Prisco (generale bizantino)

generale bizantino

Prisco (... – ...) è stato un generale bizantino.

Erroneamente chiamato Crispo in alcune fonti [1], sposò Domenzia, la figlia dell'imperatore Foca.[2]

BiografiaModifica

Nella primavera del 588 venne nominato magister militum per Orientem; passando attraverso le città di Antiochia e Edessa, a Pasqua giunse a Monocarton, dove era radunato il suo esercito. Egli però al suo arrivo si attirò le antipatie del suo esercito, dapprima ignorando la tradizione di scendere dal cavallo per mescolarsi a loro e poi riducendo le loro paghe. L'esercito, furioso per la riduzione delle paghe, di conseguenza si ammutinò; Prisco non riuscì a calmare i suoi uomini e fu costretto a fuggire a Costantina, da dove tentò invano a giungere a un compromesso con gli ammutinati, per esempio promettendo loro di restaurare le loro antiche paghe. L'Imperatore di conseguenza lo richiamò a Costantinopoli, rimpiazzandolo con Filippico.[3]

Nell'estate del 588 venne nominato magister militum per Thracias e inviato a combattere gli Avari nei Balcani, ma non ottenne risultati di rilievo; dopo essersi scontrato con gli Avari a Perinto, si rifugiò a Tzurullum, dove venne assediato dal khan avaro. Alla fine l'assedio venne tolto perché al Khan giunse una falsa lettera dell'Imperatore Maurizio che lo convinse a firmare una tregua con Prisco e a tornare a casa a affrontare un presunto nemico.[4]

Nel 593 venne nominato patricius e, nel mese di luglio, ricevette una lettera di congratulazioni da papa Gregorio Magno.[5] Nello stesso anno combatté come magister militum gli Avari nei Balcani; inizialmente comandava solo la cavalleria (la fanteria era sotto il comando di Gentzon) ma in seguito riuscì a ottenere il controllo di tutto l'esercito. In questa campagna riportò numerosi successi sugli Slavi.[6] Nell'autunno del 593 negoziò una tregua con gli Avari, restituendo loro i prigionieri di guerra. Dopodiché, essendo stato rimosso dal suo incarico, ritornò a Costantinopoli passando per Drazipara. Ritornato nella capitale, venne criticato dall'Imperatore per aver restituito i prigionieri agli Avari.[7]

Nel 594 venne di nuovo nominato magister militum per Thracias. Nella primavera del 595 lasciò Costantinopoli per dirigersi ad Astice, dove assemblò il suo esercito; in seguito attraversò il Danubio e marciò fino a Novae, rimanendoci nonostante le proteste del Khan.[8] Sentendo che Singidinum era stata presa dagli Avari, Prisco tentò prima di riprendersela con la diplomazia poi, dopo l'insuccesso delle negoziazioni, inviò Guduino a riprendersi con la forza la città; Guduino ebbe successo.[9] Nell'estate del 597/598 si recò a Tomi per difenderla dalle incursioni avare. Nella pasqua del 598, poiché il suo esercito soffriva la fame, Prisco accettò l'offerta di cibo da parte del khan, cedendogli in cambio delle spezie.[10] Nella campagna del 599 Prisco ottenne molte vittorie sugli Avari; nell'ultima battaglia catturò moltissimi prigionieri, che vennero però liberati per ordine di Maurizio.[11]

Nel 602 venne inviato da Maurizio in Armenia per organizzare il trasferimento dei soldati armeni e delle loro famiglie in Tracia; tuttavia lo scoppio della rivolta di Foca (che accoppò Maurizio e divenne imperatore) interruppe la sua missione.[12] Il fatto che dopo l'insediamento al trono di Foca Prisco continuò ad avere un ruolo di rilievo nella corte bizantina indica che egli non fosse tra i più stretti seguaci di Maurizio, dato che Foca aveva fatto ammazzare tutti i parenti e i più stretti seguaci di Maurizio. Secondo una fonte tarda medioevale (Paolo Diacono), Foca fu scudiero di Prisco. Fu comes excubitarum dal 603 al 612. Nel 607 sposò la figlia di Foca Domenzia; un incidente ai successivi giochi circensi, durante i quali gli ufficiali delle fazioni eressero dei ritratti di Prisco e Domenzia di fronte a quelli dell'Imperatore provocò l'ira di Foca e pose Prisco contro l'Augusto.[13]

L'anno successivo infatti Prisco scrisse a Eraclio il Vecchio, esarca d'Africa, chiedendogli di preparare una spedizione contro Foca in modo da accopparlo.[14] Nell'anno 610, in cui Prisco venne nominato Prefetto della Città, Foca venne accoppato.[15] Prisco prestò particolare attenzione a non aiutare Foca nella lotta contro il ribelle Eraclio, favorendo la sua detronizzazione: dapprima si finse malato e in seguito sembra abbia salvato le parenti di Eraclio a Costantinopoli dalle grinfie di Foca.[16] Dopo l'esecuzione di Foca, Eraclio gli offrì la corona, ma Prisco declinò, proponendola invece ad Eraclio, che così fu incoronato imperatore.[17]

In seguito, sotto Eraclio, condusse alcune campagne contro i Persiani Sasanidi, tentando nel 611-612 di intrappolare i Persiani dentro Cesarea in Cappadocia; i Persiani però riuscirono a sfuggire al blocco, facendo infuriare Eraclio, già arrabbiato con Prisco perché aveva rifiutato di riceverlo durante l'assedio fingendosi malato. Eraclio quindi, in occasione dell'arrivo di Niceta a Costantinopoli, convocò Prisco con un pretesto di fronte al senato bizantino e, accusandolo di averlo grandemente offeso fingendosi malato in quell'occasione, lo destituì.[18] Il 5 dicembre 612 fu privato della carica di Comes excubitorum e costretto a farsi monaco; venne confinato nel monastero della Chora a Costantinopoli, dove perì l'anno successivo.[19]

NoteModifica

  1. ^ PLRE IIIb, p. 1052
  2. ^ Teofane, A.M. 6099
  3. ^ Teofilatto Simocatta, III,1-3.
  4. ^ Teofilatto Simocatta, VI,5.
  5. ^ Ep. III 51
  6. ^ Teofilatto Simocatta, VI,6.
  7. ^ Teofilatto Simocatta, VI,11.
  8. ^ Teofilatto Simocatta, VII,7.
  9. ^ Teofilatto Simocatta, VII,10.
  10. ^ Teofilatto Simocatta, VII,13.
  11. ^ Teofilatta Simocatta, VIII,2-4.
  12. ^ Sebeos, XX.
  13. ^ Teofane, AM 6099.
  14. ^ Teofane, AM 6100.
  15. ^ Niceforo, 4.
  16. ^ Giovanni di Nikiu, 105; Giovanni di Antiochia, frammento 218sgg.
  17. ^ Niceforo, 5.
  18. ^ Niceforo, 6.
  19. ^ Chronicon Paschale, s.a. 612; Niceforo, 7.

BibliografiaModifica

Fonti primarie

  • Teofilatto Simocatta, Storie
  • Teofane Confessore, Cronaca
  • Niceforo, Breve Storia

Fonti secondarie

  • The Prosopography of the Later Roman Empire, Vol. IIIb (pp. 1052–1057)