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Provincia di Terra di Lavoro
Coat of Arms of Terra di Lavoro.svg
Informazioni generali
Nome completo Provincia di Caserta
Capoluogo Caserta
Dipendente da Regno d'Italia
Suddiviso in
5 circondari
41 mandamenti
192 comuni
Evoluzione storica
Inizio 1860
Causa Occupazione garibaldina e annessione al Regno di Sardegna
Fine 1927
Causa Regio Decreto Legislativo n. 1 del 2 febbraio 1927
Preceduto da Succeduto da
Provincia di Terra di Lavoro (Regno delle Due Sicilie) Provincia di Napoli
Provincia di Roma
Provincia di Frosinone
Cartografia
Attilio Zuccagni-Orlandini - Provincia di Terra di Lavoro.PNG

La provincia di Terra di Lavoro è stata una provincia del Regno delle Due Sicilie e del Regno d'Italia. È chiamata spesso anche con la dicitura di Provincia di Caserta, in virtù del fatto che nel 1818, per volere di Francesco I di Borbone (proprio in quel periodo veniva inaugurata la nota reggia della real casa borbonica), il capoluogo di provincia fu spostato da Capua a Caserta.

Con l'avvento dell'Unità d'Italia, la provincia costituì un'unità amministrativa di primo livello dello Stato sabaudo, e venne suddivisa in 5 circondari: Caserta, Gaeta, Sora, Piedimonte di Alife e Nola. Sin dal 1861, vide una progressiva riduzione del proprio territorio in favore di altre province, fino a quando, nel 1927, fu definitivamente soppressa dal regime fascista.[1]

StoriaModifica

La situazione al 1860Modifica

 
Territorio della Provincia di Terra di Lavoro nel 1866

All'indomani dell'unità d'Italia la provincia di Terra di Lavoro era una delle più vaste d'Italia[2][3], comprendeva l'intero territorio dell'attuale provincia di Caserta, la parte meridionale dell'attuale provincia di Latina (il circondario di Gaeta), parte dell'attuale provincia di Frosinone (il circondario di Sora), tutta la parte dell'agro nolano ricompresa nell'attuale città metropolitana di Napoli e ancora una parte delle attuali province di Benevento, Avellino e Isernia. I centri principali della provincia erano Caserta, Aversa, Capua (il cui comune comprendeva anche Santa Maria di Capua, l'attuale Santa Maria Capua Vetere), San Germano (attuale Cassino), Formia (nata dall'unione dei comuni di Castellone e Mola di Gaeta), Gaeta, Sora, Isola del Liri, Fondi, Nola, Teano, Sessa Aurunca e Venafro, nonché, per importanza storica, Aquino, Arpino (città natale di Cicerone) e Roccasecca (che si contende con la stessa Aquino i natali di San Tommaso). Facevano parte della provincia, inoltre, i comuni delle Isole Ponziane: Ponza e Ventotene (quest'ultimo già parte della ex provincia di Napoli).

Soppressione della provinciaModifica

La graduale dissoluzione della provincia di Terra di Lavoro comincia nel 1861, con la riorganizzazione amministrativa dell'area che accompagnò l'annessione allo Stato unitario. In particolare, vari rivolgimenti furono dovuti alla creazione ex novo della provincia di Benevento.

 
Ultimo avviso d'asta della Provincia di Terra di Lavoro pubblicato il 16 novembre del 1926 sulla Gazzetta ufficiale, prima della soppressione avvenuta il 2 gennaio del 1927.[4]

I comuni del Vallo di Lauro e del Baianese furono trasferiti alla provincia di Avellino, nel 1863, poi, l'alta valle del Volturno (che, tra gli altri, include il comune di Venafro) fu scorporata dalla provincia per entrare a far parte della provincia di Campobasso, infine, i comuni della valle Caudina e della valle Telesina afferenti alla provincia (Airola, Amorosi, Arpaia, Cerreto Sannita, Dugenta, Frasso Telesino, Sant'Agata de' Goti, Solopaca) passarono direttamente alla neonata provincia di Benevento.

Nel 1927, durante il ventennio fascista, la Terra di Lavoro fu soppressa definitivamente: la decisione del governo fu accolta con incredulità e scontento da parte della popolazione e dai vari ras locali, per un'unità amministrativa storica, che all'epoca era la più estesa del regno (192 Comuni, 5.258 km² di territorio e una popolazione di 868.000 abitanti). La decisione fu sicuramente impopolare e ritenuta penalizzante da ampi strati della popolazione che la subì in silenzio. Il Duce con un telegramma al prefetto di Caserta, motivò che tale scelta era dettata dalla precisa volontà di dare a Napoli il necessario respiro territoriale,[5][6] spiegando che la Terra di lavoro era “un'assurda eredità medievale”, per cui Caserta, sviluppatasi attorno alla reggia borbonica, per sua natura e vocazione doveva esercitare il ruolo della Versailles di Napoli.[7] Napoli in effetti, per estensione territoriale era la penultima provincia del Regno, ma l'idea di farne una città di respiro mediterraneo si dimostrò sin dal primo momento un progetto solo ed esclusivamente propagandistico del regime, che non sortì alcun effetto sulla città.[8]

All'atto della soppressione della provincia di Terra di Lavoro, i suoi comuni furono divisi tra le province di Napoli (che incorporò gli interi circondari di Caserta e di Nola ed in più i comuni di Carinola, Conca della Campania, Francolise, Marzano Appio, Mondragone, Ponza, Roccamonfina, Sessa Aurunca e Tora e Piccilli)[8], Benevento, Roma (che incorporò, tra gli altri, i comuni di Fondi, Gaeta, Formia, Minturno, Castelforte, Spigno Saturnia e Santi Cosma e Damiano), Campobasso (che incorporò sette comuni dell'alta valle del Volturno: Capriati a Volturno, Ciorlano, Gallo Matese, Letino, Prata Sannita, Pratella e Valle di Prata) e la neonata provincia di Frosinone (che incorporò il circondario di Sora).

