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EtimologiaModifica

L'epiteto specifico trae origine dai termini latini lātus (ampio, esteso) e cĭlĭum (ciglio), con riferimento alle lunghe frangiature visibili sulle ali posteriori di questi lepidotteri.[4]

DescrizioneModifica

Si tratta di una falena eteroneura appartenente ai Ditrysia, con un'apertura alare di circa 62 mm, e dalle abitudini sia diurne, sia notturne. L'aspetto generale è apparentemente simile a quello di una farfalla.[1][3][5][6][7]

AdultoModifica

CapoModifica

Il capo è ricoperto da scaglie piliformi di colore giallo-arancio.[1]

Gli occhi sono rossi e rivelano la presenza di minutissime setole interommatidiali; gli ocelli sono assenti, mentre i chaetosemata sono ben sviluppati.[1][3][5][7]

Nell'apparato boccale, i lobi piliferi sono presenti, come pure la spirotromba, non molto lunga e priva di scaglie.[7] I palpi mascellari sono ridotti. I palpi labiali sono giallastri, ascendenti e trisegmentati, col III articolo che termina con un organo di vom Rath ben definito.[1][3][5][7]

Le antenne sono rosse alla base, filiformi e molto corte, con lunghezza inferiore a un terzo di quella della costa dell'ala anteriore; i sensilli tricoidei sono di lunghezza ridotta.[1][3][5][7]

ToraceModifica

Il protorace è rossastro.[1]

Nelle zampe, le tibie sono munite di spine e sono presenti speroni tibiali con formula 0-0-2; nel tarso delle zampe anteriori, il IV tarsomero è munito sulla superficie ventrale di una coppia di robuste spine apicali, mentre il distitarso ne è privo.[3][5][7]

L'ala anteriore presenta dorsalmente una colorazione di fondo nerastra, di solito unitaria a livello della costa, ma interrotta posteriormente da diverse macchie bianche, di forma e dimensioni molto variabili, che possono anche fondersi tra loro.[1] Per quanto riguarda le nervature, R parte dalla cellula discale ed è libera, come pure Rs1 ed Rs4, mentre Rs2 ed Rs3 si separano a partire da un'unica nervatura; M2 è posizionata nettamente più vicina a M3 che a M1; CuP è sostituita da una piega; 1A+2A è priva di biforcazione alla base.[3][5][7]

Nell'ala posteriore, si osservano tre distinte serie di macchie bianche, a livello basale, discale e post-marginale, talvolta unite in vere e proprie fasce irregolari che diventano predominanti sulla colorazione scura di fondo.[1] È visibile una sorta di sperone omerale su Sc+R; quest'ultima nervatura si avvicina fino a sfiorare Rs per un certo tratto, verso la metà della cellula discale; anche qui M2 risulta più vicina a M3 che non a M1; non si osserva CuP, sostituita da una plica.[3][5][7] Nei maschi sono presenti delle evidenti frangiature biancastre, costituite da scaglie piliformi disposte soprattutto lungo la parte posteriore del termen e il margine interno.[3]

Nel maschio manca un retinaculum sulla subcosta, mentre il frenulum è presente in entrambi i sessi;[3][7] la spinarea è assente.[3]

AddomeModifica

L'addome, biancastro ma un po' più scuro nei maschi, è privo di organi timpanici, così come il torace; i bordi laterali del I tergite sono connessi anteriormente al II sternite attraverso uno sclerite tergosternale completo; i tergiti III-VI sono più ristretti di quanto si possa osservare nelle Callidulinae e nelle Griveaudiinae.[3]

Nell'apparato genitale maschile, le valve sono unite ventralmente rispetto alla juxta; non si osserva uno gnathos completo, mentre l'uncus appare ristretto nella parte distale, quasi a formare una sorta di uncino; l'edeago presenta un piccolo coecum penis.[3]

Nel genitale femminile, l'ostium bursae è situato proprio in prossimità del margine anteriore arcuato dell'VIII sternite; le apofisi sono alquanto pronunciate; l'ovopositore appare appiattito e quadrilobato.[3]

UovoModifica

L'uovo è provvisto di un chorion liscio, e risulta alquanto appiattito.[3][5][7]

LarvaModifica

Non sono state descritte le larve di questa specie.[3][5][7]

PupaModifica

Non si conoscono le pupe delle specie di Pterothysanus, sebbene in base alla descrizione di una crisalide di Caloschemia (l'altro genere delle Pterothysaninae), eseguita da Joël Minet nel 1987,[6] si suppone che possano essere anch'esse obtecte e prive di cremaster, quindi presumibilmente ipogee.[3][5][7]

BiologiaModifica

Si possiedono pochissime informazioni riguardo alla biologia della specie. Gli adulti sono attivi sia di giorno, sia di notte.[3][5][7]

AlimentazioneModifica

Non si conoscono le piante nutrici per le specie delle Pterothysaninae, sebbene si ritenga che, come per le altre Callidulidae, questi bruchi possano essere pteridofagi, ossia si alimentino di foglie di felce.[5][3][7]

Distribuzione e habitatModifica

Il taxon è presente, nell'ecozona orientale e in particolare in India, Bangladesh, Birmania, Thailandia, Cambogia e Vietnam.[3][5][7]

L'habitat è rappresentato dal sottobosco della foresta pluviale.[5]

TassonomiaModifica

Pterothysanus laticilia Walker, 1854 - List Spec. Lepid. Insects Colln Br. Mus. 2: 401 - locus typicus: Sylhet, Bangladesh.[1]

SottospecieModifica

Non sono state individuate sottospecie.[2]

SinonimiModifica

Sono stati riportati i seguenti sinonimi:[2]

Va inoltre detto che, secondo alcune fonti, il genere Pterothysanus sarebbe da considerarsi monotipico; in tal caso andrebbe attribuito lo status di sinonimi di P. laticilia anche alle seguenti specie:[2]

ConservazioneModifica

La specie non è stata inserita nella Lista rossa IUCN.[12]

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j (ENLA) Walker, F., List of the specimens of lepidopterous insects in the collection of the British Museum (PDF), in Order of the Trustees, Vol. 2, Londra, 1854 [1854-66], p. 401, DOI:10.5962/bhl.title.58221, ISBN non esistente, OCLC 9610924. URL consultato il 17 aprile 2017.
  2. ^ a b c d (EN) Beccaloni G. W., Pterothysanus, su The Global Lepidoptera Names Index, Londra, Natural History Museum, 4 ottobre 2004, ISSN 2405-8858 (WC · ACNP), OCLC 223993023. URL consultato il 17 aprile 2017 (archiviato dall'url originale il 16 aprile 2017).
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t (EN) Minet, J., The Axioidea and Calliduloidea, in Kristensen, N. P. (Ed.) - Handbuch der Zoologie / Handbook of Zoology, Band 4: Arthropoda - 2. Hälfte: Insecta - Lepidoptera, moths and butterflies, Kükenthal, W. (Ed.), Fischer, M. (Scientific Ed.), Teilband/Part 35: Volume 1: Evolution, systematics, and biogeography, ristampa 2013, Berlino, New York, Walter de Gruyter, 1999 [1998], pp. 257 - 261, ISBN 978-3-11-015704-8, OCLC 174380917. URL consultato il 17 aprile 2017.
  4. ^ Castiglioni, L. & Mariotti, S., IL - Vocabolario della lingua latina, Brambilla, A. & Campagna, G., 30ª ristampa, Torino, Loescher, 1983 [1966], pp. 190; 826, ISBN 978-88-201-6657-1, LCCN 76485030, OCLC 848632390.
  5. ^ a b c d e f g h i j k l m n (EN) Scoble, M. J., 12. Higher Ditrysia, in The Lepidoptera: Form, Function and Diversity, seconda edizione, London, Oxford University Press & Natural History Museum, 2011 [1992], pp. 290-341, ISBN 978-0-19-854952-9, LCCN 92004297, OCLC 25282932.
  6. ^ a b (FR) Minet, J., Description d'une chrysalide de Pterothysaninae (Lep. Callidulidae), in Nouvelle Revue d'Entomologie (N.S.) (Fontenay-sous-Bois, Association pour le soutien de la Nouvelle Revue d'Entomologie), vol. 4, nº 3, 1987b, p. 312, ISSN 0374-9797 (WC · ACNP), OCLC 637361329.
  7. ^ a b c d e f g h i j k l m n o (EN) Holloway, J. D., Callidulidae, su The Moths of Borneo - Part 8, OCLC 439140985. URL consultato il 17 aprile 2017.
  8. ^ a b (EN) Butler, A. G., On new species of Lepidoptera recently added to the collection of the British Museum (PDF), in Annals And Magazine of Natural History (Londra, Taylor & Francis), (5) 14, nº 84, dicembre 1884, pp. 406; 407, ISSN 0374-5481 (WC · ACNP), LCCN 68007383, OCLC 4806286856. URL consultato il 17 aprile 2017.
  9. ^ (EN) Swinhoe, C., On New Indian Lepidoptera, chiefly Heterocera (PDF), in Proceedings of the Zoological Society of London (Londra, The Society), vol. 1889, 5 novembre 1889, p. 401, tav. 44, fig. 3, ISSN 2397-5504 (WC · ACNP), LCCN 86640225, OCLC 500188152. URL consultato il 17 aprile 2017.
  10. ^ (FR) Oberthür, C., Études d'entomologie: Faunes entomologiques; descriptions d'insectes nouveaux ou peu connus (PDF), Fasc. 17: lépidoptères d'Asie et d'Afrique, Rennes, Imprimerie Oberthür et fils, 1893 [1876-1896], p. 15, tav. 4, fig. 37, DOI:10.5962/bhl.title.9398, ISBN non esistente, LCCN unk82011795, OCLC 941845087. URL consultato il 17 aprile 2017.
  11. ^ (EN) Butler, A. G., On a collection of Lepidoptera made at Manipur and on the borders of Assam by Dr. George Watt (PDF), in Annals And Magazine of Natural History (Londra, Taylor & Francis), (5) 16, nº 95, novembre 1885, p. 346, tav. 8, fig. 3, DOI:10.1080/00222938509459891, ISSN 0374-5481 (WC · ACNP), LCCN 68007383, OCLC 4806277347. URL consultato il 17 aprile 2017.
  12. ^ (EN) International Union for Conservation of Nature and Natural Resources, IUCN Red List of Threatened Species. Version 2016-3, su IUCN 2016, Cambridge, IUCN Global Species Programme Red List Unit, ISSN 2307-8235 (WC · ACNP), OCLC 943528404. URL consultato il 17 aprile 2017.

BibliografiaModifica

PubblicazioniModifica

TestiModifica

Voci correlateModifica

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