Prosopon

Prosopon (in greco antico: πρόσωπον; trasl.: prosōpōn) è un termine del greco classico che in ambito teatrale aveva le accezioni di "faccia" o "maschera" per attori, utilizzate per esprimere sentimenti ed emozioni sulla scena. Per estensione, la parola prosōpōn passò successivamente ad indicare lo stesso personaggio teatrale rappresentato dall'attore che indossava la maschera come suo principale tratto caratterizzante.
Un significato analogo fu trasferito al termine latino persona, dal quale fu derivata la traduzione "persona" nelle lingue moderne.

Nella BibbiaModifica

Un delle occorrenze del termine più significative dal punto di vista teologico è rinvenibile in 2 Corinzi 4:6.[1]

Nella teologiaModifica

Nella teologia patristica, le parole prosopon e hypostasis assunsero un ruolo centrale per lo sviluppo della dottrina e del dogma della Sacrosantissima Trinità e nei dibattiti che ne seguirono dal quarto al settimo secolo. La traduzione del latino persona rimase anche nell'ambito cristologico e teologico moderno.

Nei Concili ecumeniciModifica

Il Terzo Concilio Ecumenico (Efeso, 431) definì dogmaticamente la Formula di Unione. Il relativo decreto dogmatico conciliare affermava:

«Noi quindi confessiamo che il nostro signore Gesù figlio unigenito di Dio, è perfetto Dio e perfetto uomo, (composto) di anima razionale e di corpo; generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, nato, per noi e per la nostra salvezza, alla fine dei tempi dalla vergine Maria secondo l'umanità; che è consostanziale al Padre secondo la divinità, e consostanziale a noi secondo l'umanità, essendo avvenuta l'unione delle due nature. Perciò noi confessiamo un solo Cristo, un solo Figlio, un solo Signore.»

(Concilio di Efeso, formula di unione)

Il Concilio di Efeso stabilì la dottrina cristologica e mariologica dell'unione in Maria Vergine delle due nature (in greco: Physis) divina e umana di Gesù Cristo, nonché quella dell'instaurazione terrena dell'unità permanente, immutabile ed eterna di tali due nature distinte e non sovrapposte nell'unica e irripetibile persona di Gesù Cristo. La dottrina è chiamata dottrina dell'unipersonalità bisonstanziale diofisita di Gesù, dove:

  • unipersonalità[2] indica persona una, unita e indivisibile nello spazio, unica e irripetibile nel tempo;

° bisostanziale: il decreto afferma l'esistenza di due sostanze e di due consustanzialità in Gesù Cristo: una sostanza divina consustanzale col Padre Dio, e una seconda sostanza umana consustanziale con la creatura umana;

  • "diofisita": indica che da sempre e per sempre Gesù Cristo è sia vero Uomo che vero Dio: possiede due nature, umana e divina, distinte e unite indissolubilmente nella Sua persona.

Fu il Concilio di Efeso a condannare come eretica la dottrina monofisita di Nestorio. Se la Formula di Unione conciliare adottò il termine ousìa e non quello di physis, la condanna del nestorianesimo monofisita implicava l'accettazione implicita della natura diofisita di Gesù Cristo.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Diofisismo e Persona (filosofia).

L'unicità e l'irripetibilità erano anche associate alla funzione e ai nomi di Unto ("un solo Cristo") e a quello di Salvatore del genere umano ("nato, per noi e per la nostra salvezza").
Il Concilio aveva natura ecumenica, vale a dire affermava delle verità dogmatiche, e di conseguenza furono condannati come eresia e bandite dalla Chiesa Cattolica tutti gli le presunte dottrine che affermavano la verità di proposizioni contrarie e incompatibili con quella oggetto del dogma.

Tuttavia, le parole prosopon e hypostasis furono citate solamente nei decreti conciliari del 451, che fu anche il primo ad impiegare ousia (sostanza) e physis come sinonimi in riferimento a Gesù Cristo. La parola prosopon fu enunciata come proprietà del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ciascuno caratterizzato da unipersonalità. Fu ribadita la compresenza in Gesù Cristo di due ousia (sostanze), quella umana e quella divina. La novità rispetto al Concilio di Efeso fu l'utilizzo della parola physis come sinonimo di ousia, associando a Gesù la duplice natura umana e divina. Inoltre, la loro unione, unità, unicità e irripetibilità in Gesù furono indicate coi termini prosopon e hypostasis.[3]

Il Quarto Concilio Ecumenico (Calcedonia, 451) riaffermò ed estese la nozione di unità della persona di Gesù Cristo, formulando la famosa definizione del Credo calcedoniano ("Credo in un solo Signore Gesù Cristo, Unigenito Figlo di Dio nato dal Padre prima di tutti i secoli").[4] Il Quarto Concilio introdusse la clausola con le sue clausole monoprosopiche (una sola persona), che quindi portavano a negare le dottrine che affermavano la "disoprosopia", Sono esempi di queste eresie le dottrine di Teodoro di Mopsuestia e del suo seguace Nestorio.

NoteModifica

  1. ^ Elenco parziale delle occorrenza della parola greca "prosōpōn" nella Bibbia, su biblehub.com.
  2. ^ In latino unus significa "uno", ma anche più enfaticamente "uno e uno solo", "unico". Si può consultare al riguardo la voce unus presente nel Wikizionario.
  3. ^ (EN) Khaled Delbert Burkett, 12: The Christ of the Creeds., in The Blackwell Companion to Jesus, Malden, MA, Wiley-Blackwell, 2011, p. 184. URL consultato il 10 marzo 2015.
  4. ^ Mercaba., Magisterio del C.E de Calcedonia, su mercaba.org.

Voci correlateModifica

BibliografiaModifica