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Presidenza John Quincy Adams
John Quincy Adams.jpeg
Il presidente John Q. Adams in un ritratto di Charles Robert Leslie
StatoStati Uniti Stati Uniti
Capo del governoJohn Quincy Adams
(Partito Democratico-Repubblicano)
Giuramento4 marzo 1825
Governo successivo4 marzo 1829
Left arrow.svg Presidenza Monroe Presidenza Jackson Right arrow.svg

«Fu soprattutto uno studioso e un teorico della scienza politica; era un puritano tutto d'un pezzo e gli ripugnavano le furberie dei politicanti. Per tutta la vita mantenne costumi austeri: si alzava all'alba e faceva una nuotata nel fiume Potomac o una cavalcata, poi rientrava per leggere la Bibbia e il quotidiano. "Sono un uomo di maniere riservate, fredde e scostanti. I miei avversari dicono che sono uno squallido misantropo e i miei nemici personali sostengono che sono un selvaggio asociale"[1]

La presidenza di John Quincy Adams ebbe inizio il 4 marzo del 1825 con la cerimonia d'inaugurazione e relativo insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America e terminò il 4 marzo del 1829. Adams, il sesto presidente degli Stati Uniti d'America entrò in carica dopo le elezioni presidenziali del 1824, in cui lui e altri tre esponenti del Partito Democratico-Repubblicano, Henry Clay, William Harris Crawford e Andrew Jackson, cercarono la vittoria finale.

Nessun candidato riuscirà però ad ottenere la maggioranza dei Grandi elettori del Collegio elettorale, cosicché dovette essere affidato il compito di scegliere in nuovo residente alla Camera dei Rappresentanti. Con l'aiuto decisivo di Clay, Adams risulterà eletto e Clay divenne Segretario di Stato.

Al suo insediamento il neo-presidente articolò un ambizioso programma interno; immaginò un mercato nazionale in cui il Nord e il Sud, le città e i paesi di "Frontiera", fossero legati insieme da forti scambi e commerciali. Sostenitore del sistema americano proposto da Clay, progettò importanti investimenti da dedicare ai miglioramenti infrastrutturali interni (che prevedevano la costruzione di strade e canali su larga scala) e la creazione di istituzioni educative come una grande università nazionale.

A causa del sostegno assai ridotto concessogli dalla leadership sudista conservatrice del Congresso tuttavia il suo programma verrà in larga misura bloccato. Il sostegno presidenziale dato alla cosiddetta "Tariffa degli abomini", una tariffa daziaria di forte protezionismo fatta approvare nel 1828 farà declinare sostanzialmente la sua popolarità tra gli elettori.

Le iniziative di politica estera dell'Amministrazione andarono solo leggermente meglio. Furono conclusi dei trattati di reciprocità sui diritti di scambio con diverse nazioni, si trovò bendisposto ad estendere indefinitamente una convenzione commerciale con l'impero britannico e risolse le questioni in sospeso riguardanti il sequestro di proprietà britannico durante la guerra anglo-americana.

L'Amministrazione rimase tuttavia paralizzata e quindi impedita nel risolvere varie altre questioni commerciali in corso, il che servì solo ad aumentare le tensioni con il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e influenzò negativamente il commercio internazionale statunitense. Quando Adams desiderò inviare una delegazione al Congresso di Panama del 1826, un raduno delle nuove repubbliche dell'America Latina, la sua richiesta di finanziamento fu bloccata dall'Assemblea congressuale.

La firma autografa del presidente J. Q. Adams.

La natura decisamente controversa delle elezioni del 1824 portò alla fine dei Democratici-Repubblicani e all'emergere di una nuova era nella politica americana. Caratterizzando la vittoria di Adams come il risultato di un "affare di corruzione" tra lo stesso presidente e Clay, Jackson e i suoi sostenitori - tra cui Martin Van Buren e il Vicepresidente John Calhoun - trascorsero i successivi tre anni a costruire l'organizzazione che sarebbe diventata il moderno Partito Democratico.

I seguaci di Adams si organizzarono più liberamente come "National Republican Party", ma non furono in grado di eguagliare gli sforzi dei Democratici sotto Jackson, che vincerà così agevolmente le elezioni presidenziali del 1828 con una larghissima maggioranza.

Indice

Elezioni presidenziali del 1824Modifica

InaugurazioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America.

Il presidente eletto degli Stati Uniti d'America prestò giuramento nelle mani del presidente della Corte Suprema John Marshall il giorno 4 marzo del 1825 in una cerimonia tenutasi in un'aula della Camera dei Rappresentanti presso il Capidoglio di Washington; giurò su un volume di legge costituzionale[2] invece che sulla più tradizionale Bibbia[3].

Nel suo discorso inaugurale Adams adotto un tono super-partes promettendo che avrebbe voluto scongiurare qualsiasi tentativo di ricostruzione partitica, adducendo a ciò motivazioni strettamente politiche. Propose anche un elaborato programma di ristrutturazione del sistema delle infrastrutture interne: miglioramenti delle strade, costruzione di ponti e canalizzazioni[4].

Sebbene alcuni non mancassero di mettere in dubbio la costituzionalità di tali progetti federali il neo-presidente sostenne che la "Clausola di assistenza generale" (General Welfare Clause) prevedesse invece un'ampia autorità costituzionale in materia. Mentre i suoi predecessori si erano impegnati in progetti come la costruzione della National Road, Adams promise che avrebbe rapidamente richiesto al Congresso l'adozione di molti altri programmi simili[5].

AmministrazioneModifica

Gli avvenimenti salienti della presidenza John Q. Adams saranno i seguenti:

1825
1826
1827
1828
1829

Gabinetto ministerialeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Gabinetto degli Stati Uniti d'America e Governo federale degli Stati Uniti d'America.
Partiti politici

      Democratico-Repubblicano       Indipendente

Dipartimento Incarico Ritratto Nome Mandato
Inizio Termine
  Presidente   John Quincy Adams 4 marzo 1825 4 marzo 1829
  Vicepresidente   John Calhoun 4 marzo 1825 4 marzo 1829
  Segretario di Stato   Henry Clay 4 marzo 1825 4 marzo 1829
  Segretario al Tesoro   Richard Rush 7 marzo 1825 5 marzo 1829
  Segretario alla Guerra   James Barbour 7 marzo 1825 23 maggio 1828
  Peter Buell Porter 23 maggio 1828 9 marzo 1829
  Procuratore generale   William Wirt 4 marzo 1825 4 marzo 1829
  Direttore generale delle poste   John McLean 4 marzo 1825 4 marzo 1829
  Segretario alla Marina   Samuel Lewis Southard 4 marzo 1825 1829

Alla stessa maniera della presidenza di James Monroe anche Adams cercò di creare un Gabinetto federale geograficamente equilibrato che rappresentasse le varie fazioni di partito, chiese pertanto ai membri del precedente Governo nazionale di rimanere al loro posto anche durante la sua amministrazione[6]. Samuel Lewis Southard del New Jersey rimase così Segretario alla Marina mentre William Wirt, che aveva forti legami sia con la Virginia che col Maryland, mantenne la carica di Procuratore generale[7]. John McLean dell'Ohio continuò a servire come Direttore generale delle poste, una posizione importante pur non facendo ancora parte ufficialmente dell'apparato governativo[8].

Southam e McLean avevano entrambi favorito Calhoun e Jackson nel 1824, mentre Wirt generalmente evitava di essere coinvolto nella campagna elettorale[9]. Durante la sua presidenza Adams alla fine si rese conto che i funzionari di McLean tendevano a favorire i calhouniani, ma nonostante ciò lo mantenne in carica perché vedeva McLean come un ministro assai competente.

Il presidente scelse poi Henry Clay in qualità di Segretario di Stato, facendo arrabbiare coloro che credevano che egli avesse offerto il suo sostegno nelle elezioni del 1824 proprio per ottenere la posizione più prestigiosa[10]. Anche se in seguito Clay avrebbe avuto modo di rimpiangere di aver accettato la carica, soprattutto da quando si rafforzò l'accusa di "Corrupt Bargain", la forza di Clay nel West e l'interesse per la politica estera lo hanno reso una scelta naturale per quel ruolo[11].

Le prime scelte di Adams per il Segretario alla Guerra e il Segretario al Tesoro caddero rispettivamente Andrew Jackson e William Harris Crawford. Poiché Jackson non era interessato a servire nell'amministrazione Adams, venne rimpiazzato da James Barbour della Virginia, un importante sostenitore di Crawford.

Dopo che lo stesso Crawford rifiutò di continuare il suo mandato come Segretario del Tesoro Adams chiese ad Albert Gallatin di sostituirlo, ma ne ricevette un netto rifiuto. La direzione del Dipartimento del Tesoro andò così invece a Richard Rush della Pennsylvania, il quale non aveva preso parte alla competizione residenziale del 1824 in virtù del suo servizio come ambasciatore nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda. Rush divenne un importante sostenitore dei miglioramenti interni e delle tariffe protettive[12].

Adams presiedette un gabinetto armonioso e produttivo; incontrò i propri collaboratori come un gruppo su base settimanale per discutere le principali questioni politiche sul tappeto e diede ai suoi membri una grande quantità di potere discrezionale nell'esercizio delle loro funzioni[13].

Nomine giuridicheModifica

Secondo sistema partiticoModifica

Retroterra storico e conseguenze elettoraliModifica

Immediatamente dopo il risultato elettorale il generale Andrew Jackson assunse un atteggiamento di cortesia e accondiscendenza nei riguardi del neoeletto[14]. Adams sperava così di poter proseguire indisturbato nell'obiettivo datosi dalla Presidenza di James Monroe di porre fine alla partigianeria politica, tanto che il proprio Gabinetto comprese personalità provenienti da svariati retroterra ideologici e regionali[15].

Ciò nonostante la nomina di Henry Clay alla carica di Segretario di Stato bruciò parecchio a Jackson e gli fece conquistare un notevole sostegno popolare; ricevette quindi un gran numero di lettere che lo incoraggiarono a continuare a correre nell'agone politico: nel 1825 accettò la nomina proveniente dall'Assemblea legislativa statale del Tennessee la quale lo indusse a scendere in campo in qualità di candidato presidenziale al successivo turno elettorale[16].

La scelta di Clay ebbe come effetto anche quello di rinsaldare l'opposizione dei sostenitori rispettivamente di William Harris Crawford e John Calhoun[17]. Sebbene fosse stato assai vicino ad Adams nel corso della precedente Amministrazione Calhoun si alienò definitivamente dalla prospettiva politica presidenziale proprio a seguito della contestata nomina di Clay, stabilito presto come erede naturale alla massima carica[18].

La sommossa degli schiavi capeggiata da Denmark Vesey avvenuta nel 1822, seppur fallita, aveva già in parte contribuito anche ad un'evoluzione sostanziale nella visione di Calhoun per ciò che concerneva la pratica dello schiavismo; divenendo al contempo un sostenitore sempre più ardente della dottrina dei diritti degli Stati entro la fine degli anni 1820[19].

Nascita delle coalizioniModifica

L'ambizioso messaggio presidenziale del dicembre del 1825 rivolto al Congresso galvanizzò l'opposizione, con importanti personaggi come Francis Preston Blair del Kentucky e Thomas Hart Benton del Missouri che si scontrarono sempre più apertamente contro il Governo federale[20].

Al termine della 1ª sessione del 19º Congresso una coalizione pregiudiziale anti-Adams composta da jacksoniani (guidati da Benton e Hugh Lawson White), crawfordiani (Martin Van Buren e Nathaniel Macon) e calhouniani (guidati da Robert Young Hayne e George McDuffie, futuro Governatore della Carolina del Sud) erano oramai stabilmente emersi all'interno del dibattito parlamentare[21].

A parte Clay il presidente mancò invece di forti sostenitori al di fuori degli Stati Uniti d'America nord-orientali, mentre in sede legislativa poté contare sulla sua decisa difesa da parte di Edward Everett, John W. Taylor e Daniel Webster[22].

Questi ultimi iniziarono a chiamarsi "Repubblicani-Nazionali", laddove i seguaci di Jackson presero a definirsi Democratici[23]; nella stampa vennero spesso descritti come gli "uomini di Adams" e gli "uomini di Jackson"[24].

Alla scadenza elettorale di metà mandato del 1826 gli avversari del presidente raccolsero una buona quantità di seggi in tutto il paese, dato che gli alleati di Adams non riuscirono invece mai a coordinarsi perfettamente tra loro[25]. In seguito al buon risultato raggiunto Van Buren ebbe ad incontrarsi con Calhoun e alla fine i due accettarono di appoggiare la candidatura di Jackson alle elezioni presidenziali del 1828, con Van Buren che riuscì ad attirare alla causa molti dei precedenti sostenitori di Crawford[26].

Calhoun nel frattempo continuò a sperare di riuscire a succedere a Jackson nel 1832 o al più tardi quattro anni dopo[24]. L'obiettivo finale di Van Buren sarà intanto la piena rinascita dell'alleanza tra i vecchi e nuovi jeffersoniani - i piantatori del Sud - e coloro i quali si consideravano come dei "semplici Repubblicani" del Nord[27]. Tutto ciò a sua volta non avrebbe fatto altro che contribuire a ricreare l'antica suddivisione per fazioni tra Partito Democratico-Repubblicano da una parte e Partito Federalista dall'altra.

 
Il senatore Martin Van Buren in un dipinto di Ezra Ames.

Attingendo al recente dibattito scatenato dal Compromesso del Missouri Van Buren temette che la mancata creazione di un solido sistema bipartitico avrebbe finito con il lasciare la nazione divisa dalle questioni localistiche settarie (Nord-Sud, come di fatto avverrà), piuttosto che ritrovare un proprio sbocco legittimo nella contrapposizione politica[28].

A differenza di Van Buren il presidente si aggrappò alla speranza di vedere alla prova dei fatti una nazione del tutto priva di partigianeria politica e si rifiutò di sfruttare appieno il potere del "mecenatismo" per costruire la propria struttura personale di consenso[29]. Molte delle sue nomine e designazioni furono progettate molto più per ammorbidire gli eventuali critici che per premiare i suoi seguaci[30].

Tentò in qualche modo di convincere anche gli ex Federalisti come Rufus King, ma le oramai radicate divisioni interne tra questi così come la continua impopolarità dei Federalisti tra i vecchi Democratici-Repubblicani impedirono alfine ad Adams di ottenerne il pieno appoggio[31].

Il presidente non riuscì neppure a raccogliere un sostanziale sostegno dal nascente movimento anti-massonico o dal seguito dell'influente governatore di New York DeWitt Clinton[32].

Al di fuori della Nuova Inghilterra molti dei sostenitori dell'Amministrazione finirono con l'autodefinirsi più per la loro opposizione a Jackson che per il fattivo sostegno ad Adams[33].

Mentre Jackson ebbe un assai ampio sostegno popolare e molti presero a pensare che le elezioni presidenziali del 1824 gli fossero state ingiustamente "rubate", continuò altresì a mancargli una chiara piattaforma ideologica che potesse riunire in un sol blocco tutti gli avversari del presidente[25].

Per paura di turbare il delicato equilibrio tra i suoi sostenitori Jackson eviterà sempre di assumere posizioni forti oltre alla sua decisa opposizione all'Amministrazione in carica[34]. I sostenitori residenti nel West sperarono che Jackson avrebbe investito nei miglioramenti interni, mentre nella Pennsylvania che avrebbe preferito tariffe doganali elevate nell'ambito del protezionismo più spinto.

Allo stesso però molti meridionali videro Jackson come un "faro di opposizione" ad un potente Governo federale, che temevano avrebbe potuto venire utilizzato contro lo schiavismo[35].

Sebbene Jackson non abbia mai articolato alcuna piattaforma politica dettagliata allo stesso modo in cui invece fece Adams, la sua coalizione rimase unita sotto l'unica bandiera del presentarsi in antitesi al presidente, dipendendo quindi in ciò dalla pianificazione governativa in corso. I jacksoniani infine tesero anche a favorire l'apertura delle terre dei nativi americani degli Stati Uniti d'America al sempre più pressante colonialismo dei bianchi e quindi all'insediamento dei pionieri con la forza[28].

Affari interniModifica

Un programma ambiziosoModifica

Nel proprio messaggio del 1825 indirizzato al Congresso riunitosi in sessione congiunta il presidente presentò all'attenzione generale un programma governativo completo e assai ambizioso; richiese l'assegnazione d'investimenti sostanziosi a favore del miglioramento infrastrutturale interno così come la creazione di un grande polo universitario, di un'accademia navale e di un osservatorio astronomico nazionali.

Non mancando di far notare il buono stato di salute in cui si trovava il Dipartimento del Tesoro e la possibilità di ulteriori maggiori entrate tramite le vendite di terreni demaniali nelle grandi praterie del West Adams sostenne fermamente il rapido completamento di diversi progetti che al momento si ritrovavano ancora in diverse fasi di costruzione e/o progettazione, inclusa un'ampia via di comunicazione che facesse da direttrice diretta tra Washington e New Orleans[36].

 
La proposta di un Dipartimento degli Interni con relativo Segretario degli Interni verrà accolta e resa esecutiva all'inizio della Presidenza di Zachary Taylor nel 1849.

Propose anche l'istituzione di un Dipartimento degli Interni in qualità di nuova entità amministrativa a livello di Gabinetto esecutivo e che avrebbe presieduto alla realizzazione dei suddetti provvedimenti migliorativi interni[37]. Il presidente pensò di poter giungere a finanziare le misure in cantiere principalmente attraverso la massiccia messa in vendita di terreni nell'Occidente a tutto vantaggio dei numerosi pionieri, piuttosto che procedere ad un incremento della tassazione o del debito pubblico[38].

L'agenda interna di Adams e Henry Clay, la quale diverrà presto nota come "sistema americano", fu per lo più ideata per riuscire a riunire gli interessi regionalistici disparati nella promozione di una prospera economia nazionale prospera[39].

Tali programmi dovettero però affrontare l'opposizione proveniente da vari ambienti; molti di essi si troveranno in netto disaccordo con la sua interpretazione a largo raggio della Costituzione, preferendo invece che il potere esecutivo venisse concentrato nei governatorati dei singoli Stati federati piuttosto che nella mani del Governo federale. Altri ancora non gradiranno affatto le pretese interferenze dall'alto e si opposero quindi con forza al tentativo di una pianificazione centralizzata[40].

A questo punto anche i grandi proprietari terrieri schiavisti del profondo Sud presero a tenere seriamente che il presidente aspirasse e premesse verso uno scoperto abolizionismo negli Stati Uniti d'America e che cercasse pertanto di sottomettere gli Stati agli indirizzi nazionali di livello federale[41].

Clay dovette presto avvertire Adams che molte della sue proposte avrebbero avuto ben poche possibilità di passare il vaglio del 19º Congresso ed essere quindi approvate da esso; ma il presidente farà notare che il programma poteva sempre venire accolto e adottato in un prossimo futuro[42]. Come prevedeva l'acuto Segretario di Stato la maggior parte delle proposte presidenziali risulteranno alla fine sconfitte. Le idee di Adams volte all'istituzione di una grande università nazionale e di un sistema uniforme di pesi e misure non riusciranno mai ad ottenere i voti congressuali necessari[43]

La sua proposta per la creazione di un'accademia navale ebbe l'iniziale approvazione del Senato, per essere poi sconfitta alla Camera dei Rappresentanti con un voto di 86 contro 78; gli avversari dell'accademia si opposero innanzitutto al suo costo preventivato e temendo inoltre che una tale istituzione avrebbe "degenerazione e corruzione della moralità pubblica"[44]. La proposta di Adams di approvare una legislazione nazionale riguardante il fallimento verrà anch'essa sconfitta dalle Aule parlamentari a lui avverse[43].

Il Segretario alla Marina Samuel Lewis Southard propose un'operazione di rilevamento nazionale dell'intera West Coast, ma l'Assemblea congressuale si rifiuterà di far approvare il progetto, approvando invece al suo posto solamente le indagini minori in tal senso nella Carolina del Sud e nel Maryland[45]. L'Amministrazione tenterà infine di lanciare una spedizione navale per esplorare l'Oceano Pacifico (la futura spedizione di Wilkes avviatasi nel corso della Presidenza di Martin Van Buren più di un decennio dopo), ma anch'essa rimarrà bloccata al Congresso[46].

Miglioramenti interniModifica

A differenza di altri suoi aspetti più peculiari della propria agenda interna il presidente riuscì a conquistare l'approvazione congressuale per quanto concerneva diversi ambiziosi provvedimenti infrastrutturali[47].

 
La rotta della National Road.

Tra il 1824 e il 1828 il United States Army Corps of Engineers condusse tutta una serie di rilevamenti per la potenziale creazione di grandi strade, linee ferroviarie e miglioramenti nella navigazione fluviale. Adams presiedette ad importanti riparazioni e lavori ulteriori lungo la National Road tanto che, subito dopo aver lasciato l'ufficio, la "Via nazionale" si era oramai estesa da Cumberland (Maryland) a Zanesville (Ohio)[48].

L'Amministrazione vide anche l'inizio dei lavori per il Chesapeake and Ohio Canal; la messa in opera del Chesapeake & Delaware Canal, del Louisville and Portland Canal tutt'attorno alle cascate del fiume Ohio (l'odierna "Falls of the Ohio National Wildlife Conservation Area"). La connessione dei Grandi Laghi al bacino idrografico dell'Ohio (negli odierni Ohio e Indiana), oltre all'ampliamento e alla ricostruzione del "Dismal Swamp Canal" nella Carolina del Nord[49].

La prima ferrovia adibita al trasporto di passeggeri degli Stati Uniti inoltre, la Baltimore and Ohio Railroad, venne portata a termine proprio durante la presidenza. Sebbene la gran parte di tali progetti siano stati intrapresi da soggetti imprenditoriali privati, il governo a livello federale forni fondi e/o terra per aiutare al buon completamento di molti di essi[50].

I progetti intrapresi tutt'attorno all'Ohio si riveleranno - alla luce dei fatti futuri - particolarmente importanti, in quanto consentiranno un rapido sviluppo urbano di Pittsburgh, Cincinnati, Cleveland e Louisville (Kentucky)[51].

 
Un assegno firmato dal presidente.

Tariffa del 1828Modifica

Relazioni con i nativi americaniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Nativi americani degli Stati Uniti d'America.

Il presidente ricercò attivamente la graduale assimilazione dei Nativi americani attraverso accordi contrattuali, una priorità condivisa da ben pochi bianchi nel corso degli anni 1820; eppure Adams fu anche profondamente impegnato nell'espansione verso il West.

 
Cessione indiana nella Georgia occidentale.

I coloni di "frontiera" i quali cercavano costantemente di spostarsi sempre più ad Ovest reclamarono a gran voce per favorire l'adozione di una politica maggiormente espansionistica, che avrebbe ignorato del tutto le preoccupazioni e le esigenze dei nativi. All'inizio del proprio mandato il presidente sospenderà il trattato di Indian Springs risalente al 1825 subito dopo aver appreso che il Governatore della Georgia George McIntosh Troup aveva forzato il suddetto trattato per adattarlo ai Muscogee a loro completo svantaggio[52].

Adams firmerà quindi un nuovo trattato nel gennaio del 1826 il quale permetterà ai Muskogee di rimanere a risiedere nel loro territorio ancestrale, pur venendo costretti a cedere la maggior parte della terra allo Stato federato della Georgia. Troup rifiuterà di accettare tali condizioni, dando invece l'autorizzazione a tutti i cittadini georgiani di sfrattare "con le buone o con le cattive" gli indiani occupanti[53].

Una più dura resa dei conti tra governo statale e federale fu evitata solamente dopo che i nativi ebbero accettato un terzo trattato[54]. Sebbene molti abbiano visto il governatore decisamente irragionevole nei suoi rapporti sia con il governo nazionale che nei riguardi dei nativi, la maniera in cui l'Amministrazione ebbe a gestire l'incidente finì con l'alienarsi tutti coloro che nel profondo Sud favorivano invece l'immediata deportazione degli indiani[55].

John Q. Adams e la SchiavitùModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Schiavitù negli Stati Uniti d'America, Presidenza di James Monroe § Monroe e la schiavitù, Presidenza di Andrew Jackson § Controversie sulla schiavitù e Origini della guerra di secessione americana.

Da sempre antagonista dello schiavismo, l'ex presidente utilizzerà inizialmente il suo nuovo ruolo nel Congresso per combatterlo tanto che rapidamente divenne il leader politico nazionale più importante dell'abolizionismo negli Stati Uniti d'America[56][57]. Dopo una delle sue vittoriose ricandidature dichiarò che si sarebbe assunto il compito doveroso di "realizzare un giorno profetizzato quando la schiavitù e la guerra sarebbero state definitivamente bandite dalla faccia della terra"[56] . Scrisse inoltre, a riguardo della sua fiera opposizione nei confronti della "peculiare istituzione" sudista, nel suo diario privato già nel 1820:

«La discussione sorta su questo Compromesso del Missouri ha tradito il segreto delle loro anime. In astratto ammettono che la schiavitù è un male, la disconoscono e gettano tutto sulle spalle dell'impero britannico (che favorì a suo tempo la tratta atlantica degli schiavi africani). Ma quando viene sondato il fondamento che sta alla base di esso, ecco che mostrano in fondo alla loro anima solamente orgoglio e vanagloria nella loro condizione di padronanza. Guardano dall'alto in basso la semplicità dei modi di uno yankee, perché non ha abitudini di prepotenza come la loro e non può trattare i negri come i cani. È tra i mali della schiavitù il fatto che essa annulla le stesse fonti del principio morale. Stabilisce false stime di virtù e vizio: perché cosa può essere più falso e senza cuore di questa dottrina che fa dipendere il primo e il più sacro diritto dell'umanità dal colore della pelle umana?[58]»

Politica esteraModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della politica estera statunitense.

Commercio e rivendicazioniModifica

Uno dei principali obiettivi di politica estera dell'amministrazione fu quello dell'espansione del commercio internazionale[59].

La presidenza J. Q. Adams riuscì ad ottenere la firma di diversi trattati secondo il principio di reciprocità con un certo numero di nazioni tra cui l'impero coloniale danese, la lega anseatica, le colonie svedesi, il Regno di Prussia e la Repubblica Federale del Centro America; raggiunse degli accordi commerciali anche con il Regno delle Hawaii e il Regno di Tahiti[60].

Il presidente s'impegnò inoltre per far rinnovare i trattati già esistenti con l'impero britannico, il regno di Francia e l'impero coloniale olandese e diede il via ai negoziati con l'Impero austro-ungarico, l'Impero ottomano e la prima repubblica messicana i quali avrebbero condotto alla stipulazione di accordi di un discreto successo solo dopo che Adams lasciò la carica. Collettivamente queste relazioni economico-finanziarie vennero progettati con l'intento di espandere la capacità commerciale in tempo di pace oltre che per preservare i diritti commerciali in tempo di guerra[61].

 
Mappa e localizzazione delle Indie occidentali britanniche.

Il presidente cercò anche di rinvigorire il mercato estero con le Indie occidentali il quale aveva subito un tracollo a partire dal 1801. Gli accordi con danesi e svedesi aprirono le loro colonie al commercio statunitense, ma Adams rimase particolarmente concentrato sull'apertura del settore mercantile con le Indie occidentali britanniche. Gli Stati Uniti avevano già raggiunto un accordo in tal senso con gli inglesi nel 1815, ma esso veniva ad escludere i possedimenti coloniali inglesi nell'emisfero occidentale[62].

In risposta alla pressione statunitense i britannici avevano iniziato a consentire un numero limitato di importazioni nelle Indie occidentali sotto il loro controllo già a partire dal 1823, sebbene i leadership dell'amministrazione continuarono a reclamare la fine del sistema di protezionismo nel sistema della preferenza imperiale britannica[63].

Nel 1825 vennero proibiti di fatto gli scambi commerciali con le Indie britanniche da parte degli inglesi, infliggendo in tal maniera un duro colpo al prestigio del presidente[64]; l'amministrazione negoziò estensivamente per cercare la revoca di questo divieto, ma le due parti non furono in grado di trovare un compromesso accettabile per entrambi[65]. Nonostante la connessa perdita negli scambi derivatane gli accordi garantiti da Adams contribuirono in ogni caso ad ampliare il volume complessivo dell'esportazione nazionale[66].

La presidenza risolse numerose rivendicazioni pendenti sorte dalle guerre napoleoniche, dalla guerra anglo-americana e dal trattato di Gand; il perseguimento di esse venne considerato come una componente sostanziale per un positivo ampliamento della libertà di commercio. Albert Gallatin, nel suo ruolo di ambasciatore nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda convinse gli inglesi ad accettare la somma di un milione di dollari come indennizzo; mentre gli stessi statunitensi ricevettero ulteriori indennizzi minori da parte di svedesi, danesi e dall'Impero russo[67].

Si richiese invece una grossa indennità dai francesi, ma i negoziati s'interruppero improvvisamente dopo che il governo di Jean-Baptiste Guillaume Joseph, conte di Villèle decadde nel 1828[68]. Neppure il Segretario di Stato Henry Clay non ebbe alcun successo effettivo nella ricerca di avere soddisfazione su svariate rivendicazioni e reclami contro i messicani[69].

 
Dall'impero spagnolo alle nazioni indipendenti al Congresso di Panama del 1826.

America LatinaModifica

Adams e Clay cercarono di realizzare un impegno concreto con i paesi dell'America Latina per far sì d'impedire che cadessero sotto l'influenza economica degli inglesi[70]. Come parte di questo obiettivo l'amministrazione favorirà l'invio di una delegazione ad hoc al Congresso di Panama, una grande conferenza delle repubbliche del Nuovo Mondo organizzata da Simón Bolívar e tenutasi nel 1826[71].

La partecipazione fece parte della più ampia politica presidenziale volta a stabilire legami sempre più stretti con i nuovi Stati latinoamericani sorti dopo la sconfitta degli spagnoli sul terreno ed il loro abbandono del colonialismo nell'America meridionale[72]. Clay e Adams sperarono che la conferenza avrebbe inaugurato una politica di buon vicinato tra tutti i paesi fino a quel momento indipendenti dell'America[73].

Tuttavia il finanziamento di una delegazione e la conferma dei nominati si trovarono rimasti impigliati in una battaglia sulle politiche interne adottate dal presidente, con fermi oppositori come il senatore Martin Van Buren i quali alla fine impedirono di fatto il procedimento di conferma dei delegati[74]. Van Buren interpretò difatti il "Congresso panamense" comme una sgradita deviazione dalla politica estera molto più improntata al più rigoroso isolazionismo stabilita inizialmente dalla presidenza di George Washington[73].

Da parte sua John Calhoun si ritrovò assai ansioso di screditare un'iniziativa partita dal concorrente Clay[70]; sebbene la delegazione riuscirà finalmente ad ottenere la conferma da parte del Senato, non ebbe modo di arrivare mai alla riunione internazionale panamense a causa de gravi ritardi provocati dalle continue dilazioni e ostruzionismo messe in atto dagli oppositori interni nell'Aula parlamentare[75].

Nel 1825 Antonio José Cañas Quintanilla, ambasciatore salvadoregno della Repubblica Federale del Centro America (composta da Costa Rica, Guatemala, El Salvador, Honduras, Los Altos e Nicaragua), propose l'attivazione di un accordo atto a provvedere all'inizio della costruzione di un canale artificiale che avrebbe dovuto, secondo le sue intenzioni, attraversare il territorio dell'odierno territorio nicaraguense.[76]. Impressionato assai favorevolmente dal nuovo Canale Erie il presidente fu affascinato a molto colpito dalla proposta presentata[72].

La possibilità parve sul punto di realizzarsi quando la nazione federata dell'America centrale aggiudicò un contratto teso ad una rapida costruzione del canale ad una cordata di uomini d'affari statunitensi; l'impresa però cadde per colpa della mancanza di fondi. Il fallimento di questa collaborazione contribuirà sostanzialmente al crollo della stessa federazione la quale sarà sciolta definitivamente a partire dal 1839[77].

 
La regione sottoposta a disputa tra il Maine e i territori canadesi del Québec (provincia) e di Nuovo Brunswick, questione che verrà risolta dalla presidenza di John Tyler.

Problemi di confineModifica

Come presidente Adams continuò a perseguire il tentativo di trovare un accordo definitivo sulle dispute territoriali con il Nord America Britannico, innanzitutto l'ancora molto instabile confine tra il Maine e il territorio canadese[64]. Gallatin dimostrerà tutta la propria disponibilità alla spartizione consensuale dell'Oregon Country fissando la linea di frontiera all'altezza del fiume Columbia; ma né Clay né tanto meno il presidente si dimostrarono disposti a concedere alcun territorio al di sotto del 49º parallelo Nord[78].

 
Mappa e localizzazione della prima repubblica messicana.

La guerra d'indipendenza del Messico si concluse poco dopo che gli Stati Uniti approvarono il trattato Adams-Onís concedendone la ratifica; l'amministrazione si avvicinò quindi alla prima repubblica messicana per una rinegoziazione del confine tra il Messico e gli Stati Uniti d'America[79].

Il primo ambasciatore statunitense Joel Roberts Poinsett provò invano ad acquistare la regione del Texas messicano. A partire dal 1826 i coloni sudisti presenti sul campo scatenarono la ribellione di Fredonia, ma Adams impedì risolutamente che la nazione ne potesse venire direttamente coinvolta[80].

Elezioni presidenziali del 1828Modifica

Uscita di scenaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Andrew Jackson § Elezioni presidenziali del 1828.

John Quincy Adams lascerà l'incarico il 4 marzo del 1829, non partecipando neppure alla cerimonia d'inaugurazione e relativo insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America nella persona del suo successore Andrew Jackson il quale lo aveva apertamente snobbato rifiutandosi di corrispondere alla tradizionale "chiamata di cortesia" al presidente uscente nelle settimane immediatamente precedenti, quando era cioè ancora il presidente eletto[56].

La moglie del neo-presidente, Rachel Jackson, era difatti deceduta poco dopo l'appuntamento elettorale e Jackson incolpò duramente Adams e i suoi seguaci di averne causato la morte prematura a causa delle pesanti illazioni personali rivoltegli contro inerenti il possibile matrimonio illegittimo "colpevole di poligamia" (si sposò con Jackson quando ancora non era stato ufficializzato il divorzio dal primo marito)[81].

Adams fu uno degli soli quattro presidenti uscenti che scelsero di non partecipare alla cerimonia inaugurale del loro rispettivo successore; gli altri furono suo padre John Adams (per la presidenza di Thomas Jefferson), Andrew Johnson (per la presidenza di Ulysses S. Grant) e Richard Nixon (per la presidenza di Gerald Ford).

Valutazioni storicheModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America.

John Quincy Adams viene generalmente classificato dagli storici e dagli esperti di scienza politica come un presidente nella media.

È ricordato come un grande Segretario di Stato durante la precedente presidenza di James Monroe e un uomo eminentemente qualificato per la presidenza, ma indebolito irrimediabilmente nel suo potenziale di leadership a seguito delle elezioni presidenziali del 1824.

Soprattutto viene valutato come un politico povero di carisma in un periodo storico in cui la scena politica aveva cominciato ad essere sempre più importante. Parlò di cercare di servire come un uomo al di sopra della "crudele erba del conflitto di partito" nel preciso momento in cui il secondo sistema partitico americano stava emergendo con una forza quasi rivoluzionaria[82].

Paul Nagel afferma che l'acume politico di Adams non era meno sviluppato di quello di altri ai suoi tempi, invece sostiene che i problemi politici di Adams erano il risultato di una fazione di jacksoniani insolitamente a lui ostile e della stessa avversione di Adams nei confronti dell'ufficio[56] assegnatogli.

Sebbene fosse un prodotto della cultura del suo tempo rifiutò di fare politica secondo le regole usuali e non era così aggressivo nel corteggiare il sostegno politico come avrebbe potuto benissimo essere. I seguaci di Jackson lo attaccarono incessantemente per il suo coinvolgimento nel presunto accordo stipulato sottobanco con Clay a seguito della tornata elettorale del 1824[83].

Un sondaggio C-SPAN del 2017 ha classificato Adams tra il terzo gruppo dei presidenti di tutti i tempi, proprio sotto George H. W. Bush e sopra Ulysses S. Grant; è stato chiesto a 91 storici presidenziali di definire e valutare i 43 ex presidenti (incluso il presidente incumbent Barack Obama) in varie categorie per ottenerne un punteggio composito, risultante in una classifica generale.

Adams è stato classificato al 21º posto (dalla 19ª posizione in cui si trovava in entrambe le inchieste del 2009 e del 2000). Le sue classifiche nelle varie categorie sono state le seguenti: persuasione pubblica (33°), leadership in tempo di crisi (23°), gestione economica (17°), autorità morale (16°), relazioni internazionali (15°), capacità amministrative (18°) , rapporti con il Congresso (32°), visione/definizione di un ordine del giorno (15°), perseguimento di una giustizia uguale per tutti (9°), prestazioni nel contesto dei tempi (22°).[84].

Un ulteriore ricerca condotta nel 2018 dalla "Presidents and Executive Politics section" dell'American Political Science Association ha infine giudicato Adams come il 23° miglior presidente in ordine d'importanza[85].

 
Cenotafio in memoria del presidente al " Congressional Cemetery" di Washington.
 
La tomba del presidente all'interno della "United First Parish Church" degli Unitariani universalisti di Quincy (Massachusetts).
 
La sala di ricevimento diplomatica dedicata al presidente al Dipartimento di Stato.

NoteModifica

  1. ^ Mario Francini Storia dei presidenti americani Tascabili Newton 1996, pag. 24-25
  2. ^ The 10th Presidential Inauguration: John Quincy Adams, March 4, 1825, Joint Congressional Committee on Inaugural Ceremonies. URL consultato il 28 marzo 2017.
  3. ^ John Quincy Adams Takes the Oath of Office – Wearing Pants, New England Historical Society. URL consultato il 9 marzo 2017.
  4. ^ Kaplan, 2014, pp. 394-395.
  5. ^ Kaplan, 2014, pp. 395-396.
  6. ^ Hargreaves, 1985, pp. 47-48.
  7. ^ Hargreaves, 1985, pp. 49-50.
  8. ^ Parsons, 2009, pp. 106-108.
  9. ^ Hargreaves, 1985, pp. 49–51.
  10. ^ Kaplan, 2014, pp. 396- 397.
  11. ^ Howe, 2007, pp. 247-248.
  12. ^ Hargreaves, 1985, pp. 48-49.
  13. ^ Hargreaves, 1985, pp. 62-64.
  14. ^ Parsons, 2009, pp. 105-106.
  15. ^ Parsons, 2009, pp. 106-107.
  16. ^ Parsons, 2009, pp. 110-111.
  17. ^ Hargreaves, 1985, pp. 43-44.
  18. ^ Howe, 2007, pag. 249.
  19. ^ Howe, 2007, pag. 250.
  20. ^ Parsons, 2009, pp. 114-115.
  21. ^ Parsons, 2009, pp. 119-120.
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  26. ^ Parsons, 2009, pp. 127-128.
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  35. ^ Parsons, 2009.
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  46. ^ Hargreaves, 1985, pp. 168-171.
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  83. ^ R. R. Stenberg, Jackson, Buchanan, and the "Corrupt Bargain" Calumny, in The Pennsylvania Magazine of History and Biography, vol. 58, nº 1, 1934, pp. 61–85, DOI:10.2307/20086857.
  84. ^ Historians Survey Results: John Quincy Adams, National Cable Satellite Corporation, 2017, Presidential Historians Survey 2017. URL consultato il 23 marzo 2017.
  85. ^ Brandon Rottinghaus e Justin S. Vaughn, How Does Trump Stack Up Against the Best — and Worst — Presidents? (New York Times), 19 febbraio 2018. URL consultato il 14 maggio 2018.

BibliografiaModifica

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Voci correlateModifica

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