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Il Psychological Warfare Branch (traducibile come "Divisione per la guerra psicologica") fu un organismo del governo militare anglo-americano[1] incaricato di esercitare il controllo sui mezzi di comunicazione di massa italiani: stampa, radio e cinema. Assegnato alle dirette dipendenze del Comando generale delle Forze alleate (Allied Forces Headquarters, AFHQ), fu attivo nel periodo tra il 10 luglio 1943 (sbarco alleato in Sicilia) e il 31 dicembre 1945 (termine dell'amministrazione alleata negli ultimi territori italiani). L'«Allied Publication Board» fu una sottosezione del PWB.
L'AFHQ (d'ora in poi "Comando alleato") entrò in funzione con lo sbarco degli Alleati in Sicilia, in stretto coordinamento con l'Amministrazione militare alleata dei territori occupati.

Indice

Doppia conduzioneModifica

Fecero parte del Psychological Warfare Branch (PWB) ufficiali provenienti dall'Office War Information (OWI) americano e del Political Warfare Executive (PWE) britannico, due strutture nate entrambe allo scoppio del conflitto mondiale. Ma la gestione fu soprattutto britannica. Per ragioni storiche, innanzitutto: i britannici disponevano fin dalla prima guerra mondiale di un'ampia esperienza in materia di propaganda e di amministrazione politica di altri popoli per via del loro vasto impero coloniale. Avevano seguito da vicino tutte le fasi europee della guerra e disponevano di criteri e opinioni molto più definiti di quelli degli americani, i quali avevano invece sostenuto la via dell'isolazionismo nel periodo tra le due guerre. Inoltre gli statunitensi entrarono in guerra nel dicembre del 1941 (dopo l'attacco giapponese a Pearl Harbor), mentre i britannici combattevano già dal settembre del 1939. Dunque l'esperienza degli inglesi nei campi di propaganda, dell'informazione e dell'amministrazione superava chiaramente quella dei nordamericani.

Il PWB entrò in funzione alcuni giorni prima dello sbarco alleato in Sicilia. Sin dai giorni immediatamente precedenti lo sbarco iniziò ad assumere giornalisti inglesi e statunitensi, con preferenza per coloro che avevano già lavorato in Italia prima della guerra o che erano di origine italiana. Uno di essi diventò direttore del Servizio Informazioni delle Forze Alleate: Michail Kamenesky (Ugo Stille). Il capo del PWB in Italia fu il tenente colonnello Ian Munro, già capo ufficio stampa dell'ambasciata britannica a Roma[2].

FunzioniModifica

Le basi legislative del suo funzionamento sono contenute negli accordi conclusi tra governo italiano ed Alleati, entrati in vigore dopo il 29 settembre 1943Armistizio lungo»). Essi prevedevano (art. 16):

  • la sospensione della libertà di stampa: tutte le iniziative a stampa sarebbero state soggette all'autorizzazione del Comando alleato. Contemporaneamente le leggi fasciste cessavano di avere efficacia;
  • la chiusura di tutti i giornali compromessi con la Repubblica Sociale Italiana: gli stabilimenti sarebbero stati sequestrati in attesa dell'epurazione.

Il Comando alleato si riservò il controllo di tutti gli elementi necessari alla realizzazione di una pubblicazione: dalla carta alle tipografie, dall'approvvigionamento delle notizie alla loro circolazione. Una delle prime decisioni presa dall'organismo alleato fu il contingentamento della carta. Si stabilì che tutti i quotidiani avrebbero avuto lo stesso quantitativo di carta, utile per stampare fino a un massimo di 15.000 copie. Furono autorizzati a pubblicare quotidiani soltanto i sei partiti del CLN (la regola fu tassativa: un partito-un quotidiano), cui si affiancò un giornale pubblicato dal PWB.
All'indomani della liberazione di Roma, 5 giugno 1944, il PWB si insediò all'interno del decaduto Ministero della Cultura Popolare (Minculpop).
Ogni volta che una nuova città veniva liberata, con la conseguente cacciata dei tedeschi, il PWB assumeva la gestione degli organi di stampa locali per conto del governo alleato militare in Italia. In ogni giornale un funzionario dei PWB, ufficiale dell'esercito, aveva la responsabilità di tutto ciò che veniva pubblicato. Il responsabile della correttezza delle notizie su tutto il territorio italiano fu il capitano Orville Anderson[3].

Controllo sulle notizieModifica

Il PWB ebbe le funzioni di controllo e supervisione sulla distribuzione delle notizie (e perciò della propaganda e della censura). L'organismo alleato si riservò il compito di elaborare e distribuire un notiziario generale. Svolse in sostanza, in via esclusiva, i compiti di un'agenzia di stampa contrassegnata dalla sigla UNNS («United Nations News Service»). A nessun'altra agenzia di stampa, neppure a quelle dei Paesi alleati, fu consentito di distribuire il proprio notiziario nei territori italiani occupati.
Si deve al PWB la nascita dell'ANSA: per evitare che le agenzie di stampa private finissero sotto il controllo del governo italiano, il PWB ottenne dal capo del governo militare alleato in Italia, Ellery W. Stone, la creazione di un'unica agenzia di notizie, di proprietà dei giornali e da essi gestita[4].

Autorizzazioni ai giornaliModifica

Il PWB rilasciò le autorizzazioni per giornali ed emittenti radiofoniche. Creò al suo interno un organismo denominato «Allied Publication Board» (APB), incaricato di rilasciare le autorizzazioni per la pubblicazioni di quotidiani, riviste e libri. Una volta ricostituita la redazione di un giornale, l'APB ne autorizzò il ritorno in edicola. L'APB centrale ebbe sede, come il PWB, negli ex locali del Ministero della Cultura popolare.
Alla stampa fu imposto di dare un chiaro segnale della rottura col passato e così tutti i giornali uscirono con una nuova testata. Ufficialmente tale decisione fu presa di concerto tra gli Alleati e il CLN; secondo Andrea Bianchi, la decisione invece non fu frutto di concertazione, bensì fu causata da uno scontro tra Comando alleato e CLN, da cui le parti uscirono con un compromesso[5].

Testata Sede Cessa il Nuova testata Esce il
Giornale di Sicilia Palermo 24 luglio 1943 [non cambia] giugno 1944
Il Mattino Napoli 3 ottobre 1943 [non cambia] 9 aprile 1950[6]
Il Giornale d'Italia Roma 7 giugno 1944 «Il nuovo Giornale d'Italia» 9 aprile 1946
La Tribuna Roma 7 giugno 1944 «La Tribuna del Popolo» 6 febbraio 1945
Il Messaggero Roma 9 giugno 1944 «Il Messaggero di Roma» 21 aprile 1946[7]
Il Telegrafo Livorno agosto 1944 «Il Tirreno»[8] 28 gennaio 1945
La Nazione Firenze 11 agosto 1944 «La Nazione Italiana» 27 marzo 1947[9]
Il Resto del Carlino Bologna 20 aprile 1945 «Corriere dell'Emilia»[10] 2 maggio 1945
Il Secolo XIX Genova 23 aprile 1945 «Il Secolo XIX Nuovo» 9 giugno 1946[11]
Corriere della Sera Milano 25 aprile 1945 «Corriere d'Informazione» 22 maggio 1945
Gazzetta del Popolo Torino 26 aprile 1945 «Gazzetta d'Italia» 24 luglio 1945
La Stampa Torino 26 aprile 1945 «La Nuova Stampa» 21 luglio 1945
Il Gazzettino Venezia 27 aprile 1945 «Corriere di Venezia»[12] 17 luglio 1945
Il Piccolo Trieste 29 aprile 1945 «Giornale alleato»[13] giugno 1945

L'unico quotidiano a non venire sospeso fu La Gazzetta del Mezzogiorno di Bari.

Il PWB pubblicava giornali propri e autorizzava giornali promossi dai CLN, di partito o diocesani.
Formalmente l'editore dei quotidiani nella fase post-Liberazione era il CLN, ma ogni giornale dovette subire il controllo obbligato del PWB prima di tornare in edicola. Con la fine delle funzioni del PWB (tra settembre e dicembre 1945), il controllo sui giornali ritornò ai Prefetti, a mano a mano che ogni Provincia[14] riassumeva i poteri amministrativi.

