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Presidenza di Rutherford B. Hayes

19º presidenza degli Stati Uniti d'America
Presidenza Rutherford B. Hayes
Rutherford B Hayes.png
Il presidente Hayes.
StatoStati Uniti Stati Uniti
Capo del governoRutherford B. Hayes
(Repubblicano)
Giuramento4 marzo 1877
Governo successivo4 marzo 1881
Left arrow.svg Presidenza Grant Presidenza Garfield Right arrow.svg

«I suoi avversari lo attaccarono chiamandolo "Sua Fraudolenza". Durante la sua Amministrazione venne definitivamente normalizzato il Sud: ma Hayes non aveva né l'energia né la lungimiranza per fronteggiare i cambiamenti in atto. Quando dovette contrastare alcuni duri scioperi non esitò ad inviare i militari contro gli operai[1]

La presidenza di Rutherford B. Hayes ebbe inizio il 4 marzo del 1877, quando venne celebrata la cerimonia d'inaugurazione e insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America, per concludersi il 4 marzo del 1881. Hayes fu il 19º presidente degli Stati Uniti d'America ed entrò in carica dopo aver vinto le fortemente contestate elezioni presidenziali del 1876. Al termine naturale del suo mandato rifiutò di ricercare la riconferma e venne seguito dalla presidenza di James A. Garfield, un collega del Partito Repubblicano e suo stretto alleato.

Assumendo l'incarico dopo un'elezione fortemente contestata, Hayes ritirò le ultime truppe federali dal Sud, ponendo così fine all'Era della Ricostruzione. Tentò di riconciliare le divisioni lasciate dalla Guerra di secessione americana proteggendo nel contempo il movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896), ma in gran parte fallì nel perseguimento di quest'ultimo obiettivo.

Forte sostenitore della riforma della funzione pubblica, sfidò apertamente il proprio partito politico a prendere i necessari provvedimenti. Anche se non riuscì in larga parte a mettere in atto una riforma a lungo termine contribuì in ogni caso a fornire un impulso significativo al futuro passaggio della Pendleton Civil Service Reform Act nel 1883.

Insistendo sul fatto che il mantenimento del sistema aureo risultava essere essenziale per la ripresa economica, pose il veto alla Bland-Allison Act del 1878. Il Congresso lo scavalcò ha cancellandolo, ma la politica monetaria di Hayes forgiò un compromesso tra gli inflazionisti e i sostenitori dell'hard money.

Utilizzò la forza militare per stroncare il grande sciopero ferroviario del 1877, uno dei più massicci dell'intera storia degli Stati Uniti d'America, inviando i soldati federali. La sua politica nei confronti dei Nativi americani del West anticipò il programma di assimilazione culturale del Dawes Act del 1887.

Firma autografa del presidente Hayes.

In ambito di politica estera il presidente sostenne l'influenza statunitense in America Latina e il continuo primato della dottrina Monroe. I sondaggi di storici e politologi classificano generalmente Hayes come un presidente nella media (vedi classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America).

Elezioni presidenziali del 1876Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1876.

Nomination e appuntamento elettoraleModifica

Con il ritiro di Ulysses S. Grant, presidente incumbent, dopo due mandati consecutivi i dirigenti del Partito Repubblicano dovettero accontentarsi di cercare un candidato alternativo per la prossima scadenza elettorale.

 
James Blaine, inizialmente il favorito del Partito Repubblicano, in una foto di Mathew B. Brady.

Il successo ottenuto da Hayes in qualità di Governatore dell'Ohio lo aveva elevato fino ai vertici dei politici Repubblicani presi in considerazione per la presidenza assieme a James Blaine del Maine, all'esponente del Senato Oliver Perry Morton dell'Indiana e al suo collega Roscoe Conkling dello Stato di New York[2].

Nonostante la forza degli altri concorrenti la delegazione dell'Ohio alla Convention Nazionale rimase fin dall'inizio saldamente unita dietro al proprio governatore e il senatore John Sherman (fratello del comandante generale dell'esercito statunitense William Tecumseh Sherman) fece tutto il possibile per aiutare attivamente nell'assicurare la nomina del proprio compagno di partito nonché conterraneo[3][4].

Nel giugno del 1876 la Convention si riunì nella città natale di Haues, Cincinnati, con Blaine come il principale favorito[5][6]. Hayes giunse ad ottenere la 5ª posizione dopo il 1º scrutinio, subito dietro a Blaine, Morton, al Segretario al Tesoro Benjamin Helm Bristow e a Conkling. Al termine del 6º scrutinio Blaine rimase ancora in testa, ma a quello immediatamente successivo i suoi avversari si radunarono attorno ad Hayes, finendo così con l'assegnargli la nomina[7].

Per il ruolo di Vicepresidente venne scelto il membro della Camera dei Rappresentanti William A. Wheeler, un uomo su cui lo stesso Hayes aveva recentemente detto: ""Mi vergogno di dover chiedere: chi è Wheeler?"[8][9].

Le opinioni personali del nominato furono in gran parte in accordo con la piattaforma politica presentata la quale richiedeva l'uguaglianza sociale e dei diritti civili a prescindere dalla razza o dal genere; la prosecuzione dell'Era della Ricostruzione; il divieto di finanziamento pubblico per le istituzioni educative confessionali ed infine la ripresa dei pagamenti in moneta metallica[10].

La scelta fatta venne tutto sommato ben accolta dalla stampa e perfino i giornali schierati all'opposizione non mancheranno di descrivere Hayes come un uomo onesto e simpatico. In una lettera pubblica di accettazione per la conferma della Nomination il candidato promise di sostenere la rapida riforma della funzione pubblica, oltre ad impegnarsi a servire per un solo mandato[11].

 
Samuel Tilden, lo sfidante designato dal Partito Democratico.

L'avversario prescelto dal Partito Democratico fu il governatore di New York Samuel Tilden; considerato un candidato molto forte il quale, proprio come Hayes, si era creato una solida reputazione di rigida onestà[12]; entrambi inoltre furono degli strenui sostenitori dell'"hard-money" (il sistema aureo) e della riforma del servizio civile[13].

Secondo la consuetudine vigente all'epoca la campagna elettorale venne per lo più condotta da "sostituti", con Hayes e Tilden che se ne rimasero nelle rispettive residenze[14]. Le pessime condizioni economiche generali che seguirono il panico del 1873, combinate con i vari scandali esplosi nel corso della Presidenza di Ulysses S. Grant, finirono col rendere il partito politico al potere sostanzialmente impopolare tanto che Hayes pensò che avrebbe anche potuto perdere la sfida[15].

Entrambi i candidati focalizzarono la loro attenzione sugli Stati federati considerati altalenanti e incerti come New York e l'Indiana, così come sui tre Stati del Sud - Carolina del Sud, Florida e Louisiana - dove i governi imposti dalla Ricostruzione si ritrovarono a malapena in grado di governare a causa delle ricorrenti violenze politiche[16][17].

I Repubblicani non mancheranno di sottolineare il pericolo costituito dal permettere ai Democratici di assumere il pieno controllo del Governo federale dopo così poco tempo dal termine della guerra di secessione americana, sostenendo con forza la tesi secondo cui sarebbe stata interamente provocata proprio dai Democratici sudisti. Seppur in misura minore dispiegarono inoltre una campagna contro il pericolo che un'Amministrazione Democratica avrebbe potuto rappresentare per i diritti civili recentemente conquistati dagli afroamericani[18].

I Democratici da parte loro misero in piedi una capillare opera di propaganda per far conoscere l'"agenda riformatrice" di Tilden, contrapponendola alla corruzione serpeggiante durante tutti gli anni del Gabinetto Grant[19]. La scadenza elettorale fu segnata dalla violenza diffusa in tutto il profondo Sud in quanto i Redeemers cercarono di sopprimere con la forza il voto nero[20].

 
Risultati del 1876.

Disputa sui grandi elettoriModifica

Mentre i risultati cominciarono a venire conteggiati a partire dal giorno stesso delle elezioni risultò presto chiaro che la gara si giocava sul "filo di lana"; i Democratici erano difatti riusciti a trascinare dalla loro parte la maggioranza del Sud oltre a New York, l'Indiana, il Connecticut e il New Jersey[21]. L'11 di novembre, tre giorni dopo l'"Election Day", Tilden sembrò avesse conquistato 184 Grandi elettori del Collegio elettorale, uno in meno della maggioranza richiesta[22].

Hayes parve avesse raggiunto 166 voti, ma con i 19 complessivi della Carolina del Sud, della Florida e della Louisiana rimasti ancora in dubbio[23]; entrambi gli schieramenti rivendicarono la vittoria finale in questi ultimi 3 Stati, ma i risultati furono resi incerti a causa degli innumerevoli brogli elettorali perpetrati da entrambe le parti[24][25].

Per complicare ulteriormente le cose uno dei 3 Grandi elettori dell'Oregon (Stato vinto da Hayes) venne interdetto, riducendo così il totale Repubblicano a 165 e accrescendo il numero totale dei voti controversi a 20[26].

Se a Tilden fosse stato assegnato solo uno dei voti elettorali contestati sarebbe diventato presidente, mentre per avere una vittoria di Hayes questi avrebbe dovuto obbligatoriamente conquistare tutti e 20 i voti rimasti in palio. In una tale situazione, senza un chiaro vincitore, la possibilità che esplodessero disordini di massa gravò pesantemente sull'intera nazione, rimasta profondamente divisa anche dopo la fine della guerra civile[20].

Si sviluppò quindi un considerevole dibattito su quale personalità super partes o Aula del Congresso fosse autorizzata a decidere sull'esito dei voti contestati, con il Senato Repubblicano e la Camera dei Rappresentanti Democratica le quali ne rivendicarono entrambe la priorità[27][28].

A gennaio, con la questione ancora irrisolta, l'Assemblea congressuale e il presidente uscente Grant accettarono di sottoporre la problematica ad una Commissione elettorale bipartisan, che sarebbe così stata autorizzata a determinare il destino dei voti sottoposti a contesa[29]; essa avrebbe dovuto essere composta da 5 Rappresentanti, 5 Senatori e 5 giudici associati della Corte suprema degli Stati Uniti d'America[30].

Per garantirne l'equilibrio partitico vi sarebbero stati 7 Democratici e 7 Repubblicani, con il giudice David Davis (giurista) - un indipendente rispettato da entrambe le parti - come 15° membro decisivo[31]. Un tale equilibrio venne tuttavia sconvolto quando i Democratici dell'Assemblea generale dell'Illinois elessero proprio Davis alla carica di senatore, sperando in tal maniera di poterne influenzare il voto[32].

Il giudice però li deluse rifiutandosi di prestare il proprio servizio alla Commissione a causa della sua avvenuta elezione al Senato[33]; ora, poiché tutti i magistrati rimanenti della Corte Suprema erano schierati apertamente con i Repubblicani Joseph P. Bradley, ritenuto essere il più indipendente tra loro, fu scelto per prendere il posto lasciato vacante alla Commissione[34].

Questa infine poté riunirsi a febbraio e gli 8 Repubblicani votarono tutti compattamente per assegnare i 20 Grandi elettori ad Hayes[35]; nonostante la partecipazione alla Commissione i Democratici avrebbero ancora potuto bloccare la certificazione delle elezioni rifiutando di convocare l'Assemblea[36].

 
Il "Wormley's Hotel" di Washington.

Mentre il giorno della cerimonia d'inaugurazione e relativo insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America si avvicinava sempre più i leader parlamentari dei 2 partiti in lizza s'incontrarono al "Wormley's Hotel" di Washington e negoziarono un accordo di compromesso: i Repubblicani promisero delle concessioni in cambio dell'acquiescenza Democratica alla decisione della Commissione[37].

Le principali concessioni che Hayes promise furono il rapido ritiro delle truppe federali dal Sud e l'accettazione dei governi Democratici nei rimanenti Stati "non redenti"[38]; come conclusione i Democratici accettarono il compromesso raggiunto e Hayes poté così venire dichiarato ufficialmente il vincitore delle travagliate elezioni il 2 di marzo (appena due giorni prima dell'insediamento)[39][40].

InaugurazioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America.
 
La cerimonia inaugurale.

Poiché il 4 marzo 1877 cadde di domenica il neo-presidente prestò il giuramento d'ufficio privatamente sabato 3 marzo, nella Red Room (Casa Bianca) della Casa Bianca e fu il primo a fare ciò. Il giuramento solenne pubblico avvenne invece il lunedì seguente sul Portico orientale del Campidoglio (Washington)[41].

Nel suo discorso inaugurale tentò di lenire le passioni scatenatesi negli ultimi mesi affermando che "serve meglio il proprio partito colui che serve meglio il suo paese"[42]; s'impegnò a sostenere "l'autogoverno locale saggio, onesto e pacifico" nel Sud, così come la riforma della funzione pubblica e un pieno ritorno al sistema aureo[43].

Nonostante il messaggio di conciliazione molti esponenti del Partito Democratico non considerarono mai pienamente legittima l'elezione di Hayes tanto che si riferiranno a lui come "Rutherfraud" o "Sua Fraudolenza" per tutti i quattro anni di lì a venire[44].

AmministrazioneModifica

Gli avvenimenti salienti della presidenza Hayes saranno:

1877
1878
1879
1880
1881

Gabinetto ministerialeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Gabinetto degli Stati Uniti d'America e Governo federale degli Stati Uniti d'America.
Partiti politici

      Repubblicano       Democratico

Dipartimento Incarico Ritratto Nome Mandato
Inizio Termine
  Presidente   Rutherford B. Hayes 4 marzo 1877 4 marzo 1881
  Vicepresidente   William A. Wheeler 4 marzo 1877 4 marzo 1881
  Segretario di Stato   William Maxwell Evarts 12 marzo 1877 7 marzo 1881
  Segretario al Tesoro   John Sherman 10 marzo 1877 3 marzo 1881
  Segretario alla Guerra   George Washington McCrary 12 marzo 1877 9 dicembre 1879
  Alexander Ramsey 10 dicembre 1879 5 marzo 1881
  Procuratore generale   Charles Devens 12 marzo 1877 4 marzo 1881
  Direttore generale delle poste   David McKendree Key 12 marzo 1877 2 giugno 1880
  Horace Maynard 2 giugno 1880 4 marzo 1881
  Segretario alla Marina   Richard Wigginton Thompson 13 marzo 1877 20 dicembre 1880
  Nathan Goff Junior 7 gennaio 1881 4 marzo 1881
  Segretario agli Interni   Carl Schurz 12 marzo 1877 7 marzo 1881
 
Illustrazione del Gabinetto Hayes nel 1879.

Nella scelta dei membri del suo Gabinetto il neo-presidente respinse i Radical Repubblican a favore dei moderati e ignorò anche chiunque fosse considerato un potenziale concorrente presidenziale.

Tra i selezionati vi saranno: William Maxwell Evarts, che aveva difeso il presidente Andrew Johnson dall'impeachment, come Segretario di Stato; George Washington McCrary, che aveva contribuito a stabilire la "Commissione elettorale del 1877", come Segretario alla Guerra; e Carl Schurz, che aveva sostenuto il "ticket" presidenziale repubblicano liberale di Horace Greeley nel 1872, come Segretario agli Interni.

Inoltre, nel tentativo di raggiungere i moderati del Sud, Hayes scelse David McKendree Key, un ex soldato confederato, per servire come Direttore generale delle poste. Il senatore John Sherman, uno stretto alleato ed esperto di questioni valutarie, divenne Segretario al Tesoro, mentre Richard Wigginton Thompson fu selezionato per premiare Oliver Perry Morton per il sostegno ricevuto da quest'ultimo alla "Convention Nazionale Repubblicana" del 1876.

Le nomine di Schurz e Evarts gli alienarono sia le fazioni di Stalwart che di Half-Breed del Partito Repubblicano. Nonostante ciò, il suo governo riuscì inizialmente ad ottenere la conferma da parte del Senato con l'aiuto determinante di alcuni parlamentari sudisti[45]

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Nomine giuridicheModifica

Politica sugli alcolici della Casa BiancaModifica

Sia il presidente che la moglie Lucy Hayes erano conosciuti per la loro politica di mantenere la Casa Bianca "a secco", cioè senza alcuna bevanda alcolica, tanto che diede origine alla "Limonata Lucy"[46], soprannome dato agli aperitivi esclusivamente analcolici che venivano serviti nelle riunioni e nelle occasioni celebrative[47]. Solo nei primo dei ricevimenti dati vi si incluse anche il vino[48][49].

Hayes rimase tuttavia costernato dai comportamenti causati dall'ubriachezza nei ricevimenti offerti e ospitati dagli ambasciatori in tutta la capitale federale, il che lo portò ben presto a seguire le inclinazioni della First lady favorevoli al movimento per la temperanza. Da allora in poi non vennero mai più serviti alcolici alla Casa Bianca[50].

 
Manifestazione del movimento per la temperanza nel 1872.

I critici accusarono il presidente per questa "parsimonia" (o avarizia) considerata francamente eccessiva, ma Hayes spese più denaro (che fece uscire dal proprio bilancio personale) a seguito del bando, ordinando che qualsiasi risparmio derivato dall'eliminazione dell'alcol venisse utilizzato per creare un intrattenimento generale più sontuoso[51][52].

La presa di posizione chiara e decisa su questa questione gli permise di guadagnare anche molti appoggi politici, rafforzando il suo sostegno soprattutto tra i ministri del protestantesimo[53].

Sebbene il Segretario di Stato William Maxwell Evarts abbia scherzato sul fatto che durante le cene di lavoro alla Casa Bianca "l'acqua scorresse come fosse stata vino" la scelta fatta si rivelerà alla prova dei fatti un pieno successo finendo con il persuadere i fautori del proibizionismo a votare Repubblicano[54].

Fine della RicostruzioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Era della Ricostruzione § Conclusione.

Ritiro dal SudModifica

Hayes nel corso della sua carriera politica era stato un convinto sostenitore dell'adozione delle politiche Radical Repubblicans di Ricostruzione - compresa la temporanea occupazione militare - ma il primo grande atto della sua presidenza fu quello di porvi fine facendo tornare la piena legittimità dei governi civili locali al Sud. Quando assunse la carica erano rimasti ancora due governatorati a conduzione Repubblicana, nella Carolina del Sud e in Louisiana[55].

Dopo che il neoeletto governatore della Carolina del Sud Wade Hampton III promise di far rispettare i diritti civili acquisiti dagli afroamericani il presidente pose fine alla Ricostruzione anche in quello Stato federato a partire dal 10 aprile del 1877[56].

In Louisiana venne invece nominata una commissione per ricercare una mediazione tra i governi rivali del Repubblicano Stephen Bennett Packard e del Democratico Francis T. Nicholls; essa scelse infine di sostenere quest'ultimo e la Ricostruzione poté così terminare anche all'interno di quel distretto il 20 di aprile[57].

Il presidente si aspettò sinceramente che facendo promettere ai meridionali il pieno rispetto dei 3 emendamenti costituzionali relativi avrebbe potuto continuare a garantire la protezione legale delle nuove libertà concesse a tutti gli ex schiavi[58]; ebbe inoltre la speranza di poter costruire un forte Partito Repubblicano nel profondo Sud che giungesse ad attrarre sia i bianchi che i neri[59].

Alcuni Repubblicani come James Blaine presero a criticare fortemente questa conclusione improvvisa della Ricostruzione[57]; tuttavia anche senza le condizioni emerse dai contestati risultati alle elezioni presidenziali del 1876, il neo-presidente avrebbe incontrato delle serie difficoltà nel voler proseguire le politiche precedenti[60].

La Camera dei Rappresentanti nel 45º congresso venne difatti controllata da una maggioranza affiliata al Partito Democratico e pertanto si rifiutò immediatamente di stanziare i fondi sufficienti affinché l'United States Army potesse continuare a presidiare il Sud[61][62].

Persino tra gli esponenti Repubblicani la devozione alla prosecuzione della Ricostruzione militare stava vieppiù svanendo di fronte al clima insurrezionalista e alla violenza diffusa persistente nel meridione della nazione[63].

I Democratici ebbero così l'occasione di consolidare il loro controllo regionale grazie alla scadenza elettorale di medio termine del 1878, riuscendo a creare un "blocco di votazione" noto come Solid South; solamente 3 tra i 73 Rappresentanti eletti dagli ex Stati Confederati d'America saranno membri del partito politico presidenziale[64].

Gli stessi Democratici ottennero anche il controllo di maggioranza al Senato sempre nel 1878, cosicché il nuovo Congresso tentò fin da subito di rendere completamente inoperante la restante influenza federale nel Sud, privandola dei mezzi organizzativi politici[65].

Diritto di votoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896).

L'Assemblea congressuale Democratica approvò un disegno di legge inerente i fondi da concedere alle forze armate (Appropriations bill) con una clausola aggiuntiva la quale si premurò di abrogare nei fatti le disposizioni interne alle legislazioni dette Enforcement Acts, che erano state utilizzate per sopprimere il Ku Klux Klan[66][67][68].

Questi Atti, fatti promulgare durante la presidenza di Ulysses S. Grant, resero un crimine penalmente perseguibile impedire a qualcuno di votare a causa della propria razza: il presidente fu però ben determinato a preservare la legge a protezione degli elettori neri ponendo il proprio diritto di veto sull'approvazione finale della suddetta clausola[68][69][70].

I Democratici, non disponendo dei voti sufficienti per poter scavalcare il veto, fecero però approvare una nuova legislazione con la stessa clausola addizionale; Hayes bloccò nuovamente anche questa e la procedura venne ripetuta altre 3 volte[71][72]. Alla fine firmò la proposta, ma senza la clausola discriminatoria che fu pertanto espunta. Il Congresso però si rifiutò di approvare un'altra proposta per finanziare i "marescialli federali" i quali rimanevano di vitale importanza per l'applicazione delle Enforcement Acts[73][74].

Le leggi elettorali rimasero quindi in vigore, ma in una forma tale da rendere quasi impossibile la loro completa applicazione in quanto i fondi per farle rispettare furono ridotti drasticamente[75]. La posizione forte assunta dal presidente contro i tentativi Democratici volti a far abrogare le leggi elettorali gli valse il sostegno di molti al Nord e contribuì ad accrescere la sua popolarità tra i molti Repubblicani che gli si erano alienati a causa degli sforzi intrapresi dall'Amministrazione per riformare il servizio pubblico[76].

Hayes cercò di conciliare i costumi sociali del Sud con le legislazioni sui diritti civili, distribuendo il proprio "patronato" ai Democratici sudisti. Avrà l'occasione di scrivere nel suo diario: ""Il mio compito era quello di eliminare la segregazione razziale, abolire il sezionalismo politico settario, porre fine alla guerriglia sudista e portare finalmente la pace. Per fare questo ero pronto anche a ricorrere a misure insolite e a rischiare la mia posizione e reputazione all'interno del mio stesso Partito e del paese"[77].

Tutti i suoi sforzi si riveleranno però vani; il presidente non riuscirà mai né a convincere i sudisti ad accettare l'idea dell'uguaglianza razziale né a convincere il Congresso a stanziare fondi adeguati per far rispettare la Civil Rights Act (1875)[78]. Negli anni e nei decenni successivi gli afroamericani sarebbero stati quasi completamente deprivati di tali diritti tramite interdizione legale: il disaffrancamento degli afroamericani[79].

Riforma della funzione pubblicaModifica

 
Il blocco della tratta ferroviaria di Martinsburg (Virginia Occidentale) il 16 di luglio.

Grande sciopero ferroviario del 1877Modifica

Nel corso del suo primo anno in carica il presidente si trovò costretto ad affrontare il più grande sciopero operaio indetto fino ad allora dal sindacato a livello nazionale[80][81][82].

Per compensare le perdite finanziarie subite dal panico del 1873 le principali aziende private ferroviarie tagliarono più volte i salari dei loro dipendenti[83]; la Pennsylvania Railroad, una tra le più vaste, ridusse la retribuzione media dei lavoratori di circa il 25% in 4 anni ma imponendo al contempo orari più lunghi ed un controllo manageriale assai più severo[84] e a maglie strette.

 
L'artiglieria messa a guardia della ferrovia di New York.

Nel luglio del 1877 gli operatori della Baltimore and Ohio Railroad lasciarono i propri posti interrompendo così il servizio a Martinsburg (Virginia Occidentale), in segno di protesta contro la riduzione delle retribuzioni[85][86].

Lo sciopero si diffuse rapidamente anche ai lavoratori della New York Central Railroad, dell'Erie Railroad e della "Pennsylvania Railroad"; chi incrociò le braccia giunse quindi molto presto alla somma complessiva delle migliaia di unità[87][88][89].

In molte comunità rurali, ma anche nei centri urbani, gli amici e i familiari di coloro che protestavano rimasero coinvolti attivamente, aggiungendosi così ai manifestanti in piazza tanto che ad un certo punto i capi sindacalisti faticarono notevolmente a tenere sotto controllo le folle in tal maniera createsi[90].

Temendo il pericolo di un'incipiente sommossa il governatore della Virginia Occidentale Henry M. Mathews fece prontamente richiesta perché venissero inviate le truppe federali per sedare "un autentico tentativo di rivolta". All'arrivo di queste ultime ci si trovò tuttavia davanti ad una protesta completamente pacifica, senza alcun segno né di problemi di ordine pubblico né di scontri violenti in atto[91].

 
Il sesto reggimento della guardia nazionale del Maryland si batte ad ovest lungo la principale arteria commerciale del centro di Baltimora il 20 di luglio (20 morti).

A Baltimora tuttavia il giorno 20 di luglio esplosero effettivamente dei tumulti ed il presidente ordinò quindi ai militari insediati nel vicino Fort McHenry a tenersi pronti per assistere il governatore del Maryland John Lee Carroll nella repressione[92][93][94].

Successivamente scoppiarono alcuni sparuti scontri aperti anche a Pittsburgh, ma qui Hayes fu riluttante a far marciare le forze armate senza che il governatore della Pennsylvania John F. Hartranft le avesse prima espressamente richieste[95][96][97].

 
L'incendio doloso dell'Union Depot a Pittsburgh tra il 21 e il 22 di luglio in un'incisione di Harper's Weekly.

Nel corso dei disordini che ne seguirono (a Scranton (Pennsylvania) vi saranno 4 morti) ai lavoratori delle ferrovie si unirono altri gruppi di cittadini protestatari, ingrossando così le fila del diffuso malcontento popolare[98][99].

Dopo alcuni giorni di trepida attesa il presidente prese la decisione di mandare le truppe a protezione delle proprietà federali "ovunque queste risultassero essere seriamente minacciate" dando al generale Winfield Scott Hancock il comando della situazione[100][101][102].

Fu la prima volta che la forza federale venne utilizzata per stroncare uno sciopero rivolto contro una compagnia privata[103][104][105].

A questo punto la vera e propria protesta attiva si diffuse arrivando fino a Chicago e Saint Louis (Missouri), là ove il "Workingmen's Party" organizzò uno sciopero generale che si prolungò dal giorno 22 al 28[106]. Mentre i disordini si ampliavano a macchia d'olio, alcuni cominciarono seriamente a temere un'insurrezione generalizzata, quando non una vera rivoluzione ispirata dal radicalismo della Comune di Parigi (1871) avvenuta sei anni prima[107].

 
Il massacro di Reading (Pennsylvania) con almeno 16 morti.

Verso la fine del mese di luglio - quando gli scioperi si erano comunque in larga parte già conclusi - le autorità locali, statali e federali vennero alfine coordinate per porre fine con la forza ai disordini di strada residui[108]. Sebbene nessun militare federale abbia finito con l'uccidere alcuno scioperante, gli scontri sorti tra la milizia statale e gruppi di manifestanti provocarono numerosi morti da entrambe le parti[109][110].

Le compagnie ferroviarie risultarono vittoriose, almeno a breve termine, in quanto i lavoratori tornarono ai propri posti e alcuni tagli salariali rimasero in vigore; ma l'opinione pubblica cominciò presto ad accusare i padroni della ferrovia della colpa per lo scatenamento dei tumulti e delle relative violenze, cosicché questi si ritrovarono indotti a migliorare - almeno relativamente - le pesanti condizioni di lavoro e a non procedere più ad ulteriori riduzioni nella busta paga[111][112].

I dirigenti aziendali non mancarono di lodare l'iniziativa energica assunta dal presidente, anche se il suo punto di vista privato risulterà alquanto più sfumato[97], come ebbe modo di scrivere nel proprio diario: "Gli scioperi sono stati calpestati con la forza, ma ora occorrerebbe attuare il vero rimedio. Non si può fare qualcosa per l'educazione degli scioperanti, per un controllo più giudizioso dei capitalisti, per una saggia politica generale, così da porre fine o in ogni caso diminuire il malessere generale? Gli scioperanti delle ferrovie, di regola, sono uomini buoni, sobri, intelligenti e industriosi"[113].

Hayes fu il primo presidente a schierare in assetto da guerra l'United States Army per intervenire in una disputa sindacale tra aziende private e suoi impiegati[114]. In risposta allo sciopero e allo spiegamento dei soldati il Congresso fece approvare il Posse Comitatus Act il quale delimitò ai termini di legge l'utilizzo del personale militare nella risoluzione di controversie e/o disordini interni[115].

Dibattito sulla monetaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Economia degli Stati Uniti d'America.
 
Vignetta editoriale di Thomas Nast: Carl Schurz, l'"Uomo rosso" e Philip Henry Sheridan.

Politiche indianeModifica

Il Segretario degli Interni Carl Schurz portò avanti la politica indiana presidenziale cominciando con l'impedire al Dipartimento degli Interni di prelevare fondi e personale da assumere tramite il Bureau of Indian Affairs[116]. Venne in tal maniera realizzata una politica che prevedeva la completa assimilazione culturale, la formazione educativa secondo le regole dei bianchi e la suddivisione del terreno a loro riservato in singoli lotti familiari[117][118].

Hayes credette che le sue proposte e progetti avrebbero condotto finalmente all'autosufficienza e alla pace tra i Nativi americani e gli statunitensi[119]. Il sistema di assegnazione venne favorito dai massimi riformatori liberal dell'epoca, incluso lo stesso segretario, ma alla fine si rivelerà invece dannoso soprattutto per gli stessi indiani: persero difatti gran parte della terra attraverso vendite successive a tutto vantaggio della speculazione praticata dagli affaristi calati dall'Est[120].

 
Foto di Capo Giuseppe nel 1877.

Si riformò il "Bureau" nel tentativo di ridurre la truffa a discapito degli indiani e fu data agli stessi nativi la responsabilità di sorvegliare con proprio personale le scarse riverse indiane[121].

Il presidente dovette affrontare poi diversi conflitti sorti con varie tribù. I Nasi Forati, guidati da Capo Giuseppe, diedero inizio ad una rivolta nel giugno del 1877 (la guerra dei Nasi Forati) a partire da quando il maggior generale Oliver O. Howard impose loro di trasferirsi in un'apposita riserva[122].

I guerrieri indiani risultarono ripetutamente sconfitti tanto da dare il via ad una ritirata lungo un percorso di 1.700 miglia che li portò ad oltrepassare il confine tra il Canada e gli Stati Uniti d'America[123]. In ottobre, dopo la decisiva battaglia di Bear Paw avvenuta nel Montana vi fu la resa definitiva e il Comandante generale dell'esercito statunitense William Tecumseh Sherman decise che all'intera tribù fosse imposto l'ordine di spostarsi nel Kansas, ove furono costretti a rimanere fino al 1885[124]

Questa guerra non fu però l'ultimo conflitto verificatosi nel West contro i nativi; i Bannock insorsero nella primavera del 1878 (la guerra bannock) attaccando i vicini insediamenti colonici dei bianchi prima di venire sconfitti a loro volta a luglio[116].

La guerra con il popolo degli Ute esplose invece nel 1879 quando questi uccisero l'"agente indiano" Nathan Meeker il quale aveva cercato inutilmente di convertirli al cristianesimo attuando una massiccia opera missionaria[125]. La successiva strage ebbe termine a seguito delle negoziazioni attuate personalmente da Schurz il quale impedì ai bianchi del Colorado di dare il via ad una faida per vendicare la morte di Meeker[126].

 
Il capo indiano "Standing Bear" (Mantcunanjin) con la famiglia.

Hayes rimase anche coinvolto nella risoluzione che portò alla rimozione della tribù Ponca dal Nebraska al Territorio indiano (l'odierno Oklahoma) a causa di un malinteso verificatosi nel corso della presidenza di Ulysses S. Grant[127]. I problemi dei Ponca giunsero all'attenzione di Hayes dopo che il loro capo "Standing Bear" (Mantcunanjin) intentò una causa del contratto per contestare la richiesta di Schurz di farli rimanere forzosamente nel territorio loro assegnato in precedenza[128].

Scavalcando le prerogative del segretario il presidente istituì nel 1880 una commissione parlamentare d'inchiesta la quale stabilì che i Ponca avrebbero dovuto essere liberi di ritornarsene in Nebraska se non desideravano restare nel "Territorio indiano"[129]; riusciranno ad ottenere anche un risarcimento per i loro diritti sulla terra, così come erano già stati concessi anche ai Sioux[130][131].

In un messaggio indirizzato al Congresso nel febbraio del 1881 Hayes insistette sul fatto che avrebbe "dato a queste persone ferite una misura di riparazione, nella modalità in cui è stata richiesta allo stesso modo sia dal senso di giustizia che di umanità."[132]

Pensioni e tariffeModifica

Affari esteriModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della politica estera statunitense.

ParaguayModifica

Nel 1878, in seguito alla guerra della triplice alleanza, il presidente arbitrò una disputa territoriale sorta tra Argentina e Paraguay[133], assegnando infine la terra contesa della regione nel Gran Chaco ai paraguayani i quali lo onorarono ribattezzando la città di Villa Hayes e il Dipartimento Presidente Hayes in suo onore[134]

Canale di PanamaModifica

 
Localizzazione dell'istmo di Panama.

Hayes fu anche turbato dai piani espressi da Ferdinand de Lesseps, già costruttore del canale di Suez, il quale stava progettando l'idea di un canale artificiale attraverso l'istmo di Panama che allora era di proprietà della Colombia[135].

Preoccupato per una possibile ripetizione dell'avventurismo francese in Messico - (l'intervento francese in Messico del 1861-67) - il presidente si trovò ad interpretare con fermezza la dottrina Monroe[136][137].

In un messaggio rivolto appositamente al Congresso cercò di spiegare la propria opinione anche sull'eventuale canale: "La politica di questo paese è di avere un canale sotto il controllo americano... Gli Stati Uniti non possono acconsentire alla consegna di questo controllo ad una qualsiasi potenza europea o a qualsiasi combinazione di potenze europee"[138][139]

 
Localizzazione delle Samoa Americane.

Impero britannico e SamoaModifica

L'Amministrazione tentò di mantenere relazioni più che amichevoli con le principali nazioni europee, sebbene giammai a scapito dell'autonomia dell'America da qualsiasi influenza straniera; sostenne il trattato di Washington (1871) ponendo termine al contenzioso con il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda causato dall'"Alabama Claims" (rivendicazioni dell'Alabama)[140].

Rifiutò la richiesta di annessione di Samoa, stabilendovi invece un protettorato tripartito di fatto con l'impero britannico e l'impero tedesco[141] (le Samoa Americane e le Samoa tedesche).

MessicoModifica

Anche il confine tra il Messico e gli Stati Uniti d'America attrasse l'attenzione del presidente; per tutti gli anni 1870 "bande senza legge" attraversarono spesso la frontiera facendo raid nel territorio del Texas. Tre mesi dopo il suo insediamento concesse alle forze dell'United States Army il potere di perseguire il banditismo; anche se per far questo si fosse rivelato necessario attraversare la linea del confine messicano[142][143].

Il presidente del Messico Porfirio Díaz protestò però con veemenza contro l'ordine diramato da Hayes ed inviò a sua volta dei distaccamenti militari col fermo proposito di arrestare qualsiasi "invasione"; la situazione si allentò quando i due capi di Stato accettarono di perseguire congiuntamente i banditi e il presidente accolse la richiesta di non permettere ai rivoluzionari messicani di radunare o reclutare eserciti di volontari negli Stati Uniti[144][145].

Gli episodi di violenza diminuirono gradualmente fino a quando nel 1880 Hayes non fece revocare l'ordine che consentiva l'inseguimento militare entro il Messico[146].

Impero cinese e immigrazioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Immigrazione negli Stati Uniti d'America.

Un'attenzione significativa venne data anche alle relazioni bilaterali con l'impero cinese, in quanto l'immigrazione proveniente dall'Estremo Oriente divenne sempre più una questione controversa durante gli anni di Presidenza. Già a partire dal 1868 il Senato aveva sottoposto a ratifica il Trattato di Burlingame, consentendo in tal maniera un flusso illimitato di emigranti Han[147].

Mentre l'economia degli Stati Uniti d'America s'inaspriva dopo il panico del 1873 la folta schiera degli immigrati cinesi furono accusati di deprimere gli stipendi dei lavoratori. Nel corso del grande sciopero ferroviario del 1877 esplosero a San Francisco delle vere e proprie sommosse anti-cinesi e una terza forza politica, il "Workingman's Party" venne a formarsi mettendo esplicitamente l'accento sulla cessazione dell'immigrazione cinese[148].

Come risposta l'Assemblea congressuale promulgò nel 1879 il provvedimento noto come Fifteen Passenger Bill, volto a limitare il numero di passeggeri cinesi autorizzati sulle navi che attraccavano nei porti statunitensi[149]. Poiché la legislazione approntata ad hoc avrebbe finito con il violare i termini del trattato internazionale il presidente, ritenendo che la nazione non dovesse abrogare unilateralmente i trattati, porrà il proprio diritto di veto[150][151].

Questa netta presa di posizione venne elogiata dai liberal degli Stati Uniti d'America nord-orientali, ma altresì aspramente denunciata nel West; nell'acceso scontro politico che ne seguì i membri del Partito Democratico alla Camera dei Rappresentanti provarono a metterlo sotto accusa, fallendo però il colpo quando gli esponenti del Partito Repubblicano prevennero il quorum necessario rifiutandosi di votare[152].

 
Caricatura editoriale: lo Zio Sam caccia i cinesi.

Dopo il veto l'assistente del Segretario di Stato Frederick W. Seward assieme a James Burrill Angell presero a negoziare direttamente con i cinesi per ridurre il numero d'immigrati; l'accordo che ne risultò, il trattato di Angell del 1880, permise agli Stati Uniti di sospendere il flusso illimitato dell'immigrazione dalla Cina. Il Congresso lo farà proprio (dopo che Hayes ebbe già lasciato l'incarico) tramite il Chinese Exclusion Act del 1882[153].

L'ultimo annoModifica

Viaggio nel WestModifica

Nel 1880 Hayes intraprese un tour di 71 giorni negli Stati federati del West, divenendo in tal maniera il primo presidente in carica a viaggiare ad Ovest delle Montagne Rocciose. La festa itinerante incluse anche la First lady Lucy Hayes e il comandante generale dell'esercito statunitense William Tecumseh Sherman, i quali aiutarono attivamente nell'organizzazione.

 
Un esempio di diligenza.

Hayes iniziò quindi il suo viaggio a settembre partendo da Chicago e utilizzando la First Transcontinental Railroad giungendo fino in California, facendo tappa prima nello Wyoming e poi nello Utah e nel Nevada, fermandosi infine a Sacramento e San Francisco. Con la ferrovia e la diligenza la compagnia si spostò poi verso Nord fino all'Oregon arrivando a Portland e da lì a Vancouver verso lo Stato di Washington; a bordo di un piroscafo visitarono Seattle e quindi facendo ritorno a San Francisco[154].

Il presidente visitò quindi a seguire diversi Stati del Sud-ovest prima di ritornare in Ohio a novembre, appena in tempo per poter votare alle elezioni presidenziali del 1880.

Elezioni presidenziali del 1880Modifica

 
Ritratto del presidente.

Reputazione storicaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America.
 
Foto dell'ex presidente nel 1886.
 
La tomba del presidente a Fremont (Ohio).
 
Un francobollo emesso dal Paraguay nel 2008 dedicato al presidente.

NoteModifica

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BibliografiaModifica

LibriModifica

ArticoliModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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