Apri il menu principale

Progetti di aggregazione di comuni al Trentino-Alto Adige

Nel 2003 un'associazione di quarantasette comuni della Lombardia e del Veneto richiamò l'attenzione di quello nazionale e dei governi regionali sul malcontento dei paesi di montagna delle due regioni, asseritamente privi di finanziamenti pubblici e agevolazioni fiscali comparabili con quelli di Trento e Bolzano[1]. La vicenda si è evoluta in un numero di progetti di aggregazione di comuni al Trentino-Alto Adige.

Il parlamento italiano per attenuare le richieste degli enti locali, nel dicembre 2005, approvò, con un provvedimento della Finanziaria, lo stanziamento di 10 milioni di euro ai comuni delle province di Sondrio, Brescia, Verona, Belluno e Vicenza confinanti con le due province autonome[2].

Gli aiuti finanziari vennero giudicati inconsistenti rispetto alle richieste avanzate, così, tra il 2005 e il marzo 2008, i due comuni bellunesi di Lamon e Sovramonte e quello vicentino di Pedemonte e gli otto comuni dell'altopiano di Asiago, tramite referendum costituzionale approvato dalla popolazione, hanno chiesto ufficialmente l'aggregazione al Trentino, mentre i comuni bellunesi di Cortina d'Ampezzo, Colle Santa Lucia e Livinallongo del Col di Lana hanno chiesto l'aggregazione con l'Alto Adige. Anche altri due comuni bresciani, Magasa e Valvestino, rivendicando un'appartenenza millenaria alla città di Trento, con una consultazione popolare indetta nel settembre 2008 esprimevano il loro consenso all'aggregazione[3][4][5].

Comuni interessatiModifica

Le reazioni politiche ai referendum localiModifica

A seguito dei referendum di Cortina d'Ampezzo, Livinallongo e Colle Santa Lucia, il 25 ottobre 2007, Giancarlo Galan, allora presidente del Veneto, si dichiarò contrario a tale scelta reputandola inutile ed umiliante, accusando Luis Durnwalder, presidente della provincia autonoma di Bolzano, di voler destabilizzare il territorio veneto mettendo così in crisi l'accordo De Gasperi-Gruber, fra Italia e Austria, sottoscritto a Parigi nel 1946[6]. Si deve precisare al riguardo che tali comuni hanno fatto parte fin dal Cinquecento del Principato vescovile di Bressanone e poi della Contea del Tirolo e sono stati scorporati dalla provincia di Trento nel 1923, in piena epoca fascista, senza consultare le popolazioni, anche se, dopo la costituzione della provincia di Bolzano nel 1927 con scorporo di parecchi comuni dal Trentino, sono organicamente più vicini al territorio della provincia di Bolzano, della quale già nel 1927 avevano chiesto di far parte, essendo il confine col Trentino divenuto più lontano e più scomodo.

Da parte del presidente della Lombardia, all'epoca Roberto Formigoni, e di alcuni esponenti politici, è stata manifestata invece la disponibilità formale nella concessione del parere favorevole al distacco di Magasa e Valvestino[7][8], mentre i rappresentanti dei due partiti politici regionali autonomistici storici della Regione, il Partito Autonomista Trentino Tirolese (PATT) e la Südtiroler Volkspartei (SVP), nell'agosto 2007, preso atto delle varie richieste di aggregazione dei comuni veneti e lombardi, rilanciavano l'idea della costituzione del "Tirolo storico autonomo"[9] accettando così formalmente una possibile riannessione dei soli sei ex comuni trentini[10].

A livello nazionale, Daniele Molgora, nel 2008 sottosegretario di governo della Lega Nord al Ministero dell'Economia e delle Finanze, ha espresso il suo parere sul referendum di Magasa e Valvestino affermando che: "Quando il popolo si esprime democraticamente si deve sostenere la sua scelta"[11].

