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Presidenza John Adams
John Adams by John Singleton Copley.jpg
Il presidente J. Adams in un ritratto di John Singleton Copley.
StatoStati Uniti Stati Uniti
Capo del governoJohn Adams
(Partito Federalista)
Giuramento4 marzo 1797
Governo successivo4 marzo 1801
Left arrow.svg Presidenza Washington Presidenza Jefferson Right arrow.svg

«Abilissimo nel manovrare, acutissimo nell'intuire, Adams appariva troppo al di sopra della massa per non rendersi sgradito. Divenne presidente mentre stava insorgendo una gravissima crisi con la Prima Repubblica francese[1]

La presidenza di John Adams ebbe inizio il 4 marzo del 1797 con la cerimonia d'inaugurazione e relativo insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America e si concluse il 4 marzo del 1801. Adams, che aveva servito in qualità di Vicepresidente nel corso della presidenza di George Washington, assunse l'incarico di Presidente degli Stati Uniti d'America dopo aver vinto le elezioni presidenziali del 1796.

Unico membro del Partito Federalista ad aver assunto l'alto incarico, la sua amministrazione si concluderà dopo un solo mandato a causa della sconfitta subita alle successive elezioni presidenziali del 1800. Gli succederà il Vice Thomas Jefferson, esponente di punta del Partito Democratico-Repubblicano.

Quando Adams entrò in carica le guerre rivoluzionarie francesi stavano causando gravi difficoltà ai mercanti americani in alto mare suscitando al contempo un'intensa partecipazione partigiana tra i contendenti delle diverse correnti politiche a livello nazionale. Il suo mandato fu caratterizzato da uno stato di "quasi-guerra", una belligeranza non dichiarata contro la Prima Repubblica francese combattuta principalmente nel teatro costituito dall'Arcipelago dei Caraibi.

Il conflitto nascerà principalmente dal cosiddetto "affare XYZ", una vicenda politico-diplomatica scaturita durante il primo anno dell'Amministrazione che avrà le sue radici nello stato turbolento delle relazioni franco-americane dopo lo scoppio della Rivoluzione francese nel 1789. Nel 1798, a seguito delle ripetute aggressioni compiute contro le spedizioni mercantili navali statunitensi la possibilità di un'entrata in guerra degli Stati Uniti d'America contro i rivoluzionari francesi crebbe proporzionalmente.

Adams diresse personalmente un'espansione della United States Navy e la creazione susseguente del Dipartimento della Marina per potere gestirla. Le sempre più crescenti spese connesse con queste azioni richiesero un aumento del gettito federale e il Congresso approverà in tal senso la Direct Tax of 1798, la 1ª forma di tassazione correlata al Governo federale. Tali misure contribuiranno a provocare il malcontento economico del ceto medio e l'esplosione di disordini interni, quali gli incidenti denominati "Ribellione Fries" avvenuti nella Pennsylvania.

Come risposta ai disordini il 5º Congresso approvò quattro progetti legislativi, noti collettivamente come Alien and Sedition Acts; essi resero più difficile agli immigrati diventare cittadini statunitensi, permisero al presidente di far imprigionare e deportare persone ritenuti pericolose o provenienti da una nazione ostile, ed infine hanno criminalizzato la falsa testimonianza oltre che le critiche nei confronti dell'Amministrazione. La maggioranza Federalista sostenne che rafforzavano la sicurezza nazionale durante un periodo di conflitto, mentre i Repubblicani-Democratici li criticarono aspramente.

La firma autografa del presidente.

L'opposizione alla "Quasi-Guerra" e agli "Atti", così come la rivalità interpartitica tra lo stesso Adams e Alexander Hamilton, contribuirono in maniera significativa alla vittoria dei "jeffersoniani" nel 1800. Gli storici hanno difficoltà a valutare la presidenza di Adams; Samuel Eliot Morison ha scritto che "era per temperamento inadeguato per la presidenza, conosceva più di ogni altro americano, persino di James Madison, la materia delle scienze politiche, ma come amministratore pubblico si trovava a disagio"[2].

Fu tuttavia in grado di evitare un conflitto aperto con i francesi, sostenendo che la guerra dovrebbe essere l'ultima risorsa per la diplomazia; in questa discussione ottene il rispetto dell'intera nazione nonché dei suoi più potenti avversari. Anche se fu duramente criticato per aver firmato gli "Atti" non sostenne mai il loro passaggio né li implementò personalmente, anzi perdonò gli istigatori della "Fries's Rebellion". "Visto in questa luce", osservò lo storico C. James Taylor, "l'eredità di Adams è una delle migliori, la leadership morale, lo Stato di diritto, la compassione e una cauta ma attiva politica estera che mirava sia a garantire l'interesse nazionale sia a raggiungere una pace onorevole"[3].

Elezioni presidenziali del 1796Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1796.

La scadenza del 1796 rappresentò la prima contestata elezione presidenziale americana[4]. George Washington era stato difatti eletto all'unanimità nelle due prime tornate elettorali; tuttavia, già nel corso la sua presidenza, profonde divergenze filosofiche si manifestarono sempre più apertamente tra le due figure principali presenti all'interno dell'amministrazione, ossia Alexander Hamilton e Thomas Jefferson[5].

Le loro visioni e punti di vista decisamente contrastanti sia nell'ambito degli affari interni che in quello della politica estera provocarono una profonda spaccatura all'interno della compagine governativa[6], portando infine alla fondazione del Partito Federalista e del Partito Democratico-Repubblicano. Così, quando Washington annunciò che non sarebbe stato candidato per un terzo mandato, iniziò un'intensa lotta partigiana per la conquista della presidenza[7].

Collegio elettorale
Name Partito politico Grandi elettori
John Adams 07 Federalista 71
Thomas Jefferson 01 Democratico-Repubblicano 68
Thomas Pinckney 08 Federalista 59
Aaron Burr 02 Democratico-Repubblicano 30
Samuel Adams 03 Democratico-Repubblicano 15
Oliver Ellsworth 04 Democratico-Repubblicano 11
George Clinton 05 Democratico-Repubblicano 7
John Jay 09 Federalista 5
James Iredell 10 Federalista 3
John Henry 06 Democratico-Repubblicano 2
Samuel Johnston 11 Federalista 2
George Washington 13 Nessuno 2
Charles Cotesworth Pinckney 12 Federalista 1

Come già accadde per le due precedenti elezioni anche nel 1796 nessun candidato fu designato direttamente agli elettori. La Costituzione prevedeva invece che ognuno degli Stati federati selezionasse i propri Grandi elettori e che questi a loro volta eleggessero col proprio voto il Presidente[8].

Poiché le elezioni si svolsero prima della ratifica del XII emendamento ogni elettore presidenziale espresse due preferenze, sebbene non fosse permesso di esprimere entrambi per la stessa persona. La Carta costituzionale inoltre prescriveva che la persona che riceveva il maggior numero di voti diventasse presidente, purché li ottenessero dalla maggioranza degli elettori, mentre il candidato classificatosi in 2ª posizione diventasse il Vicepresidente[7].

Gli elettori scelsero i rispettivi grandi elettori in sette Stati, mentre nei rimanenti nove vennero designati dall'assemblea generale legislativa dello Stato di appartenenza[9].

Il Vice incumbent John Adams e Alexander Hamilton sperarono ambedue di giungere a poter guidare il neonato Partito federalista, ma il primo fu ampiamente considerato come l'erede naturale di Washington, tanno da riuscire a consolidare il sostegno sulla sua persona tra gli elettori del proprio partito politico[7]. Il chiaro favorito dei Repubblicani-Democratici risultò invece essere Thomas Jefferson, sebbene si dimostrasse in un primo momento riluttante a concorrere[10].

I Dem-Rep al Congresso presero un caucus nominativo e scelsero quindi Jefferson e Aaron Burr come loro candidati[7]. Jefferson in un primo momento rifiutò la nomina, ma alla fine accetterà dopo qualche settimana di esitazione. I parlamentari Federalisti organizzarono invece un caucus informale e nominarono Adams e Thomas Pinckney per concorrere alla presidenza[10][11].

La campagna elettorale fu per la maggior parte dei casi assai disorganizzata e sporadica, confinata agli attacchi sferrati dai giornali, ai pamphlet e alle manifestazioni politiche[8]: gli avversari accusarono Jefferson di essere un francofilo rivoluzionario tendente all'ateismo, mentre dall'alta parte Adams venne etichettato come un anglofilo favorevole al monarchismo[9].

All'inizio di novembre l'ambasciatore francese negli Stati Uniti Pierre-Auguste Adet si inserì nel dibattito politico con lo scopo dichiarato di favorire Jefferson, pubblicando dichiarazioni destinate a suscitare il sentimento anti-britannico e lasciando l'impressione che una vittoria dell'esponente Dem-Rep avrebbe migliorato sensibilmente i rapporti con la Prima Repubblica francese[8][12].

Nel frattempo Hamilton, desiderando "un presidente più flessibile di Adams", manovrò per aiutare l'elezione di Pinckney; costrinse quindi gli elettori federali della Carolina del Sud, impegnati a votare per il "figlio prediletto" Pinckney, a disperdere i loro secondi suffragi tra i candidati diversi da Adams. Lo schema predisposto da Hamilton fu annullato, tuttavia, quando diversi elettori della Nuova Inghilterra ne vennero a conoscenza, rispondendo a loro volta rifiutandosi di assegnare il loro suffragio a Pinckney[13].

 
I risultati elettorali del 1796.

I voti dei 138 membri del Collegio elettorale furono contati durante una sessione congiunta dell'Assemblea congressuale l'8 febbraio del 1797; i primi tre destinatari erano: Adams 71 voti, Jefferson 69 e Pinckney 59[10][14]. Il saldo dei voti restanti venne disperso tra Burr e altri nove candidati[15]. Quasi tutti i voti di Adams provenivano dagli elettori del Nord e quasi tutti i voti di Jefferson da quelli del Sud[9].

Nella sua qualifica di presidente del Senato toccò proprio a Adams il compito di annunciare se stesso come Presidente eletto e il suo principale avversario come proprio Vice. Una settimana dopo pronuncerà un discorso d'addio emozionato al corpo parlamentare di cui aveva presieduto le deliberazioni per otto anni[14].

Il sistema del bipartitismo nacque durante la corsa alle elezioni del 1796; l'unica elezione fino ad oggi in cui un presidente e un vicepresidente sono stati eletti dalle parti avversarie. La rivalità tra New England e il Sud, con gli Stati centrali che reggevano l'equilibrio del potere, cominciò a germogliare anch'esso in questo preciso momento storico[16].

InaugurazioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America.

La cerimonia inaugurale del Presidente eletto avvenne il 4 marzo del 1797 all'interno della Camera dei Rappresentanti la quale aveva allora sede alla "Congress Hall" di Filadelfia; il Presidente della Corte Suprema Oliver Ellsworth presenziò ed amministrò il giuramento solenne, facendo così di Adams il primo neo-presidente a pronunciare il proprio giuramento di fedeltà nelle mani di un presidente della massima Corte giudiziaria della nazione[17].

Adams iniziò il suo discorso inaugurale (Testo completo su Wikisource) con una revisione a posteriori della lotta per l'indipendenza:

«Quando per la prima volta fu percepito che non esisteva più alcuna possibile via di mezzo per l'America tra la sottomissione illimitata a una legislatura straniera e una totale indipendenza delle sue pretese, gli uomini di riflessione erano meno preoccupati del pericolo dal formidabile potere delle flotte e degli eserciti che dovevano determinarne la resistenza piuttosto che da quelle contese e dissensi che si sarebbero certamente presentati riguardo alle forme di governo da istituire nel complesso e nelle parti di questo vasto paese
Basandosi, tuttavia, sulla purezza delle loro intenzioni, sulla giustizia della loro causa e sull'integrità e l'intelligenza del popolo, sotto una sovrastante Provvidenza che aveva così bene protetto questo paese fin dall'inizio, i rappresentanti di questa nazione, allora costituiti da poco più della metà del suo numero attuale, non solo spezzò le catene che si stavano forgiando contro di loro e la verga di ferro che fu sollevata, ma francamente tagliò i legami che li avevano legati fino ad allora, lanciandosi in un oceano di incertezza.»

Il discorso composto da 2.308 parole[18] incluse anche un eloquente tributo a George Washington, un appello all'unità e alla concordia politica e un impegno a sostenere un rapido sviluppo delle istituzioni culturali e di apprendimento. Adams dichiarò anche il suo chiaro desiderio di evitare l'esplosione di una guerra contro la Prima Repubblica francese e, per l'estrema delusione di alcuni tra i suoi maggiori alleati, non mancò di lodare l'operato dello Stato francese[19].

All'epoca in cui entrò in carica la popolazione nazionale complessiva era di circa 5 milioni di persone, con i 2/3 che vivevano ancora entro 100 miglia dalla East Coast[20]; la maggior crescita tuttavia si stava già verificando nelle regioni ad Ovest degli Appalachi. Alla fine del mandato 500.000 persone, prevalentemente dalla Nuova Inghilterra, dalla Virginia e dal Maryland erano emigrate in direzione della "Frontiera" del West nel Kentucky, nel Tennessee e nel Territorio del nord-ovest[21].

AmministrazioneModifica

Gli avvenimenti salienti della presidenza J. Adams saranno i seguenti:

1797
1798
1799
1800
1801

GabinettoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Gabinetto degli Stati Uniti d'America e Governo federale degli Stati Uniti d'America.
Partiti politici

      Federalista       Democratico-Repubblicano       Indipendente

Dipartimento Incarico Ritratto Nome Mandato
Inizio Termine
  Presidente   John Adams 4 marzo 1797 4 marzo 1801
  Vicepresidente   Thomas Jefferson 4 marzo 1797 4 marzo 1801
  Segretario di Stato   Timothy Pickering 4 marzo 1797 12 maggio 1800
  Charles Lee
(ad interim)
13 maggio 1800 5 giugno 1800
  John Marshall 13 giugno 1800 4 marzo 1801
  Segretario al Tesoro   Oliver Wolcott Jr. 4 marzo 1797 31 dicembre 1800
  Samuel Dexter 1º gennaio 1801 4 marzo 1801
  Segretario alla Guerra   James McHenry 4 marzo 1797 13 maggio 1800
  Samuel Dexter 1º giugno 1800 31 gennaio 1801
Vacante 3 gennaio 1801 4 marzo 1801
  Procuratore generale   Charles Lee 4 marzo 1797 4 marzo 1801
  Direttore generale delle poste   Joseph Habersham 4 marzo 1797 4 marzo 1801
  Segretario alla Marina   Benjamin Stoddert 18 giugno 1798 4 marzo 1801

Oltre al processo di nomina (Appointments Clause), la Costituzione degli Stati Uniti d'America includeva solo un riferimento transitorio ai compiti effettivi dei Dipartimenti dell'Esecutivo federale[22].

Il termine stesso di"Gabinetto" cominciò ad essere applicato ai capi delle branche dei dipartimenti verso la fine del primo mandato della Presidenza di George Washington, ed il presidente stesso fin da allora si appellò al suo gabinetto come fosse un semplice consiglio consultivo[23]. La Carta costituzionale chiariva che le persone incaricate di guidare queste agenzie dovevano rispondere direttamente al presidente, ma non ha voluto parlare dell'eventuale cessazione delle nomine[24].

Quando Adams assunse l'alto incarico non vi furono precedenti riguardo al servizio continuato degli alti funzionari del precedente presidente. Piuttosto che cogliere l'opportunità di usare il sistema dello spoils system per costruire un gruppo fedele di consulenti, Adams mantenne inizialmente il governo di Washington, sebbene nessuno dei suoi membri fosse mai stato vicino a lui[25].

Tre membri del Governo federale, Timothy Pickering, James McHenry e Oliver Wolcott Jr. erano devoti ad Alexander Hamilton e gli riferivano tutte le principali questioni politiche a New York. Questi a loro volta presentarono le raccomandazioni di Hamilton al presidente e, spesso, lavorarono attivamente contro le proposte di Adams[26][27].

"Gli Hamiltoniani di cui è circondato", scrisse Thomas Jefferson in una lettera del maggio 1797, "sono solo un po' meno ostili a lui che a me"[28]. L'altro residuo dell'amministrazione di Washington, il Procuratore generale Charles Lee, operò bene con la nuova compagine e rimase pertanto a far parte del ramo esecutivo per tutta la durata della presidenza[29].

Nel 1798 Benjamin Stoddert del Maryland divenne il primo Segretario alla Marina ed emerse rapidamente come uno dei più importanti consiglieri di Adams[30]. Mentre una spaccatura crebbe tra il presidente e l'ala hamiltoniana dei Federalisti durante la seconda metà del mandato Adams si affidò sempre meno ai consigli di Pickering, McHenry e Wolcott[31].

Dopo aver appreso lo scopo delle manipolazioni dietro le quinte eseguite da Hamilton, il presidente si ritrovò costretto a liquidare Pickering e McHenry nel 1800, sostituendoli rispettivamente con John Marshall e Samuel Dexter[32].

VicepresidenzaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Vicepresidente degli Stati Uniti d'America.

Adams e Jefferson dettero inizio alla loro coabitazione nella maniera più cordiale; erano diventati amici 20 anni prima, mentre stavano servendo insieme nel Secondo congresso continentale. Alla vigilia della cerimonia d'insediamento s'incontrarono brevemente per discutere a possibilità d'inviare il Vicepresidente oltreoceano come parte di una delegazione composta da tre membri con l'intento di raffreddare per quanto possibile le relazioni sempre più turbolente con i rivoluzionari francesi.

Quando però conclusero che ciò si sarebbe rivelato essere un ruolo improprio per il Vice, concordarono di sostituire, in qualità di capo-delegazione, il più stretto alleato politico di Jefferson, ossia James Madison. Poco dopo l'inaugurazione il presidente venne però informato che non era affatto interessato a svolgere una tale missione diplomatica; Adams rispose a Jefferson che in ogni caso non sarebbe stato in grado di selezionarlo per colpa della forte pressione interna al suo Gabinetto la quale spingeva per la nomina di un Federalista.

Questa fu l'ultima volta che il presidente consultò preventivamente il proprio vice su una questione con risvolti d'importanza nazionale; da parte sua Jefferson si rivolse esclusivamente al ruolo assunto di leadership dei Democratici-Repubblicani oltre che ai suoi doveri governativi di presiedere e dirigere i lavori del Senato[33].

Nomine giuridicheModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Corte suprema degli Stati Uniti d'America, Presidente della Corte suprema degli Stati Uniti d'America e Giudici associati della Corte suprema degli Stati Uniti d'America.

Il presidente ebbe l'opportunità di riempire tre posti vacanti della Corte Suprema durante il suo mandato. Nel dicembre del 1798 il Senato confermò la nomina di Bushrod Washington, nipote dell'ex presidente George Washington, per succedere al giudice associato James Wilson.

Un anno dopo Alfred Moore prese il posto del collega James Iredell; quindi, nel gennaio 1801, Adams chiamò John Marshall come quarto presidente della massima Corte, sostituendo Oliver Ellsworth il quale si era ritirato a causa di problemi di salute. Inizialmente fu nominato l'ex "Giudice capo" John Jay, ma questi rifiutò di tornare alla sua precedente posizione[34].

Marshall, che a quel tempo prestava servizio come Segretario di Stato, fu rapidamente confermato dal Senato e si insediò il 4 di febbraio; continuò contemporaneamente a fungere anche da ministro fino a quando il mandato di Adams non terminò il 4 di marzo[35].

Politica esteraModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della politica estera statunitense.

Relazioni con la Prima Repubblica franceseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Guerre rivoluzionarie francesi.

Il mandato presidenziale venne caratterizzato dalle dispute sul ruolo da dare alla nuova nazione - e, se nel caso, dalla parte con cui schierarsi - nell'ambito del conflitto che si stava sempre più espandendo in Europa, laddove Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e Prima Repubblica francese si trovavano oramai in una situazione di guerra generalizzata; mentre Thomas Jefferson e tutto il Partito Democratico-Repubblicano premevano per favorire apertamente la causa francese John Adams e il Partito Federalista dimostrarono invece molta più vicinanza agli interessi dell'impero britannico[36].

L'intensa battaglia politica scaturita dalla ratifica del Trattato di Jay del 1794 aveva già precedentemente polarizzato i sostenitori delle due parti in campo e alla fine alienato con rapidità quella filo-francese[37]. Esso aveva difatti portato a risoluzione alcune delle principali rimostranze e lamentele statunitensi contro gli inglesi, incluso il reclutamento forzoso dei marinai americani nella Royal Navy; venne considerato come la soluzione migliore per evitare un altro scontro bellico contro gli inglesi[38].

I francesi rimasero per lo più indignati tanto che cominciarono attivamente a porre sotto sequestro e a impadronirsi delle navi mercantili americane le quali proseguivano i loro traffici e scambi commerciali con gli inglesi. Alla scadenza rappresentata delle elezioni presidenziali del 1796 i francesi sostennero apertamente la candidatura di Jefferson alla carica di presidente e, dopo la sua sconfitta, accentuarono di fatto la situazione di belligeranza[39].

Quando tuttavia Adams assunse la carica il sentimento filo-francese tra la maggioranza dell'opinione pubblica negli Stati Uniti continuò a rimanere assai forte, innanzi tutto a causa della sostanziale assistenza ricevuta durante la guerra d'indipendenza americana[40][41].

 
Ritratto di Elbridge Gerry.

Affare XYZModifica

Il neo-presidente sperò di poter mantenere nonostante tutto delle relazioni amichevoli con il governo rivoluzionario francese e inviò senza por tempo in mezzo una delegazione oltreoceano composta da John Marshall, Charles Cotesworth Pinckney ed Elbridge Gerry per reclamare un risarcimento dopo gli attacchi francesi alle spedizioni navali mercantili statunitensi.

Quando gli inviati giunsero a ottobre del 1797 vennero costretti a fare anticamera per versi giorni e alla fine fu concesso loro solamente un incontro di 15 minuti con il ministro degli esteri Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord.

A seguire i tre diplomatici cominciarono le riunioni con i subordinati del potente politico francese; ciascuno rifiutò categoricamente di incominciare a condurre trattative a meno che gli Stati Uniti non acconsentissero a pagare delle cospicue tangenti in denaro, una a Talleyrand personalmente e un'altra alla "Repubblica" nel suo insieme[42]. Gli americani a questo punto si rifiutarono di continuare a negoziare a partire da tali termini[43]: Marshall e Pinckney se ne tornarono quindi in patria, mentre Gerry rimase[44].

In un discorso pronunciato davanti al Congresso riunitosi nell'aprile del 1798 il presidente rivelò pubblicamente le macchinazioni messe in atto da Talleyrand, compreso il suo tentativo di concussione, con il risultato di scatenare l'indignazione pubblica nei confronti dei francesi[45].

 
Una vignetta politica britannica che descrive la vicenda: gli Stati Uniti sono rappresentati dalla donna che viene saccheggiata da cinque francesi, tra cui un personaggio che indossa il berretto frigio - una rappresentazione della Francia rivoluzionaria e repubblicana - mentre John Bull (allegoria) siede ridendo sulle scogliere di Dover raffigurate come una collina.

I Democratici-Repubblicani palesarono invece un certo scetticismo sul resoconto dato dall'Amministrazione di ciò che divenne noto come "affare XYZ". Molti dei sostenitori di Jefferson si opposero fermamente agli sforzi del presidente atti a difendersi dai francesi, finendo così con l'indebolire sistematicamente l'autorità dello stesso Adams[46].

Loro timore principale fu che una guerra aperta contro i francesi avrebbe condotto automaticamente a un'alleanza con i britannici, il che a sua volta avrebbe permesso al "presunto monarchico" Adams di portare avanti senza troppi ostacoli il proprio programma interno[47].

Da parte loro la maggioranza dei Federalisti, in particolar modo i conservatori "ultra-federalisti", temettero profondamente l'influenza che la rivoluzione francese avrebbe potuto avere anche all'interno della società americana tramite il radicalismo[48].

Anche la questione economica guidò l'approfondirsi del divario tra le due forze partitiche in quanto i Federalisti cercarono d'instaurare legami commerciali con i britannici, mentre la gran parte dei Democratico-Repubblicani paventarono di gran lunga l'influenza dei creditori inglesi[49].

Quasi guerraModifica

Il presidente non intravide personalmente alcun vantaggio nell'aderire apertamente all'alleanza guidata dai britannici contro i rivoluzionari francesi, perseguì pertanto una strategia in base alla quale le imbarcazioni statunitensi avrebbero "molestato" quelle francesi in uno sforzo sufficiente per arginarne gli assalti contro gli interessi americani, dando così inizio a una guerra navale non dichiarata nota come Quasi-guerra[37].

Alla luce della minaccia d'invasione da parte delle più potenti forze francesi Adams richiese all'Assemblea congressuale di autorizzare una vasta espansione dell'United States Navy, oltre che la creazione di un esercito di almeno 25.000 effettivi; vennero infine concessi 10.000 uomini per rafforzare l'United States Army e un moderato potenziamento della marina militare la quale all'epoca consisteva in un'unica imbarcazione e oltretutto non ancora pienamente armata[50][51].

L'ex presidente George Washington fu incaricato quale Comandante generale dell'esercito statunitense e Adams accettò con riluttanza la sua richiesta che Alexander Hamilton fungesse da secondo in comando[52]; divenne però ben presto evidente che quest'ultimo era colui che effettivamente stava in carica, a causa dell'età oramai avanzata di Washington. Il presidente irritato osservò: "So che Hamilton è uno Spirito orgoglioso e presuntuoso, un ambizioso Mortale che fa sempre finta di essere invece altamente Morale", scrisse, ma "con un'etica corrotta come quella del vecchio Benjamin Franklin, che è il suo modello più di chiunque altro io conosca"[37].

Grazie al suo sostegno dato all'espansione marittima e la creazione del Dipartimento della Marina Adams viene spesso definito come il padre della marina statunitense[53].

 Lo stesso argomento in dettaglio: USS Constellation contro L'Insurgente.

Sotto la forte guida del Segretario alla Marina Benjamin Stoddert l'apparato navale ottenne numerosi successi nella "Quasi-guerra", compresa la cattura de L'Insurgente nel febbraio del 1799, una potente unità militare navale francese. Si aprirono anche i rapporti commerciali con Saint-Domingue la quale, a seguito della rivoluzione haitiana scatenata dagli schiavi, era divenuta un'ex colonia francese in stato di ribellione nel Mare Caraibico[54].

Andando oltre l'opposizione di molti all'interno del suo stesso partito politico, il presidente resistette comunque a un'"escalation" in direzione del conflitto armato. Il continuo sostegno presidenziale concesso a Elbridge Gerry, un esponente Democratico-Repubblicano mandato in Francia all'inizio del mandato di Adams e che continuò a perseverare nel ricercare una pace accettabile con i francesi, diede motivi di particolare frustrazione a molti Federalisti[55].

La decisiva influenza di Hamilton al Dipartimento della Guerra contribuirà anche ad allargare la spaccatura tra i sostenitori Federalisti del presidente e dello stesso Hamilton. Allo stesso tempo la creazione di una grande forza armata permanente sollevò l'allarme popolare e agì a favore delle prese di posizione dei Democratici-Repubblicani di Jefferson filo-francesi[56].

Nel febbraio del 1799 Adams sorprenderà i più annunziando che avrebbe mandato l'esperto di diplomazia William Vans Murray in una nuova missione di pace oltreoceano. Il presidente rinviò l'invio di una delegazione mentre attendeva il completamento della costruzione di diverse navi da guerra, fatto questo che sperava avrebbe modificato gli equilibri di potere nei Caraibi. Con estremo dispiacere di Hamilton e di altri arci-Federalisti la delegazione venne finalmente fatta partire a novembre[57].

La decisione presa dal presidente provocò un'aspra frattura interna ai Federalisti, con alcuni dei suoi leader che cominciarono a cercare un'alternativa ad Adams per le elezioni presidenziali del 1800[58].

Le prospettive di una pacificazione tra Stati Uniti e Francia furono sostenute dalla rapida ascesa di Napoleone Bonaparte proprio alla fine del 1799 (con il Colpo di Stato del 18 brumaio), in quanto egli considerò lo scontro con gli americani niente più che una distrazione dalla guerra in corso in Europa (vedi Seconda coalizione). Nella primavera del 1800 la delegazione presidenziale diede inizio ai negoziati con la controparte guidata da Giuseppe Bonaparte[59].

La "Quasi-guerra" poté così concludersi ufficialmente a settembre quando venne firmata la Convenzione del 1800, sebbene i francesi si rifiutarono di riconoscere lo stralcio del Trattato di alleanza del 1778, che aveva a suo tempo creato un blocco franco-americano in funzione anti-britannica[60].

Gli Stati Uniti ottennero alla fine ben poco dall'avvenuta sospensione delle ostilità con i francesi, ma i tempi dell'accordo si dimostrarono fortunati poiché di lì a poco si sarebbe giunti alla temporanea pacificazione anglo-francese attraverso il Trattato di Amiens (1802)[61].

La notizia della firma non giunse oltreoceano fino a dopo le elezioni. Superando la netta opposizione di alcuni Federalisti Adams riuscì a ottenere la ratifica da parte del Senato nel febbraio del 1801[62]; subito dopo questa conclusione positiva il presidente smobilitò anche l'"esercito di emergenza"[63].

Relazioni con l'impero spagnoloModifica

I nuovi Stati Uniti avevano firmato con l'impero spagnolo il Trattato di San Lorenzo (o di "Pinckney") nel 1795, stabilendo in tal modo il confine con la Louisiana (Nuova Spagna). Con l'incombente rischio di un conflitto aperto con la Prima Repubblica francese tuttavia gli spagnoli si dimostreranno assai lenti nell'attuarne i termini i quali comprendevano la cessione delle "terre Yazoo" e il disarmo delle fortezze ancora presenti lungo il fiume Mississippi[64].

Poco dopo l'insediamento di Adams i piani del senatore William Blount per far uscire gli spagnoli sia dalla Louisiana che dalla Florida spagnola divennero pubblici, causando un rapido deterioramento delle relazioni bilaterali tra i due paesi; anche Francisco de Miranda, un patriota venezuelano, tentò di assicurarsi il sostegno statunitense per un intervento militare anti-spagnolo e possibilmente utilizzando anche l'aiuto degli inglesi[65].

Rifiutando recisamente le ambizioni di Alexander Hamilton volte alla conquista dell'intero territorio spagnolo nordamericano il presidente non accolse neppure le richieste di Miranda e gli negò un incontro chiarificatore; la trama fu in tal maniera spazzata via. Essendo alfine riuscito ad evitare una guerra aperta sia con la Spagna che con la Francia l'Amministrazione Adams supervisionò l'attuazione definitiva del Trattato di San Lorenzo[66].

Affari interniModifica

 
Mappa animata sull'evoluzione territoriale di Washington.

Trasferimento a WashingtonModifica

Nel 1790 il Congresso, tramite la legislazione detta Residence Act, aveva stabilito il sito su cui avrebbe dovuto sorgere la capitale federale permanente: sulle rive del fiume Potomac al confine tra Virginia e Maryland. Fu quindi fissato il dicembre del 1800 come termine ultimo per il completamento degli edifici governativi alla nuova città; prese il suo nome dal primo ex presidente da poco deceduto e divenne così Washington[67].

Il distretto federale che la doveva circondare venne invece denominato "Columbia (personificazione)", termine poetico per indicare gli Stati Uniti d'America in uso in quel momento. La stessa legge trasferì anche la capitale temporanea da New York a Filadelfia nel 1791[67].

L'Assemblea congressuale aggiornò il suo ultimo incontro in quest'ultima città il 15 maggio del 1800, cessando ufficialmente di essere la sede del Governo federale a partire dall'11 di giugno seguente[68].

 
Il piano architettonico della Casa Bianca.

In quello stesso mese il presidente compì la sua prima visita a Washington: nel bel mezzo di un paesaggio urbano "grezzo ed incompiuto" Adams trovò gli edifici pubblici "completati più rapidamente del previsto".

L'Ala Nord (sede del Senato) del Campidoglio (Washington) era quasi realizzata, così come la "Pesidential House" (quella che sarà conosciuta successivamente come Casa Bianca).[69].

Il presidente vi si poté trasferire il 1° di novembre e la First lady Abigail Adams lo raggiunse poche settimane più tardi; al suo arrivo il marito le scrisse: "Prima di concludere la mia lettera, prego che il Cielo conceda il meglio delle benedizioni su questa casa e su tutti coloro che in futuro vi abiteranno. Possano essere nient'altro che uomini onesti e saggi a governare sotto questo tetto"[70][71].

L'Aula senatoriale del 6º Congresso si riunì quindi per la prima volta nel Campidoglio il 17 novembre del 1800. Il 22 seguente il presidente pronuncerà il suo 4° discorso sullo Stato dell'Unione ad una sessione congiunta del parlamento all'"Old Supreme Court Chamber")[72].

Cominciò il proprio discorso innanzi tutto congratulandosi con i membri riuniti per la loro nuova sede legislativa e ponendo l'accento "sulla prospettiva di una residenza da non cambiare"; aggiunse inoltre ottimisticamente che ""anche se vi è un qualche motivo per comprendere che le sistemazioni non sono ora così complete come si potrebbe desiderare, pure ci sono ottime ragioni per credere che questo inconveniente cesserà nel corso della presente sessione"[73].

Si sarebbe trattato dell'ultimo messaggio annuale che un presidente consegnò personalmente al Congresso per i prossimi 113 anni (sino alla presidenza di Thomas Woodrow Wilson). Nel febbraio successivo fu promulgata la District of Columbia Organic Act la quale organizzò ufficialmente il distretto federale: in conformità con la Costituzione l'Assemblea Congressuale divenne l'autorità governativa del distretto in cui sorgeva la capitale[67].

Alien and Sedition ActsModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Crisi della Nullificazione § Antefatti e contesto storico 1787 - 1816.

A seguito degli animi divenuti sempre più polarizzati a causa della Quasi-guerra il presidente dovette affrontare aspri attacchi provenienti dalla stampa.

 
Vignetta editoriale: "Congressional pugilists".

Molti tra i più recenti immigrati, compresi gli irlandesi americani, cominciarono a guardare sempre più favorevolmente ai francesi in aperta opposizione agli inglesi tanto che uno dei loro membri al Congresso, Matthew Lyon, rimase impegnato in una rissa con il collega del Partito Federalista Roger Griswold[37]. Nel tentativo di sedare la minaccia di sovversione presente sempre più forte tra gli immigrati ostili i Federalisti fecero approvare nel 1798 una serie di leggi conosciute come Alien and Sedition Acts[37].

Gli storici discutono sul coinvolgimento attivo di Adams nella loro stesura oltre alla sua semplice controfirma; nelle sue Memorie questi negherà sempre di averne cercato l'approvazione, ma le lamentele nei riguardi degli "attacchi diffamatori" alla presidenza perpetrati attraverso pamphlet potrebbero benissimo aver avuto un ruolo sostanziale nell'emissione della legislazione repressiva[74].

Gli Acts furono costituiti essenzialmente da 4 misure: la Naturalization Act (legge sulla naturalizzazione), la Alien Friends Act (legge sugli amici stranieri), la Alien Enemies Act (legge sui nemici stranieri) ed infine la Sedition Act (legge sulla sedizione). Questi statuti vennero progettati per mitigare la minaccia secessionista, escludendone i loro più estremi portavoce e propagandisti[75].

La legislazione sulla naturalizzazione aumentò fino a 14 anni il periodo ininterrotto di residenza necessario ad un qualsiasi immigrato prima che questi potesse fare richiesta di ottenimento della cittadinanza statunitense; questo in larga parte perché i cittadini naturalizzati tendevano poi a votare per il Partito Democratico-Repubblicano[75].

L'"Alien Friends Act" e l'"Alien Enemies Act" permise di fatto al presidente di far sottoporre a deportazione un qualsiasi straniero che venisse considerato pericoloso per la sicurezza nazionale. La Sedition Act rese invece un atto criminoso la pubblicazione di "scritti falsi, scandalosi e maliziosi" contro il Governo federale o i suoi funzionari amministrativi. Le punizioni poterono includere la carcerazione da 2 a 5 anni e una multa fino a 5.000 dollari statunitensi[75].

Tali disposizioni si fecero presto assai controverse a causa della persecuzione di un parlamentare e di numerosi editori di giornali. L'Amministrazione federalista avviò almeno 14 incriminazioni accertate ai sensi della legislazione sulla sedizione, nonché cause giudiziarie contro 5 dei 6 più importanti giornali politicamente avversari.

La maggior parte delle azioni legali presero il via tra il 1798 e l'anno seguente, andando a processo proprio alla vigilia delle elezioni presidenziali del 1800. Questi tempi così abilmente scanditi, secondo l'analisi condotta dal biografo Ferling, molto difficilmente poterono apparire come causali.

Altri studiosi hanno citato la prova che le Alien and Sedition Acts furono altresì fatte applicare assai raramente essendo state identificate con certezza solo 10 condanne secondo la legge sulla sedizione; il presidente poi non firmerà mai alcun ordine di espulsione contro coloro che furono giudicati colpevoli; inoltre le fonti più radicalmente contrarie erano tutte originarie da ambienti vicini ai Democratici-Repubblicani.

Alcuni storici tuttavia non hanno mancato di sottolineare il fatto che gli Acts vennero impiegati fin dall'inizio per ottenere degli obiettivi politici ben determinati, provocando in tal maniera la fuga di numerosi stranieri dal paese; le legislazione entrate in vigore consentirono il perseguimento per via giudiziaria di molti che si opponevano ai Federalisti, ciò anche all'interno dell'Assemblea congressuale[76].

Rigettandone con estrema decisione la costituzionalità Thomas Jefferson e James Madison vennero indotti a scrivere in forma anonima le Risoluzioni del Kentucky e della Virginia in cui i due governi statali del Kentucky e della Virginia proposero l'immediato annullamento degli Acts all'interno dei loro territori[77].

Mentre il dibattito proseguiva facendosi ogn'ora sempre più acceso l'appuntamento elettorale si tradusse in una competizione dura ed esplosiva, con entrambe le parti che espressero uno straordinario timore nei confronti delle politiche espresse dagli avversari. Dopo che i Democratici-Repubblicani prevalsero utilizzarono quelle stesse leggi contro i Federalisti, prima che venissero annullate in via definitiva[37].

 
Un assegno firmato dal presidente al National Museum of American History.

Misure fiscali e ribellione FriesModifica

Per poter pagare l'accumulo delle spese militari derivanti dalla Quasi-guerra il presidente e i suoi alleati Federalisti fecero promulgare la Direct Tax nel 1798. Una qualsivoglia tassazione diretta da parte del Governo federale era già ampiamente popolare tanto che le entrate sotto la Presidenza di George Washington provennero per lo più dalle accise e dalle tariffe doganali[78].

Sebbene Washington avesse mantenuto un bilancio dello Stato rigorosamente in pareggio, aiutato in ciò da una spinta economica in crescita, l'incremento sostanziale delle spese militari minacciò presto di causare maggiori deficit di bilancio; Hamilton, il Segretario al Tesoro Oliver Wolcott Jr. e Adams svilupparono quindi un piano fiscale atto a soddisfare le crescenti necessità di entrate governative[79].

 
La taverna di Quakertown, sede originaria della "ribellione Fries".

La Direct Tax istituì una progressività tributaria e un'imposta sul valore fondiario fino all'1° del valore di un immobile; i contribuenti della regione orientale della Pennsylvania resistettero sempre più attivamente agli esattori federali fino a che nel marzo del 1799 esplose la "ribellione Fries"[80].

Guidati dal veterano della guerra d'indipendenza americana John Fries i contadini rurali di lingua tedesca protestarono veementemente contro le libertà repubblicane e le loro istituzioni[81] tanto da far sorgere lo spettro di un'imminente guerra di classe: Hamilton condusse rapidamente l'esercito nell'area con l'intento di reprimere la rivolta la quale si concluse senza spargimenti di sangue[82].

Il successivo processo a carico di Fries seppe catturare l'attenzione nazionale, ed il presidente finì col perdonarlo insieme ad altri due cospiratori dopo essere stati condannati alla pena di morte per tradimento (reato). La ribellione, il dispiegamento delle forze armate e i risultati delle prove processuali giunsero ad alienare molti in vari Stati federati dal Partito Federalista, danneggiando seriamente le speranze di rielezione del presidente[83].

Giudici di mezzanotteModifica

Sin dall'inizio della sua presidenza Adams aveva sostenuto fortemente la creazione di nuovi giudici federali, ma la proposta aveva finito con l'essere respinta dal Congresso.

Dopo che i Federalisti persero il controllo di entrambe le Camere e della stessa presidenza a seguito delle elezioni presidenziali del 1800, molti di coloro che si erano precedente schierati contro si misero a sostenere il progetto in quanto l'espansione dei tribunali avrebbe consentito la nomina di numerosi Federalisti a posizioni di governo tenute a vita[84].

La sessione "anatra zoppa" (lame-duck session) del 6º Congresso approvò infine la Midnight Judges Act all'inizio del 1801, il che creò tutta una serie di corti d'appello federali a metà strada tra i tribunali distrettuali e la Corte Suprema. Ciò ridusse anche le dimensioni stesse della massima Corte passando da 6 a 5 seggi, da far entrare in vigore al momento delle prossime nomine. Il tutto venne compiuto per negare a Thomas Jefferson l'opportunità di scegliere dei giudici a lui vicini fino a quando non si fossero venuti a scoprire due posti vacanti[85].

Mentre Adams ricopriva queste nuove posizioni durante gli ultimi giorni della sua presidenza i giornali e i politici dell'opposizione iniziarono presto a riferirsi agli incaricati col nomignolo ironico di "giudici di mezzanotte". La maggior parte di loro perse però il proprio seggio quando il 7º Congresso dominato dal Partito Democratico-Repubblicano approvò la legislazione detta Judiciary Act nel 1802, abolendo i tribunali di nuova creazione e restituendo il potere giudiziario federale alla sua precedente struttura[86].

Dopo essere stati spazzati via dall'esercizio del potere alla fine del 1800 i Federalisti concentrarono le loro speranze sulla sopravvivenza della repubblica fondata sul sistema giudiziario federale[87]. Nel corso dei 34 anni di John Marshall in qualità di Presidente della Corte Suprema la "Corte Marshall" svolse un ruolo decisivo nell'incrementare il potere del Governo federale e nello stabilire il sistema giudiziario come una branca paritetica rispetto al potere esecutivo ed allineandolo anche al ramo del potere legislativo nazionale[88].

Più tardi Adams avrà modo di riflettere: ""Il mio regalo, dare John Marshall al popolo degli Stati Uniti, è stato l'atto più orgoglioso della mia vita"[89].

Elezioni presidenziali del 1800Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1800.

Con il Partito Federalista profondamente diviso sulle sue trattative con la Prima Repubblica francese e l'opposizione del Partito Democratico-Repubblicano infuriato per l'emanazione delle Alien and Sedition Acts e l'espansione militare Adams affrontò una scoraggiante campagna elettorale[9].

Anche così però la sua posizione all'interno del proprio partito politico rimase forte, sostenuta dalla sua costante popolarità nella Nuova Inghilterra, una regione chiave per qualsiasi campagna presidenziale Federalista. Alcuni osservatori adombrarono persino di una possibile alleanza tra Jefferson e Adams, ma tale possibilità in realtà non si materializzo mai[90].

All'inizio del 1800 i membri Federalisti del Congresso nominarono Adams e Charles Cotesworth Pinckney per la presidenza; il caucus non indicò esplicitamente quale dei due dovesse essere considerato il favorito. I Democratici-Repubblicani nel frattempo scelsero Thomas Jefferson e Aaron Burr, i loro stessi candidati alle precedenti elezioni presidenziali del 1796, ma designarono Jefferson come la prima scelta del partito[86].

La campagna fu aspra e caratterizzata da attacchi personali malevoli. I Federalisti diffusero le voci secondo cui i Repubblicani-Democratici erano degli assertori del radicalismo i quali avrebbero rovinato il paese attraverso la rivoluzione. Questi invece accusarono gli avversari di voler sovvertire i principi del repubblicanesimo attraverso leggi federali punitive e di favorire l'impero britannico e gli altri paesi della coalizione europea nella loro guerra contro i rivoluzionari francesi per promuovere dei valori improntati all'aristocrazia e fondamentalmente antidemocratici[91].

Inoltre Alexander Hamilton e i suoi sostenitori assunsero presto un ruolo attivo nel tentativo di sabotare la rielezione del presidente. In ottobre egli pubblicò un pamphlet in cui si dichiarava che Adams era "emotivamente instabile, soggetto a decisioni impulsive e irrazionali, incapace di coesistere con i suoi più stretti consiglieri e generalmente inadatto ad essere un buon presidente". Lavorò anche per persuadere gli elettori Federalisti nel New England a non concedere il loro voto a Adams, sperando in tal maniera di incrementare le possibilità di Pinckney di vincere[9][86].

Quando i Grandi elettori furono contati Adams finì al terzo posto con 65 voti e Pinckney arrivò quarto con 64 (un elettore Federalista della Nuova Inghilterra votò invece per John Jay). Jefferson e Burr lottarono per il primo posto con 73 voti ciascuno. L'elezione si dimostrò avere dei margini estremamente ristretti e lo scarto di poche centinaia di voti a New York avrebbe ancora potuto fornire ad Adams la maggioranza richiesta[92].

 
Risultati elettorali del 1800.

A causa del risultato paritetico tra Jefferson e Burr l'elezione venne devoluta alla Camera dei Rappresentanti. Come specificato dalla Costituzione le delegazioni di ognuno degli Stati federati votarono in blocco, con un suffragio disponibile per ogni Stato; la maggioranza qualificata (nove, poiché all'epoca esistevano 16 Stati) fu quella richiesta per la vittoria[9].

Il 17 febbraio del 1801, dopo il 36º scrutinio, Jefferson fu eletto con una preferenza di 10 contro 4 (due Stati si astennero[15]). Adams non fu coinvolto nelle elezioni contingenti ma preferì privatamente Jefferson a Burr[93].

Lo storico John E. Ferling attribuisce la sconfitta di Adams a cinque fattori: l'organizzazione più forte dei Repubblicani-Democratici; la disunione Federalista; la polemica che circondo gli "Alien e Sediction Acts"; la popolarità di Jefferson nel Sud; ed infine l'efficace operazione di propaganda effettuata da Burr nello Stato di New York, là ove il legislatore statale si spostò dai Federalisti ai Democratico-repubblicani sulla base di alcuni gruppi controllati dalla sua macchina politica[86].

Analizzando le cause del collo Adams scriverà: "Nessun partito che sia mai esistito conosceva se stesso così poco o aveva così vanamente sopravvalutato la propria capacità di influenza e popolarità come il nostro, nessuno ha mai capito così male le cause del proprio potere, o così malamente li ha distrutti"[94].

 
Ritratto di Charles Adams.

Ad aggravare ancor più l'agonia della sconfitta, il secondogenito del presidente uscente Charles Adams, da lungo tempo affetto da alcolismo, morì alla fine di novembre appena trentenne. Ansioso di ricongiungersi con la moglie Abigail Adams, che era già partita per il Massachusetts, Adams lasciò la Casa Bianca nelle ore immediatamente precedenti al 4 marzo del 1801 e quindi non partecipò all'inaugurazione di Jefferson. Solo tre successivi presidenti uscenti non hanno partecipato all'inaugurazione dei loro rispettivi successori[86].

Il trasferimento del potere presidenziale rappresentò il primo caso in cui si svolse tra due diversi partiti nella storia degli Stati Uniti d'America e stabilì pertanto il precedente per tutte le successive transizioni[95]. Le complicazioni derivanti dalle elezioni del 1796 e del 1800 indurranno sia l'Assemblea congressuale che i singoli Stati a perfezionare il processo attraverso il quale il Collegio elettorale sceglie rispettivamente un Presidente e un Vicepresidente.

La nuova procedura fu promulgata attraverso il XII emendamento, che divenne così parte integrante della Carta costituzionale nel giugno 1804 ed entrò in vigore per la prima volta con le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1804.

Reputazione storicaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America.
 
La tomba del presidente a Quincy (Massachusetts).

I sondaggi di storici ed esperti di scienza politica classificano John Adams verso la metà del terzo gruppo dei presidenti; lo storico George Herring sostiene che egli fu il più indipendente tra i Padri fondatori degli Stati Uniti d'America[96].

Sebbene fosse in linea con le tesi espresse dal Partito Federalista, rimase in un certo qual modo un "partito a sé stante" e non mancò di essere in disaccordo tanto con i colleghi del proprio schieramento quanto con il Partito Democratico-Repubblicano di Thomas Jefferson[97]. Fu spesso descritto come "pungente", ma la sua tenacia venne per lo più alimentata da buone decisioni prese di fronte all'opposizione generale che si ritrovò a dover affrontare[96].

Adams si dimostrerà spesso assai combattivo, il che diminuì in parte il cosiddetto "decoro presidenziale", come ammise lui stesso negli anni della vecchiaia: "[Come presidente] mi rifiutai di soffrire in silenzio. Sospirai, singhiozzai e gemetti, a volte strillavo e urlavo e devo confessare la mia vergogna e il mio dolore per il fatto che a volte anche giuravo"[98].

 
Francobollo commemorativo da 2 cent della serie presidenziale datata 1938.

La decisione presidenziale - assunta del tutto autonomamente- di far avanzare le trattative di pace con la Prima Repubblica francese, piuttosto che continuare le ostilità della Quasi-guerra, ridussero particolarmente in maniera cospicua la sua popolarità[99]. Ciò ebbe un ruolo importante nella sua sconfitta per la rielezione[100], tuttavia rimase talmente contento del risultato diplomatico ottenuto che fece incidere sulla sua lapide la seguente scritta:

«Qui giace John Adams, che si assunse nell'anno 1800 la responsabilità della pace con la Francia[101]

Lo storico Ralph Adams Brown sostiene che, mantenendo gli Stati Uniti fuori dalla guerra con la Francia, Adams permise alla nascente nazione di crescere e prosperare nel ruolo transcontinentale che alla fine giunse a realizzare già entro il XIX secolo[102].

Le diverse ricerche evidenziatesi nel corso del tempo hanno generalmente classificato Adams come un presidente medio o al di sopra della media, ed uno dei migliori tra coloro che hanno servito per un solo mandato. In un sondaggio C-SPAN del 2017, 91 storici presidenziali hanno classificato Adams al 19º posto tra i 43 ex presidenti, (in calo rispetto al 17° ottenuto nel 2009).

Le sue classifiche nelle varie categorie di questo sondaggio più recente sono state le seguenti: persuasione pubblica (22°), leadership in momenti di crisi (17°), gestione economica (15°), autorità morale (11°), relazioni internazionali (13°), capacità amministrative (21°) , relazioni con il Congresso (24°), visione/definizione di un ordine del giorno (20°), perseguimento di una giustizia uguale per tutti (15°), performance con contesto dei tempi (19°)[103].

Un ultimo sondaggio del 2018 della sezione dei Presidenti e della politica esecutiva della "American Political Science Association" ha giudicato Adams come il quattordicesimo miglior presidente di tutti i tempi[104].

 
Ritratto del presidente in un dipinto di Gilbert Stuart.
 
Peacefield, la residenza della famiglia Adams a Quincy (Massachusetts), parte dell'Adams National Historical Park.
 
Busto del presidente, opera dello scultore Daniel Chester French.
 
Il dollaro presidenziale con l'effigie di J. Adams.

NoteModifica

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  103. ^ Historians Survey Results: John Adams, in Presidential Historians Survey 2017, National Cable Satellite Corporation, 2017. URL consultato il 23 agosto 2017.
  104. ^ Brandon Rottinghaus e Justin S. Vaughn, How Does Trump Stack Up Against the Best — and Worst — Presidents? (New York Times), 19 febbraio 2018. URL consultato il 14 maggio 2018.

BibliografiaModifica

Altre lettureModifica

  • Akers, Charles W. (2002). "John Adams" in Graff, Henry, ed. The Presidents: A Reference History (3rd ed.). New York, New York: Charles Scribner's Sons. ISBN 0684312263. online.
  • Brinkley, Alan, and Davis Dyer, eds. (2004). The American Presidency. Boston: Houghton Mifflin. ISBN 0-618-38273-9.
  • Freeman, Joanne B. (2001). Affairs of Honor: National Politics in the New Republic. New Haven, Connecticut: Yale University Press. ISBN  0-300-09755-7.
  • Grant, James D. (2005). John Adams: Party of One. New York, New York: Farrar, Straus and Giroux. ISBN 0-374-11314-9.
  • Howe, John R. Jr. (1966). The Changing Political Thought of John Adams. Princeton, New Jersey: Princeton University Press. LCCN 66-10272.
  • Sharp, James Roger (1993). American Politics in the Early Republic: The New Nation in Crisis. New Haven, Connecticut: Yale University Press. ISBN 0-300-06519-1.
  • White, Leonard D. (1948). The Federalists: A Study in Administrative History. New York, New York: Macmillan.

Voci correlateModifica

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