Tra le testate indipendenti create dal PWB:

  • a Palermo: Sicilia liberata, uscito tra il 6 agosto 1943 e il giugno 1944[15];
  • a Messina: Notiziario di Messina, uscito il 23 ottobre 1943;
  • a Napoli: Il Risorgimento, uscito il 4 ottobre 1943. Nacque dalla fusione delle tre testate cittadine: Il Mattino, il Roma ed il Corriere di Napoli, sospesi dagli anglo-americani. Quotidiano indipendente dal 1945;
  • a Roma: Corriere di Roma, uscito dal 6 giugno 1944 al 19 gennaio 1945[16]. L'unico giornale ad ottenere l'autorizzazione senza essere né un quotidiano di partito né una testata creata dal PWB fu Il Tempo, uscito il 5 giugno 1944;
  • a Firenze: Corriere di Firenze dal 23 agosto 1944, poi Corriere del Mattino (25 ottobre). Fu ceduto al Comune di Firenze, che subentrò il 12 febbraio 1945, modificando successivamente la testata ne Il Nuovo Corriere (20 giugno). Ebbe vita fino al 7 agosto 1956;
  • a Bologna: Corriere dell'Emilia, esce il 2 maggio 1945, il 6 giugno diventa «Quotidiano indipendente della Valle Padana»; esce fino al 16 luglio 1945 (raccolta digitalizzata);
  • a Milano: il Giornale lombardo, dal 2 maggio 1945[17];
  • a Torino: il Corriere del Piemonte, dal maggio al 15 luglio 1945;
  • a Genova: Il Corriere Ligure, dal 3 maggio al 15 luglio 1945;

Autorizzazioni alle radioModifica

 
Cinema: disposizioni del Psychological Warfare Branch emanate nell'Italia liberata (1944).

Le condizioni in vigore dal 29 settembre 1943Armistizio lungo») imposero il controllo assoluto della radio nazionale da parte del Comando alleato. L'art. 16 recita: «Nessun impianto di radio o di comunicazione a lunga distanza od altri mezzi di intercomunicazione a terra o galleggianti, sotto controllo italiano, sia che appartenga all'Italia od altra Nazione non facente parte delle Nazioni Unite, potrà trasmettere finché disposizioni per il controllo di questi impianti non saranno state impartite dal Comandante Supremo delle Forze Alleate».
Tra le radio regionali attivate dal PWB:

Dal 1º marzo 1945 il radiogiornale delle regioni centro-meridionali passò dalla gestione del PWB alla gestione di Radio Audizioni Italiane.

CinemaModifica

Il PWB ebbe il compito di controllare "tutti gli aspetti relativi alla produzione, distribuzione e proiezione cinematografica in Italia[20].

Dopo il 1º gennaio 1946Modifica

Nel gennaio 1946 il Governo militare anglo-americano cedette i poteri al governo di Roma, che riacquistò così la sua piena sovranità.
Le testate create dal PWB non sopravvissero a lungo; le testate giornalistiche «storiche» ritornarono entro un anno ai nomi originali[21] ed ai proprietari d'anteguerra.

NoteModifica

  1. ^ Il nome fu scelto dagli americani poiché in Gran Bretagna lo stesso ufficio ha un nome diverso: Political Warfare.
  2. ^ Alejandro Pizarroso Quintero, Stampa, radio e propaganda. Gli alleati in Italia 1943-1946, Franco Angeli, Milano 1991.
  3. ^ Il responsabile per le pubblicazioni nel Nord Italia fu il maggiore scozzese Michael Noble. Fu Noble ad autorizzare la ripresa delle pubblicazioni del Corriere della Sera, il maggiore quotidiano italiano.
  4. ^ Sergio Lepri et alii, L'agenzia Stefani da Cavour a Mussolini, Mondadori, 2001.
  5. ^ Le rispettive posizioni erano divergenti: il CLN avrebbe voluto la chiusura di tutti i giornali compromessi col passato regime. Si parlò anche di esproprio. Gli anglo-americani, invece, ritenevano che i quotidiani avrebbero favorito il pluralismo d'opinioni, dovevano quindi rimanere in vita al fine di esercitare la loro funzione. Si trovò una soluzione di compromesso: i proprietari non sarebbero stati espropriati, però i giornali avrebbero cambiato nome. Andrea Bianchi, «1945, la liberazione dei giornali» Il Gazzettino, 3 novembre 2006.
  6. ^ Fino al 1950 le rotative de Il Mattino furono usate per stampare il quotidiano del PWB, «Il Risorgimento», il cui primo numero uscì il 4 ottobre 1943. Nel corso della guerra apparve anche Il Giornale di Napoli, uscito il 14 settembre 1944 come quotidiano del pomeriggio.
  7. ^ Fino al 1946 le rotative de Il Messaggero furono usate per stampare, dapprima, il quotidiano del PWB, «Corriere di Roma», che visse dal 6 giugno 1944 al 14 gennaio 1945. Esaurito il suo compito, il PWB cedette gli stabilimenti di via del Tritone a una cooperativa di giornalisti, che pubblicò il quotidiano indipendente «Il Giornale del Mattino» fino al ritorno dei Perrone. Entrambi i quotidiani furono diretti da Arrigo Jacchia. «Il Giornale del Mattino» visse dal 17 gennaio 1945 al 20 aprile 1946.
  8. ^ Nel 1960 fu ripristinata la testata Il Telegrafo.
  9. ^ Fino al 1947 le rotative de La Nazione furono usate per stampare i quotidiani del PWB e del CLN Toscano. Il PWB fondò l'8 ottobre 1944 il «Corriere alleato» (il 23 agosto divenne il «Corriere di Firenze» e il 25 ottobre Corriere del Mattino. Il 12 febbraio 1945 fu ceduto al Comune, che il 20 giugno cambiò la testata ne Il Nuovo Corriere. Visse fino al 7 agosto 1956). Il CLN Toscano pubblicò dall'11 agosto 1944 «La Nazione del Popolo» (nel 1946 divenne testata indipendente, poi nel 1947 cambiò nome ne Il Mattino dell'Italia centrale; dal 20 febbraio 1954 divenne Giornale del Mattino).
  10. ^ Al termine dell'amministrazione controllata, il PWB cede la gestione alla redazione. Le pubblicazioni proseguono dal 17 luglio con la testata Giornale dell'Emilia.
  11. ^ Durante l'anno di sospensione le rotative del quotidiano furono usate per stampare i seguenti quotidiani: "Corriere Ligure", «quotidiano d'informazione a cura del P.W.B.», 3 maggio-15 luglio 1945; "Corriere del Popolo", quotidiano indipendente che continua il precedente, nato il 17 luglio 1945; "Il Secolo Liberale", organo del PLI di Genova, nato il 25 aprile 1945.
  12. ^ Poi Corriere Veneto.
  13. ^ Nel marzo 1947 fu sostituito dal Giornale di Trieste. Quando la città giuliana tornò all'Italia il quotidiano fu assorbito dal Piccolo, che uscì con la testata Il Piccolo. Giornale di Trieste il 26 ottobre 1954.
  14. ^ Le Regioni non erano ancora state istituite.
  15. ^ La Sicilia liberata prese il posto del Giornale di Sicilia e de L'Ora sospesi il 24 luglio dagli anglo-americani.
  16. ^ Stampato nella tipografia de Il Messaggero. Fin dal primo numero vi collabora Arrigo Jacchia, già redattore del quotidiano, che in agosto ne assume la conduzione.
  17. ^ Vi scrivono Gaetano Afeltra e Dino Buzzati. Al termine dell'amministrazione controllata, il PWB cede la gestione alla redazione. Le pubblicazioni proseguono dal 30 luglio con la testata Corriere Lombardo.
  18. ^ Radio Bari trasmise le prime parole di Vittorio Emanuele III agli italiani dopo la fuga da Roma. Vi collaborarono Antonio Piccone Stella, Anton Giulio Majano, Pio Ambrogetti, Gabriele Baldini, Ubaldo Lay.
  19. ^ Nel febbraio 1944 si trasferisce a Cagliari. Vi collaborarono Armando Rossini (futuro direttore generale della RAI) e Jader Jacobelli.
  20. ^ Renata Giannella, Rossella Di Carmine, Desirée De Stefano, Neorealismo in Terza pagina, Biblioteca del Senato "G. Spadolini", 2013.
  21. ^ Tranne Il Mattino, che riprese la testata originale nel 1950 e il Resto del Carlino, che la ripristinò nel 1953.

BibliografiaModifica

  • Paolo Murialdi, La stampa italiana del dopoguerra, Laterza, 1978.
  • Andrea Bianchi, «1945, la liberazione dei giornali», Il Gazzettino, 3 novembre 2006.
  • Matteo Mazzoni, Raggi di luce di un'alba nuova. La formazione alla democrazia sui giornali fiorentini del biennio 1944-1946.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica