Psicologia delle folle

saggio scritto da Gustave Le Bon
Psicologia delle folle
Titolo originalePsychologie des foules
AutoreGustave Le Bon
1ª ed. originale1895
Generesaggio
Sottogenerepsicologia
Lingua originalefrancese

Il libro Psicologia delle folle, del 1895, è l'opera più nota di Gustave Le Bon. Anche personalità autocrati e dittatoriali come Benito Mussolini ebbero ad affermare di aver letto l’opera omnia di Le Bon e, in particolare, di aver più volte apprezzato la lettura della sua principale teoria sulla psicologia delle masse (opera omnia di B. Mussolini, a cura di E. e D. Susmel, XXII vol. pag. 136) In essa l'autore analizza il ruolo delle masse nella società del tempo, a cui attribuisce un'accezione ambivalente, manifestatasi nel corso della storia. Secondo Le Bon, le folle facilmente sono condotte a farsi uccidere per il trionfo di una fede, di un ideale e altrettanto facilmente possono essere condotte agli atti più vili e bassi.

Ruolo della masse nella storia e nella societàModifica

Le Bon dipinge le folle come una forza di distruzione, priva di una visione d'insieme, indisciplinata e portatrice di decadenza, mentre esalta, invece, le minoranze come forze capaci di creare. Nella sua visione, la massa - permeata da sentimenti autoritari e di intolleranza - crea un inconscio collettivo attraverso il quale l'individuo si sente deresponsabilizzato e viene privato dell'autocontrollo, ma che rende anche le folle tendenti alla conservazione e orientabili da fattori esterni, in particolar modo dal prestigio e dal carisma di singoli individui all'interno della massa stessa.

Le Bon descrive la folla come un’entità unitaria, esaltata dal punto di vista emotivo, dotata di forza distruttiva e priva di controllo, irrazionale ed indisciplinata. In certe condizioni gli individui, all’interno di una folla, tendono a perdere la propria volontà autonoma e agiscono in base ad emozioni semplici, estreme e primitive, regredendo allo stato del selvaggio o del bambino, come sotto l’influsso di un ipnotizzatore. Secondo Le Bon la causa principale di questa regressione dipende dalla sensazione di potenza invincibile che gli individui provano nel sentirsi parte di una massa. Questo legame, che egli definisce ‘suggestione’, è estremamente potente e ‘contagioso’. Si tratta, secondo lo studioso, di un senso di esaltazione, onnipotenza ed irresponsabilità che pervade le folle e le rende violente, feroci e facilmente manipolabili da chi sappia utilizzare ‘immagini’ e parole semplici, ‘idee-immagini’ indirizzate non alla razionalità ma agli strati più profondi della psiche e capaci di suscitare emozioni estreme. In questo stato di entusiasmo e fanatismo gli individui sono capaci delle azioni più feroci, ma anche del sacrificio di ogni interesse personale e della repressione dello stesso istinto di sopravvivenza. Le Bon paragona questi stati di esaltazione alle forme estreme di religiosità, che comportano una totale sottomissione ad un profeta e ad una fede, ma che possono essere utilizzate anche da un leader 'carismatico', secondo la definizione che ne darà Max Weber, per promuovere un'ideologia politica. Il saggio di Le Bon fu molto apprezzato da Sigmund Freud, che in Psicologia delle masse ed analisi dell’Io (1921) considerò corretta l’esposizione dei fenomeni studiati da Le Bon, ma propose una diversa interpretazione delle loro cause. Freud rifiutava l’idea di un ‘istinto sociale’ indipendente dalla psiche individuale, ritenendo invece che i fenomeni di massificazione fossero riconducibili alla libido. Per il padre della psicoanalisi si trattava di ‘legami libidici’ che portavano i membri di una massa ad identificarsi in un leader.

PeculiaritàModifica

«Ambiente, circostanze, eventi rappresentano le suggestioni del momento. Possono avere influenza momentanea considerevole, ma è sempre momentanea se contraria alle suggestioni della razza; da quelle ereditate da tutti gli antenati [...] La biologia ha dimostrato con l'embriologia l'immensa influenza del passato sull'evoluzione dei viventi; le scienze storiche non avranno meno cambiamenti quando questo concetto sarà più diffuso. Attualmente non è ancora compreso e molti uomini di stato non sono ancora progrediti rispetto ai teorici del secolo scorso che credettero che la società potesse rompere col passato e potesse essere rifondata su principi guida suggeriti dal lume della ragione.»

  • Sull'identità nazionale e sulle istituzioni:

«Una nazione non sceglie le proprie istituzioni nello stesso modo in cui non sceglie il colore dei capelli o degli occhi. Istituzioni e governi sono il prodotto della razza. Non sono i creatori di una epoca ma essi stessi ne sono il risultato. La gente non è governata secondo i loro capricci del momento ma dal loro carattere che determina chi li governa. Secoli sono richiesti per formare un sistema politico e secoli ci vogliono per modificarli. Le istituzioni non hanno virtù intrinseche: in se non sono ne buoni ne cattivi. Quelli che sono positivi un dato momento per un dato popolo possono essere dannosi all'estremo per un'altra nazione.»

  • Sull'individuo e sulla folla:

«Dal solo fatto di essere parte di una folla, un uomo discende da generazioni su una scala di civiltà. Individualmente, potrebbe essere un uomo civilizzato; nella folla diviene "barbaro" in preda all'istinto. Possiede la spontaneità, la violenza, la ferocità, e l'entusiasmo e l'eroismo dei primitivi, tendente ad assomigliare dalla facilità con cui si lascia impressionare dalle parole e dalle immagini — che sarebbe del tutto priva di azione se messa in atto da ogni singolo individuo isolato — indotta a commettere atti contrari ai suoi interessi più ovvi e alle migliori abitudini. Un individuo nella folla è un granello di sabbia fra altri granelli di sabbia, mossi dalla volontà del vento.»

  • Sull'educazione e sull'eguaglianza:

«Prima tra le idee dominanti del presente epoca si trova la nozione che l'istruzione abbia capacità notevoli di cambiare gli uomini, e ha come conseguenza di rendere più eguali gli individui. Dal semplice fatto che tale asserzione è stata ripetuta all'infinito, questa asserzione è divenuta dogma. Difficile da attaccare come il dogma della Chiesa.»

  • Religione, ideologia, fanatismo:

«Una persona non è religiosa solo quando adora una divinità, ma quando concede tutte le risorse della mente, la completa sottomissione della volontà, e l'ardore spirituale di fanatismo al servizio della causa o di un uomo che diventa la meta e la guida dei suoi pensieri e delle sue azioni. Intolleranza e fanatismo sono necessari accompagnamenti dei sentimenti religiosi. Mostrati inevitabilmente da quelli che credono di possedere il segreto della felicità terrena o eterna. Queste due caratteristiche si trovano in un gruppo di persone quando ispirate da un convincimento qualsiasi. I giacobini del Regime del Terrore toccarono il fondo come l'inquisizione cattolica, con ardore crudele della stessa origine.»

  • Sulla sovranità della folla:

«Il dogma della sovranità della folla è poco difendibile, dal punto di vista filosofico, come i dogmi religiosi medievali, ma incontra nel presente lo stesso potere assoluto da loro incontrato. È inattaccabile in conseguenza come nel passato furono le nostre idee religiose… Il dogma del suffragio universale possiede oggi il potere della cristianità dogmatica. Oratori e scrittori alludono ad esso con rispetto e adulazione che mai si vide per Louis XIV. Conseguentemente la stessa posizione deve essere presa con riguardo a tutti i dogmi religiosi. Solo il tempo può contro di loro.»

  • Sui politici:

«Le caratteristiche peculiari della folla collimano con le assemblee parlamentari: semplicità intellettuale, irritabilità, suggestionabilità, l'esagerazione dei sentimenti e l'influenza preponderante di pochi leader. È terribile a volte pensare al potere della forte convinzione combinata con la estrema ristrettezza mentale posseduta da soggetti prestigiosi.»

«Tutti i nostri politicanti, economisti sono ben istruiti, la maggior parte professori, accademici; c'è una sola domanda — protezionismo, bimetallismo– sulla quale si sono messi d'accordo? La spiegazione è che la loro scienza è una variante attenuata della universale ignoranza. Riguardo ai problemi sociali, data la loro variabilità enorme, gli uomini sono sostanzialmente egualmente ignoranti. Di conseguenza dove l'elettorato è composto esclusivamente da persone di scienza, i loro voti non sarebbero migliori di quelli di uomini comuni. Sarebbero guidati dai loro sentimenti e da spirito di partito. Non ci risparmieremmo nessuna difficoltà odierna, e avremmo certamente a che fare con una casta oppressiva.»

  • Impatto di élite civilizzanti e folle barbare sulla civiltà:

«Le civiltà così come conosciute sono nate grazie ad un piccolo gruppo di intellettuali aristocratici, mai dalla massa. La massa ha solo potere distruttivo. Il loro ruolo è sempre effettivo in modo barbaro. Una civiltà involve ruoli stabiliti, disciplina, passaggio dall'istinto alla razionalità, in previsione futura, un elevato livello culturale — tutte condizioni che la folla, lasciata a se stessa, hanno sempre mostrato non in grado di realizzare. In conseguenza di questa pura forza distruttiva, il potere delle masse è tale a quello dei microbi che dissolvono i corpi malati o privi di vita. Quando la struttura di una civiltà è compromessa, è sempre la massa che la porta alla caduta.»

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Voci correlateModifica

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