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Presidenza di Martin Van Buren

8ª Presidenza degli Stati Uniti d'America
Presidenza Martin Van Buren
MVan Buren-portrait.jpg
Ritratto del presidente Van Buren (tra il 1839 e il 1841 circa).
StatoStati Uniti Stati Uniti
Capo del governoMartin Van Buren
(Partito Democratico)
Giuramento4 marzo 1837
Governo successivo4 marzo 1841
Left arrow.svg Presidenza Jackson Presidenza W. H. Harrison Right arrow.svg

«Figlio di genitori di origini olandesi, fu il primo presidente che poteva vantarsi di essere davvero nato negli Stati Uniti d'America. Lo chiamavano il "Piccolo Van" ma presto l'avrebbero definito il "Piccolo mago" per la sua abilità legale e l'astuzia politica. Sostenitore della non ingerenza nella vita economica diceva che il miglior governo è quello che governa di meno[1]

La presidenza di Martin Van Buren ebbe inizio il 4 marzo del 1837 con la cerimonia d'inaugurazione e relativo insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America e terminò il 4 marzo del 1841. Van Buren, il vicepresidente incumbent e prescelto successore di Andrew Jackson, assumerà l'ufficio come 8º presidente degli Stati Uniti d'America dopo aver vinto le elezioni presidenziali del 1836.

Esponente di rilievo del Partito Democratico riuscirà a raccogliere 170 grandi elettori contro i 124 andati a William Henry Harrison e ad altri 3 candidati del Partito Whig. Insieme a John Adams, Thomas Jefferson e George H. W. Bush, Van Buren sarà uno dei quattro vicepresidenti in carica ad avere vinto la sfida elettorale presidenziale. All'età di 54 anni era il più giovane ad assumere la carica fino a quel momento.

Il problema principale che dovette affrontare la sua amministrazione fu una prolungata recessione a lungo termine dell'economia nazionale in seguito al cosiddetto grande panico del 1837 (verificatosi poche settimane dopo l'inizio della sua presidenza). Mentre si oppose a qualsiasi intervento diretto da parte del governo federale, si impegnò a mantenere il paese solvibile e quindi a ridurre le spese.

Propose di mantenere il controllo dei fondi federali in un Tesoro indipendente - piuttosto che in banche statali - ma il Congresso non avrebbe approvato tale manovra fino al 1840. Per quanto riguarda la questione della schiavitù negli Stati Uniti d'America ritenne che, in quanto presidente "di tutti", non avesse altra scelta se non quella di opporsi a qualsiasi tentativo di farla abolire nel Distretto di Washington contro il volere degli Stati schiavisti del profondo Sud, mantenendo una politica interna di minima interferenza con il suddetto istituto in quegli Stati in cui già esisteva.

Negli affari di politica estera negò l'applicazione alla repubblica del Texas del diritto di ammissione nell'Unione, preoccupato che l'eventuale incorporazione avrebbe contribuito a minare l'assai precario equilibrio Nord-Sud oltre che creare un aspro dibattito sull'estensione dello schiavismo, com'era precedentemente accaduto nel 1819 durante la presidenza di James Monroe con l'ingresso del Missouri (a cui avrà seguito il Compromesso del Missouri l'anno successivo); sperò inoltre che così facendo si sarebbe potuta evitata la guerra con il Messico il quale rivendicava il possesso del territorio texano.

Le relazioni bilaterali con l'impero britannico e le sue colonie in Canada furono messe a dura prova dalla guerra di Aroostook - conclusasi senza alcun spargimento di sangue - e dal Caso Caroline; nondimeno durante la ribellione del 1837-1838 il presidente proclamerà la neutralità americana e riuscì a controllare quei cittadini che desideravano intervenire nel conflitto a fianco dei ribelli.

La firma autografa del presidente.

La sua incapacità di affrontare efficacemente la crisi economica, unita alla crescente forza politica dell'opposizione Whig, portò alla sua sconfitta nelle elezioni presidenziali del 1840 per opera del concorrente Harrison. L'amministrazione venne contrassegnata tanto dal fallimento e dalla critica politica quanto dal successo e dalla popolarità tra la gente comune; la classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America lo valuta nel migliore dei casi nella media.

Il suo risultato più duraturo fu quello di un abile organizzazione atta a porre solide basi al nuovo moderno Partito Democratico il che lo guidò verso il dominio nel 2° sistema partitico.[2]

Elezioni presidenziali del 1836Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1836.
 
La Casa Bianca nel 1835.

Il presidente incumbent Andrew Jackson, che non gareggiava, era però ben determinato a rendere il proprio vice anche il suo successore, così da poter continuare le politiche adottate dalla sua amministrazione[3]; con questo sostegno determinante alle spalle, Van Buren otterrà facilmente la nomina alla Convention nazionale del Partito Democratico senza incontrare praticamente alcuna opposizione[4].

 
Ritratto del colonnello Richard Mentor Johnson, candidato alla Vicepresidenza.

Verranno proposti due candidati per la vicepresidenza: l'esponente della Camera dei Rappresentanti Richard Mentor Johnson del Kentucky e l'ex senatore William Cabell Rives della Virginia; i Democratici del Sud, ma pure lo stesso Van Buren, preferivano fortemente Rives[5].

Jackson, d'altra parte, propendeva a favore del primo; ancora una volta la notevole influenza del presidente uscente prevalse e Johnson ricevette i necessari 2/3 dei suffragi dopo che il senatore dello Stato di New York Silas Wright prevalse sul non delegato Edward Rucker per far esprimere i 15 voti della delegazione del Tennessee assente a favore del preferito dal presidente[5].

Il candidato ufficiale chiarì immediatamente che si è opposto al ricostituzione di una Seconda banca nazionale[6]; sulla questione della schiavitù negli Stati Uniti d'America Van Buren si mosse per ottenere il sostegno dei meridionali assicurando loro che si opponeva all'abolizionismo a livello federale e sosteneva invece il mantenimento della schiavitù in tutti quegli Stati federati in cui essa già esisteva[7].

Per dimostrare la coerenza e buona fede delle sue opinioni in merito espresse il proprio voto decisivo al Senato a favore di un disegno di legge per l'assoggettamento della posta abolizionista alle leggi statali (Enrolled bill), assicurando in tal modo che la sua circolazione fosse vietata nel Sud[8]. Considererà la schiavitù come immorale, ma perfettamente sancita dalla Costituzione nazionale[9].

I concorrenti di Van Buren saranno tre membri del neo-assemblato Partito Whig, una coalizione libera legata dalla reciproca opposizione alle politiche anti-bancarie di Jackson ma altresì priva dell'unità o della forza organizzativa per poter schierare un singolo "Ticket presidenziale" o definire una piattaforma programmatica quantomeno coerente[5].

I Whig si ritrovarono quindi a dover gestire diversi candidati regionali nella speranza di demandare il risultato dell'appuntamento elettorale all'Assemblea congressuale, dove ogni delegazione statale avrebbe avuto un voto e i Whig avrebbero avuto pertanto maggiori possibilità di vincere[10].

I tre candidati quindi furono: Hugh Lawson White del Tennessee, Daniel Webster del Massachusetts e William Henry Harrison dell'Indiana; oltre a supportare i miglioramenti strutturali interni e una banca nazionale cercarono di legare i democratici all'abolizionismo e alla tensione settaria, finendo con l'attaccare Jackson per "atti di aggressione e usurpazione del potere"[11].

 
Risultati elettorali; in blu gli Stati vinti da Van Buren.

Van Buren vincerà con 764.198 voti popolari, il 50,9% del totale e 170 Grandi elettori; Harrison guiderà i Whig con 73 voti elettorali, White ne ricevette 26 e infine Webster 14. Willie Person Mangum della Carolina del Sud ricevette gli 11 suffragi del suo Stato, che non aveva voto popolare[11].

La vittoria di Van Buren fu il risultato di una combinazione delle sue qualità politiche e personali, della popolarità e dell'appoggio di Jackson, del potere organizzativo del Partito e dell'incapacità dei Whig di raggrupparsi attorno ad un unico candidato e ad una campagna elettorale efficace[12].

Johnson ricevette d'altro canto solo 147 preferenze, una in meno del numero necessario per eleggere il vicepresidente; gli elettori della Virginia erano rimasti altresì fedeli ai democratici, che lo conquistarono con uno stretto margine[5], ma si erano assolutamente rifiutati di votare per Johnson[13].

L'8 febbraio del 1837 il Senato si riunì e, in conformità con il XII emendamento, scelse il vice a designare tra i due maggiori destinatari del voto elettorale, cioè lo stesso Johnson e Francis Granger. I primo vinse con un voto di 33 contro 17, potendo in tal maniera diventare il 9º vicepresidente degli Stati Uniti d'America[14].

L'elezione del 1836 segnò un'importante svolta nella storia politica americana a causa del ruolo svolto nella creazione del "Secondo Sistema partitico"; all'inizio degli anni 1830 la strutturazione dei raggruppamenti politici stava ancora cambiando, seppur rapidamente, ma i leader localistici e personalistici continuarono a svolgere un ruolo importante all'interno del dibattito pubblico[15]..

Alla fine della campagna del 1836 il nuovo sistema era quasi pressoché completato, poiché quasi ogni fazione era stata assorbita o dai democratici o dai Whig[16].

InaugurazioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America.

Il neoeletto prestò il giuramento solenne nella sua veste presidenziale davanti al nuovo Presidente della Corte suprema Roger Brooke Taney il 4 di marzo, nel corso di una cerimonia tenutasi nel Portico orientale del Campidoglio[17]. All'età di 54 anni era il più giovane ad assumere la carica fino a quel momento; Van Buren definì il suo ruolo di preservatore dell'Unione: "sacro per sostenere quelle istituzioni politiche" create dai Padri fondatori e in particolare a salvaguardia dei sacri principi Jeffersoniani di un governo nazionale limitato per lasciare un ampio spazio di libertà alla sovranità "del popolo e degli Stati federati degli Stati Uniti d'America"[18].

L'inaugurazione segnò l'uscita di scena di una personalità molto forte e vitale, Jackson, e l'arrivo del suo numero due, Van Buren, in quella che sembrò apparire come una nuova dinastia presidenziale; i due si mossero dentro un piccolo Phaeton (costruito con il legno della USS Constitution) condotto da quattro cavalli grigi[19]. Era la prima volta che il presidente uscente e quello entrante si dirigevano insieme al Campidoglio[17]. I festeggiamenti del giorno si dimostrarono essere più un omaggio all'ex presidente che una celebrazione a favore di quello in arrivo. Il discorso inaugurale non mancò di prendere malinconicamente atto di questo fatto:

«Nel ricevere dal popolo la sacra fiducia per due volte concessa al mio illustre predecessore, e che ha concluso così fedelmente e così bene, so che non posso aspettarmi di svolgere l'arduo compito con pari abilità e successo. Ma... posso sperare che un po' della stessa approvazione incoraggiante si possa venire a trovare anche sul mio cammino[20]

Sostenitore di lunga data di Jackson il senatore Thomas Hart Benton, dopo aver osservato con attenzione la scena, commenterà filosoficamente: "per una volta, il sorgere del sole è stato eclissato dal tramonto"[21].

AmministrazioneModifica

Gli avvenimenti salienti della presidenza Van Buren saranno:

1837
1838;
1839
1840
1841

Gabinetto ministerialeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Gabinetto degli Stati Uniti d'America e Governo federale degli Stati Uniti d'America.
Partiti politici

      Democratico       Democratico-Repubblicano       Indipendente

Dipartimento Incarico Ritratto Nome Mandato
Inizio Termine
  Presidente   Martin Van Buren 4 marzo 1837 4 marzo 1841
  Vicepresidente   Richard Mentor Johnson 4 marzo 1837 4 marzo 1841
  Segretario di Stato   John Forsyth 4 marzo 1837 4 marzo 1841
  Segretario al Tesoro   Levi Woodbury 4 marzo 1837 4 marzo 1841
  Segretario alla Guerra   Joel Roberts Poinsett 7 marzo 1837 5 marzo 1841
  Procuratore generale   Benjamin Franklin Butler 4 marzo 1837 4 luglio 1838
  Felix Grundy 5 luglio 1838 14 dicembre 1839
  Henry Dilworth Gilpin 11 gennaio 1840 4 marzo 1841
  Direttore generale delle poste   Amos Kendall 4 marzo 1837 18 maggio 1840
  John Milton Niles 19 maggio 1840 4 marzo 1841
  Segretario alla Marina   Mahlon Dickerson 4 marzo 1837 30 giugno 1838
  James Kirke Paulding 1º luglio 1838 4 marzo 1841

Il neopresidente conservò gran parte del gabinetto della precedente presidenza di Andrew Jackson oltre ai funzionari di livello inferiore, poiché sperava il mantenimento degli incaricati avrebbe fermato l'ondata Whig nel profondo Sud e ridato fiducia ai democratici nella loro qualità di unico Partito di unità nazionale[22].

I ministri rappresenteranno le diverse regioni del paese: il segretario al Tesoro Levi Woodbury proveniva dalla Nuova Inghilterra, il procuratore generale Benjamin Franklin Butler e il segretario alla Marina Mahlon Dickerson provenivano dagli Stati del Medio Atlantico, il segretario di Stato John Forsyth rappresentava il Sud, mentre il direttore generale delle poste Amos Kendall del Kentucky il West.

Per la posizione solitaria rimasta aperta del segretario alla Guerra Van Buren sceglierà inizialmente William Cabell Rives, che aveva cercato la vicepresidenza già alle elezioni presidenziali del 1836; ma dopo la sua rinuncia nominerà invece Joel Roberts Poinsett, un membro di rilievo della Carolina del Sud che si era opposto alla secessione durante la Crisi della nullificazione[23].

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Andrew Jackson § Crisi della nullificazione.

