Propalaehoplophorus

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Propalaehoplophorus
Propalaeohoplophorus australis.JPG
Carapace di Propalaehoplophorus australis
Stato di conservazione
Fossile
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Cingulata
Famiglia Chlamyphoridae
Sottofamiglia Glyptodontinae
Genere Propalaehoplophorus

Il propaleoploforo (gen. Propalaehoplophorus) è un mammifero xenartro estinto, appartenente ai glittodonti. Visse nel Miocene inferiore - medio (circa 20 - 12 milioni di anni fa) e i suoi resti fossili sono stati ritrovati in Sudamerica.

DescrizioneModifica

Questo animale doveva essere molto simile ai successivi giganteschi glittodonti del Pliocene e del Pleistocene, come Glyptodon e Panochthus, ma la sua taglia era di molto inferiore. L'animale intero non doveva raggiungere il metro di lunghezza, e il punto più alto del carapace era alto poco più di 50 centimetri.

CarapaceModifica

La corazza dorsale era formata da file trasversali di placche ma erano ancora presenti, lungo i margini laterali e quello anteriore, due o tre file di placche embricate che indicavano una leggera flessibilità. L'ornamentazione delle placche consisteva in una grande figura centrale di forma ovale, circondata da una fila di figure periferiche poligonali. Il carapace era corto e bombato, con 19-20 file trasversali sulla linea mediana, che diventavano 27 sui bordi laterali a causa di due biforcazioni. Le placche sono dotate di solchi netti ma poco profondi, e le figure centrali sono generalmente piane, anche se leggermente rigonfie nella parte posteriore. Erano presenti pori piliferi piccoli, situati nei punti di origine dei solchi radiali. La coda era protetta da cinque o sei anelli mobili, seguiti da un tubo d osso solido, corrispondente probabilmente a quattro anelli saldati insieme; il tubo si interrompeva bruscamente, ed era chiuso posteriormente da una placca irregolare.

ScheletroModifica

Il cranio era stretto, ma già dotato dei caratteristici processi ossei discendenti al di sotto della zona dell'orbita, tipici dei glittodonti. Era presente uno scudo cefalico costituito da 28-29 placche irregolari, tutte separate fra loro, dall'ornamentazione che richiamava quella del carapace ma meno marcata. I denti non erano ipsodonti quanto quelli dei glittodonti successivi, e la loro forma era meno simmetrica: i lobi erano più allargati nella parte esterna. I denti anteriori erano ancora semplici. È stato osservato in alcuni esemplari che sul premascellare e nella parte anteriore della mandibola erano presenti due o tre fossette, forse corrispondenti a incisivi rudimentali caduchi. Il muso era ancora relativamente allungato, e la cresta sagittale e quelle occipitali erano nette.

 
Cranio e carapace di Propalaehoplophorus minor

La colonna vertebrale, invece, aveva già acquisito la forma arcuata e il grado di fusione vertebrale tipica dei glittodonti più recenti. Le zampe posteriori erano molto più lunghe di quelle anteriori, e il femore era simile a quello degli armadilli, lungo e relativamente snello. Il piede era pentadattilo e già dotato di dita tozze e large, simili a quelle di Neosclerocalyptus. La scapola era ancora relativamente alta e stretta, mentre l'omero era snello come quello degli armadilli, e conservava una cresta deltoide ben sviluppata, così come quella per il supinatore, e un grande forame entepicondilare. La mano era ancora dotata di artigli appuntiti.

ClassificazioneModifica

Il genere Propalaehoplophorus venne descritto per la prima volta da Florentino Ameghino nel 1887, sulla base di resti fossili ritrovati in terreni della fine del Miocene inferiore in Argentina; la specie tipo è Propalaehoplophorus australis, ben nota per vari ritrovamenti in diversi giacimenti miocenici. Un'altra specie ben conosciuta è P. minor, sempre dell'Argentina.

 
Ricostruzione di Propalaehoplophorus australis

Propalaehoplophorus è il membro più conosciuto dei Propalaehoplophorini, il gruppo comprendente i glittodonti arcaici meglio noti, il cui scheletro mostra ancora le caratteristiche "da armadillo". Propalaehoplophorus è il genere eponimo di questo gruppo e trae il suo nome dal genere Palaehoplophorus, che a sua volta deriva da Hoplophorus, un altro genere di glittodonti molto più recente.

BibliografiaModifica

  • F. Ameghino. 1891. Nuevos restos de mamíferos fósiles descubiertos por Carlos Ameghino en el Eoceno inferior de la Patagonia austral. – Especies nuevas, adiciones y correcciones [New remains of fossil mammals discovered by Carlos Ameghino in the lower Eocene of southern Patagonia. – New species, additions, and corrections]. Revista Argentina de Historia Natural 1:289-328
  • F. Ameghino. 1894. Enumeration synoptique des especes de mammifères fossiles des formations éocènes de Patagonie. Boletin de la Academia Nacional de Ciencias en Cordoba (Republica Argentina) 13:259-452
  • R. Lydekker. 1894. Contributions to a knowledge of the Fossil Vertebrates of Argentina. Part II. 2. The extinct edentates of Argentina. Anales del Museo de La Plata. Paleontología Argentina 3:1-118
  • Vizcaíno, S. F.; Blanco, R. E.; Bender, J. B. N.; Milne, N. (2011). "Proportions and function of the limbs of glyptodonts". Lethaia. 44: 93. doi:10.1111/j.1502-3931.2010.00228.x

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