Nel 1932 fu inaugurata la città di Littoria, poi ribattezzata "Latina", e resa comune della provincia di Roma nel 1933. Nel 1934 fu istituita la provincia di Littoria con capoluogo Littoria, città simbolo delle bonifiche fasciste, la nuova provincia fu creata unendo l'Agro Pontino proprio con l'area di Fondi, quella di Formia e Gaeta, di Minturno e Spigno Saturnia, nonché quella Vescina rappresentata da Castelforte e Santi Cosma e Damiano, in precedenza appartenute alla provincia di Terra di Lavoro.

Nel 1945, con decreto luogotenenziale n. 373 dell'11 giugno 1945 del governo Bonomi, fu istituita la provincia di Caserta, comprendente la parte della provincia di Terra di Lavoro passata alla provincia di Napoli ad eccezione del Nolano e Acerra, oltre ad alcuni comuni della valle del Volturno precedentemente appartenuti alle province di Benevento e Campobasso[9].

Nel 1946, il comune e la provincia di Littoria mutarono denominazione in comune e provincia di Latina e, infine, nel 1970, quando furono istituite le regioni, in applicazione del titolo V della costituzione repubblicana, le province di Latina e Frosinone, comprendenti una parte di territori della Terra di Lavoro, andarono a formare, insieme con le province di Roma, Viterbo e Rieti (quest'ultima istituita sotto il Fascismo per scorporo di territori dalla provincia dell'Umbria e dalla provincia di Aquila degli Abruzzi), il Lazio.

SimboliModifica

Il simbolo con cui storicamente è stata designata la Terra di Lavoro è costituito da due cornucopie, allegoria di abbondanza ma anche di benessere economico e sociale. Il termine deriva da cornu copia, ovvero corno dell'abbondanza. Attualmente sono presenti negli stemmi della provincia di Frosinone e provincia di Caserta.

Nel 1928 allorché fu istituita la provincia di Frosinone, nell'araldo vennero recuperati i simboli della soppressa provincia di Terra di Lavoro le cornucopie, per significare l'inserimento del Circondario di Sora nel territorio della nuova provincia. Nello stemma sono poste su sfondo azzurro, ai piedi di un leone dorato con in mano un gladio (tratto dallo stemma della città di Frosinone).

Diversi anni dopo, quando fu costituita la provincia di Caserta, venne adottato per designare il territorio nel 1951 il gonfalone di Terra di Lavoro: oggi consiste in due cornucopie su sfondo azzurro ricolme una di spighe di grano, l'altra di frutti vari, unite alla base dal cerchio di una corona dorata.

Suddivisione amministrativaModifica

Durante il Regno d'Italia, la provincia di Terra di Lavoro venne suddivisa in quarantuno mandamenti raggruppati in cinque circondari:

AmministrazioneModifica

NoteModifica

  1. ^ R.D.L. 2 gennaio 1927, n. 1 - Riordinamento delle circoscrizioni provinciali
  2. ^ Le industrie nell’alta Terra di Lavoro prima e dopo l’unificazione di Ferdinando Corradini[collegamento interrotto]
  3. ^ Terra di Lavoro, Giovanni Barba Archiviato il 7 luglio 2015 in Internet Archive.
  4. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia N. 264 del 16 Novembre 1926, Tipografia Stabilimento Poligrafico Dello Stato, Roma
  5. ^ Costantino Jadecola, Nascita di una provincia, Roccasecca, Le Tre Torri, 2003. ISBN non esistente
  6. ^ Giuseppe Capobianco, Dal fascismo alla repubblica in Terra di Lavoro, in Felice Corvese, Giuseppe Tescione (a cura di), Per una storia di Caserta dal medioevo all'età contemporanea, Napoli, Edizioni Athena, 1993, pp. 230-231. ISBN non esistente
  7. ^ Pantaleone Sergi L'istituzione delle 17 Province del Littorio. Tra consenso forzato e consenso immaginato - Mugugni, dissensi e disciplina, capitolo 6 pagina 188.
  8. ^ a b Giordano, Natale, Caprio, Op. cit., p. 26. URL consultato il 17 agosto 2010.
  9. ^ Decreto legislativo luogotenenziale 11 giugno 1945, n. 373, in materia di "Ricostruzione della provincia di Caserta."
  10. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v Alberto Perconte Licatese, I Presidenti della Provincia di Terra di Lavoro, dall’Unità nazionale (1861) alla soppressione (1927), su albertoperconte.it. URL consultato il 24 marzo 2019.
  11. ^ Commissione Reale per la liquidazione dell'Amministrazione provinciale di Terra di Lavoro.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica