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Il principio degli indiscernibili o meglio il principio di identità degli indiscernibili è un principio ontologico che dice che se non c'è modo di distinguere due enti, allora sono in verità un solo e identico ente. Cioè vale a dire che le entità "x" e "y" sono identiche se e solo se ogni predicato valido per "x" è pure valido per "y". Il principio è conosciuto anche come "Legge di Leibniz", visto che la formulazione meglio conosciuta proviene dal filosofo tedesco Gottfried Wilhelm Leibniz: Eadem sunt, quorum unum potest substitui alteri salva veritate[1] (le cose delle quali l'una può essere sostituita dall'altra mantenendone intatta la verità, sono le stesse).

Questo principio postula l'idea che in natura non esistano due enti differenti solo numero, in quanto, se così fosse, non ci sarebbe una ragione sufficiente tale da giustificarne l'esistenza. Come esempio, Leibniz citava le foglie, di cui non ne esistono di identiche sul medesimo albero.[2] Un altro esempio potrebbe essere quello delle impronte digitali.

Per questo possiamo vedere il principio degli indiscernibili come un corollario del principio di ragion sufficiente che così recita: nihil est sine ratione sufficiente, cur potius sit quam non sit[3] (nulla è senza ragione sufficiente perché sia piuttosto che non sia).

Nel suo trattato Progressione Dyadica[4] pubblicato nel 1679, Leibniz fu il primo pensatore occidentale ad enunciare i fondamenti matematici e le principali applicazioni del moderno sistema numerico binario, alla base dell'informatica. L'opera, ignorata dai contemporanei, fu ripresa soltanto nell' '800 da George Boole. Leibniz, che fra l'altro era un bibliotecario, entrò in corrispondenza col gesuita missionario in Cina, padre Joachim Bouvet,[5] e tramite questi venne a conoscere la tavola binaria dello yin e yang diffusa da tremila anni.[6]

Definizione formaleModifica

Nella logica formale l'identità degli indiscernibili può essere formulata così:

 

Si noti che questa è un'espressione della logica di second'ordine, giacché si quantifica su predicati. È impossibile esprimere questo principio nella logica di primo ordine senza ricorrere a uno schema (nello stesso modo in cui, ad esempio, nella teoria ingenua degli insiemi al prim'ordine si esprime l'assioma di comprensione).[non chiaro]

NoteModifica

  1. ^ "Non inelegans specimen demonstrandi in abstractis", § 1 (1687), prima edizione in Leibniz, Opera Philosophica, Pars prior, Berlino 1840, a cura di Johann Eduard Erdmann, p. 94.
  2. ^ "Non vi sono due individui indiscernibili. Un gentiluomo di spirito e mio amico, parlando con me in presenza di S. A. l'Elettrice, nel giardino di Herrenbausen, credette di poter trovare due foglie interamente simili. Sua Altezza pose in dubbio la cosa ed egli corse a lungo invano a cercarne." G.W. Leibniz, Carteggio Leibniz-Clarke, Quarto scritto di Leibniz, 29 maggio 1716, n. 4.
  3. ^ Christian Wolff, Philosophia prima, sive Ontologia (1730), § 70.
  4. ^ Yves Serra, Leibniz’s De Progressione Dyadica manuscript
  5. ^ Leibniz-Bouvet Correspondence
  6. ^ James A. Ryan, "Leibniz' Binary System and Shao Yong's "Yijing", Philosophy East asnd West, vol. 46, 1996, pp. 59-90.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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