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Anfiteatro romano di Teramo

I Pretuzi erano un antico popolo italico insediato dal I millennio a.C. fino alla conquista romana del III sec. a.c. in Italia centrale, nel territorio compreso tra i fiumi Tronto e Vomano, ad ovest confinante con il territorio dei Sabini (Safinim), con cui erano legati etnicamente e culturalmente, confinante a sud con il popolo italico dei Vestini con i quali erano uniti dalla comune discendenza dal popolo Sabino ed a nord dal popolo dei Piceni, a cui i Praetuttii erano uniti da una stessa origine proto-sabellica e da numerose relazioni commerciali e da alleanze di tipo militare e politico.

StoriaModifica

I contatti e le relazioni con la koiné picena furono probabilmente le più sentite dai Pretuzi, se una lingua definita sudpicena si fa risalire, dopo la scoperta delle stele di Penna Sant'Andrea e di Monte Giove, al V sec. a.c. nel territorio dei Pretuzi. Nessuno tra gli studiosi moderni e contemporanei, ne' le fonti classiche hanno chiarito l'origine del nome dei Praetutii, ma è certo che da questa parola sia derivata la versione tardolatina di Pretuzium, da cui a sua volta è derivato il termine di abprutium da cui sono discesi i termini Abruzzo e Aprutino (che fino al medioevo stava ad indicare il solo territorio dell'Antica provincia di Teramo che dal Tronto terminava al fiume Pescara e il cui termine aprutino era sinonimo di teramano). Il popolo dei Praetuttii, come tutti i popoli italici del centro, era prevalentemente un popolo dedito alla pastorizia e alla transumanza. Alcuni gruppi stanziali praticavano l'agricoltura, soprattutto nelle colline. A riguardo si ricorda che Annibale, una volta superato il Trasimeno e giunto sull'Adriatico, curo' i cavalli dalla scabbia con il vino del Praetuzio (Plinio il Giovane, Historiae Naturalis). Rinomate erano anche le "poma picenae (Strabone), che si producevano sulle colline più alte e sulle montagne tra l'attuale territorio teramano e ascolano.

Anche il grano del pretuziano era molto noto nell'antichità e fino al milleottocento rappresentava ancora la principale produzione agricola della Provincia di Teramo (chiamata Abruzzo Ultra durante il Regno delle due Sicilie) ed il grano veniva contrabbandato oltre il confine dello Stato Pontificio con i commercianti marchigiani. Una delle caratteristiche principali del popolo dei Praetuttii era di essere considerato molto simile a quello dei Piceni e di essere contestualmente vicino al popolo dei Sabini (che dall'area di Amiternum, superando il passo delle Capannelle alle pendici settentrionali del Mons Fiscellus - la catena del Gran Sasso - giungevano nella valle del fiume Vomano) da cui sia i Praetuttii che i Piceni in parte derivavano. Nel territorio dei Pretuzi, inoltre, erano situate due antichissime città, che godevano del prestigio di vetusta' e del privilegio di una propria giurisdizione (vivere all'interno di città fortificate costituite da mura e abitazioni in pietra e mattoni non era usuale in un'epoca in cui si preferivano palafitte e strutture in legno o addirittura tende, facili da smontare e rimontare durante la transumanza stagionale). Queste due città erano Truentum, un emporio commerciale fondato dagli Illiri, situato nel territorio compreso tra l'attuale comune di Colonnella e quello di Martinsicuro e l'antica Hat poi Hatria, l'attuale Atri, il cui mito narra fosse stata fondata dai Siculi (popolo antichissimo affine e coevo dei Pelasgi, che prima di giungere in Sicilia, attraversando la penisola, fu scacciato dagli Umbri attorno al X sec. a.c.). I Siculi, come i Pelasgi, erano popoli provenienti da oriente, portatori di un notevole bagaglio culturale rispetto ai popoli proto-sabelli e Umbri (inizialmente nomadi e guerrieri e non navigatori e commercianti) ed erano di provenienza in parte anatolica, in parte egea (come probabilmente i Pelasgi). Il mito racconta che molte città del Centro Italia furono fondate da questi due popoli e che la loro caratteristica era la costruzione di mura megalitiche (ne sono esempio alcune città del Lazio meridionale, delle Marche meridionali, della Toscana e dell'Abruzzo la cui tradizione costruttiva, quale esempio di fondazione di città, fu tramandata ai popoli italici).

 
Mosaico del Leone a Teramo, presso la domus romana di Palazzo Savini

Sia Truentum che Hatria (divenuta colonia latina dopo la conquista romana del Pretuzio e del Piceno) erano nel territorio abitato dai Pretuzi, ma essendo molto antiche godevano di una loro propria giurisdizione e autonomia politica, se i Romani dell'età augustea ancora chiamavano "Ager Hadrianensis" il territorio a sud del Vomano, che giungeva fino al Matrinus flumen (probabilmente l'attuale Piomba) e ricordavano la leggendaria città di Truentum, già scomparsa nell'età imperiale. L'unica città riconosciuta dalle fonti classiche come tale, che rappresentava totalmente il popolo dei Pretuzi era Praetut (l'attuale Teramo), le cui origini sono incerte. Alcuni studiosi locali dell'ottocento ritenevano che questa città fosse stata fondata dai Fenici, per via di alcuni ritrovamenti di testine puniche che adornavano collane rinvenute nel territorio circostante. Questa tesi è ritenuta oggi poco credibile dagli storici, poiché numerose sono le contraddizioni che esprime. Ad esempio non ci sono colonie fenicie in nessun altro angolo dell'Adriatico, in secondo luogo i Fenici non costruivano colonie nelle aree interne ma solo ed esclusivamente sul mare, in quanto necessitavano di empori commerciali raggiungibili con le Navi (tutte le colonie fenicie del Mediterraneo sorgevano sul Mare, salvo ovviamente le loro città originarie della Fenicia). Inoltre il nome con cui i romani chiamavano la città non era Praetut, ma Interamnia Praetutiorum. Questo fa pensare che la città fosse stata costruita dai Romani su un luogo precedentemente abitato dai Pretuzi e non dai Fenici. Infine è noto, dopo i rinvenimenti di Campovalano, Monte Giove e Penna Sant'Andrea, che i Pretuzi commerciavano le testine in vetro colorato con i Punici di Cartagine (e non con i Fenici del vicino Oriente), questo sia perché sull'Adriatico vi erano Truentum ed Hat, città di propensione marinaresca e commerciale, che probabilmente ricevevano merci da altre aree dell'Adriatico e del Mediterraneo, sia perché molte furono le tombe con nomi italici (non solo di probabile origine pretuziana, ma anche picena, sannita, sabina ecc.), rinvenute nell'area di Cartagine.

Era noto infatti nell'antichità che questi popoli praticavano anche il mestiere di mercenari per conto di altri popoli. Infine i Punici occuparono il territorio pretuziano durante la seconda guerra punica e tentarono di risvegliare nei popoli italici l'antica rivalità di questi con Roma. È invece possibile che l'origine della leggenda della fondazione dei Fenici, costruita dagli storici locali nell'ottocento (Palma, Cerulli, Savini ecc.), dipendesse da un tentativo di trovare origini antiche alla città, in un periodo in cui non si conosceva ancora bene il popolo dei Pretuzi (tutte le scoperte archeologiche riguardo ai popoli italici e ai Pretuzi sono successive a quel periodo). Questo fenomeno si verificò in molte parti d'Italia durante il periodo post-unitario in cui si riscoprirono le fonti antiche e andarono di voga gli studi archeologici e mitologici. Gli storici locali tentavano di ricongiungere la storia delle proprie città, imitando quella di altre e dichiarando la possibilità della fondazione di popoli antichi più noti e non di quelli di cui non si conosceva neanche la presenza. Le scoperte archeologiche più significative sul popolo dei Praetuttii si sono verificate negli anni settanta e ottanta in tre aree dove furono ritrovati numerosi vasi e suppellettili del periodo preromano.

Gli scavi furono condotti sotto la tutela della Soprintendenza Archeologica dell'Abruzzo e furono eseguiti a Campovalano (Comune di Campli), a Penna Sant'Andrea e a Monte Giove (Comune di Cermignano). Se gli ultimi due di questi scavi furono effettuati su un'area collinare interna a circa quindici chilometri, in linea d'aria, dall'antica Hatria e a circa ventiquattro chilometri dal mare Adriatico, il sito di Campovalano, situato sempre a circa 24 chilometri dal mare, era in una conca o altopiano ai piedi della montagna. <quest'ultimo sito archeologico si compone di un'area funeraria grandissima sparsa su più di venti ettari (ma in realtà molto più estesa), in cui sono state rinvenute numerose tombe che vanno dal XII° sec. al II° sec. a.c. senza soluzioni di continuità. Unico esempio di Necropoli pre-romana in italia che abbia una così estesa dimensione e che sia stata utilizzata continuamente per dieci secoli.

OriginiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Teramo e Aprutium.
 
Torre Bruciata in largo Sant'Anna (Teramo)

Non sappiamo quale sia l'origine del nome Praetutii, se questo appartenesse al popolo o fosse derivato dal nome della città Praetut che era posta al centro del loro territorio e che poi prese il nome latino di Interamnia Pretuziorum (l'odierna Teramo). Praetut sarebbe nato come emporio posto tra tre vie. Quella che giungeva dal mare Adriatico, quella che proveniva da Ascoli (che la congiungeva ai Piceni), passando per Campovalano, ed in ultimo quella che proveniva dalle Capannelle (un passo dell'alta Val Vomano) che gollegava alla Sabina. La tradizione la vuole fondata alla confluenza di torrenti Albula (oggi Vezzola) e Batinus (oggi Tordino).

Le origini del popolo dei Praetuttii si perdono nella preistoria italiana. Popoli di nomadi e pastori quali i proto Umbri (gli italici delle origini), giunti nel Centro Italia attorno all'XI sec. a.c. , portatori della conoscenza della lavorazione del ferro. Secondo il mito gli Umbri vi trovarono nuclei stanziali di alcuni popoli del mediterraneo antico, che praticavano il commercio e l'artigianato e conoscevano le tecniche di navigazione. Tra questo i Pelasgi che erano arrivati in Italia dopo il decadimento della cultura egeo-cretese (alcuni miti raccontano che giunsero in Italia dopo la caduta di Troia), mentre gli storici suppongono fossero arrivati in Italia piccoli gruppi di Pelasgi dopo l'esplosione di Santorini e dei terremoti conseguenti che distrussero la civiltà egeo-cretese attorno alla fine del XIII secolo a.C. Oltre a queste migrazioni vi erano quelle dai Balcani da cui si pensa provenissero i Siculi, che probabilmente erano parte dei popoli Illiri, gli stessi che costituirono nel territorio di Trieste ed in Istria la civiltà dei Castellieri.

Conquista romanaModifica

Nel 289 a.C. Pretut venne conquistata dai Romani che ne mutarono il nome in Interamnia Praetutiorum (città tra i fiumi - dei pretuzi).Più tardi il suo nome sarebbe stato semplificato in Praetutium (per distinguerla da altre località che avevano nome Interamnia).

 
Pannello informativo del teatro romano di Teramo

Epoca medievale e resti archeologiciModifica

Nel Medioevo la città dei Pretuzi che aveva avuto il nome di Praetut e poi quello romano di Interamnia Praetutiorum, fu conosciuta come Aprutium, nome che indicava sia l'antica città che la sua diocesi, e più tardi il nome Aprutium si estese ad indicare l'intera regione a sud del fiume Tronto cioè l'Abruzzo, mentre l'antica città alla fine del duecento prese il nome di Teramo, derivato dal suo nome latino.

Altro centro importante dei Pretuzi fu Beregra che alcuni studiosi identificano con l'attuale Montorio al Vomano, altri con l'attuale Bisenti ed altri ancora con Civitella del Tronto.
A Teramo Le costruzioni romane furono cambiate e trasformate in chiese. La Torre Bruciata divenne il campanile della Cattedrale di Santa Sant'Anna Aprutiensis (distrutta), mentre su un tempio nacque la Cattedrale di San Berardo e di Santa Maria Maria Assunta. L'anfiteatro romano inglobò delle case e sul.Palazzo Delfico si ritrovò un mosaico di una domus romana. Alcuni siti furono completamente abbandonati nel periodo romano e medievale. È il caso di Truentum, quello di Beregra, di Vidicini, altro centro che sorgeva tra il Pretuzio e il Piceno. Alcuni templi si trasformarono in luoghi di culto cristiano, altri furono completamente abbandonati e derubati delle loro pietre e preziosi, come accaduto al tempio di Monte Giove. A Civitella del Tronto sopra un santuario romano venne costruita L'abbazia di Santa Maria dei Lumi, assieme all'abbazia di Santa Maria in Montesanto. Restano tracce di fontane romane, mentre a Montorio al Vomano in epoca medievale fu spogliato il santuario di Ercole per la costruzione del Convento dei Padri Zoccolanti.

Nel centro storico di Atri l'impianto antico fu già stravolto dai Romani, che costruirono diverse cisterne, sfruttando l'antico sistema di gallerie sotterranee per adibire tutti i collegamenti con un sistema idraulico efficiente per la realizzazione delle Terme, localizzate nell'area sottostante la Cattedrale. Il teatro romano di Atri, rinvenuto nei primi anni ottanta, è stato derubato, probabilmente nel periodo medievale, dei sui marmi e delle sue statue, che in parte sono conservate nel museo del chiostro della cattedrale. L'impianto di un tempio italico con mura megalitiche si trova all'interno dello spazio delle terme romane su cui fu poi costruita una chiesa in stile bizantino che è ancora visibile all'interno del museo della cattedrale e le cui fondazioni sono presenti nella'rea sottostante la stessa. Un porto romano, che è citato quale porto di Hatria Picena (quindi prima del periodo romano) è ancora visibile nelle acque antistanti la Torre di Cerrano nel comune di Pineto e del quale un altro braccio affiora a circa duecento metri dalla spiaggia a sud di Cerrano nel comune di Silvi.

ReligioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Religione italica.

La religione dei popoli italici era molto simile a quella utilizzata tra i Latini della Roma Arcaica. Alcune divinità erano proprie degli Italici, altre furono importate dall'antica Grecia nel periodo ellenizzante (VII-V sec. a.c.) e dal mondo etrusco. Spazio importante nel pantheon delle divinità era dato ad Ercole, che rappresentato con la clava in mano, è stato spesso oggetto di ritrovamenti votivi negli scavi archeologici, eseguiti sul territorio degli antichi Pretuzi, dei Vestini e dei Piceni. Il Dio Mamerte (il MArte dei Romani) dio della guerra e delle armi, aveva un posto rilevante tra i popoli italici che erano dediti alla battaglia e la cui panoplia era nota in tutto il Mediterraneo per aver avuto il ruolo di mercenari.

Mercenari italici erano arruolati dai Cartaginesi nelle guerre d'Africa e contro i Romani, e probabilmente dagli Etruschi e dai Greci e dai Romani stessi. La panoplia era costituita da un giavellotto a corto raggio, da una lancia, da una spada, da un coltello, un cinturone ed alcune volte dagli schinieri. Sulla testa portavano differenti tipi di elmi. I Piceni, i Pretuziani e i Vestini utilizzavano elmi a calotta ed in rari casi elmi di tipo corinzio, entrambi ornati da piume colorate di uccelli. Sempre nel territorio dei Piceni, dei Pretuziani e dei Vestini sono stati ritrovati i famosi kardiofulakes, dischi corazza che erano indossati all'altezza del cuore. I sanniti avevano l'uso di utilizzare corazze alla maniera sabina e romana e gli elmi avevano una forma simile a quella romana. La dea Vestea (a Roma Dea Vesta e sacerdotesse Vestali), probabilmente una divinità arcaica legata al fuoco eterno della vita e quindi considerabile come divinità naturale dell'elemento fuoco. Anche le divinità naturali ed agresti come la romana Silva e la greca Diana, di cui non consociamo il nome italico, erano divinità seguite dai popoli italici che erano legati a utti i fenomeni e agli episodi naturali. Le fonti classiche greche e latine ci regalano un quadro di sacralità in cui i popoli italici si muovevano alla conquista di terreni vergini e nuovi pascoli. Il culto del Ver Sacrum era infatti un'antica sacra tradizione dei popoli umbro-sabelli che definì anche l'espansione di questi nell'Italia peninsulare a partire dal XII secolo a.c. Il rito del Ver Sacrum ci è stato tramandato dagli storici Tito Livio, Strabone, Plinio il Vecchio, Plinio il Giovane, Silio Italico come una tradizione sacra che veniva attuata dai popoli umbro-sabelli e che consisteva nel consacrare i giovani nati in un periodo particolare al voto di abbandonare la tribù una volta raggiunta la maggiore età. Questo voto di consacrazione agli dei poteva accadere nel caso di siccità o di qualche altro flagello oppure, nel caso contrario, per ringraziare gli dei di un periodo di particolare fertilità o di vittoria ottenute.

 
Busto di Settimio Severo presso il Museo archeologico Savini, Teramo

Questi giovani seguivano un simbolo che rappresentava un animale totemico (il bue o il toro per i Samnites, un pichus, picchio o pica per i Piceni, un lupo, hirpo in italico, per gli Hirpini ecc.) quando questi trovavano nuovi territori liberi vi costruivano i loro villaggi ed avviavano una sorta di fliazione etcnico-politica con la tribù originaria. In effetti il sistema politico-religioso dei popoli Italici li connetteva tutti in una sorta di conoscenza delle origini comuni, che permetteva loro di considerarsi come una confederazione di popoli tribali. Sappiamo che dagli Umbri discesero i Sabini (che avevano subito a loro volta influenze sia dalla civiltà di Vulci, che da quella di Caere e dalle città del Latium Vetus) dagli Umbro-sabini (proto sabelli) discesero i Piceni e i Pretuzi che si posero sull'area adriatica. Dagli Umbro-sabini discesero anche gli Equi (probabilmente discesi da un Ver Sacrum a seguito di un animale totemico quale il cavallo), i Marsi (probabilmente vocati al Dio Mamerte, il Marte degli Italici) ed i Peligni che occuparono le montagne, le valli e gli altipiani dell'Abruzzo centrale e meridionale. Poi da questi popoli discesero i Sanniti (il cui nome in osco safinites, poi storpiato dal latino in Samnites, è molto simile a quello del popolo originario dei Sabini o Safinim). Dei Sanniti erano parte le tribù dei Frentani, dei Pentri, dei Carecini, dei Marrucini, ecc.). Da questi seguirono i Ver Sacrum degli Hirpini e dei Lucani.

Scavi archeologiciModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Interamnia Praetutia.

Innanzitutto lo scavo di Campovalano dove esiste una delle Necropoli italiane più antiche ed il cui uso continuativo si fa risalire al XII sec. a.c. mentre le più recenti tombe risalgono al II° sec. a.c. in un'area di circa venti ettari in cui vi sono migliaia di tombe del periodo italico che si considerano contestualmente picene e pretuziane. I ritrovamenti di bronzetti votivi e stele a Monte Giove e a Saputelli nel Comune di Cermignano, dove si ipotizza la presenza di un noto Tempio italico. Gli scavi archeologici di Penna Sant'Andrea dove furono rinvenute due cippi funerari con iscrizioni, la cui lingua fu qualificata come sud picena.

 
Veduta del teatro romano di Teramo, in notturna

Monumenti archeologici nell'Agro TeramanoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Domus e mosaico del Leone, Chiesa di Sant'Anna dei Pompetti, Anfiteatro romano, Torre Bruciata (Teramo) e Antico porto di Atri.

La città di Interamnia Praetuttiorum (ossia Teramo), mostra ancora vari tratti presso la città medievale-rinascimentale capoluogo della provincia Teramana. I monumenti archeologici di maggior interesse:

  • Anfiteatro romano di Teramo - presso il Seminario diocesano Aprutino
  • Teatro romano di Teramo - presso Piazza E. Orsini, via Teatro Antico
  • Domus e Mosiaco del Leone - sotto il Palazzo Savini nel corso Cerulli
  • Domus di Largo Torre Bruciata - in Piazza Sant'Anna, collegata alla chiesetta di Sant'Anna dei Pompetti, anticamente San Getulio
  • Domus di Bacco - in via dei Mille
  • Are archeologica di Largo Madonna delle Grazie - presso il santuario di Santa Maria delle Grazie
  • Necropoli di Ponte Messato - in località Cona, via Cavalieri di Vittorio Veneto
  • Molti reperti sono conservati nel Museo civico archeologico "F. Savini" in Teramo
  • Teatro romano di Atri, nella parte nord della città, vicino la chiesa di San Giovanni Battista, o dei Domenicani
  • Antico porto di Atri, località di approdo delle navi, corrisponde all'area dell'attuale Torre di Cerrano a Pineto
  • Tempio di Ercole presso Montorio al Vomano

NoteModifica

(1) "Historia Naturalis" Plinio il Giovane (2) "I Piceni. Concordanze tra fonti antiche, genetica e archeologia sull'identità ..." Bernardo Carfagna, Ascoli Piceno 2016 (3) "I Piceni", Alessandro Naso, Milano 2000 (4) "Popoli e Civiltà dell'Italia antica",