Il caso di Magasa e ValvestinoModifica

 
Posizione del comune di Magasa nella provincia autonoma di Trento
 
Posizione del comune di Valvestino nella provincia autonoma di Trento
 
Magasa e Valvestino

Fino al 1918 i sei comuni della Val Vestino facevano parte del Trentino e, quindi, dell'Impero austro-ungarico. La condivisione storico-culturale con Trento fu documentata, nel 1909, anche dal geografo e patriota Cesare Battisti che nella sua "Guida alle Giudicarie" descrivendo la Val Vestino, appena visitata, scrisse: "Allorché nel 1866 si venne alla delimitazione dei confini fra Austria e Italia la prima lasciò a questi paesi[12] il diritto di opzione. Ed essi, sperando di aver presto delle comunicazioni stradali, che a tutt'oggi non furono ancora costruite dichiararono fedeltà al governo austriaco"[13].

Dal 1928 al 1947 il comune di Magasa fu aggregato a quello di Valvestino che fu comune della provincia di Trento fino al 1934, data nella quale ne fu definitivamente separato per decisione dell'amministrazione podestarile locale e provinciale.

Nel 1948 il comune di Valvestino chiedeva inutilmente la riannessione alla provincia trentina. Difatti il 13 dicembre il consigliere provinciale Remo Defant in occasione della prima seduta del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige[14], ricordava, in un suo intervento all'assemblea, che vi erano popolazioni fuori dal territorio trentino che avevano espresso, in numerosissime riunioni pubbliche, il desiderio di essere riannesse alla regione. Queste erano rappresentate dai comuni di Cortina d'Ampezzo, Pieve di Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia (in provincia di Belluno), Casotto (allora parte del comune di Valdastico, a cui era stato arbitrariamente riunito) e Pedemonte in quella di Vicenza e i lombardi Valvestino con il ricostituito comune di Magasa[15].

A memoria del passato trentino rimane oggi il curioso fatto che i comuni di Magasa e di Valvestino, pur facendo parte della provincia di Brescia dal punto di vista politico-amministrativo, ancora ricadono sotto la giurisdizione civile e penale e tavolare del Tribunale in Rovereto (nell'ambito della Corte di Appello di Trento); questi due comuni bresciani appartengono inoltre alla competenza degli uffici catastale e tavolare di Riva del Garda, così come i comuni di Casotto (poi unificato con quello di Valdastico con successivo spostamento unificante con Pedemonte nel 1980) e Pedemonte (parte della provincia di Vicenza) rimangono tuttora sotto la competenza tavolare e catastale di Trento.[16]

Nel 2005 il comune di Magasa aderiva all'"Associazione dei comuni confinanti" al fine di sensibilizzare le autorità regionali lombarde sui problemi economici dei piccoli comuni montani.[senza fonte]

Di riflesso, sempre nell'agosto dello stesso anno, sorgeva a Magasa un comitato spontaneo di cittadini, denominato "Torniamo in Trentino" e il 29 settembre il consiglio comunale attribuiva il mandato al sindaco Ermes Venturini d'indire un referendum, previa verifica dei presupposti giuridici e storici, in cui la popolazione si pronunciasse sulla richiesta d'aggregazione al Trentino[17]. Nel mese di ottobre sorgeva pure nel comune di Valvestino un comitato con lo scopo di raccogliere il consenso tra la popolazione residente per un referendum sull'aggregazione alla Provincia autonoma di Trento.

Nel maggio 2008 la presidenza del Consiglio dei ministri fissava al 21 settembre la data per l'indizione del referendum popolare consultivo riguardante l'aggregazione alla provincia autonoma di Trento, nel quale la popolazione dei due comuni si esprimeva a maggioranza assoluta a favore[18][19][20][21].

Il 7 agosto 2009 veniva presentata al Parlamento nazionale la proposta di legge per l'aggregazione al Trentino di questi due piccoli comuni. Di fronte alla volontà così espressa ed al parere obbligatorio sulla proposta di legge presentata il consiglio regionale della Regione Trentino-Alto Adige quasi all'unanimità nella seduta del 18 maggio 2010 esprimeva parere favorevole all'aggregazione al Trentino dei comuni di Magasa, Valvestino e Pedemonte (VI), ribadendo il principio che i comuni ex trentini sottratti al Trentino contro la loro volontà potevano ricongiungersene nuovamente. Acquisiti quindi gli obbligatori pareri favorevoli delle Regioni interessate il 7 ottobre 2009 il senatore Claudio Molinari presentava il progetto di legge relativo, che veniva assegnato alla Commissione affari costituzionali il 22 luglio 2009 con il numero S1804[22], senza che tuttavia fosse approvata prima della fine della legislatura (2013).

Il 18 maggio 2010 il Consiglio regionale Trentino-Alto Adige approvava quasi all'unanimità dei votanti una mozione per l'aggregazione alla Regione dei comuni di Magasa, Valvestino e Pedemonte attivando la Giunta per "sollecitare nelle sedi competenti, il tempestivo e positivo esame dei Disegni di legge costituzionale" depositati in Parlamento a Roma[23] e il 14 aprile 2015 il Consiglio regionale della Lombardia si esprimeva allo stesso modo approvando la mozione che esprimeva parere favorevole al passaggio al Trentino dei due comuni[24].

Il comune di PedemonteModifica

 
Posizione del comune di Pedemonte nella provincia autonoma di Trento

I comuni di Pedemonte e Casotto fecero parte del Principato vescovile, della Contea del Tirolo e poi della provincia di Trento ad essi succeduta ininterrottamente dal 1535 al 1929, quando vennero staccati dalla provincia di Trento e trasferiti alla provincia di Vicenza, quello di Casotto aggregandolo al Comune di Valdastico. Per i problemi relativi agli immobili i due comuni devono a tutt'oggi far capo e riferimento agli uffici tavolari e catastali di Trento. Nel 1980 l'ex territorio del comune di Casotto con referendum si staccò dal comune di Valdastico e si unì a quello di Pedemonte. Nel 2008 a maggioranza assoluta degli aventi diritto gli elettori dell'allargato comune di Pedemonte approvarono con referendum l'aggregazione alla provincia di Trento[25] ed il 6 luglio 2009 venne presentata al Parlamento nazionale la proposta di legge per il distacco dalla Regione Veneto e l'aggregazione alla Provincia di Trento, nel mentre, come prima accennato, il successivo 18 maggio 2010 il Consiglio regionale della Regione Trentino-Alto Adige diede l'obbligatorio parere favorevole. La proposta di legge presentata il 6 luglio 2009 dal senatore Sergio Divina (Lega Nord) per la ratifica da parte del Parlamento Nazionale di quanto le popolazioni locali hanno chiesto e le Regioni interessate accettato fu all'esame della Commissione Affari Costituzionali dal 22 luglio 2009 col numero S1661[26], senza che tuttavia la proposta di legge sia stata approvata prima della fine della legislatura nel 2013.

Il comune di LamonModifica

Il comune di Lamon fu il primo a chiedere l'aggregazione al Trentino, nonostante non ne avesse mai fatto parte, anche se l'attuale situazione di distribuzione delle popolazioni locali, dei servizi e delle vie di comunicazione renderebbero logica una unione al Trentino, benché alla fine quello a cui si punta sono anzitutto le molto maggiori risorse pubbliche oggi disponibili in Trentino. Sin dal 2005 si svolse il referendum che, a maggioranza assoluta degli aventi diritto votò per l'aggregazione al Trentino.[27] Tuttavia l'anno successivo il Consiglio regionale della Regione Trentino-Alto Adige, prima di pronunciare il proprio obbligatorio parere, volle sentire il parere facoltativo dei due consigli provinciali e per primo il consiglio provinciale di Bolzano espresse a stragrande maggioranza parere negativo, benché l'aggregazione riguardasse la Provincia di Trento[28], sicché anche il Consiglio regionale espresse poi parere negativo e la richiesta di aggregazione non ebbe più seguito, nonostante l'insistenza del comune[29]. Si ricorda che il Consiglio regionale intende per il momento seguire la linea dell'aggregazione solo dei comuni che sono stati parte del Tirolo storico e da questo distaccati, senza verificare il volere delle popolazioni, dal regime fascista[30].

L'altopiano di AsiagoModifica

Gli attuali 8 comuni dell'altopiano di Asiago sono stati costituiti per secoli in un'entità autonoma - soggetta comunque alla Repubblica di Venezia - denominata "Federazione dei Sette Comuni", tutti di lingua cimbra. Questa entità, con un proprio governo ed esercito regolare di 3 000 uomini in tempo di pace con armamenti adeguati all'epoca, caserme, comandanti ed addestratori, occupava stabilmente anche un vasto territorio attualmente compreso nella provincia di Trento, dato che i confini riconosciuti arrivavano al lato sud del corso del fiume Brenta, in Valsugana. Tale esercito, noto nei secoli per la prestanza fisica e l'addestramento dei suoi soldati, arrivò persino a sconfiggere un'armata imperiale al comando dello stesso imperatore d'Austria penetrata con fini di conquista nel suo territorio, ma dovette soccombere senza colpo ferire all'invasione napoleonica, che pose fine all'indipendenza della Repubblica di Venezia, restando sotto dominio asburgico dopo la parentesi napoleonica come parte del regno del Lombardo-Veneto (del Veneto dal 1859 al 1866)[31][32], per essere infine annessi all'Italia nel 1866 e ricompresi dal 1948 nella formalmente neocostituita regione Veneto.

Tutti gli otto comuni attuali hanno votato nel 2007 nel referendum indetto a maggioranza assoluta per l'aggregazione al Trentino[33], tuttavia anche in questo caso, il consiglio provinciale di Bolzano ha espresso parere negativo all'aggregazione dei comuni dell'altopiano di Asiago alla regione Trentino-Alto Adige[34].

Gli altri comuniModifica

La questione era tuttavia tutt'altro che risolta per gli altri comuni, arrivandosi anche a gesti eclatanti come quando il Presidente della Regione Veneto arrivò a proporre l'unione di tutte le province del Veneto al Trentino-Alto Adige, con conseguenti votazione dei consigli provinciali in tal senso (ad esempio il consiglio provinciale di Rovigo, pur essendo di orientamento politico contrario a quello della Giunta Regionale, nella seduta dell'11 luglio 2007 approvò all'unanimità la richiesta di aggregazione al Trentino-Alto Adige della provincia di Rovigo), mentre la provincia di Belluno formalizzò la richiesta di passaggio al Trentino-Alto Adige in considerazione dell'uniformità territoriale di zona di montagna contro la caratteristica di pianura di gran parte del Veneto. I comuni confinanti non smisero di protestare, sino a quando con la legge finanziaria per il 2010[35] vennero stanziati 80.000.000 di euro per l'anno 2010 e successivi, ma in effetti solo 50.000.000 di euro per l'anno 2011, messi a disposizione per metà ciascuna dalle province autonome di Trento e di Bolzano, per costituire un "Fondo di perequazione e solidarietà per i territori dei comuni appartenenti alle province di Regioni a statuto ordinario confinanti con le province di Trento e Bolzano". Con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 gennaio 2011[36] vennero chiariti i criteri di riparto dei fondi tra i 50 comuni di confine (42 con il Trentino e 8 con l'Alto Adige) e con tutti i numerosi comuni confinanti con questi (cioè i confinanti dei confinanti), in base a valutazioni dei progetti di opere pubbliche (anche sovracomunali) da presentarsi dai comuni all'Organismo di Indirizzo (ODI), presieduto dall'on.le Aldo Brancher, ed a valere unitariamente sui fondi stanziati per gli anni 2010 e 2011. L'ODI in effetti circa un anno dopo la pubblicazione del DPCM attribuì circa 120.000.000 di euro ad alcuni tra i pochi progetti presentati, gravando il fondo di quasi 4.000.000 di euro per spese per il funzionamento dell'ODI e la valutazione dei progetti e lasciando per future spese la piccola differenza rimasta. La comunicazione di tale riparto portò altra insoddisfazione, ritenendosi che erano state distribuite delle briciole rispetto alla differenza con il pingue finanziamento delle autonomie speciali.[37] La provincia di Belluno polemicamente propose che l'intero finanziamento fosse ad essa interamente devoluto, anziché distribuire delle briciole sparse.[senza fonte]

