Prima guerra civile libanese

Conflitto armato

La prima guerra civile libanese è stato un conflitto armato combattuto nel Libano tra il 1975 ed il 1976, tra le fazioni cristiane e musulmane, sostenute dai palestinesi.[1] Si concluse con l'intervento di una Forza Araba di Dissuasione, a maggioranza siriana.

StoriaModifica

Contesto socialeModifica

Il Libano nel periodo 1973-1975 diventò anche rifugio dei miliziani palestinesi dell'OLP, i quali, cacciati dall'esercito giordano di re Husayn di Giordania, continuarono le loro azioni contro il confinante Israele. Dentro i suoi confini si contarono alla fine circa due milioni di profughi palestinesi, che controllavano il sud del paese. Gli accordi del Cairo avevano legalizzato la presenza dei miliziani palestinesi all'interno del territorio libanese, spezzando le flebile pace politica che dal 1958 le due comunità libanesi avevano siglato.

Il risultato fu che il Libano e la stessa Beirut si trasformarono in un campo di battaglia, per la risposta con bombardamenti aerei e con tiri di artiglieria da parte d'Israele. Tali risposte colpirono indistintamente sia i miliziani palestinesi sia i profughi palestinesi.

 
I leader cristiano-maroniti Bachir e Pierre Gemayel

L'inimicizia tra le diverse comunità già presenti in Libano e l'inefficienza dell'esercito nazionale libanese trasformarono presto la presenza dell'OLP e gli atti di guerriglia contro Israele in vera e propria guerra civile. I miliziani dell'OLP avevano la simpatia dei libanesi musulmani, mentre la maggioranza dei cristiano-maroniti erano filo-occidentali e sentivano la loro presenza come una forte minaccia per il paese, questo anche perché l'esercito del Libano non era in grado di contrastare i palestinesi come invece aveva fatto quello giordano.

I musulmani si sentivano sottorappresentati politicamente rispetto ai cristiano maroniti di Pierre Gemayel e Camille Shamʿūn, e sotto la spinta del leader druso Kamal Jumblatt, che aveva fatto dei suo partito PSP una milizia, si unirono nel Movimento Nazionale Libanese, a cui si aggiunsero i palestinesi dell'OLP e dell'FPLP. Arriveranno a controllare il 70% del paese e la metà di Beirut che fu spaccata in due dalla cosiddetta "linea verde" in Est (cristiana) ed Ovest (musulmana), divenendo teatro di guerra.

Scoppio del conflittoModifica

La guerra civile scoppiò il 13 aprile 1975. In tale data, ad ʿAyn al-Rummāna (عين ﺍﻟﺮمّاﻧـة) – un quartiere di Beirut – un piccolo gruppo di persone, tra cui Pierre Gemayel, assisteva alla consacrazione di una chiesa. Da un'automobile partirono verso di loro raffiche di mitra da parte di miliziani palestinesi. Al termine dell'attacco armato si contarono quattro morti e sette feriti. Alcune ore dopo, 27 palestinesi armati, stipati su un autobus che transitava nella stessa zona con analoghe intenzioni, vennero uccisi da elementi cristiani di ʿAyn al-Rummāna, dopo uno scontro violentissimo. Fu l'inizio effettivo della guerra.[2]

La guerra civile scoppiò sia in seguito all'invasione palestinese sia a causa di una confusa gestione del potere politico libanese. Da un lato vi erano i cristiani che, intimoriti dall'alterata proporzione fra la loro comunità e quella musulmana, cercarono e ottennero il sostegno di Israele, e dall'altro i musulmani, sostenuti inizialmente dalla Siria e – in seguito alla rivoluzione khomeinista del 1979 – anche dall'Iran.

 
Il leader dell'OLP Arafat in un campo del sud del Libano

A fronteggiarsi, quindi, furono da una parte le milizie composte da cristiani maroniti – delle quali la principale faceva riferimento al partito falangista di Pierre Gemayel – e dall'altra una coalizione di libanesi musulmani sunniti, sciiti (Amal) e drusi, raccolti nel Partito Socialista Progressista, alleati dei palestinesi.

Il 18 gennaio 1976 - a Qarantina - venne compiuto il primo massacro su larga scala. Qarantina era una baraccopoli prevalentemente musulmana posta nel quartiere cristiano di Beirut, controllata da forze della OLP e abitata da curdi, siriani e palestinesi. La baraccopoli fu invasa dalle milizie cristiane ("Katāʾeb", "Guardiani dei Cedri" (Haras al-arz), e "Tigri" (Nimr ) e circa 1000 - 1.500 persone vennero uccise.

La risposta della controparte fu immediata: il 20 gennaio 1976 ebbe luogo il Massacro di Damur. Damur, una città cristiana sulla strada principale a sud di Beirut, venne attaccata dai miliziani dell'OLP: parte della sua popolazione cristiana venne uccisa nella strage e il resto fu costretto a fuggire. Tale rappresaglia causò la morte di circa 500 persone. La maggior parte delle forze di attacco sembra fosse composta da unità dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina e dal Movimento Nazionale Libanese.

 
Le forze in Libano nel 1976

Nel 1976 la guerra stava volgendo a favore dei cristiani maroniti, composti nell'insieme dai falangisti di Gemayel, dalle milizie di Sulaymān Frānjiyye e da quelle di Camille Shamʿūn, già presidenti della Repubblica libanese,

L'invasione sirianaModifica

Così nel maggio di quell'anno truppe siriane entrarono nel paese a sostegno dei musulmani, scontrandosi con le milizie cristiane.[3] Il 13 luglio 1976 William Hawi, il numero due delle Falangi libanesi, fu ucciso da un cecchino palestinese a Tel El-Zaatar, mentre ispezionava le posizioni tenute dai suoi miliziani. A capo delle milizie fu allora chiamato Bashir Gemayel, figlio di Pierre.

La situazione indusse la Lega Araba, dopo l'accordo di Riyāḍ del 21 ottobre 1976, ad autorizzare l'intervento di una Forza Araba di Dissuasione (FAD), a maggioranza siriana, che riuscì a riportare, con la forza, una provvisoria e fragile pace nella nazione.

Il conflitto infatti riprese nel 1978 quando Israele invase il sud del paese, avviando così la prima guerra del Libano.

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Robert Fisk, Il martirio di una nazione. Il Libano in guerra, Il Saggiatore, 2010

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica