Progresso Basket Castel Maggiore

Il Progresso Basket Castel Maggiore è stata una società di pallacanestro maschile di Castel Maggiore, nella città metropolitana di Bologna. Negli anni 2000 ha militato in Serie A2.

Progresso Castel Maggiore
Pallacanestro
Segni distintivi
Uniformi di gara
Casa
Trasferta
Colori sociali Blu · rosso
Dati societari
CittàCastel Maggiore
NazioneBandiera dell'Italia Italia
ConfederazioneFIBA Europe
FederazioneFIP
Scioglimento2004
ImpiantoPalaDozza
(5,570 posti)

Nel 1992, la società venne acquisita dai due amici bolognesi Flavio Tudini, dirigente di banca, e Marco Santucci, in passato cestista[1]. Il primo divenne presidente della società, il secondo direttore generale[2].

Grazie alle cinque promozioni ottenute nel giro di sette anni, la società riuscì a compiere una scalata dalla Serie D fino alla Serie A2, categoria quest'ultima che fu ottenuta il 1º giugno 2000 grazie alla vittoria esterna sul campo di Rieti nella decisiva gara 3 delle finali play-off[3]. L'allenatore di quella squadra era Demis Cavina, che all'epoca non aveva ancora compiuto 26 anni.

 
Il Progresso 2000-2001 al PalaDozza

Il primo anno del Progresso nel basket professionistico (stagione 2000-2001) coincise con l'ultimo posto in classifica in un'edizione del campionato che tuttavia non prevedeva retrocessioni, complice l'imminente allargamento da dieci a quattordici squadre a partire dalla stagione successiva. Il torneo doveva essere giocato presso una sede di gioco idonea, che venne identificata stabilmente nel PalaDozza di Bologna ma solo a campionato in corso, dopo aver iniziato a Imola e Modena[4].

In vista della Legadue 2001-2002, la panchina di Cavina (approdato in Serie A a Roseto) venne affidata a Gianni Malavasi, che fu però esonerato a fine novembre a fronte di un bilancio di una vittoria ottenuta e dieci sconfitte. Al suo posto subentrò Giampiero Ticchi, che alla fine riuscì a centrare il 12º posto in classifica su 14 squadre, conquistando di fatto l'ultimo posto utile per la salvezza.

Nella stagione 2002-2003 il club toccò uno dei punti più alti di tutta la sua storia. Sotto la guida tecnica del confermato Giampiero Ticchi e trascinato in campo dagli americani Damon Williams, Donzel Rush e Gerrod Abram oltre che dallo svedese Mats Levin, il Progresso riuscì qualificarsi ai play-off grazie al 7º posto in regular season e ad eliminare Scafati ai quarti di finale, giungendo così alle semifinali. Il sogno svanì al termine della serie contro Messina, con i siciliani che si imposero per 1-3.

FuturVirtus

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  Lo stesso argomento in dettaglio: FuturVirtus (pallacanestro maschile).

Prima dell'inizio della Legadue 2003-2004, Tudini cedette per circa 850 000 euro la società all'imprenditore Claudio Sabatini[5], proprietario del marchio “FuturVirtus”, che intendeva dare continuità alla denominazione societaria della Virtus Pallacanestro Bologna, esclusa dalla Serie A proprio quell'anno per inadempienze finanziarie della precedente gestione. La squadra iniziò ad adottare il bianco e il nero come colori sociali e a giocare le proprie partite interne al PalaMalaguti di Casalecchio di Reno.

Al termine della stagione 2003-2004, conclusasi con l'eliminazione in finale play-off da parte dell'Aurora Basket Jesi, Sabatini ottenne la riaffiliazione alla FIP e il diritto di utilizzare la denominazione Virtus Pallacanestro[6]: il titolo sportivo venne così ceduto alla nuova società e il Progresso cessò di fatto di esistere.

Cronistoria

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Cronistoria del Progresso Castel Maggiore


Fase a gironi della Supercoppa italiana.
  1. ^ La storia, in progressobasket.com. URL consultato il 12 dicembre 2021 (archiviato dall'url originale il 5 giugno 2003).
  2. ^ Flavio Vanetti, Castel Maggiore, Lilliput in serie A. «Siamo pronti a diventare grandi», in Corriere della Sera, 30 agosto 2000, p. 43. URL consultato il 12 dicembre 2021 (archiviato dall'url originale il 30 ottobre 2015).
  3. ^ Scafati e Castelmaggiore promosse in A-2, in La Gazzetta dello Sport, 2 giugno 2000.
  4. ^ Mi ritorni in mente, settima puntata, in BolognaBasket.org, 27 febbraio 2013.
  5. ^ Marco Martelli, Tudini con la passione del basket, in la Repubblica, 12 giugno 2008. URL consultato il 12 dicembre 2021.
  6. ^ Nuova vita per la Virtus Ok dalla Fip, in La Gazzetta dello Sport, 9 luglio 2004.

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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