Tali scelte furono però aspramente criticate dagli esponenti di punta della Pennsylvania come James Buchanan i quali sostenevano che il loro Stato meritava una qualche posizione di governo, così come anche da alcuni democratici che sostenevano il fatto che Van Buren avrebbe dovuto usare le proprie prerogative di spoils system per aumentare il suo potere personale. Ma Van Buren vide invece il valore dato dall'evitare litigi conflittuali e la sua decisione di mantenere il governo di Jackson chiarì una volta per tutte ch'egli intendeva continuare sulla stessa linea del predecessore[24].

Nel 1838 a Butler fu concesso il desiderio di dimettersi e fu sostituito da Felix Grundy, un senatore del Tennessee in stretti rapporti con Jackson. Questi fu in seguito sostituito a sua volta da Henry Dilworth Gilpin proveniente proprio dalla Pennsylvania[25]; insoddisfatto nei riguardi della disciplina e del morale dell'United States Navy il presidente fece pressioni su Dickerson perché lasciasse libero il posto nel 1838; gli succedette James Kirke Paulding[26]. John Milton Niles, un fedelissimo del partito ed ex senatore del Connecticut, subentrò nel 1840 in qualità di nuovo direttore generale delle Poste[27].

Van Buren tenne regolari riunioni di gabinetto formali ed interruppe del tutto quelle informali da parte dei consulenti che avevano attirato così tanta attenzione durante la presidenza di Jackson. Sollecitò consigli dai capi dipartimento, tollerò gli scambi aperti e persino franchi fino al limite dell'insolenza tra i membri del proprio staff, percependo se stesso come "un mediatore, e in una certa misura un arbitro tra le opinioni contrastanti" dei suoi consiglieri[28].

L'assunzione di un tale distacco gli permetterà di esprimere un giudizio sopra le parti e soprattutto di proteggere la propria prerogativa nel prendere le decisioni finali; queste discussioni aperte diedero ai ministri un senso di partecipazione e li fecero sentire parte di un'entità funzionante, piuttosto che meri agenti esecutivi isolati l'uno dall'altro[28].

 
Ritratto di Angelica Van Buren.

First lady alla Casa BiancaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: First lady degli Stati Uniti d'America.

Per la prima metà della sua presidenza Van Buren - che era rimasto vedovo già da 17 anni - non ebbe una specifica persona per ricoprire il ruolo di First lady alla Casa Bianca durante gli eventi sociali dell'amministrazione, ma cercò di assumersi tali neri e doveri da solo. Quando il figlio maggiore Abraham Van Buren sposò Angelica Singleton nel 1838 si mise subito d'accordo per installare la nuora come padrona di casa.

Sollecitò quindi il consiglio della lontana parente Dolley Payne Todd Madison[29], che era ritornata a Washington dopo la morte del marito (lex president James Madison)[30], e presto i party presidenziali si animarono. Dopo il ricevimento di fine anno del 1839 il Boston Post proclamò seriosamente: "[Angelica Van Buren è una] donna di rari traguardi, molto modesta ma perfettamente a proprio agio e quantomai aggraziata nei suoi modi e libera e vivace nella conversazione... universalmente ammirata"[29].

Mentre la nazione subiva i contraccolpi di una profonda depressione economica la copertura giornalistica dello stile eccessivamente sfarzoso dato ai ricevimenti di Angelica van Buren, influenzata in questo dalle sue ponderose letture sulla vita di corte europea (e il suo ingenuo piacere di essere ricevuta come "Regina degli Stati Uniti" quando visitò il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e la Monarchia di luglio francese subito dopo il suo matrimonio), così come l'affermazione aneddotica che intendeva riprogettare i giardini della Casa Bianca (South Lawn) per poterli rendere maggiormente somiglianti a quelli reali d'Europa furono usati in un attacco politico rivolto contro il suocero da un Whig della Pennsylvania, il membro del Congresso Charles Ogle.

Egli si riferì in modo indiretto a lei come parte della "famiglia" presidenziale nel corso della sua celebre Gold Spoon Oration. L'attacco venne riportato fino all'interno delle aule parlamentari e la raffigurazione del reale stile di vita di Van Buren - mentre il paese soffriva tra le morse della crisi - si rivelerà essere uno dei fattori primari della sua sconfitta nella corsa per la rielezione[31].

Nomine giuridicheModifica

Il presidente nominerà due giudici associati della Corte Suprema:

  • John McKinley - scelto in via provvisoria il 22 aprile del 1837, successivamente confermato dal Senato il 25 settembre seguente;
  • Peter Vivian Daniel - confermato dal Senato il 2 marzo del 1841.
Nome Seggio Stato Inizio servizio
attivo
Termine servizio
attivo
Peter Vivian Daniel   Virginia 3 marzo 1841 31 maggio 1860
John McKinley   Alabama 22 aprile 1837[32] 19 luglio 1852

Sceglierà anche altri 8 giudici federali, tutti nei tribunali distrettuali.

Nome Corte Inizio servizio
attivo
Termine servizio
attivo
Mahlon Dickerson   New Jersey 23 luglio 1840 16 febbraio 1841
Philemon Dickerson   New Jersey 2 marzo 1841 10 dicembre 1862
Samuel Jameson Gholson   Mississippi Settentrionale
Mississippi Meridionale
13 febbraio 1839 10 gennaio 1861
Robert Budd Gilchrist   Carolina del Sud 30 ottobre 1839[33] 1º maggio 1856
Philip Kissick Lawrence   Louisiana Orientale
Louisiana Occidentale
12 settembre 1837 19 marzo 1841
John Young Mason   Virginia Orientale 3 marzo 1841 23 marzo 1844
John Cochran Nicoll   Georgia 11 maggio 1839[34] 19 gennaio 1861[35]
Isaac Samuels Pennybacker   Virginia Occidentale 23 aprile 1839[36] 6 dicembre 1845

Affari interniModifica

 
Il moderno Balaam e il suo asino: una caricatura del 1837 che attribuisce la responsabilità del grande panico e del pericoloso stato del sistema bancario al presidente uscente Andrew Jackson, mostrato mentre cavalca un asino riottoso, mentre il neopresidente Martin Van Buren commenta con approvazione.

Panico del 1837Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Panico del 1837 ed Economia degli Stati Uniti d'America.

Appena il presidente entrò in carica apparve largamente assodato che la salute economica della nazione aveva oramai preso una brutta piega e che la prosperità degli anni 1830 stava oramai volgendo al suo termine. Appena 2 mesi dopo aver assunto l'ufficio, il 10 di maggio, alcune importanti banche statali di New York a corto di riserva di valuta improvvisamente si rifiutarono di convertire la moneta cartacea in oro e argento. Presto altre istituzioni finanziarie in tutta la nazione seguiranno rapidamente l'esempio[20].

Questa grave crisi finanziaria diverrà nota come panico del 1837; esso sarà seguito da una forte fase di recessione durata per ben 5 anni in cui numerose imprese bancarie fallirono con il tasso di disoccupazione che raggiunse livelli da record[37].

Il presidente accuserà della responsabilità del crollo economico quelle che considerava "avide istituzioni" - sia americane che straniere - volte esclusivamente al business oltre che l'eccesso creditizio concesso dalle banche. I leader del Partito Whig del Congresso incolperanno facilmente di tutto i dirigenti del Partito Democratico, insieme alle politiche economiche adottate a suo tempo dalla presidenza di Andrew Jackson[20], in particolare per quanto riguardava il suo ordine esecutivo Specie Circular del 1836.

Inizierà da più parti a salire il grido di "rescindere la circolare" tanto che l'ex presidente si troverà costretto ad inviare una lettera a Van Buren raccomandandosi di non far revocare l'ordine, ritenendo che gli dovesse essere lasciato il tempo necessario per poter funzionare al meglio. Altri, come l'investitore bancario Nicholas Biddle, credettero invece che lo smantellamento della Seconda banca degli Stati Uniti attuata Jackson fosse in realtà direttamente responsabile della stampa di banconote uscita fuori da ogni controllo da parte degli istituti finanziari statali i quali non avevano fatto altro che precipitare la crisi[38].

 
Un assegno firmato dal presidente.

Nel tentativo di far fronte alla pericolosa situazione venutasi a creare i Whig proporranno la reintroduzione della banca nazionale. Il presidente replicherà proponendo l'istituzione di una tesoreria indipendente; un sistema del genere, avrà modo di dichiarare, avrebbe tolto qualsivoglia interferenza politica dall'offerta monetaria nazionale: il governo avrebbe così mantenuto tutti i propri saldi monetari sotto forma di metalli preziosi (moneta forte) e ciò si sarebbe riversato in una limitazione della stampa di banconote (carta moneta) a volontà, una misura espressamente progettata per prevenire l'inflazione[39].

Van Buren annuncerà il suo progetto già a settembre[20], ma ciò per gli immediati interessi bancari statali era troppo cosicché un'alleanza composta dai conservatori Whig e democratici impedirà attivamente che potesse trasformarsi in legge fino al 1840[40]; il cosiddetto "Tesoro indipendente" sarebbe durato solo per un anno in quanto i Whig faranno prontamente abrogare la direttiva subito dopo la loro vittoria alle elezioni presidenziali del 1840 e con il conseguente avvio della presidenza di William Henry Harrison[41].

Quando finalmente l'Assemblea congressuale agì, l'economia nazionale era rimasta impantanata in una depressione durata oltre 4 anni; i problemi avrebbero continuato ad ampliarsi fino ai primi anni 1840. Ben èiù importante per l'immediato futuro del presidente la crisi si sarebbe rivelata essere un ben grosso problema nell'imminenza della campagna elettorale per la ricandidatura[20].

Rimozione degli indianiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Nativi americani degli Stati Uniti d'America, Deportazione degli indiani, Evoluzione territoriale degli Stati Uniti d'America e Regioni storiche degli Stati Uniti d'America.
 
Le zone interessate dal sentiero delle lacrime dei Cherokee e dalla seconda guerra seminole (1835-1842) (in verde scuro). Ad ovest il territorio indiano loro assegnato nell'odierno Oklahoma (in verde chiaro).

Due delle decisioni maggiormente gravide di conseguenze prese da Van Buren durante la sua presidenza saranno quelle legate alle popolazioni indigene degli Stati Uniti sud-orientali. La politica federale adottata nel corso della presidenza di Andrew Jackson aveva cercato, attraverso l'Indian Removal Act del 1830, di spostare tutti i popoli nativi in terre ad Ovest fiume Mississippi; continuando questa prassi il governo federale negozierà ben 19 trattati con le nazioni indiane nel corso dell'amministrazione quadriennale di Van Buren[42].

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Andrew Jackson § Rimozione degli indiani e Sentiero delle lacrime.
 
La bandiera della Nazione Cherokee.

Il Trattato di New Echota firmato nel 1835 da funzionari governativi federali e rappresentanti della Nazione Cherokee aveva stabilto i termini in base ai quali l'intera popolazione cedeva il proprio territorio a Sud-Est e accettava di spostarsi verso il West (l'odierno Oklahoma); nel 1838 il presidente ordinerà al generale Winfield Scott di far trasferire forzosamente tutti quei Cherokee (una delle cosiddette Cinque Tribù Civilizzate) che non avevano ancora adeguatamente rispettato il trattato[43].

I nativi verranno quindi trasportati con la violenza in svariati campi d'internamento appositamente allestiti, ove saranno tenuti in cattività per tutta l'estate; l'effettivo inizio della rimozione in direzione Ovest sarà ritardato da un'intensa siccità e dalle relative temperature molto alte, cosicché l'avvio delle operazione dovette essere rinviato fino all'autunno inoltrato[44][45].

Seppur riluttanti, nel corso della marcia a tappe forzate che li interesserà - parte di quello che entrerà nella storia come "Pista delle lacrime" - all'incirca 20.000 persone verranno rimosse contro la loro volontà[46].

 
Truppe dell'"Armata regolare" con una guida Seminole (1839).
 Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra seminole (1835-1842).

L'amministrazione aprirà forte un contenzioso anche con i Seminole abitanti nel territorio della Florida, che impegnerà l'"Armata regolare" dell'United Staes Army in una lotta senza quartiere durata per 7 interi anni[42]; conosciuta come "seconda guerra contro i Seminole" questo conflitto era esploso a partire dal 1835 durante l'amministrazione Jackson. Prima di lasciare l'ufficio il presidente mise il generale Thomas Sidney Jesup al comando di tutte le truppe statunitensi presenti nella penisola della Florida[47].

Furono stabilite fortificazioni lungo in tutto il territorio indiano interno con colonne mobili di soldati addetti a perlustrare le campagne. Sentendo che la pressione nei loro confronti si stava facendo sempre più forte i Seminole, incluso il loro capo Micanopy (capo indiano), si offrirono di arrendersi; verranno quindi fatti lentamente riunire per la deportazione nei pressi dell'attuale Tampa, ma a giugno riusciranno a fuggire dai campi di detenzione cercando rifugio lontano dalle malattie importate dai bianchi e soprattutto dai cacciatori di schiavi che speravano di poter dare la caccia e catturare come prigionieri i Seminole Neri[48][49].

Nel dicembre del 1837 Jesup darà inizi ad una massiccia offensiva, culminata nella battaglia del lago Okeechobee il giorno di Natale; dopo la vittoria americana il conflitto entrerà in una nuova fase, una lunga ed estenuante guerra di logoramento[48]. Nel corso di questo periodo il governo si rese ben conto che sarebbe stato quasi del tutto impossibile rimuovere i rimanenti Seminole dalla Florida, tanto che Van Buren manderà il generale Alexander Macomb a negoziare un accordo di pace.

Questa fu l'unica volta nella storia degli Stati Uniti d'America che una nazione di Nativi americani degli Stati Uniti d'America ebbe la meglio costringendo l'amministrazione a fare causa comune per ritrovare una situazione di pacificazione; si raggiungerà un accordo il quale consentirà ai Seminole di poter rimanere nei propri territori d'origine stanziati nel Sud-Ovest della regione. Il fragile armistizio verrà però distrutto nel luglio del 1839[48]. Gli scontri non trovarono una via di risoluzione fino al 1842, dopo che il presidente aveva lasciato l'incarico[50].

Le guerre seminole, che includono anche la 2° (1816-1819) e la 3° (1855-1858), vengono a tutt'oggi considerate per essere state le guerre indiane più lunghe e costose svoltesi nell'intera nazione[48].

SchiavitùModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cronologia degli eventi principali che hanno portato alla guerra di secessione americana, Origini della guerra di secessione americana, Schiavitù negli Stati Uniti d'America, Abolizionismo negli Stati Uniti d'America e Presidenza di Andrew Jackson § Controversie sulla schiavitù.
 
Stati e territori liberi (in blu) e Stati schiavisti (in rosso) nel 1837.

Van Buren considerò per tutto il corso della propria amministrazione l'abolizionismo come la più grande minaccia all'unità della nazione; si oppose a qualsiasi tentativo da parte del Congresso di abolire la schiavitù nel distretto di Washington contro il volere degli Stati schiavisti meridionali e resistette al voler minimamente interferire con l'istituto ovunque esso esisteva[51].

Riflettendo sulla sua crescente importanza economica fu il primo presidente a usare la parola " schiavitù" in un discorso inaugurale e le sue posizioni portarono all'accusa nei suoi confronti di essere un "uomo del Nord con sentimenti del Sud" (Doughface-doppia faccia)[52]; tuttavia si dimostrerà anche sensibile nei riguardi delle preoccupazioni espresse dagli ambienti settentrionali sull'eventuale espansione della pratica e si oppose all'annessione texana con l'esplicito desiderio di evitare per quanto possibile l'accendersi di dispute settarie[53].

United States v. The Amistad e relazioni con l'impero spagnoloModifica

 
Una fedele ricostruzione dell'Amistad, 2007.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Processo contro l'Amistad.

Nell'agosto del 1839 una nave negriera battente bandiera spagnola, La Amistad, apparve nella acque territoriali statunitensi al largo delle coste di Long Island.

L'imbarcazione trasportava due uomini bianchi di lingua spagnola e una cinquantina di uomini, donne e bambini catturati e deportati seguendo la tratta atlantica degli schiavi africani. Erano stati rapiti nella regione dell'odierna Sierra Leone per poter essere venduti illegalmente come schiavi e spediti alla capitaneria generale di Cuba: ma liberatisi dalle catene avevano requisito la nave.

 
Ritratto di Joseph Cinque, uno dei 48 uomini a bordo della Amistad, in un dipinto di Nathaniel Jocelyn.

Dopo essere stata avvistata la "United States Revenue Cutter Service" salì a bordo per prenderla in custodia. Gli africani rimarranno detenuti a New Haven fino a quando un tribunale non riuscì a stabilire se fossero in realtà schiavi che si erano ribellati, semplici assassini oppure prigionieri portati via a forza dai loro luoghi d'origine. Il governo dell'impero spagnolo richiese che la nave con il suo carico (compresi gli africani) le fosse immediatamente riconsegnata.

L'amministrazione, sperando di minimizzare le conseguenze politiche - sia internazionali che interne - di questo incidente sostenne al processo che ne seguì la posizione spagnola; tuttavia il giudice del tribunale distrettuale finirà col sentenziare che gli africani raccolti dovessero essere considerati legalmente liberi, ed inoltre che avrebbero dovuto essere ricondotti nelle proprie case[54].

La decisione farà arrabbiare ferocemente sia gli spagnoli che i proprietari di schiavi meridionali. Nel tentativo messo in atto per placare entrambi i gruppi il presidente farà ricorso in appello alla Corte Suprema.

 
Lewis Tappan, abolizionista evangelico e fondatore del Comitato per l'Amistad.

A complicare ulteriormente le cose nel febbraio del 1840 l'ex presidente John Quincy Adams - in un'accesa seduta svoltasi alla Camera dei Rappresentanti - sosterrà appassionatamente il diritto alla libertà per gli africani, difendendoli a spada tratta; mentre il procuratore generale Henry Dilworth Gilpin sposerà in pieno la causa governativa.

Nel marzo del 1841 - all'inizio della presidenza di William Henry Harrison - la Corte Suprema emetterà il suo verdetto finale: gli africani dell'Amistad erano persone libere e dovevano poter far ritorno in patria[55].

La natura unica del caso, che coinvolse questioni e partiti internazionali - così come la stessa giurisdizione statunitense - e con persone di colore che testimoniarono per la prima volta all'interno di un tribunale federale ed oltretutto rappresentate da avvocati bianchi di spicco, non fece altro che accrescere enormemente l'interesse del pubblico nei suoi confronti; al tutto si aggiunse la partecipazione in prima persona dell'ex presidente Adams.

Il processo contro l'Amistad attirerà l'attenzione sulle tragedie intime conseguenti alla schiavitù e produrrà un rinnovato sostegno a favore del movimento crescente nel Nord che invocava l'abolizionismo negli Stati Uniti d'America; contribuirà anche a trasformare le aule di tribunale nel principale forum per un dibattito nazionale sui fondamenti giuridici dello schiavismo[56] il quale si trascinerà ancora per decenni fino alla presidenza di Abraham Lincoln.

MormoniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni.

Nel 1839 Joseph Smith Jr., il fondatore del movimento dei Santi degli ultimi giorni, farà visita al presidente per chiedere al Governo federale di aiutare circa 20.000 coloni mormoni di Independence (Missouri) (che furono costretti ad abbandonare il Missouri a seguito della guerra mormone del 1838).

Il governatore del Missouri Lilburn Boggs aveva difatti emanato il Missouri Executive Order 44 del 27 ottobre del 1838, noto come "Ordine di sterminio"; esso autorizzò le truppe della milizia ad usare le armi contro i mormoni per "sterminarli o cacciarli a forza dallo Stato federato"[57][58].

Nel 1839, dopo essersi trasferito nell'Illinois, Smith e i suoi adepti si appellarono ai membri del Congresso e a Van Buren per intercedere a loro favore; secondo il pronipote di Smith Van Buren gli rispose: "La tua causa è giusta, ma non posso far nulla per te, se ti proteggo perderò il voto del Missouri"[59][60].

Politica esteraModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della politica estera statunitense.

Relazioni con il Messico e Repubblica del TexasModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Repubblica del Texas, Annessione texana e Presidenza di Andrew Jackson § Riconoscimento della Repubblica del Texas.
 
Il territorio messicano con la Repubblica del Texas (all'estremo Nord-Est) e la regione contesa (colorata in rosso) nel 1837.

Poco prima di lasciare l'incarico nel marzo del 1837 la presidenza di Andrew Jackson estese il riconoscimento diplomatico alla neonata Repubblica texana; pur suggerendo la prospettiva di una rapida annessione Jackson non mancò di sollevare il possibile pericolo di guerra con i messicani e l'accrescimento delle tensioni settarie interne[61].

I Fautori dell'abolizionismo negli Stati Uniti d'America della Nuova Inghilterra accusarono l'esistenza di "una cospirazione del potere negriero per l'acquisto del Texas" e Daniel Webster denunciò in modo eloquente le ipotesi annessioniste[61].

Già in precedenza però, nel settembre del 1836, i texani bianchi americani avevano votato a stragrande maggioranza a favore dell'ammissione nell'Unione[62]. Invertendo audacemente la politica messa in atto dal predecessore il nuovo presidente cercherà "la pace all'estero e l'armonia in casa". Propose una soluzione diplomatica ad una disputa finanziaria di vecchia data tra cittadini americani e il governo messicano, respingendo la minaccia di Jackson di farla stabilire con un atto di forza[61].

Allo stesso modo quando l'agente diplomatico texano a Washington propose all'amministrazione l'annessione nell'agosto del 1837 gli venne molto semplicemente risposto che la proposizione non poteva in alcun modo venire accolta[62].

Le ragioni per un tale rifiuto saranno gli scrupoli costituzionali e il timore dello scoppio di un conflitto armato con i vicini meridionali[62], ma la preoccupazione preponderante si rivelerà essere la considerazione che ciò avrebbe inevitabilmente fatto precipitare lo scontro regionalistico tra i fautori dell'abolizionismo a Nord e i difensori dello schiavismo a Sud[63].

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di John Tyler § Progetto di annessione del Texas e abortita candidatura del 1844.

Quest'ultima questione influenzerà indubbiamente Van Buren e continuò ad essere il principale ostacolo all'annessione. L'offerta di annessione verrà ritirata dalla Repubblica texana nel 1838[62].

Relazioni con l'impero britannico e CanadaModifica

Gruppi di attivisti britannici nel Basso Canada (l'odierno Québec) che nell'Alto Canada (l'odierno Ontario) insorsero in aperta ribellione tra il 1837 e il 1838, protestando veementemente contro la loro mancanza di responsabilità governative.

 
Localizzazione dell'isola Navy al centro del fiume Niagara.

Mentre l'insurrezione iniziale nella regione canadese Superiore terminerà rapidamente (dopo la battaglia di Montgomery's Tavern a dicembre) molti dei ribelli fuggirono attraverso il Fiume Niagara fino ad arrivare nello Stato di New York e il leader canadese William Lyon Mackenzie iniziò a reclutare volontari a Buffalo[64].

 
La bandiera della Repubblica del Canada, 1837-1838.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Caso Caroline.

Egli proclamerà l'istituzione della Repubblica del Canada e metterà in atto un piano in base al quale i guerriglieri avrebbero invaso il Basso Canada dalla disabitata isola Navy posta sul lato canadese del Niagara; diverse centinaia di volontari vi si recarono nelle settimane immediatamente successive. Procuratisi l'imbarcazione a vapore Caroline cominciarono ad utilizzarla per consegnare i rifornimenti che giungevano da "Fort Schlosser" (in territorio statunitense)[64].

Cercando di scoraggiare un'imminente invasione le forze britanniche verso la fine dell'anno oltrepassarono il confine giungendo così sulle rive americane: bruciarono e fecero affondare la Caroline. Nella mischia che ne seguì un americano fu ucciso ed altri rimasero gravemente feriti[18]. Inizierà quindi a sorgere un forte sentimento favorevole ad un'aperta dichiarazione di guerra contro gli inglesi ed una nave britannica venne data alle fiamme come atto di ritorsione[65]; poco dopo la cosiddetta "Repubblica di Mackenzie" crollerà e gli insurrezionalisti si ritirarono tutti negli Stati Uniti. L'iniziale rivolta nel Basso Canada era oramai collassata.

Il presidente, nel tentativo di evitare in ogni modo un conflitto, manderà il generale Winfield Scott al confine dotandolo di ampi poteri discrezionali con l'incarico di proteggere i residenti e allo stesso tempo il mantenimento dell'ordine pubblico[66]. Scott riuscirà ad impressionare i cittadini americani sulla necessità di una soluzione non bellica della vertenza, chiarendo il fatto che il governo federale non avrebbe in alcuna maniera sostenuto gli avventurieri che si fossero messi ad attaccare le truppe inglesi[67].

All'inizio di gennaio Van Buren proclamerà inoltre ufficialmente la neutralità degli Stati Uniti per quanto riguardava la questione dell'indipendenza canadese. La dichiarazione verrà sottoscritta dal Congresso degli Stati Uniti d'America il quale approverà velocemente una legge sulla neutralità volta a scoraggiare la partecipazione dei cittadini americani nei conflitti stranieri[65].

 
I colori della bandiera adottata dal movimento patriottico canadese tra il 1832 e il 1838.

Nel corso dell'evoluzione delle ribellioni canadesi Charles Duncombe e il medico di origini francesi Robert Nelson aiutarono a fomentare gli animi costituendo una milizia in gran parte composta da statunitensi, gli "Hunters' Lodges" e i "Frères chasseurs"; questi gruppi effettueranno diversi attacchi nell'Alto Canada tra il dicembre del 183 e il dicembre del 1838, noti collettivamente come "guerra patriottica". L'amministrazione seguirà con scrupolo l'applicazione della legislazione sulla neutralità, incoraggiando il perseguimento dei "banditi" e d'altro lato scoraggiando attivamente i propri cittadini dall'immischiarsi nelle attività sovversive svolte all'estero.

A lungo termine l'opposizione del presidente al conflitto contribuirà alla costruzione di più sane relazioni bilaterali anglo-americane e statunitensi-canadesi nel corso del XX secolo; condurrà anche, più nell'immediato, ad una reazione negativa tra i cittadini per quanto riguarda l'apparente esagerazione dell'autorità federale[68]. Ciò produrrà una perdita significativa di consensi democratici alle elezioni di medio termine del 1838.

Guerra di AroostokModifica

Una nuova situazione di crisi emergerà alla fine del 1838 nel territorio conteso alla frontiera tra Maine e Nuovo Brunswick, là dove gli americani continuavano a stanziarsi in terre da lungo tempo rivendicate sia dagli Stati Uniti che dall'impero britannico[69].

La presidenza di Andrew Jackson era stata disposta a lasciar cadere le richieste americane sulla regione in cambio di altre concessioni, ma il Maine non era disposto a rinunziare alle proprie pretese sulla zona sottoposta a contenzioso. Da parte loro gli inglesi consideravano il possesso dell'area come vitale per una buona azione difensiva del Canada[70].

 
Localizzazione del fiume Aroostok.

Durante l'inverno 1838-1839 i boscaioli americani e canadesi si misero a tagliare legname all'interno del territorio conteso in una tenuta nei pressi del fiume Aroostook[65].

Dopo che i taglialegna dalla parte statunitense si affrettarono a fare la guardia seguì un violento scontro verbale noto come battaglia di Caribou (da Caribou (Maine)); le tensioni si trasformeranno rapidamente in uno stato di guerriglia ravvicinata con le truppe inviate dai due Stati che si metteranno a porre sotto arresto i cittadini l'uno dell'altro. La crisi sembrava pronta a trasformarsi in un vero e proprio conflitto armato[71].

 
Localizzazione del Saint John (fiume Canada).

Le forze britanniche iniziarono a radunarsi tutt'attorno al Saint John (fiume Canada). Il governatore del Maine John Fairfield mobiliterà le milizie statali per affrontare gli inglesi direttamente nella zona contesa[72]; verranno fatte costruire anche diverse fortificazioni[73].

La stampa americana reclamava a gran voce la guerra: "Maine e la sua terra, o SANGUE!" titolò a piena pagina un'editoriale; "Lascia che la spada si tenda e il fodero buttato via!" proclamò un altro. A giugno l'Assemblea congressuale autorizzerà l'impiego di 50.000 soldati e un budget di 10 milioni di dollari nel caso in cui truppe militari straniere si fossero azzardate ad entrare in territorio americano[74].

Van Buren non sembrò però per nulla disposto ad entrare in guerra per una simile vertenza, sebbene desse continue rassicurazioni al Maine che non avrebbe esitato a rispondere con decisione ad un qualsiasi atto aggressivo compiuto dagli inglesi[75]; nel tentativo di risolvere la crisi il presidente s'incontrerà con l'Ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti d'America Henry Stephen Fox e assieme concordarono di concludere pacificamente la questione dei confini rimasti fino ad allora parzialmente incerti[72].

Van Buren manderà nuovamente Scott nell'area di confine settentrionale, sia per dimostrare la propria risoluzione militare che, soprattutto, per indurre ad un calo delle tensioni tra gli abitanti. Il generale riuscirà a convincere con successo tutte le parti in causa a sottoporre il caso ad un arbitrato; la controversia finalmente si assopirà in maniera definitiva pochi anni dopo grazie alla stipulazione del Trattato Webster-Ashburton del 1842, al principio della presidenza di John Tyler[65][67].

 
Risultati in percentuale per Stato al 26º Congresso:

     80,1-100% Democratici

     80,1-100% Whig

     60,1-80% Democratici

     60,1-80% Whig

     Meno del 60% Democratici

     Meno del 60% Whig

Elezioni di medio termine del 1838Modifica

Il panico del 1837 si profilò come uno degli argomenti di maggior gravità nella tornata elettorale di medio termine del 1838, poiché gli effetti immediatamente successivi alla recessione economica - con conseguente caro-viveri - portarono ad un successo del nuovo Partito hig sia alla Camera dei rappresentanti che al Senato.

Il Partito Democratico riuscirà nonostante ciò - seppur a fatica - a mantenere la maggioranza in entrambe le aule parlamentari[76][77], ma una divisione tra correnti politiche sopraggiunta neii suoi componenti della Camera portò l'allora deputato Whig Robert Mercer Taliaferro Hunter all'11º scrutinio ad essere eletto presidente della Camera per tutta la durata del 26º Congresso[78].

Allo stesso modo le elezioni statali del 1837-1838 si riveleranno disastrose per i democratici[79] e la parziale ripresa dei mercati finanziari nel 1838 fu compensata da una 2° crisi commerciale scoppiata in quello stesso anno[80].

Elezioni presidenziali del 1840Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1840.

Il presidente riuscirà facilmente ad ottenere la ricandidatura per un secondo mandato alla convention nazionale democratica, ma lui e il suo partito dovettero affrontare un difficile appuntamento elettorale. I 4 anni di amministrazione si erano difatti rivelati essere irti di ostacoli, con l'economia americana impantanata in una grave fase di recessione e il sorgere di altre divisioni su varie problematiche come la schiavitù negli Stati Uniti d'America, l'espansione verso il West e le tensioni con l'impero britannico.

Tutto ciò fornirà delle ghiotte opportunità agli oppositori politici di Van Buren - compresi alcuni suoi colleghi democratici - per criticare le sue azioni[12]. Sebbene la rinomina non sia mai stata messa in dubbio, gli strateghi del Partito cominciarono ad un certo punto a mettere in discussione la saggezza di mantenere Richard Mentor Johnson nel "Ticket". Persino l'ex presidente Andrew Jackson ammise che il vice rappresentava un problema e pertanto insistette per farlo sostituire con l'ex presidente della Camera dei rappresentati James Knox Polk del Tennessee.

Van Buren si dimostrerà però riluttante ad abbandonare Johnson, che era popolare tra i lavoratori e le frange più Radicali del Nord[81], in aggiunta all'importanza dell'esperienza militare che avrebbe potuto rivelarsi decisiva contro il probabile candidato Whig William Henry Harrison[5]. Piuttosto che ri-nominare Johnson verrà deciso di permettere ai leader statali di selezionare localmente i candidati alla vicepresidenza[82].

Come previsto la convention Whig del dicembre del 1839 nominò Harrison. Questi aveva prestato servizio in varie posizioni governative nel corso della propria carriera e si era guadagnato una vasta notorietà per la sua leadership militare nella battaglia di Tippecanoe e nella guerra anglo-americana del 1812; gli affiancarono l'ex senatore John Tyler della Virginia.

I Whig presenteranno il loro candidato come l'antitesi esatta del presidente incumbent, da loro deriso in quanto inefficace, corrotto e "sorpassato"[12]; dipingeranno Van Buren come un aristocratico che viveva in grande stile alla Casa Bianca, mentre utilizzarono l'immagine di Harrison per raffigurarlo in una capanna di tronchi mentre sorseggia il sidro per convincere gli elettori che fosse un uomo del popolo[83]. Lanceranno anche gli slogan "Van, Van, is a used-up man" e "Martin Van Ruin" ridicolizzandolo sui giornali e nelle vignette satiriche[84].

 
Risultati presidenziali del 1840.

L'entusiasmo per "Tippecanoe e Tyler Too", unito alla grave crisi economica del paese, renderà alla fine impossibile al presidente riuscire a conquistare un secondo mandato[83]; Harrison vincerà con un voto popolare di 1.275.612 suffragi contro 1.130.033 ed un margine nei grandi elettori pari a 234 contro 60[11]. Un sorprendente 80% degli aventi diritto si recherà alle urne[11]. Infine i Whig otterranno per la prima volta la maggioranza sia alla Camera che al Senato[5].

Era così iniziata l'effimera presidenza di William Henry Harrison, la più breve di tutti i tempi.

Un'eredità linguistica della campagna del 1840 fu attribuita allo stesso Van Buren, l'espressione "OK[85]; sebbene alcuni esperti la attribuiscano ad altre origini - ad esempio dalla "lingua Choctaw" o addirittura dalla lingua wolof[85][86] - e altri ad un'abbreviazione di "oll korrect" (gli "errori di ortografia" attribuiti a A. Jackson), l'opinione prevalente è che derivi invece proprio da "'O' ld 'K' inderhook", ovvero uno dei tanti soprannomi dati a Van Buren[85][87]. Il primo uso registrato di "OK" nel senso dell'approvazione risale al 1839 quando un giornale si riferì ad un incontro democratico degli "aggressivi giocatori di testa con la marsina a bordo ring e gli OK", aggiungendo che "l'allusione era probabilmente rivolta a quelli che approvavano la nomina di Van Buren"[85]."

 
Un francobollo della "serie presidenziale" emesso nel 1938 con l'effigie del presidente.

Reputazione storicaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America.

"Il piccolo mago" e "La volpe rossa di Kinderhook" fu chiamato per la prima volta nell'ambito della politica newyorkese, ed in seguito "il Talleyrand americano"; DeWitt Clinton ha parlato di lui come del "principe dei cattivi" e di "un fante confermato"[21]. Gli avversari lo hanno denunciato per essere implicato in sottili trame di intrigo, un indeciso affetto da pragmatismo; hanno coniato l'aggettivo "vanburenish" per indicare una persona che è evasiva o non impegnata apertamente con opinioni chiare[88].

I critici più accaniti non lasciarono mai la loro convinzione sul fatto che fu la sua astuzia nell'ambiente ingannevole delle operazioni partigiane, non i suoi talenti, ciò che lo aveva portato già nel 1833 quasi al vertice della politica americana, ed infine alla posizione di successore scelto di Jackson[89].

La presidenza di Van Buren fu contrassegnata tanto dal fallimento e dalle critiche quanto dal successo e dalla popolarità da parte dell'opinione pubblica[90].

 
Foto dell'ex presidente tra il 1860 e il 1862.

La sua amministrazione viene solitamente considerata nel migliore dei casi nella media; tuttavia gli storici hanno anche pensato che egli fosse parte integrante dello sviluppo del sistema politico americano[90] e che il suo risultato più duraturo fu quello di aver saputo organizzare compiutamente e aver dato solide basi al nuovo moderno Partito Democratico guidandolo al dominio incontrastato nel 2° sistema partitico nazionale[2].

Nel valutare l'impatto complessivo e il suo retaggio gli studiosi hanno generalmente operato una distinzione tra la presidenza di Van Buren - che spesso giudicano carenti e spesso in difficoltà - e il suo contributo dato allo sviluppo del sistema politico americano, che trovano sostanzialmente originale e significativo[91].

In un'era in cui la vicepresidenza raramente portava alla Casa Bianca, solo Van Buren - tra le 21 personalità che ricoprirono quella carica dal 1802 al 1900 - riuscì ad essere eletto presidente; altri 4 (John Tyler, Millard Fillmore, Andrew Johnson e Chester Arthur) hanno raggiunto la presidenza solo perché l'incumbent è morto e nessuno di questi "presidenti accidentali" ha successivamente vinto le elezioni per proprio conto[92].

La sua lunga carriera politica raggiunse il proprio culmine con la presidenza, ma la fortuna inizierà rapidamente a calare subito dopo il 1836; la nazione fu difatti presa in una morsa dalla lunga recessione economica iniziata con il panico del 1837 e di ciò sarà accusato di essere uno dei maggiori responsabili[93].

Alle elezioni presidenziali del 1840 - nonostante i numerosi talenti che gli consentirono di costruire, perfezionare e difendere un sistema di partiti politici dapprima a livello solo statale ma poi anche a livello federale[94] - la sua proposta di ricandidatura risulterà essere irrimediabilmente sconfitta e gli elettori sceglieranno di non concedergli altri quattro anni in carica.

Un sondaggio d'opinione condotto da C-SPAN nel 2017 ha visto M. Van Buren classificato nei gradini più bassi tra i presidenti di tutti i tempi, proprio sotto la presidenza di George W. Bush e appena sopra la presidenza di Chester Arthur; è stato chiesto a 91 diversi storici presidenziali di classificare i 43 ex presidenti (incluso quello allora uscente Barack Obama) in varie categorie per ottenere un punteggio composito, risultante in una classifica generale: Van Buren è stato classificato al 34° (in calo rispetto al 31° ottenuto nel 2009 e al 30° nel 2000).

Le valutazioni espresse a suo carico nelle varie categorie di questa ricerca più recente sono state le seguenti: persuasione pubblica (30°), leadership in tempi di crisi (35°), gestione economica (40°), autorità morale (33°), relazioni internazionali (26°), capacità amministrative (26°), rapporti con l'assemblea congressuale (28°), visione/impostazione di un ordine del giorno solido e coerente (33°), perseguimento di una giustizia uguale per tutti (30°), prestazioni secondo il contesto dei tempi (33°)[95].

Diversi scrittori hanno interpretato Van Buren tra i presidenti più oscuri della nazione. Come è stato fatto notato in un articolo apparso sul Time del 2014 riferito ai "Top 10 presidenti dimenticabili":

«Riuscire quasi a scomparire completamente dai libri di storia non era probabilmente il trucco che il "piccolo mago" M. Van Buren aveva in mente, ma fu la prima presidenza americana davvero dimenticabile[96]

 
Ritratto del presidente nel 1840.
 
Il ritratto ufficiale del presidente in un dipinto di George Peter Alexander Healy.
 
Busto del presidente.
 
La tomba del presidente a Kinderhook (New York).
 
Il dollaro presidenziale con l'effigie di Van Buren.
 
Targa blu dedicata al presidente, Marylebone.

NoteModifica

  1. ^ Mario Francisi Storia dei presidenti americani Tascabili Newton 1996, pag. 27
  2. ^ a b Cole, p. 16.
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  5. ^ a b c d e f Richard Mentor Johnson, 9th Vice President (1837-1841), Washington, D.C., United States Senate, Office of the Historian. URL consultato il 7 marzo 2017.
  6. ^ Nowlan, p. 319.
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  8. ^ Martin Van Buren, 8th Vice President (1833–1837), Washington, D.C., United States Senate, Office of the Historian. URL consultato l'8 novembre 2014.
  9. ^ Alan J. Singer, New York and Slavery: Time to Teach the Truth, Albany, State University of New York Press, 2008, ISBN 978-0-7914-7509-6.
  10. ^ Michael Nelson, Guide to the Presidency and the Executive Branch, CQ Press, 2013.
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  13. ^ Aaron Blake, How a 'faithless elector' in Georgia could cost Donald Trump an electoral college vote, in The Washington Post, 3 agosto 2016.
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  32. ^ Formalmente nominato il 18 settembre del 1837, confermato dal Senato il 25 seguente.
  33. ^ Formalmente nominato il 29 gennaio del 1840, confermato dal Senato il 17 febbraio seguente.
  34. ^ Formalmente nominato il 23 gennaio del 1840, confermato dal Senato il 17 febbraio seguente.
  35. ^ L'11 agosto del 1848 il Distretto della Georgia fu suddiviso in Tribunale distrettuale Settentrionale e Meridionale; Nicoll fu riassegnato ad entrambi i Distretti e rimase l'unico giudice federale per lo stato della Georgia per tutta la durata del suo servizio.
  36. ^ Formalmente nominato il 29 gennaio 1840, confermato dal Senato il 17 febbraio seguente.
  37. ^ W. J. Rorabaugh, Donald T. Critchlow, Paula C. Baker (2004). "America's promise: a concise history of the United States". Rowman & Littlefield. p.210. ISBN 0742511898
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    «I must go into the Presidential chair with the inflexible and uncompromising opponent of every attempt on the part of Congress to abolish slavery in the District of Columbia against the wishes of the slaveholding States, and also with a determination equally decided to resist the slightest interference with it in the States where it exists.».
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BibliografiaModifica

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