stati Uniti d'America presenti nel Nord si opporranno fin da subito fortemente all'annessione texana in quanto in quelle terre lo schiavismo era fiorente - grazie alla coltivazione del cotone - tanto quanto nelle loro terre d'origine nella Virginia[183][184].

Jackson rimarrà assai titubante sul riconoscimento della nuova entità statale, non essendo convinto che la neonata repubblica riuscisse a mantenere l'indipendenza dai messicani, ma innanzitutto non volendo trasformare la questione texana in una battaglia ideologica tra schiavisti e anti-schiavisti durante le oramai prossime Elezioni presidenziali del 1836[154].

La strategia funzionò tanto che il Partito Democratico e le lealtà nazionali furono mantenute intatte, mentre il candidato Jacksoniano Martin Van Buren venne eletto presidente. Jackson riconoscerà formalmente la Repubblica texana, nominando il congressista della Louisiana Alcée Louis la Branche come incaricato d'affari, solamente l'ultimo giorno della sua presidenza ovverosia il 3 marzo del 1837[185].

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Martin Van Buren § Relazioni con il Messico e Repubblica del Texas.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di John Tyler § Progetto di annessione del Texas e abortita candidatura del 1844.
 
Una litografia della USS Porpoise, il bricco varato nel maggio 1836 dal Segretario alla Marina Mahlon Dickerson e utilizzata nelle di poco successive spedizioni esplorative.

Spedizioni esplorativeModifica

Il presidente si oppose a qualsiasi spedizione scientifica di esplorazione federale durante il suo primo mandato; solamente verso la fine del 2º mandato sponsorizzerà l'esplorazione scientifica. Il 18 maggio del 1836 controfirmerà una legge che avrebbe creato e finanziato la spedizione esplorativa oceanica. Tuttavia i preparativi si fermarono presto e la spedizione di Wilkes non verrà avviata fino al 1838, nel corso della presidenza di Martin Van Buren[186].

Ascesa del Partito WhigModifica

All'inizio della nuova presidenza non si erano ancora formate delle chiare affiliazioni partigiane; ma cominceranno presto a svilupparsi soprattutto in seno agli stessi "jaksoniani"; il presidente aveva difatti dei forti sostenitori sia nell'ex Territorio del nord-ovest che negli Stati Uniti d'America nord-orientali e negli Stati Uniti meridionali, ognuno dei quali manteneva però posizioni assai diversificate su varie questioni messe in campo[187].

La Crisi della Nullificazione venutasi a creare a cavallo delle elezioni presidenziali del 1832 occulterà per un breve periodo le divisioni settarie che avevano fatto la loro prima apparizione già dopo il 1824, mentre molti all'interno della coalizione predominante del Partito Democratico-Repubblicano si opponevano alle minacce di utilizzare le maniere forti da parte di Jackson; d'altro canto alcuni leader dell'opposizione come Daniel Webster sostenevano a spada tratta il presidente[188].

La rimozione dei depositi bancari del Governo federale verso la fine del 1833 pose definitivamente fine a qualsiasi possibilità di alleanza Webster-Jackson e contribuì a consolidare le linee divisive[189]; le minacce di Jackson di inviare le forze armate nella Carolina del Sud a seguito dell'"Ordine di Nullificazione" e la sua sempre più stretta alleanza con Martin Van Buren spingeranno una buona parte dei dirigenti del Sud a lasciare il Partito Democratico, mentre l'opposizione interna alla deportazione degli indiani e le azioni intraprese dalla presidenza nella "Guerra delle banche" stimoleranno l'opposizione di molti al Nord.

Attaccando l'usurpazione del potere esecutivo messo in pratica da Jackson, quelli che gli si opponevano si unirono nel Partito Whig; il contrassegno della neonata forza politica si rifaceva ai Whig britannici e paragonava implicitamente "King Andrew" a Re Giorgio III del Regno Unito al tempo della rivoluzione americana[190].

 
Henry Clay, uno dei leader del nuovo Partito Whig, in un dipinto di John Neagle.

Gli esponenti del vecchio "National Repubblican Party", tra cui Henry Clay e Webster, costituirono il nucleo del gruppo dirigenziale, ma confluirono in esse anche molti dichiarati anti-massoni come William Seward dello Stato di New York e Thaddeus Stevens della Pennsylvania. Infine anche molti Democratici scontenti disertarono in direzione dei Whigs, tra cui l'ex Procuratore generale John MacPherson Berrien, il senatore Willie Person Mangum della Carolina del Sud e il futuro presidente John Tyler della Virginia[191].

A partire dal dicembre 1833 il comportamento di voto all'interno del Congresso inizierà quindi ad essere dominato dall'affiliazione di parte[192]; all'epoca delle elezioni presidenziali del 1836 i Whigs e i Democratici avevano oramai stabilito dei partiti statali in tutta la nazione, seppur la sua forza variasse notevolmente a seconda della regione geografica presa in esame e nonostante il fatto che gli oppositori di Jackson nel profondo Sud evitassero accuratamente l'etichetta di Whig[193].

Mentre i Democratici abbracciavano apertamente la partigianeria e propaganda nel corso della campagna elettorale, numerosi Whigs accettarono solo riluttanti il nuovo sistema di politica partitica e restarono indietro rispetto agli avversari nello stabilire organizzazioni nazionali e unità trasversali[194].

Elezioni presidenziali del 1836Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1836.

Il presidente, che non fu più in gara nel 1836, sarà però ben determinato a fare di Martin Van Buren il successore designato per poter continuare agevolmente le politiche della propria amministrazione[195]; con il suo sostegno il candidato Democratico riuscirà ad ottenere la nomina presidenziale dalla Convention nazionale del partito senza incontrare praticamente alcuna opposizione o resistenza[196].

Due nomi vennero proposti per la carica vice-presidenziale: quello del deputato Richard Mentor Johnson del Kentucky e quello dell'ex senatore William Cabell Rives della Virginia; i Democratici del Sud - e lo stesso Van Buren - preferirono fortemente Rives. Jackson d'altra parte spinse invece a favore di Johnson. Anche in questo caso la cospicua influenza del presidente incumbent infine prevalse e Johnson ricevette la necessaria maggioranza dei 2/3 subito dopo che il senatore dello Stato di New York Silas Wright sopravanzò la proposta del non delegato Edward Rucker per lanciare i 15 voti della delegazione assente del Tennessee a favore di Johnson[196][197].

I concorrenti di Van Buren in questa tornata elettorale saranno 3 membri del Partito Whig di recente costituzione, ancora una coalizione libera vincolata dalla reciproca opposizione alle politiche anti-bancarie di Jackson[197]; i Whigs gestirono diversi candidati regionali nella speranza di rinviare i risultati alla Camera dei Rappresentanti, là ove ogni delegazione statale avrebbe avuto un voto e i Whigs avrebbero avuto maggiori possibilità di successo[198].

Il senatore Hugh Lawson White del Tennessee emerse come il principale candidato Whig nel Sud; egli fece un'aperta campagna elettorale contro la Force Bill, le azioni di Jackson nella "Bank War" e giocò sull'impopolarità di Van Buren nel meridione. William Henry Harrison, che aveva acquisito una fama nazionale per il ruolo svolto nella battaglia di Tippecanoe, si affermò invece come il principale candidato Whig nel Nord, anche se Daniel Webster concorse anch'egli attivamente[199].

 
I risultati elettorali presidenziali del 1836.

Van Buren vincerà le elezioni con 764.198 voti popolari, il 50,9% del totale e 170 Grandi elettori. Harrison guidò i Whigs con 73 voti elettorali, White ne ricevette 26 e Webster 14. Willie Person Mangum della Carolina del Sud ricevette infine gli 11 voti elettorali del suo Stato di appartenenza[200].

La vittoria di Van Buren fu il risultato di una combinazione costituita dalle sue attraenti qualità politiche e personali, dalla popolarità di Jackson e dalla sua approvazione, oltre che dal potere organizzativo del Partito Democratico e dall'incapacità del Partito Whig a radunare un unico candidato forte e di effettuare un'efficace campagna di propaganda[201].

panico del 1837Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: panico del 1837.

L'economia degli Stati Uniti d'America nel corso degli anni 1830 fu in forte espansione e il governo federale attraverso le entrate derivanti dal dazio e dalla vendita di terreni pubblici risultò essere in grado di coprire i pagamenti di tutte le polizze e fatture derivanti. Nel gennaio del 1835 il presidente aveva oramai fatto rientrare l'intero debito pubblico nazionale, l'unica volta nella storia degli Stati Uniti d'America che ciò riuscì ad accadere[202][203].

 
Esempio di gettone coniato privatamente che venne utilizzato al posto della moneta da un centesimo durante la carenza di valuta "Hard Times". L'iscrizione recita "I Take the Responsibility"; raffigura il presidente con una spada sguainata e una borsa di monete in mano che emerge da una robusta cassa protettiva.

Le più spericolate operazioni di speculazione su terreni e ferrovie tuttavia causerà quello che divenne noto come il "panico del 1837". Tra i vari fattori che vi contribuirono sono inclusi anche il diritto di veto posto da Jackson al rinnovo del documento di concessione alla Seconda banca degli Stati Uniti nel 1832 e il successivo trasferimento dei fondi federali alle banche statali nel 1833, il che indusse i sistemi bancari del West a ridurre i loro standard di prestito[204].

Ma anche due decisivi Atti promulgati e messi in pratica nel corso del 1836 contribuiranno attivamente all'esplosione del "Grande panico"; la succitata Circolare delle Specie la quale impose che le terre libere dell'Ovest fossero acquistate soltanto con denaro sostenuto da riserve d'oro e d'argento, e il Deposit and Distribution Act, che trasferirà il denaro federale dalle banche statali a quelle occidentali il che a sua volta porterà ad un'autentica frenesia speculativa da parte degli stesi istituti di credito[205].

La Circolare, sebbene progettata per ridurre le speculazioni e stabilizzare la base economica, condusse molti investitori a non poter più permettersi di pagare i prestiti garantiti da oro e argento.

In quello stesso anno si aggiunse anche una flessione nell'economia del Regno Unito la quale bloccò i grandi investimenti oltreoceano. Conseguentemente l'economia americana entrò in depressione, le banche inizieranno a diventare insolventi, il debito nazionale (precedente ripagato) ricomincerà ad aumentare, i fallimenti commerciali si accrebbero a vista d'occhio, i prezzi del cotone diminuirono e la disoccupazione schizzò drammaticamente in salita[206][207].

La fase di recessione che ne seguì durerà per 4 anni, fino a metà del 1841, quando l'economia inizierà a rimbalzare. Gli storici finanziari e gli economisti hanno esplorato l'alto grado d'instabilità finanziaria dell'Era Jacksoniana" e per la maggior parte dei casi seguono le conclusioni a cui è giunto Peter Temin, che ha assolto le politiche adottate dal presidente incolpando al loro posto gli eventi internazionali al di fuori del controllo americano come ad esempio le condizioni scaturite nel confinante Messico, ma anche nell'impero cinese e nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda.

Un'inchiesta condotta nel 1995 tra i maggiori storici economici mostra che la stragrande maggioranza concorda con la conclusione di Temin secondo cui "l'inflazione e la crisi finanziaria degli anni 1830 hanno avuto origine in eventi in gran parte al di fuori del controllo del presidente Jackson e si sarebbero verificati indipendentemente dal fatto che avesse agito o meno come lui fece di fronte alla "Seconda banca""[208].

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Martin Van Buren § Affari interni.

Eredità storicaModifica

 
L'ex presidente nel 1844.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America.

Andrew Jackson ha lasciato un'impronta potente nella storia americana. Ha forgiato un movimento politico, la Democrazia jacksoniana, che ha dominato la politica statunitense per almeno un quarto di secolo. Spesso chiamato "Age of Jackson" o "Era Jacksoniana", fu un periodo pieno di contestazioni, virilità, turbolenze e disordini, come esemplificato nella personalità potente e violenta dello stesso presidente[209].

Jackson non fu personalmente responsabile delle nuove leggi che consentirono il diritto di voto praticamente a tutti i bianchi americani, ma una volta caduta quella barriera, aprì le porte chiuse delle cittadelle del privilegio usando la forza della nuova Democrazia. Lo storico Frederick Jackson Turner nel 1893 proclamò che la frontiera del West aveva donato all'America:

«quel feroce spirito del Tennessee che abbatté le tradizioni del dominio conservatore, spazzò via privatismi e privilegi della burocrazia e, come un capo dei Goti, aprì il tempio della nazione alla popolazione[210]

I temi di Jackson hanno dominato il discorso pubblico americano fino agli anni 1850, quando furono soppiantati da discussioni sul settarismo statale e sulla schiavitù negli Stati Uniti d'America.

I suoi avversari Whig si sono definiti in quanto hanno combattuto efficacemente contro il suo allargamento dei poteri presidenziali. Storici liberali, come Arthur M. Schlesinger Jr., lo hanno salutato come il fondatore del moderno liberalismo negli Stati Uniti d'America e la primaria fonte d'ispirazione per la potente presidenza di Franklin Delano Roosevelt il secolo seguente.

Gli storici conservatori, d'altra parte, si lamentavano delle sue fallimentari politiche economiche, come la "moneta solida" e l'opposizione al settore bancario, osservando che l'economia cadde in una profonda recessione quando lasciò l'incarico nel 1837[211]. Lo storico finanziario Bray Hammond, un funzionario del Federal Reserve System, ha annientato la precedente opinione storiografica dimostrando tutti gli errori delle politiche bancarie attuate dal presidente[212].

Il biografo di Jackson, Robert Vincent Remini, sostiene che la democrazia di Jackson:

«estende il concetto di democrazia quanto più lontano possibile e rimane ancora praticabile.... Come tale ha ispirato gran parte degli eventi più dinamici e drammatici sia del XIX che del XX secolo nella storia americana: il populismo, il progressismo, il New Deal, il Fair Deal fino ai programmi della Nuova Frontiera della presidenza di John Fitzgerald Kennedy e della Grande società messa in campo dalla presidenza di Lyndon B. Johnson[213]

 
Una cena per il "Jefferson-Jackson Day" nel 1950.

La figura del presidente ha continuato da par suo a servire come icone della democrazia e del nazionalismo americani più esasperati per tutto il corso del XX secolo[214]. Per decenni gli affiliati statali del Partito Democratico di tutto il paese hanno tenuto le cene del "Jefferson-Jackson Day" per fornire i loro finanziamenti annuali (anche se molti stanno cambiando nome ai loro eventi per allinearsi ai valori partitici contemporanei)[215].

La reputazione di Jackson tra gli storici è diminuita con lo scoccare del XXI secolo, principalmente a causa della questione inerente la deportazione degli indiani. Nella maggior parte dei sondaggi d'opinione svolti tra gli esperti, egli ottiene normalmente la 6ª o 7ª posizione nella classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America, immediatamente dietro alla presidenza di Thomas Jefferson e alla presidenza di Theodore Roosevelt, ma davanti alla presidenza di Harry Truman[216].

 
Il presidente Donald Trump nello Studio Ovale con sullo sfondo un ritratto di Andrew Jackson.

Un sondaggio C-SPAN condotto nel 1999 lo ha portato al 13º posto; uno del The Wall Street Journal tra gli storici del conservatorismo negli Stati Uniti d'America" del 2000 ha classificato Jackson al 6º posto tra i migliori presidenti di tutti i tempi[217]. La sua posizione è però declinata fino al 18º posto del 2017; alcuni associano questo calo di consensi alle frequenti lodi che Jackson ha ricevuto dal presidente in carica Donald Trump, che ha voluto appendere il suo ritratto ufficiale nello Studio Ovale[218].

Memoriali e cultura di massaModifica

Il presidente e sua moglie Rachel Jackson sono i soggetti principali di un romanzo storico di Irving Stone pubblicato nel 1951 dal titolo The President's Lady; in esso vi si racconta la storia delle loro vite fino alla morte di lei. L'opera fu lo spunto per il film del 1953 Schiava e signora interpretato da Charlton Heston nei panni di Jackson e Susan Hayward in quelli di Rachel.

La figura del presidente è stata un personaggio di supporto in un'ampia serie di film storici e produzioni televisive. Lionel Barrymore ha interpretato Jackson in Troppo amata (1936), una biografia romanzata di Peggy Eaton con protagonista Joan Crawford.

I filibustieri (1938), che narra la Battaglia di New Orleans, include Hugh Sothern nel ruolo del futuro presidente; nel remake nel 1958 I bucanieri C. Heston recita nuovamente la parte di Jackson. Basil Ruysdael ha interpretato il presidente nella miniserie televisiva prodotta da Walt Disney nel 1955 e intitolata Davy Crockett TV.

Wesley Addy è apparso nel ruolo di Jackson in alcuni episodi della miniserie della PBS del 1976 intitolata The Adams Chronicles.

Il presidente è infine il protagonista del musical storico-rock di Broadway Bloody Bloody Andrew Jackson (2008) con musica e testi del compositore Michael Friedman e volume di Alex Timbers.

 
Il ritratto ufficiale del presidente in un dipinto di Ralph Eleaser Whiteside Earl.
 
Dipinto del presidente nel 1830.
 
Rappresentazione della morte dell'ex presidente nel 1845.
 
La tomba "Hermitage" della famiglia Jackson a Nashville.
 
Particolare della statua equestre dello scultore Clark Mills dedicata nel 1852 al presidente; "Lafayette Square", Washington.
 
Il Busto del presidente opera di Hiram Powers.
 
Serie da 10 dollari stampata nel 1914, durante la presidenza di Thomas Woodrow Wilson.
 
Un francobollo stampato nel 1967, durante la presidenza di Lyndon B. Johnson.
 
Un dollaro presidenziale con l'effigie di A. Jackson.
 
La statua del presidente a "Fort Jackson", nella Carolina del Sud.
 
Una statua equestre del presidente a Kansas City (Missouri), commissionata dalla presidenza di Harry Truman.
 
Un murale con il ritratto del presidente a Belfast.
 
Immagini di Jacksonville Beach, nella Florida.
 
Il rovescio del dollaro presidenziale nel programma di conio della First lady degli Stati Uniti d'America che rappresenta la statua equestre di Andrew Jackson, in quanto era già vedovo al momento in cui iniziò il proprio mandato.

NoteModifica

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  54. ^ A partire dal 18 di giugno del 1838 il Distretto del Mississippi verrà suddiviso in Settentrionale e Meridionale; Adams sarà riassegnato ad entrambi i distretti, ed è rimasto l'unico giudice federale per lo Stato del Mississippi fino alla fine del suo servizio.
  55. ^ Formalmente nominato il 14 dicembre del 1830, confermato sal Senato il 16 seguente.
  56. ^ Formalmente nominato il 14 dicembre del 1830, confermato dal Senato il giorno 16 seguente.
  57. ^ Formalmente nominato il 21 marzo del 1836, confermato dal Senato il 29 seguente.
  58. ^ Formalmente nominato il 7 dicembre 1831, confermato dal Senato il 21 marzo 1832.
  59. ^ Il 10 febbraio del 1855 il Distretto dell'Ohio venne suddiviso tra Settentrionale e Meridionale; Leavitt sarà riassegnato al Distretto Meridionale per il tempo rimanente del suo ufficio.
  60. ^ Il Senato rigetterà la nomina.
  61. ^ Il 3 marzo del 1857 il Distretto del Missouri verrà suddiviso in Orientale e Occidentale; Wells sarà riassegnato al Distretto Occidentale per il tempo rimanente del suo ufficio.
  62. ^ Il 24 febbraio del 1863 il Distretto del Michigan verrà suddiviso in Orientale e Occidentale; Wilkins sarà riassegnato al Distretto Orientale, dove continuerà a prestare servizio fino alle sue dimissioni .
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BibliografiaModifica

BiografieModifica

Studi specialisticiModifica

StoriografiaModifica

Fonti primarieModifica

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  • The Papers of Andrew Jackson Edited first by Sam B. Smith and Harriet Chappell Owsley, and now by Dan Feller, Sam B. Smith, Harriet Fason Chappell Owsley, and Harold D. Moser. (9 vols. 1980 to date, U of Tennessee) online.
    • Searchable digital edition online
  • Richardson, James D. ed. A Compilation of the Messages and Papers of the Presidents (1897), reprints his major messages and reports.
  • Library of Congress. "Andrew Jackson Papers", a digital archive that provides direct access to the manuscript images of many of the Jackson documents. online

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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