Le prospettive futureModifica

Le conseguenze della crisi economica mondiale hanno focalizzato le visioni politiche sui problemi economici e la tumultuosa vita degli ultimi governi hanno di fatto passato in sordina il problema dei comuni di confine, anche perché le risorse delle due province della regione Trentino-Alto Adige sono state ridotte dagli ultimi governi, alla ricerca di risorse per far fronte ai problemi posti dalla crisi economica mondiale.

Comuni chiamati a referendumModifica

La tabella riepiloga i referendum a norma dell'art. 132 Cost. tenuti dal 2005.[38]

Data[39] Comune o territorio Distacco Aggregazione Elettori % Esito
31 ottobre 2005 Lamon Veneto Trentino-Alto Adige (TN) 4 151 2 377 57,26%  
9 ottobre 2006 Sovramonte Veneto Trentino-Alto Adige (TN) 1 925 1 246 64,73%  
7 maggio 2007 Altopiano di Asiago[40] Veneto Trentino-Alto Adige (TN) 20 864 12 404 59,45%  
28 e 29 ottobre 2007 Cortina d'Ampezzo[41][42][43] Veneto Trentino-Alto Adige (BZ) 3643 2,644 76,53%  
28 e 29 ottobre 2007 Livinallongo del Col di Lana[41][42][43] Veneto Trentino-Alto Adige (BZ) 965 711 86,42%  
28 e 29 ottobre 2007 Colle Santa Lucia[41][42][43] Veneto Trentino-Alto Adige (BZ) 270 178 83,33%  
28 e 29 ottobre 2007 Ladinia (Cortina d'Ampezzo, Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia)[40][43] Veneto Trentino-Alto Adige (BZ) 4878 3 533 78,86%  
10 marzo 2008 Pedemonte Veneto Trentino-Alto Adige (TN) 811 414 51,05%  
22 settembre 2008 Magasa Lombardia Trentino-Alto Adige (TN) 174 99 56,90%  
22 settembre 2008 Valvestino Lombardia Trentino-Alto Adige (TN) 241 126 52,28%  
11 febbraio 2013 Arsiè Veneto Trentino-Alto Adige (TN) 3 732 1 197 32,07%   NO
11 febbraio 2013 Canale d'Agordo Veneto Trentino-Alto Adige (TN) 1 219 515 42,25%   NO
11 febbraio 2013 Cesiomaggiore Veneto Trentino-Alto Adige (TN) 4 666 1 542 33,05%   NO
11 febbraio 2013 Falcade Veneto Trentino-Alto Adige (TN) 2 128 917 43,09%   NO
11 febbraio 2013 Feltre Veneto Trentino-Alto Adige (TN) 18 843 5 682 30,15%   NO
11 febbraio 2013 Gosaldo Veneto Trentino-Alto Adige (TN) 942 403 42,78%   NO
11 febbraio 2013 Rocca Pietore Veneto Trentino-Alto Adige (TN) 1 365 628 46,01%   NO
22 aprile 2013 Taibon Agordino Veneto Trentino-Alto Adige (TN) 1 806 944 52,27%  
30 marzo 2014[44] Comelico Superiore Veneto Trentino-Alto Adige (BZ) 2 416 844 34,93%   NO
31 agosto 2014[44] Auronzo di Cadore[45] Veneto Trentino-Alto Adige (BZ) 3 114 1 112 35,71%   NO
31 agosto 2014[44] Voltago Agordino[45] Veneto Trentino-Alto Adige (TN) 972 510 52,47%  

NoteModifica

  1. ^ Magda Biglia, La fuga in massa frenata dalla Regione, articolo del quotidiano "Il Resto del Carlino" del 14 giugno 2008
  2. ^ Articolo del quotidiano Corriere della Sera del 18 dicembre 2008
  3. ^ I bresciani di Magasa vogliono Trento, articolo del quotidiano L'Adige del 16 settembre 2007.
  4. ^ Beatrice Raspa, Valanga di voti anti-Lombardia, articolo del quotidiano Libero del 23 settembre 2008.
  5. ^ Mario Pari, Ritorno a Trento, senza nessun rimpianto, articolo del quotidiano Il Giorno del 23 settembre 2008.
  6. ^ Articolo del quotidiano Alto Adige del 25 ottobre 2007 Archiviato il 30 dicembre 2007 in Internet Archive.
  7. ^ Servizio televisivo del Tg3 Lombardia del 23 settembre 2008.
  8. ^ Simone Bottura, Valvestino e Magasa hanno scelto il Trentino, articolo del Giornale di Brescia del 23 settembre 2008.
  9. ^ Per "Tirolo storico autonomo" s'intende l'antico territorio tirolese che comprendeva oltre agli attuali comuni trentini e altoatesini anche Valvestino, Magasa, Pedemonte, Cortina d'Ampezzo, Livinallongo e Colle Santa Lucia che furono aggregati arbitrariamente dall'amministrazione fascista ad altre regioni.
  10. ^ Mattia Frizzera, Patt e Svp lanciano il Tirolo storico, articolo del quotidiano L'Adige del 30 agosto 2007.
  11. ^ Sergio Botta, Una pioggia di denaro per arrestare le "fughe", articolo del quotidiano Bresciaoggi del 27 settembre 2008
  12. ^ Con "questi paesi" Cesare Battisti si riferisce agli ex comuni di Armo, Bollone, Magasa, Moerna, Persone e Turano.
  13. ^ Cesare Battisti, Guida alle Giudicarie, Monauni editore, Trento, 1909.
  14. ^ Atti della seduta del Consiglio della regione Trentino-Alto Adige del 13 dicembre 1948.
  15. ^ Sempre in quella seduta il presidente della regione di allora, il dottor Luigi Menapace, assicurava il consigliere Defant, che la questione era nel pensiero di tutti i consiglieri ed appena le circostanze favorevoli lo avessero permesso si sarebbe passati "dalla forma alla sostanza" appoggiando disinteressatamente tutte le richieste presentate in proposito
  16. ^ Catasto in rete. Si applica il diritto tavolare vigente in Trentino-Alto Adige I trasferimenti immobiliari avvengono con decreto del giudice tavolare.]
  17. ^ "Comunicato della Corte Suprema di Cassazione"
  18. ^ Testo del decreto del Presidente della Repubblica del giugno 2008 per il referendum.
  19. ^ Bruno Festa, Passaggio al Trentino? Via libera al referendum, articolo del quotidiano "Bresciaoggi" del 14 giugno 2008; Magda Biglia, Provincia di Brescia addio: due comuni al referendum per tornare sotto Trento, articolo del quotidiano "Il Resto del Carlino" del 14 giugno 2008; Magda Biglia, La fuga in massa frenata dalla Regione, articolo del quotidiano "Il Resto del Carlino" del 14 giugno 2008.
  20. ^ Articolo del Corriere della Sera del 14 giugno 2008
  21. ^ Simone Bottura, Valvestino e Magasa hanno scelto il Trentino, articolo del Giornale di Brescia del 23 settembre 2008
  22. ^ http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/33935/htm[collegamento interrotto]
  23. ^ Cristian Zurlo, Comuni veneti in Trentino, il confronto in Regione, articolo del quotidiano online "La voce del NordEst.it", 19 maggio 2010.
  24. ^ Valvestino e Magasa verso il Trentino, articolo online di "GardaPost.It del 15 aprile 2015.
  25. ^ Pedemonte sogna il Trentino, La voce del Nordest,16.08.2008
  26. ^ http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/334194.htm[collegamento interrotto]
  27. ^ Valanga di sì. Lamon divorzia dal Veneto su "La voce di Treviso" del 01/11/2005
  28. ^ Lavori Consiglio: no all'aggregazione di Lamon, 06.12.2006.
  29. ^ Lamon. No della Regione, Alto Adige, 17 gennaio 2007.
  30. ^ Si leggano in merito i pareri espressi dai politici di lingua tedesca nel caso del voto contrario all'aggregazione del comune di Sovramonte.
  31. ^ Storia della federazione dei sette comuni vicentini di Antonio Bonato
  32. ^ Storia dei Sette comuni di Modesto Bonato
  33. ^ Ad Asiago plebiscito di «sì» nel referendum per il distacco dal Veneto: 94% - Il Sole 24 ORE
  34. ^ Lavori Consiglio: No ad Asiago, delibera del 07.11.2007. Dal sito ufficiale del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano. Secondo il parere di Walter Baumgartner, rappresentante del partito di maggioranza tedesco - SVP -, «in assenza di una motivazione storica non è possibile un'aggregazione».
  35. ^ legge 23 dicembre 2009 n. 191
  36. ^ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 66 del 22 marzo 2011
  37. ^ La direzione risorse finanziarie della Regione Veneto, come appare sul sito ufficiale della regione, ha calcolato, sulla base dei bilanci ufficiali, in 25 miliardi di euro annui tale differenza, calcoli mai contestati.
  38. ^ Unione Comuni italiani per cambiare Regione, risultati Archiviato il 18 ottobre 2016 in Internet Archive. dei referendum a norma dell'art. 132 Cost. dal 2005.
  39. ^ Se non diversamente specificato la consultazione si è svolta nei giorni di domenica e lunedì e viene indicato soltanto il secondo.
  40. ^ a b Referendum a esito unificato
  41. ^ a b c Referendum Cortina, trionfo dei "sì" superato il quorum nei tre Comuni - cronaca - Repubblica.it, su www.repubblica.it. URL consultato il 23 giugno 2015.
  42. ^ a b c Cresce la voglia di Trentino Alto Adige, Quorum raggiunto a Cortina d'Ampezzo, su www.repubblica.it. URL consultato il 23 giugno 2015.
  43. ^ a b c d N. 36DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALEd'iniziativa dei senatori, e COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 15 MARZO 2013Distacco dei comuni di Cortina d'Ampezzo, Livinallongo del Col di Lana e Colle Sante Lucia dalla regione Veneto e loro aggregazione alla regione Trentino Alto Adige/Suedtirol, ai sensi dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione (XML), su senato.it.
  44. ^ a b c Consultazione svolta nella sola giornata di domenica.
  45. ^ a b Il referendum per il passaggio al Trentino. Il flop ad Auronzo, boom di sì a Voltago, Corriere del Veneto, 1º settembre 2014. URL consultato il 27 maggio 2015.

BibliografiaModifica

  • Cesare Battisti, Guida alle Giudicarie, Monauni editore, Trento, 1909.
  • Vito Zeni, La valle di Vestino - Appunti di storia locale, Fondazione Civiltà Bresciana 1993.
  • Francesco Dal Mas, Galan: Durnwalder ci vuole destabilizzare, articolo del quotidiano Alto Adige del 25 ottobre 2007.
  • Luigi Corvi, Comma anti secessione, giallo nella Finanziaria, articolo del quotidiano Corriere della Sera del 18 dicembre 2008.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica